FMA
di Graziella Curti
In una piccola stanza, a Valdocco, nel marzo 1908, don Filippo Rinaldi rendeva concreto un nuovo progetto,
in sintonia con i vasti orizzonti sognati da don Bosco e da madre Mazzarello: fondava l’associazione exallieve delle FMA.
Era un piccolo gruppo di giovani donne quelle che stavano attorno a don Filippo Rinaldi, secondo successore di don Bosco, quando espresse la sua felice intuizione profetica di organizzare le forze di coloro che avevano fatto esperienza di case salesiane, perché potessero fare sinergia. Erano state allieve, oratoriane delle Figlie di Maria Ausiliatrice e avevano assimilato quello stile di solidarietà concreta tipico della pedagogia del santo dei giovani. Si erano già mosse con generosità e intraprendenza nel campo della cura dei bambini, delle donne, dei giovani in difficoltà.
Tuttavia,
di fronte alla proposta di costituirsi in gruppo esprimevano anche qualche
perplessità. Il nuovo genera sempre un po’ di incertezza, a volte anche paura.
Quali prospettive, quali compiti, quali impegni poteva riservare la nuova realtà che stava per nascere? La risposta di don Rinaldi non si fece attendere: «Tenetevi unite ed aiutatevi». Su questi due verbi si è costruita, lungo cent’anni, la storia dell’Associazione che ha visto e vede, in tutti continenti, una rete di donne e uomini (ora, c’è la presenza anche di exallievi) che rispondono alle domande d’aiuto, specie dei più giovani, secondo lo stile di Don Bosco e di Maria Mazzarello. Si tratta di migliaia di persone che, avendo sperimentato l’amorevolezza salesiana, la diffondono nei propri territori, la vivono negli ambienti di lavoro, nelle parrocchie, nelle istituzioni educative, specie tra i più poveri.Il sistema preventivo, cuore di una pedagogia in cui chi educa fa sempre il primo passo e crede che «in ognuno c’è un punto accessibile al bene», costituisce la trama delle loro relazioni e degli interventi educativi, che sempre mirano alla formazione di tutta la persona, a costruire “ buoni cristiani e onesti cittadini”.
Nel nome della ONLUS, che realizza il Progetto di sviluppo delle exallieve/i, c’è tutto un programma: niente e nessuno può essere dimenticato o emarginato, specie se giovane.
Destinatari privilegiati di ogni iniziativa di solidarietà sono infatti i bambini, le donne, le famiglie. Su questa base, sono fioriti progetti dai nomi originali, segno di interventi non programmati a tavolino, ma elaborati sul territorio, dopo una raccolta di dati reali che potessero disegnare la mappa concreta di un’azione solidale. Allora è nata la campagna per il Nord Vietnam: Un maialino per ogni famiglia; per la Lituania: Un cappotto caldo caldo; per Gerusalemme: Adotta una classe; per la Bolivia: Un ponte verso la vita; per l’Ucraina: Adesso più che mai… e tanti altri progetti che toccano i vari Paesi del mondo dove c’è un’exallieva/o con il cuore di don Bosco e di Main.
A sostegno di tali interventi, viene edito ogni mese un buon organo di comunicazione, la Rivista Unione, che raggiunge tutte le tesserate diffondendo, a rete, lo stile educativo salesiano e creando mentalità. Le rubriche e gli editoriali, redatti dal direttore responsabile, Silvana Aloisi, graffiano la realtà, mettono a fuoco le problematiche anche del mondo occidentale e aiutano a leggere gli eventi in modo sapienziale, evangelico.
Si affrontano i problemi della pedofilia stimolando i genitori, gli educatori a osservare e a intervenire «cercare di capire che qualcosa non va nello sguardo spento o nel comportamento non abituale dei bambini che ci vivono accanto». Ci si rivolge, in particolare, agli «insegnanti - molto numerosi nell’Associazione - presenti per tante ore al giorno con i piccoli che sono là, in quelle aule dove si svolge buona parte della loro vita… come educatori sono chiamati a qualcosa che va oltre il programma da svolgere. È l’attenzione del cuore. Di questa hanno bisogno i bambini e gli adolescenti, ed è questa che ricorderanno a distanza di anni». La stessa attenzione è espressa per i temi della bioetica, dell’economia di mercato, delle migrazioni. È l’inedito di Don Bosco e di Main che rivive nell’attenzione educativa di figlie e figli che hanno goduto dell’amorevolezza salesiana.
Per celebrare il centenario dell’Associazione, il Consiglio Confederale delle Exallieve ha indetto un Concorso in cui si proponeva di creare un logo che esprimesse il significato dell’evento, la sintesi di un secolo di vita e la proiezione nel futuro. La risposta all’iniziativa ha rivelato entusiasmo e senso di appartenenza. Sono giunte molte produzioni grafiche con stili diversi come diversi sono i luoghi e le culture di provenienza. È stata scelta l’opera di suor Alba Vernazza, FMA, delegata di Unione nella Federazione ligure. La presidente Confederale, Carolina Fiorica, nel dare le motivazioni della scelta, scrive: «Sono evidenti in esso le mani nel mondo, ma pure uno scorcio della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino e l’immagine della Valponasca (Mornese) con la finestrella: felice sintesi della nostra spiritualità salesiano-mornesina».
Il tema delle mani sul mondo è il cuore del messaggio scelto per l’occasione. Le responsabili lo ritengono «l’essenza stessa dell’Associazione» e l’hanno articolato in un testo che è insieme realismo e poesia: «Mani che penetrano il mondo, mani che stringono al petto bambini soli, affamati, violentati, indifesi; mani che scavano nella terra arida e assolata dei Paesi più poveri del pianeta fino a far sgorgare l’acqua per dare da bere a quanti non hanno ancora libero accesso all’acqua potabile; mani che costruiscono case per dare un tetto a ogni creatura, e scuole per ridare dignità a ogni essere umano; mani che si stringono in una catena umana di solidarietà e di difesa dei diritti; mani che non temono di sporcarsi o contaminarsi, capaci di sopportare le lacerazioni per lenire le lacerazioni degli altri». E il messaggio continua richiamando l’importanza del cuore, la vera radice dell’azione educativa. Un cuore che sceglie la sobrietà come stile di vita, che sa portare gioia, che sa prendersi cura dell’altro, «che incarna l’amorevolezza del Padre».