LETTERE AL DIRETTORE
LA RESISTENZA BIANCA. […]Mi hanno detto che lei due o tre volte sulla rivista che dirige ha parlato di resistenza “bianca” riguardo al glorioso periodo della resistenza al fascismo. Sono baggianate. Io della resistenza so tutto perché mio padre e mio zio hanno combattuto come partigiani. Rossi, naturalmente […]. Nella nostra sezione si dice che la resistenza “bianca” era invenzione dei preti e dei democristiani. Lei sarebbe anche capace di dire che ci furono i preti “resistenti”. Mi faccia il piacere, direbbe Totò!
Guido, Bologna
Caro Guido, te lo faccio subito il piacere… e con immenso “piacere”. Guarda caso, proprio dalle tue parti è stata assegnata la medaglia d’oro al valore della Resistenza (lo sottolineo doppio, perché te lo cacci bene in testa) a un prete salesiano, don Francesco Mariani, che fu direttore dell’oratorio di Comacchio dal 1940 al 1946 e dal 1952 al 1956. Questo per dirti che non sono baggianate, come tu hai osato chiamarle. E bada bene che a questo religioso di Don Bosco la medaglia della Resistenza non gliel’hanno conferita in tempi di revisione storica (cioè oggi) ma in tempi non sospetti, in cui davvero si credeva – come lo credi tu – che la Resistenza fosse stata solo rossa (meno male che anche un “rosso” ha cominciato a dubitarne: Cfr. “La grande bugia” di Giampaolo Pansa) e cioè il 19 settembre del 1954 (sottolineo fortemente anche questa data, soprattutto l’anno, per il motivo di prima). Un altro salesiano, don Mario Caustico di Capriglio, fu comandante partigiano di brigata e morì fucilato dai tedeschi il 30/04/45 a Grugliasco. E non furono i soli. A me interessa tuttavia farti capire che la vocazione del prete in prima battuta è quella di annunciare Gesù che salva. In seconda battuta è quella di aiutare il prossimo in difficoltà. L’una cosa è legata strettamente all’altra. Durante la II grande guerra, parroci e cappellani, religiosi e suore questo hanno fatto. Il che significa che non è da escludere che abbiano anche aiutato gli “altri”, oltre che i “partigiani”: chiunque è in difficoltà va aiutato: chi muore di fame (o chi è in pericolo di vita, chi è perseguitato, e chi ti chiede aiuto) nero o rosso, cattolico o musulmano, ebreo o buddista, non va lasciato al suo destino, è dovere cristiano cercare di salvarlo… I preti (per parlare solo di loro) hanno aiutato chi era bisognoso di aiuto. E, come ho scritto altre volte, hanno pagato un pesante contributo di sangue. Per finire, ti consiglio il libro di Ulderico Munzi: “Gesù in camicia nera Gesù partigiano (preti di guerra 1943-45)”. Già dal titolo puoi capire di che si tratta. Leggilo, poi se ti sorgono altri interrogativi, riscrivimi! Dimenticavo: il volume è della Sperling&Kupfer e costa 17 €. Ma i libri che parlano di preti, partigiani e no, sono ormai tanti. Caro amico, oggi occorre documentarsi: nessuno crede più a storie raccontate per passione politica o ideologica, eccetto uno sparuto gruppo di nostalgici di destra e di sinistra.
SANTUARI SÌ/ NO.Caro dir, non bastano le chiese? A che servono i santuari? Io lo so: a spillare soldi alla gente e ad alimentare la superstizione, e l’illusione di grazie a buon mercato ottenute da questo o quel santo, da questa o quella madonna.
