DIBATTITI - GIORNATE MONDIALI
di Severino Cagnin
Giornata mondiale della pace il 10 gennaio 2006 è trascorso. L’aveva aperto l’augurio di pace di Ratzinger, Papa da 8 mesi e mezzo. La pace è stata poca. Il 2007 è aperto dallo stesso augurio. Dopo il Convegno di Verona sfide coraggiose attendono la Chiesa.
Il tema di riflessione scelto da papa Benedetto per la 40° “Giornata Mondiale della Pace” esprime la convinzione che sta alla base di ogni pensiero e impegno: il rispetto della dignità della persona, chiunque essa sia. Senza… niente pace! La dignità è il sigillo impresso da Dio sull’uomo, il segno del comune destino dell’umanità. Dice il Papa nella sua prima famosa enciclica Deus Caritas est: “L’amore per il prossimo è una strada per incontrare Dio”. Su questa linea, alcuni eventi dell’anno appena trascorso lanciano prospettive per l’anno appena cominciato. Il convegno della Chiesa italiana a Verona raccoglie i frutti di un decennio, dopo il convegno di Palermo. La strada, tracciata da una trentina d’anni, è punteggiata di eventi epocali, a partire dall’incontro di preghiera di Assisi con i leader religiosi del mondo. Allora si è alzata forte e chiara la voce delle religioni: i conflitti non sono un destino dell’uomo, chi ha una fede è contro odio e violenza. Il Nobel per la pace concesso per il 2006 a Muhammad Yunus, un musulmano, rappresenta una speranza in più: la sua Banca rurale in vent’anni di attività ha fatto uscire dalla miseria 17 villaggi e un numero imprecisato di famiglie in Bangladesh.
Le sfide sono comunque grandi e difficili. “Il Papa a Verona ha scavato un solco” scrive Avvenire. Il senso di quel discorso è chiaro: il cristiano deve uscire di casa e avvicinarsi agli altri. Si sono affrontati temi scottanti. Il laicismo e il nuovo illuminismo che escludono Dio dalla cultura e dalla vita pubblica. La famiglia: sono stati indicati percorsi di accoglienza, sostegno e compagnia per genitori in difficoltà, separati, divorziati e/o risposati, o con figli disabili. Il lavoro, che va assicurato a tutti, soprattutto ai giovani. La politica: occorre risvegliare la tradizionale passione dei cattolici per essa; la Chiesa non fa politica, ma ogni credente è chiamato a impegnarsi per il bene comune. La scuola cattolica come campo d’impegno primario. E ancora il terrorismo, il risveglio dell’Islam, ecc. Temi passibili di serrato dibattito. Dai 30 gruppi formati dai 2700 rappresentanti della Chiesa italiana a Verona è venuta la proposta di approfondire la formazione culturale. Non settoriale, ma di tipo antropologico e che riproponga la dottrina sociale della Chiesa in laboratori di studio e nelle rinnovate scuole di formazione sociale.
Un amico che è andato a Verona mi esorta a leggere: Il mio Iran di Shirin Ebadi, dove splende la fiducia che Islam e democrazia possano convivere; di Marisa Madieri Verde acqua, poetica e sofferta prova di superare il dolore, e A ritroso verso la luce, esperienza sorridente di Lia Beltrami, che ci accompagna sulla rotta dei Re Magi di ieri e di oggi, “cercando di guardare con occhi nuovi per vedere bagliori di speranza tra gli uomini d’Oriente e scorgere una road map di pace nell’indicibile groviglio dei cuori”.