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BEATO MICHELE RUA (1837-1910)


CONGRESSO INTERNAZIONALE: DON RUA NELLA STORIA

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LO SPIRITO SALESIANO
NELL’INSEGNAMENTO DI DON RUA

Mathew Kapplikunnel

Introduzione

Prostrato dinanzi ai resti mortali di don Bosco, don Rua aveva dichiarato di mantenere vivo il suo spirito nella congregazione e tra i salesiani [ 1 ]. Questo fu il suo scopo primario per tutto il suo rettorato.
Don Bosco visse intensamente e trasmise ai suoi figli e collaboratori lo spirito salesiano. Ma non ha lasciato nessun trattato su di esso. Quindi, per una comprensione profonda del suo spirito, si deve far ricorso alla tradizione salesiana, come esso è stato vissuto e trasmesso nel periodo successivo alla morte di don Bosco, in particolare da coloro che l'avevano assimilato direttamente da lui.
Nella vita delle istituzioni c'è sempre un momento cruciale: il passaggio dal fondatore al successore. Per usare un'analogia di R. Alberdi, è il momento in cui l'acqua che zampilla dalla sorgente scorre nel fiume della storia e della vita normale. Il rettorato di don Rua incarna un momento simile. In effetti, è il primo anello della catena della storia che unisce le origini con quello che segue [ 2 ]. È innegabile che l'azione dello Spirito Santo che aveva dotato don Bosco con carismi particolari orientati alla creazione della congregazione salesiana avrebbe in qualche modo toccato anche i collaboratori della prima generazione, che hanno contribuito in un senso carismatico e istituzionale alla nascita e la crescita dell'istituto. Da qui il titolo di “co-fondatore” potrebbe essere applicato ad alcuni di loro [ 3 ]. Don Rua più di chiunque altro si qualifica per questo titolo. 

Il significato del termine “spirito”

Il termine “spirito” indica una realtà complessa e assume significati diversi da autore ad autore e da contesto a contesto. Della vasta gamma di significati, nel nostro caso, tutto ciò che si riferisce allo Spirito inteso nel senso stretto teologico, vale a dire, lo Spirito di Dio nel vecchio testamento, o lo Spirito Santo nel nuovo testamento e nella riflessione teologica, sono escluse. Il nostro uso è limitato esclusivamente al piano antropologico. In questo senso il termine è usato da filosofi, teologi, autori spirituali e specialisti in psicologia [ 4 ].
Nel contesto della vita spirituale, possiamo distinguere due significati per lo spirito - ontologico e vitale. Nel senso ontologico il termine indica il carattere immateriale, incorporeo dello spirito; in questo senso spesso si riferisce all'anima. Invece, nel senso vitale l'accento è sul fatto che lo spirito è il principio di azione, la fonte di attività umana, ciò che le dà l'orientamento generale. È in questo senso che, secondo la formula evangelica, lo spirito si oppone alla carne, che si parla di spirito buono e spirito cattivo, e in un senso più stretto dello spirito di preghiera, spirito di penitenza, spirito di povertà, ecc. [ 5 ]
Nel senso vitale, il termine spirito ha assunto dalla seconda metà del XVII secolo un nuovo significato come la quintessenza intellettuale e morale di un lavoro, di un autore o di un istituto. La letteratura agiografica del XVIII secolo profittandosi di questa tendenza impiegò la parola spirito per definire le caratteristiche del mondo religioso e spirituale di un santo o del fondatore di un istituto [ 6 ].
Anche il Vaticano II usa il termine spirito in questo senso. Ad esempio, quando afferma che la chiesa interviene con la sua autorità vigile e protettrice per assicurare che gli istituti religiosi possono “crescere e fiorire secondo lo spirito dei fondatori” [ 7 ], quando si chiede che “fedelmente si interpretino e si osservino lo spirito e le finalità proprie dei fondatori”, quando parla degli istituti distinti tra cui l’uno “non molto differisca nella finalità e nello spirito” dall’altro o che “sono animati dallo stesso spirito” [ 8 ].
Di recente, anche il termine carisma ha finito per essere usato persino in documenti ufficiali per indicare la totale esperienza evangelica di un fondatore e il suo istituto, incluso il suo spirito [ 9 ]. In breve, ciò che in passato era inteso dallo “spirito” è ora indicato da “carisma”. Sulla base della dottrina paolina, il “carisma” riferisce a ciò che l'individuo riceve dallo Spirito di Cristo, il dono; lo “spirito” è ciò che l'individuo produce cooperando con l'azione dello Spirito Santo, vale a dire, il frutto. Il carisma, essendo il dono gratuito dello Spirito a chi esso desidera, non può essere acquisito o trasmesso. Lo spirito, invece, essendo il risultato dello sforzo umano può essere assimilato e trasmesso [ 10 ].

Lo scopo di questa relazione

L'obiettivo di questo contributo è di comprendere gli aspetti, gli elementi, le caratteristiche e le componenti dello spirito salesiano, come emergono dal corpo degli insegnamenti di don Rua costituito dai suoi circolari, discorsi e altri scritti, pubblicati e non, attraverso l'analisi degli stessi, collocandoli nel contesto socio-culturale ed ecclesiale, al fine di comprendere la sua mente sullo spirito salesiano e sintetizzare il suo pensiero in un sistema organico.
È da ricordare che lo studio non ha come oggetto lo spirito salesiano in sé, ma quello che don Rua espose come tale. Va inoltre precisato che lo studio riguarda lo spirito salesiano come insegnato da don Rua e non come lo ha vissuto o praticato nella sua vita personale. Quindi la relazione non si sofferma sulla vita e le virtù di don Rua, invece su i suoi insegnamenti in materia.
In armonia con la teologia paolina, con lo spirito salesiano si intende ciò che da don Bosco viene ereditato dalla famiglia salesiana “nell'atteggiamento interiore quanto nel comportamento esteriore” [ 11 ]. Quindi l'allusione quasi spontanea allo spirito di san Francesco di Sales e ciò che ha comunicato ad alcune famiglie religiose e tutti quei fedeli che traggono ispirazione da lui è esclusa, anche se in senso largo lo spirito di don Bosco comprende anche alcuni aspetti della “salesianità” di san Francesco di Sales. 

Le fonti

Le fonti coprono una vasta gamma di scritti dalle circolari e scritti edificanti alla corrispondenza personale e alle omelie, conferenze e discorsi (come per le altre relazioni), tenendo conto però della loro diversità di natura. Tra queste, le circolari, la “voce” ufficiale della congregazione, occupano un posto di rilievo. Anche se le circolari di don Rua in genere trattano delle materie concrete riguardante l'amministrazione e l'animazione delle case, hanno ancora un valore spirituale. Don Rua volle presentare attraverso di essi il pensiero e i consigli di don Bosco ai membri della società salesiana. Scrisse nella sua circolare del 27 dicembre 1889,

“uno dei figli più anziani di don Bosco e suo confidente intimo, avendo conosciuto bene le sue idee e le sue intenzioni, vengo ad esporvi semplicemente i suoi desideri, i suoi consigli, i suoi ordini e son certo che volonterosamente voi lo seguirete” [ 12 ].

In questo modo intendeva a “conservare in tutta la sua integrità lo spirito che ci lasciò il Venerabile nostro Fondatore e Maestro D. Bosco”, “ravvivare lo spirito del nostro amatissimo Fondatore e Padre D. Bosco” [ 13 ]
Oltre alle sue circolari, soleva scrivere ai confratelli ciò che erano chiamate le “lettere edificanti”. Queste avevano lo scopo di comunicare delle cose che sarebbero servite come stimolo a lavorare con più zelo e mantenere vivo nei cuori di tutti il fuoco della carità. Si serviva anche delle “Circolari mensili”, così chiamate a motivo della loro frequenza mensile. Esse avevano lo scopo di raccogliere e inviare ogni mese agli ispettori (e direttori) le comunicazioni e richieste da tutti i consiglieri del capitolo superiore [ 14 ].
Le fonti inedite d'archivio consistono delle lettere circolari, della corrispondenza personale, delle omelie, delle conferenze, dei discorsi, degli interventi nei capitoli generali e dei verbali delle sedute del capitolo superiore.
Le omelie e le conferenze che hanno una funzione spirituale e formativa salesiana esplicita servono a complementare e integrare l'insegnamento impartito attraverso le circolari. Anche se in genere la corrispondenza personale si occupa degli affari amministrativi di tutti i giorni, don Rua l’usava anche per comunicare argomenti di importanza spirituale e salesiana. La sua natura privata, inoltre, permetteva un tono più personale.

