CHIESA

di Silvano Stracca

ESISTONO, SECONDO LA VISIONE CRISTIANA, “PRINCIPI NON NEGOZIABILI”.

QUO VADIS  EUROPA? (4)

“Occorre fronteggiare con determinazione il rischio di scelte  politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano”.   Benedetto XVI

Il25 marzo, l’Europa, come progetto d’integrazione politica, compirà mezzo secolo. Non sarà un compleanno felice, perché la vita dell’Unione Europea è stata dominata negli ultimi anni da segnali di crisi. Il più clamoroso, la bocciatura della Costituzione da due dei sei paesi, Francia e Olanda, che nel 1957 avevano firmato i Trattati di Roma, embrione dell’Europa unita. Se non felice, il 50° però può essere una ricorrenza utile per riflettere sulle radici profonde della crisi. La domanda è infatti: su che basi ripartire? Non v’è dubbio che, per cogliere questa “seconda occasione” della sua storia, l’Europa abbia bisogno di ridefinire la propria identità. E di ridefinirla su valori positivi condivisi, non su scelte negative divaricanti. Impresa non semplice. Guardando il Vecchio Continente dal di fuori e dal di dentro, sembra che il virus dell’autonegazione si stia diffondendo. Come se l’Europa fosse attratta da tutto ciò che è “diverso” semplicemente perché è “diverso”, come se fosse stanca di se stessa, della sua tradizione, dei suoi valori secolari.

L’EUROPA IN CRISI

L’aspetto più evidente della crisi attuale è la separazione tra politica e morale. Al punto che si parla ormai dell’Europa come “il malato dell’Occidente”. E la diagnosi appare fondata  per le prese di posizione, gli indirizzi e gli orientamenti, discutibili e controversi, più volte adottati nelle sedi istituzionali comunitarie, e in quelle di vari Paesi dell’Unione. Soprattutto su temi etico/politici che non possono non dividere l’opinione pubblica in una società, come l’europea, che sta trasformandosi rapidamente sotto l’influsso di secolarizzazione e conformismo laicista. Un primo punto di non ritorno è stato varcato nel 1981, anno in cui, nel mese di maggio, il 67% degli italiani – cittadini di un Paese certo non irrilevante per la storia dell’Europa cristiana – determina con il suo “no” nel referendum la conferma della legge sull’aborto. Probabilmente, molti di quegli italiani avevano trepidato, solo pochi giorni prima, per l’attentato alla vita di Giovanni Paolo II. Mai come nella sequenza di quegli eventi appare lampante la scollatura tra morale e politica, tra credenza, pratica religiosa e comportamento sociale. È il principio di una china. L’Europa legalizza per legge il matrimonio degli omosessuali in Olanda, in Belgio, nella cattolicissima Spagna, in Gran Bretagna. Concede la possibilità alle coppie omosessuali di adottare figli. Inventa i Pacs, acronimo di Patti civili di solidarietà, nati in Francia e presentati  come una ricetta per risolvere i problemi, reali, delle coppie di fatto, dello stesso e di diverso sesso. Apre la strada all’eutanasia, a partire dall’Olanda, dapprima per gli infermi adulti, poi per gli adolescenti sopra i 12 anni capaci di consenso, da ultimo per i bambini sotto quell’età, gravemente malati, che potranno essere “liberati dal dolore”, una volta ottenuto l’assenso dei medici e dei genitori..

VERSO L’ULTIMO LIMITE

Anche l’ultimo limite, con l’estensione dell’eutanasia ai più piccoli e indifesi, viene varcato da una sorta di “legge del piano inclinato”, come la definisce la Pontificia Accademia per la Vita. Per cui “una volta ammessa la legittimità della morte inflitta per pietà sull’adulto cosciente che ne faccia richiesta esplicita, ripetuta e documentata, poi si passa ad allargarne l’applicazione ai giovani, agli adolescenti con il consenso dei genitori e dei tutori, e infine ai bambini e ai neonati, ovviamente senza il loro consenso. È facile prevedere che lo scivolamento continuerà… fino a includere i pazienti adulti ritenuti incapaci di chiedere il consenso”. La deriva non pare aver fine. Una delle conseguenze più drammatiche dell’ideologia secolarista è il precipitare del tasso di natalità tanto che per vaste aree si parla ormai di “inverno demografico”. Un problema nuovo e grave è poi la possibilità riconosciuta alle donne singole di avere un figlio naturale, diventando madri per inseminazione artificiale, già concessa gratuitamente in Olanda e Gran Bretagna. E non si può, infine, dimenticare l’altro inquietante problema della ricerca sulle cellule staminali e della manipolazione e distruzione degli embrioni. A questa corsa della società europea verso l’autodistruzione non può, dunque, non opporsi la Chiesa. Interviene così nel dibattito pubblico per sostenere alcuni principi del “senso comune”, accettati da tutti. Tra questi, l’idea che uccidere l’innocente è un crimine, il divieto della pedofilia, la convinzione che un figlio sia tale in quanto ha un padre e una madre e che il matrimonio sia l’unione fra un uomo e una donna. Una democrazia è veramente tale quando rispetta questi principi, che sono condivisi dalla grande maggioranza dei cittadini e, al tempo stesso, costituiscono il retroterra etico su cui la stessa democrazia si fonda..

NON NEGOZIABILI

Su tre principi, in particolare, la Chiesa ritiene di non poter tacere. Il primo è il rispetto della vita umana in tutte le sue fasi, dal primo istante del concepimento sino alla morte naturale. La seconda, la salvaguardia della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna contro i tentativi di equipararla giuridicamente ad altre forme di unione, specialmente quelle omosessuali. E se una parte della cultura laica vorrebbe accreditare queste unioni come “arricchimento dei valori” della modernità, il Papa replica  definendole  il frutto di un “amore debole”, ben diverso dall’amore “esclusivo e definitivo” proprio del matrimonio uomo-donna. Il terzo principio è la tutela del diritto dei genitori di educare liberamente i figli, conformemente ai propri valori e credenze e senza discriminazioni. Punto di partenza degli interventi della Chiesa cattolica nell’arena pubblica è la netta e forte affermazione di Benedetto XVI che si tratta di “principi che non sono negoziabili” poiché riguardano la dignità dell’uomo, e di valori non confessionali ma derivanti dalla stessa natura umana. E che in politica vi siano valori non negoziabili – cioè non oggetto di “negozio” ovvero di negoziazione – è affermazione di grande rilievo culturale ed etico, e di indubbio significato universale, che dovrebbe veder unite tutte le coscienze sensibili ai valori morali. I principi non negoziabili, sottolineava papa Ratzinger ricevendo, a fine marzo 2006, i parlamentari del Partito popolare europeo, “non sono verità di fede, anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa  e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Al contrario, tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana”. (4 – continua)