FOCUS
Ilan è nato in una baraccopoli keniota, tra i rifiuti, la puzza, gli insetti, i ratti e altro. Ha mangiato miseria fin dalla nascita. È uno di quelli che appena ha avuto il minimo di autonomia s’è ritrovato sbattuto sulla strada, libero (a proposito, Ilan nella sua terra significa “libero”) di fare come tutti i figli dei bassifondi delle città povere del pianeta: arrangiarsi in tutti i modi, leciti e illeciti, per procurarsi quanto basta a sopravvivere. Ce l’ha quasi fatta. Lui più che a furtarelli e/o servizi d’infimo grado, come facevano e fanno i figli della miseria, è andato avanti a suon di pugni. Per difendersi (la strada è dura e cattiva) e conquistarsi un po’ di cibo. Qualcuno l’ha notato questo rozzo ragazzino che si batteva con i più grandi di lui e li stendeva senza misericordia. Così l’ha preso per allenarlo. Ilan non può salire sui ring ufficiali, dati i suoi 16 anni scarsi, lo fa su quelli clandestini, che sono più feroci, con meno o niente regole. Dopo un combattimento gli ci vogliono giornate per riprendersi. Ma continua, perché tutto sommato è un lavoro. Il sogno nel cassetto è quello di salire prima o poi su un ring vero, per diventare un professionista. Si considera fortunato: migliaia di suoi amici continuano senza speranza la vita che faceva lui: s’ammazzano di botte senza che nessuno dia loro una mano.