 

1. Lo spirito salesiano e lo spirito di don Bosco

Anzitutto va detto che don Rua raramente menziona il termine “spirito salesiano”, invece usa ripetutamente l’espressione “spirito di don Bosco”. Complessivamente nelle sue circolari pubblicate in un unico volume [ 15 ], egli usa più di quaranta volte le espressioni “spirito di don Bosco”, “spirito del [nostro] Padre” o “spirito del [nostro] Fondatore”. Scrisse al direttore di Fossano, don Domenico Finco, “Procura solamente di far regnare nella tua casa lo spirito di D. Bosco, che è spirito di morigeratezza nei costumi, di pietà nelle usanze di casa, e di povertà evangelica nell’amministrazione” [ 16 ]. Quando don Rua parla dello “spirito di don Bosco” s’intende la stessa cosa come “spirito salesiano”. Per lui i due sono sinonimi. Questo è chiaro da quello che ha scritto nella sua circolare: “ne viene per ciascun di noi lo stretto dovere di possederne lo spirito e di vivere di vita Salesiana. E ciò consiste nel lavorare, specie a pro della gioventù, collo spirito e col sistema di Don Bosco, tutto improntato di dolcezza e di bontà” [ 17 ].
Ciò equivale praticamente ad una definizione dello spirito salesiano. Nei suoi scritti, così come nei suoi discorsi e conferenze, don Rua presenta nei minimi dettagli ciò che lo spirito di don Bosco o lo spirito salesiano sia. Non vi è nei suoi scritti un trattato esaustivo o sistematico sullo spirito salesiano. La sua esposizione del tema è frammentario e disperso, composto di linee guida, direttive e richiami che indicano ciò che costituisce lo spirito salesiano. Tuttavia, dalle sue circolari e conferenze emergono con chiarezza i grandi temi che costituiscono lo spirito salesiano. Dalla frequenza della sua insistenza su singoli temi possiamo rilevare la loro relativa importanza.
Le riflessioni di don Rua sullo spirito salesiano si basano su e sono orientate alla prassi salesiana. Le sue considerazioni non sono teoriche o astratte. Egli affronta la vita salesiana come realmente vissuta, con la sua grande matrice, cioè la vita, gli insegnamenti e l'esempio di don Bosco, e soprattutto con le costituzioni e dei vari regolamenti, che costituiscono il compendio dello spirito salesiano.
Lo spirito di don Bosco è per don Rua una realtà complessa. È l’insieme di atteggiamenti e tendenze, il modo di pensare e agire che sono specifici alla congregazione salesiana e proprio di essa. Questi tratti sono quelli che prima di tutto hanno caratterizzato don Bosco stesso. Perciò lo spirito di don Bosco significa un modo di essere, di pensare e di agire in base all’imitazione della vita e l'esempio di don Bosco.

 

2. Le Costituzioni, il compendio dello spirito di don Bosco

Lo spirito salesiano per don Rua è lo spirito di don Bosco, il quale è cristallizzato nelle costituzioni. Giova ricordare ciò che don Rua scrisse nella sua circolare del 1° dicembre 1909:

“Vi è in ogni Congregazione un insieme d’idee e di tendenze, una maniera di pensare e di fare, che forma lo spirito proprio della medesima, cioè la S. Regola. Per arrivare quindi ad essere ben imbevuti dello spirito del Ven. D. Bosco noi dovremmo leggere e meditare le nostre Costituzioni” [ 18 ].

Don Rua voleva che le costituzioni o norme siano intese nel senso più ampio, vale a dire, includendo anche le deliberazioni dei capitoli generali e i regolamenti promulgati da essi. Nella presentazione delle deliberazioni del Capitolo Generale V don Rua scrisse:

“L’osservanza esatta delle nostre regole, la pronta obbedienza, la carità verso i confratelli ed i giovani alle nostre cure affidati, siano le cose che più ci stanno a cuore. Potremo in tal modo conservare in noi e comunicare agli altri il vero spirito religioso, secondo la mente del nostro amatissimo fondatore e padre D. Bosco” [ 19 ].

Se le regole costituiscono il compendio dello spirito di don Bosco, allora il loro nocciolo, cioè la ricerca della perfezione attraverso la pratica dei consigli evangelici, forma la sua essenza.

 

3. La ricerca della perfezione

L’inseguimento della santità è il compito di ogni salesiano. Essere un salesiano significa mettersi sul cammino della perfezione. I mezzi che don Rua propone per raggiungere la santità sono l’osservanza delle regole e l'adempimento dei propri doveri, la meditazione, la pietà e la devozione a Gesù nel santissimo sacramento e a Maria santissima. Per essere santi non c’è bisogno delle estasi e delle visioni; però è necessario fare un po' di violenza a se stessi attraverso la pratica della mortificazione, l'esercizio della pazienza e soprattutto cercando di sradicare i propri difetti [ 20 ].
La perfezione, comunque, non è, un fine isolato. Esso può e deve essere compreso solo in relazione alla missione ai giovani, alla loro cura spirituale e temporale, indicata dallo zelo per le anime e dalla carità. La ricerca della perfezione dispone uno a dedicarsi più pienamente al servizio degli altri, come inculcato da don Bosco nel primo articolo delle costituzioni d'allora [ 21 ]. Per il salesiano, la perfezione cristiana si esprime e si realizzata nello zelo per le anime e nell'esercizio della carità. I due sono articolazioni dello stesso amore pastorale, che si attua su due piani diversi, quello spirituale e quello temporale.
Lo zelo per le anime, la virtù più spiccata in san Francesco di Sales, è la forza motrice del salesiano ovunque egli sia e qualunque attività egli svolge, e don Bosco è il modello. Don Rua affermò: “[Don Bosco] non diede un passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. […] Don Bosco realmente non ebbe a cuore altro che le anime; disse con fatto, non solo colla parola: Da mihi animas, caetera tolle...]” [ 22 ]. Non c'è nessun motivo per l'esistenza della congregazione salesiana se non la cura delle anime. 

“Noi sacerd[oti], chi[erici], coadj[utori]” – disse in una conferenza – “anim[ati] di san[to] zelo abbiamo di mira l’an[ima] – sul pulp[ito], al conf[essionale], nella scuola, nel lab[oratorio], nel dorm[itorio], nella recreazione – anche voi, cari coadj[utori] pot[ete] fare questo bene col b[uon] es[empio], col cat[echismo], coi b[uoni] disc[orsi]. […] Anche DB era divorato dallo zelo per le an[ime]” [ 23 ].

Don Rua voleva la carità d’essere il contrassegno distintivo dei salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La carità deve informare i rapporti tra i salesiani, tra le case salesiane e tra i salesiani e i giovani [ 24 ].

 

4. La pratica dei consigli evangelici

Per quanto riguarda l’osservanza dei voti, che è comune a tutti gli istituti religiosi, ciò che distingue i salesiani è l’enfasi e lo stile particolare con cui sono capiti e praticati.
Se le regole sono il compendio dello spirito di don Bosco, e la carità e lo zelo per le anime sono le articolazioni preminenti di esso, l'obbedienza è la chiave per mantenere vivo lo spirito di don Bosco. Per don Rua l’obbedienza non è semplicemente uno degli aspetti dello spirito di don Bosco, ma è ciò che garantisce la fioritura dello stesso nella congregazione [ 25 ].
I Superiori – il rettor maggiore, il capitolo superiore, l’ispettore, il direttore – sono i custodi dello spirito di don Bosco, e tutti devono impegnarsi a realizzarlo attraverso l’obbedienza. Don Rua ricordò agli ispettori e ai direttori: “A voi è ben noto come per la missione che avete ricevuto, dovete essere le guide di altri confratelli nel sentiero della perfezione, le sentinelle vigilanti dei giovanetti affidati alle vostre cure, i custodi dello spirito di D. Bosco” [ 26 ].
Autorità e obbedienza, e tutto ciò che esse comportano, sono esercitati in un clima di famiglia. I soggetti devono prestare la loro obbedienza con prontezza, gioia ed anche a costo di sacrificio. Don Rua non minimizza le esigenze dell’obbedienza. Si devono sacrificare le proprie simpatie e antipatie, e rinunciare ad ogni comfort e comodità quando si tratta dei doveri dell’obbedienza. Nemmeno il compito di chi esercita l'autorità è così facile. I superiori devono prima di tutto dare l'esempio di obbedire, e nell’esercitare l'autorità devono badare di non rendere obbedienza un onere per i soggetti, adoperando delle maniere piacevoli e non aspettando da loro più di quanto sono capaci di fare. Il modo in cui l'autorità è esercitata rende l’obbedienza attraente e ne facilita la conformità del cuore. L'obbedienza è prestata a un superiore che dimostra degli atteggiamenti e delle qualità specifici. I superiori non sono sorveglianti insensibili, ma padri amorevoli [ 27 ].
Per quanto riguarda la castità, don Rua ricorda che don Bosco manifestò una speciale predilezione per essa. È stata la virtù più cara al suo cuore. “Oh! Se noi amiamo realmente il nostro Venerabile D. Bosco, siccome soventi volte protestiamo, sia nostra prima cura di praticare la virtù che gli stava maggiormente a cuore”, scrisse don Rua in una circolare [ 28 ].
Nonostante le sue affermazioni circa l'importanza della castità nella tradizione salesiana, è su questa virtù che don Rua è più silenzioso. A parte alcune conferenze e prediche agli esercizi, praticamente l'unica volta che affronta questo argomento è dopo i cosiddetti “Fatti di Varazze”. Le sue riflessioni si concentrano sulla necessità di vigilare “perché siamo attenti contro i pericoli che s’incontrano nella delicata e non facile missione di educatori della gioventù” [ 29 ]. La natura precauzionale delle norme date da don Rua manifesta la dimensione apostolica inerente alla castità. È determinata molto dalle esigenze della missione salesiana, in particolare ai giovani: negativamente, per non dare l’occasione ai nemici del bene a sporgere delle accuse contro di noi; e positivamente, al fine di educare i giovani alla purezza e proteggere la loro moralità [ 30 ].
La povertà è un tema che ricorre in molti degli interventi di don Rua, e la sua circolare del 31 gennaio 1907 è interamente dedicata a questo tema. Partendo da una riflessione teologica sull'importanza della povertà e con dei riferimenti ai grandi fondatori degli ordini religiosi e ai scrittori spirituali noti, la sua esposizione esplora motivi per osservarla e si conclude con alcune direttive pratiche [ 31 ].
La pratica della povertà garantisce il benessere della congregazione [ 32 ]. Esiste una correlazione tra la fedeltà a don Bosco e l'osservanza della povertà. Don Rua richiama i primi tempi dell'oratorio al fine di sottolineare questo:

