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di Giancarlo Manieri

Luigi Fumanelli nato ad Avio il 31 maggio 1925, morto a Este il 6 settembre 2005.

PER NIENTE FUMOSO

Si chiamava Fumanelli, ma se c’era una persona per niente fumosa era proprio lui... Il profilo di un grande coadiutore salesiano.

Il signor Luigi Fumanelli

“Il gruppo dei grafici? Si salvi chi può!”.

L’espressione di un vecchio salesiano la dice lunga su quella manciata di giovani entusiasti, impulsivi, rumorosi e un po’ anarcoidi guidati da uno che quanto a carattere era come loro e quanto a grinta li batteva tutti: “Svegliarsi, non dormire! Sbrigarsi! Ci sono mille cose da fare!. Un gruppo non facilmente gestibile. E il meno gestibile era proprio il loro capo, il quale però gestiva perfettamente il suo gruppo. Luigi era “il professore”, leader riconosciuto, manager indiscusso che sapeva discutere con i suoi fino alla cagnara, ma poi sapeva guidarli, sempre e comunque fino al successo. “Come mai hanno messo insieme un gruppo di leader?”. “Perché bisognava far fronte a un pericolo incombente”. “Sarebbe?”. “Nel 1963 si seppe che la Mondadori avrebbe costruito una moderna e attrezzatissima scuola grafica. La Mondadori, capisci? Coi mezzi che aveva ci avrebbe surclassati, pensavamo”. “E così si è pensato a Fumanelli”. “Non solo a lui, a tutti noi. Lui era il migliore, ma anche noi eravamo stati preparati a dovere”. “Come dire tanti galli nello stesso pollaio”. “Ecco il perché di qualche baruffa. Ma lui reggeva bene”.

FUMANELLI E IL SUO STILE

Lo stile di Fumanelli era preciso e conciso, e i giovani del suo gruppo, benché un po’ irrequieti, ne riconoscevano la non comune valentia, la grande competenza, la geniale abilità. “Che cosa vi ha insegnato in concreto”. “Non a lavorare, se è questo che vuoi sapere. Qualcuno di noi ne sapeva quanto lui e in alcune specializzazioni forse più di lui”. “Allora?”. “Allora ci ha insegnato a insegnare, a essere umili e competenti, affettuosi ed esigenti, comprensivi e inflessibili, coadiutori e orgogliosi della nostra coadiutorietà… Si può dire?”. “Laicità!”. “Perfetto, laicità. Ci ha insegnato a essere dei salesiani a tutto tondo, di pari dignità di fronte ai chierici”. In effetti, Fumanelli fu un coadiutore appassionato che sulla sua vocazione di salesiano laico scrisse libri, s’impegnò in conferenze, partecipò a dibattiti, organizzò incontri… Si batté, non poco, per far passare la norma della parità giuridica dei confratelli laici con i confratelli preti. Non ci riuscì: l’ostacolo, insuperabile, era nel Diritto Canonico. Ma fu uno che agitò talmente il problema da rappresentare in certi momenti, per alcuni, una spina nel fianco.

TRATTI DI CARATTERE   

Il signor Luigi era uno che se aveva qualcosa da dirti, non se la teneva per sé: arrivata l’occasione la sputava fuori a modo suo, spiattellandola senza giri di parole o furberie. Perciò, tutti sapevano come la pensava, quel che voleva, che cosa diceva: era come un libro aperto. Per questo piaceva. A tutti: ai giovani, ai confratelli, ai genitori degli allievi, ai collaboratori laici, ai rappresentanti sindacali, agli imprenditori, alle autorità e perfino alle forze dell’ordine. Piaceva perché era “vero”, non sapeva fingere, non riusciva a recitare la parte. I genitori degli alunni lo cercavano perché erano sicuri che avrebbe loro detto quel che pensava sulla situazione scolastica, disciplinare e anche morale dei loro figli, senza tirar fuori quelle tipiche frasi “professorali” che dicono senza dire, quelle affermazioni ambivalenti che assomigliavano agli antichi oracoli delfici, quando ti ritrovavi con un’affermazione della sacerdotessa di turno che poteva essere vera e falsa contemporaneamente.

IL LAVORO

I suoi ritmi erano semplicemente impossibili. Qui davvero batteva tutti, e tutto ciò che faceva o diceva, lo faceva e diceva per gli altri, per la scuola, mai per sé. “Cioè?”. “Sono stato quasi 30 anni insieme a lui, ebbene non l’ho mai udito presentare un’esigenza personale. Mai! Sembrava insensibile per sé, ma portava sulle spalle i problemi di tutti, soprattutto dei suoi giovani. Li amava, dava loro fiducia, e ne era ricambiato”. Era un pragmatico, il professore. Se qualcuno dei collaboratori tentava di fare il punto, di enumerare le difficoltà e gerarchizzarle, lui tagliava corto: “Sentite, colleghi, non siamo qui per mettere in fila i problemi, ma per risolverli. Non mi interessano le classifiche, datemi le soluzioni”. Era facile che in simili circostanze qualcuno lo apostrofasse: “Caro Fumanelli, hai un carattere tale che se fossi una macchina saresti uno schiacciasassi!”. Quella volta che glielo dissero, non solo non se la prese ma gli piacque, tanto che ci tornò su teorizzando i vantaggi dell’essere determinati e magari anche un po’ rudi. Non per nulla passò come un uomo d’azione e come un “fondatore” di prestigiose scuole grafiche: fondò nel 1953 quella dell’isola san Giorgio di Venezia, nel 1965 quella di via don Minzoni a Verona, nel 1991 il centro professionale Manfredini di Este. Da buon salesiano era un grande sognatore. “Aveva qualche sogno nel cassetto?”. “Altro che! Sognava per i periti grafici di arrivare alla laurea in grafica, ma… il Parlamento italiano non c’è ancora arrivato”.

IL RELIGIOSO

Luigi era un uomo di fede. Per i suoi ragazzi pregava perché diventassero onesti cittadini, qualificati lavoratori grafici, buoni cristiani. Insomma, aveva allargato il ventaglio donboschiano. O meglio, l’aveva specificato. Non era uno che predicava ai ragazzi, piuttosto rendeva visibile la sua fede. Fu, in effetti, un grande figlio di Don Bosco, di quelli che il santo avrebbe voluto imbalsamare per conservarne la memoria. E fu un grande figlio della Chiesa, sempre fedele alla dottrina, difensore del Concilio Vaticano II che considerava un miracolo dello Spirito Santo per i credenti e l’umanità. Aveva l’animo sacerdotale. Era un maestro di vita cristiana per giovani incontrandoli non solo a scuola ma anche in ufficio, in cortile, in chiesa e talvolta addirittura andandoli a trovare in famiglia. La sua inseparabile agenda/vademecum fitta di nomi, appunti, memorie, impegni, schemi, pensieri religiosi ha funzionato fino alla fine. C’era di tutto, anche gli appunti per il “buongiorno” ai  ragazzi, dei quali sapeva tutto, ed essi sapevano che lui sapeva, e si sentivano sicuri. Fumanelli era il clima adatto alla loro primavera.