Tema del CG26: DA MIHI ANIMAS, CAETERA TOLLE

Commissione precapitolare CG26

Roma, 29 ottobre 2007

INTRODUZIONE

[1] Il tempo che stiamo vivendo, con tutte le sue contraddizioni, ci chiama e ci sfida; è un καιρός, che Dio offre a ciascuno di noi per un cammino di conversione del cuore, della mente e della vita; è una opportunità per rafforzare l'esperienza spirituale e quindi apostolica delle nostre comunità; è un tempo favorevole per ravvivare con entusiasmo la nostra azione pastorale.

L'esperienza della Pentecoste ha segnato la nascita della comunità apostolica. La forza dello Spirito ha creato nei primi discepoli il superamento della paura che chiude e paralizza e li ha resi comunità evangelizzatrice, aperta e proiettata verso tutte le culture, con l'audacia e il coraggio della forza dinamica di Cristo Risorto; così tutti hanno potuto comprendere gli apostoli nella propria lingua. Così oggi lo Spirito costituisce anche noi come comunità evangelizzatrici, ci dona il coraggio di proporre il vangelo e ci dà una "nuova lingua" che può essere capita dai giovani di oggi.

Dio chiama ciascun salesiano, ogni comunità e ispettoria della Congregazione a lasciarsi penetrare dalla forza trasformatrice dello Spirito, perché sull'esempio di Don Bosco, insieme ai laici e alla Famiglia salesiana possiamo evangelizzare i giovani. Li aiutiamo così a vivere la pienezza della loro vita e a conoscere e ad accogliere il vangelo del Signore Gesù.

[2] Gesù Cristo "ieri, oggi e sempre" (Eb 13, 8) è il piano pastorale della Chiesa del terzo millennio. Come educatori dei giovani, la Chiesa e la società si aspettano da noi che siamo capaci di tradurre questo programma in orientamenti pastorali, in modo che l'annuncio evangelico arrivi ad ogni giovane e che ognuno possa incontrarsi con il Signore Gesù.

L'incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli, giovane senza famiglia e immigrato, segna l'inizio dell'Oratorio. Per noi salesiani annunciare e testimoniare il Signore Gesù è missione prioritaria. Ogni volta che tendiamo la mano ad un ragazzo, adolescente o giovane, mediante la promozione umana ed offriamo loro i doni della grazia e la ricchezza del Vangelo, sviluppiamo in essi quelle potenzialità, perché possano essere "onesti cittadini e buoni cristiani".

Educazione ed evangelizzazione sono l'offerta più grande che possiamo offrire alla società di oggi nello spirito, con i metodi e i contenuti del sistema preventivo. Ci sono giovani che potranno dirci, come a Don Bosco e ai primi salesiani: "vi stavamo aspettando". Altri forse ci appariranno indifferenti, ma l'incontro con il Don Bosco di oggi, attraverso la persona di ciascun salesiano, farà emergere ciò che c'è di meglio nel loro cuore, "al punto in cui si trova la loro libertà" (Cost. 38).

[3] Nell'epoca del mercato, dell'efficienza tecnologica e dell'onnipotenza della scienza, ma anche delle fragilità, delle incertezze e delle paure, crediamo nell'esperienza più grande del mistero di Dio. La speranza vive in ognuno di noi e nelle nostre comunità. Se ogni giorno facciamo posto allo Spirito, potremo abbandonarci alle sorprese di Dio. Vediamo il futuro della Congregazione in persone spirituali, che decidono di vivere da credenti credibili e da consacrati apostoli, vivendo l'esperienza della fede e dell'amore. "Deus caritas est": per questo noi crediamo all'amore.

Il Capitolo Generale 26° è l'occasione che Dio ci offre per una vera e nuova Pentecoste, esperienza dello Spirito vivificante, in modo che con il ritorno a Don Bosco, la nostra identità carismatica si veda rinforzata e il cuore di ogni salesiano sia ravvivato dalla passione del "da mihi animas".

"Ho promesso a Dio che fin l'ultimo respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani". Don Bosco è la nostra ricchezza e in lui scopriamo come Dio oggi ci chiama a stare con i giovani nel loro vissuto quotidiano, impegnandoci ad ascoltare i loro appelli, a conoscere il loro mondo, a incoraggiarli nel loro protagonismo, a coinvolgerli nella costruzione del loro percorso di vita. Come Don Bosco avremo il coraggio di annunciare Gesù Cristo, per suscitare in loro un rapporto personale con Lui.

"Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Realmente non ebbe a cuore altro che le anime"; così diceva Don Rua. Don Bosco convocava i giovani come suoi collaboratori; anche noi ci sentiamo impegnati a chiamare i giovani a partecipare alla missione educatrice ed evangelizzatrice con zelo apostolico.

Tutto ciò ci chiede una vera passione per Dio e per i giovani, convinti che il Signore si manifesta attraverso le urgenze del momento e dei luoghi. Sarà allora possibile attraverso una testimonianza di vita personale, un deciso atteggiamento di distacco e di libertà di fronte ai beni materiali e ai nostri desideri, mettere tutto al servizio degli altri e vivere il "cetera tolle".

Viviamo in un periodo di completa trasformazione. In molti segmenti della società la solidarietà è minacciata. Ci troviamo di fronte alla sfida di pensare in modo nuovo e di rendere solidale il nostro tempo. La nostra visione è quella di una chiesa comunione, che parla una lingua nuova e si avvia con coraggio sulle nuove frontiere della cultura e della società.

[4] Il bicentenario della nascita di Don Bosco, che vivremo nel 2015, ci offre un tempo opportuno per realizzare un significativo cammino di preparazione. L'applicazione delle linee di azione del CG26 ci accompagna nel determinare un itinerario proficuo per noi, i giovani e le famiglie, i laici e la Famiglia salesiana. Questa celebrazione giubilare è un invito a invocare Don Bosco perché ritorni tra noi e sollecita un impegno perché ognuno di noi ritorni tra i giovani. Ripartiamo da Don Bosco e ritorniamo tra i giovani. Entrambi, Don Bosco e i giovani, sono per noi inseparabili: Don Bosco è il nostro modello e i giovani sono il luogo in cui incontriamo Dio (cf. Cost. 95).

[5] Ci affidiamo alla Vergine Maria, presenza sollecita con Gesù a Cana e presenza orante con i discepoli al Cenacolo. Ella, Ausiliatrice e Madre della Chiesa, ci renderà attenti allo Spirito di Dio, che rinnova la faccia della terra e fa nuove tutte le cose. Ella ci aiuterà ad essere disponibili allo Spirito di Cristo, che sa rendere nuovo il nostro amore a don Bosco. La Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, rinnovata nella sua luce e nel suo splendore, sia un richiamo ad accogliere Maria nel nostro cuore e nelle nostre comunità. Avvolti dalla forza dello Spirito, con Lei ritroviamo la spinta perché il "da mihi animas, cetera tolle" sia l'anima della nostra missione tra i giovani.

RITORNO A DON BOSCO

CHIAMATA DI DIO

"Il Signore ci ha donato Don Bosco come padre e maestro. Lo studiamo e io imitiamo, ammirando in lui uno splendido accordo di natura e di grazia. Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, viveva come se vedesse l'invisibile. Questi due aspetti si sono fusi in un progetto di vita fortemente unitario: il servizio dei giovani. Lo realizzò con fermezza e costanza, fra ostacoli e fatiche, con la sensibilità di un cuore generoso. Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Realmente non ebbe a cuore altro che le anime". (Cost. 21)

[6] Ritorno a Don Bosco

Dio ci chiama a ritornare a Don Bosco, per conoscerlo meglio ed amarlo di più, studiando il contesto in cui è vissuto, comprendendo lo sviluppo della sua mentalità, rendendoci conto delle tappe della sua vita. Le ricchezze delle fonti e degli studi salesiani, che ora abbiamo disponibili, ci domandano di conoscerne il cammino spirituale con i suoi elementi centrali, le sue dinamiche e i suoi momenti di svolta. Esse ci chiedono pure di approfondire le motivazioni che lo hanno condotto a determinate scelte, le mete chiare che lo hanno ispirato, la pedagogia e la pastorale che lo hanno guidato, ossia ci domandano di conoscere meglio il sistema preventivo. Esse ci interpellano in particolare a scoprire la sua ricca umanità, che lo rendeva immediatamente amico dei giovani, e la sua profonda spiritualità, che lo faceva totalmente appassionato di Dio e della sua missione.

[7] Identità carismatica e passione apostolica

Conoscendo ed amando maggiormente il Don Bosco della storia, siamo invitati a ripartire da lui per proporre, attualizzare e rafforzare l'identità carismatica. Siamo chiamati cioè a far risplendere il fascino del suo carisma, a mostrarne la bellezza, a comunicarne la forza di attrazione. Questo ci domanda di sviluppare una cultura carismatica dell'eccellenza, una testimonianza visibile e credibile della nostra vocazione consacrata salesiana, un forte senso di appartenenza alla comunità e alla Congregazione. Senza una proposta carismatica, avvincente e coinvolgente, è difficile il processo di identificazione vocazionale. Ciò che attrae e affascina nella figura di Don Bosco è il suo programma di vita spirituale e pastorale, il "Da mihi animas, cetera tolle", che fa di Don Bosco un santo educatore ed evangelizzatore, che "non ebbe a cuore altro che la salvezza delle anime".

