ON LINE coadiutori salesiani
di Giancarlo Manieri
Il breve profilo del salesiano coadiutore signor Augusto Gasparini, dell’ispettoria lombarda.
Come un uomo umile e pio divenne un esempio di onestà e saggezza, benvoluto dai confratelli e dalla gente, che ha servito come sagrestano per tanti anni.
Nato
102 anni fa, il signor Augusto Gasparini è morto da dieci anni. Era figlio
dell’Emilia rossa, e anche a casa sua il colore dominante era quello della
rivoluzione bolscevica, e la canzonetta più gettonata, manco a dirlo, “Bandiera
rossa”. Ci rimase infatti malissimo quando, morta di malattia una sua
sorella, le fu riservato un funerale civile, tra sventolio di bandiere
con la falce e il martello e marce classiche della banda comunale. Lui
s’impuntò e volle far celebrare una messa di suffragio nella cappellina del
cimitero.
UMILE E STRAORDINARIO
La sua più intensa vita apostolica la trascorre quasi esclusivamente a Bologna dove lavorò sino all’ultimo: “Caluzzi, ce lo metti tu il vaso di fiori in terrazza? Io stamattina non ce l’ho fatta…”. Qualche ora dopo era all’ospedale, per l’addio al mondo e l’arrivederci ai suoi. Aveva 92 anni, era dunque carico di giorni ma anche di opere. Opere buone, s’intende, anzi ottime, a giudicare dal compianto unanime che seguì alla sua morte e ai funerali. Aveva aspettato a lungo l’ultima chiamata e quando è arrivata, se n’è andato, senza disturbare troppo, già abbondantemente preparato. La mattina del sette febbraio (siamo nell’anno 1998), mentre era nel suo posto di lavoro, presso gli uffici parrocchiali, sentendosi più stanco del solito, dovette fermare il suo continuo darsi d’attorno, e si sedette sul divano dell’atrio. Era il segnale del traguardo ormai prossimo. Quell’improvviso malessere lui probabilmente l’aveva interpretato nella maniera giusta, tant’è che alle persone allarmate di quella anomalia di Augusto che si riposa, e che gli si fecero subito attorno pronte ad aiutarlo, disse con grande semplicità e calma: “Via, lasciatemi stare, non preoccupatevi, sono pronto a morire!” In effetti molti avevano notato che da tempo egli andava riordinando gli ambienti che erano un po’ stati il suo regno, in modo da lasciare tutto sgombro e pronto per l’eventuale successore. Sapeva dunque di essere ormai alla fine della sua giornata terrena e lo diceva senza alcun turbamento a volte perfino con qualche battuta scherzosa.
UN PATRIARCA
Nella parrocchia Don Bosco di Bologna, Gasparini era considerato un patriarca. Ne aveva segnato la storia fin dalla fondazione e l’aveva riempita di sé, del suo lavoro, del suo sorriso, della sua schiettezza contadina. Dicevano di lui che era la “memoria storica” della parrocchia salesiana di via Dal Monte. Era lui che raccontava gli inizi, che ricordava i primi confratelli con pregi e difettucci, che enumerava le difficoltà e i disagi, snocciolava numeri e date e fotografava con pennellate deliziose le reazioni della gente.
Non si fermava un attimo il signor Augusto: presente ovunque ci fosse bisogno, senza far pesare la sua presenza. Quando, già anziano, qualcuno lo esortava a “staccare la spina” ogni tanto, perché la salute è preziosa, si ha diritto alla pensione, il mondo va avanti anche senza di noi, riposarsi non è peccato, e via di questo passo, lui guardava l’interlocutore di turno con quell’aria umile ma determinata che potevi tranquillamente interpretare come una richiesta di comprensione. La sua filosofia riguardo al lavoro era semplice ed efficace: meglio morire di fatica che di inedia.
UN SALESIANISSIMO
Non mancava mai agli appuntamenti di regola, né a quelli della carità. Potevi fare l’appello in refettorio, in chiesa, in sacrestia, in cortile, in comunità, e avresti sempre sentito il suo “Presente!”, perché lui non mancava mai, potevi giurarlo. Negli ultimi anni era diventato un simpatico vecchietto, incurvato dagli acciacchi, appesantito dagli anni, ma sempre vivo e operante. Parlava più con gli occhi che con le parole, più con il sorriso che con i gesti, più con la presenza che con il lavoro. Se lo guardavi dritto negli occhi capivi tutto: “I suoi occhi dicevano attenzione, meraviglia, perplessità, consenso, partecipazione, affetto”. Era uno sguardo furbo, ma buono, sembrava sfuggente ma era penetrante, sembrava indifferente ma era interrogante, pur restando il magnifico vecchietto che egli era, tutto pepe e saggezza. Il signor Gasparini non si era logorato i gomiti su un banco di scuola, né lo sguardo a scrutare le scritture, né la mente a interpretare i segni… ma possedeva in misura straordinaria la sapienza del cuore. Così, un giorno che in comunità la conversazione aveva preso toni vivaci e un po’ accesi – capita nelle migliori famiglie – e si era divisa in idee contrapposte, né si riusciva a trovare un compromesso, a un certo punto parlò la saggezza del sagrestano, citando a memoria il versetto di un salmo, così appropriato, così opportuno, così azzeccato che tutti non poterono che meravigliarsi e… chiudere il dibattito. Ma la sua furbizia contadina andava più lontano: stava ben attento a non lasciarsi coinvolgere in discussioni sui massimi sistemi. Aspettava, seguiva in silenzio, quasi fosse non interessato a certe conversazioni di alto profilo. Invece quando meno te l’aspettavi – a volte anche dopo giorni – riprendeva il discorso e diceva con garbo ma anche con convinzione il suo parere. E tutti dovevano convenire che ciò che diceva non era mai banale. Tutt’altro.
L’ADDIO
Augusto ha fatto il contadino anche nella Casa di Dio: non coltivava grano ma fiori che poi andavano a impreziosire l’altare. Sistemati, magari non sempre secondo i canoni della migliore estetica, ma sempre con convinta dedizione. È insomma vissuto senza sbalzi di umore, senza cambiamenti di carattere, e nemmeno di occupazione, dedito al suo lavoro, ai doveri religiosi, morali e civili. Sempre, giorno dopo giorno. E così, lentamente si è consumato come una candela che, tuttavia, ha continuato ad ardere sfruttando fino all’ultima goccia di cera.