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Oreste Steccanella
Ecco una lettera piena di saggezza, scritta dal nonno alla nipote che iniziava il liceo in una scuola salesiana. L’ha intestata: “Lettera del nonno alla nipote troppo assorbita da pianoforte, canto, canoa, danza, sci, karate… e ancora latino, greco, internet, ecc.”.
Carissima,
non so esprimerti la gioia che ho provato appena ho saputo che ti sei iscritta al Liceo Classico Salesiano Astori di Mogliano Veneto. La tua non è stata solo una scelta saggia ma anche coraggiosa nel prediligere una scuola di indirizzo umanistico in luogo di quello scientifico. Inopinatamente, sei venuta a far parte della Famiglia Salesiana, così come ne faccio parte io e ne fece parte mio padre che era stato nel collegio a Verona assieme a don Renato Ziggiotti, V successore di Don Bosco nel 1915. Entrare nella Famiglia Salesiana vuol dire entrare in un mondo completamente diverso dagli altri ed è, in qualche modo, come “immunizzarsi” contro le insidie della vita e contemporaneamente beneficiare della protezione, estesa anche a più generazioni così come è stato promesso dalla Madonna a Don Bosco.
Non pensare di trovare il paradiso terrestre perché, qui in terra, “Nulla dies sine linea” (Plinio il vecchio) cioè non c’è giorno che non lasci il suo segno, sia nel bene sia nel male. Anche lì troverai persone più o meno brave, più o meno simpatiche, ma convinte di dover attuare una attenta presenza educativa e talune sostenute dalla “Sapientia cordis” di Don Bosco. Nello spirito di don Tassello (mio insegnante a Pordenone deceduto anni fa all’Astori) s’incise la definizione che don Ziggiotti formulò secondo un suo caratteristico modo di agire e pensare: “Un salesiano: come lo facciamo? Viso allegro e cuore in mano / ecco fatto il salesiano”. Don Bosco amava i giovani e non ha mai e mai e mai pensato a se stesso, ma ha sempre e sempre pensato agli altri; ed è proprio dalla generosità profusa verso il prossimo che sapeva cogliere la forza e il coraggio di affrontare gli avversari e sfuggire agli agguati, talora aiutato dalla Provvidenza a mezzo anche del leggendario cane “Grigio”!
In questo nuovo ambiente troverai più serenità e l’obiettività di riflettere e discernere il bene dal male e di chiederti perché il mondo vada così male. Vedrai allora che la risposta ti diventerà spontanea: il mondo va male perché l’uomo si è dimenticato del Signore e ha pure dimenticato lo scopo per cui siamo stati creati. Poi c’è il prossimo che dobbiamo rispettare e l’obbligo di tenere comportamenti idonei a tutelare il “neminen laedere”: non bisogna mai e mai danneggiare gli altri. Spesso le parole dette agiscono come l’eco che amplifica in intensità e profondità quanto viene detto! Quindi, non bisogna mai parlare male di nessuno. Nell’ultima mia intervista a SKY TV mi fecero una domanda improvvisa e inaspettata: “Lei che è un commercialista mi sa dire qual è la qualità principale che deve avere un imprenditore?”. Mi sentii spiazzato e non trovai di meglio che narrare […] ciò che ho cercato di seguire anche nella mia attività professionale. “La prima regola per un imprenditore è quella di essere onesto! Ti dirò di più, per me essere stato onesto è stata la mia fortuna!”.
A noi vecchi piacciono le reminiscenze! Ricordo che durante la guerra mancavano il cibo e i vestiti (non c’era né Armani né Pierre Cardin, né la televisione, il computer, internet o altre attrazioni fuorvianti) eppure in quella situazione di precarietà c’erano concordia, serenità e solidarietà e non esistevano cattiverie. Passavamo intere serate a giocare a carte, a pregare, ad ascoltare la radio! Perché scrivo questa lettera? Per prevenirti (lo imparerai dai salesiani il sistema preventivo) perché vedo che il maligno sta avanzando di giorno in giorno con azioni diffuse e generalizzate. Ti prego, dunque, cara nipote, in considerazione di tutti i consigli di questa lettera, di contribuire positivamente a salvaguardare la dimensione sacra della dignità umana.
Treviso 9 novembre 2007
Il nonno