LETTERE AL DIRETTORE
RESTITUZIONI.Egregio dir del BS, mi dice il mio compagno di banco, Adid, musulmano, che noi cattolici siamo stati dei grandi ladri lungo la storia millenaria della Chiesa, perché oltre ad aver rubato e cambiato destinazione a tanti templi romani, abbiamo rubato la loro più bella e grande moschea che è anche una delle più belle del mondo, la moschea di Cordoba in Spagna che ora è una cattedrale cattolica. Il professore di storia dice che è tutto vero, e Adid incalza che dobbiamo restituirla a ogni costo. A me mi (sic) sembra giusto. Perché la Chiesa non la restituisce ai legittimi proprietari?
Renato@…
Il problema che tu spicci con una domanda nuda e cruda è un po’ più complesso di quel che credi. Mi meraviglia assai che il tuo professore di storia si sia limitato a dirti che è vero ciò che riguarda la moschea di Cordoba che fu trasformata in chiesa dopo la “Reconquista”. Ma, solo per farti capire ciò che può scaturire da un discorso di rivendicazioni, prova a dire al tuo compagno di banco che anche i musulmani dovrebbero restituire a loro volta ai cattolici, per esempio la basilica di Santa Sofia a Istanbul, trasformata prima in moschea ora in museo, una delle più belle in assoluto della cristianità, anzi una delle sette meraviglie del mondo. Oppure, la moschea di Tripoli ex cattedrale del Sacro Cuore di Gesù, o la basilica di san Giovanni Battista a Damasco oggi moschea degli Ommayyadi, o la chiesa di Agios Dimitrios a Salonicco, o la cattedrale di san Nicola a Famagosta. E magari, che restituiscano agli Ebrei l’area dov’era costruito il tempio di Gerusalemme, oggi occupato in parte dalla grande moschea di Al-Aqsa. E si potrebbe continuare… È meglio che nemmeno accenni ai problemi religiosi, politici e sociali che un “movimento di restituzione” del genere susciterebbe. Con questo voglio solo esortarti a non fermarti mai alla superficie delle questioni: cerca sempre di scavare con la mente e con i documenti storici il retroterra degli eventi, e di immaginare le conseguenze di certi atti o prese di posizione sul piano politico, economico, sociale, religioso, oltre che su quello del diritto internazionale. È ovvio che non posso farlo io con una lettera. Prova a “cimentare” il tuo prof. Infine, ricordati che non è questo il modo migliore per far prosperare la convivialità. Le reciproche rivendicazioni armano il cuore e spesso le mani chiudono le porte alla ri/comprensione, al riconoscimento delle proprie e delle altrui ragioni, alla fraternità, alimentano la diffidenza, mantengono irrimediabilmente le guardie armate alle porte della propria cittadella ideologica.
RATZINGER E ISLAM. Egregio dir, solo due parole: che ne dice dello “svarione” di papa Ratzinger a Regensburg?
Marconis@…
Ne avrei parecchie da dire, proprio a cominciare da quello che tu chiami “svarione” e che svarione non mi sembra. Comincio con il dirti che mi ha stupito, e un po’ anche offeso, l’ignoranza di colleghi giornalisti (e spero che sia solo ignoranza non sottile cattiveria) che di una “lectio magistralis” hanno espunto e diffuso, come se fosse il succo della lezione, solo una citazione. C’è chi ha frainteso e chi ha voluto fraintendere. Ancora una volta hanno cercato lo scoop e hanno combinato un mezzo disastro. Non si può isolare una frase ignorando (deliberatamente?) il “prima” e il “dopo” che a quella frase danno senso compiuto. La lezione del Papa, finissimo teologo, si riduce a questo che la razionalità (il Logos)accompagna sempre l’azione di Dio: non agire secondo ragione è contrario alla Sua natura. Ragione e fede non possono essere imposte con le armi. Come un animale non può essere convinto con il ragionamento, così una persona non può essere convinta con la forza. La differenza tra Gesù e Maometto è qui, secondo Manuele il Paleologo, citato dal Papa: che Gesù usa solo l’amore, Maometto usa anche la forza ove lo creda necessario. Comunque era, quello del Papa, un intervento pensato per specialisti e, ahimè, i giornalisti specialisti non sono soprattutto in teologia. Il pensiero del Paleologo è questo. Papa Ratzinger voleva dire, più all’Occidente che ai musulmani, che soltanto se ragione e fede si armonizzano, è possibile dialogare, mentre l’Occidente punta solo sulla ragione e addirittura la ragione tecnica con il rischio di arrivare al disprezzo di Dio. Questo discorso/lezione è una “batosta” al nostro esasperato illuminismo mentre all’Islam il Papa riconosce il valore della sua dottrina sulla trascendenza di Dio/Allah. La lezione è un saggio sulla civiltà cristiana, non sulla Chiesa e nemmeno sull’Islam. È più una sfida ai nostri laicisti che un rimprovero ai musulmani. Ma, si sa, nel mondo esistono troppi “mestatori”, e stavolta anche famose testate giornalistiche hanno offerto l’esca agli integralisti per accendere una miccia che ha rischiato di incendiare il mondo.
