100 anni fa
Don Antonio Malan, missionario in Brasile, poi vescovo di Petrolina, fa un interessante studio sulla religione della primitiva tribù dei bororo, riportata nel BS di aprile 1907. L’interessante excursus presenta l’Ente ignoto, dio primitivo del popolo, che dopo l’irruzione degli spiriti protettori Tupá, Bope e Mareba, viene percepito come estraneo e ostile, perché Dio dei civilizzati e non degli indi. Offriamo un breve stralcio.
Nei cieli vi sono tre spiriti nostri protettori e un quarto di ordine inferiore. Essi sono Tupá, Mareba, Bope e Hayge… Ecco quello che ci dissero: Vi ha nel cielo un Essere che non conosciamo e il cui nome non possiamo pronunciare; a lui fan capo le anime dei braides (dei civilizzati) nostri nemici. Questo Essere ignoto è molto potente e buono, ma non è nostro, poiché ama e protegge solamente i braides e gli indii che rinnegarono la loro religione, i quali, dopo morte, saranno trasportati al cielo dalle anime dei civilizzati. Ma guai al bororo che pensi di farsi braide! Non tarderebbero le anime dei nostri bari a togliergli l’esistenza, e l’infelice non andrebbe più a riposare presso suo padre e sua madre! Sono benefattori nostri la pioggia, la notte il sole la luna le stelle. I venti pure ci amano, ma spesso ci molestano coll’eccessivo calore o col troppo freddo. L’Ente ignoto non è nostro e quindi non lo amiamo e nessun borro deve amarlo. Voi dovete amare soltanto le nostre divinità e le anime dei nostri padri, se non volete soffrire il castigo dei rinnegati. Il rinnegato sarà scacciato dalle nostre tende e troverà in ciascuno di noi un crudele nemico pronto a togliergli la vita al primo incontro. Le sue ceneri saranno disperse al vento, le sue carni abbandonate alla voracità del pobureus (corvi).