RIBALTA GIOVANI

di Gionata Di Cicco

GIOVENTÙ BRUCIATA

Non abbiamo la gioia, noi giovani, di vivere tempi felici sul lavoro: leggiamo ogni giorno una specie di bollettino di guerra…

 

Tra amici, davanti a Internet discutiamo di lavoro. Sul web appaiono dati da brivido. Tra il 2003 e il 2005 la media dei caduti sul lavoro in Italia è stata di 1328 ogni anno. Nel 2007 dal 1° gennaio a oggi si contano quasi 1000 vittime - una media di 5 morti al giorno - più 24530 invalidi. Il 6 dicembre 2007, alla Thyssenkrupp di Torino, un’azienda leader nel campo dell’acciaieria e siderurgia, si parla di “torce umane”. Cerchiamo di comprendere il senso dell’accaduto leggendo vari resoconti. Chiamiamo strage quella nella fabbrica soprannominata la “fabbrica dei ragazzi”, perché il 95% dei 180 dipendenti hanno meno di trent'anni. ” Ero lì - racconta un soccorritore presente alla tragedia - e vedevo un uomo avvolto dalle fiamme, era Antonio Schiavone, e strillava: aiutatemi, muoio!”.  E commentando con dolore, l’impotente testimone aggiunge: “Ho visto l’inferno, una scena tremenda”. Antonio aveva 36 anni. Lascia moglie e tre figli piccoli. Tra gli infortunati nell’incidente i morti sono stati 7. Il giorno dei funerali Benedetto XVI in un telegramma auspica “che sia tutelata con ogni mezzo la dignità e la sicurezza dei lavoratori”. Nell’omelia l’arcivescovo di Torino Severino Poletto lancia un monito: ”Il lavoro per l’uomo, non l’uomo per il lavoro. Mai più morti come queste, mai più operai dilaniati dal fuoco”. Di fronte a queste parole l’emozione non ha voce.

 

Carl von Clausewitz scriveva: ”La guerra è il luogo dell’incertezza, è il luogo del caso”. Mi paiono parole appropriate per descrivere le condizioni di lavoro fotografate da questi tragici eventi.
A rompere il silenzio accanto a noi è… un giovane come me, Marco, 28 anni, dottorato senza borsa all’università, uno dei tanti. Vorrebbe emigrare, arricchendo la schiera dei talenti nostrani all’estero. Dice: ”In guerra, si sa, si muore, il lavoro però non ti dovrebbe ammazzare!”.  A Marco replica Pietro: “Sembra di star e nella giungla!”.  Pietro di anni ne ha 29 e guadagna 500 euro al mese. È precario in un call center. Lui non vede un futuro con Daria 28 anni, la fidanzata. Dice che praticamente non può formare famiglia. Davanti allo schermo, continuando a scorrere le notizie, l'inquietudine cresce. Bruno Santino aveva 26 anni. L’azzurro immenso del cielo è diventato un giardino proibito. Nel buio della stanza ci raggiunge l’eco della televisione. C’è “Amici”, uno dei programmi più seguiti in tv dagli adolescenti. È un trampolino di lancio allestito ad arte dagli adulti per noi giovani a caccia di successo. Nel programma i ragazzi della scuola concorrono tra loro. Le loro vicissitudini appassionano e soprattutto alzano gli indici d’ascolto. È l’ufficio di collocamento delle nuove generazioni. Uno su mille ce la fa. 

 

Il costo umano degli standard di produttività aziendali è altissimo. Il profitto regna sovrano. Nel decreto legislativo 626/94 che recepisce le direttive della Comunità Europea sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, al punto c dell’articolo 2 leggo: “Servizio di prevenzione  e protezione dai rischi”. Esaminandolo, capisco che le normative ci sarebbero, e pure serie! Evidentemente dalle norme alla realtà qualcosa è violato. Sembrerebbe dalle testimonianze che sul luogo del rogo tre estintori non funzionassero. “Buonanotte a tutti ragazzi”, dice Marco. Per un momento sembra un saluto a chi se n'è andato. In realtà è tardi e andiamo a dormire, ma come si fa a stare tranquilli? Il pensiero viaggia attraverso il respiro del mondo; nel liquido blu del cielo sogniamo. Nell’aria fredda di questo inverno lo sguardo va oltre la finestra dove dorme un albero soave, fitto di rami. Tende le dita verso l'azzurro. Non è giusto quanto è successo. Qualcosa che non doveva avvenire  è avvenuto. Il lavoro è un diritto ma se anche il lavoro brucia la nostra vita...