Ogni salesiano è chiamato a guardare a Cristo con gli occhi di Don Bosco, a mettersi al suo seguito con uno stile di vita obbediente, povero e casto, a dedicarsi ai giovani con cuore libero e aperto, ad evangelizzare i poveri, ad essere disponibile ad andare nelle periferie e nei luoghi di frontiera, ad essere santo. È chiamato a superare l'atonia spirituale, la mancanza di coraggio apostolico, la mediocrità, a vivere con gioia e generosità la sua vocazione, a risvegliare la passione apostolica nel suo cuore. Il Signore Gesù, al cui seguito ci poniamo sull'esempio di Don Bosco, è il Buon Pastore che conquista con la mitezza e il dono di sé, che conosce e accompagna, che ricerca i deboli, che spende la vita. Siamo consapevoli che ci sono diversi modi di vivere il carisma di Don Bosco nella Famiglia e nel Movimento salesiano; noi siamo chiamati a viverlo nella modalità della vita consacrata, senza la quale viene meno la fedeltà, la fecondità e la continuità del carisma stesso.

Don Bosco, che consegna le Costituzioni a Don Giovanni Cagliero prima di partire per la Patagonia, ci indica la via per costruire oggi la "bella copia" della Congregazione: le Costituzioni, ossia il progetto di vita dei salesiani di Don Bosco, sono il modo di renderlo presente e attuale. La croce poi, che ci viene consegnata alla professione perpetua, con le immagini che porta impresse, ci invita a spendere la vita con i giovani e per i giovani "fino all'ultimo respiro", prendendo esempio dal buon Pastore e assumendo l'invito di Don Bosco ad ogni salesiano: "studia di farti amare".

[8] Ritorno ai giovani

Ritornare a Don Bosco e ripartire da lui significa soprattutto stare con i giovani. Don Bosco ritorna tra i giovani di oggi attraverso la persona di ogni salesiano, che vive e opera con la sua comunità. Egli diventa presenza leggibile ed inculturata, credibile e profetica, con l'autenticità e la radicalità della propria vita e dedizione. Don Bosco domanda ad ognuno di noi di incontrare i giovani con gioia nel loro vissuto quotidiano, impegnandoci a stare con loro, ascoltando i loro appelli, conoscendo il loro mondo, incoraggiando il loro protagonismo, coinvolgendoli nella costruzione del loro percorso di vita, proponendo loro itinerari di santità secondo la spiritualità salesiana. Don Bosco ci domanda di affrontare con audacia le sfide giovanili, di dare risposte coraggiose alla crisi di educazione, di assumere il suo criterio di lettura della storia, di agire come lui con ottimismo secondo quanto lo Spirito ci suggerisce, di condividere il cammino con la Famiglia salesiana.

SITUAZIONE

[9] Ritorno a Don Bosco

La persona di Don Bosco è sempre attraente e attuale. Tanti confratelli hanno il desiderio di conoscerlo meglio e di imitarlo nella propria vita. Questo è possibile grazie al ricco materiale a disposizione, soprattutto alle fonti storiche e agli studi scientifici che permettono lo studio della spiritualità e della pedagogia salesiana. I confratelli sono sempre più aperti a partecipare a momenti formativi che richiamano alle origini del carisma di Don Bosco. Anche i laici collaboratori e i giovani si interessano sempre di più alla figura di Don Bosco, alla sua spiritualità e al suo modo di educare, per attualizzarli e viverli nella situazione odierna.

Le istituzioni e gli ambienti in cui lavoriamo ci stimano per il lavoro educativo e si interessano della pedagogia salesiana. La presenza di tanti giovani nei nostri ambienti ci fa vedere l'attualità e la necessità del carisma salesiano nel mondo di oggi.

Purtroppo crediamo di conoscere Don Bosco, ma spesso ci limitiamo solo ad una conoscenza affettiva, senza uno studio sistematico e approfondito. Il nostro sapere risulta superficiale e non ci impegniamo a conoscere la spiritualità salesiana e le sue motivazioni più profonde. Spesso non dedichiamo il tempo sufficiente per la lettura delle fonti e neppure delle nostre Costituzioni, in cui troviamo una attualizzazione del nostro carisma.

In questi anni i centri universitari della Congregazione hanno concentrato maggiormente il loro studio nell'ambito storico ed hanno dato minor spazio alla ricerca sulla pedagogia salesiana e sulla spiritualità salesiana. Tutto ciò influisce sul fatto che il sistema preventivo di Don Bosco, mancando una sua mediazione culturale nell'oggi, viene poco attuato nella prassi educativa; ciò vale anche per l'appropriazione personale e comunitaria dell'esperienza spirituale salesiana.

[10] Identità carismatica e passione apostolica

Come espressione di fedeltà al nostro essere consacrati e al carisma ereditato da Don Bosco, molte comunità si sono impegnate in uno sforzo di rinnovamento della vita spirituale e della vita di famiglia, con esperienze che vanno verso relazioni autentiche e profonde tra i confratelli e verso l'apertura ai laici. È visibile nelle nostre opere la presenza complementare della comunità salesiana, segno del primato di Dio, e della comunità educativa pastorale, che attua la missione.

Oltre ai numerosi testimoni di santità riconosciuta, costatiamo la presenza di una santità vissuta nel quotidiano, che traspare da confratelli semplici e da comunità in cui si respira un clima sereno e un dinamismo pastorale. Molti confratelli sono desiderosi di una vita spirituale profonda ed hanno trovato nel progetto personale di vita e in quello comunitario un aiuto per la propria crescita.

Numerosi sono i confratelli e le comunità che testimoniano la dedizione a Dio e la passione per i giovani , e che offrono loro allegria, speranza, spirito di famiglia e accoglienza, proposte di fede. In particolare ci sono tanti confratelli anziani e ammalati che vivono con serenità, vero spirito di fede e senso salesiano la loro situazione di salute e di limitazione nell'attività pastorale.

Purtroppo dobbiamo riconoscere che nelle nostre comunità è entrato talvolta il modello liberale di vita consacrata, caratterizzato da individualismo, abitudine alle comodità, imborghesimento, rifiuto dei segni di visibilità della vita religiosa a vantaggio di una "normalità" che ci confonde con il mondo. Tutto ciò fa venire meno la centralità del "da mihi animas" e spegne la passione apostolica.

Spesso nella vita in comune manca la profonda comunione dei cuori, l'attenzione alla persona del confratello e la condivisione dell'esperienza di fede. L'attivismo e la ricerca di risultati soffocano la vita di preghiera, viene meno la vita interiore, in particolare la frequenza al sacramento della riconciliazione e la pratica dell'accompagnamento spirituale. Quando manca il progetto comunitario di vita è difficile garantire la comunione di intenti, fare l'adeguata verifica, riflettere in comune, facendo della vita quotidiana un'opportunità di crescita spirituale e di formazione permanente.

Ci troviamo immersi in un processo ecclesiale di rinnovamento della vita consacrata, in cui però i nuovi modelli faticano a trovare la sintesi fra i valori fondanti della sequela e l'incarnazione nel mondo odierno. In particolare la crisi della relazione essenziale tra "carisma" e "istituzione" sovente indebolisce la relazione con l'istituzione, portando a vivere il carisma in maniera soggettiva.

[11] Ritorno ai giovani

Ci sono confratelli e comunità fortemente impegnati con dedizione nel lavoro educativo pastorale. Si realizza un intenso lavoro per i giovani, per i poveri, per gli emarginati; abbiamo una pluralità di opere a servizio della gioventù. L'impegno dei confratelli nell'animazione giovanile costituisce un elemento di entusiasmo e di contagio per la comunità educativa pastorale. Di fronte alle situazioni di urgenza educativa, ci lasciamo interpellare e sappiamo trovare le risorse per dare una risposta adeguata. Nelle nostre opere constatiamo il protagonismo di tanti giovani, che avviati ad essere apostoli di altri giovani, arrivano a maturare scelte vocazionali di speciale consacrazione.

D'altra parte, per molti di noi il mondo dei giovani è sempre più difficile da capire e lontano, a causa della paura e della sensazione di non essere preparati in modo adeguato. Abbiamo difficoltà a capire il loro linguaggio, ad essere veramente presenti fra loro. A causa di una valutazione frutto del pregiudizio e dello scoraggiamento, non ci impegniamo a scoprire in loro il punto di accesso al bene. I ruoli che assumiamo non ci pongono sempre a contatto diretto con i giovani; c'è poi bisogno di rinnovare la nostra visione e la pratica dell'assistenza. In alcune ispettorie, soffriamo a causa di un numero ridotto di confratelli e di un invecchiamento che, spesso, diviene un ostacolo.

