RIBALTA GIOVANI

di Alessandra Mastrodonato

FUORI DAL GUSCIO

Le indagini condotte qua e là indicano la sostanziale prossimità di noi giovani con la famiglia… E’ ancora un rifugio sicuro, anzi, fatte le debite eccezioni, il più sicuro.

 

Penso che noi tutti, noi giovani intendo, in un modo o nell’altro, amiamo la nostra casa. Certo, a volte la sentiamo un po’ stretta e angusta e tuttavia sperimentiamo, almeno in alcuni momenti, il bisogno e il desiderio di far ritorno a casa, per poterci rintanare nella nostra camera, lasciando fuori tutti gli impegni e le preoccupazioni che riempiono le nostre giornate e la nostra vita.

La casa rappresenta, dunque, un riferimento ambivalente e credo che questo sia vero soprattutto per noi giovani, che spesso ci sentiamo divisi tra un bisogno di radicamento che ci porta a considerare la casa come un nido caldo ed accogliente e l’esigenza, d’altro canto, di spiccare il volo, emancipandoci da una dipendenza che talvolta avvertiamo come un vincolo troppo stretto e da cui comunque prima o poi dobbiamo imparare ad allontanarci.

 

Sì, perché se è vero che molti ragazzi vivono la propria casa in modo residuale e discontinuo, come fosse un albergo in cui si sentono più ospiti che componenti a tutti gli effetti, e se è vero che tanti altri giovani maturano assai presto un desiderio di fuga da un ambiente domestico che sentono opprimente e soffocante rispetto alle loro aspirazioni di libertà e di realizzazione personale, è altrettanto innegabile che per tanti nostri coetanei la casa a volte diventa una sorta di guscio calcareo e impenetrabile in cui, come paguri, tentano di rinchiudersi per sfuggire alla paura del mondo.

 

Per tutti noi giovani, comunque, la casa, oltre che un luogo fisico, rappresenta una dimensione umana e affettiva, in quanto è proprio nell’ambiente domestico che sperimentiamo l’amore e il calore della famiglia e che viviamo le nostre prime esperienze di vita, costruendoci giorno dopo giorno un patrimonio di memorie e di ricordi che nella mente rimarranno per sempre associati agli spazi e agli oggetti della nostra casa.

Ma c’è ancora di più: sono convinta che la casa sia anche e soprattutto uno spazio educativo, nel quale si giocano alcune fondamentali scommesse formative e nel cui ambito ciascuno dovrebbe sentirsi incoraggiato a tirar fuori il meglio di sé; “dovrebbe”, perché purtroppo non sempre, da parte degli adulti, ci si interroga sulla qualità della convivenza domestica e quasi mai si presta attenzione al fatto che l’interiorità di un giovane è specchio dell’ambiente domestico in cui si trova a vivere.

 

Inoltre, non va dimenticato che la casa non può e non deve essere vissuta e percepita come uno spazio chiuso e autosufficiente, ma - al contrario - è essenziale coltivare la dimensione dell’accoglienza e dell’ospitalità, avendo cura di non sprangare porte e finestre e di lasciarle, invece, aperte sul mondo: la permeabilità dell’ambiente domestico, infatti, è fondamentale se si vuole che la casa rappresenti per noi giovani non tanto uno spazio angusto, quanto piuttosto il luogo in cui si possono acquisire gli strumenti per imparare a leggere e interpretare il mondo, guardandolo con simpatia e facendogli posto dentro la propria vita.

La casa, dunque, deve essere per tutti i giovani un trampolino di lancio per spiccare il volo verso lo spazio libero del mondo. Ciò significa che il bisogno di radicamento che ci portiamo dentro non deve spingerci a isolarci nell’angusto spazio delle quattro mura domestiche, ma persuaderci a tener sempre presente il verso e il senso della rotta.

 

Del resto, quel che conta veramente per un giovane, e credo anche per chiunque altro, è la dimensione del sentirsi a casa. Voglio andare a casa! La casa dov’è? La casa dove posso trovar pace” – canta, ad esempio, Jovanotti in una delle sue canzoni più famose e sembra davvero che con queste parole esprima il pensiero di tanti giovani miei coetanei, che nel vivere da nomadi si sentono disorientati e avvertono il bisogno di ritrovare dei punti di riferimento e degli spazi in cui sperimentare un po’ di pace e di serenità.