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Salesiano... ab immemorabili. Fu direttore in varie case. Durante la II Guerra Mondiale fu cappellano militare… con le truppe alleate, sul fronte di Cassino nel 1943. Dall’alto dei suoi 93 anni è l’unico cappellano superstite
Lei, don, è stato cappellano militare. L’ha chiesto o gli è stato ordinato?
I cappellani erano in genere dei volontari… eccetto io, che fui mobilitato dal Ministero della Guerra con tanto di cartolina precetto. Così mi ritrovai cappellano del Corpo Italiano con il grado di tenente.
Come fu l’impatto con la guerra?
Drammatico, e dico poco. Fui inviato sul fronte di Cassino e vi arrivai quando già cannoneggiavano il monte. Appena sceso dall’ambulanza con la quale avevo viaggiato – era l’8 dicembre 1944 – mi affrontò un ufficiale superiore: “A cappellà, c’è già lavoro per te!”. E mi portarono un soldato morto. Era il primo di quella battaglia.
Eravate in parecchi cappellani?
Sì, e un giorno che eravamo riuniti, scherzando un po’ qualcuno mi disse ridendo: “Don Costantino, quando morirai ti faremo un funerale superbo!”. “Vi seppellirò tutti” replicai ridendo. Beh, è stata una profezia: sono l’unico superstite.
S’è mai trovato in pericolo?
Il pericolo era il nostro abituale compagno: le cannonate arrivavano come le caramelle. Mio compito era raccogliere i feriti e seppellire i morti. Sul fronte adriatico a Macerata ne ho seppelliti 42… Tra cui anche un mio collega cappellano…
Ricorda qualche episodio?
Il 16 dicembre del 1943 mi portano un soldato già irrigidito dal rigor mortis . Uno dei portantini mi dice: “Tenente, boh, è rigido ma sembra caldo!”. Chiamai il tenente medico… Nel mentre un soldato ferito e sanguinante grida: “Hanno preso l’ultima quota. Abbiamo vinto”. Allora il ‘morto’ si alza a mezzobusto e: “Bravi!”, dice. Immagina come rimanemmo. Un’altra volta ho visto rientrare tre soldati di pattuglia. I due ai lati reggevano quello al centro che stringeva tra le mani l’elmetto all’altezza della pancia. Gettai un’occhiata: l’elmetto era pieno delle sue viscere, fuoriuscite da una ferita che gli aveva aperto la pancia…
E… finita la guerra?
Fui chiamato nella sede Centrale dei Combattenti e Reduci… con compiti ispettivi, fui Segretario Generale dell’Associazione Cappellani Militari d’Italia e… fioccarono i riconoscimenti: due commende al Merito della Repubblica, e dell’ordine equestre del Santo Sepolcro; due medaglie da “Cavaliere”, ma non ho mai avuto un cavallo; due croci di guerra.
Già la guerra… che ne dice?
Chi non vuole la guerra è chi l’ha fatta!