VARIA
di Lorenzo Angelini
Cantare. È mestiere; è strada per l’affermazione personale; è possibilità di esprimere e comunicare sentimenti, idee e valori; è scelta di vita, vocazione.
Laura Pausini, classe 1974, reduce da successi nazionali e internazionali, onorificenze di stato, premi di rilevanza planetaria, propone, con il suo nuovo disco, una selezione di 16 canzoni d’autore, svariando lungo trent’anni di storia musicale italiana. Il punto di vista è quello di un’attenta e appassionata ascoltatrice che, come succede a tanti di noi, giovani e non più giovani, ha frequentato alcune canzoni, le ha amate, ha dato loro il potere di segnare momenti della propria vita e di infondere particolari stati d’animo.
A titolo dell’album e come brano trainante ha scelto Io canto, composta e portata al successo da Riccardo Cocciante agli albori degli anni ’80, che nel testo e nella musica esprime con levità l’entusiasmo per l’esistenza, lo sguardo stupito e riconoscente verso ciò che ci circonda. Un bel progetto di vita che concorda magnificamente con la pulizia, il candore e la vitalità che contraddistinguono il personaggio pubblico Laura Pausini.
L’arrangiamento mette in primo piano chitarre ritmiche, basso e batteria, esaltando così la dinamicità della musica senza peraltro graffiare; nel ritornello poi, l’ampliamento sonoro di cori e tappeti di tastiera sorregge con forza il climax melodico.
L’interpretazione è chiara, genuina ma energica, vigorosa e dà nuova forza a un testo che, letto superficialmente, oggi potrebbe anche suonare ingenuo. Infatti, lasciando girare più in profondità la canzone, viene a galla altro: la vita intera e canto / la primavera e canto / l’ultima sera e canto / per chi mi ascolterà / voglio cantare / cantare; questi versi, che non a caso giungono nel momento culminante del brano, sembrano ora trasmettere la pienezza di chi ha accolto un dono, un talento e lo vuole offrire il più possibile con sincerità a chi ascolta, a chi vuole ascoltare. E poi si precisa l’invito ad accogliere le restanti canzoni dell’album (e magari tutte le altre canzoni che riceviamo) per quello che sono: piccole o grandi opere del talento e dell’arte di qualche autore. Per un attimo ci possono illuminare o intristire, esaltare o soffocare, far ricordare o farci presagire. Ma comunque restano canzoni, cantate solo per chi le vorrà ascoltare.
La nebbia che si posa la mattina / le pietre di un sentiero di collina
il falco che s’innalzerà / il primo raggio che verrà
la neve che si scioglierà correndo al mare
L’impronta di una testa sul cuscino / i passi lenti e incerti di un bambino
lo sguardo di serenità / la mano che si tenderà
la gioia di chi aspetterà
Per questo e quello che verrà / io canto
le mani in tasca e canto / la voce in festa e canto / la banda in testa e canto
corro nel vento e canto
la vita intera e canto / la primavera e canto / la mia preghiera e canto
per chi mi ascolterà / voglio cantare, sempre cantare
L’odore del caffè nella cucina / la casa tutta piena di mattina
e l’ascensore che non va / l’amore per la mia città
la gente che sorriderà lungo la strada
I rami che s’intrecciano nel cielo / un vecchio che cammina tutto solo
l’estate che poi passerà / il grano che maturerà
la mano che lo coglierà
Per questo e quello che verrà / io canto
le mani in tasca e canto / la voce in festa e canto / la banda in testa e canto
corro nel vento e canto
la vita intera e canto / la primavera e canto / l’ultima sera e canto
per chi mi ascolterà / voglio cantare, sempre cantare, cantare