LETTERE AL DIRETTORE

 

KEN FOLLET. Caro direttore, Lei ha più volte criticato il Medio Evo come è descritto da certi scrittori, e da parte sua lo ha magnificato come un’era straordinaria. Ma sono in tanti a non condividerla […]. A proposito che cosa ne dice del Medio Evo descritto da Ken Follet? Lo conosce?

Vittorio, Taranto

Caro Signore, mi parla di “scrittori” che non condivido, o non mi condividono. Occorre specificare: si tratta di storici o di romanzieri? Da quanto mi ha scritto, sembrerebbe riferirsi a romanzieri... E allora, le specifico subito che il romanzo è storia come io sono un cavallo. Mi sembra inutile perderci tempo.

Per quanto attiene a Ken Follet, sì, ho letto “I pilastri della terra”. Pur plaudendo alla bellezza del “romanzo” (di romanzo si tratta!), ho dovuto prendere atto di una certa “grossolanità” interpretativa riguardo alla concezione del Medio Evo e, soprattutto, alla Chiesa, per cui mi sono rifiutato di leggere la sua ultima fatica “Un mondo senza fine”. O meglio ho letto meno di cento pagine poi ho piantato lì. La solfa era la stessa anzi, i difetti dei “pilastri” si sono accentuati, il Medio Evo lo descrive da perfetto anticlericale come egli è. Lui afferma di descrivere il Medio Evo com’era, ma per uno storico sarebbe una sciocchezza patentata scrivere, come ha fatto il nostro “eroe”, che la Chiesa era già un anacronismo nel Medio Evo. Figurarsi! Ma un vero anacronismo del testo in questione è quello di descrivere i monaci come ignoranti, vuoti, senza ideali, pavidi... S’è dimenticato, Follet – ammesso e non concesso che l’abbia mai saputo – che scuole, ospizi, ospedali, infermerie, farmacie, ecc. ecc. sono state invenzione dei monaci. Ma tant’è: Follet, per molta gente, resta un super! Alla faccia!

 

OSCURAMENTO. Caro direttore, [...] ho un quadro abbastanza chiaro sui rapporti omosessuali nel mondo classico... Ma questo quadro si oscura con la diffusione del cristianesimo [...]. Mi è stato detto che è contro natura. Ma non mi è stata data mai una risposta soddisfacente.

Antonio@...

Caro Antonio, non so se si possa chiamare “oscuramento” il quadro del cristianesimo rispetto a quello del paganesimo (o mondo classico – come preferisce) per quanto riguarda i rapporti omosessuali.

Ciò che posso dirle è che la filosofia e la teologia di matrice cattolica per arrivare alle conclusioni che lei sa non partono da basi strane, senza senso, avulse dalla realtà, illogiche o pretestuose, ecc. Tutto il contrario. Si parte dall’osservazione attenta e metodica della realtà e nella realtà si constata che la vita è il frutto di un incontro tra cellule maschili e cellule femminili.

Da questo fenomeno che si presenta come “naturale”, si evince per la teologia cattolica che “il sesso è per la vita”, perché la vita scaturisce solo là dove un gamete maschile e uno femminile si compenetrano. E questo, le ripeto, appare come legge di natura. Ora, sulle conclusioni che tira la Chiesa (è bene ciò che segue la natura, è anomalo ciò che non la segue), si può non essere d’accordo, si può obiettare che potrebbero esserci eccezioni, che l’amore è più grande del sesso (e sono d’accordissimo), che un uso diverso del sesso non è poi un delitto, ecc. Ma perché tacciare la Chiesa di oscurantismo? Dov’è l’oscurantismo? Qual è l’oscurantismo? La Chiesa che cosa oscura in realtà? È oscurare o non piuttosto esaltare? In effetti, la Chiesa esalta talmente il sesso fino a dire: “Usatelo per gli scopi voluti dal Creatore”. Per alcuni potrà essere un’esagerazione, ma certo non è né oscuramento né, tanto meno, oscurantismo!

