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Direttore
Nato metalmeccanico con il pallino della poesia, il signor Nello Governatori ha scalato la notorietà fino ad arrivare alla Corrida di Corrado. È un vecchio lettore del Bollettino Salesiano e… un personaggio “sui generis”. L’abbiamo intervistato.
Signor Nello, lei è romano di Roma?
Der quartiere San Lorenzo!
Come è venuto in mente a un metalmeccanico di fare…
… il poeta? Perché ho conosciuto e frequentato autori “di lusso” che mi hanno concesso la loro amicizia. Parlando con i vari Fabbrizi, Ronci, Durante, Giuntini ho sentito anch’io la spinta a esprimermi in versi. Un’altra spinta me l’ha data il giornale Il Rugantino, con cui ho collaborato.
Il suo poeta preferito tra i dialettali?
Non apprezzo il Belli. Le parrà strano, ma io ho sempre amato la poesia “pulita”: non concepisco parolacce e sporcherie verbali. E, come sa, il Belli ci va giù duro, in molte occasioni sia con il linguaggio diretto sia con quello allusivo. Preferisco Trilussa. Da parte mia ho scritto tanto, ma mai un insulto, una parolaccia, un’allusione men che castigata. Si può essere poeti anche senza indulgere al sensazionale.
Se si dovesse raccontare come poeta, che cosa direbbe?
Niente direi! Le farei solo leggere “Er dialetto in lavatrice”. Lì c’è tutto.
Sappiamo che ha partecipato alla Corrida…
… di Corrado, sì. Nel 1970, e ho letto una mia composizione: “Er miracolo e la grazzia!”. Vuole sapere com’è andata? Ho vinto 20 gettoni d’oro da 24 carati per un peso di circa 245 grammi.
… Che ne ha fatto se è lecito?
Mi ci sono messo a posto i denti. È stata una fortuna per me.
Signor Nello, lei è tutto pepe, e ha una gran voglia di parlare:
Ho fatto pure er fotografo, ho scritto su Rugantino e… so’ lettore der Bollettino Salesiano da ’na vita.
Compone ancora?
Eh, no! Non c’ho più stimoli, perché la società non apprezza più come prima il poeta dialettale, e non trovi un solo editore disposto a pubblicare un verso!
Dobbiamo congratularci, ma è stata un’ora di splendida conversazione, dove la parte del leone l’ha fatta lei.
Già basta?… C’ho ’na vita da raccontà!
Nota: Scriviamo per i lettori 4 delle 8 strofe della poesia da lui stesso citata “Er dialetto in lavatrice”.
Ciò ‘na fortuna che me pare un sogno!
So’ nato a Roma e so’ San Lorenzino!
Te parlo un romanesco “RUGANTINO”,
arguto e schietto e nu’me ne vergogno!
Perché è un dialetto de prestigio e gròria
Che Roma ha conquistato ne’la storia.
Però da bôn romano, te preciso,
benché er dialetto lo rispetto in pieno,
che te rinnego quer frasario osceno
che, ner sentillo t’arrossisce er viso!
M’accetto solo quello decoroso,
degno der popolano dignitoso!
Ch’er vero Autore mostri la risorza
de un “léssico” preggiato e urtra espressivo;
d’infinità loquace, alegro e vivo
d’estrosità compreta e arguta forza!
No cór frasario misero e ristretto
D’un trivio irriverente alquanto gretto
Romano, nu’ vordì d’esse un zozzone,
parlanno un romanesco d’indecenza!
Millanta autori, degni d’evidenza,
già cianno dato la dimostrazione!
Perché chi ha da sentì ’sto ber dialetto
Deve capì ch’è degno de rispetto!