ARTE SACRA:CROCEFISSI
di Filippo Manoni filippo652@interfree.it
Siciliano, classe 1943. È pittore, giornalista, critico d’arte,
poeta. Innumerevole la produzione sia come poeta, sia come critico, sia
come pittore.
Ha esposto in varie parti d’Italia e conquistato laribalta
internazionale.
Rosario Velardi si forma in un primo momento come giornalista e poeta, ma in fondo è proprio qui che si radica in maniera inscindibile il suo rapporto con la terra natia che poi farà da sfondo scenico alle sue opere pittoriche, nelle quali usa prevalentemente la tecnica mista, che permette di esaltare ai massimi livelli le qualità e le capacità ottiche delle interazioni cromatiche. Nelle sue pitture, grande è l’influenza della cosiddetta era di mezzo. Il mondo medievale, il viver quotidiano di questo misterioso e attraente periodo, e la sua specifica ambientazione sicula entrano in ogni “testo pittorico” quasi a volerne sottolineare l’attualità. E non sorprenda il gusto e l’ispirazione tratta dal naif che permea anche la resa dei soggetti sacri.
E’ una Sicilia che trasporta il tempo, quella di Velardi, non che sopporta il tempo! Del resto è nota la commistione di popoli, etnie e culture che coesistono ancora oggi in quella terra, rendendola carica di aspetti antropologici e culturali a loro modo interessanti e contradditori. Per questo sembra di vivere immersi in un sogno fiabesco guardando una pittura di Velardi abitata da re e regine, vassalli e valvassori, popolani e cortigiani, dove la contemporanea convivenza di tempi diversi crea una scena a-temporale e dove la rappresentazione degli spazi “comuni” della Sicilia di sempre produce una terra in realtà inesistente dove l’unica forma di prospettiva - come soleva dire Piero della Francesca - è il colore che, tuttavia, crea ciò che anche un bambino può capire.
Per giungere alla sua Crocifissione, occorreva questa premessa. Il soggetto sacro, elemento importante della sua produzione artistica, è quanto di più intriso di “sicilianità” ci si poteva attendere da un siciliano doc come Velardi. La croce, elemento che buca e supera il tempo, si stacca imperiosa sul paesaggio sottostante in cui la devozione si manifesta nel più totale silenzio, un silenzio che rasenta l’indifferenza. Le donne continuano il loro lavoro, un giovane ammicca con il sorriso una seducente fanciulla, il fiume prosegue placido il suo scorrere, mentre Gerusalemme nella più completa immobilità rimane quasi addormentata, come incurante del dramma che si consuma subito fuori delle sue mura. E il Messia, nell’attimo del dolore e del supremo sacrificio, è rappresentato già in trionfo, lontano dalle immagini medievali del “Christus patiens”. Le sue braccia non sembrano inchiodate alla croce quanto piuttosto rivolte al cielo, al Padre, per invocare sul popolo di Sicilia e del mondo il perdono e la benedizione. La Crocifissione è la preghiera di Velardi sulla Sicilia, “Lamma Sabactani”, non abbandonare il nostro popolo!