FMA
di Graziella Curti
Circa quattrocento giovani, provenienti dalle terre asiatiche, sono convenuti, nell’estate scorsa, a Canlubang, un’ora da Manila, per celebrare la vita e riscoprire la ricchezza di essere giovani, oggi, in Asia.
È
un sogno lungo due anni, che ha iniziato a realizzarsi con l’arrivo di ragazze,
ragazzi, FMA e qualche SDB da 13 Paesi diversi. Nelle terre di origine, tutti
questi giovani, insieme con le FMA, hanno organizzato, fin nei dettagli,
l’incontro, che si è rivelato subito coinvolgente e armonico, nonostante le
differenze di cultura fossero molte. Scopo di questa assemblea è stato quello
di preparare il terreno per la nascita del Movimento Giovanile Salesiano nelle
diverse terre. Dare il gusto di stare e lavorare insieme, hanno pensato le
suore Figlie di Maria Ausiliatrice, è il modo più adatto per dare vita,
localmente e in accordo con i fratelli salesiani, a quel MGS, che
già ha contagiato tanti giovani in varie parti del mondo.
Impressionante la sfilata dell’inizio, con bandiere e costumi dell’Indonesia, Papua Nuova Guinea, Myanmar, Cambogia, Timor Est, Vietnam, Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Cina (Hong Kong), Macau, Taiwan e Filippine, che si è presentato, naturalmente, con il maggior numero di partecipanti, essendo il Paese ospitante.
Un unico comune denominatore: il clima gioioso e impegnato delle case salesiane, unito allo spirito di famiglia che viene dalle fonti originanti di Valdocco e Mornese.
“L’icona dell’incontro - racconta suor Runita Borja, membro dell’équipe di Pastorale giovanile del Consiglio generale - è il ragazzo dei pani e dei pesci tratto dal Vangelo. Il giovane che, con il suo semplice apporto, dà modo a Gesù di compiere il miracolo della moltiplicazione, per rispondere alla fame di un popolo”. Anche i giovani dell’Asia si sentono spesso inermi di fronte alle sfide di una società complessa. Nelle loro terre si stanno combattendo da anni le guerre più devastanti. I cristiani si sentono isolati e minacciati nella loro minoranza. Il numero dei suicidi giovanili è in aumento nei Paesi più ricchi. Tra gli emarginati e gli ultimi impazzano invece la criminalità e la prostituzione.
Tali piaghe sono state riconosciute durante l’incontro. I partecipanti le hanno guardate in faccia con il tipico coraggio giovanile e le hanno chiamate per nome nei laboratori sui vari temi che interpellano la vita. Si sono messi a confronto con le luci e le ombre del mondo dei media, con le sfide dell’ecologia, con la volontà e la fatica del dialogo interreligioso, con il valore della vita dal suo nascere fino al suo esito, con l’urgenza e la difficoltà della pace, con la passione del volontariato.
Non è stato dato spazio alcuno alla teoria. Tutto era saldamente radicato nelle storie personali e concrete dei partecipanti, che non hanno mai parlato per sentito dire. Infatti, per i giovani di Timor la guerra civile non è stata e senz’altro non è una fiction, e per quelli provenienti da Myanmar è una realtà dolorosa la dittatura militare del loro Paese che non rispetta nessuno, nemmeno le persone più venerate del paese come i monaci buddisti.
Ma davanti a questa fame di verità e giustizia dei loro popoli, i giovani dello Youth Camp asiatico hanno trovati i pani evangelici da donare.
“Fare festa è facile, ma è la vita che conta”; in questo motto, risuonato più volte durante l’incontro, sta il segreto della spiritualità salesiana, che è incarnazione vitale nel quotidiano. E appunto nell’organizzazione dell’evento hanno trovato spazio momenti di esperienza diretta in luoghi specifici dove si elaborano e si applicano strategie a favore della vita.
Per i partecipanti al laboratorio dei media è stata proposta una visita alla più nota stazione TV delle Filippine. Gli amanti dell’ecologia sono stati al Centro protezione uccelli. Una celebrazione interreligiosa è stata la meta dei partecipanti al laboratorio del dialogo. La visita a una casa per anziani è stata proposta a chi aveva scelto di riflettere sul valore dell’esistenza dal suo nascere al suo morire. Quelli del laboratorio del volontariato sono andati ad aiutare nella costruzione di una casa per i poveri; hanno sudato sotto il sole passandosi semplicemente un mattone di mano in mano. Gesti piccoli, ma che messi insieme possono dar vita a nuove realtà, a un cambio di rotta atteso forse da molti, ma che può avvenire soltanto se ci si mette insieme.
Proprio per questo, suor Maria del Carmen Canales, Consigliera generale per la Pastorale giovanile, ha presentato ai giovani il progetto appassionante della spiritualità salesiana, che trova radici in tutte le terre del mondo e vuole situarsi ancora più fortemente in Asia attraverso il Movimento giovanile salesiano, capace di mettere insieme le energie di tanti giovani e contribuire al cambio della vita di ognuno e di conseguenza a una novità in campo sociale.
Durante l’incontro, sono stati riscoperti i tesori dei popoli asiatici e, attraverso l’esercizio della lectio, applicato al Vangelo, ma pure alla memoria della tradizione salesiana e alla storia delle varie culture, si è preso coscienza del valore della condivisione, di un salire in cordata per raggiungere insieme la vetta che è Cristo, vita in abbondanza per tutti.
La dimensione della festa, della danza, del canto, della poesia, irrinunciabile in un ambiente salesiano, si è particolarmente espressa nelle serate, preparate a turno dai vari Paesi. Nella quiete della notte orientale, attorno al falò, o alla luce discreta delle candele, è pure nata la preghiera, sempre sul tema della vita, una parola scritta in varie lingue, che in quei giorni, dalla Babele della diversità, è giunta a farsi unità nell’esistenza di un’Asia giovane che sa ancora sognare.