VARIA
di Lorenzo Angelini
Il futuro? Un’opportunità, ma anche una responsabilità: quello che i nostri figli raccoglieranno dipende anche da ciò che adesso seminiamo.
Niccolò Fabi benché solo 38enne, raggiunge i 10 anni di carriera e li ricapitola in un doppio CD dal titolo Dischi volanti. Non mi soffermo sul contenuto della raccolta – di altro non si tratta che del riassunto in ordine cronologico dei quattro album finora pubblicati – se non per apprezzare la possibilità di riascoltare vicini alcuni gioielli come Sangue del mio sangue, È non è, Oriente. Quello che coglie nel segno è il brano nuovo, l’inedito, che, come le mode dei tempi impongono, fa da traino alla raccolta, ed è collocato insolitamente in coda alla stessa e non in apertura: Milioni di giorni.
Il testo di questa canzone mette sul tappeto un tema che sembra scomparso dal sentire comune: il futuro. Specialmente per i giovani, oggetto del continuo richiamo al “carpe diem”, il domani, l’avvenire, è ormai un argomento logoro, stressante, quasi tabù; ma anche tra gli adulti sovente si parla del futuro solo per delineare scenari catastrofici. In Milioni di giorni, invece, c’è il richiamo a usare equilibrio e saggezza in tutte le scelte, personali o politiche che siano, per dare modo a chi ci seguirà di trarre strumenti per imparare a capire / milioni di sogni / milioni di segni / per milioni di giorni / ancora.
Nella musica, la melodia e il ritmo, da subito incalzanti, sembrano “suonare la sveglia” in accordo con i primi versi: non c’è più tempo per aspettare / non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare;il movimento, in seguito, non si placa, dando alla canzone il tono di un severo avvertimento, quasi di una protesta. L’interpretazione, smaniosa e frenetica nella strofa, più limpida nel ritornello, rafforza la perorazione del testo. L’arrangiamento, pur avvalendosi di soli batteria, basso e chitarre, è denso, alla maniera della musica psichedelica degli anni ‘60-’70: suoni liquidi, allucinati, penetranti, artificiosi. Sembra percepirsi il richiamo a un’idea del futuro positiva e fiduciosa, molto in voga in quel periodo. Ma nei versi finali (che sono quasi una massima filosofica) tutto è più ambiguo: la melodia più contorta, l’interpretazione più sommessa e l’arrangiamento ancora più denso. E sembra comparire lo spettro di quella grande Utopia che era (ed è ancora) il Progresso
Non c’è più tempo per aspettare
Non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare
Non puoi vedere solo il bene / Non puoi temere solo il male
Non confondere il mondo con una regione
Non confondere il denaro con la ragione
Perché mio figlio dovrà sapere
Perché mio figlio dovrà sperare
Perché mio figlio dovrà imparare / a capire
Milioni di sogni / Milioni di segni
Per milioni di giorni / ancora
Non nascondere a nessuno / il pensiero e la dignità
La minoranza non è una debolezza / La maggioranza non è una qualità
Ma la voce più convincente / è spesso quella che ti spiega meno
Perché conforta non ti contrasta
Ti dice solo quello che vuoi sentire
Ma mio figlio dovrà sapere
Ma mio figlio dovrà sperare
Ma mio figlio dovrà imparare / a capire
Milioni di sogni / Milioni di segni
Per milioni di giorni / ancora
Il tuo pensiero / la tua esistenza
L’infinito umano è tutto qui