Le ripeto: si può non essere d’accordo sui principi filosofico-teologici (che, guarda caso, sono quelli della filosofia aristotelico-tomista, quindi classica, anche se Tommaso è un medioevale), ma davvero non c’è materia per condannare la Chiesa. Essa non fa che quello che crede sia il suo dovere... Si è liberi di non seguirla, ma non di condannarla. È sempre letale condannare chi fa quello che è chiamato a fare per fede, per vocazione, per convincimento intimo o per mestiere: sarebbe un sovvertimento delle regole del gioco.

 

LA NONNA MORTA. Caro direttore, non le ho mai scritto, ma stavolta mi faccio coraggio e... eccomi. Perché mi è capitato addosso un grosso problema. È morta mia mamma, di tumore purtroppo. Era anche la nonna di mia figlia [...]. si volevano un gran bene. Ora la mia bambina mi ha fatto un sacco di domande tipo: “Dov’è la nonna?”. “Lì dentro allora chi c’è?”. “Quando potrò rivederla la nonnina?” [...].

Mariella, Taranto

Domande difficili, cara signora. Lo so. Difficili soprattutto perché a quattro anni non si è in grado di fare distinzioni filosofico-teologiche... Che cosa dire allora? Ricordo alcune espressioni di una mia vecchia zia – si chiamava Quinta – che faceva il catechismo in parrocchia. Diceva cose straordinariamente vicine a quelle che qualche tempo fa mi ha scritto un affezionato lettore e – devo dire – anche un sagace corrispondente, il prof. Verdone. Quel che mi ha scritto in proposito, ti trascrivo fedelmente. “Occorre servirci di metafore che mettano a fuoco concetti come quelli di presenza, di vicinanza. Chi muore c’è ancora, anche se non può essere visto. Come quando qualcuno va avanti per la strada e rimane nascosto dietro una curva. Oppure, come accade la notte, quando papà e mamma dormono in un'altra camera. Il bambino non li vede, ma li sente vicini. Altro ambito semantico su cui insistere riguarda la finalità dell’esperienza vitale. Siamo sulla terra per formarci, come il bambino nel seno materno. Quando egli è pronto per il mondo, allora nasce. Così noi, al momento giusto per ciascuno, passiamo ad un’altra vita. Come i frutti dell’albero che il contadino coglie man mano che sono maturi o come persone in cammino verso casa. Chi arriva prima aspetta gli altri. Il terzo ambito da sviluppare è quello del concetto di libertà e d’infinito. La vita ci offre esperienze interessanti, meravigliose ma anche impegnative, faticose. Tutti, prima o poi, siamo chiamati a riposarci. Come quando ci è tolto un peso dalla spalla e ci sediamo all’ombra di un albero. Proviamo a chiedere a un uccello se preferisce restare in gabbia o tornare libero. Non ci sono dubbi. Basta aprire lo sportello che esso sfreccia verso il cielo azzurro”.

 

ATEI ILLUMINATI. Caro Direttore, da qualche tempo illustri pensatori del calibro di Augias, Dario Fo, Odifreddi ecc., si dedicano ad impegnativi problemi storico-religiosi. Nei loro libri e nelle loro “allocuzioni”, discettano di Chiesa e Papato con una sicurezza (e sicumera) tali da far arrossire san Tommaso d’Aquino. Tanta sapienza è oggetto di devota attenzione nell’olimpo televisivo, dove già hanno notevole spazio i Santoro e i Travaglio. Altri scrittori, le cui opere pregevoli e documentate trattano eguali argomenti, sono semplicemente ignorati nei salotti televisivi alla moda. Come spiegare certe alchimie a noi poveri mortali?

lucio.......@......it

Questa è la società in cui viviamo... stavo per scrivere “ci meritiamo”. Cristo è da sempre “segno di contraddizione” – è parola di Vangelo – e quindi non meravigliano più di tanto i “pro” e i “contro” Cristo. La verità è che oggi sembra diventato per alcuni talmente ingombrante questo Gesù che ci si batte in tutti i modi per eliminarlo... o meglio per eliminare la seconda parte del suo nome, Cristo, lasciandogli la prima, Gesù, che lo qualifica uomo come tutti, anzi un perdente, un predicatore un po’ idealista e forse un po’ “suonato”, un sognatore che coltiva utopie, regolarmente cancellate dal potere, un rivoluzionario imprevidente e per nulla diplomatico. Lungo la storia, soprattutto recente, alcuni ci hanno provato – e altri ci provano ancora – a portare a termine questa operazione di svuotamento del Cristo della fede. Tutti sempre regolarmente sono stati beffati da Colui che più lo dichiari uomo e più si mostra Dio, più lo seppellisci e più risorge.

