VARIA
di Lorenzo Angelini
Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Nessuno può dirsi veramente immune dalla cattiveria e dal male, ma nessuno può esimersi dal cercare di migliorarsi anche se questa strada è stretta e faticosa.
Luvi de André è giunta al suo primo disco a 28 anni. Può sembrare tardi per chi di musica in casa ne ha assorbita tanta: è figlia di Fabrizio de André e Dori Ghezzi, sorella di Cristiano e il suo compagno di vita è Claudio Fossati figlio e collaboratore musicale del noto Ivano; inoltre, sappiamo bene che lo “star system” impone il successo in età sempre più basse per accaparrarsi un target ormai prossimo all’infanzia.
Luvi, però, per mettersi in gioco ha aspettato di avere qualcosa che veramente la rappresentasse. Le canzoni dell’album, infatti, non sono scritte da lei ma, per sua stessa ammissione, le calzano alla perfezione e la sua interpretazione intensa, decisa, quasi spudorata lo conferma. Le musiche sono “da cantautore”, senza spazi per ampie melodie e ritornelli accattivanti e con arrangiamenti puliti, essenziali, carichi di chitarre, senza effetti spettacolaristici. I testi tracciano un sofferto percorso alla ricerca di valori, di punti di riferimento, di senso. Un percorso, comune a quello di molti giovani che non è ancora giunto alla meta e forse non vi giungerà mai: se una notte cerchi il tuo nome / come un fiume cerca il mare / e non sai risponderti / per quanto sia più grande di te vivere / contro il limite / vivere / e credere che sia possibile / in una notte da niente / contro il limite di vivere così per vivere (Vivere così di Barale, Cantarelli, Fossati)
Io non sono innocente, la canzone che dà il titolo al disco, è un’ammissione di colpa che la musica e l’interpretazione fanno suonare per nulla rassegnata. Prima le chitarre e la voce, graffianti, ci tratteggiano la rabbia di essere nati in un luogo e in un tempo che allontanano dall’amore, lo rendono meno attraente, tolgono il sonno, riempiono di affanni, angosce e paura. Poi suoni più moderati, la sospensione ritmica e la voce stupita restituiscono la sorpresa di scoprire sempre più distanti sogni e serenità. Ma alla fine sono ancora lo sfogo e la protesta a prendere il sopravvento. Con un tormento in più: non potersi guardare le mani sapendole “sporche” di fatali malefatte.
Siamo nati cattivi abituati a schivare l’amore / e giorno per giorno impariamo ancora
Penitenti indecisi ai ferri di un solido muro nero / che dal viale d’entrata ci divide la vita a metà
È vero signori, è vero io non sono innocente / ho una promessa d’onore legata alle dita
È vero signori, è vero non m’importa di niente / una questione d’onore assicura la mia dignità
Siamo nati cattivi preparati a sfidare l’amore / e giorno per giorno impariamo ancora
Giudicati e recisi al fermo di un arido cielo nero / dal cortile d’entrata ascoltiamo la vita al di là
È vero signori, è vero aspettando il presente / giorno per giorno onorando la vita
È vero signori, è vero io non sono innocente / una sentenza affilata per la mia fedeltà
Mi sorprende un ricordo sereno / quando sogno di notte e mi vedo lontano
Mi sorprende un ricordo sereno
Io mi sveglio la notte e ho paura di guardarmi le mani
apro gli occhi e mi siedo nel buio aspettando che arrivi domani
Siamo nati cattivi allenati a tradire l’amore / e giorno per giorno impariamo ancora
Siamo nati bambini ai piedi dell’ultimo vicolo cieco / che dal primo sorriso ha diviso la vita a metà
Mi sorprende un ricordo sereno / quando grido distante e mi ascolto lontano
Mi sorprende un ricordo sereno
Io mi sveglio la notte e ho paura di pensare a domani
apro gli occhi e mi sento al sicuro perché al buio non mi vedo le mani
È vero signori, è vero io non sono innocente