“Trascorsero invero molti anni in cui ci era necessaria una virtù straordinaria per conservarci fedeli a Don Bosco e per resistere ai pressanti inviti che ci si facevano di abbandonarlo, e ciò per l’estrema povertà in cui si viveva. Ma ci sosteneva l’amore intenso che noi portavamo a Don Bosco, ci davano forza e coraggio le sue esortazioni a rimanere fermi nella nostra vocazione non ostante le dure privazioni, i gravi sacrifici” [ 33 ].
Il carattere distintivo della povertà per il salesiano può essere trovato nella sua motivazione. Per una congregazione che dipende interamente dalla carità per i mezzi a svolgere la sua missione, la pratica reale della povertà ha un valore di testimonianza molto alto. Anche tutta la nostra laboriosità sarebbe invano se non convinciamo la gente con la nostra vita di povertà che non lavoriamo per noi stessi. Effettivamente la povertà è una prova concreta del motto di don Bosco Da mihi animas caetera tolle [ 34 ].

5. La vita di pietà

Don Rua pone la pietà tra le grandi virtù che danno la nostra congregazione la sua fisionomia particolare. Il carattere salesiano delle nostre case è derivato dallo spirito di pietà, specialmente la frequenza ai sacramenti e la devozione al Sacro Cuore e a Maria Ausiliatrice [ 35 ]. Nella sua ultima circolare dettata dal suo letto di malato disse:

“ogni giorno offro al Signore […] le mie più fervide preghiere, acciò in ciascuno dei miei figli abbia a conservarsi e crescere quello spirito di pietà, di ubbidienza e di sacrificio così spiccato in D. Bosco, in guisa da rendere la nostra Pia Società quale egli la desiderava” [ 36 ].

La pietà salesiana è caratterizzata dalle dimensioni cristologica, sacramentale e mariana. Cristo è il centro e il punto di convergenza di ogni devozione salesiana. La devozione a Cristo trova la sua espressione particolare nella devozione al Cuore di Cristo. Tra le molte devozioni di don Bosco, don Rua assegna il primo posto al Sacro Cuore di Gesù. Abbiamo ereditato dal nostro padre una fervente devozione al Sacro Cuore, che consiste non solo nella preghiera, ma in opere di sacrificio e zelo nel propagarla [ 37 ]. L'atto solenne della consacrazione di tutta la congregazione al Cuore di Cristo all'alba del nuovo secolo, ispirato dalla consacrazione del mondo al Cuore di Cristo dal papa l'11 giugno 1899, servì a dare uno stimolo a questa devozione tra i salesiani [ 38 ]. Convinto che, oltre l'atto di consacrazione di tutta la congregazione al Sacro Cuore all'inizio del nuovo secolo, niente altro che una buona conoscenza di questa devozione avrebbe aiutato ad apprezzarla e praticarla, don Rua incaricò don Barberis di compilare una “Istruzione sulla divozione al SS. Cuore di Gesù” e l’allegò alla sua circolare [ 39 ]. Questa devozione con la sua enfasi caratteristica sulla pietà eucaristica si prestava facilmente per l'adozione da parte dei salesiani, il cui fondatore aveva messo un accento forte sull’importanza della devozione eucaristica [ 40 ].
La devozione al Sacro Cuore è particolarmente significativa per i salesiani, perché il Cuore di Gesù è la fonte della carità pastorale che esorta il salesiano a dedicarsi ai giovani. È Gesù, mite ed umile di cuore, che gli conferisce la dolcezza e la mitezza che dovrebbero informare le sue parole e azioni. Ancora è dal Cuore di Gesù che il salesiano trae il suo zelo per le anime. Il Cuore di Gesù è la sorgente inesauribile di forza, di ardore e di spirito di sacrificio tanto necessari per fare del bene. Perciò don Rua voleva che la devozione al Sacro Cuore fosse una devozione salesiana in modo molto speciale [ 41 ].
Ciò che distingue le case salesiane da molte altre è la frequenza ai sacramenti. Don Rua esortò i direttori in una circolare: “Ciascun Direttore abbia una santa ambizione di conservare al suo collegio quel carattere per cui gl’Istituti Salesiani andarono ognora distinti da molti altri, cioè la frequenza dei Ss. Sacramenti” [ 42 ]. Don Rua presenta l'eucaristia come il centro della nostra vita. In una lettera al canonico Antonio Belloni scrisse: “Per istrenna le suggerisco di tenere Gesù nel SS. Sacramento come centro de’ suoi pensieri, affetti ed occupazioni” [ 43 ].
Il salesiano coltiva una devozione intensa per la santa eucaristia e si sforza con zelo per diffonderla negli altri. La ricezione frequente e devota della santa comunione, le visite al santissimo sacramento e le invocazioni frequenti sono mezzi per fare riparazione dei nostri peccati. Fare delle visite a Gesù nel santissimo sacramento spesso è un tratto caratteristico della pietà eucaristica salesiana [ 44 ].
Per quanto riguarda il sacramento della penitenza, pur insistendo sulla sua importanza, don Rua orienta i suoi pensieri più sulla sua amministrazione che alla sua ricezione e dà alcuni consigli pratici in questo riguardo [ 45 ]. Al fine di stimolare lo zelo dei salesiani nel ministero del confessionale, don Rua presenta come modello don Bosco, la cui vita era piena di esempi preziosi ed insegnamenti utili su questo punto [ 46 ].
Sul piano concreto pratico, per promuovere la frequenza al sacramento della penitenza tra i ragazzi, don Rua lo rende oggetto di strenne e propone che i tridui in preparazione per l'apertura dell'anno scolastico siano diretti a preparare i ragazzi per una buona confessione e la comunione. Dopo la separazione dei ruoli del direttore e del confessore, il direttore spirituale della congregazione voleva che il confessore dei confratelli e dei ragazzi fosse circondato da segni di rispetto e stima, come uno dei primi posti nella sala da pranzo, al fine di dimostrare l'importanza del suo ministero, e perché tutti fossero animati a confidare in lui tutti i loro dolori [ 47 ].
La devozione a Gesù è inseparabile da quella alla sua Madre Santissima. “Si può dire che non sono divozioni diverse: l’una conduce all’altra per via diritta”, leggiamo nella “Istruzione sulla divozione al SS. Cuore di Gesù” [ 48 ]. Era la ferma convinzione di don Rua, che aumentando la devozione a lei, anche l'amore e la stima per don Bosco avrebbe cresciuto, così come l'impegno a preservare il suo spirito e ad imitare le sue virtù [ 49 ]. Esortando i direttori e tutti i sacerdoti delle varie ispettorie salesiane a diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice, don Rua scrisse: “questa divozione deve essere la caratteristica della famiglia salesiana” [ 50 ].
La caratteristica più importante della nostra devozione alla Madonna è la sua imitazione. La devozione nasce dall'amore e si esprime nell’imitazione dell'oggetto di questo amore. I devoti affettuosi di Maria cercano di conformarsi ad essa e di compiere la sua volontà, che non è altro che la pratica di ogni virtù ad essa cara [ 51 ].
La devozione alla Santa Vergine è un potente aiuto per superare le tentazioni ed è una garanzia di benedizioni spirituali e temporali. Maria è il nostro aiuto non solo nei nostri bisogni spirituali; come una madre essa s’interessa anche ai nostri bisogni temporali. Questo fatto è verificato dagli avvenimenti della storia dell'oratorio e dalle relazioni di numerose grazie temporali ottenute nei vari santuari mariani [ 52 ].
Il rettorato di don Rua fu marcato anche dalle manifestazioni significative di amore e di devozione alla Madonna [ 53 ] (v. le relazioni di B. Gariglio e G. Tuninetti).
Una qualità indispensabile della pietà salesiana è il suo orientamento alla vita. Vi è una stretta corrispondenza reciproca tra le pratiche di pietà e la vita. La pietà salesiana non consiste semplicemente nelle preghiere e pratiche devozionali, ma richiede l’impegno nella vita. Lo scopo della pietà è un’autentica vita cristiana, realizzata con gli aiuti e lo stimolo che la stessa pietà offre [ 54 ].
La pietà salesiana è inoltre caratterizzata dalle pratiche religiose né troppo lunghe né troppo brevi. Se sono troppo lunghe diventano particolarmente fastidiose per i ragazzi, che una volta fuori della nostra influenza le abbandoneranno del tutto. D'altra parte, se troppo brevi saranno privi della dovuta importanza. È la tradizione della nostra pia società quella di mantenere la via di mezzo [ 55 ].
La celebrazione delle feste ha un significato elevato nella pietà salesiana. Esse hanno lo scopo d’inculcare nei giovani l'avversione per il peccato e l’amore alla virtù. Contribuiscono a ravvivare e rafforzare la pietà, soprattutto attraverso la frequenza ai sacramenti [ 56 ].

