INSERTO CULTURA

di  János Szőke

I salesiani sono in Ungheria dal 1913 quando ancora faceva parte dell’impero Austro-ungarico e i salesiani erano riuniti in un’unica grande ispettoria che comprendeva anche la Polonia.

DON BOSCO KIADÓ

L’ispettoria ungherese non si è sottratta alla sfida della comunicazione sociale, ben sapendo che la modernità avanza e si globalizza principalmente attraverso la comunicazione. Rimanere indietro può significare scomparire. La Don Bosco Kiadó vuole essere una risposta alla sfida della evangelizzazione nella modernità.

 

L’editrice (kiadó) esiste sin dall’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, quando, su un terreno alla periferia di Budapest, accanto a un pensionato tenuto dai salesiani, si iniziò a costruire con mezzi finanziari erogati dal Consiglio Generale della congregazione, una scuola tipografica e in contemporanea veniva fondata una casa editrice. Era ispettore don Giovanni Antal che divenne poi consigliere del Capitolo superiore con la carica di catechista generale. Egli fu ben contento di dare il suo consenso all’allora direttore don Carlo Szitkey che in breve tempo realizzò quanto era stato deciso.

Da allora ebbe inizio l’attività editoriale che, con alterne vicende, dura tutt’oggi. L'editrice Don Bosco Kiadó

UNA MAGNIFICA AVVENTURA

La scuola appena fondata iniziò la sua proficua attività  con una quarantina di alunni, alcuni nel settore compositori, altri tipografi, altri legatori. Fu un inizio serio e promettente con personale esterno scelto e tre salesiani a tempo pieno: il direttore del centro, l’economo e uno dei maestri. La grinta dei salesiani, la serietà massima della scuola, la sodezza del curriculum diedero ben presto rilevanza sia alla tipografia sia all’editrice, tanto da guadagnargli il plauso universale. A quel punto si cercò di ottenere dal governo il riconoscimento legale, facendo pressione sugli organi competenti perché non andasse perduto un lavoro che cresceva in qualità ogni anno. Chi lottò con caparbietà encomiabile con le autorità civili e con i sindacati perché la scuola salesiana avesse i diritti delle altre scuole fu un laico, il signor  Sarkadi Alajos che era allora il direttore tecnico della tipografia, un protestante che si era convertito al cattolicesimo, e si era dato anima e cuore alla scuola tipografica salesiana. 

I FASTI DELLA TIPOGRAFIA

All’inizio degli anni Quaranta, la Casa Editrice Don Bosco aveva raggiunto nell’ambito dell’editoria cattolica una posizione che la consacrava leader indiscussa, assegnandole la formazione dei giovani tipografi cattolici di tutta l’Ungheria. La produzione della quasi totalità dei testi scolastici di formazione professionale, la stampa e la legatoria divennero appannaggio della Don Bosco Kiadó

Non solo. La tipografia stampava anche il Bollettino Salesiano con una tiratura di tutto rispetto, dati i tempi: oltre 70 mila copie. Gioventù Missionaria, un’altra delle sue riviste periodiche, raggiungeva le 50 mila copie, e il Calendario Salesiano non meno di 10 mila. L’editrice sfornava anche gli scritti dei superiori maggiori, la serie dei libretti Teatro dei Giovani, numerosi volumi a carattere pedagogico e altri riguardanti la pastorale giovanile. Senza contare i libretti di preghiere, le biografie di santi e di salesiani noti, ecc. Le tirature per una nazione come l’Ungheria erano eccezionalmente alte e meravigliavano non poco anche i superiori di Roma, soprattutto perché i salesiani ungheresi non potevano contare su una rete di distribuzione né su librerie proprie, completamene assenti all’epoca. La vendita si svolgeva solo tramite ordinazioni che venivano evase a mezzo posta o ferrovia. Dati i temi, in pratica non c’era concorrenza. Per un certo periodo la tipografia ricevette ordinazioni anche di lavori non ecclesiali, tanto la sua fama si era diffusa. 

