OSSERVATORIO
Giovanni Eriman
“Ovunque è carnevale sempre è carnevale”, scriveva tempo fa in redazione un giovane universitario a proposito di un esame sostenuto a febbraio e giudicato una carnevalata. Siamo a febbraio e ovunque è carnevale: nelle strade, nelle piazze, negli oratori, nelle parrocchie... Speriamo non in Parlamento! Ne ricordiamo uno per i lettori.
IVREA, 24 mila abitanti, vanta
il carnevale più antico, con la spettacolare battaglia delle arance fra squadre
appiedate e aranceri (lanciatori a bordo di carri trainati da cavalli). Il
carnevale di Ivrea secondo la prof.ssa Frugoni, dicente di storia
medievale a Pisa e Roma, “è l’unico che abbia mantenuto un legame con il
Medioevo, epoca in cui questa festa è nata”. Chi organizzava la grande
kermesse carnascialesca erano, guarda caso, le cinque parrocchie della città,
ognuna per proprio conto, come a dire cinque diverse feste. Solo agli inizi del
1800 tutto venne unificato sotto la direzione di un “Generale della festa”.
Verso metà Ottocento nasce il gioco del “getto delle arance”, come gesto di
cortesia delle ragazze che dai balconi e dalle finestre delle case lanciavano i
frutti ai giovani che passavano. La cortesia cavalleresca non durò molto: il
gesto si è via via ”bellicizzato” fino a diventare un’autentica gustosa
battaglia. Oggi i combattenti sono un piccolo esercito (oltre 3000) che… “se le
lanciano di santa ragione”, per rievocare, dicono, le antiche insurrezioni
popolari contro i tiranni. Resta pur sempre un gioco, cui si mescola il gusto
dello sfogo, del “semel in anno licet insanire”, tanto più che gli
aranceri sui carri sono talmente bardati da risultare irriconoscibili.
Il carnevale di Ivrea risulta, secondo alcuni, il più organizzato e complesso tra i tanti carnevali d’Italia. Alcune figure sono ormai quasi leggendarie come il già citato “Generale” con signora e figuranti: il gran cancelliere, il podestà, gli ufficiali dello stato Maggiore, le vivandiere. Ci sono poi la “Mugnaia”, eroina simbolo della libertà conquistata; i “Pifferi” con la storica uniforme e l’immancabile berretto frigio, indumento “forte” della festa, che suonano a ogni rione la propria pifferata; gli “Abbà”, rappresentanti laici delle cinque parrocchie e priori delle feste rionali, oggi sono dei bambini., ecc.
Dall’Epifania alle Ceneri a Ivrea è praticamente carnevale. Un po’ lungo, fastoso ma indubbiamente tra i più godibili. Non sappiamo se alla grande carnevalata succeda una grande quaresima… com’era l’intento dei primi organizzatori.
Per spiegarlo fin nei particolari c’è voluto un libretto che l’agenzia Turistica Locale del Canavese e Valli di Lanzo ha edito l’anno passato. Per saperne di più: tel. 0125.618131; info@canavese-vallilanzo.it