CHIESA

di Silvano Stracca

I “BENEDETTI” PRIMA DI “BENEDETTO” (6)

254 scrutini a vuoto. Poi la svolta del conclave iniziato sei mesi prima. Finalmente il 17 agosto 1740 la fumata bianca. Un nuovo Papa, unnuovo Benedetto. Il quattordicesimo: Prospero Lambertini. “Il più grande pontefice del suo secolo”, come l’ha definito Pio XII. E’ il secolo dei “Lumi”.

Il 17 agosto del 1740, dopo un estenuante conclave protrattosi per sei mesi, “scandalizzando il mondo”, come riconoscerà il nuovo Pontefice, al 255mo scrutinio viene eletto papa all’unanimità il cardinale Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna, che sceglie di chiamarsi Benedetto XIV. Era nato il 31 marzo 1675 a Bologna. Eccellente per ingegno e applicazione nello studio, percorse una rapida e brillante carriera ecclesiastica, grazie alla sua profonda preparazione culturale e alla sua giovialità proverbiale. Coronamento di questa prima intensa attività al servizio della Santa Sede furono la nomina a vescovo di Ancona, la porpora cardinalizia e l’arcivescovado di Bologna. Nel quasi decennale episcopato nella seconda città per grandezza dello Stato pontificio, l’uomo erudito, l’abile prelato della Curia vaticana si dimostrò pastore zelante e pio. S’informava continuamente delle condizioni della povera gente, emanava ordinanze per alleviarne le pene e si adoperava in ogni modo per elevare il livello spirituale del popolo.

PAPA DEL POPOLO

 

Lo stesso rapporto, Benedetto XIV l’avrà con i fedeli di Roma. Infatti, si comportava con loro come un prete qualunque. Lo si vedeva andare in giro per i quartieri della città, specie a Trastevere, e intrattenersi amabilmente con la gente di bassa condizione. D’estate, a Castelgandolfo, solo soletto, appoggiandosi a una canna, si fermava a godersi il fresco e a parlare con i campagnoli. Ciò gli permise di rendersi conto delle precarie condizioni in cui viveva il popolo e d’agire di conseguenza: limitò così le spese per la corte pontificia, diminuì la servitù, ridusse lo stipendio agli ufficiali e il soldo alle truppe. Concesse ai poveri contadini di spigolare in tutti i campi dello Stato della Chiesa in barba ai proprietari che volevano impedirlo. “Io sono Papa prima di essere sovrano”, rispondeva a chi lo criticava.Il suo amore per la scienza e la sua dottrina si manifestarono subito nell’ininterrotto impegno personale di studio e nelle molteplici pubblicazioni. Massacrante l’orario di lavoro. Egli stesso descrive il programma di una giornata: “Il giorno è di ventiquattr’ore. Noi ci leviamo alle dieci d’Italia e andiamo a letto alle tre d’Italia; e assicuriamo che, levata la mezz’ora del pranzo, e l’ora dalle due alle tre, nel rimanente o si sente, o si scrive, o si legge”. Eppure, uomo di preghiera qual era, trovava anche il tempo per assistere alle funzioni religiose nelle chiese romane.

L’INTELLETTUALE

 

Amante delle lettere e delle arti, fece tradurre in italiano le opere più significative della letteratura inglese e francese. Riuscì ad arrestare il degrado del Colosseo, considerato una cava per l’estrazione della pietra, facendo erigere durante il Giubileo del 1750 una grande croce nel mezzo dell’arena, in memoria di migliaia di martiri cristiani. Appoggiò il sapere scientifico, difendendolo e incoraggiandolo con provvedimenti e donazioni. Riformò l’università della Sapienza a Roma, di cui era stato rettore, istituendo le cattedre di matematica, chimica e fisica sperimentale. Favorì un più largo studio dell’anatomia, attivando una moderna scuola di chirurgia presso il celebre ateneo bolognese. Rinnovò la condanna della massoneria, ma manifestò comprensione per le idee del suo tempo e “cercò di adattare la severità della disciplina ecclesiastica sempre più al nuovo spirito di tolleranza per proteggere la libertà della ricerca scientifica”. Propugnò la libertà per ogni scrittore di esprimere le proprie idee e raccomandò agli inquisitori dell’Indice di esaminare i libri con animo libero da pregiudizi. Frutto di quest’atteggiamento aperto furono la stima e la considerazione per gli uomini di cultura e le relazioni intessute con le più diverse personalità, dal grande storico Ludovico Muratori, a cui Papa Lambertini fu sempre legato da amicizia, a Voltaire.

