COME DON BOSCO - L’educatore

di Bruno Ferrero

I BISOGNI IRRINUNCIABILI DEL BAMBINO

Di che cosa ha veramente bisogno il bambino? Bastano i beni materiali?

 

Finché si tratta di beni materiali la risposta è facile e dal punto di vista finanziario imponente. Gli spot pubblicitari della televisione sono al riguardo un promemoria ossessivo. Troppi genitori sentono il peso e la tensione di dover fornire ai figli cose su cose.  Più difficile identificare i requisiti fondamentali che possono garantire un sano ed equilibrato sviluppo umano al più affascinante dei cuccioli di mammifero. Eccone alcuni.

Amore: questo chiede un bambino1. Amore come espressione normale di un dono inestimabile. Maternità e paternità non sono solo eventi biologici, ma un’esperienza unica. L’amore chiaramente comunicato è il dono più prezioso, la gioia che aiuterà il bambino nella vita, la consapevolezza e la speranza di essere amato per se stesso e di poter amare ricambiando il dono ricevuto. Solo l'amore consente di crescere provando l'amore per gli altri, per gli animali, per il sapere, per le re­gole e per il rispetto. Solo chi si sente profondamente amato amerà.

2. Costanti relazioni di accudimento, attenzione e presenza. Il tempo dei genitori è il bene più prezioso. Il bambino cerca subito di “entrare in contatto”. Questa relazione incoraggia il calore, l’intimità, il piacere, ingredienti per la nascita di un forte senso di autostima nel futuro e per la motivazione a imparare. Perché, come dice Arthur Janov: «Le coccole fanno maturare il cervello». Dalle prime interazioni emotive non trae origine solo il pensare, ma anche il giudizio morale di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Per questo i bambini non possono passare troppo tempo da soli.

3. Protezione, sicurezza fisica e relativa normativa. Il bambino ha bisogno di un ambiente tranquillo, protetto e sicuro in cui sappia perfettamente quello che deve fare e quello che non deve fare. Molti genitori, medici, insegnanti e politici si chiedono perché sia in aumento il numero di bambini con problemi di attenzione, con­trollo degli impulsi, linguaggio, incapacità di apprendimento, in­stabilità d'umore e disturbi evolutivi che interferiscono con il relazionarsi, il comunicare e il pensare. Non c’è probabilmente un fattore specifico, ma una specie di rischio cumulativo, dovuto a un ambiente caotico, aggressivo, malsano, inquinato. Il comportamento di un bambino “disorganizzato” può stressare l'a­dulto che si occupa di lui e creare il potenziale per una catena di problemi sempre più gravi.

4. Guide e modelli affidabili. Istintivamente il bambino “prende per mano”. Può affrontare i passaggi della vita se ha la compagnia e il sostegno di una guida che conosce la strada. I bambini imparano solo quello che vivono e hanno bisogno di genitori ed educatori che affermano con  sicurezza: «Puoi fidarti di me».

5.Rispetto delle differenze individuali. Un bambino è sempre unico. L’educazione è una sorta di abito su misura. Questa attenzione è necessaria soprattutto per l’apprendimento scolastico. Tutti gli esperti sono concordi sul fatto che per un’appropriata crescita mentale, le esperienze devono essere ritagliate sul sistema nervoso centrale “che differisce da bambino a bambino”. Troppo spesso si applicano schemi approssimativi in cui vengono  mortificate e spente le qualità e le risorse individuali. La sofferenza e il disadattamento che ne consegue possono essere terribili.

6.Rispetto dei tempi di crescita. I bambini superano le tappe evolutive a velocità molto diverse. Mettere fretta al bambino, in qualsiasi periodo, in realtà può far sì che egli rallenti. La fretta si paga a caro prezzo. La base che viene gettata è traballante. Una casa costruita troppo in fretta crollerà alla prima tempesta.

7.Regole chiare, limiti ben precisi. Se si considera la disciplina come un insegnamento, e la si trasmette con grande empatia, i bambini si sentono bene quando osservano tale disciplina. Sapere di essere la luce degli occhi di qualcun altro è una sensazione che nutre e infonde calore. Quando que­sto bambino riceve uno sguardo di disapprovazione per aver picchiato la sorella, sperimenta un senso di perdita perché perde la considerazione positiva che aveva ricevuto quando si era comportato bene. Se non pro­vasse mai questi sentimenti positivi, non vi sarebbe alcun senso di perdita o di delusione che possa spingerlo dall'interno a cambiare il suo com­portamento.

8.Perdono e possibilità di ricupero. Sbagliare fa parte dell'esperienza della vita. I bambini devono assolutamente sapere che si può sempre ricuperare la stima e l’amore, che è sempre possibile cambiare, essere perdonati e risolvere i problemi.

9. Comunità stabili e continuità culturale. Elemento troppo spesso trascurato e invece importantissimo. Nessun bambino può crescere isolato. Ha il bisogno assoluto di condividere  simboli, valori, idee, di sentirsi parte di un “noi” positivo che non distrugga quanto ha imparato in famiglia. Ogni bambino ha bisogno di “comunità”.

