VIAGGI
di Giancarlo Manieri
Qualche sprazzo di Phnom Penh… Una città dalle mille sfaccettature e una situazione dalle mille contraddizioni: la viabilità, i palazzi e le catapecchie; il centro e la periferia, ricchezza e povertà, e troppe ferite non ancora rimarginate di un’epoca disgraziata.
La
capitale ci ha accolto a sera, tra stridori di auto, polvere rossa che sembrava
volerti penetrare anche l’anima (solo le strade principali sono asfaltate), e
uno stomaco che “mi è arrivato ai piedi”, confidai a don Battista, dopo
gli scossoni che una carreggiata infame ci aveva regalato, prima di arrivare
alla casa salesiana che ci avrebbe ospitato per qualche giorno. Grande la
cordialità dei confratelli, grande la fraternità.
La mattina del giorno dopo mentre eravamo in procinto di uscire per una prima ricognizione della città, non potei fare a meno di chiedere spiegazione su una particolarità della casa che mi sembrò a dir poco strana: “Don, perché mai tutte le porte sono di ferro? Brutte e pesanti… tant’è che ho fatto fatica anche a chiudere quella della camera!”. Laconica la risposta: “Meglio porte brutte e pesanti che… niente porte”. “?”. “Il legno qui costituisce il cibo migliore delle termiti, insetti forniti di una voracità tale che in breve tempo sono in grado di far fuori tutto il legno che trovano... e sembra che prediligano le porte!”, aggiunse con una risatina impertinente. “È un’altra curiosità da notare nel taccuino di viaggio!”, conclusi salendo in macchina. Ma continuammo a discutere animatamente di termiti finché giungemmo di fronte a un poggio boscoso, dominato da una stupa bianca: “È la collina della principessa Penh. La guglia che vedi spuntare al di sopra degli alberi è la sua tomba”. Seppi ancora che la Wal Thnom, la collina, era considerata il centro ideale della città, quello da cui parte la conta del chilometraggio per misurare la distanza dei villaggi e delle città cambogiane, e che ha dato il nome alla stessa capitale. Più avanti restai colpito dalle strane recinzioni di un palazzo… “È il municipio!”. “E per quale strano motivo è protetto da una recinzione a riquadri, al cui centro domina una croce?” “Perché, prima che la città cadesse in mano agli scherani di Pol Pot, proprio lì si ergevano l’episcopio e la cattedrale Cattolica, fatta poi brillare dai kmer rossi. Il primo è stato trasformato in quello che vedi, cioè l’attuale palazzo del municipio” “E la cattedrale? Non vedo spazi liberi…” “Al suo posto è sorto il Ministero delle Telecomunicazioni, la grande costruzione a sinistra del municipio” “La Cattedrale secolare…”, mi uscì spontaneamente dalla bocca. “Già, riprese don Battista, prima si cercava di comunicare con Dio, e il campanile ne era in qualche modo il simbolo: sembrava portare le richieste dei fedeli con il suono delle campane. Adesso, vedi lì il traliccio con le antenne? Ecco: si preferisce comunicare con gli uomini, lasciando Dio solo nel suo cielo!”. “E immagino che i contenuti di tali comunicazioni siano ben diversi da quelli lanciati dal suono delle campane!”.
La tappa successiva fu la cittadella reale… Superato il recinto che circonda e delimita l’area ci trovammo in una specie di paese delle meraviglie, in netto contrasto con il resto della città. Edifici da favola facevano bella mostra di sé. Ecco il palazzo del trono, sormontato da una splendida torre di 60 metri, ecco i padiglioni dei principi, le stupe, le pagode, i templi. Ecco ricami di pietra, profusione di ori, arditissime guglie, mitiche sculture. E ancora piante esotiche, singolari decorazioni, meravigliosi e geometrici giardini… Il tutto concorre a creare un ambiente magico, dove si respira un’aria di religiosa serenità e di mistero. Si ha poca voglia di parlare e molta, moltissima di guardare. Quando arrivammo alla pagoda d’argento… “a l’alta fantasia qui mancò possa”. È un’incredibile costruzione, pavimentata da 5000 mattonelle d’argento del peso di oltre un kg ciascuna. La grande aula sacra è impreziosita dai doni offerti ai re nel corso dei secoli. Ma la meraviglia maggiore è costituita dalla statua d’oro del Budda: pesa 90 kg ed è ricoperta da 9584 diamanti… “Alla faccia della povertà di gran parte della popolazione!”, non si trattenne dall’esclamare don Battista.
Qui conobbi anche l’albero del pane. Maestoso e gigantesco che produce un frutto commestibile: “Dalla polpa ricca di amido si ricava una farina usata per il pane, i biscotti, ed altre leccornie”. Avevo davanti un albero decisamente imponente con una gran chioma verde. “Può raggiungere i 20 metri di altezza!”.
Un’altra delle sorprese, stavolta in negativo, mi si presentò alla vista a poca distanza dai bagliori dei palazzi reali. Si tratta… sì, dei palazzi dei poveri. Lungo il fiume Mekong, “la Madre delle Acque” che attraversa la città, proprio nel tratto più vicino alla cittadella reale, una serie di baracche fatiscenti, addossate l’una all’altra, sembravano urlare tutta la disparità vigente tra i due mondi, quello dei regnanti e quello dei sudditi.
Il governo aveva tentato più volte di far sparire quell’obbrobrio dalle vicinanze della città nobile, perché costituivano e costituiscono tuttora un pugno nello stomaco per i turisti che ormai da ogni parte del mondo accorrono a Phnom Penh. “Hanno tentato con le buone e con le cattive!”, diceva la mia fedele guida. “Quali sono stati i metodi cattivi?… Scusami la curiosità morbosa, ma abbiamo tutti dentro un po’ di sadismo, e…” “Tranquillo. È una curiosità legittima. Un bel… anzi un brutto giorno d’improvviso arriva una squadra di poliziotti. Fortunatamente nelle baracche non c’erano che poche persone, perché quasi tutti erano in giro per la città chi al lavoro chi a cercarne uno, chi ad arrangiarsi come poteva. Senza tante cerimonie, appiccano il fuoco alle catapecchie, riducendo tutto in cenere. Speravano in una pulizia definitiva, ma si sbagliavano di grosso. Un mese dopo i tuguri erano tornati al loro posto, se possibile più malandati di prima…”
Un’altra tappa di quella giornata fu la visita alle suore di Madre Teresa di Calcutta e ai tanti loro bambini, alcuni piccolissimi, figli di genitori con l’AIDS e molti sieropositivi anch’essi. Fu emozionante. I bimbi ti si stringevano addosso quasi avessero trovato un papà. I salesiani vi fanno servizio liturgico e apostolico.
Infine un’occhiata al mercato.
Rimando alla foto… per rendersi conto di che cosa si tratta! Se a qualcuno piace, s’accomodi.