APERTO E TOLLERANTE

 

Benedetto XIV permise all’imperatrice Maria Teresa d’Austria di tollerare nei suoi stati i protestanti, pur raccomandandole di cercarne con cristiana dolcezza la conversione. Riconobbe ufficialmente il re di Prussia, ottenendo dal sovrano favori per i cattolici. Fu in corrispondenza con l’ortodossa Caterina di Russia ed ebbe scambi epistolari con pensatori atei, riconoscendo tutti gli uomini figli di Dio. S’impegnò per eliminare dal linguaggio dei predicatori le tradizionali invettive contro i giudei e i miscredenti. In un certo senso anticipò le aperture e il dialogo di Giovanni XXIII, due secoli dopo. E dal mondo protestante gli venne un riconoscimento ufficiale: il figlio di un ministro inglese volle erigergli un monumento a testimonianza della stima degli anglicani per “il migliore dei Pontefici”. Con lo stesso spirito di tolleranza e conciliazione papa Lambertini trattò gli affari politici in un’epoca difficile per la Chiesa, che doveva confrontarsi con l’assolutismo dei sovrani che sostenevano il principio della religione di stato e con il diffondersi dell’illuminismo che minava le basi del cristianesimo. In una lettera scriveva: “La spada non sta bene in mano a chi, benché indegnamente, è vicario di Cristo”, ovvero il Papa “è, e dev’essere, disarmato”. Di qui il suo “martirio della neutralità” durante la guerra di successione austriaca, e la serie di concordati stipulati con diverse nazioni europee, verso le quali accettava di apparire quasi remissivo, convinto com’era che la rinuncia ai diritti temporali favorisse la rinascita spirituale della Chiesa. Sua intenzione dichiarata, “l’affare principale del pontificato”, era “mantenere la fede ove è, e dilatarla ove non è”. Compito difficile nella tormentata epoca delle controversie giansenistiche e giurisdizionalistiche che lo costringevano a una disperata azione difensiva. Di fronte alla crisi della cristianità nel Settecento, il secolo dei “Lumi”, il Papa cerca il rimedio nella crescita della vita religiosa e nello spronare il clero perché con il più grande impegno insegni la verità cristiana e annunzi il Vangelo. Diventa così uno strenuo propugnatore della predicazione popolare che cerca di porre un argine alla scristianizzazione degli intellettuali con un forte recupero della base contadina e urbana. Pontefice dunque dotto e illuminato, che seppe farsi ben volere anche dai nemici del papato, la morte lo colse il 3 maggio 1758, dopo quasi 18 anni sulla cattedra di Pietro. Pianto sinceramente non solo a Roma, ma in tutta Europa, perché fedele sino alla fine al suo proposito d’essere pastore più che sovrano: “Ci siamo fissati di non comparire al giudizio di Dio rei di non aver fatto quanto potevamo per la salute delle anime”. (6 – continua)

 

Curiosità

Benedetto XIV era in visita alla sua Bologna. Ora bisogna sapere che le 40 famiglie più nobili della città nelle cerimonie ufficiali aggiungevano ai loro cognomi il titolo di “Quaranta” per significare che appartenevano alla primaria nobiltà. Chiesero udienza al Papa alcuni delle famiglie Orsi e Lupi. E il cerimoniere pontificio annunciò: “Orsi Quaranta, Lupi Quaranta”. “Entrino pure queste ottanta bestie”, disse giovialmente il Papa (Giornale delle donne, 5/9/1887).