 

6. Tratti tipici salesiani

Lealtà e attaccamento alla chiesa e fedeltà al suo spirito è secondo don Rua una caratteristica irrinunciabile dello spirito di don Bosco. La motivazione più valida che don Rua presenta per inculcare nei salesiani lo spirito ecclesiale è l'esempio di don Bosco stesso [ 57 ]. Don Rua dice che la più grande preoccupazione di don Bosco nella sua vita era d’essere un figlio obbedientissimo della chiesa, ed era pronto a subire qualsiasi sacrificio per propagare le sue dottrine e sostenere i suoi diritti [ 58 ]. Per don Bosco fedeltà alla chiesa trovò espressione concreta nella devozione alla santa sede e alla persona del vicario di Cristo [ 59 ].
Don Rua esortò i Salesiani a una devozione umile e fervente al successore di san Pietro e voleva che venisse onorato in modo speciale con il rispetto, l’affetto e l’obbedienza. In concreto questo significava mantenersi ben informati degli insegnamenti papali, accettarli senza distinzione di luogo e tempo e sostenere la sua autorità sempre e ovunque. Era convinto che non meriteremmo di essere chiamati figli di don Bosco se non fossimo completamente docili al vicario di Cristo [ 60 ]. Al tempo del movimento modernista, don Rua mise i salesiani in guardia contro i sostenitori di questa tendenza per non essere traviati da loro ed insistentemente domandò loro di evitare tutta la letteratura e gli autori che propagavano queste idee [ 61 ]. Come al papa, il rispetto era dovuto anche ai vescovi, ad altri ecclesiastici e alle autorità civili [ 62 ].
Altre caratteristiche dello spirito salesiano riguardano il rapporto dei salesiani tra di loro e con gli altri, vale a dire lo spirito della famiglia. Don Rua parla di un particolare aspetto dello spirito di famiglia salesiano, cioè l’ospitalità ai confratelli in visita. Ogni salesiano si sente a casa non solo nella comunità propria ma in ogni comunità salesiana, dove viene accolto come un fratello e trattato con affetto [ 63 ]. Confratelli malati, quelli in situazioni di difficoltà e quelli che occupano degli uffici umili dovrebbero essere l’oggetto di particolare interesse della comunità [ 64 ]. A sua volta l'individuo non dimentica i suoi doveri verso la comunità, che arricchisce con il suo spirito di gioia, la sua prontezza ad ogni sacrificio e attraverso il lavoro instancabile e dedicato: qualità che risplendevano in don Bosco. L’umiltà gli è di grande aiuto nell’adattarsi al temperamento degli altri e per vivere in armonia con tutti. Egli è attento a evitare la smania per la novità e tutte le critiche negative, in particolare contro i superiori.
Oltre il vero spirito di amore che deve distinguere i membri, don Rua sottolinea le seguenti caratteristiche della famiglia salesiana.
Si richiama l' attenzione su una virtù molto importante di don Bosco, vale a dire, la sua equanimità. Era sempre sorridente anche quando attraversava momenti tempestosi. Si deve coltivare la gioia e la malinconia deve essere combattuta come un nemico. La tristezza è infatti un avversario pericoloso perché produce tentazioni contro la purezza, la carità, la pazienza e contro la propria vocazione [ 65 ]. La gioia tanto raccomandata da don Bosco e don Rua è il frutto esterno della gioia del cuore nel servizio del Signore. Don Rua ha indicato che, mentre la vera fonte della gioia è la vita spirituale, anche fattori materiali e fisici contribuiscono a ciò [ 66 ].
Lavoro instancabile e dedicato deve essere la caratteristica di ogni salesiano. Il lavoro significa l’impiego benefico del tempo, che è un tesoro prezioso. Il lavoro, insieme alla temperanza e la preghiera, formano un trinomio che costituisce lo standard di don Bosco, che voleva plasmare dei lavoratori robusti e forti. Perciò egli non voleva digiuno o discipline severe, ma la temperanza e il lavoro dovevano essere il pane quotidiano. Don Bosco non ha voluto nemmeno delle lunghe preghiere. Voleva che la preghiera fosse abbinata con il lavoro. La sua esortazione era di trasformare il lavoro in preghiera continua, offrendolo al Signore.  Don Rua raccomandò inoltre che l’osservanza della povertà fosse entro i dovuti limiti in modo da non rischiare la propria salute [ 67 ].
Un'altra virtù che va a formare il profilo del salesiano è lo spirito di sacrificio. Senza lo spirito di abnegazione noi non potremo chiamarci figli di don Bosco, la cui vita si può ben definirsi un continuo sacrificio, affermò don Rua. Questa virtù è indispensabile per fare del bene ai giovani, perché senza di essa un salesiano sarà costantemente esposto ad atti di impazienza, rabbia, scoraggiamento; sarà lento a sopportare i difetti degli altri confratelli o di obbedire i superiori. Senza di essa ci mancherà la forza per praticare la povertà e sarebbe esposto al pericolo di rovinare la castità, e metterà in dubbio la perseveranza nella vocazione [ 68 ].
Il salesiano coltiva un grande senso di riconoscenza verso coloro che gli fanno del bene e in qualunque modo collaborano nella loro missione. Don Rua non dedica molto spazio alla virtù della gratitudine nelle sue circolari o altre comunicazioni scritte o orali. Tuttavia ci sono indizi sufficienti per sostenere che questa virtù, che è stata molto marcata in don Bosco, deve essere posseduta anche dai suoi figli. Per esempio, dopo il terzo congresso internazionale dei cooperatori salesiani, don Rua disse agli ispettori: “Ricorda a tutti, che i figli di Don Bosco tra i doveri che appresero dal loro buon padre, tengono pure carissimo al cuore il dovere della riconoscenza a chi loro fa del bene” [ 69 ].
Un aspetto molto distintivo dello spirito di famiglia salesiana è il sistema preventivo che regola l'atteggiamento e il rapporto dei salesiani con i loro destinatari. L'approccio salesiano è caratterizzato dalla vigilanza amorevole, la quale invece di minacce e punizioni cerca di offrire agli allievi un ambiente che aiuta a conservare la moralità, facilita la pratica della virtù ed elimina quindi le occasioni di deviazione [ 70 ]. Contrariamente a coloro che sostenevano che i sacerdoti devono impegnarsi solo nel sacro ministero, don Rua asserì fermamente che l'assistenza e l'insegnamento sono i compiti di ciascuno, e con più ragione dei sacerdoti [ 71 ]. Denunciò più volte l'uso di punizioni lunghe, severe, frequenti o umilianti [ 72 ].
Tra i vari compiti della massima importanza affidati agli ispettori al fine di garantire nella congregazione la conformità con lo spirito ispirato da don Bosco c’era quello di raccomandare ai direttori l’applicazione del metodo preventivo. Don Rua incoraggiò l'uso dell’amorevolezza per ottenere la disciplina dai ragazzi. La mitezza e la dolcezza di san Francesco di Sales e di don Bosco, che possedeva tanto della natura e del carattere del primo, dovrebbe anche caratterizzare tutti i Salesiani, consigliò don Rua [ 73 ].

 

7. Le priorità apostoliche

Don Rua attribuì grande importanza alle opere apostoliche, che traducono lo spirito salesiano in azione. Emerge chiaramente che l'azione pastorale è un aspetto intrinseco dello spirito salesiano. Opere di educazione, in particolare cristiana e religiosa, dei giovani occupano il primo posto. Per realizzare lo scopo della congregazione, cioè, “la cristiana perfezione de’ suoi membri e poi ogni opera di carità spirituale e corporale verso dei giovani, specialmente poveri” [ 74 ] don Bosco adottò l'opera degli oratori. Anche don Rua insiste che si deve fare ogni sforzo per stabilire questo primo apostolato della congregazione accanto ad ogni istituzione salesiana e infonderle con vigore e vitalità. A causa della loro natura “aperta” gli oratori offrivano la possibilità di raggiungere un maggior numero di ragazzi che le istituzioni più formali [ 75 ].
L'oratorio, però, non era un fine a se stessa. Mentre si occupava delle esigenze fisiche e sociali dei giovani lo scopo primario dell'oratorio era la loro formazione cristiana e benessere spirituale. A tal fine, la massima priorità doveva essere data all'insegnamento del catechismo, per il quale tutte le altre attività servivano da mezzo. È stato un semplice catechismo che costituì la pietra angolare della congregazione. La missione principale dei salesiani è la catechesi dei giovani. Perciò era di somma importanza impartire in grado adeguato l’istruzione religiosa ai nostri destinatari anche nei collegi e nelle scuole che a poco a poco si sorgevano come necessario complemento e completamento degli oratori. Per don Rua non solo le lezioni formali di catechismo a scuola e chiesa ma anche le omelie, le conferenze, le “buone notti”, le esortazioni ecc. costituirono l’insieme dell’istruzione religiosa. Gli sforzi della Chiesa per promuovere l'insegnamento del catechismo sono serviti non solo come riconoscimento di ciò che don Bosco sempre inculcava, ma anche come un'opportunità in più per don Rua a incoraggiare e stimolare i salesiani a perseverare in questa forma genuina ed essenziale dell’apostolato salesiano [ 76 ]. Scrisse nella sua circolare,

“Bene, continuiamo ad impegnarci con tutte le forze a quest’uopo; sapete che è questa l’opera con la quale D. Bosco cominciò, ed è questa che maggiormente gli stava a cuore, perciò in essa dobbiamo tutti d’accordo maggiormente insistere, adoprarci per istruir bene i giovani nella verità di nostra Santa Religione collo studio e spiegazione del Catechismo e per avviarli alle pratiche di pietà ed alla virtù” [ 77 ].