LINEE DI AZIONE

Ritorno a Don Bosco

[12] Ritornare a Don Bosco, studiarlo e imitarlo in un cammino di riscoperta e riappropriazione del carisma che lo Spirito ha suscitato in lui e che egli ci ha trasmesso per la salvezza dei giovani.

[13] Ogni salesiano

stabilisca il proprio piano personale di studio di salesianità, in un impegno che deve essere presente in ogni fase della sua vita;

[14] Ogni comunità

[15] Ogni ispettoria

[16] La Congregazione

Identità carismatica e passione apostolica

[17] Ritornare al "da mihi animas" vissuto come programma di vita spirituale e pastorale, per rafforzare la nostra identità carismatica, e risvegliare la passione apostolica.

[18] Ogni salesiano

[19] Ogni comunità

[20] Ogni ispettoria

Ritorno ai giovani

[21] Ritornare ai giovani col cuore di Don Bosco, per imparare a capire il loro mondo, per venire incontro alle loro esigenze di educazione e di esperienza di Dio, per stare loro accanto e accompagnarli, per esercitare la paternità spirituale.

[22] Ogni salesiano

[23] Ogni comunità

[24] Mettersi in discussione

Chiamati da Dio a leggere gli appelli dell'ora il presente e a valutare la situazione in cui ci troviamo per assumere impegni concreti, ci sentiamo provocati a convertire la nostra mentalità e cambiare le strutture, passando:

URGENZA DI EVANGELIZZARE

CHIAMATA DI DIO

"Questa Società nel suo principio era un semplice catechismo". Anche per noi l'evangelizzazione e la catechesi sono la dimensione fondamentale della nostra missione. Come Don Bosco, siamo chiamati tutti e in ogni occasione a essere educatori alla fede. La nostra scienza più eminente è quindi conoscere Gesù Cristo e la gioia più profonda è rivelare a tutti le insondabili ricchezze del suo mistero. Camminiamo con i giovani per condurli alla persona del Signore risorto affinché, scoprendo in Lui e nel suo Vangelo il senso supremo della propria esistenza, crescano come uomini nuovi" (Cost. 34).

[25] Comunità evangelizzata

Dio ci chiama a realizzare comunità salesiane evangelizzate, che vivono e testimoniano l'accoglienza del vangelo, costituite da salesiani autentici, credenti e credibili, nutriti dalla Parola di Dio, pienamente impegnati con Gesù Cristo, dediti con trasparenza al primato di Dio nella vita personale e quotidiana. La testimonianza evangelica di ciascun salesiano e della comunità è la prima via di evangelizzazione; attraverso di essa insegniamo ai giovani quello in cui crediamo e mostriamo loro con la vita quello che insegniamo. Tale testimonianza si rende più visibile, quando siamo amichevoli e accessibili ai giovani, irradiando gioia e allegria, affiancandoci a loro nel cammino di sequela, guardando insieme i segni dei loro tempi.

[26] Centralità della proposta di Gesù Cristo

Siamo fedeli alla nostra missione evangelizzatrice quando annunciamo con coraggio e audacia la centralità di Gesù Cristo ai giovani, per suscitare un rapporto personale con Lui, per promuovere in loro la volontà di seguirlo attraverso un cammino di formazione cristiana personale e comunitaria, per aiutarli ad essere apostoli del vangelo. Questo ci domanda una ripresa dell'impegno di catechesi sistematica; e nello stesso tempo di suscitare nei laici la passione apostolica e di coinvolgerli sempre più in compiti pastorali. Facendo a tutti i giovani la proposta di vivere l'esistenza umana come l'ha vissuta Gesù, noi superiamo una pastorale del solo intrattenimento e della sola promozione sociale e ravviviamo in loro la coscienza che il vangelo è fonte di umanizzazione.

[27] Educazione ed evangelizzazione

Nell'esperienza di Don Bosco e nella tradizione salesiana il rapporto tra evangelizzazione ed educazione si esprime nel binomio "evangelizzare educando ed educare evangelizzando", che evidenzia il modo tipico con cui accompagniamo i giovani. A tutti proponiamo di essere "buoni cristiani e onesti cittadini". L'evangelizzazione in particolare offre un contributo di umanizzazione all'educazione; questo ci chiede di creare ambienti con una chiara identità cristiana in cui si respira il vangelo e comunità educative pastorali in cui sia facile assumere la proposta di fede. Anche l'apporto dell'educazione all'evangelizzazione è notevole. Come Don Bosco siamo chiamati a sviluppare ciò che il giovane si porta dentro come dinamismo e desiderio positivo, a metterlo a contatto con una proposta ricca di valori, ad inserirlo nella realtà sociale in cui si sente parte attiva attraverso il lavoro, la partecipazione e l'impegno per il bene comune. Siamo interpellati ad incontrare i giovani dove si trovano, anche fuori dalle nostre strutture; ad andare nelle situazioni di povertà; ad abitare i loro luoghi di vita. Ciò ci chiede di allargare gli ambiti dell'impegno educativo.

Soggetti dell'impegno di evangelizzazione ed educazione sono sempre di più le famiglie, alle quali dobbiamo offrire il nostro accompagnamento e la nostra attenzione pastorale. Oggi siamo chiamati a fare in modo che la pastorale giovanile sia anche sempre più pastorale familiare. In tal modo la famiglia diventa vero soggetto di umanizzazione ed evangelizzazione.

Dio ci chiama a interagire con la cultura, che pone grandi sfide all'azione evangelizzatrice. Nuove sensibilità attraversano i luoghi dell'esperienza quotidiana: la famiglia e l'amore, il lavoro e la festa, la cittadinanza e l'impegno sociale e politico; c'è crisi di speranza; si constata l'emarginazione dei giovani e delle popolazioni povere. Sfidano la nostra azione pastorale anche la multiculturalità e la multireligiosità, i modelli di secolarizzazione esasperata, la crisi dei valori e il relativismo etico, la diffusa indifferenza o la tendenza a relegare la dimensione religiosa nella sfera del privato.

[28] Evangelizzazione nei contesti regionali

L'evangelizzazione oggi presenta nuove urgenze nelle varie aree regionali. La Chiesa, attraverso i Sinodi continentali, ci chiama a dare il nostro apporto all'evangelizzazione, tenendo conto della diversità dei contesti e delle culture. Siamo sensibili verso i popoli non ancora evangelizzati; siamo disponibili al dialogo, all'annuncio e alla collaborazione nei confronti delle altre religioni; siamo pronti a portare l'annuncio del vangelo nei contesti di povertà; siamo impegnati a trovare le vie del vangelo nei contesti di secolarizzazione, relativismo etico e emarginazione della fede cristiana; siamo sensibili alle istanze ecumeniche di dialogo e collaborazione; siamo attenti al fenomeno delle migrazioni di popoli che offre nuove opportunità di evangelizzazione.

SITUAZIONE

[29] Comunità evangelizzata

Guardiamo a Don Bosco non solamente come educatore dei giovani, ma anche come evangelizzatore. Nelle comunità cresce l'esigenza di conversione e il bisogno di vivere una vita consacrata di maggiore qualità. È vivo l'interesse da parte di tanti salesiani, di ispirare il proprio lavoro pastorale, partendo da uno studio e da un confronto personale con la Sacra Scrittura. Ci sono comunità che vivendo e lavorando insieme, danno una testimonianza viva del carisma che attira i giovani a confrontarsi seriamente con la proposta di vita cristiana e con la stessa vita consacrata. D'altra parte, sia a livello personale che comunitario, si percepisce un certo influsso dell'ambiente secolarizzato: il relativismo etico, l'indifferenza religiosa e la superficialità favoriscono nelle comunità individualismo e attivismo, debole testimonianza evangelica, incapacità di offrire segni di speranza, abitudine e stanchezza. Talora c'è una certa timidezza apostolica; a volte il confratello fa fatica ad assumere il compito dell'accompagnamento spirituale o iniziative capaci di far maturare profonde convinzioni di fede e di far emergere la propria identità di consacrato.

[30] Centralità della proposta di Gesù Cristo

Accanto all'impegno di educazione alla fede, promosso dal CG23, e alle sue molteplici applicazioni, troviamo ancora ritardi e lentezze. La scarsa esperienza di fede e di incontro personale con Gesù Cristo, nella maggioranza dei destinatari che frequentano le nostre opere, a volte ostacola l'offerta di una vera e propria proposta di catechesi; debole risulta anche il primo annuncio o un rinnovato annuncio del Vangelo rivolto a tutti. Molte attività delle nostre opere sono socialmente rilevanti, ma scarsamente suscitano o rafforzano la fede; ci accontentiamo che i giovani stiano con noi. La mancanza di cammini di fede ci porta ad attuare una pastorale degli eventi, ma non dei processi. Talvolta appare poca chiarezza nei criteri e nei processi educativi. La mentalità diversificata e la molteplicità di impostazioni teologiche e culturali non ci permettono di esprimere una pastorale evangelizzatrice unitaria e sistematica.