Monica, Roma
Niente basta al cuore e all’animo umano, cara signorina. Chi fa a meno di chiese, santuari, cappelle, edicole, vuol dire che ha trasformato in santuario lo spazio che occupa, in cui egli è sovrano assoluto. Oppure che è uno di quei tali di cui la Bibbia dice: “quorum Deus venter est”, e cioè che se ne fregano di tutto e di tutti eccetto che di se stessi. I santuari sono “oasi speciali” di fede e di preghiera, esercitano una forte attrazione sia per il luogo dove sono costruiti, sia per le circostanze e/o gli eventi di fondazione, sia come anticipazione della realtà spirituale che alla fine del tempo prenderà il sopravvento, sia, infine, per il messaggio che lasciano o lanciano. Presso i santuari si va per la ri/comprensione e la ri/significazione della propria vita. Nei santuari l’uomo sogna l’eterno, stacca la spina da una realtà troppo spesso problematica, s’immerge in sentieri misteriosi dove… “ritrova se stesso”. Immerso e soffocato dalle cose, l’uomo si rifugia là dove le cose perdono peso e consistenza ontologica, là dove un’altra realtà, anzi una realtà “altra”, lontana dal “logorio” della vita quotidiana, prende forma e senso e riequilibra anima e corpo, spirito e materia. Il santuario è fatto per “tornare” all’Unico Necessario, per meditare l’essenziale, per cercare il perdono e riacquistare la pace del cuore, per ritrovare la fiducia in se stessi e negli altri, per rinsaldare la speranza, ri/centrare gli obiettivi. Presso i santuari si sono fermati principi e re, santi e delinquenti (che vi hanno ritrovato il Dio perduto), nobili e plebei, ricchi e poveri… Né si può dimenticare che i santuari sono anche luoghi della memoria: conservano storia e storie, arte e cultura, ma a questo proposito il discorso diverrebbe lungo. Non dimenticare che l’uomo da sempre è un itinerante, un pellegrino: ogni viaggio è anticipo del grande viaggio, ogni santuario è la meta che prefigura la meta ultima verso la quale tutti indistintamente siamo incamminati, e raggiunta la quale non ci sarà più bisogno di altri percorsi, altre ricerche e altre mete. E se vuoi un mio parere: tutto ciò che presso un santuario distrae da questi obiettivi è fuori posto, compreso l’“admirabile commercium” di ricordini, benedizioni, statuine, ecc. ecc. che avvolgono di sacro business l’antica austerità di quei luoghi.
VOCAZIONI IN CALO. Caro dir., […] Suona il campanello d’allarme, eh? Lo sente? Le vocazioni sono in calo vertiginoso […]. La Chiesa si può davvero proclamare al suo tramonto dopo tanto dominio […].
Fausto, Palermo
Caro Fausto,
1. Al calo vertiginoso in Occidente corrisponde una crescita vertiginosa in Oriente. La nostra vecchia Europa è vecchia soprattutto nello Spirito, e “provata” nella fede. Se sarà sostituita dalla vivacità spirituale dell’Oriente l’avremo voluto noi, perché abbiamo preferito relegare al privato ciò che è sempre stato pubblico. Che cosa vuol dire essere religiosi in privato e laici/sti in pubblico? È un’arbitraria divisione della persona umana alla dott. Jeckill e mister Hyde.
