VIAGGI
di Giancarlo Manieri
La conversazione/intervista con don Visser tocca i temi di fondo che hanno spinto i salesiani in Cambogia, racconta l’inizio dell’avventura, le difficoltà, lo sviluppo oltre le aspettative, i sogni di futuro. Una nazione – la Cambogia – che non può che sognare!
Poipet si trova nei pressi della frontiera thailandese. Profughi e lenoni si
sono concentrati nell’area, creando un miscuglio esplosivo: la povertà più nera
e la ricchezza più sfacciata; una disperazione rabbiosa e un divertimento
stordente. Ho chiesto a don Visser:
- Don, avete cominciato da qui?
No! Abbiamo cominciato dal cuore, dalla capitale, con don Ubaldo Brigolin e il coadiutore Roberto Panetto, precisamente nel 1991. Ma, se proprio vuoi saperlo, abbiamo bruciato le tappe: in 4 mesi hanno fondato la “Don Bosco Technical School”. Subito dopo siamo venuti a Poipet. Il perché è semplice, per noi salesiani: sapevamo che si trattava di una delle zone più povere in assoluto della Cambogia, dove i ragazzi erano davvero “abbandonati e… pericolanti”. Campo ideale del carisma! Abbiamo iniziato addirittura con l’asilo… Di colpo ci siamo ritrovati con circa 4500 bambini! Quelli dei dintorni li andiamo a prendere con un camion e li portiamo qui a scuola, gli altri… Beh, abbiamo fondato parecchie scuole nei villaggi. Non solo per bambini. Per esempio, a circa 10 km da qui abbiamo fondato due scuole elementari per adulti analfabeti.
- Ce ne sono di analfabeti?
Tanti! Troppi. Il perché è evidente. Abbiamo in questa zona più di 20 mila ragazzi in età scolare. L’80% va a scuola un anno o due al massimo, poi si cercano qualche lavoretto da fare… uno qualunque per contribuire al mantenimento (sarebbe meglio dire sopravvivenza) della famiglia.
- Un lavoro “qualunque” che cosa vuol dire?
Vuol dire proprio tutto, anche furtarelli, anche prostituzione di piccolo cabotaggio, anche scippi agli stranieri, anche accattonaggio e perfino la loro vendita. Insomma tutto! E se pensi che i ragazzi dai 6 ai 15 anni sono più di 40 mila, immagina quel che può succedere e quanto lavoro c’è da fare! Perché, in pratica, qui sono tutti drop-out!
- E voi qui che cosa riuscite a fare?
Abbiamo quattro attività: una casa per bambini che vengono dal traffico…
- Dal traffico?
Sì, sì, quello brutto, quello sessuale, non quello stradale. Non hanno più nessuno e le autorità li affidano a noi. Difficile, comunque, trovare la famiglia che li ha venduti. E quando la troviamo, l’aiutiamo con un piccolo mensile perché mandino il figlioletto/a a scuola.
- Se no?
Se no lo vendono di nuovo, tanta è la miseria! È un po’ buffo: paghiamo le famiglie perché mandino i figli a scuola. Ma è davvero quel che facciamo.
- Questi ragazzi sono, diciamo, “stabili” qui in collegio?
Sì, dormono e mangiano qui. A proposito hai visto la loro camera? Non ci sono letti né materassi, ma solo stuoie. Abbiamo provato all’inizio con i letti, ma li ritrovavamo regolarmente a dormire per terra, o magari sotto il letto, ma non sul materasso o sulla rete. E non ne vogliono sapere di lenzuola o cuscini. Poi c’è la scuola per gli analfabeti. Alcuni hanno già superato i 10/11 anni e devono ancora fare la 1ª elementare.
- “Alcuni” che cosa significa?
Significa che attualmente sono 183, e li andiamo a prendere con il camion/autobus se no non verrebbero. Sono quelli che vedi anche a lavorare… perché non diamo nulla gratis. Vogliamo educarli al lavoro. C’è il pollaio, il laghetto con l’allevamento dei pesci, l’orto per la verdura. A sera li riportiamo a casa, dopo averli… fatti lavare con il sapone, perché a casa non hanno né acqua, né, tanto meno, sapone.
- Ecco il perché di tutto il sapone che abbiamo portato con il pullmino!
Già! A corti discorsi assistiamo circa 22 mila bambini, come fossero nostri figli.
- Vedo che sono tutti molto piccoli.
Gracili direi, più che piccoli. Alcuni hanno molti più anni di quel che dimostrano. Gli stenti li hanno ridotti a dei sottosviluppati – in senso fisico. Molti di loro vengono volentieri a scuola perché “qui almeno si mangia!”. Mi capisci?
- Altro che!
Ora anche le quinte classi sono numerose. Prima non ci arrivava quasi nessuno a frequentare, si perdevano tutti molto prima. È questo il nostro successo più bello a livello sociale. Ed è per questo che varie organizzazioni ci aiutano… Hai visto quell’enorme magazzino lì vicino casa? E’ zeppo di sacchi di riso… tutto donato! Ma ci sono anche grandi confezioni di pesci in scatola, di olio, di soia, ecc. Per le cucine nelle varie scuole-di-villaggio abbiamo assunto alcune mamme degli stessi alunni a 10 dollari al mese più 10 kg di riso. Per loro è una buona paga e sono contentissime. Ai “nostri” bambini insegniamo anche a coltivare, a piantare, a potare, a seminare riso… Ogni scuola ha, infatti, un piccolo terreno in cui gli alunni possono esercitarsi. La terza attività è l’allevamento… come hai visto nel laghetto. La quarta è la scuola tecnica con vari laboratori. E’ ancora all’inizio, ma speriamo di avere entro breve tempo vari laboratori per iniziare un’attività simile a quella di Phnon Penh.
- Don, concedimi ancora una domanda: hai parlato di successo a livello sociale. C’e qualche altro successo ad altri livelli?
Certo. Stasera assisterai alla “buonanotte”, ma ti avverto subito sarà più lunga di quella cui sei abituato, è per tutti i ragazzi interni. Una mezz’ora e anche più. Si canta, si racconta qualcosa – un aneddoto, una fiaba, una storia a sfondo morale, si prega… Sì, anche se non tutti sono cristiani, anzi. Questo è l’altro successo, quello più bello per noi.