OSSERVATORIO
Rielaborazione da una lettera di Paolo C.
Mi capitò che avevo 33 anni, nel 1983, una sera quando, cedendo all’invito di amici, partecipai – controvoglia – a un ritiro.

“Perché non vieni anche tu?”
“Non credo nei preti!”
Cominciò così, ma non finì lì, perché poi ci andai a quel benedetto “ritiro” cui Mariarosaria mi aveva invitato. Da tempo infatti, sentivo un grande vuoto dentro. Cercavo “Qualcuno” che avevo dimenticato dal giorno del matrimonio, e non riuscivo più a trovarlo: nel mio vagare senza meta ero arrivato troppo lontano. Mi meravigliò vedere nel grande prato del seminario numerosi giovani, sparsi qua e là, che chiacchieravano sottovoce con una persona adulta. M’informai:
“Quelli che cosa fanno?”.
“Si confessano… Puoi farlo anche tu”.
“Non ricordavo che la confessione si facesse così, all'aperto!…”.
Quel giorno non potei sottrarmi all’invito di partecipare alla messa. Entrai in chiesa confuso tra una folla di circa 400 giovani. Lo vidi subito: l’enorme scultura di un Cristo in croce campeggiava dietro l’altare e sembrava abbracciare dall’alto del suo patibolo il mondo intero. Qualcosa si sgretolò dentro di me, quel muro che lentamente gli anni avevano costruito e le vicende indurito. E sentii l’impulso irresistibile di richiamare l’attenzione di nuovo di Colui che avevo abbandonato da tanto tempo, di… pregarlo, unendomi ad altre 400 voci che l’invocavano con passione e, mi sembrava, perfino con gusto…
A cena avevo fame di altro. Così chiesi a fra’ Natale se voleva ascoltarmi. Fu pronto. Uscimmo dal grande refettorio e con pazienza, senza mai interrompermi il mite padre cappuccino ascoltò le mie peripezie spirituali: gli scaricai addosso gli anni della mia indifferenza, ma lui sembrò non accorgersi del peso… Alla fine disse solo: “Ora ti senti più leggero, no?”.
“… Sì, penso proprio di sì, padre”.
“Allora, mantienitici…”.
“Sì, ma risalire la china è difficile. Potrò farcela?”.
“Perché no? Ce la fai a lavorare, ce la fai a educare i figli, ce la fai a risolvere i problemi di famiglia, ce la fai a superare le rogne del lavoro, ce la fai a districarti tra l’infinita burocrazia italiana… beh, - e calcò la voce - perché mai non dovresti farcela a ‘credere’ e a vivere con un po’ più di coerenza?”.
Il ragionamento non faceva una piega. Ci proverò, pensai tra me. La prova del fuoco arrivò subito l’indomani, sul posto di lavoro! Un collega mi propose un’operazione… diciamo, non del tutto trasparente. Poteva fruttarci bene e senza conseguenze. Dissi no! Stupore e incredulità, tanto che mi decisi a raccontare ciò che mi era accaduto. Gli altri colleghi tentarono di “riportarmi all’ovile”, mi facevano trovare sul tavolo riviste porno, e robaccia simile, fra’ Natale mi offrì libri come antidoto. Lessi san Filippo Neri, san Francesco d’Assisi e due volumi della vita di Don Bosco scritta da don Lemoyne, regalatimi da don Basso dei salesiani. Fu la più bella Pasqua della mia vita.