10. Spiritualità, valori morali, religiosità,  speranza.  I genitori devono dare ai figli la possibilità di sviluppare l'aspetto spirituale della lo­ro personalità, di esplorare creativamen­te, di ricercare risposte alle esigenze e dubbi interiori nel mondo della filosofia, della cultura, della religione, dell'arte, della scienza. Soprattutto a proposito dei grandi temi della vita: la nascita, la morte, la solitudine, i con­flitti, la malattia, la felicità, la fede, l'eroismo, il co­raggio. Solo i genitori possono veramente parlare ai propri figli di Dio.

 


COME DON BOSCO -  il genitore

di Marianna Pacucci

REGALAMI  IL SENSO DELLA VITA

Le richieste del bambino girano attorno alle sue esigenze. E possono ricondursi a un unico desiderio: amore.

Amore, amore, amore; è questa la richiesta fondamentale che un bambino rivolge a chi lo ha generato e al mondo intero. E, fra gli adulti, nessuno può negare questa istanza, né dal punto di vista razionale, né sul piano emotivo. Il problema è, però, capire che cosa vuol dire amare e come si può amare nel modo giusto una persona che è, per molto tempo, “solo” un grumo di potenzialità. Comincio dalle identificazioni negative, perché conosco troppi genitori che, in assoluta buona fede, amano male i propri figli e troppi ragazzi che fanno fatica a riprendersi da un’affettività male orientata.

 

Le false partenze: volere un figlio a tutti i costi e per un’inconfessabile esigenza di realizzare se stessi; desiderare un bambino a propria immagine e somiglianza o che possa costituire un risarcimento per ciò che non si è stato o non si è ricevuto nella propria infanzia; impostare la relazione con il piccolo come una reciproca dipendenza o con comportamenti manipolatori, che forzano i ritmi naturali della crescita del minore.

Da motivazioni iniziali poco trasparenti o confuse derivano, il più delle volte, interventi educativi sbagliati o inefficaci, che suscitano nell’adulto sensi di colpa e frustrazioni, impazienza e aggressività, superficialità e lassismo; spesso anche la triste consapevolezza che il figlio è una complicazione o un impedimento alla propria vita, alla carriera, alle relazioni sociali. I bambini, che sono spugne, recepiscono tutto questo, anche quando si cerca di nascondere sentimenti negativi e preoccupazioni; quanto più si sentono non accettati e poco accompagnati sulle strade della vita, tanto più manifestano, come un’invocazione silenziosa, la propria inquietudine e tristezza. Se tutto questo segna in modo problematico l’esperienza di coppie immature, devo dire che purtroppo, sia pure in modo occasionale, tocca anche i genitori più volenterosi e affidabili, che vivono come uno shock la paura di sbagliare e di non riuscire ad amare in modo autentico i propri bambini. Ecco perché, a tutti gli adulti indistintamente, serve una riflessione preventiva su che cosa significhi davvero amare i figli.   

 

Credo che la grammatica dell’affettività genitoriale debba essere costruita partendo dall’idea che si ama davvero quando si è consapevoli e responsabili del fatto che generare un figlio non vuol dire soltanto metterlo al mondo, ma regalargli il senso della vita. Oggi più che mai, nella generatività non c’è in ballo soltanto la trasmissione del dna; ci vuole un travaso appassionato delle ragioni per cui vale la pena vivere; e questo può avvenire soltanto in due modi: mettendosi in ascolto dei piccoli e al servizio delle loro esigenze di crescita; condividendo il loro cammino quotidiano. Costi quel che costi, si devono ridimensionare le esigenze personali, professionali e sociali dell’adulto.

All’interno di questa disponibilità – che non si può esprimere soltanto all’inizio, una volta per tutte, ma va  rigenerata giorno per giorno – ogni atteggiamento, comportamento, intervento dei genitori può essere opportunamente dimensionato se si riesce a passare dalla logica “voglio bene a mio figlio” alla prospettiva “voglio il bene di mio figlio”.

 

È vero: di questi tempi tutti noi adulti facciamo fatica a capire qual è il bene della persona ed è per questo che tante volte facciamo la scelta peggiore, che è quella di non scegliere nulla e mantenersi neutrali di fronte alle sfide dell’esistenza. Occorre, perciò, superare la paura di sbagliare e continuare ostinatamente e onestamente a cercare ciò che può essere davvero utile a sviluppare l’adulto che dorme nel bambino che abbiamo di fronte. Fra i tanti elementi necessari in questa impresa, ne sottolineo soprattutto uno: la speranza, che è la memoria del futuro.

Se non intravedo nel pargoletto che ho fra i piedi tutti i giorni e che spesso “rompe”, tutto il positivo che potrà mettere a frutto partendo dalle sue specifiche potenzialità, non potrò mai dosare opportunamente nei suoi confronti tenerezza e severità, concretezza e lungimiranza, tolleranza e disciplina, intelligenza e cuore, rispetto e solidarietà.

E non devo dimenticare la cosa più impegnativa, il test più doloroso per verificare l’amore di un genitore: quando arriverà il giorno in cui mio figlio potrà fare a meno di me e mi vorrà bene non perché ha ancora bisogno di me, ma perché non può smettere di credere in me, vorrà dire che, grazie a Dio, l’ho amato nel modo giusto e ho saputo assecondare, sia pure attraverso incertezze e timori,  i suoi bisogni fondamentali.