FMA
di Graziella Curti
A Johannesburg, nello scorso autunno,il IV Seminario su “Sistema Preventivo e situazioni di disagio” ha permesso alle FMA di riflettere e fare proposte educative a favore di bambini, adolescenti e giovani a rischio del continente africano.

“Sono madre e sono stata due volte in sala parto sperimentando la gioia e il travaglio di dare alla luce un figlio. Voi, suore salesiane, continuate ad andare in sala parto ogni volta che un bambino accorre verso di voi. Sperimentate il travaglio del parto quando lavate le piaghe di un bambino e quando ascoltate la narrazione della fame, del dolore di uno dei più piccoli”.
Alla conclusione del seminario, così si esprimeva una mamma che aveva scoperto la passione della ricerca e del lavoro educativo delle FMA “vere operatrici di compassione”, senza di cui “tante ragazze africane sarebbero finite nelle fogne”.
STRADE DI POLVERE
Sede del Seminario è la capitale del Sudafrica, con più di cinque milioni di abitanti, per la maggior parte ammassati nella tentacolare cintura periferica. Qui, le cifre dell’AIDS e del disagio raggiungono alte quote. In tale contesto, una trentina di Figlie di Maria Ausiliatrice, insieme con alcune laiche responsabili delle opere per ragazzi/e a rischio, si sono messe a confronto esaminando le situazioni delle varie province d’Africa dove sono presenti.
Gli obiettivi dell’incontro, pensati a lungo, e soprattutto vissuti come tensione verso il meglio, sono stati quelli riguardanti la qualità delle proposte educative nella situazione africana e dei destinatari delle opere. Che cosa è in grado di dire ancora il sistema preventivo a bambini dall’infanzia perduta? Ad adolescenti e giovani senza affetti, senza istruzione, senza lavoro? A ragazzine che non conoscono l’amore, ma solo violenza e sfruttamento?
La presentazione delle case famiglia ha costituito il tessuto su cui riflettere e correggere il tiro dei propri interventi educativi. La rassegna delle tipologie dei ragazzi a rischio, per la maggior parte orfani di guerra e dell’AIDS, bambine violentate, forzate al matrimonio, perseguite come streghe e minori costretti a un lavoro disumano, ha rischiato di togliere la speranza in un futuro diverso. Soprattutto le situazioni vissute, simili a veri calvari, come i maltrattamenti, le gravidanze precoci, gli abusi sessuali anche negli ambienti familiari hanno fatto convergere l’attenzione sulle problematiche della giovane donna, che rimane la più penalizzata e nello stesso tempo il soggetto privilegiato per il carisma delle FMA.
VERSO CASA
Nessuna sofferenza è irrimediabile. Questa la convinzione profonda che ha costituito il clima positivo del seminario. Il disagio può essere trasformato grazie a fattori protettivi e vissuto come occasione di cambiamento e di miglioramento della propria esistenza. La considerazione del concetto di resilienza come processo grazie al quale i soggetti a rischio possono inserirsi in un ambiente affettivo, sociale e culturale il più vicino possibile alla realtà familiare, ha permesso di rivisitare il sistema preventivo e di chiedersi: “Quale casa per costruire famiglia?”
A questo punto, le partecipanti, divise a gruppi, hanno disegnato le dimore del sogno. Abitazioni circolari, che richiamano la comunione e il senso della famiglia. In cucina, l’ambiente centrale, si raccoglie la gente e sta attorno alla tavola per condividere il cibo. Le porte, distribuite nei posti strategici, esprimono la prontezza dell’accoglienza. Attorno alla casa, il verde e gli animali indicano il senso della vita, della speranza, della tenerezza. La cappella è posta vicino alla soglia per invitare chi entra alla preghiera.
Le dimore del sogno, che le educatrici hanno disegnato, sono lo specchio dei desideri dei ragazzi/e che hanno fame di affetto, di amorevolezza, di un riferimento sicuro. E proprio sull’affettività e sull’urgenza di un’educazione sessuale ben fatta si è discusso a lungo. Sono necessarie chiarificazioni. E’ importante insegnare i bioritmi del corpo, vincere pregiudizi o l’assurda credenza che un uomo ammalato di AIDS deve avere rapporti con ragazzine vergini per poter guarire. Occorre capire il valore della sessualità, che è vita e non si risolve nella sola informazione.
A questo proposito, si realizzano programmi “Love Matters”. Al termine del corso, i partecipanti fanno una promessa di astinenza e sono invitati a creare gruppi di sostegno per ricordarsi l’impegno preso e aiutarsi reciprocamente.
L’ARTE DEL NAVIGARE
La metafora della navigazione controvento, che sa convertire in opportunità le minacce è servita come invito al coraggio a tutte le partecipanti. Mantenersi in piedi nonostante le onde, dominare un certo fatalismo tragico è ciò di cui hanno bisogno le comunità educanti di frontiera come quelle africane. Di fronte alla pandemia dell’AIDS, agli abusi verso i minori, alla miseria e all’ignoranza dilaganti si tratta di assumere la prima regola del Sistema preventivo: vivere positivamente in prima persona per poi trasmettere questa esperienza ai giovani. Vivere, come comunità, lo spirito di famiglia, cardine della pedagogia salesiana, perché i ragazzi/e ne vengano contagiati.
Al termine dell’incontro, la verifica si è giocata sull’immagine della porta. Accanto alle porte chiuse dell’indifferenza dei governi, della povertà dei mezzi, della mancanza di personale preparato e altro, si sono individuate le porte aperte di una comunità educante sensibile ai bisogni dei ragazzi e in continua rete con le famiglie e con le istituzioni educative.
E si è posta pure l’attenzione sulle porte da aprire, specie quella della formazione continua degli educatori e quella della riscoperta vitale, da parte delle FMA, di essere evangelizzatrici ed educatrici sull’esempio di Maria, la madre, che non delude mai i suoi figli, specie i più poveri di amore. Quelli che si trovano sulle strade di polvere dell’Africa e del mondo. Quelli che hanno fame di casa e di maternità.