Don Bosco aveva capito bene l'efficacia di gruppi ed associazioni nella formazione dei giovani. Facendo i ragazzi stessi gli agenti della promozione della bontà, i vari gruppi avevano un influsso salutare sul loro comportamento e hanno contribuito al loro miglioramento. Inoltre, affidando ai ragazzi stessi la gestione totale dei gruppi, si offriva loro un’opportunità per l’esercizio pratico della responsabilità. Don Rua volle che le pie associazioni fossero promosse in ogni casa salesiana, perché erano un potente catalizzatore per il progresso delle case [ 78 ].
Per continuare il servizio ai giovani e alla chiesa sono necessari degli operai evangelici. Perciò la promozione delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa forma parte integrante della missione salesiana. Don Rua stimolò i salesiani ad essere instancabili nei loro sforzi per cercare delle buone vocazioni e di accompagnarle, come don Bosco che non risparmiò nessun sforzo e concepì dei progetti originali come i Figli di Maria per promuovere le vocazioni. Gli stessi oratori e altre istituzioni gestiti da noi dovevano essere i vivai dove spuntavano le vocazioni [ 79 ].
L’attività missionaria o l’evangelizzazione fu un orientamento dato alla congregazione da don Bosco stesso, e che don Rua sviluppò ed estese ampiamente. Don Rua fa riferimenti occasionali nelle sue circolari in merito allo sviluppo prodigioso delle missioni e lo zelo instancabile dei missionari, anche se egli non parla a lungo dell’attività evangelizzatrice. Il suo contributo notevole al progresso delle missioni testimonia abbondantemente l’alta priorità che le assegnò [ 80 ].
Ogni attività iniziata da don Bosco e ancora rilevante nel contesto successivo è stata gelosamente custodita e inculcata da don Rua. Tali erano l'apostolato della stampa e la sollecitudine per gli operai, per citarne solo due. Don Rua considerava la diffusione dei buoni libri come un componente essenziale dello spirito di don Bosco. Egli ribadì che la stampa e la diffusione dei buoni libri era molto cara al cuore di don Bosco e costituiva di per sé una delle aree importanti dell’azione salesiana [ 81 ].
Don Rua non era soltanto fedele alle tradizioni introdotte da don Bosco, ma non esitò d’andare anche oltre, come richiesto dalle necessità dei tempi. Oltre ai giovani poveri i salesiani si sono rivolti anche alla popolazione che viveva in condizioni difficili, in particolare i malati e gli immigrati, offrendo loro assistenza spirituale e materiale.
Don Rua aprì dei centri destinati esclusivamente al servizio degli immigrati. L'enfasi su questo a volte non era privo di motivazioni nazionalistiche [ 82 ]. Eventualmente chiese che i servizi resi agli immigrati italiani fossero estesi anche a quelli di altre nazionalità [ 83 ].
Durante il rettorato di don Rua i salesiani si sono imbarcati su un apostolato precedentemente sconosciuto nel mondo salesiano: la cura dei malati, in particolare dei lebbrosi. Le varie iniziative in questo settore non erano cominciate ufficialmente dalla congregazione; invece avevano origine dalla sensibilità ai bisogni dei fratelli sofferenti da parte dei confratelli generosi e disposti a sacrificarsi. Tuttavia esse hanno ricevuto l'approvazione e l'incoraggiamento di don Rua [ 84 ].
Don Rua dimostrò un particolare interesse anche per la questione sociale, in particolare, i problemi degli operai, in parte segno dell’attenzione continua verso i ragazzi usciti dagli istituti salesiani per entrare nel mondo del lavoro. In generale in Europa era cominciato a formarsi tra i cattolici una coscienza generica della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori, della quale la Rerum Novarum si potrebbe dire era il frutto [ 85 ]. Don Rua voleva che gli oratori continuassero d’occuparsi dei ragazzi più grandi ed interessarsi delle loro esigenze affiliandoli alle associazioni di lavoratori ed organizzando dei circoli e delle casse di risparmio per loro [ 86 ]. Approfittò d’ogni occasione che si presentava per manifestare la sua solidarietà con le organizzazioni dei lavoratori.

 

Conclusione

Da diversi anni il mondo subisce cambiamenti critici e veloci [ 87 ] di natura socio-culturale. In corrispondenza a tali cambiamenti nella società ci sono state notate anche significative trasformazioni nella chiesa e nella stessa vita religiosa. Probabilmente il termine che meglio descrive il contesto generale dell’epoca di don Rua è la secolarizzazione.
Lo scenario ecclesiale si caratterizza da fatti come il progressivo aumento dell'autorità morale e spirituale del papa, la centralizzazione sempre crescente della curia romana dopo la definizione dell’infallibilità papale, fattori che hanno esercitato un’influenza notevole nel determinare l'atteggiamento religioso e spirituale del periodo, e di conseguenza sul pensiero di don Rua stesso. Verso la fine del XIX secolo e gli inizi del XX compaiono nella chiesa tensioni dottrinali che alla fine hanno portato ai movimenti di “americanismo” [ 88 ] e “modernismo”.
Il secolo XIX, spesso raffigurato nella stampa cattolica del tempo e in innumerevoli lettere pastorali come un'epoca di decadenza religiosa e del successo clamoroso per l’irreligione e l’immoralità, è stato anche, visto da più vicino, un'epoca di rinascita spirituale per cui sarebbe difficile trovare un parallelo lungo i secoli: un vigoroso sforzo da parte di un’élite, di gran lunga più numeroso di quanto comunemente si crede, per condurre una vita cristiana più profonda e sincera e di reagire con maggiore efficacia alla minaccia rappresentata dal positivismo e dal materialismo; un miglioramento notevole della qualità del clero diocesano durante i pontificati di Pio IX, Leone XIII e Pio X; la straordinaria ripresa degli ordini e congregazioni religiosi (v. la relazione di G. Rocca); i numerosi segni esteriori della pietà individuale e collettiva con accento sulle pratiche devozionali esterne e la frequenza ai sacramenti (v. la relazione di P. Zovatto); l'inizio della rinascita della letteratura devozionale e la grande fioritura delle associazioni caritative e di ogni altro genere [ 89 ].
Cominciando dagli ultimi decenni del XIX secolo c’era all'interno degli istituti religiosi una grande insistenza sull’osservanza fedele delle regole e un impegno più forte nell’obbedienza. Gli stessi fattori che avevano favorito la rigenerazione della vita religiosa, contribuirono anche a una centralizzazione come non mai esistita nella storia della vita monastica. Le disposizioni delle grandi regole precedenti erano sempre flessibili. Le regole del XIX secolo, invece, esclusero tutte le eccezioni e inculcarono delle interpretazioni letterali. La lettera della legge era diventata la regola suprema e il comportamento stereotipo acquisì grande importanza [ 90 ].
La seconda metà del XIX secolo è stato caratterizzato da un vigore eccezionale per quanto riguarda le missioni cristiane. Il progresso è stato in parte stimolato e incoraggiato da circostanze estranee alla chiesa. Il fattore più decisivo, tuttavia, è stato la disponibilità della mano d’opera per l’evangelizzazione, grazie alla ripresa degli antichi ordini religiosi e la fondazione delle nuove congregazioni, alcune espressamente designate per il lavoro missionario [ 91 ].
Oltre ai fattori socio-ecclesiali che hanno inciso sul pensiero di don Rua, egli era anche influenzato dalle opere ascetiche e spirituali diffuse al suo tempo. Alcuni degli scrittori ascetici che servirono come fonte per don Rua erano: Luigi Bellecio [ 92 ], A.F. Biamonti [ 93 ], Alfonso Rodriguez [ 94 ], Paolo Segneri [ 95 ], Giovanni Battista Pagani [ 96 ]. Troviamo dei riferimenti ad alcuni di loro nei manoscritti lasciati da don Rua. Anche dove mancano dei riferimenti diretti, un’analisi rivela una concordanza di idee su varie tematiche relative alle pratiche devozionali e alla vita religiosa, in particolare l'osservanza dei consigli evangelici. Sebbene ci sia corrispondenza di idee, don Rua non adotta gli argomenti, le illustrazioni e le immagini usati da questi autori [ 97 ].
Vis a vis al suo contesto socio-ecclesiale possiamo individuare in don Rua alcuni atteggiamenti basilari. Le sue circolari, omelie, conferenze e persino la corrispondenza personale testimoniano alla sua preoccupazione fondamentale della fedeltà a don Bosco: al suo spirito, alla missione, agli insegnamenti e alle tradizioni tramandate da lui. È sempre stato fedele alla solenne promessa fatta davanti alla salma fredda di don Bosco di non aver risparmiato nessun sforzo per preservare intatto il suo spirito. Quindi tutti i suoi sforzi erano orientati verso questo scopo [ 98 ].
Per don Rua fedeltà a don Bosco significò rifletterlo come in uno specchio, seguendo sulle sue orme, imitando il suo esempio, continuando la sua missione, adottando i suoi metodi. Parlando o scrivendo ai confratelli egli fece riferimenti continui a don Bosco citando spesso le sue parole. Anche quando non lo cita direttamente si può trovare nelle sue parole l'eco di quelle di don Bosco.
Coerente alla sua consuetudine, don Rua non teorizza. Invece le sue considerazioni sono suggerite e procedono dalla prassi concreta. Ogni volta che don Rua osservò o è stato informato di qualsiasi deviazione o pratiche incompatibili con l'identità dei figli di don Bosco, non esitò a richiamarli all’ordine e alla conformità con la tradizione. Nel suo stile caratteristico don Rua esortava, richiamava, incoraggiava, e quando qualcosa metteva lo spirito di don Bosco a repentaglio non esitava assumere una posizione ferma. Le sue esortazioni in gran parte sono modellate sull'esempio e sulle raccomandazioni di don Bosco, che è sempre il parametro della vera salesianità.
Nello schema mentale di don Rua occupa un posto di grande importanza la centralità del superiore ad ogni livello di animazione e governo della congregazione: direttore, ispettore, rettor maggiore e il suo consiglio. (v. la relazione di Vettath).
La preoccupazione di don Rua d’essere fedele allo spirito e alle tradizioni ereditati da don Bosco lo condusse ad insistere che l’uniformità prevalesse nel modo d’agire dei salesiani dappertutto. Fedeltà voleva dire fare ciò che avrebbe fatto don Bosco, che significava praticamente fare quello che egli fece in realtà, poiché il contesto del rettorato di don Rua non era molto diverso da quello di don Bosco. Istruendo gli ispettori sulle cose da inculcare nei direttori don Rua scrisse: “vi indico quali cose dovete specialmente inculcare ai direttori perché tutta la Società cammini con modo uniforme e con vero profitto delle anime nostre e dei giovani, il che è lo scopo per cui venne fondata la Pia nostra Società” [ 99 ]. Si vede che molta importanza era assegnata all’uniformità, anche nelle questioni come l’amministrazione, l’orario, le pratiche di pietà, il vitto, la biancheria, l’abitazione, il modo d’organizzare le ricreazioni, ecc. [ 100 ]. In una lettera a don Vespignani don Rua raccomandò:

