IL PUNTO GIOVANI

di Carlo Di Cicco

IL MALE AMARO

La tragedia del dolore pone interrogativi drammatici e pressanti. A Dio prima di tutto, ma anche agli uomini. E tra essi, in primis agli educatori, genitori compresi. Perché il dolore è onnipresente: un tormento globalizzato, che disunisce, scarnifica… E il Crocifisso?

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È strano, ma capita: quando annusiamo dolore e sofferenza, pensiamo a Dio e tutti, se dovesse mai capitarci in qualsiasi luogo di incrociarlo personalmente, sentiamo il cuore gonfio da una domanda che vorremmo gettargli in faccia: perché il dolore, la sofferenza perché? E dopo Dio, nessuno più di un educatore o genitore al mondo si sente altrettanto chiamato in causa  di fronte al male, al dolore che devasta la vita come una febbre inguaribile. Le corsie degli ospedali non sono gli unici alberghi del dolore del mondo. Il soffrire si annida ovunque e fa male perfino nel cuore degli uomini e delle donne. A volte poi è visibile come fenomeno di massa: si pensi alle guerre, ai terremoti, alla fame. In una parola a quelle condizioni create e conservate dall’ingiustizia strutturale che tuttora governa la terra abitata. Nella tranquilla coscienza di molti. La sofferenza fa paura e vogliamo evitarla. A volte pensiamo a Dio come antidoto della sofferenza e lo preghiamo quasi fosse un medico di base di una Asl universale, sperando da lui almeno un analgesico se non sempre una rapida guarigione. Magari non crediamo né a Lui né in Gesù, ma stretti dentro la tenaglia di vite invivibili siamo disposti a dar credito ai racconti dei suoi miracoli.

 

Non sempre il dolore unisce. Spesso divide. Si pensi al dibattito sempre più esplicito sull’eutanasia, le cure palliative, l’accanimento terapeutico. Le pubbliche opinioni si spaccano e la frattura passa trasversalmente dentro la massa dei credenti e dentro i laici e non credenti. Il caso Welby in Italia è stata la ripetizione di analoghi drammi registrati in altri paesi a tecnologia avanzata. E’ qui che la gente prova perfino una certa impazienza nei confronti della scienza che non trova ancora la pillola della salute perpetua e dell’immortalità.

Ma gli strati del dolore non colpiscono solo il nostro corpo. Le sofferenze della mente sono anche più sconvolgenti. Il dolore fisico non distorce la sensazione come il dolore della mente, della psiche, della ragione: in questo caso, di fronte a malati smemorati e umiliati nella loro dignità di esseri razionali, si provano indicibili strette al cuore. E ci sembra di essere risucchiati dentro infinite voragini da cui il grido a Dio giunge ancora più flebile.

 

E neppure il male della mente ci provoca tanto terremoto nelle viscere e ci “spaura” come il male e la sofferenza prodotta dalla cattiveria umana: immagini di torture, violenze, abusi, soprusi,  ricatti, abbandoni, vendette, ritorsioni, disprezzo, calpestamenti, vessazioni, assoggettamenti che i forti fanno deglutire ai più deboli come medicine indigeste. Si tratta di storie e situazioni che fanno pensare al massimo concentrato con cui noi esprimiamo il male: delinquenza satanica.  E’ quella che si potrebbe definire il male amaro, quello rovesciato da una persona sopra un’altra persona.

 

La Chiesa si è molto adoperata nei secoli a difendere Dio dall’accusa di essere causa del male. Anche di recente sono apparsi libri importanti su “Dio nel dolore” o “Dio e la felicità”. Ci avvince parlare di Dio “a partire dalla sofferenza dell’innocente”, citiamo Giobbe quasi fosse un parente, perché speriamo che in fondo Dio stia dalla nostra parte, quella di chi è sofferente. O che  ci consoli, infine, come Giobbe. In realtà ci accorgiamo a volte che il Crocifisso è meno pensato, compreso, condiviso di quanto ci vantiamo volendolo stampato nei nostri uffici pubblici.

 

Se fosse familiare il Crocifisso, buona parte del nostro affanno intorno al dolore sarebbe in via di soluzione. Specialmente nei tempi difficili – e gli anni che viviamo e che si prospettano non si prennunciano facili – occorre trovare parole ed esempi per trasmettere ai giovani la sensibilità a indagare sul dolore e la sofferenza di qualsiasi segno. Essi pure la portano già incisa nella loro carne. A volte in forma debordante per la giovane età.  Bisogna rinnovare il parco delle risorse educative di fronte alla sfida crescente del male e del dolore. Sempre meno comprensibile nella società mediatica, virtuale, alimentata dalle illusioni che sarà la scienza, qui e ora, dopo il fallimento attribuito a Dio,  a liberarci dal male.