TROPPO ELEVATO. Caro direttore, io non voglio mollare il cristianesimo, ma lo vedo troppo elevato [...] Come può un uomo fare del perdono uno stile di vita? Perdonare è subire una crocifissione […] Solo con un forte amore si può perdonare. Ma non è la condizione normale dell’uomo, è piuttosto l’eccezione. Oggi è un disastro. Ti dicono che basta aiutare il prossimo per essere cristiano. Ma tutto appare disperatamente relativista. Una signora si è fatta musulmana perché il cristianesimo è troppo alto, irraggiungibile, con la sua accettazione del dolore.Perché accettare il dolore, perché rinunciare alla vita comoda… Tanto ciascuno alla fine fa quello che gli pare, con buona pace di tutti. Io Dio non l’ho trovato anche se l’ho cercato […].
Marcello, Verona
Caro signore, l’essenza del cristianesimo a livello di morale si riduce a una formuletta chiamata “regola d’oro”, che è di una incredibile trasparenza e semplicità, tanto che c’erano arrivati almeno 2000 anni prima di Cristo, sia gli ebrei sia gran parte delle antiche religioni. Le porto degli esempi. Il confucianesimo: “Ecco la massima che nasce dall’amore, non fare agli altri ciò che non vorresti subire”. Il buddismo: “Non offendere gli altri in modi che giudicheresti offensivi per te”. L’induismo: “Non ci si dovrebbe comportare con gli altri in un modo che sarebbe sgradevole a noi stessi”. E nel vangelo, Luca scrive in positivo: “Fate agli altri quello che volete che gli altri facciano a voi”. Una regola comune, come vede (forse perché tutte le religioni hanno una matrice comune?). Matteo aggiunge: “Questa è la legge, questi i profeti”, come a dire che il nocciolo duro della morale è tutto qui. Questa stessa regola Gesù la perfeziona, esaltandola nella ben più incisiva legge dell’amore: Amare Dio e il prossimo. La prima parte è ovvia, il credente che non amasse il suo Dio sarebbe quanto meno uno stupido. La seconda parte è la conseguenza: un amore che si blocca, che non si espande, che non dà frutto è una inutilità assoluta. Tant’è che perfino l’Islam sentenzia: “Nessuno di voi è credente finché non desidera per il fratello ciò che desidera per sé”. Le complicazioni filosofico/teologiche venute alla luce nel corso dei secoli rappresentano l’immane sforzo dell’uomo per carpire qualche barlume dei segreti di Dio, perché solo in lui è la salvezza e l’uomo sa di aver bisogno di salvezza più che di “tutto” il resto: “Che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?” (Mt 16,26). Come può constatare, la “regola d’oro” non dice che l’essenza della religione è accettare il dolore. Il dolore, in quanto tale va, anzi, combattuto. E se arriva, tutt’al più va capito e indirizzato perché non prenda il sopravvento sulla volontà di vivere, insomma gli va dato un senso. Nemmeno Cristo ha accettato supinamente il dolore, ha invece chiesto al Padre che lo allontanasse da sé. Il “sia fatta la Tua volontà” l’ha detto quando ha capito che quel dolore avrebbe salvato l’uomo. Ovviamente rispetto le scelte della signora diventata musulmana. Ma mi permetto di dubitare che abbia davvero capito il cristianesimo. E tuttavia la professione di fede della predetta signora è del tutto condivisibile: Pace e misericordia di Dio… a tutto ciò che ci permette di esistere… il mondo, gli animali che ci nutrono… il padrone è uno solo e noi… solo a Lui chiniamo la testa e la schiena fino a terra, la terra che ci porta, dalla quale abbiamo avuto origine, per l’Amore infinito di Allah (legga pure Dio! n.d.r.), la sua fiducia che permette a questo mondo di non sfasciarsi… A Lui, Principio, Fine, Sole della nostra vita va l’ultimo pensiero e il ringraziamento e l’amore dal fondo del nostro cuore: a Lui ci abbandoniamo, a Lui diciamo sì!”. Sembra copiata da qualche santo cristiano.
PER AMORE O PER MODA. Egregio direttore, sono una ragazza che, non so se per amore o per moda, ha sperimentato due convivenze, una più traumatizzante dell’altra. Alla fine mi sono ritrovata sola e depressa. Sono arrivata alla conclusione che per una relazione stabile e serena non sono necessari “periodi di prova”, ma una diversa impostazione della scelta di un ragazzo o una ragazza. Ci si dovrebbe mettere assieme per affinità di carattere, interessi comuni e non solo per l’attrazione fisica. Altrimenti non durano i matrimoni e tanto meno le convivenze. Insomma le vecchie “usanze” non erano tutte da buttare!
Marilena
Cara signorina, la sua breve riflessione (è una delle poche volte che non sono costretto a omissis) è un balsamo. E gliela lascio così, come l’ha scritta. Mi pare che abbia bisogno di pochi commenti. Solo le assicuro che trovo davvero “saggio” e perciò del tutto condivisibile quanto lei scrive. I giovani che s’innamorano devono impostare la loro relazione su basi che possano consolidarla, renderla stabile e capace di “partorire” idee di futuro e di spessore, capace di scambiarsi valori prima che corpi, affetto prima che piacere. Se no, una semplice folata di vento può scardinare amori, costruiti solo sulla sabbia del piacere. Dio gliela mandi buona.