Abbiamo coinvolto molti laici nel nostro impegno educativo, ma spesso non ci siamo preoccupati della loro formazione e del loro coinvolgimento apostolico; per questo ci troviamo con tanti dipendenti ma non collaboratori, con numerosi collaboratori ma non con evangelizzatori.

[31] Educazione ed evangelizzazione

Percepiamo che il carisma salesiano è parte viva delle Chiese locali ed è stimato da esse. Il sistema preventivo di Don Bosco è più attuale che mai e capace ovunque di una grande forza di attrazione. La spiritualità salesiana è capace di lanciare i giovani verso una sicura e piena riuscita umana e cristiana. I giovani di oggi, non diversamente da quelli di ieri e di sempre, sono sensibili alla ricerca di senso della vita e ad una proposta educativa e cristiana seria e coraggiosa.

Si trovano gruppi di giovani che sono protagonisti dell'evangelizzazione di coetanei, in particolare nell'ambito dell'associazionismo. Constatiamo la crescita numerica di laici formati che desiderano collaborare e sentirsi responsabili non solo in aspetti organizzativi, ma anche nell'assunzione di compiti pastorali nelle nostre opere e nel proprio ambiente di vita.

Siamo presenti nel mondo dei mass-media e li usiamo efficacemente a vantaggio dell'evangelizzazione, in particolare nei luoghi di più recente evangelizzazione. Manteniamo una forte tradizione nel campo della ricerca e delle pubblicazioni nel settore della catechesi. D'altra parte ci sono confratelli che non sono convinti e per questo non conoscono e non utilizzano le nuove tecnologie come strumenti per l'evangelizzazione. La famiglia versa in varie e gravi difficoltà. La sua instabilità, il non riconoscimento della sua identità, la mancanza di incisività del suo ruolo, una crescente spinta all'isolamento, la scristianizzazione e la povertà affettiva ci pongono nuove domande; siamo consapevoli delle situazioni, ma gli impegni che ci assumiamo al riguardo sono ancora deboli.

[32] Evangelizzazione nei contesti regionali

Nelle regioni di recente evangelizzazione incontriamo un ambiente favorevole all'evangelizzazione, evidenziato dalla apertura al Vangelo, dalla possibilità quotidiana di portare l'annuncio a tanti giovani nelle scuole, negli oratori, nelle parrocchie. La collocazione popolare delle nostre opere è oggetto di stima da parte della gente; in particolare ci impegniamo a conoscere e comprendere le culture, le lingue, i riti e le situazioni locali per inculturare l'annuncio del Vangelo. Nei paesi in via di sviluppo alcuni salesiani rivestono un ruolo profetico nel campo della giustizia sociale.

Molte nostre opere vivono in un contesto multireligioso e multietnico che pone nuove domande e nuove sfide all'evangelizzazione. Innestare l'evangelizzazione sull'educazione e l'educazione sulla evangelizzazione non è facile: c'è sempre il rischio di privilegiare l'educazione sfiorando appena la proposta di fede o di proporre un annuncio esplicito staccato dalle dinamiche di crescita. L'attuale impostazione della formazione salesiana iniziale si mostra talvolta inadeguata a fornire un'opportuna metodologia per annunciare il Vangelo nel mondo d'oggi. Constatiamo una sproporzione tra il nostro fondamentale compito di evangelizzatori dei giovani e gli altri impegni di natura gestionale, che tolgono spazio e personale alla centralità dell'attività pastorale. La complessità della gestione delle opere comporta un eccessivo dispendio di energie umane da parte di molti confratelli, più gestori che pastori. Ad aggravare la situazione contribuisce l'avanzata età di tanti confratelli e la diminuzione delle vocazioni.

In alcuni territori della missione ad gentes c'è il problema della mancanza di vocazioni locali. Nelle aree più povere del mondo, un ostacolo da superare è rappresentato dalla scarsità di mezzi finanziari e materiali per sostenere la pastorale. Siamo deboli nell'attenzione alla dimensione ecumenica, mentre mostriamo maggiore attenzione al dialogo interreligioso.

LINEE DI AZIONE

Comunità evangelizzata

[33] Impegnarci a divenire "comunità evangelizzate", radunate attorno alla Parola, costituite da discepoli autentici, credenti e credibili, formate alle nuove esigenze della comunicazione del Vangelo, come primo passo per una efficace evangelizzazione.

[34] Ogni comunità

[35] Ogni ispettoria

Centralità della proposta di Gesù Cristo

[36] Annunciare con coraggio e intima convinzione di fede ai giovani la proposta di vivere l'esperienza umana come l'ha vissuta Gesù Cristo, che è modello di vita per ogni uomo e donna. In particolare assumere l'impegno della missione "ad gentes" e assicurare in ogni presenza la sistematicità del primo annuncio e della catechesi.

[37] Ogni ispettoria

[38] Ogni comunità

Educazione ed evangelizzazione

[39] Ricercare operativamente gli apporti tipici della educazione alla evangelizzazione, come risposta all'urgenza dell'evangelizzazione, con attenzione particolare al coinvolgimento delle famiglie, alle sfide della cultura giovanile, ai media. Approfondire anche gli apporti dell'evangelizzazione all'educazione.

[40] Ogni ispettoria

[41] Ogni comunità

Evangelizzazione nei contesti regionali

[42] Contestualizzare e inculturare la nostra evangelizzazione, come cammino essenziale per una missione incarnata, rispettosa ed efficace nel tempo.

[43] Ogni regione

[44] Ogni ispettoria

[45] Mettersi in discussione

Chiamati da Dio a leggere gli appelli dell'ora presente e a valutare la situazione in cui ci troviamo per assumere impegni concreti, ci sentiamo provocati a convertire la nostra mentalità e cambiare le strutture, passando:

NECESSITA' DI CONVOCARE

CHIAMATA DI DIO

"Rispondendo alle necessità del suo popolo, il Signore chiama continuamente e con varietà di doni a seguirlo per il servizio del Regno. Siamo convinti che tra i giovani molti sono ricchi di risorse spirituali e presentano germi di vocazione apostolica. Li aiutiamo a scoprire, ad accogliere e a maturare il dono della vocazione laicale, consacrata, sacerdotale, a beneficio di tutta la Chiesa e della Famiglia salesiana. Con pari diligenza curiamo le vocazioni adulte" (Cost. 28).

[46] Testimonianza di vita salesiana come prima proposta vocazionale

Dio ci chiama alla vocazione consacrata salesiana e ad una testimonianza di vita gioiosa, tutta spesa per i giovani, vissuta in comunità, al seguito di Cristo obbediente, povero e casto. Questa è la prima e la più bella proposta vocazionale che possiamo offrire ai giovani: la vita di ogni confratello e l'esempio di ogni comunità salesiana, in cui risplenda il primato di Dio.

Siamo consapevoli che un giovane sceglie la vita consacrata salesiana perché ha incontrato una comunità significativa o un modello in cui identificarsi, un ambiente in cui sperimentare il dono di sé e una guida che l'ha accompagnato alla scelta di Cristo. Se i giovani trovano in noi questa testimonianza di vita e scoprono la passione pastorale che ci anima, essi stessi possono percepire e apprezzare il dono della vocazione consacrata salesiana nella loro vita.

Ogni confratello e ogni comunità sono chiamati perciò a far percepire ai giovani la bellezza della vita consacrata e la gioia che essa suscita. Anche l'evangelizzazione deve essere una gioia e non solo un compito; siamo perciò attenti a rendere visibile il nostro impegno di evangelizzare come "gusto", oltre che come dovere; desideriamo infatti comunicare ai i giovani la gioia di aver trovato Colui che cercavamo (Cfr. Gv. 1, 45).

[47] Vocazioni apostoliche

Come Don Bosco convocava i giovani come suoi collaboratori, così ci sentiamo impegnati a chiamare i giovani a partecipare alla missione educatrice ed evangelizzatrice con passione apostolica. La comunicazione del carisma di Don Bosco ci domanda di rendere i giovani apostoli dei loro coetanei e di aiutarli a scoprire la chiamata di Dio.

Sentiamo oggi, più forte che mai, la sfida di creare un cultura vocazionale in ogni ambiente, in modo che tutta la pastorale giovanile possa essere realmente vocazionale. Non possiamo esimerci dal fare proposte concrete ed esplicite che motivino e orientino i giovani verso una opzione per le vocazioni apostoliche, siano esse laicali, presbiterali, consacrate.

Stando in mezzo ai giovani con simpatia e fiducia, curando la testimonianza di persone contente e identificate, esprimendo stima e collaborazione fraterna, offriamo proposte che li aiutino a maturare nella conoscenza di sé, nell'interiorizzazione, nella spiritualità sacramentale e mariana e nell'impegno apostolico, perché scoprano più facilmente i segni della chiamata di Dio.

[48] Proposta della vocazione consacrata salesiana e accompagnamento dei candidati

Dio ci chiama a riconoscere tra i giovani i segni della vocazione consacrata salesiana e a promuovere con loro e per loro un cammino di discernimento. Per questo ogni confratello e ogni comunità sono chiamati a mediare la chiamata di Dio tra i giovani. Allo stesso tempo per la proposta della vocazione consacrata salesiana è sempre più importante il coinvolgimento e la formazione delle famiglie e dei laici collaboratori, oltre che della famiglia salesiana.

