ARTE SACRA: CROCIFISSI

di Filippo Manoni filippo652@interfree.it

 

Scardella, classe 1957, vive e lavora a Frascati, architetto laureato alla Sapienza, per la sua università ha realizzato nel 2006  il Crocifisso che presentiamo.

Molte le mostre cui ha partecipato e i premi ricevuti.

ROBERTO SCARDELLA: CROCE/TRONO, IL PARADOSSO

La tecnica fascicolare in cui Scardella è maestro, permette all’artista la creazione di opere di intensa suggestione. Il suo Crocefisso, ad esempio, collocato nella cappella universitaria di Tor Vergata, dedicata al grande filosofo medioevale san Tommaso D’Aquino, raggiunge vette di intensa drammaticità e altissima sacralità. Un Cristo macerato, ma non contorto, emotivo ma non violento, intenso ma non tragico, leso ma non straziato. È in croce, ma da quel corpo spira una dignità tale da parere in trono: umiliato sì, eppure innalzato. Proprio la particolare tecnica usata, che fa della croce non il solito cupo monolite di due travi incastrate a formare un patibolo infame, permette all’architetto/scultore di alleggerire in qualche modo il dramma, alleggerendo il peso del complesso bronzeo, donandogli quella dinamicità che parla di temporaneità della situazione: la croce non è stabile, non è eterna, la tragedia che vi si consuma si risolverà in una resurrezione, l’uomo crocefisso non è definitivamente sconfitto. Il complesso sembra preannunciare che i legni rimarranno senza più il peso del condannato, e saranno essi stessi a sfasciarsi, ad aprirsi e dividersi in tavole con cui altro si potrà formare, ma mai più una croce.

 

Il maestro Scardella sigilla sapientemente con questo crocefisso, che ha opportunamente intitolato “Consummatum est”, la doppia valenza dell’albero della croce che è stato e rappresenta tutt’ora per il mondo una morte atroce ma che è anche l’albero della vita e della resurrezione nei piani di Dio. Albero del primo scandalo e della prima offesa a causa della disobbedienza dei progenitori, ma anche albero che torna a essere quello che era originariamente: albero della vita e della conoscenza del bene e del male. Albero, infine, della passione e morte del Figlio dell’Uomo che al tempo stesso diventa di universale redenzione, albero cioè della cancellazione di tutte le offese passate e future dell’uomo. La Croce di Gesù - e il maestro Scardella ci pare abbia colto perfettamente questo significato - è stata una manifestazione impareggiabile di sovrabbondanza d’amore: per essa l’essere umano è rinato a nuova vita, su di essa egli è invitato a porre lo sguardo ogni volta che si trova a dover combattere contro la sordità spirituale di questo mondo.