I NOSTRI SANTI

a cura di Enrico dal Covolo, postulatore generale

 

GUARITA DA MENINGITE FULMINANTE

La notte del 12 novembre 2006 la trentatreenne Giovanna D’Auria viene ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Verona, presso il Borgo-Roma, in stato di coma, con diagnosi di meningite fulminante. I medici dicono che non c’è nulla da fare, solo attendere la morte. La notizia mi viene comunicata con immenso dolore la mattina del 13 novembre dalla signora Felicia D’Auria, nostra dipendente e zia di Giovanna. Fiduciosi, andiamo in chiesa a pregare Mamma Margherita, la santa madre di Don Bosco, della quale - come spiego alla signora Felicia - si attende imminente la dichiarazione di Venerabile. In effetti, questa è resa nota il 15 novembre. Io pronuncio un’invocazione spontanea che lei ripete e altre preghiere. Ci accordiamo quindi di continuare a pregare affinché Giovanna guarisca. Il giorno 15 Giovanna si risveglia inspiegabilmente dal coma e viene trasferita nel reparto “Malattie Infettive”. Il 1° dicembre viene dimessa dall’ospedale e torna a casa sua, guarita, anche se in stato di grande debolezza fisica.

Sac. Pellini Gianni e D’Auria Felicia, Verona

 

ACCOLTA A BRACCIA APERTE

Mi chiamo Beatrice, una mamma di Lendinara (RO), e sono exallieva delle Figlie di Maria Ausiliatrice del mio paese. L’anno scorso, a soli tre mesi dal matrimonio, con grande gioia ho scoperto di essere incinta. Ho indossato subito l’abitino di san Domenico savio e ho affidato la mia creaturina a Maria Ausiliatrice. Durante tutta la gravidanza, mi sono sempre affidata a loro con tanta fiducia, tanto da rifiutarmi - d’accordo con mio marito - di praticare amniocentesi o esami simili, consigliati alle persone oltre i 35 anni: avremmo accolto a braccia aperte il frutto del nostro amore, in qualsiasi condizione fosse nato. Il 18 maggio 2006, compleanno di papa Giovanni Paolo II, mi è stato praticato il taglio cesareo, poiché avevo raggiunto la quarantatreesima settimana di gestazione. Durante l’operazione  mi è stato asportato un fibroma di cm 4,5 di diametro, mai visto durante i vari controlli, che non ha disturbato la nascita  della bellissima e sana Angelica Ingrid. Ora, l’abitino del santo, da me conservato anche durante l’operazione, è nella sua culla.

Rando Beatrice, Lendinara RO

 

UN DONO CELESTE  

Mia figlia Caterina e suo marito Maurizio, sposati da tre anni, desideravano moltissimo avere un bambino, ma invano. Allora abbiamo cominciato a pregare san Domenico Savio, Maria Ausiliatrice e Don Bosco, affinché ci concedessero questo dono celeste. Abbiamo pure richiesto l’abitino di Domenico Savio. Dopo tante preghiere siamo stati esauditi, poiché mia figlia ora aspetta un bambino. Mentre ringrazio san Domenico Savio per questo meraviglioso dono, consiglio a tutti coloro che hanno bisogno di qualche grazia di non arrendersi mai nella preghiera e di considerare il giovane santo un modello per tutti i giovani.

Di Cara Angelina, Palermo

 

HO AVVERTITO LA PROTEZIONE

Sono la nonna Amelia di Nicolas, un bimbo di 11 mesi. Ringrazio san Domenico Savio per la protezione sul piccolo. Appena seppi che mia nuora era incinta, le procurai l’abitino e affidai mamma e bambino a san Domenico. Il 16 gennaio è nato un bimbo sano e vispo, sul quale per varie volte ho avvertito la protezione di san Domenico Savio. Da quando iniziò a frequentare l’asilo nido, ha accusato febbre e tosse ricorrenti. L’8 dicembre i disturbi si acuirono, tanto che i genitori lo portarono dal pediatra, il quale prescrisse una cura a base di antibiotici. Al rientro a casa i genitori notarono che il bimbo respirava con difficoltà. Fu portato al pronto soccorso dell’ospedale più vicino, dove ci fu suggerito di sottoporlo a una visita di controllo. Fatto visitare, fu ricoverato immediatamente per broncopolmonite. Nei sei giorni seguenti è stato sottoposto a forte terapia. Ora è tornato a casa, ha appetito e, grazie alle cure, sta riprendendo la vita normale.

Pizzini Amelia, Verona

 

NON RIUSCIVO A CONCEPIRE

Mi chiamo Lucia, ho trent’anni e sono sposata da quattro. La scorsa primavera mia nipote, avendo letto delle grazie ottenute per intercessione di san Domenico Savio, mi ha procurato l’abitino. Io, che non riuscivo ad avere bambini, ho cominciato una novena. Passarono mesi. Ormai rassegnata, riposi il libricino di preghiere nel cassetto e l’abitino alla testa del letto. Un mese fa circa, vidi che l’abitino era caduto sul letto; istintivamente lo raccolsi, e da quel momento lo portai sempre con me. Oggi ho scoperto d’essere incinta. Credo che proprio in quel giorno sia avvenuto il concepimento, per il quale ringrazio il Signore.

Assaiante Lucia, Montesilvano PE

 

ERO ANGOSCIATA

Nel dicembre 2005 contrassi una forte varicella da mio nipote, che frequentava la scuola materna. Pochi giorni dopo mi accorsi d’essere in attesa. Mi recai subito dal mio medico, che mi prescrisse riposo e mi raccomandò di non assumere farmaci. Mi disse che il proseguimento della gravidanza in quella mia condizione si presentava pericoloso e non era da sottovalutare neppure un grave rischio per la salute del bambino. Ero angosciata, anche perché vari altri medici, ai quali m’ero rivolta, non mi avevano di certo tranquillizzata. Decisi, comunque, di affidarmi al Signore, a sant’Anna patrona del mio paese d’origine, e a san Domenico Savio, di cui mia sorella mi aveva procurato l’abitino e la preghiera. Ed ecco che, l’8 luglio 2006, è nata Anna, una bambina sana e bellissima. Per questa nascita intendo esprimere la mia gioia e la mia gratitudine.

D. V. S., Bressanvido VI

  

DEVOTA DEI SANTI SALESIANI

Mio padre, Bandini Domenico, exallievo salesiano dell’istituto di Ravenna, è sempre stato molto devoto di san Giovanni Bosco e teneva sempre con sé la sua reliquia. A 62 anni ebbe un ictus, dal quale guarì raccomandandosi a Don Bosco. Così pure mio zio, don Vitaliano Zanetti, aiutava con offerte le missioni salesiane. Da loro, specialmente da mio padre, che è stato per me un cristiano esemplare, ho imparato a essere devota dei santi salesiani. Di questi ho esperimentato personalmente la protezione, tempo fa, quando, non avendo visto un gradino, caddi a terra a peso morto. Subito accompagnata al pronto soccorso, mentre attendevo il mio turno per sottopormi a radiografia, mi raccomandai tanto a Don Bosco, a Domenico Savio e a don Rua, perché intercedessero per me: più che evitare il dolore, temevo soprattutto di avere riportato fratture alle ossa. Questi santi hanno esaudito la mia supplica e io scrivo per esprimere il mio grazie.

Bandini Giuseppina, Meldola FO