SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI

di Giovanni Russo bioeticalab@itst.it

DAI CROMOSOMI ARTIFICIALI ALLA VITA ARTIFICIALE

Si può? E’ la domanda che molti si fanno dopo la presentazione nell’ottobre scorso di una scoperta che appare rivoluzionaria, annunciata dal professor Craig Venter. Ma forse si tratta solo di una nuova tecnologia, non propriamente di una nuova scoperta.

 

Il prof. Craig Venter, biologoOgni notizia delle nuove frontiere della scienza nel campo della vita ha sempre un significato  per l’individuo, per la famiglia e per la società, per cui gli aspetti etici che ne conseguono hanno una connotazione educativa. Se poi la notizia è quella della produzione in laboratorio di un cromosoma artificiale, segnalata dai mass media, qualche mese fa, come primo passo effettivo per la produzione della “vita artificiale”, allora certamente il  problema non può essere accantonato, perché è davvero serio.

La notizia venne pubblicata da un quotidiano britannico come frutto di un’intervista al biologo professor Craig Venter, scienziato americano che precedentemente era riuscito a completare la mappa del genoma umano. Un cromosoma sintetico, comunque, non è propriamente una “scoperta”, si tratta, molto più propriamente, di una realizzazione tecnologica, le cui conseguenze, però, potranno essere molto importanti, soprattutto se il cromosoma riesce a “guidare” una cellula verso percorsi programmati dall’uomo. Questo in parole semplici significa che l’ingegneria genetica comincia a lavorare non solo sui geni disponibili in natura per combinarli in una forma nuova, ma che riusciamo a produrre forme nuove che contengono parti di noi progettate sinteticamente in laboratorio.

CREARE NUOVE FORME DI VITA?

Venter, a ben leggere l’intervista, sembrerebbe affermare di aver creato una nuova forma di vita, ma in realtà non si tratta di creazione di nuova vita (in natura nulla si crea e nulla si distrugge… La creazione appartiene al Creatore), ma di combinazione tecnica di elementi naturali con elementi sintetici. Occorre dire al lettore che la bionica ha lavorato con successo in combinazioni tra nervi e tessuti naturali e artificiali insieme, anche se qui si tratta di un livello più importante, quello molecolare. Certamente, la biologia molecolare dovrebbe avere un nuovo capitolo (ammesso che gli studi e le sperimentazioni in corso  confermino quanto il professor Craig è convinto di aver realizzato): quello della combinazione sintetica molecolare. Ma si deve anche dire, per tranquillizzare il lettore o per evitare entusiasmi non giustificati, che non ha senso parlare – come sembra aver affermato lo stesso Venter al quotidiano britannico – che “stiamo passando dalla lettura del codice genetico alla capacità di scriverlo”. Per scrivere il codice ci vuol altro.

Ciò che noi possiamo “scrivere”, se proprio vogliamo usare questo verbo, è un “copia e incolla” di parti, in questo caso molecolari, cioè importanti. Ma, e questo è il nucleo più importante, non possiamo “scrivere la vita”, né è dunque possibile “inventarla artificialmente”.  La vita, che per definizione non si muove per “carica di energia” che noi inseriamo, è “data” all’uomo. Piuttosto ci domandiamo: questo tipo di tecnologie, che possono essere di aiuto alla vita, non possono anche decretare la sua fine? La domanda è importante e non impropria in questo campo. Insomma, chi può mai conoscere le “radici” della vita (in questo caso le radici biomolecolari) al punto da poterle dominare con maestria? Può l’uomo osare di ambire a questo? Se sì, allora può veramente ambire a varcare il regno del divino. Ma per le radici della vita le umane imprese sono fallimentari: la vita è data e tolta. E sarà sempre così.

BENEFICI E RISCHI

Che ruolo può avere la società nel recepire queste notizie? Se la ricerca tecnologica in settori così importanti può offrire, in contesto di mercato, benefici per la salute umana siamo costretti a pagare in denaro al prezzo stabilito dai venditori? Certamente, giungere a queste tecnologie di assoluta avanguardia costa molto, moltissimo; ma la vita, che appartiene a tutti e che l’azienda produttrice usa gratuitamente, può essere tecnologicamente trasformata a costi stabiliti da una mera economia di mercato? Occorre domandarsi se in settori così importanti per l’intera umanità non occorra stabilire criteri “umanitari” per l’immissione in commercio. E che dire dei possibili rischi che non sono possibili ma probabili? Fino a che punto possiamo lasciar inoltrare i tecnologi, se lavorano in ambiti unici come la vita che può essere a rischio di danni irreparabili o addirittura di estinzione? SE la vita all’uomo è data e tolta da un’autorità, occorre anche un’autorità nella gestione tecnologica della medesima. Sarà il dio denaro? C’è da stare attenti: qui si tratta di una cosa grossa… una cosa che non può essere in mano né della scienza, né della politica…

Valori in questione

Un cromosoma sintetico non è propriamente una “scoperta”, ma una tecnologia.

Non si tratta di creazione di “nuova vita” ma di combinazione tecnica di elementi naturali con elementi artificiali.

I geni artificiali non indicano la possibilità della vita artificiale, ma di vita naturale in cui si inseriscono parti artificiali.

Non possiamo “scrivere la vita”, né è, dunque, possibile “inventarla artificialmente”.

Confrontiamoci in gruppo e in famiglia

Questo tipo di tecnologie che possono essere di aiuto alla vita, possono anche decretare la sua fine?

Può mai l’uomo conoscere le “radici” al punto di poterle dominare con maestria?

In vista dei benefici per la salute umana, possiamo essere costretti a pagare in denaro il prezzo stabilito dai venditori?

Circa i possibili rischi, fino a che punto lasciar inoltrare i tecnologi, se lavorano in ambiti unici come la vita che può essere a rischio di danni irreparabili o di estinzione?