SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI
di Giovanni Russo bioeticalab@itst.it
Le tasse sono la bestia nera della gente. I politici esortano a pagarle e la maggioranza le paga. Molti tuttavia sembrano avere l’idiosincrasia da tasse e usano tutte le furberie per non sborsare un euro. Dunque: pagarle o no? E a quali condizioni pagarle?
Nell’istituzione
dello Stato, uno dei temi più antichi e meno graditi è quello del pagamento
delle tasse e delle politiche fiscali da parte dei governanti. Le tasse
sottraggono risorse dalle tasche dei cittadini, ma questo avviene – in linea di
principio – per procurare delle risorse comuni necessarie per la comunità
pubblica: servizi primari come la salute, l’istruzione scolastica, la difesa,
le infrastrutture e la gestione in genere della cosa pubblica. Il diritto dello
Stato a riscuotere le tasse si sorregge principalmente su tre principi morali:
1) il bene comune, per cui ogni cittadino ha il dovere di contribuire alla spesa
pubblica in misura proporzionale alla sua capacità; 2) la destinazione
universale dei beni della terra, che esige una ridistribuzione dei beni terreni
in modo equo e fraterno; 3) la solidarietà, per cui ognuno è
responsabile del bene integrale di tutti gli altri (Pontif. Cons.
Giustizia e Pace). A volte la non adeguata ridistribuzione dei beni in modo
equo può portare alcune aree regionali a lamentarsi, perché i servizi ottenuti
sono di scarsa qualità e penalizzano l’iniziativa e la creatività dei
cittadini. Ma è anche vero che alcune regioni a volte sono poco sensibili al
bene “comune”, rappresentato dalla nazione, è cercano vie per fuggire alle
politiche fiscali: l’evasione nascosta delle tasse o la richiesta di privilegi
territoriali per godere di una tassazione ridotta.
Le tasse non sono mai piaciute, a nessuno, in nessuna epoca, come ha ironizzato recentemente papa Benedetto XVI (19.9.2007), ricordando san Giovanni Crisostomo e il suo impegno durante la “rivolta delle statue”: “Il popolo abbatté le statue imperiali, in segno di protesta contro l'aumento delle tasse. Si vede che alcune cose nella storia non cambiano!”. Certo, lo Stato ha diritto a riscuotere le tasse, sia per mantenere la struttura statale, sia per l’instaurazione della giustizia e della carità sociale, sia per offrire i servizi pubblici necessari e per una opportuna ridistribizione della ricchezza. Ma la legge fiscale deve essere giusta e l’uso dei fondi pubblici equo.
Ne consegue che i cittadini hanno l’obbligo non soltanto legale ma anche morale di pagare le tasse, come già insegnato da Gesù (Mt 22,15-22) e da Paolo (Rm 13,7): “Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto!”. Così insegnavano i Padri della Chiesa e recentemente il Concilio (GS, 30). Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “La sottomissione all'autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l'esigenza morale del versamento delle imposte” (n. 2240).
Lo Stato a volte è percepito come una macchina ostile, che impone un prelievo arbitrario e usa il ricavato a favore di alcuni. Il diritto dello Stato alle tasse non è illimitato: la pressione fiscale esige giustizia, cioè deve essere indirizzata al bene comune, senza tolleranze per vantaggi iniqui o decisioni arbitrarie, non dovrà essere dannosa per le iniziative private o stimolare l’evasione fiscale, senza moltiplicare l’apparato burocratico e senza convertire lo Stato in “Stato assistenziale”.
Una finanza pubblica equa, efficiente, efficace produce effetti virtuosi sull’economia, perché riesce a favorire la crescita dell’occupazione, a sostenere le attività imprenditoriali e le iniziative senza scopo di lucro e contribuisce ad accrescere la credibilità dello Stato quale garante dei sistemi di previdenza e di protezione sociale, destinati in particolare a proteggere i più deboli.
Il carico fiscale deve essere distribuito secondo le reali possibilità delle persone e dei gruppi. E’ un principio semplice, logico e basilare. Il senso di solidarietà nello Stato dovrebbe indurre a partire dalla premessa essenziale che dare dignità e speranza alla vita dei poveri è la prima cosa necessaria al raggiungimento di una società matura, solidale e pacificata. Sarà opportuno, inoltre, che presti grande attenzione a sostenere le famiglie: la famiglia, infatti, svolge una serie di funzioni fondamentali per il bene comune dell’intera società, per le quali le va riconosciuto non solo un ruolo economico, ma anche educativo, di trasmissione della vita e della cultura. La finanza pubblica, infine, rispetterà i diritti dei contribuenti, offrendo la possibilità di “contestare” le tasse che essi considerano ingiuste (Pontif. Cons. Giustizia e Pace).
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