FMA

di Maria Antonia Chinello

PRIMA DI TUTTO LA SPERANZA

Gli adolescenti sperano.
È il risultato dell’indagine svolta tra adolescenti della periferia di Roma.
Nonostante un mondo adulto che vive il futuro come minaccia,
essi hanno ancora il coraggio di lanciare lo sguardo
verso un orizzonte lontano puntando sull’amore alla vita
e nella sua presa in carico con libertà e responsabilità.

 

Una ricerca nata nella diocesi, quella di Porto-S. Rufina, che si estende tra la periferia nordovest di Roma fino alle campagne dell’agro pontino raggiungendo il litorale della capitale. Un vescovo, un Ufficio Scuola Diocesano, insegnanti di religione che si interrogano su come rendere operativo l’iter di approfondimento della Chiesa italiana sul tema della speranza cristiana. Una Facoltà universitaria, l’Auxilium, retta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice che raccoglie la sfida e avvia una ricerca che approfondisca il rapporto giovani, speranza, futuro. Con un obiettivo chiaro: mettersi in ascolto dei giovani per “capire” e “dialogare” con loro.

DATI

I relatori della tavola rotonda«Ci siamo chiesti “Quali speranze e quali paure affollano la vita dei nostri ragazzi? Quali progetti educativi dobbiamo avviare per colmare le distanze tra noi adulti e “loro”?». Con questi interrogativi, monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto-S. Rufina, introduce la tavola rotonda Speranza e progettualità negli adolescenti, svoltasi lo scorso novembre presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma.

Durante il seminario di studio sono stati presentati i dati della ricerca psico-sociologica che ha coinvolto 21 scuole (media inferiore, licei, istituti tecnici professionali e corsi professionali) 265 classi, 24 insegnanti di religione, 4900 ragazzi e ragazze del territorio diocesano.

Le cifre che emergono dall’elaborazione dei 3843 questionari compilati disegnano i tratti degli adolescenti di oggi: abitanti di mondi globali e di microcosmi locali, cittadini delle reti sempre più interconnesse e nomadi degli spazi mutanti alla ricerca di relazioni e di affetti rassicuranti; consapevoli di crescere nella complessità, allenati al precariato. E, sorpresa finale, venditori di speranza, nonostante tutto, a un universo adulto che sprofonda sempre più nel pessimismo e nella disperazione.

LA SPERANZA SOFFIA ANCORA

Secondo Gianni Dal Piaz, direttore dell’Osservatorio socio-religioso del Triveneto, «la sfida che si presenta attualmente alla Chiesa è proprio quella delle nuove generazioni. Gli adolescenti della ricerca osano sperare, ma lo fanno per raggiungere le vie di un benessere personale trovato in relazioni affettive appaganti e con il sogno di spendersi in lavori gratificanti».

Pina Del Core, docente di Psicologia dello Sviluppo presso la Facoltà Auxilium, afferma a sua volta che i giovani non sono fatalisti. Immaginando il loro futuro sognano di intrecciare amicizie vere, di trovare un lavoro sicuro e ben retribuito e di innamorarsi della persona giusta; si dicono convinti che il futuro è pieno di risorse e di possibilità, che nella vita è necessario avere delle mete e degli obiettivi da raggiungere e che è meglio tenersi aperte molte strade. Sono ragazzi e ragazze consapevoli della realtà in cui nascono, crescono e vivono, sono certi che nella vita viene sempre il momento delle scelte decisive.

ANCORATI ALLA STORIA

Ne è convinto Vincenzo Lucarini, educatore e giornalista, mentre sottolinea che i giovani sperano avendo un progetto. Nel contenuto della loro speranza vengono messe al centro la persona e la qualità della vita. «Come adulto mi sento spiazzato da questa ricerca, che non collima con l’immagine dei giovani tratteggiata dai media – continua –. C’è da rieducare il nostro sguardo sugli adolescenti; riconfigurare la prospettiva temporale del nostro rapporto educativo: da contemporanei di età diverse a destinatari di una staffetta per consegnare loro il patrimonio esistenziale delle generazioni che li precedono e orientarli all’alterità».

Lo psicoterapeuta evidenzia anche alcuni nodi critici: i giovani sperano, ma ripongono tutta la fiducia in sé e negli amici. Vivono così una “felicità privata” che costruiscono in un proprio mondo vitale più controllabile e meno influenzabile dalle azioni esterne.

Per Maria Luisa Mazzarello, docente di Metodologia e Didattica della Religione alla Facoltà Auxilium e Direttrice dell’Ufficio Scuola della diocesi di Porto-S. Rufina, il valore “aggiunto” dell’indagine svolta risiede nel fatto che ha coinvolto le scuole dove si incontrano moltissimi ragazzi e ragazze che, purtroppo, non frequentano più parrocchie, oratori e centri giovanili. È indispensabile allora ascoltare con serietà quanto hanno rivelato, mettersi dalla loro parte e integrare la fiducia che essi ripongono in sé con il senso del limite, che apre la speranza a possibilità ulteriori; a recuperare il senso della condivisione, della dimensione sociale e della politica finalizzata alla costruzione di comunità umane basate sul rispetto e su legami di solidarietà.

 

«La speranza per me…». Voci dei giovani

 

Speranza è non arrendersi mai, rialzarsi quando il dolore ci mette in ginocchio, quando tutto intorno a noi è buio eppure in lontananza si scorge una luce…

È soltanto una parola, che però alimenta in noi la voglia di andare avanti, di riuscire a sperare fino all’ultimo, perché la speranza è l’ultima a morire. È ciò che alimenta i nostri progetti, il nostro futuro, anche se in questa vita crollano come castelli di sabbia sotto le onde del mare, ed è per questo che ogni giorno ci aggrappiamo a questa piccola parola che ci dà la forza di avanzare

Ti fa combattere per delle utopie, ciò che gli altri reputano impossibile, la speranza te le fa vedere raggiungibili

La speranza è la mia vita … e sperare e sognare sono il mio pane.