I NOSTRI MORTI
GARLETTA sac. Giannino, salesiano,
Pordenone (PN), il 05/11/2006 a 74 anni
Una morte improvvisa anche se da tempo don Giannino si era chiuso in se stesso e comunicava poco. Da quando aveva lasciato l’insegnamento per limiti di età non era più lui, gli mancavano i ragazzi ai quali aveva dedicato una vita di sacerdote educatore negli Istituti di Mogliano, Tolmezzo, Gorizia e Pordenone. La scuola era tutto per lui dove oltre all’insegnamento era impegnato in qualità di consigliere scolastico; lui, che di carattere era flemmatico, calmo, ma proprio per questo i ragazzi gli volevano bene e lo seguivano entusiasti anche nelle attività parascolastiche a contatto con la natura e la cura del bestiame minuto. Molto ricordato dai suoi ex allievi che in vari modi impegnava nel sostegno alle missioni salesiane.
FRANZINI sac. Clemente, salesiano,
Roma, il 03/01/2001 a 75 anni
È doveroso a 5 anni dalla morte ricordare don Clemente che ha passato molti anni alla Casa Generale dal 1983 come collaboratore dell’Ufficio Giuridico della congregazione. Fu un salesiano solerte, generoso, competente. Non per nulla fu professore di diritto canonico alla Pontificia Università Salesiana. Svolse il suo servizio fino al 1998 quando tornò all’attività pastorale nella parrocchia di S. Maria della Speranza a Roma, come viceparroco fino agli inizi di gennaio 2001, quando sorella morte arrivò improvvisa ricongiungendolo a Dio. Come esperto di diritto, fu un uomo metodico, preciso, puntuale dotato di grande ricchezza spirituale, disponibile verso tutti. Non dimenticò mai quello che considerava il suo più bel periodo di vita salesiana come missionario in Bolivia che considerava la sua seconda patria.
RAGAZZO sac. Ivone, salesiano,
Mestre (VE), il 17/11/2006, a 71 anni
Poco più che quindicenne, dall’aspirantato di Mirabello parte per il noviziato a Tantur (Betlemme): l’ideale missionario don Ivone lo coltiverà tutta la vita anche se i superiori lo destinarono agli studi, con il rientro in Italia, quasi subito dopo l’ordinazione sacerdotale. Al Politecnico di Torino consegue la laurea in ingegneria elettronica e più tardi a Roma l’abilitazione per l’insegnamento. Ritorna qualche anno al Cairo ma viene richiesto ancora in Italia per gli Istituti tecnici e professionali a san Benigno e all’Agnelli di Torino. Continuerà il lavoro nella scuola, quale preside e insegnante a Venezia san Giorgio, a Faenza e infine a Mogliano Veneto. Qui si risveglia in lui la passione missionaria mai spenta però: ogni momento libero dalla scuola è occupato in incontri, raccolte di aiuti per le missioni, adozioni a distanza e nelle vacanze estive con visite in Bolivia all’Hogar Don Bosco di Santa Cruz dove porta il frutto di tanti sacrifici suoi e dei suoi allievi che sapeva entusiasmare all’ideale missionario. Da tempo sofferente ha continuato, pur con sacrificio, il suo lavoro fino agli ultimi giorni.
PRIAROLLO sac. Rino, salesiano,
Mezzano di Primiero (TN), il 25/07/2006 a 92 anni
Una semplicità disarmante quella di don Priarollo. Diceva le cose più ovvie e tutti l’ascoltavano. Un buon senso innato che gli ha permesso, pur non avendo grandi doti, di essere direttore ed economo, anche se i conti dovevano farglieli gli altri. Ai suoi superiori apriva i cassetti e diceva: “Tutto qui”. Nel portafoglio un foglietto, ingiallito dal tempo e datato 1948, testimonia il segreto della ricchezza che odora di autentico umano che profuma di Dio: “Propositi: 1. L’amicizia con Gesù, garante Maria; 2. Purificarmi con le sofferenze, con le prove, con il mio dovere ben compiuto; 3. Ogni sera esame particolare discusso con Gesù e Maria; 4. Ogni giorno almeno un quarto d’ora di lettura spirituale particolare”. Fino alla fine, pur avendo bisogno lui stesso di qualche attenzione, rimase fedele all’assistenza in mezzo ai ragazzi con il sorriso e qualche battuta scherzosa e disponibile nelle attività pastorali di cui era capace.
LEONARDIS sig. Aldo, exallievo,
Roma, il 21/03/2005, a 68 anni
Ha sempre cercato di essere degno figlio di Don Bosco: come assiduo exallievo del gruppo del Cassinate e frequentante l’Unione di Gaeta, come valente insegnante di istituto tecnico e come buon padre di famiglia. Una grande fede e una profonda devozione a Don Bosco e ai suoi Salesiani lo hanno sempre accompagnato e guidato. La morte lo ha strappato ai suoi cari, la vedova e i suoi quattro figli, e agli amici exallievi che ne hanno apprezzato le sue doti di generosità ed operosità per il bene e la crescita dell’Associazione; i suoi numerosi allievi lo ricordano per la spiccata professionalità e come sicuro maestro di vita, retto e onesto.