Comunità salesiana, famiglie, laici, giovani e famiglia salesiana sono chiamati alla preghiera costante e a cercare nuove iniziative, strumenti e forme di accompagnamento, che permettano ai giovani di vivere il carisma e la convivenza salesiana. Nel cammino di discernimento vocazionale abbiamo il coraggio di proporre ai giovani di stare per sempre con Don Bosco in una scelta di vita consacrata e di pensare forme nuove di aspirantato per i giovani in ricerca e per i candidati.

[49] Vocazione del Salesiano Coadiutore

Alle origini e nella tradizione del nostro carisma Don Bosco ha voluto che la Congregazione si caratterizzasse per la presenza complementare di salesiani consacrati presbiteri e laici. Siamo perciò chiamati a dare visibilità con la nostra vita al primato di Dio, facendo percepire che le comunità salesiane sono composte da consacrati, prima che da presbiteri e laici.

La figura del salesiano coadiutore richiede di essere ripensata nella sua identità, a partire dall'esperienza di Don Bosco, dai cambiamenti della vita consacrata di oggi, dall'allargamento dei fronti laicali della missione salesiana, dal coinvolgimento dei laici, dai nuovi modelli di salesiani coadiutori di oggi. Tale identità non può essere legata solo alla professionalità.

Consapevoli che la Congregazione mette a rischio la sua identità, se perde la sua componente consacrata laicale, siamo chiamati a riscoprire con forza l'identità del salesiano coadiutore, a proporre ai giovani l'originalità di questa figura, a dargli una maggiore visibilità e ad offrirgli un solido programma di formazione.

SITUAZIONE

[50] Testimonianza di vita salesiana come prima proposta vocazionale

La nostra vocazione è apprezzata dalla società e dalla Chiesa e il nostro servizio è atteso e valorizzato. Le nostre comunità credono nella validità e nella ricchezza di relazioni improntate a spirito di famiglia. C'è consapevolezza e voglia in tanti confratelli di vivere gioiosamente la propria vocazione e di creare un ambiente familiare, favorevole alle nuove vocazioni. L'atteggiamento di molti salesiani che accolgono i giovani con gesti semplici ma significativi, quali il saluto affettuoso, l'intrattenimento cordiale, la presenza animatrice, diventa testimonianza vocazionale.

La difficoltà per la carenza di vocazioni ha accresciuto una maggiore riflessione e sensibilizzazione delle comunità e dei confratelli sul come fare animazione vocazionale nel nostro tempo. Molte comunità pregano per le vocazioni, invitando anche giovani, laici e famiglie, con l'adorazione eucaristica mensile o settimanale, il rosario comunitario, intenzione di preghiera ai vespri.

La nostra esperienza di vita religiosa non sempre manifesta un effettivo "distacco dal mondo", rischiando il compromesso con la cultura del consumo, del possesso e della vita comoda. Talora la capacità di accoglienza nelle comunità non è sufficiente; non siamo sempre pronti a lasciarci "disturbare" nelle nostre abitudini dai giovani. Essi sono attratti dal nostro vivere insieme, ma spesso i confratelli sono isolati nel proprio settore; viene meno la visibilità del vivere e lavorare insieme. Ciò va a scapito dell'efficacia della nostra testimonianza, che risulta perciò meno credibile.

[51] Vocazioni apostoliche

Nei nostri ambienti abbiamo tanti ragazzi, la cui presenza è un'occasione per coltivare il dialogo educativo, per entrare in confidenza e per aiutarli a scoprire il disegno che Dio ha su ciascuno di essi. Le proposte vocazionali oggi sono diversificate: gruppi apostolici, gruppi di riflessione vocazionale, impegno di animazione, responsabilità condivisa con i giovani.

Spesso esiste una buona animazione vocazionale ispettoriale, mentre è debole l'impegno a livello locale. In questo caso l'animazione ispettoriale sostituisce almeno in parte questo vuoto. In alcune ispettorie si nota uno scollamento fra pastorale giovanile ed animazione vocazionale. C'è il rischio di far fare ai giovani esperienze belle e significative ma isolate, alle quali non si dà seguito.

Viviamo in una situazione di profondi cambiamenti, che crea insicurezza. Il predominante modello secolarizzato di vita e l'impatto negativo dei media sono in contrasto con la vocazione religiosa; ciò rende meno attraente la nostra vita e più difficile la proposta vocazionale. La fragilità vocazionale di numerosi confratelli che lasciano la Congregazione è una controtestimonianza che pesa negativamente sulle scelte dei giovani. La crisi della famiglia a causa della secolarizzazione e del crollo dei valori cristiani poi costituisce un forte ostacolo per creare la cultura vocazionale.

Non sempre viene tenuta in considerazione la dimensione vocazionale nell'azione delle comunità educative pastorali. La corresponsabilità con i laici non sempre è valorizzata pienamente, benché l'apporto testimoniante dei laici collaboratori aggiunga significatività. Debole è il lavoro in sinergia con la Famiglia salesiana nella proposta vocazionale. I salesiani che stanno con i giovani sono in numero esiguo, anche perché a volte essi non sono impegnati in compiti di animazione e di accompagnamento; talvolta ciò capita anche per la figura del direttore.

[52] Proposta della vocazione consacrata salesiana e accompagnamento dei candidati

Constatiamo che risulta significativo l'incontro fra i giovani in ricerca vocazionale ed i giovani salesiani. Attraverso la loro testimonianza i giovani si abituano a vedere la vita consacrata come una modalità di realizzazione della vita cristiana. Per questo ai fini vocazionali considerano particolarmente valido e valorizzano il contributo apostolico dei giovani salesiani (Cfr.Cost. 46).

Ci sono ispettorie con un forte impegno vocazionale strutturato e condiviso dalle comunità. Sono presenti esperienze e comunità per l'accoglienza dei candidati alla vita consacrata salesiana; ci sono nuove forme di aspirantato, comunità proposta, esperienze di volontariato vocazionale. Anche i nuovi mezzi di comunicazione favoriscono la conoscenza del carisma di Don Bosco ed il primo contatto con giovani interessati alla vocazione consacrata salesiana.

Pur considerando gli aspetti positivi del nostro impegno pastorale, non ci può lasciare indifferenti il fatto che altri soggetti ecclesiali sembrano essere più propositivi e fecondi in ambito vocazionale. Gli adolescenti e i giovani sono generosi, ma mostrano difficoltà ad assumere un impegno continuato; gran parte di quelli che avviciniamo poi si trovano in situazione di prima evangelizzazione. Davanti a proposte di scelte irreversibili, essi rischiano di bloccarsi vocazionalmente oppure di passare da una scelta ad un'altra nell'ottica di accumulare esperienze. La mentalità del reclutamento porta a volte ad avere giovani candidati alla vita consacrata con forme di fragilità e debolezza nelle motivazioni. Purtroppo alcuni giovani sono introdotti nelle fasi formative senza avere l'idoneità sufficiente e la convinzione di prendere impegni per tutta la vita. Se in alcune regioni la scelta vocazionale è radicalmente controcorrente rispetto alla sensibilità comune, in altre diventa un modo sicuro di promozione sociale. L'animazione vocazionale è orientata quasi esclusivamente ai giovani studenti, mentre trascuriamo i giovani lavoratori.

Nell'accompagnamento vocazionale si trovano difficoltà anche nella mancanza di preparazione dei salesiani; risulta talvolta anche difficile convocare con proposte adeguate e coraggiose i giovani e i collaboratori. Quando non c'è continuità progettuale, il cambiamento di incarico dei confratelli impegnati nell'animazione vocazionale risulta particolarmente delicato.

[53] Vocazione del Salesiano Coadiutore

Spesso i giovani desiderano diventare salesiani per seguire Don Bosco, ma non si domandano sempre quale tipo di vocazione consacrata salesiana intendano scegliere, se quella del presbitero o del coadiutore. Per questo gioca un ruolo fondamentale la presentazione della figura del salesiano coadiutore fatta in aspirantato, prenoviziato e noviziato. La presenza poi di un numero significativo di salesiani coadiutori culturalmente e professionalmente qualificati, posti in ruoli di responsabilità, favorisce la visibilità di questa vocazione e suscita il desiderio nei giovani di sceglierla. Positiva è stata la nascita della collaborazione in tutte le regioni per la fase della formazione specifica. Non sempre riesce facile presentare in modo efficace la figura del salesiano coadiutore; ciò rende difficile l'identificazione dei giovani con questa vocazione. Motivo fondamentale è l'indebolimento dell'identità e della visibilità della vita consacrata, come stato di vita, nelle nostre comunità.