POI IL SILENZIO E…

Le entrate della tipografia e della Editrice Don Bosco raggiunsero un livello tale da permetterle di sostenere finanziariamente le case di formazione (novizi, post-novizi e teologi). Ma il pericolo era dietro l’angolo. Nel settembre del 1948, iniziò il nefasto periodo di nazionalizzazione delle scuole cattoliche, con la chiusura degli istituti di proprietà ecclesiastica. Subì quella sorte anche la scuola di tipografia dei salesiani. Poco dopo furono soppressi gli ordini religiosi che si videro confiscare i loro beni e abbandonare a se stessi. Ben 220 salesiani si ritrovarono senza casa e senza comunità: una notte un camion portò via confratelli e suppellettili. Un coadiutore che era rimasto a lavorare con i giovani  un giorno fu improvvisamente arrestato dalla polizia segreta, condannato a morte e impiccato. Si trattava del coadiutore Daniel Tibor. Seguì il vuoto per un periodo di 50 anni.

Ma mezzo secolo non fu sufficiente a distruggere ciò che era stato costruito. Finito, infatti, il comunismo e tornata la libertà, i salesiani ricominciarono daccapo. Anche con l’editrice. Il primo libro a uscire dopo la lunga forzata inattività fu una biografia di Don Bosco, fatta stampare da una tipografia privata. Poi la vita di Domenico Savio, e subito dopo ricomparve il Bollettino Salesiano. Don Bosco era ancora vivo. Ma senza più mezzi e uomini. Mancava di tutto: personale, casa, strumentazioni, finanziamenti. Ma “i buoni” si fecero di nuovo vivi, e il ritorno in patria di don János, dopo 46 anni di permanenza forzata all’estero, permise di ricominciare il lavoro sponsorizzato da qualche prestito, dal Rettor Maggiore don Juan Vecchi, e dalla pensione percepita dal direttore.

OGGI

La casa editrice oggi staziona in uno stabile ricevuto come risarcimento dei danni per la confisca dell’antica casa salesiana. È stato lentamente rimesso a nuovo e in pratica si è dovuto ricominciare l’attività da zero. Ora per l’editrice lavorano cinque persone fisse e una mezza dozzina di traduttori esterni. Nel centro di Budapest è sorta anche una libreria, non più grande di una tabaccheria, ma può rappresentare l’inizio della nuova espansione.

I prodotti sono esclusivamente salesiani: pedagogia, pastorale giovanile, letteratura salesiana, catechismi, formazione. Nel giro di cinque anni l’editrice ha stampato più di 170 titoli e ristampato quasi tutti i titoli di pedagogia di Bruno Ferrero, mentre una decina di libri aspettano in tipografia il via per la stampa. Sono fermi per mancanza di mezzi finanziari.La stampa del catechismo per adulti della CEI  (la serie di volumi per allievi e insegnanti) è stato un vero successo, con una tiratura di 37 mila copie, divise nelle diverse scuole e parrocchie. Hanno grande smercio i volumetti a carattere pedagogico del già citato Bruno Ferrero e di altri autori che trattano temi per la gioventù. Va forte anche il Calendario Don Bosco, una specie di almanacco di 260 pp., con temi per giovani e adulti. A un calcolo, per difetto, i volumi stampati dalla Don Bosco Kiadó dopo la riapertura superano le 700 mila copie. 

I piani futuri? Sono in mano alla Provvidenza. Tante cose restano da fare per ritrovare l’antico splendore. Con l’aiuto di Dio e dei buoni confidiamo di farcela. Insomma continuiamo a sognare, e in grande. Non per nulla siamo figli di un sognatore. Non progredi regredi est, ne siamo convinti; per questo stringiamo i denti e andiamo avanti. Fidando in Dio. Uno dei sogni nel cassetto è editare una rivista di catechetica che in Ungheria non esiste.  L’ELLEDICI, la grande editrice salesiana, è disposta a darci una mano, come ha già fatto in un recente passato.