“Anche per la ricreazione della sera, fate come si fa all’Oratorio, attendovi la debita assistenza. Così pure si faccia per l’oratorio estivo ed invernale, per l’esercizio della buona morte ecc. il modus tenendi la regola sia sempre la consuetudine dell’Oratorio per tutto quello che non sia assolutamente impossibile” [ 101 ].

È possibile individuare un atteggiamento di protezionismo in don Rua. Manifesta una preoccupazione per circondare i confratelli e ragazzi con uno scudo protettivo in modo che non fossero esposti alle situazioni sfavorevoli. Questa cura era in vista di fornire ai confratelli e ai ragazzi le condizioni ottimali per la perseveranza nella vocazione, per la crescita nella virtù e per allontanare tutte le influenze ostili o inopportune che avrebbero potuto indurre la defezione o compromettere lo spirito che avrebbe dovuto regnare in mezzo a loro. Era sua convinzione di base che contatto con qualsiasi realtà poco edificante sarebbe risultato in un danno grave alle persone e avrebbe persino causato scandalo pubblico. Di qui le misure precauzionali suggerite per quanto riguardava la letteratura classica e romantica, visite alle mostre d'arte o ai luoghi pubblici di grandi raduni, passeggiate da soli, vacanze a casa, la corrispondenza che arrivava in casa particolarmente le cartoline illustrate [ 102 ].
La preoccupazione per l'uniformità, tuttavia, non cagionò la rigidità. Don Rua manifesta anche un atteggiamento di apertura e adattabilità. Era aperto ai cambiamenti ed era pronto a introdurre delle modifiche dove c'era proprio bisogno. Era contrario solo al prurito di riforma o di cambiamento per se stesso.
A livello ufficiale don Rua introdusse delle modifiche richieste dalla santa sede. In obbedienza alla chiesa terminò la prassi d’avere il direttore come il confessore ordinario dei confratelli e dei ragazzi [ 103 ], comunque cercando di garantire ancora la fedeltà allo spirito di don Bosco con l’insistenza che il direttore continuasse ad essere il direttore spirituale dei confratelli. Don Rua non esitò a portare avanti il progetto della modifica della regola attraverso l'approvazione degli articoli organici al capitolo generale X, al fine di adeguarsi alle esigenze derivanti dal progresso e dall'espansione della congregazione. Vediamo don Rua disposto a fare accomodamenti anche sul piano meno ufficiale, quando richiesto dalle esigenze concrete e dalle situazioni particolari [ 104 ].
Lo stesso don Bosco aveva manifestato lo spirito di adattamento alle nuove esigenze. Abbandonò l'estrema austerità dei giorni primordiali dell'oratorio per adottare un menu meno frugale al fine di accomodare coloro che trovavano le condizioni troppo dure. Era proprio questo problema che divenne formalmente il pomo della discordia che portò alla defezione di don Bronislaw Markiewicz e la fondazione in seguito della nuova congregazione “Società del lavoro e della temperanza”, popolarmente conosciuta come “Salesiani della stretta osservanza” e riconosciuta ufficialmente come “Congregazione di San Michele Arcangelo”. Questo è un fatto che ebbe un rapporto diretto con lo spirito salesiano perché tra i motivi inoltrati per la rottura quello principale era la deviazione da parte di don Rua dallo spirito originario di don Bosco attraverso la prodigalità nel cibo. Con la posizione definitiva presa nei confronti di don Markiewicz don Rua confermò che l'austerità eccessiva non costituiva un elemento dello spirito salesiano [ 105 ].
Don Rua manifestò uno spiccato senso di rispetto verso altre culture e di conseguenza un atteggiamento di adattamento agli usi locali del popolo tra cui i salesiani lavoravano. Voleva che i salesiani, in particolare nelle missioni, non disprezzassero i costumi e le pratiche del luogo, invece rispettassero e riconoscessero loro tradizioni legittime e le accogliessero se non contenevano nessun elemento nocivo al corpo o all'anima e emendassero ciò che era carente. Egli non volle che spogliassero il popolo indigeno dei loro valori e pratiche culturali per sostituirli con quelli europei [ 106 ].
Come successore di don Bosco, nella realizzazione del suo obiettivo primario di mantenere intatto lo “spirito salesiano” o lo “spirito di don Bosco” tra i salesiani don Rua si rivela un uomo della sua epoca. Il suo pensiero era influenzato dall’ambiente socio-culturale, ecclesiale, religioso, dottrinale e spirituale del suo tempo. Il ragionamento che usa per esporre le sue convinzioni riflettono spesso questa mentalità. Alcune caratteristiche dello spirito salesiano proposte da don Rua furono piuttosto i prodotti dell’ambiente storico che elementi fondamentali di esso. Sarebbe un errore grave confondere gli elementi contingenti di natura storica con le caratteristiche durature e immutabili. Quindi per arrivare ai valori permanenti dello spirito salesiano negli insegnamenti di don Rua conviene distinguere dalla discussione l'influenza di questi fattori legati ai tempi.
Risulta che certi atteggiamenti ed alcune insistenze di don Rua, come la fuga mundi, il legalismo, l’autoritarismo, il protezionismo, la rigidità, il richiamo all’uniformità erano legati alla mentalità religiosa generica e alle esigenze della vita religiosa del suo tempo e non essenzialmente allo spirito salesiano. Tuttavia, non solo gli aspetti negativi erano derivati dal contesto socio-culturale. C’erano anche influenze positive, per esempio, in aree quali la pietà popolare, le missioni e la coscienza sociale [ 107 ].
Don Rua ha riassunto lo spirito salesiano come l'insieme degli atteggiamenti, tendenze, modi di pensare e di agire che hanno caratterizzato don Bosco e che sono specifici e propri della congregazione salesiana [ 108 ]. Vale a dire, lo spirito salesiano comprende sia l’atteggiamento interiore che il comportamento esterno dei salesiani, i quali imitando il loro modello don Bosco rispondono in un modo particolare alla chiamata dello Spirito [ 109 ]. Lo studio degli insegnamenti di don Rua ci permette di delineare alcune caratteristiche essenziali dello spirito salesiano. 
1° Sul piano del atteggiamento interiore e la comunione con Dio: la dedizione totale a Cristo e alla sua missione con un amore preferenziale per i giovani e i poveri e l’impegno per la loro promozione umana e formazione cristiana; spirito di apertura, equanimità e gioia; capacità di adattamento e disponibilità a far fronte alle esigenze del tempo.
2° Sul piano delle relazioni esterne con gli altri, con i giovani e con le persone in genere: il metodo di dolcezza e di bontà che caratterizzava san Francesco di Sales e don Bosco; lo spirito di famiglia, senso della Chiesa, la semplicità, il lavoro instancabile, la generosità e lo spirito di sacrificio.
Alla fine di questa discussione, si potrebbe ancora chiedere se questi tratti sono davvero distintivo dei salesiani. È ben vero che molti di questi aspetti considerati singolarmente si trovano anche in altre famiglie religiose all'interno della chiesa. Ciò che li rende veramente “salesiano” è lo stile particolare in cui sono compresi e vissuti, e l'originalità dello spirito salesiano consiste nell’insieme di questi elementi e nella loro interrelazione.

 



[ 1 ] [Michele Rua], Lettere Circolari di don Michele Rua ai Salesiani. Torino, Direzione Generale delle Opere Salesiane 1965 [in seguito Rua, Circolari], p. 431.