Resta in alcuni salesiani la sottile mentalità che in fondo la Congregazione può continuare a lavorare a beneficio dei giovani, anche solo con i salesiani presbiteri. Purtroppo sono pochi i confratelli coadiutori impegnati nell'attività giovanile, a causa del limitato numero di vocazioni, dell'invecchiamento e del prevalente impegno del salesiano coadiutore in ruoli di gestione più che di animazione. In alcuni contesti culturali sono ancora presenti pregiudizi verso la figura del salesiano coadiutore, vista come una vocazione non pienamente realizzata.

LINEE DI AZIONE

Testimonianza di vita salesiana come prima proposta vocazionale

[54] Ogni Salesiano e ogni comunità prendano coscienza che essi sono la prima proposta vocazionale rivolta ai giovani e si assumano un impegno di testimonianza di vita e di coinvolgimento dei giovani nella vita comunitaria e nell'azione apostolica.

[55] Ogni confratello:

[56] Ogni comunità:

[57] Ogni ispettoria

Vocazioni apostoliche

[58] "La scoperta e l'orientamento delle vocazioni" siano il vero "coronamento di tutta la nostra azione educativa pastorale" (Cost. 37). Ogni ispettoria, comunità locale e comunità educativa pastorale si impegnino a creare gradualmente una cultura della vocazione nel loro lavoro pastorale e soprattutto a suscitare e accompagnare vocazioni apostoliche tra i giovani.

[59] Ogni comunità

[60] Ogni Ispettoria:

Proposta della vocazione consacrata salesiana e accompagnamento dei candidati

[61] Ogni ispettoria, comunità locale e singolo salesiano siano convinti che la sola testimonianza non basta a suscitare il desiderio di seguire più da vicino il Signore Gesù, ma che è necessario fare al giovane una proposta esplicita della vocazione consacrata salesiana e che poi occorre aiutarlo a maturare la decisione vocazionale con forme adatte di accompagnamento.

[62] Ogni salesiano

[63] Ogni comunità

[64] Ogni ispettoria

Vocazione del Salesiano Coadiutore

[65] La Congregazione ai vari livelli si impegni a comprendere, approfondire e spiegare l'identità ed il significato della vocazione del salesiano coadiutore; riveda e promuova qualificati e specifici cammini formativi; cerchi di dare maggior visibilità a questa figura soprattutto tra i giovani; trovi modalità nuove di proposta vocazionale.

[66] Ogni comunità:

[67] Ogni ispettoria:

Mettersi in discussione

[68] Chiamati da Dio a leggere gli appelli dell'ora presente e a valutare la situazione in cui ci troviamo per assumere impegni concreti, ci sentiamo provocati a convertire la nostra mentalità e cambiare le strutture, passando:

POVERTA' EVANGELICA

CHIAMATA DI DIO

"Don Bosco visse la povertà come distacco del cuore e generoso servizio ai fratelli, con uno stile austero, industrioso e ricco di iniziative. Sul suo esempio anche noi viviamo nel distacco da ogni bene terreno e partecipiamo con intraprendenza alla missione della Chiesa, al suo sforzo per la giustizia e la pace, specialmente con l'educazione dei bisognosi. La testimonianza della nostra povertà, vissuta nella comunione dei beni, aiuta i giovani superare l'istinto del possesso egoistico e li apre al senso cristiano del condividere" (Cost. 73).

[69] Stile di vita personale semplice e austero

Ogni confratello è chiamato a manifestare nella vita che Dio è l'unica vera ricchezza. Egli esprime la povertà con il lavoro infaticabile, la disponibilità, la semplicità, la temperanza, l'austerità di vita, la condivisione con i poveri. Nell'impegno di assimilare lo stile di vita e i sentimenti di Cristo, Don Bosco ha dato tutto se stesso a Dio e ai giovani; come lui il salesiano è disponibile al "cetera tolle".

Questo domanda una vera passione per Dio e compassione per i giovani, una testimonianza di vita personale, un deciso atteggiamento di distacco affettivo ed effettivo, una libertà di fronte ai beni materiali, ai desideri, alle qualità, ai doni intellettuali che ognuno possiede, per mettere tutto al servizio dei giovani, in solidarietà e comunione con i più bisognosi.

[70] Testimonianza profetica e credibile della comunità

La comunità è chiamata a vivere il lavoro e la temperanza, in modo che la sua testimonianza di povertà sia profetica e credibile. Il suo stile di vita assume in tal modo una valenza fortemente educativa: afferma il primato dell'essere sull'avere; realizza un'autentica solidarietà cristiana con i poveri; contesta stili di vita consumistici, efficientisti e improntati allo spreco.

Essa è chiamata a svolgere un lavoro ordinato, lontano dalla pigrizia e dalla frenesia, con un senso di condivisione della missione e di interdipendenza. Ciò domanda di essere disponibili a qualsiasi missione, lavoro e servizio per il Regno di Dio e di non restare legati ad un'opera o a cose che talvolta sembrano irrinunciabili. Essa si sente anche sollecitata a vivere la povertà, coltivando la comunione dei beni tra i confratelli, le comunità, le ispettorie e la Congregazione.

[71] Missione tra i più poveri

Dio ci chiama ad avere una particolare sensibilità umana ed evangelica di fronte al grido dei poveri, che si manifesta nella scelta preferenziale per i più bisognosi, nella solidarietà e nel lavoro per la loro promozione, nella condivisione della loro vita e nello stare con loro. La povertà si manifesta nella solidarietà verso tutti, nel lavoro assiduo per la giustizia e per lo sviluppo, nel rispetto dell'ambiente, evitando sprechi e inutili consumi, nell'impegno per le nuove forme di povertà.

Siamo chiamati a offrire mezzi sufficienti per tutto ciò che necessita alla missione; ad uscire dalla mentalità paternalista e assistenzialista per dare ai poveri la possibilità di partecipare al loro sviluppo integrale. Ogni confratello e comunità sono chiamati a superare le contraddizioni e le incoerenze che non permettono loro di vivere in pienezza il nostro servizio ai giovani senza riserve, superando la concezione della missione part-time, vincendo la seduzione dell'imborghesimento e l'indifferenza di fronte al dramma mondiale della povertà.

[72] Gestione responsabile e solidale delle risorse

La povertà si riflette nella gestione responsabile e nella condivisione solidale dei mezzi disponibili. I beni che Dio ci dona sono dei poveri ed Egli ci domanda conto di una gestione oculata, trasparente e condivisa e della pratica della giustizia verso i nostri dipendenti. Le sfide dell'illegalità, dell'ingiustizia planetaria e dell'accaparramento dei beni da parte di pochi ci chiamano ad elaborare una cultura dell'essenzialità, dell'equa distribuzione delle risorse, dello sviluppo sostenibile, come alternativa alla cultura del consumo e del superfluo.

SITUAZIONE

[73] Stile di vita personale semplice ed austero

In generale i confratelli danno una buona testimonianza di vita che si caratterizza per un lavoro instancabile, senza orari e con senso di gratuità fino all'età avanzata. Spesso raccogliamo, sia a livello personale che di Congregazione, riconoscimenti lusinghieri per lo spirito di lavoro e la semplicità di vita. Molti confratelli danno testimonianza di vita sobria e austera, mettendo al servizio dei più poveri quello che sono e ciò che hanno.

Talvolta siamo meno sensibili a comprendere le diverse dimensioni della povertà e la riduciamo solo alla questione dell'uso di denaro in dipendenza dal superiore. Si constata che non sempre la povertà è vissuta nel vitto, nell'alloggio, nei viaggi, nell'uso degli strumenti di comunicazione e nell'organizzazione dei propri tempi di riposo; in fondo non ci manca nulla! Ci sono confratelli che mettono a rischio la propria salute lavorando in maniera disordinata e non dedicando il necessario recupero di energie fisiche e spirituali.

Ci sono poi situazioni di debolezza: difficoltà a mettersi in discussione; poca trasparenza nella gestione del denaro e conti personali; disinteresse alle attività della comunità; ricerca di momenti di tempo libero e di mezzi per bisogni personali. In alcuni contesti si verifica un eccessivo attaccamento alla famiglia, dedicandole attenzioni e sostegno non coerenti con la povertà. Il superiore trova difficoltà con alcuni confratelli a valorizzare le loro attitudini e a coinvolgerli in modo proporzionato alle capacità.

[74] Testimonianza visibile, profetica e credibile della comunità

Il lavoro rimane una componente importante del nostro essere poveri. Nonostante il calo numerico, le comunità portano avanti con dedizione, grazie al lavoro sacrificato di tanti confratelli, una molteplicità di iniziative su fronti diversificati.

In numerose comunità c'è condivisione dei beni; si ha attenzione alle situazioni di povertà dei giovani applicando rette agevolate, istituendo borse di studio, aiutando i figli di famiglie povere; c'è partecipazione dei confratelli a servizi umili per la cura e la manutenzione della casa. La scarsa condivisione e il mancato coinvolgimento dell'intera comunità nella gestione economica dell'opera, pur nel rispetto delle responsabilità, causa nei confratelli la non conoscenza dei costi di vita. Spesso lo scrutinium paupertatis viene fatto in maniera superficiale; esso non riesce quindi a coinvolgere ogni confratello e la comunità. Ci sono comunità in cui la presenza di personale stipendiato a servizio dei confratelli è aumentata notevolmente, a volte a scapito della corresponsabilità nei servizi comuni.

