IL PUNTO GIOVANI
di Carlo Di Cicco
La lontananza di Mosè dall’accampamento indusse gli israeliti a chiedere un “simulacro” di Dio, e Aronne approntò per loro un vitello d’oro...
La Bibbia è piena di storie di
simulacri. E narra pure del disappunto del Dio vivente per ogni intreccio tra
il cuore dell’uomo con qualsiasi tipo di simulacro. C’è perfino un avvertimento
nel Nuovo Testamento a guardarsi dagli idoli. Essi possono annidarsi perfino in
coloro che si dichiarano credenti in Dio e si mettono alla sequela di Gesù.
Capita pure, oggi, che siano gli stessi cristiani a creare veri e propri simulacri di cui farsi prigionieri. A volte possono essere le cose più belle e più sacre che vengono percepite quali simulacri vuoti, perché le scelte del cuore sono altrove. La dissociazione tra vita e rito – sacro o profano – crea l’illusione di stare nel giusto e di poter giudicare gli altri sino ad alzare la forca.
Ci si può trovare a parlare di famiglia, difenderla, lottare sul piano legislativo, sociale, politico e in realtà si difende un simulacro, una realtà svuotata dei significati originari. Gli uomini sono abili nel farlo perché nel loro cuore è in corso lo scontro perenne tra il bene e il male.
La famiglia è una di quelle realtà più a rischio di evocare realtà molto diverse tra loro. Su di essa esiste una speciale inclinazione per renderla un simulacro epico di battaglie e scontri. Già nella prima famiglia del mondo, quella di Adamo ed Eva, si era incuneata la morte violenta. Ma non per questo veniva meno il disegno di Dio sull’unione dell’uomo e della donna, pensata e radicata su un progetto di solo amore.
La babele delle lingue sulle grandi realtà umane e religiose non aiuta a liberarci dai simulacri.
È l’educazione e la formazione la via più umana ed efficace per smobilitare le immense energie impiegate dietro ai tanti simulacri che tornano comodi per mille interessi. Le stesse offerte a Dio non sono gradite all’Altissimo, quando sono le semplici labbra a offrire il sacrificio. Egli desidera un cuore pentito piuttosto che agnelli sgozzati; un cuore di carne che sottoscrive un’alleanza d’amore.
I simulacri diventano battaglie, ma non riscaldano il cuore. Anche la mobilitazione cattolica in difesa della famiglia rischia di non essere recepita e compresa per quello che vuole essere: un ritorno alla coerenza di vita richiesta dal sacramento che irradia fiducia nella formula proposta.
Si presume in partenza che sia comunemente compresa la proposta cristiana all’interno di una società che non è più cristiana, ma di cultura e religioni plurali.
Una presenza politica che si radicasse nella liturgia, cuore della vita cristiana, dovrebbe aiutare una mentalità che affina la coerenza e incoraggia a credere in forza della testimonianza più che agli obblighi di legge. La legge non tutela la vitalità dei valori cristiani. Purtroppo la liturgia per i cristiani è uno dei tanti obblighi e neppure tanto graditi.
Occorrono più educazione e meno leggi per aiutare la proposta di una famiglia cristiana animata dal sacramento, a rifiorire nel mondo pluralista (che è un bene) ma tanto disorientato che è un male.
Sarebbe interessante che il mondo cattolico, in tutte le sue articolazioni e sensibilità costruisse un patto educativo, condiviso e fondato sulla prevenzione (che è pure capacità di libera responsabilità), ove impiegare più energie di quante ne vengono impiegate ora rispetto al terreno politico. Dove politico, oggi più di ieri, sta per interessi particolari che seminano antiche e grandi parole come socialismo, democrazia, svuotate dei loro contenuti più alti. Per recuperare senso e tornare a convergere sul bene comune si deve far ripartire una grande alleanza educativa.
Non sarebbe male riflettere un po’ sul perché tanti giovani girano al largo dalle nostre battaglie e, quando vi si trovano dentro, non di rado hanno paura della libertà e della responsabilità.