[ 2 ] Ramon Alberdi, La famiglia salesiana nel pensiero e nell’azione dei primi tre successori di don Bosco, in Mario Midali (a cura di), Costruire insieme la famiglia salesiana. Roma, LAS 1983, p. 112.

[ 3 ] Mario Midali, La famiglia salesiana. Identità carismatica e spirituale, Roma, LAS 2010, pp. 183-186; Pascual Chávez Villanueva, Nel 150° anniversario della fondazione della congregazione salesiana, in Atti del Consiglio generale della Società salesiana di San Giovanni Bosco 404 (2009) 15.

[ 4 ] Raimondo Fratallone, I tratti fondamentali dello spirito salesiano, elemento di unità nella famiglia salesiana, in La famiglia salesiana. (= Colloqui sulla vita salesiana, 5). Torino, LDC 1974, p. 226.

[ 5 ] Louis Cognet, Esprit, in André Rayez – Charles Baumgartner (a cura di), Dictionnaire de Spiritualité. Tome IV. Paris, Beauchesne 1961, col. 1233, 1237-1238.

[ 6 ] L. Cognet, Esprit…, col. 1245; M. Midali, La famiglia salesiana…, pp. 126-128.

[ 7 ] Lumen Gentium, 45a.

[ 8 ] Perfectae Caritatis, 2, 20, 21,22.

[ 9 ] Evangelica Testificatio, 11; Mutuae Relationes, 11.

[ 10 ] Mario Midali, Identità carismatico-spirituale della famiglia salesiana. Alcuni approfondimenti, in Id. (a cura di), Costruire insieme la famiglia salesiana. Roma, LAS 1983, pp. 164-165; M. Midali, La famiglia salesiana…, pp. 73-74, 130-131.

[ 11 ] CGS XX, 86.

[ 12 ] Rua, Circolari, p. 43.

[ 13 ] Rua, Circolari, pp. 241, 462.

[ 14 ] Sulle circolari mensili cf José Manuel Prellezo, Circolari mensili inedite del Capitolo Superiore (1878-1895) fonti per lo studio e la ricerca su don Rua. Annotazioni metodologiche, in Grazia Loparco - Stanislaw Zimniak (a cura di), Don Michele Rua primo successore di don Bosco. (= ACSSA – Studi, 4). Roma, LAS 2010, pp. 269-280.

[ 15 ] Il volume è quello citato sopra, Rua, Circolari.

[ 16 ] ASC A4510307, Rua – Finco Domenico, Torino 17 ottobre 1904.

[ 17 ] Rua, Circolari, p. 163.

[ 18 ] Ibid., p. 499.

[ 19 ] Deliberazioni del quinto Capitolo Generale della Pia Società Salesiana. S. Ben. Can., Tip. Sal. 1890; cf anche ASC A4650111, Rua - Conferenze ai Confratelli Racc. XII; Rua, Circolari, p. 55.

[ 20 ] ASC A4570314, Rua – Lettera circolare ai Confratelli, Torino aprile 1888; ASC A4530507, Rua – Lettera circolare ai Direttori, Torino 16 agosto 1890; ASC A4650109, RuaConferenze Racc. X.

[ 21 ] Rua, Circolari, p. 131.

[ 22 ] Rua, Circolari, p. 130.

[ 23 ] ASC A4650454, Rua - Conferenze Racc. XVIII da ottobre 1902 a 2 luglio 1905.

[ 24 ] Rua, Circolari, p. 205, 247, 307, 446; ASC A4660101 e A4660104, Rua - Conferenze Racc. XXV (1,4), Discorsi di circostanza; ASC D5800321, Verbale relazione del VI Capitolo Generale, ms.; ASC D5820128, Capitolo Generale IX - Comunicazioni particolari del Rettor Maggiore ms autogr. di d. Rua. Sullo spirito di nazionalismo cf ASC D5810282, Deliberazioni dell’VIII Capitolo Generale della Pia Società Salesiana. S. Benigno Canavese, 1899, p. 155; ASC A4570341, Rua – Lettera circolare ai confratelli,Torino 12 luglio 1901; ASC D5850401, Verbali relazioni del X Cap. Gen. (ms di D. Raineri).

[ 25 ] Rua, Circolari, pp. 181, 418.

[ 26 ] Ibid., p. 510.

[ 27 ] Ibid., pp. 237, 342; ASC D5810282, Atti e deliberazioni dell’VIII Capitolo Generale della Pia Società Salesiana. S. Benigno Canavese, 1899, p. 70; ASC A4660119, Rua - Es. Sp. Prediche XXV (19); ASC A4640111: RuaPrediche N. 10 bis.

[ 28 ] Rua, Circolari, p. 467.

[ 29 ] Ibid., p. 466.

[ 30 ] Ibid., pp. 467-468, 470.

[ 31 ] Ibid., pp. 430-445.

[ 32 ] Ibid., pp. 184, 433.

[ 33 ] Ibid., p. 445. Cf anche p. 185.

[ 34 ] Ibid., pp. 185, 438-439.

 


[ 35 ] Cf Filippo Rinali (a cura di), Circolari mensili 1905-1920. Torino, Tip. Salesiana (B.S.) - Tip. S.A.I.D. “Buona Stampa” [in seguito Circolari Mensili], N. 21, 24 ottobre 1906 (comunicazione del Direttore Spirituale).

[ 36 ] Rua, Circolari, p. 510.

[ 37 ] ASC A4650302, Rua - Conferenze Racc. XVII da ottobre 1901 a ottobre 1902.

[ 38 ] Rua, Circolari, pp. 263-265.

[ 39 ] Rua, Circolari, p. 268.

[ 40 ] Ibid., pp. 279-280.

[ 41 ] Cf ibid., pp. 242, 300, 341.

[ 42 ] Ibid., p. 229.

[ 43 ] ASC A4480356, Rua – Canonico Belloni, Torino 4 gennaio 1894.

[ 44 ] Cf ASC A4480221, Rua – Barberis, Torino 27 dicembre 1888; Circolari Mensili, N. 25, 24 febbraio 1907; Circolari Mensili, N.35, 24 gennaio 1908.

[ 45 ] Rua, Circolari, pp. 229-230.

[ 46 ] ASC A4530370, Rua – Remotti Taddeo, Torino 2 settembre 1906.

[ 47 ] ASC A4570103, Rua - Lettera Circolare agli Ispettori, Torino 1 ottobre 1887(ms Rua, non autografa).

[ 48 ] Rua, Circolari, pp. 293-294.

[ 49 ] Ibid., pp. 352-353.

[ 50 ] Circolari Mensili, N. 21, 24 ottobre 1906.

[ 51 ] ASC A4640203, RuaPredica N. 13.

[ 52 ] Cf ASC A4640201, RuaPredica N. 11, Maria è il nostro sostegno nello spirituale e nel temporale.

[ 53 ] Rua, Circolari, pp. 72-73, 349-353, 489-490.

[ 54 ] Rua, Circolari, pp. 455-456.

[ 55 ] Circolari Mensili, N. 37, 24 marzo 1908.

[ 56 ] Cf ASC A4570103, Rua – Circolare agli Ispettori, Torino 1 ottobre 1887; ASC A4480210, Rua – Barberis, Torino24 novembre 1887.

[ 57 ] Cf Rua, Circolari, pp. 384-385.

[ 58 ] Ibid., pp. 385, 451.

[ 59 ] Ibid., pp. 103, 495.

[ 60 ] ASC A4510254, Rua – Farina Carlo, Valsalice 11 agosto 1903; Rua, Circolari, p. 480.

[ 61 ] Rua, Circolari, pp. 422-423; ASC A4570127, Rua – Letteracircolare agli Ispettori, Torino 25 novembre 1905; ASC A4640105, RuaPrediche per Esercizi N. 5.

[ 62 ] ASC A4470613, Rua – Balzola, Torino 31 dicembre 1903; ASC A4470337, Rua – Alciato, Torino 27 ottobre 1904.

[ 63 ] Rua, Circolari, pp. 195-196, 223-224, 425; Deliberazioni dei sei primi Capitoli Generali della Pia Società Salesiana precedute dalle Regole o Costituzioni della medesima. S. Benigno Canavese, Tipografia e Libreria Salesiana 1894, pp. 252-254.

[ 64 ] ASC D5810282, Atti e deliberazioni dell’VIII Capitolo Generale della Pia Società Salesiana. S. Benigno Canavese, Scuola Tip. salesiana 1899, pp. 83-84; ASC A4520181, Rua – Giuseppe Lazzero, Torino febbraio 1909; ASC D5800216, Verbale relazione del V Cap. Generale, ms. Verbale seduta finale con firme autografe membri; Circolari Mensili, N. 58, 24 dicembre 1909.

[ 65 ] Rua, Circolari, p. 456; ASC A4510513, Rua – Graziani, Canelli, Torino 22 gennaio 1903.

[ 66 ] ASC D5820129, Verbale relazione del IX Capitolo Generale, ms.

[ 67 ] ASC A4650454, RuaConferenze Racc. XVIII da ottobre 1902 a 2 luglio 1905, Ricordi per gli esercizi, 23 febbraio 1904; ASC A4540418, Rua – Vespignani Giuseppe, Torino 23 dicembre 1897.

[ 68 ] Rua, Circolari, p. 238.

[ 69 ] ASC A4570123, Rua – Lettera circolare agli Ispettori, Torino, 24 giugno 1903.

