LETTERE AL DIRETTORE
CASELLI E... ANDREOTTI.Caro dir., [...] ho letto che il giudice Caselli è stato a scuola dai Salesiani: “Se riconosco Gesù come Signore, lo devo ai salesiani”, ha detto. Ma può un comunista riconoscere Gesù come Signore? [...]. È stato anche il grande accusatore di Andreotti [...] che fu assolto. [...] Caselli avrebbe dovuto ritirarsi in un monastero e fare penitenza, invece ha progredito in carriera [...]. Non c’è limite alla stoltezza umana!
Giovanni, Siena
Egr. signore, il Signore è signore di tutti, buoni e cattivi, atei e credenti, cristiani e buddisti, tomisti e marxisti, democristiani e comunisti, innocentisti e forcaioli... Se no, che Signore è? Dio non esiste perché l’hanno inventato i cristiani, esiste “in sé e per sé”, e dunque è Dio di tutti: di quelli che lo vogliono, ma anche di quelli che - affari loro! - non lo vogliono. È vero che Caselli ha studiato dai salesiani, e precisamente a Valsalice, dove si sono formati altri ben noti professionisti, ma i salesiani non gli hanno detto di essere comunista né a Sandro Pertini di essere socialista, né a Zaccagnini di essere democristiano, né a Rocco Buttiglione di essere centrista, a Vittorio Sgarbi di essere quel che è, a Berlusconi di fondare Forza Italia, a Mussolini di fondare il fascismo (sì, anche costoro sono exallievi salesiani!). Il che quanto meno vuol dire che l’educazione salesiana è di tipo “aperto”, che lascia l’allievo libero di scegliere il suo destino politico. Inculcare i valori, infatti, non significa indicare un partito.
Quanto ad Andreotti, è difficile sapere che cosa avesse in mano Caselli, come pubblico ministero, per sostenere le accuse all’uomo politico più noto d’Italia e rispettato a livello internazionale. Quella vicenda può anche essere considerata una gaffe dell’illustre giudice: anche i migliori sbagliano! E questo serve a dimostrare a loro stessi, prima di tutto, che l’infallibilità non è cosa di questo mondo. Ma, caro signore, se tutti quelli che sbagliano dovessero “ritirarsi” in un monastero, avremmo le città deserte e i monasteri moltiplicati a tal punto da ricoprire tutte le montagne del mondo, ammesso e non concesso che i monasteri siano ubicati solo sui monti.
Se poi Andreotti, l’intelligente, ha votato per il “peggior governo, ecc.”, due sono le cose: o Andreotti non è intelligente o il governo non è il peggiore di tutti i governi (a tal proposito pare che siano di questo parere anche le organizzazioni internazionali di controllo tipo Moody’s, ecc.). Ma questa non è la difesa di un governo che non c’è più. È solo un ragionare, per dire quanto gli uomini, come tali, siano fallibili, sotto qualunque bandiera militino. Sottoscrivo l’ultima sua frase: “È vero che non c’è limite alla stoltezza umana!”.
IL PAPA ALLA SAPIENZA.Caro dir., [...] sono stati ben 60, una enormità, i docenti che hanno firmato di non volere papa Ratzinger alla Sapienza [...]. Si è in rotta, come cattolici, o no? Il Papa ha rinunciato “per opportunità” [...]