Le sfide che la società pone alla missione salesiana chiedono la sinergia di tutte le nostre forze, orientate e convergenti in un progetto condiviso. Si notano salesiani non coinvolti e disimpegnati che dedicano poca attenzione alla missione comune ed altri il cui impegno si concentra in maniera dispersiva e isolata su proprie iniziative.

Nella formazione iniziale sembra talvolta scarsa l'attenzione alla povertà evangelica, vissuta concretamente nel quotidiano. Si sottolinea la dimensione teorica del voto di povertà, ma spesso non si insegna praticamente a pensare e a vivere da poveri.

[75] Missione tra i più poveri

Appaiono in crescita attività e opere educative che prevengono forme di povertà, che aiutano a superarla e che educano alla solidarietà, con molteplici iniziative a favore dei più bisognosi e degli esclusi. Fra queste si segnalano in particolare la "missio ad gentes", l'accoglienza degli immigrati, i progetti di sostegno allo sviluppo, l'aiuto ai popoli provati dalla guerra e da calamità naturali. L'invecchiamento e la mancanza di vocazioni ci aiutano a prendere coscienza della nostra fragilità, della dipendenza dalla Provvidenza e ci aprono alla collaborazione in rete.

Siamo legati alla nostra esperienza passata, condizionata da strutture e atteggiamenti che non favoriscono la libera apertura a nuove scelte. Lavoriamo per i poveri, ma talvolta non accanto a loro; talvolta non favoriamo il loro protagonismo nei progetti di sviluppo. Si coglie la resistenza e la difficoltà da parte di alcuni confratelli ad andare verso i giovani più bisognosi, ad essere solidali con i più poveri, ad aprire nuove presenze profetiche sul fronte delle povertà giovanili.

Le strutture imponenti, i mezzi spesso costosi ed appariscenti, la grande disponibilità di denaro, non danno testimonianza di povertà comunitaria e istituzionale. Alcune opere iniziate a favore dei più poveri, gradualmente si sono rivolte alle classi medie.

[76] Gestione responsabile e solidale delle risorse

La povertà esige una gestione responsabile e solidale dei mezzi. In tal senso si sono fatti molti sforzi per conseguire una maggior trasparenza nell'amministrazione, in particolare adottando la redazione del bilancio consuntivo, un migliore utilizzo degli edifici a servizio del territorio, una maggior sensibilità al rispetto delle normative vigenti, una concreta e fattiva solidarietà a livello ispettoriale.

Con soddisfazione si può costatare in molte nazioni che istituzioni ecclesiastiche, statali ed internazionali di assistenza continuano ad elargire fondi e attrezzature per sviluppare le nostre opere e per aiutare le nostre attività per i giovani più poveri e bisognosi. Ciò è il segno della loro fiducia che quanto viene donato raggiunge i destinatari e viene ben amministrato.

La gestione delle risorse economiche delle opere richiede oggi una competenza che non si improvvisa. Questo ruolo è affidato spesso a confratelli che hanno accettato l'obbedienza, ma non hanno una preparazione adeguata al compito affidato.

Lavorare in corresponsabilità con i laici richiede da parte nostra una maggiore e più attenta giustizia sociale nei loro confronti e fa emergere il bisogno di promuovere partecipazione, coinvolgimento e corresponsabilità anche nelle scelte di gestione.

Le urgenze e la complessità crescente di certe attività rischiano di trasformare l'opera salesiana in una impresa, con tutti i rischi di un eccessivo funzionalismo e una sterile efficienza. Nella conduzione di progetti di grandi dimensioni relativi a nuove strutture e ristrutturazioni, si rischia spesso di perdere energie, tempo e denaro.

LINEE DI AZIONE

Stile di vita personale semplice e austero

[77] La povertà evangelica nasce da un cuore libero e da intima convinzione. È pertanto necessario che ogni salesiano assuma la responsabilità personale di mettersi costantemente alla scuola di Cristo, imitando la povertà austera, concreta e industriosa di Don Bosco.

[78] Ogni salesiano

Testimonianza profetica e credibile della comunità

[79] La povertà vissuta per il vangelo è segno che Dio e il suo Regno ci bastano. Ogni comunità dia una testimonianza profetica e credibile per i giovani di oggi, che vivono in una cultura consumistica ed edonistica. Stia attenta al proprio stile di vita, alle sue scelte prioritarie, all'impegno per i poveri.

[80] Ogni comunità

[81] Ogni ispettoria

Missione tra i più poveri

[82] "Il Signore ha indicato a Don Bosco i giovani, specialmente i più poveri, come primi e principali destinatari della sua missione" (Cost. 26). Il nostro voto di povertà ci induce a coraggiose scelte preferenziali e trova concreta espressione nella solidarietà con i poveri.

[83] Ogni ispettoria

[84] Ogni comunità

Gestione responsabile e solidale delle risorse

[85] "Ricordatevi bene, ci ammonisce Don Bosco, che quello che abbiamo non è nostro, ma dei poveri" (Cost. 79). Come servi e amministratori ci preoccupiamo di fare una gestione responsabile e un uso solidale delle risorse a noi affidate, ponendole senza riserve al servizio della missione comune.

[86] Ogni comunità:

[87] Ogni ispettoria

Mettersi in discussione

[88] Chiamati da Dio a leggere gli appelli dell'ora presente e a valutare la situazione in cui ci troviamo per assumere impegni concreti, ci sentiamo provocati a convertire la nostra mentalità e cambiare le strutture, passando:

NUOVE FRONTIERE

CHIAMATA DI DIO

"La nostra azione apostolica si realizza con pluralità di forme, determinate in primo luogo dalle esigenze di coloro a cui ci dedichiamo. Attuiamo la carità salvifica di Cristo, organizzando attività e opere a scopo educativo pastorale, attenti ai bisogni dell'ambiente e della Chiesa. Sensibili ai segni dei tempi, con spirito di iniziativa e costante duttilità le verifichiamo e rinnoviamo e ne creiamo di nuove. L'educazione e l'evangelizzazione di molti giovani, soprattutto fra i più poveri, ci muovono a raggiungerli nel loro ambiente e a incontrarli nel loro stile di vita con adeguate forme di servizi" (Cost. 41).

[89] Nuove esigenze della missione salesiana

Di fronte alle molteplici situazioni e ai diversi bisogni della gioventù, Dio ci domanda di individuare le priorità della missione salesiana oggi. Mossi dallo Spirito, seguiamo l'esempio di Don Bosco che percorse le strade di Torino, vide le necessità della "pericolante gioventù" e rispose prontamente aprendo nuovi fronti e agendo anche con "temerarietà" pur di "guadagnare anime a Dio". Convinto che Dio si manifesta attraverso le urgenze del momento e dei luoghi, il salesiano è attento ai segni dei tempi ed è pronto a dare risposte concrete.

Dio ci chiede di guardare alle nuove povertà con sguardo attento e con decisioni tempestive, per intervenire nelle situazioni in cui la gioventù vive esperienze marginali, come l'immigrazione, lo sfruttamento sessuale, il lavoro minorile, la povertà affettiva, la situazione di famiglie frammentate e destrutturate, la violenza interfamiliare, la tossicodipendenza, la pandemia dell'HIV/AIDS, il disadattamento sociale, la disoccupazione, lo sfruttamento e l'ingiusta retribuzione del lavoro, la povertà culturale. Ci chiede anche di avere attenzione ad alcuni luoghi, come le periferie delle città e le baraccopoli, e di essere attenti ad alcune situazioni come quelle dei giovani a rischio, dei rifugiati, dei ragazzi di strada, degli indigeni, degli zingari e di altre minoranze etniche.

Inoltre Dio ci domanda di rispondere alle sfide e opportunità che vengono rivolte all'evangelizzazione e all'educazione dei giovani, come il secolarismo, l'indifferenza religiosa, il dialogo ecumenico e interreligioso, la perdita del senso della vita e la precarietà delle scelte vocazionali, la diffusa cultura di morte che non apprezza la vita, l'instabilità della famiglia, la mentalità consumista, il permissivismo e il relativismo etico, il deturpamento della natura e lo spreco delle risorse, la globalizzazione della comunicazione sociale.

[90] Cambiamenti nella realizzazione della missione

Don Bosco ascoltò la chiamata di Dio e il grido dei giovani. Oggi le loro invocazioni disperate giungono al nostro cuore. Come salesiani siamo chiamati a fare esperienza di Dio e ad avere un cuore oratoriano come quello di Don Bosco, riaffermando la nostra opzione per i giovani più poveri, andando dove essi si trovano, anche al di fuori delle nostre opere, collocandoci nei loro luoghi di vita, aprendo nuovi spazi oltre ciò che già facciamo.