2. E tuttavia voglio ricordarle qualche spezzone di storia che molti (anche lei?) sembrano avere dimenticato. Cominciamo, per non farla lunga, dal secolo della Riforma (XVI). Si pensava che la Chiesa di Roma fosse alla fine: Lutero (1483-1546) l’aveva squassata fin dalle radici. Allora venne il Concilio di Trento (1542-1563) e la Chiesa rifiorì più viva di prima con sant’Ignazio di Loyola, san Roberto Bellarmino, santa Teresa d’Avila, san Francesco di Sales, ecc. Venne poi il XVII secolo, l’età del Razionalismo che invitò a mettere da parte le elucubrazioni metafisiche e a rifarsi esclusivamente alla scienza, l’unica via sicura. La Chiesa appariva stretta all’angolo. Ci pensarono a smentire le pessimistiche previsioni santa Veronica Giuliani, san Giovanni Eudes, san Giuseppe da Copertino, ecc. Il secolo XVIII innescò per la Chiesa il periodo più buio che, ironia della sorte, venne chiamato “Illuminismo”. Una patetica profezia di Voltaire pronosticava in una ventina di anni la fine definitiva della religione romana. Vent’anni dopo era lui, Voltaire, 84enne, a morire e, secondo quanto scrisse il suo medico, in modo non proprio tranquillo e distaccato, nonostante che poco tempo prima avesse scritto come un epitaffio: “Muoio adorando Dio…”. Il secolo successivo assistette a una impressionante fioritura di santi, tra i quali Don Bosco, Domenico Savio, Maria Mazzarello, san Giuseppe Cafasso, san Luigi Orione, san Luigi Guanella, san Giuseppe Allamano, ecc. (noti che gli eccetera non sono pleonastici!). Poi ci provarono il marxismo, il comunismo reale, il nazismo, tutti regolarmente “terminati”…
Dubito che la presente bufera segni la fine della Chiesa.
L’AMICIZIA.Sono una ragazza ammalata… Di cancro. Ho avuto modo di fare molte esperienze relative al mio e all’altrui dolore. Ne sono uscita sempre arricchita […]. Non posso dire altrettanto riguardo all’amicizia […]. Ho un’amica che quando cerchi il dialogo sfugge, non risponde. Non ti cerca […]. A volte mi sembra distaccata […]. Mi trovo sempre a chiedere senza ottenere!
393…@mms…
Capisco il suo dolore la delusione, i timori… Perdere un'amica è destabilizzante. L’amicizia costituisce un'ancora di salvezza contro la solitudine. Sono personalmente convinto che l'amicizia, quella vera, è più una vocazione che un sentimento. Mi spiego. Il sentimento viene e va, oggi è forte domani più debole, e magari dopodomani non c’è più. Uno sgarbo lo fa vacillare, un'occhiata data male lo mette in crisi, una svista lo delude, un’impertinenza lo snerva. Non si meravigli degli alti e bassi dell'amicizia, accetti l’altalena, perché è una condizione costitutiva di questa qualità che vorrei chiamare virtù, in cui gioca un ruolo primario il sentimento, ma che, ripeto, non è solo un sentimento. L'uomo è un essere sociale ha bisogno di relazionarsi; è un essere senziente/pensante e ha bisogno di amicizia; ma è anche un essere segnato dal limite e dal peccato, perciò è facilmente inquinabile. Il che significa che per mantenere un’amicizia occorrono tatto, furbizia, pazienza, coraggio... (l'elenco è lungo), proprio perché l’amicizia si gioca sul sentimento, e stabilizzare i sentimenti è un lavoro immane: sono le cose più volatili che l’uomo possiede. Metta in atto tutte le strategie per mantenere vive le sue amicizie.
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Avrei piacere di fare nuove conoscenze. Ho superato i 50 anni ma mi sento sempre curioso e disponibile a relazioni sociali positive. Mi piace la letteratura religiosa, apprezzo la musica e l’arte che innalzano il cuore. Sono anche un raccoglitore di cartoline raffiguranti statue di santi. Berlino Ilario, Via Buonarroti 3, 20098 San Giuliano Milanese (MI).
Sono una signora 41enne separata. Vivo con mia madre e non ho svaghi. Amo gli animali e le gite. Mi auguro che qualche signora della mia età voglia mettersi in contatto con me. Diventeremo amiche. Scrivete a: C.I. AH4774263, Fermo Posta, Novara Centrale.
Sono un uomo di mezza età, di carattere molto buono, dolce, fine, sensibile, cattolico, il quale desiderava molto cortesemente corrispondere con gentilissime amiche, scopo vera amicizia e scambio di pensieri. Odorico Balloni, Piazza G. Leopardi 5, 62019 Recanati (MC).