VIAGGI

di Giancarlo Manieri

Iniziamo con questo numero la cronaca del viaggio nelle terre del nuovo beato, Ceferino Namuncurá.

CHI ERA COSTUI?

Un giovane patagone della tribù dei mapuche lo scorso 11 novembre di fronte a una folta delegazione di salesiani arrivati anche dall’Italia e da altre nazioni, è stato dichiarato “beato” dal papa Benedetto XVI, con una cerimonia presieduta dal cardinale Segretario di Stato il salesiano Tarcisio Bertone.

 

Cartina della PatagoniaCeferino o Zeffirino non è uno sconosciuto, certamente non per i salesiani e, soprattutto in Patagonia, nemmeno per il popolino. Il suo nome e la sua figura in Argentina stanno alla pari con quelli di Domenico Savio e Laura Vicuña. Anzi, si può affermare senza tema di smentita che il figlio del cacicco Namuncurá sia più popolare degli altri due. Una serie impressionante di profili biografici e innumerevoli scritti, articoli, testimonianze, riflessioni, relazioni di grazie, lettere e addirittura fumetti testimoniano questa sua straordinaria e sorprendente “presa” sulla gente. L’appellativo di “santo”, ancora abusivo, è tuttavia nel linguaggio comune. Ed è, questa, una cosa del tutto singolare della quale ho cercato di rendermi conto durante tutto il viaggio, attraverso interviste, domande estemporanee, fotografie, visite, letture, osservazioni e quant’altro, fatte nelle terre dei mapuche (a proposito, il vocabolo significa “la gente della terra”), e presso la tribù di Ceferino.

TANTE BIOGRAFIE

Intanto le biografie su questo figlio della pampa patagonica sono una cinquantina. Davvero molte per un adolescente tutto sommato abbastanza normale, morto a 19 anni di tbc. Ho avuto il sospetto che fossero stati i salesiani a “forzare” sulla santità di Ceferino e a mitizzarlo. Errore! Mi sono convinto che essi non hanno influito più di tanto, ma non so dire il perché di questa sorprendente ribalta del figlio di Manuél gran cacicco della “gente della terra”. È anche vero che alcuni di questi “ritratti” sono un po’ passati, piuttosto oleografici e oltremodo spiritualistici, ma molti sono ineccepibili dal punto di vista storico e metodologico.

L’ultima biografia che conosco, “La sangre de la tierra”, risale all’anno 2000, scritta dal salesiano Ricardo Noceti con rigore e senza indulgere a fronzoli neoromantici, un vero studio che valorizza l’“indigenità” di Zeffirino e tenta una risposta alla sensibilità contemporanea, superando l’aneddotica e la retorica per scoprire la vera personalità del “cariñoso” figlio della pampa. L’autore ha interrogato la gente, quella stessa che ha voluto “santo” Ceferino ben prima che lo volesse la Chiesa, quella stessa che continua imperterrita a pellegrinare annualmente alla sua tomba, presso il santuario di Maria Ausiliatrice di Fortin Mercedes e al suo villaggio nativo di Chimpay.Tuttavia la sua beatificazione ha dato nuovo impulso agli scrittori e altri saggi stanno arrivando o sono arrivati nelle librerie. Ceferino, dunque, El Lirio de las Pampas - il giglio della pampa - come titola una sua biografia, considerato santo ben prima che fosse ufficialmente iniziato il processo per portarlo sugli altari che data dal 1944, Il 22 giugno 1972 fu dichiarato venerabile e l’11 novembre 2007 beato.   

LA TERRA

Un vecchio salesiano, interrogato sulla terra del giovane mapuche, risponde senza esitazione: “Es una tierra admirable y aterradora”, terra di avventurieri e pirati, di pionieri (anche tanti salesiani) e ricercatori, di briganti e militari, di coloni e missionari. Tra questi ultimi i più numerosi sono stati certamente i figli di Don Bosco che hanno dato il nome a città (come Stefenelli), a laghi (come il Fagnano), a musei (come il Borgatello o il Vecchi), a isole (come la Marchesotti), a monti (come cerro Vespignani o cerro Milanesio) a quartieri, strade, monumenti, chiese, piazze, ecc. “Y tambien es tierra de conquista”. In effetti le sorti della Patagonia iniziarono la loro evoluzione fin dal 1520 quando Magellano l’avvistò nel suo giro di circumnavigazione del globo. Le selvagge popolazioni della pampa sarebbero state lentamente ma inesorabilmente emarginate dalla prepotenza dei “conquistadores” bianchi. “Tierra del frío y del viento, tierra de atracción y repulsión…”. In questa terra ”dura”, in questo clima freddo e ventoso, dove la vita è ardua e dove l’occhio spazia a contemplare panorami di sconfinata bellezza, in uno sputo di villaggio sperduto nella pianura del Rio Negro, ha visto la luce Ceferino. Di lui cercheremo, in questo 2008, di scoprire le radici, la gente, le tradizioni, la storia e le storie…  (continua)