SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI    

di Giovanni Russo bioeticalab@itst.it

 

Non si può non amare la vita, non si può rinunciare alla vita, non si può gettar via il dono più bello.

MI HAI FATTO… UN PRODIGIO

È grande la verità della vita: Dio vi ha impresso la sua bellezza. La sinfonia della vita riempie l’universo. Dio ne è l’autore e l’uomo la più bella melodia. La vita è un dono che va a sua volta donato.

 

La bellezza della naturaLa bellezza della natura e l’immensità dell’universo a contatto con il cuore umano generano una sinfonia che riempie di stupore l’esistenza. Tutte le cose attorno a noi parlano, sprigionano una luce interna, ci coinvolgono con il loro esserci, ci interpellano con il loro senso. C’è una verità interna alla vita attorno a noi che fa domande sulla verità della nostra esistenza. C’è una bellezza misteriosa, indicibile, ineffabile, infinita che traspare dall’immensità e dalla profondità del cielo, dallo splendore del sole e della luna, dalla tenerezza che si schiude a contatto con le creature e negli occhi degli animali. Quanto è grande la verità della vita! Quanto stupende sono le creature! Quanto immenso è il senso che le avvolge! La vita: mistero inesprimibile di ordine e di bellezza…

 

IL PRODIGIO UMANO

 

Inevitabilmente, lo sguardo si volge verso l’essere umano che, pieno di ammirazione, percepisce la “presenza” di sé in mezzo a tanta magnificenza, si vede immerso nella natura e perduto, ma non abbandonato, nell’immensità dell’universo creato; si riconosce presente e operante nello spazio e nel tempo e sperimenta di essere capace di accogliere il creato nella verità della sua vita, del suo “piccolo immenso”. Spontanea sorge allora dalle sue labbra la preghiera del salmo: “Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio, sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo” (Sal 139,13-14). E se è vero che l’uomo in qualche modo riesce a percepire la profondità interna alle creature, è altrettanto vero che solo Dio conosce la verità ultima interna a esse, il senso delle sue meraviglie e dei suoi stupori, perché è Lui che dentro al cuore dell’uomo ha posto il suo fascino e la sua attrattiva, la sua grandezza e la sua verità. Allora, tutta la vita, non solo quella umana ma quella dell’intero universo, diventa parola e messaggio: Dio ha progettato la sinfonia del cosmo per manifestare ciò che Egli è, puro dono. Donarsi nella reciprocità è ciò che chiede tutta la creazione; accogliere la bellezza del giardino dell’universo è accettare il dono e riconoscerlo nel più profondo come degno di ogni stima e di ogni cura.

 

DALL’INCONTRO LA STIMA

 

La stima e la cura del dono della vita nascono dall’incontro con la bellezza che coinvolge, anzi, che avvolge totalmente l’essere umano, perché è una bellezza totalizzante, è una infinita avvenenza colma di un altrettanto infinito amore, è il dono che Dio fa di se stesso alle sue creature, dono che abbraccia e riempie totalmente ogni vivente. Lui è amante della vita perché attraverso di essa si dona e s’incontra con l’uomo, che è l’espressione più alta  della creazione: “Tu, o Dio, ami tutte le cose esistenti. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, o Signore, amante della vita” (Sap 11, 24-25).

L’amore di Dio per la vita diventa così il modello perché l’essere vivente sia sollecito della propria vita, della vita del proprio fratello e di quella degli altri esseri viventi fino al sacrificio di sé. Amare è l’essenza di Dio, ma è anche  il verbo dell’uomo e amare la vita è uno dei suoi grandi imperativi, il punto di partenza sicuro per una vita degna di essere vissuta. L’amore di Dio per la vita consente un incontro veritiero dell’uomo con l’uomo e dell’uomo con il suo Creatore, e consente quell’autostima che permette a ognuno di non perdersi di fronte alle difficoltà, di affrontare coraggiosamente gli ostacoli e superare inconvenienti e contrarietà, sapendo che “lassù Qualcuno ci ama!”.

In fondo, l’uomo è ben poca cosa di fronte alla misteriosa immensità dell’universo…  ma Colui che per amore ha “inventato” la vita umana e poi lui stesso l’ha assunta, benché piccola e fragile a confronto della Sua, ha aperto la strada perché la “piccola” vita dell’uomo possa imboccare il sentiero verso la “grande” Vita, e salire fino a Lui, superando i limiti degli angusti sentieri umani: “Se guardo il cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato; gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8, 4-7).

 

LA VITA DONO E IMPEGNO

 

Di fronte al dono dell’incontro con la bellezza totalizzante, colma d’infinito amore, l’uomo può raccogliere la propria “presenza” e la verità della sua vita, impegnandosi a difenderla sempre e dovunque. E’ vero, si vive in condizioni di fragilità e di prova per cui ogni vita rischia di perdere i contorni della sua verità e del suo fascino, al punto di arrivare alla tentazione di rifiutarla perché troppo dura, di preferire la morte alla vita. Allora, la bellezza si offusca e della gloria si raccolgono solo le rovine. Ma fortunatamente Dio è fedele ai suoi impegni, e non diminuisce la stima per la vita, anche se l’uomo diminuisce la sua per il Creatore della vita. Egli fa crescere la vita e continuamente la rinnova: ovunque la morte è  sempre vinta dalla vita, anche quando sembra il contrario, anche quando la sofferenza spezza tragicamente una singola vita… All’uomo resta dunque il compito di accogliere la continua novità del dono, che proprio perché è sempre nuovo è anche sempre da scoprire, consapevole che il Dio amante della vita manifesta la sua stima per essa seminando ovunque una speranza che non verrà mai meno.