FOCUS
Mattia, 13 anni, soldato, si è salvato per miracolo dalle mani dei guerriglieri. Ha gli occhi perennemente sbarrati, fissano il vuoto. Non sorride, parla a monosillabi, se vede un’arma scappa, se scorge un kalashnikov trema come una foglia. Ci sono voluti due anni prima che ritrovasse il coraggio di aprir bocca. Solo allora raccontò della strage del suo villaggio, dei genitori e fratelli morti ammazzati, della prigionia tra i guerriglieri, dell’addestramento a suon di nerbate, insulti, sputi, urli, punizioni... Ma ciò che lo fa ancora tremare di vergogna e di terrore è il suo primo e unico delitto. Era fuggito un ragazzo nella foresta, per cercare di sottrarsi alla vita d’inferno con i guerriglieri. Lo ripresero, lo legarono a un albero, poi chiamarono alcuni altri bambini/soldato, tra cui anche lui, Mulalo, li fornirono di un bastone e ordinarono di uccidere il loro amico a bastonate. Rifiutare voleva dire subire la stessa sorte. Dovettero massacrarlo di botte poi sporcarsi con il suo sangue, per assorbire le sue energie e diventare più coraggiosi. Mulalo fu liberato dopo un’imboscata dell’esercito regolare. Nella fuga i ribelli lo lasciarono a terra, credendolo morto. Ora alla missione cattolica cerca di ritrovare se stesso per tornare a vivere. Chissà, quando ci riuscirà.
Coalizione Internazionale
"Stop Using Children Soldier"