Vitaliano, Lecce
Caro Vitaliano, su con la vita! La sua enormità rappresenta una percentuale minima dei docenti della Sapienza che sono 4500 più 5000 tecnici e amministrativi. Lei sa il motivo della censura (l’hanno scritto): perché il 15/03/1990 (badi alla data!) Ratzinger disse: “Il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Noti, è una citazione di Karl Feyesabend, filosofo austriaco della scienza. Quindi i 60 (in realtà 67) luminari citano una citazione, senza rendersi conto (perché non hanno letto il resto) che il Papa voleva dire esattamente l’opposto di quello che loro “pensavano” volesse dire. “Ecco il giudicio uman come spesso erra”, direbbe l’Ariosto. I sapientoni della Sapienza si sono dimostrati affatto sapienti, loro che dovrebbero insegnare agli studenti a non estrapolare frasi senza averne indagato il contesto... Bella figura! In quell’occasione il Papa disse anche: “La fede non cresce a partire dal rifiuto della modernità”. Ma le citazioni “pro scienza” di questo Papa sono innumerevoli. Sa qual è la verità? Scoccia a degli anticlericali ottocenteschi che un prelato – per di più Papa – osi parlare da professore e... mostri di saperne quanto e più di loro. Ma il Papa ha rinunciato. Hanno vinto i laicisti? (non laici, badi). No. Semplicemente hanno avuto paura! Mi sento di plaudire a Giuliano Ferrara, laico non laicista, che ha indetto una “veglia laica” di solidarietà al Papa, colpito dalla intolleranza di chi dovrebbe essere tollerante per definizione. Se questi sono i guru della democrazia, c’è da piangere! A me pare che alla Sapienza sia stata rinnegata la sapienza! All’università hanno contraddetto l’universalità. I 67 professori non hanno nemmeno tenuto conto che l’atto di fondazione dell’Università dove tengono le loro lezioni è una bolla papale del 20/03/1303 e il fondatore è Bonifacio VIII. Papa! Beh, stavolta Benedetto con il suo gesto nobile di rinuncia ha restituito lo schiaffo che il suo predecessore s’è preso – vero o morale che sia – da Sciarra Colonna ad Anagni. Si sono anche scordati, i 67, che il presidente Ahmadinejad, considerato un finanziatore del terrorismo internazionale, ha potuto parlare all’Onu, assemblea universale dei popoli per la pace e la giustizia, mentre uno che parla di pace, e giustizia, non può entrare alla Sapienza, l’antico “Studium Urbis”, il cui nome d’origine, Sapientia, si riferiva, guarda caso, alla “Divina Sapientia”. Eppure alla Sapienza hanno invitato uno come Valentino Rossi (senza alcuna offesa per il nostro simpatico centauro) e hanno chiuso le porte a un professore del calibro di Ratzinger! Hanno anche dimenticato che a uno dei loro guru, Voltaire, si attribuisce la celebre frase: “Mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di quel che penso!”. Il mio parere? I 67 hanno fatto della Sapienza la sede dell’insipienza. E loro, i paladini della libertà con il codazzo di una ottantina di studenti ne hanno condizionati più di 150 mila. Alla faccia della libertà.
GESÙ ROMANZATO.Egregio dir., [...] Il prof. di religione è un prete un po’ anziano. L’altro giorno nella mia classe ha tuonato contro tutti quelli che romanzano Gesù [...]. Ma mi faccia capire: che male c’è? Mica si va contro di Lui? È anche un modo per farlo conoscere, no?
Lidia, Verona
Beh, se lo si fa conoscere come hanno fatto Brown e non pochi altri, è molto meglio che resti sconosciuto. Perché, vedi, non si può avvilire la verità fino a falsificazioni blasfeme. Però, cara Lidia, ti basti il giudizio di uno che non puzzava certo di sacrestia, si tratta del poeta austriaco Franz Werfel, ebreo di religione, contemporaneo di altri scrittori ebrei come Kafka e Buber (fatti spiegare dal prof. di storia chi sono costoro). Egli scrive dunque: “In un ambito così puro (come quello del maestro di Galileo n.r.d.) un fantasticare senza freni io lo detesto come una oscenità, e ogni libertà poetica senza un solido fondamento mi sembra sconsideratezza anti-artistica e offensiva”. Riflettici bene e... riscrivimi se qualcosa ti cruccia ancora.
SPAZZATURA.Egregio dir., [...] siamo dell’Interland napoletano, quello pieno di spazzatura, abitiamo in una zona dove l’immondizia ci distrugge sia le strade che i polmoni […] Ci domandiamo spesso che razza di civiltà sia la nostra che pure è considerata così elevata. Come andrà a finire il genere umano che inventa sempre nuove medicine per allungare la vita è produce sempre più pattume per accorciarla?
Carmelo, Assunta, Elena, Torre A.
Non lo so, cari amici, non lo so. La spazzatura è il paradosso della modernità. Vi scrivo un pezzo di Italo Calvino, guarda caso sulla spazzatura della immaginaria città di Leonia. Può servire, non solo a me e a voi, come “meditazione” (la trovate anche su Internet in versione integrale). “Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via (sottolineatura del r.) per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero, come dicono, il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione […]. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. È una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula (c.s.); le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città […]. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura […]. Ce n’è abbastanza per meditare seriamente sulla nostra civiltà… dell’immondizia.
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