Lo Spirito ci spinge a sentire le ragioni del giovane oppresso, immigrato, escluso, emarginato, non raggiunto dal vangelo. Come il buon samaritano siamo sollecitati ad andare verso i giovani e non solo aspettarli. Si tratta di una nuova solidarietà, che conta anche sul forte sviluppo del volontariato e dei collaboratori laici e che non opera in termini di protezione ma di arricchimento reciproco. Ciò richiede di metterci in permanente stato di formazione e aggiornamento per rispondere ai problemi giovanili e alle nuove povertà.

Sentiamo forte l'appello, come salesiani e come comunità educative pastorali, a riscoprire ed attualizzare la forza educativa del sistema preventivo, che rimane la metodologia fondamentale di tutti i nostri interventi, in particolare nella capacità di recupero dei giovani in difficoltà.

Le situazioni di povertà e le nuove sfide culturali ci domandano, in particolare, di favorire un'educazione dei giovani all'impegno sociale e politico, alla tutela dei diritti umani, alla cittadinanza attiva, all'assunzione di uno stile di vita sobrio e solidale, all'attenzione all'ambiente e alle scelte etiche, al superamento dell'esclusione.

[91] Cambiamenti nel modello e nella gestione delle opere

Dio ci chiama ad avere il coraggio e l'audacia profetica di riconfigurare o ridimensionare le nostre opere, avendo come prospettiva le nuove frontiere giovanili e la significatività della missione. Questo include la necessità di strutturare la vita delle comunità secondo i bisogni dei giovani e di dare vita a opere più semplici e agili.

La risposta ai nuovi bisogni richiede a ciascuno di noi la capacità di vivere la "spiritualità della potatura" per renderci più leggeri dai pesi organizzativi e per poter essere più dediti alla causa dell'evangelizzazione. Tale risposta domanda anche di preparare confratelli, laici e più in generale educatori qualificati a rispondere alle nuove sfide che i giovani ci pongono.

Ci sentiamo impegnati a lavorare non solo all'interno delle nostre opere, ma anche in rete con altre organizzazioni e agenzie educative, in sinergia con la Chiesa locale, con il territorio e con tutte le forze interessate, a partire dai gruppi della Famiglia Salesiana.

SITUAZIONE

[92] Nuove esigenze della missione salesiana

È cresciuta tra i salesiani e i laici collaboratori la sensibilità verso le sfide che presenta il mondo giovanile di oggi: nuove forme di violenza, abusi sessuali, disoccupazione e lavoro precario, tossicodipendenze, immigrazione, insuccesso e dispersione scolastica, carenza di abitazioni, famiglie in difficoltà, così come anche sensibilità ecologica, apertura religiosa e uso di nuove tecnologie. Forte è l'impegno della Congregazione a favore della crescita umana e della promozione sociale delle aree dove più evidente è la povertà. Nelle nostre opere i giovani sono accolti senza discriminazioni e a tutti viene offerto il nostro servizio educativo pastorale.

Sono stati potenziati i centri di educazione superiore e universitaria, prestando così attenzione ai giovani anche nelle loro esigenze di preparazione accademica e professionale. In tali centri abbiamo anche la possibilità di riflettere sulle nuove frontiere della missione giovanile, di sviluppare risposte mature, di progettare interventi, di promuovere iniziative e di preparare i formatori. Spesso queste istituzioni sono frequentate da giovani di nazionalità, culture e religioni diverse.

La situazione culturale odierna, caratterizzata da edonismo, perdita di valori e relativismo, rende difficile l'elaborazione di un progetto personale di vita. I giovani si trovano in situazioni di fragilità, di mancanza del senso della vita, di smarrimento affettivo, valoriale, culturale. La progressiva disgregazione della famiglia - matrimoni che falliscono, convivenze, famiglie monoparentali, abbandono educativo, violenze interfamiliari, maternità precoci - si riverbera sulla crescita dei figli, che comunque guardano alla famiglia come punto di riferimento e verso cui hanno fiducia.

Costatiamo che lo scenario della situazione dei giovani si è oggi grandemente ampliato. Esistono nuovi spazi di presenza giovanile, compreso lo spazio della notte e dell'internet. Si sono aperte nuove frontiere non solo di tipo geografico, ma anche e sopratutto nella comunicazione; ciò comporta una sfida stimolante per il rinnovamento della nostra missione. Nonostante ci siano realtà presenti nelle nuove forme di comunicazione, la nostra presenza in esse è ancora debole.

[93] Cambiamenti nella realizzazione della missione

Nelle ispettorie sono nate esperienze positive, mirate a contenere il disagio ed a rispondere alle povertà emergenti. Si sviluppa il lavoro in rete, in collaborazione con la Famiglia salesiana, con educatori e volontari delle comunità educative pastorali, con soggetti del mondo ecclesiale, sociale ed associativo, con le organizzazioni non governative. Aspetti positivi che favoriscono l'apertura alle nuove frontiere sono l'accresciuta volontà e capacità di pensare ed operare per progetti, la fiducia e la disponibilità delle istituzioni politiche, l'impegno ad investire sulla formazione per abilitare salesiani e laici a modalità e risposte adeguate.

D'altra parte esiste una certa resistenza a rinnovare, riqualificare, convertire la nostra mentalità. Siamo più preoccupati di mantenere e migliorare le nostre opere, piuttosto che di dare risposte alle nuove sfide e di ricollocarci là dove c'è bisogno. Debole risulta la formazione di salesiani e laici, per saper leggere i segni dei tempi e scongiurare il pericolo della lontananza dai giovani. Talvolta poi il nostro impegno educativo non riesce a raggiungere chi sta fuori dal nostro ambiente.

Per rispondere alle nuove povertà, in generale le ispettorie si sono affidate all'iniziativa di qualche confratello sensibile e non sempre hanno posto in essere iniziative programmate, dedicando studio, risorse economiche, coinvolgimento di altri soggetti. Purtroppo un ostacolo che blocca l'iniziativa in non poche ispettorie è dato dalla riduzione del numero dei confratelli e dal loro invecchiamento.

[94] Cambiamenti nel modello e nella gestione delle opere

In alcune ispettorie con la formazione, il coinvolgimento e la corresponsabilità dei laici, si sono ottenuti buoni risultati nel lavoro a favore dei giovani poveri. Pur notando dei risultati positivi, ci sono ancora ispettorie dove si fa fatica a camminare in questa direzione. Restano perciò da trovare forme adeguate di coinvolgimento e di condivisione delle responsabilità.

Spesso il nostro impegno educativo pastorale è strutturato secondo criteri "tradizionali" e "collegiali", mentre il mondo ha subito cambiamenti culturali radicali. La conduzione delle attività secondo regole precise, porta ad escludere troppo facilmente i ragazzi difficili, senza offrire loro risposte alternative. Non sempre si è attenti ai luoghi di vita dei giovani. Le nuove sfide della missione salesiana trovano lentezze nel fare le scelte e i cambiamenti che comportano, soprattutto quando si devono chiudere per questo altre presenze meno significative, alle quali siamo legati.

Per rispondere ai bisogni dei giovani, spesso abbiamo adottato la strategia di ampliamento delle nostre opere, portandole nel tempo a dimensioni di grande complessità, difficili da gestire e non più in grado di rispondere alle nuove povertà con l'agilità e l'urgenza che queste richiedono. Si rileva in Congregazione un certo scollamento generazionale nell'assunzione di responsabilità per la conduzione delle nostre opere: da una parte i confratelli maggiori fanno fatica a condividere la responsabilità con i confratelli giovani e d'altra parte si constata la poca formazione al governo da parte dei giovani confratelli e la loro difficoltà ad assumerne il peso.

LINEE DI AZIONE

Nuove esigenze della missione salesiana

[95] Svolgere la nostra missione a favore dei giovani, specialmente i più poveri, discernendo quei segni dei tempi che sono le urgenze del momento e dei luoghi, e assumere un impegno forte di nuove risposte ben studiate, concrete e inculturate, cambiando, se necessario, strategie, interventi e mezzi.

[96] Ogni comunità

[97] Ogni ispettoria

Cambiamenti nella realizzazione della missione

[98] Andare ai giovani con il cuore di Dio e la passione di Don Bosco, facendoci tutto a tutti, e mettere in atto progetti e azioni, per contribuire alla salvezza delle anime e per aiutare i giovani in situazione di difficoltà ad affrontare la vita con speranza.

[99] Ogni ispettoria

[100] Ogni comunità

[101] Ogni salesiano

Cambiamenti nel modello e nella gestione delle opere

[102] Essere pronti a riconfigurare e ridimensionare le nostre opere con coraggio e audacia profetica, superando la tentazione di accontentarci del lavoro fatto, rifiutando di chiuderci in schemi superati e avendo come prospettiva le nuove povertà giovanili e la significatività della missione.

[103] Ogni ispettoria

[104] Ogni comunità

Mettersi in discussione

[105] Chiamati da Dio a leggere gli appelli dell'ora presente e a valutare la situazione in cui ci troviamo per assumere impegni concreti, ci sentiamo provocati a convertire la nostra mentalità e cambiare le nostre strutture, passando: