IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
Appare sempre più urgente la ricerca da parte degli adulti di un insieme di valori indispensabili per l’educazione dei minori e di modi appropriati per trasmetterli.
Per superare o almeno ridurre il malessere dei minori e dei giovani, la via migliore è quella della rieducazione degli adulti non solo per renderli preparati a dialogare con le nuove generazioni ma a saper valutare i nuovi contesti culturali, politici ed economici entro cui ragazzi e ragazze crescono.
Questo messaggio emerge con trasparenza dall’ultima seduta della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, riunita lo scorso 18 gennaio – vigilia di fine legislatura – per ascoltare la dottoressa Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale dei Minori di Milano.
Situazioni di violazione e di disagio nei confronti dei giovani in Italia esistono, come esistono anche normative adeguate di protezione. Manca invece la capacità di controllo di queste disfunzioni. Ma il quadro che viene fuori dalla testimonianza della presidente Pomodoro, ritenuta una dei magistrati più informati d’Italia sulla questione minorile, non è molto incoraggiante.
“Il malessere dei minori e dei giovani – sostiene Pomodoro nella trascrizione dell’incontro con la Commissione, contenuta negli Atti parlamentari - in generale riflette in gran parte il malessere della società nel suo insieme e sconta l’incapacità degli adulti a tenere vivo un insieme di valori indispensabili per la crescita e la formazione dei bambini e adolescenti. Molte le violazioni dei diritti dei minori perpetrate in Italia: si va dalle violenze domestiche allo sfruttamento a scopi economici dei propri figli, alle violenze intrafamiliari, alla compravendita dei bambini, di cui anche recentemente hanno dolorosamente parlato le cronache.[…] E’ necessario ricordare un’altra grave violenza a danno dei minori che riguarda i cosiddetti minori non accompagnati, vale a dire minori sfruttati per finalità illecite. Si tratta in gran parte, ma non solo, di minori giunti clandestinamente nel nostro paese a scopo di sfruttamento economico. Una quantificazione del fenomeno è estremamente complessa sia per i minori italiani, sia per i minori stranieri”.
Ma il quadro dipinto non è finito. La Presidente del tribunale sottolinea come tutti i problemi di violenza sui minori nascano “da una profonda crisi della famiglia e della società nel suo insieme che impedisce agli adulti di educare i giovani secondo sani princìpi. In questo senso occorrerebbe rieducare gli adulti a svolgere compiutamente le funzioni educative connesse con la genitorialità”.
E, infine, alcune osservazioni che la dicono lunga sul tipo di adulti e genitori con cui i bambini e i giovani, non di rado, hanno a che fare. “Quanto alle adozioni internazionali, esse superano numericamente di gran lunga le adozioni di bimbi italiani”. Il Tribunale è attento e rispettoso della Convenzione sull’infanzia che richiede che il minore ha diritto a crescere nella propria famiglia di origine. “Si tratta spesso di bambini con problemi di maltrattamenti in famiglia o con altri problemi dello stesso tipo, o addirittura di bambini portatori di handicap rifiutati dalle famiglie. La confusione fra adozione, che è un istituto di solidarietà, e procreazione – confusione che fa la stessa legge sulla procreazione – rende assai problematica l’adozione di bambini con problemi, in quanto appunto i genitori ritengono l’adozione in qualche misura sostitutiva della procreazione”.
Appare evidente, da questa deposizione autorevole, che sia maturo il tempo in cui gli adulti con le proprie istituzioni, con il proprio ragionare e decidere che deve essere tipico della politica, si prenda a carico seriamente della condizione dei giovani. Non basta riempirsi la bocca definendoli il nostro futuro e la nostra speranza, se poi vengono praticamente emarginati dai progetti di organizzazione economica e sociale. Le politiche giovanili sono invece la spia più attendibile di quanto un paese e una politica pensano di investire sulle persone, anziché sulla spartizione tra lobby di profitti e privilegi a scapito della società nel suo insieme.