LETTERA AI GIOVANI - Basta piangerti addosso!
Leggo sul tuo volto smagrito, visitato dalla nevrosi senza l’ombra di un sorriso, la tua delusione, il tuo sconforto, quasi ti avessero sequestrato l’amore, compromessa la vita, tolta la chiave di casa.
Sei di cattivo umore. Di più. Hai il cattivo umore.
Ti sei condannato agli arresti domiciliari. Non parli. Non vuoi vedere nessuno.
Vuoi sbarazzarti in un sol colpo di 10 anni di vita donata, di gratuità, di innocenza.
Vuoi svuotare il cielo dei suoi angeli.
Ti lamenti di Dio che hai mandato a quel paese. Che pensi ai fatti suoi!
Ti manca la terra sotto i piedi.
Ti manca l’odore del caffè visto crescere nei campi assolati. Ti manca l’Africa.
Ti manca la risata delle amiche.
Ti manca la compagnia dei bambini
che ti chiamavano “maman”.
Hai paura di te, del domani, di tutto.
Hai paura di dimenticare, di non tornare proprio da dove sei fuggita.
Se ancora sorridi è solo per smettere di piangere, come un canto africano piagnucola.
Basta piangerti addosso! Dopo il terremoto, vengono i sorrisi,
i pacchi-dono. Eccoli.
Punto uno.
Mi sembri un millepiedi. Non fai un solo passo in avanti se ti lasci imprigionare dallo sciame dei tuoi rancori. Per spiegare il disastro occorre ammettere un errore o meglio ancora rimetterci nella condizione di ricominciare. Peguy si pronuncia così:
“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è
cominciare sempre ad ogni istante. Quando manca questo senso si vorrebbe morire”.
Punto due.
Arrabbiati, non essere muta senza una parola innanzi alla quale scateni la tua tempesta. Ribellati al silenzio che ti umilia. Non aver paura delle parole. Sono la chiave dell’anima.
Ci sono parole di incredibile dolcezza. Mettine qualcuna al posto dei puntini
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La parola ti permette di sbirciare nell’infanzia, nelle stagioni della vita.
Ti permette di dire “è mio!”
È mio il cielo nero dell’Africa, la terra assetata, l’orgoglio dei giovani che smaniano di diventare grandi.
È mia la vita che voglio, o Dio,
ancora una volta donare a te.
Punto terzo.
Nessuno si è sbarazzato di te.
C’è un momento della vita in cui devo mettermi in condizione di percepire che qualcuno sia, in me, più me di me stesso.
È un pensiero del tutto personale.
Nella vita si può essere una, due, tre volte santi. La prima volta quando si dice sì.
La seconda quando lo si ripete dopo una furiosa tempesta e così via.
Se hai una colpa, dalla a Gesù.
Se soffri un dolore offrilo a sua Madre.
Un albero non si spaventa se una foglia si distacca e tocca terra. Continua a vivere, a crescere e a dare frutti.
Ho deciso di amarti di più,
di non dimenticarmi di te,
di rivedere i tuoi occhi, il tuo sorriso,
il tuo volto bruciato dal sole.