In effetti, i primi a meravigliarsi di questa immarcescibilità del maestro di Galilea sono i suoi stessi detrattori. Per costoro si può rispolverare quello che il cardinale Consalvi disse a Napoleone che aveva fatto imprigionare Pio VII: “Non siamo riusciti noi preti a distruggere la Chiesa, crede di riuscirci vostra Maestà?”. Basta cambiare “Chiesa” con “Cristo”, e la frase è ugualmente vera. Atei ce ne sono sempre stati... Anche se non tantissimi, a dire la verità. Nell’antichità si contano sulla punta delle dita e non si possono chiamare veri atei, penso ai filosofi atomisti Democrito e Leucippo. Il Medioevo praticamente non ne conosce e nemmeno l’Umanesimo e il Rinascimento. Si comincia a parlare di atei nel secolo XVII con Voltaire, Compte, De Sade (il famoso marchese), Hume, Diderot. Nel XVIII e XIX secolo spuntano Nietzsche, Zola, Russel, Freud (forse), Marx e pochi altri. L’età moderna e contemporanea può annoverare Sartre, Camus (forse), Onfray, Bob Dylan, Hack, Giorello, oltre a quelli da lei citati. Questi i nomi più noti (ammesso che siano tutti atei convinti). Alcuni di costoro con onestà riconoscono che se è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio è altrettanto impossibile dimostrarne la non-esistenza.

Le do piena ragione riguardo alla boria supponente di certi conduttori nostrani e alla supina condiscendenza dei media. Vede, una cosa tanto grossa fa scoop, perché si attenta alla fede della gran maggioranza dell’umanità. Discuterne è questione di primaria importanza per conquistare audience, vero e unico dio dei media. E forse c’è sotto anche qualche motivo ancor meno nobile: per sentirsi “qualcuno” bisogna che si punti in alto, molto, molto in alto, altrimenti la normalità del quotidiano ti risucchia nell’anonimato. Allora, per non affogare nel mare del nulla non resta che urlare contro l’Intoccabile, così è assicurata, o quasi, la celebrità! Bah!


APPELLI

Mi chiamo Fabio, ho 37 anni e cerco amiche di tutte le età per instaurare una bella e sincera amicizia. Risposta assicurata. Bertolotti Fabio, Viale Bruno Rizzieri 55, 00173 Roma RM.

 

Sono un ragazzo di 32 anni, alto, snello e prossimo alla laurea. Di indole semplice,  amo la natura e le cose belle. Mi piacerebbe conoscere per amicizia ragazzi/e della mia città o provincia. Grazie. Baldanzi Antonio, Via M. Berrino 19, 10148 Torino TO.

 

Acquisto i due volumi di circa 750 pagine ognuno de “La vita di San Giovanni Bosco” – Autore G.B.Lemoyne – Casa Editrice SEI. Giancarla Minelli, Via Vassali E. 19, 10138 Torino TO.

 

Sono un volontario privato e cerco amiche di tutte le età che abbiano bisogno di amicizia o di parlare con una persona sensibile come me. Di Milano e provincia. Cerco anche computer vecchi o usati gratis, anche rotti. Ritiro gratis. Tali computer saranno sistemati e poi donati a bambini e ragazzi disabili. Contattarmi allo 389/99.19.993Monza Cristiano, Via Anfiteatro 14, 20121 Milano MI, e-mail: moncri69@yahoo.it.   

 

Vorrei instaurare sincera amicizia epistolare con ragazzi/e età compresa 22-32 anni. Mi chiamo Daniele, ho 32 anni. Scrivete a Daniele Tuzzolo, Via dell’Orsa Maggiore 99, 00144 Roma RM.

 

Desidero acquistare testi scolastici degli anni ’60-’70 pubblicati dalla SEI di Torino. Mario Cervia, Via B. Maioni 51, 28021 Borgomanero NO.