FOCUS

ADRIEN

Ha nove anni e fa il “bracero”, cioè il tagliatore di canna da zucchero. È haitiano ma vive nella Repubblica Dominicana al confine con Haiti. L’anno scorso il papà l’ha venduto per 50 dollari: la miseria fa commettere delitti simili a non poche famiglie haitiane. Adrien è quasi felice. È vero che lavora fino a sfiancarsi per poter tagliare almeno una tonnellata di canna da zucchero al giorno. È vero che giunge a sera che gli sembra che braccia e gambe siano pezzi che non appartengono più al suo corpo, ma è anche vero che, se in un giorno arriva a fare la sua tonnellata, avrà in tasca (si fa per dire... gli stracci che ha indosso non possiedono tasche) quasi due dollari, quanto da spendere nei negozi del “villaggio dei tagliatori”. È quanto gli basta per mangiare. Adrien ha anche una sorellina di due anni più grande. Lei fa la servetta in una famiglia di piccoli possidenti. Serve, purtroppo, anche le voglie indecenti del padrone. Quel che succede ad Haiti, il traffico di bambini per il lavoro e di bambine per il divertimento, le ruberie, i sopprusi e le uccisioni operate da bande armate, le violenze dei poliziotti ecc. lo sanno tutti i governi, e le vedono ogni giorno i 67.000 soldati della forza multinazionale che l’Onu ha dislocato ad Haiti per mantenere l’ordine. Al sacerdote che è riuscito a fare un giro in quei desolati territori tutto sembra una tragica beffa. Ai danni del popolo naturalmente.