[ 70 ] ASC A4650110, Rua - Conferenze Racc. XI.

[ 71 ] Circolari Mensili, N. 51, 24 maggio 1909.

[ 72 ] Rua, Circolari, p. 137; ASC A4470123, Rua – Aime Antonio, Torino 14 aprile 1908.

[ 73 ] Rua, Circolari, pp. 343; ASC A4480201, Rua – Barberis, Torino 24 gennaio 1887; ASC A4650454, RuaConferenze Racc. XVIII, da ottobre 1902 a 2 luglio 1905; Circolari Mensili, N. 59.

[ 74 ] Giovanni Bosco, Costituzioni della Società di S. Francesco di Sales [1858]-1875. Testi critici a cura di Francesco Motto. Roma, LAS 1982, p. 73.

[ 75 ] ASC A4640104, RuaConferenze Racc. XXV(4); ASC A4650116, Rua – Conferenze Racc. XVII da ottobre 1901 a ottobre 1902, Conf. ai Coop. di Trieste, Gli Oratori 26 ottobre 1901; ASC A4650558, RuaConferenze Racc. XIX da luglio 1905 a 7 aprile 1907, Conf. in S. Filippo, Mondovi 24 febbraio 1907; Rua, Circolari, pp. 124, 161, 207, 243, 357, 451, 481-482.

[ 76 ] Rua, Circolari, pp. 224, 387-388; ASC A4480201, Rua – Barberis, Torino 24 gennaio 1887; ASC D5800216, Verbale relazione del V Cap. Generale, ms. Verbale sedute finale con firme autografe membri; ASC D5810118, Verbale relazione del VII Capitolo Generale, ms.

[ 77 ] Rua, Circolari, p. 207.

[ 78 ] Rua, Circolari, pp. 475-476, 481-483; Circolari Mensili, N. 35, 24 gennaio 1908.

[ 79 ] Rua, Circolari, pp. 187, 193, 339-340, 247-248, 412; ASC D5800308, Capitolo Generale VIBrani letti da don Rua nelle sedute del Cap. Gen. 1892.

[ 80 ] Rua, Circolari, pp. 141, 156, 173, 246-247; ASC A4470607, Rua – Balzola Giovanni, Torino 12 novembre 1898.

[ 81 ] ASC A4570331, Rua – Lettera circolare ai confratelli, Torino, 1 febbraio 1897; Rua, Circolari, pp. 40, 354-355, 393, 506.

[ 82 ] ASC A4510406, Rua – Gamba Giuseppe, Torino 27 luglio 1906; ASC A4540569, Rua – Vespignani Giuseppe [senza data]; ASC A4650111, RuaConferenze ai Confratelli Racc. XII, Ai missionari per New York 13 ottobre 1903; Gianfausto Rosoli, Impegno missionario e assistenza religiosa agli emigranti nella visione e nell’opera di don Bosco e dei Salesiani, in Francesco Traniello (a cura di), Don Bosco nella storia della cultura popolare. Torino, SEI 1987, pp. 321-322; Francesco Motto, La questione emigratoria nel cuore di don Rua, in G. Loparco – S. Zimniak (a cura di), Don Michele Rua…, pp. 386-400.

[ 83 ] [Michele Rua], Il Sac. Michele Rua ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane, in BS XXXII (gennaio 1908) 10.

[ 84 ] ASC A4540302, Rua – Unia Michele, Torino 13 ottobre 1891.

[ 85 ] Cf Roger Aubert, The Church in a Secularized Society. Traduzione da Sondheimer Janet. (= The Christian Centuries, 5). New York, Paulist Press 1978, pp. 146-150.

[ 86 ] Rua, Circolari, p. 177.

 

[ 87 ] Gaudium et spes, 4.

[ 88 ] Eulogio Pacho, Storia della spiritualità moderna. Roma, Teresianum 1984, pp. 316-321.

[ 89 ] R. Aubert, The Church in a Secularised Society…, pp. 110-117.

[ 90 ] R. Hostie, Vie et mort des ordres religieux…, pp. 250-251, 254-261.

[ 91 ] R. Aubert, The Church in a Secularised Society…, p. 385-390; Hubert Jedin (dir.), Storia della Chiesa. Vol. IX. La Chiesa negli stati moderni e i movimenti sociali (1878-1914). (= Già e ancora, 43). Milano, Jaca Book 1988, pp. 636-666.

[ 92 ] Cf Luigi Bellecio, Esercizi spirituali secondo il metodo di S. Ignazio di Loiola, dove si pone sott’occhio l’ordine e lo scopo delle meditazioni l’arte e la connessione meravigliose che in sé contengono. Tradotta e in alcuni luoghi compendiata dal P. Bresciani Antonio, Per Giacinto Marietti. Torino 18693.

[ 93 ] Cf. Antonio Francesco Biamonti, Serie di meditazioni, prediche ed istruzioni ad uso delle sacre missioni e de’ santi spirituali esercizi, Palermo, Stabilimento tipografico di Francesco Lao 18572.

[ 94 ] Cf Alfonso Rodriguez, Esecizio di perfezione e di virtù cristiana. Vol. I, parte I. Milano, Libreria editrice Oliva 1867.

[ 95 ] Cf Paolo Segneri, Il Cristiano Istruito nella sua Legge. Ragionamenti morali. Parte terza. Venezia, Stamperia Baglioni MDCCXIX.

[ 96 ] Cf Giovanni Battista Pagani, Scuola della cristiana perfezione. Vigevano, presso la tipografia vescovile per Vitale e comp. 1836.

[ 97 ] Cf ASC A4660123, RuaConferenze prediche Racc. XXXV. Cf Mathew Kapplikunnel, The “Salesian Spirit” in the Teachings of don Michele Rua. Dissertazione dottorale, non pubblicata. Rome, Salesian Pontificical University 1990, pp. 417-420.

[ 98 ] Rua, Circolari, p. 431; Circolari Mensili, N. 62, 24 aprile 1910.

[ 99 ] Rua, Circolari, p. 341.

[ 100 ] Cf ASC A4520542, Rua – Nai Luigi, 20 gennaio 1903; ASC D5800216, Verbale relazione del V Cap. Generale, proposte VII e VIII; Deliberazioni dei sei primi Capitoli Generali della Pia Società Salesiana precedute dalle Regole o Costituzioni della medesima. S. Benigno Canavese, Tipografia e Libreria Salesiana 1894, p. 228.

[ 101 ] ASC A4540364 Rua – Vespignani Giuseppe, Torino, 8 luglio 1888. Questa insistenza sull’uniformità rischiava di identificare la salesianità coll’italianità: cf Marek T. Chmielewski, L’espansione missionaria della Società Salesiana negli anni 1888-1910 tra missione salesiana e cura di italianità. Il caso polacco, in G. Loparco – S. Zimniak (a cura di), Don Michele Rua…, pp. 403-410.

[ 102 ] Cf Rua, Circolari, p. 339; Circolari Mensili, N. 11, 22 novembre 1905; Ibid., N. 51, 24 maggio 1909; Ibid., N. 31, 24 settembre 1907 (comunicazione del Direttore Spirituale).

[ 103 ] Cf Miguel Canino Zanoletty, Las “pruebas” de d. Rua: la prohibición al superior salesiano de confesar a sus súbditos, in G. Loparco – S. Zimniak (a cura di), Don Michele Rua…, pp. 103-137.

[ 104 ] Cf M. Kapplikunnel, The “Salesian Spirit”…, pp. 438-439; ASC A4480228, Rua – Barberis Giulio, Torino 22 giugno 1891; ASC A4520635, Rua – Perrot Pietro, Torino 8 novembre 1900.

[ 105 ] Cf Annali II, pp. 670-679; Karol Gorski, Un conflit sur la notion de pauvreté des religieux à la fin du XIXe siècle en Pologne, in Revue d’histoire de la spiritualité 50 (1974) 203-208; Stanislaw Wilk, La realizzazione dello spirito salesiano da parte del Beato Bronislaw Markiewicz, Fondatore dei Micheliti, in G. Loparco - S. Zimniak (a cura di), Don Michele Rua…, pp. 423-436.

[ 106 ] ASC A4470612, Rua – Balzola Giovanni, Torino 23 maggio 1903; ASC A4470613, Rua – Balzola Giovanni, Torino 31 dicembre 1903. Nonostante sua insistenza sull’uniformità a riguardo delle funzioni sacre e delle pratiche religiose, considerava solo giusto che ogni paese possa scegliere quei canti e quelle preghiere che sono i più facili e più diffusi: ASC D5800216, Verbale relazione del V Cap. Generale, ms. Verbale seduta finale con firme autografe membri.

[ 107 ] Cf Francis Desramaut, La comunicazione nella comunità salesiana del secolo decimo nono, in Francis Desramaut – Mario Midali (a cura di), La comunicazione e la famiglia salesiana. (= Colloqui sulla vita salesiana, 8). Torino, LDC 1977, pp. 87-88, 91; Francis Desramaut, A proposito dell’immagine-guida della comunità salesiana locale alla fine del secolo XIX, in Id. (a cura di), La comunità salesiana. (= Colloqui sulla vita salesiana, 4). Torino, LDC 1973, pp. 24-26, 30, 37-38.

[ 108 ] Rua, Circolari, p. 499.

[ 109 ] Cf M. Midali, La famiglia salesiana…, p. 131.

 

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