GIOVANI
di Mario Scudu
Andava di moda qualche anno fa la New Age, soppiantata poi dalla Next Age. E ora… La grande abbuffata sembra finita, i vocaboli dicono più poco o niente, i media ignorano completamente ciò che qualche anno fa sbandieravano come nuova era sociale. Che cos’è successo?
“Ma che fine ha fatto la New Age? Non c’è più traccia nei mass media. Esiste ancora o è passata di moda?” Questa la domanda che mi ha rivolto un collega professore alcuni mesi fa. E aveva ragione: raramente si sono avuti (o si hanno) articoli su giornali e riviste sull’argomento. Scomparsa? Superata? Fuori moda? Ristrutturata o aggiornata? Ci troviamo di fronte a una nuova e moderna versione dell’araba fenice, quell’uccello mitologico che risorgeva nuovamente dalle sue ceneri verso una nuova vita? Credo ci sia un po’ di tutto questo. Andiamo con ordine.
È
verso la metà del XX secolo che si pone l’inizio di questo movimento di
risveglio o di neo misticismo all’interno della cultura occidentale. Fu proprio
nel 1960 che il musical americano Hair annunciava la grande
verità, e cioè il passaggio graduale dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario,
fuori dalla terminologia astrologica una transizione dall’era in cui si era
vissuti sotto l’influenza del cristianesimo (i Pesci) con le sue regole e
costrizioni morali, a una Nuova Era (o New Age) basata sull’armonia cosmica e
sull’amore universale: una prospettiva emotivamente coinvolgente, una risposta
ai bisogni profondi e segreti dell’uomo, una utopia… a portata di mano. La (o
il) New Age si proponeva come una forma di neo spiritualità, adatta all’uomo
post moderno, perennemente inquieto e in ricerca. E in questa neo “religione”
(anche se quelli della New Age preferiscono il termine spiritualità) l'io è
considerato l'autorità finale, sia rispetto alla pratica religiosa sia rispetto
a un credo strutturato come nel cristianesimo. Siamo di fronte a una
“religione” fai-da-te, senza Dio e senza dogmi, senza gerarchie e senza
strutture centralistiche, fatta su misura del proprio 'io' e dei propri
bisogni. Insomma una spiritualità confortevole che offra tecniche di
consolazione senza chiedere nulla (o poco) in cambio; una metodologia per
ritrovare se stessi e superare la propria angoscia esistenziale. Una forma di
neo spiritualità con accentuate connotazioni sincretiste (non c’è un’unica
verità ma ci sono tante verità religiose di uguale valore), con suadenti
richiami panteistici (l’universo è un oceano di energia, perché tutto è dio, e
anche noi siamo dio perché siamo parte di questo mondo). Con tracce di
narcisismo intimista e presenze di esotismo orientale e di spiritismo (channeling).
Inoltre dal punto di vista di storia delle religioni la New Age si pone come
uno di quei movimenti millenaristici, a carattere ottimista e progressista (e
non catastrofico), che annunciava una nuova Età dell’Oro e cioè un’epoca di
pace e sicurezza per tutti, di progresso e di felicità per tutti. Una umanità
nuova insomma. Una risposta puntuale e precisa ai grandi e profondi bisogni
dell’uomo. Sembrava tutto facile e a portata di mano, finalmente, dopo il buio
dei millenni precedenti.
E invece arrivò la smentita dei fatti, queste previsioni e aspirazioni non si avverarono, tutt’altro… Sono continuate le guerre (Golfo, Bosnia, Kosovo, Afganistan), sono sorte nuove povertà, abbiamo avuto milioni di profughi e di emigranti per sfuggire alla miseria, l’Aids ha continuato la sua marcia di morte. E da un po’ di anni c’è anche il terrorismo (per lo più di matrice islamica): se prima era una presenza localizzata, oggi è un fenomeno globale che estende la sua minaccia di morte e distruzione in tutto l’Occidente (ricordiamo New York, Madrid, Londra) ma non solo. Nelle nostre città si è tornati a vivere nell’insicurezza e nella paura. E in più, a complicare il quadro, i disastri naturali (o per errore umano). Caduta la componente millenaristica, ottimistica e utopistica, di felicità a basso prezzo per tutti, la New Age è entrata in crisi, anche per l’eccessiva commercializzazione del fenomeno (il fattore business) e per il cinismo dei protagonisti (fattore psicologico). Crisi che si fa risalire agli anni ’90. Fine della storia? Non proprio. Secondo molti “new agers” convinti e praticanti, gradualmente e senza clamore la New Age ha superato se stessa, affrontando il passaggio a una fase o, forse meglio, a una dimensione ulteriore della stessa. Ecco nata la Next Age, chiamata anche Next Stage-Successiva Fase, o Next Edge-Nuova Frontiera.
Massimo Introvigne, direttore del CESNUR di Torino (Centro Studi Nuove Religioni) ha scritto in proposito: “Il Next Age può essere descritto come il passaggio del New Age dalla terza persona alla prima persona singolare… Dopo la delusione il Next Age ammette che forse per il Pianeta Terra, o per la società nel suo insieme, non è più in vista nessuna gioiosa trasformazione. Le cose anzi, potrebbero perfino peggiorare. Il singolo invece può entrare nel suo New Age personale e raggiungere uno stato superiore di prosperità, salute, soddisfazione (anche sul piano sessuale, che nel Next Age viene spesso in primo piano). La società può anche andare alla rovina: ma la singola persona che ha accesso a determinate tecniche entrerà comunque in una sua età dell’oro personalissima e privata”. Per la verità, alcuni esponenti New Age hanno sostenuto che questi elementi privatistici e individualistici coesistevano con la dimensione utopistica e planetaria, solo che forse erano un po’ in secondo piano. Oggi invece, sconfitta sul campo dei fatti l’utopia della felicità e del benessere per tutti, si mette in risalto la dimensione singolare: non più il noi ma l’io, non più il Pianeta Terra ma il proprio giardino privato, non più la redenzione della Storia globale o la trasformazione sociale ma la salvezza di se stessi e la sicurezza del proprio e privato quotidiano. E’ solo del novembre scorso la denuncia fatta da Enzo Bianchi di Bose della infiltrazione di elementi New Age (e Next Age) anche all’interno delle Chiese cristiane, per cui si può scorgere un certo spiritualismo caratterizzato da ricerca di fusione, di natura emotiva e indefinita, con il divino, da sete di miracolistico e di taumaturgico, da confusione tra lo psicologico e lo spirituale, dall’identificazione di Dio con il “sé” dell’uomo. Come si vede la Chiesa non può abbassare la guardia anche davanti alla Next Age, ma dovrà riaffermare che nella vita spirituale autentica cioè cristiana, la centralità di Cristo viene prima di quella dell’io, e che ricerca del proprio benessere e felicità privata a tutti i costi devono essere preceduti (o accompagnati per lo meno) dalla vita di carità per il prossimo e dalla libera donazione di sé per amore.