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A. Cagliero 11 (2015-06)

MISSIONI


Cagliero 11

 

Titolo notiziario Nome società N. 78 - giugno 2015
Bollettino di Animazione Missionaria Salesiana
Pubblicazione del Settore per le Missioni per le Comunità Salesiane e gli amici delle missioni Salesiane Cari amici,
ogni hanno i neo-missionari si recano alla Basilica del Sacro Cuore di Gesù, a Roma. È la casa del Sacro Cuore, costruita dal nostro caro padre Don Bosco con il suo sudore e con il suo sangue. In questo mese a Lui consacrato, andiamo tutti lì, in pellegrinaggio spirituale e missionario da tutti i continenti.

Il Sacro Cuore presiede ogni casa di formazione in Congregazione. Deve anche presiedere l’anima di ogni missionario ad gentes. Che ogni Salesiano non si lasci rubare il fuoco missionario del Cuore di Gesù! È il patrimonio più prezioso di ogni Ispettoria salesiana!

Contemplando e invocando il Sacro Cuore di Gesù, tanti potranno sperimentare la chiamata missionaria ad gentes. In fatti, Lui ci dice: “viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio. Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me” (Gv 16, 2-3).

Ecco, dunque, che il Cuore di Gesù sta cercando collaboratori che vogliano aiutarLo a far conoscere Lui e il Padre in tutti e “sei” i continenti (certo!, includendo quello digitale!) Coraggio!

D. Guillermo Basañes SDB Consigliere per le Missioni
Nei giorni 29-30 aprile 2015 si è svolto a Péliföldszentkereszt l’incontro dei missionari salesiani presenti nell’Ispettoria dell’Ungheria (UNG), la prima a ricevere i missionari del Progetto Europa, già dal 2005.

A dieci anni di distanza, l’incontro è servito come occasione propizia per condividere le esperienze e valutare il cammino fatto in vista del futuro.

Nelle loro condivisioni i missionari hanno rilevato che l’accoglienza iniziale dei confratelli ungheresi, la presenza di una guida spirituale, un confratello che faceva da mediatore culturale per i nuovi arrivati e la possibilità di fare uno studio serio della lingua hanno agevolato la loro integrazione nell’Ispettoria. Essi hanno anche riconosciuto l’enorme sforzo dei Salesiani ungheresi per far sentire i nuovi missionari parte integrante della vita e delle attività dell’Ispettoria.

Sulla base della loro esperienza, durante l’incontro i missionari hanno tracciato un profilo dei futuri missionari in Ungheria, i quali dovrebbero: possedere la conoscenza di una lingua internazionale, preferibilmente l’inglese; arrivare dopo il postnoviziato perché il tirocinio facilita l’inculturazione e la graduale padronanza della lingua; avere una buona resistenza fisica al freddo; e una vita spirituale robusta. E hanno rilevato inoltre l’importanza dell’internazionalità della provenienza dei missionari per rendere le comunità interculturali dell’Ispettoria una vera fraternità profetica.

È stato ribadito, infine, che i missionari dovrebbero dare grande importanza alla propria vita spirituale e la necessaria attenzione a non scivolare in uno stile di vita secolarizzato, perché l’Europa secolarizzata non ha assolutamente bisogno di missionari secolarizzati!

Oggi in Europa i missionari Salesiani lavorano in Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Irlanda, Italia, Lituania, Olanda, Regno Unito, Ucraina, Ungheria.

10 anni del Progetto Europa

Incontro dei 58 missionari in Europa a Valdocco dal 31 ottobre al 3 novembre 2013 Intenzione Missionaria Salesiana
Perché i Salesiani in Oceania sappiano costruire la cultura vocazionale con la testimonianza di vita, il coraggio della proposta, l’accompagnamento personalizzato, la coerenza di vita e la preghiera.

Ci sono diverse sfide per costruire con pazienza e ardore la cultura vocazionale nelle nostre opere nei 6 paesi dell’Oceania. In Australia siamo sfidati dagli ambienti secolarizzati e dalla fragilità vocazionale nelle isole del Pacifico. Mentre rendiamo grazie a Dio per i numerosi frutti vocazionali dalla Samoa e il dono del primo sacerdote dalla Papua New Guinea (2013) e di un Coadiutore dalle Isole Salomone (2010), preghiamo anche per le vocazioni in Australia e per le future prime vocazioni da Nuova Zelanda e Fiji.

Un missionario asiatico in Europa per una Nuova Evangelizzazione Per le vocazioni salesiane in Oceania
La mia vocazione missionaria è stata progressivamente formata e alimentata in vari momenti della mia vita. Il seme è stato piantato quando avevo un anno e la mia famiglia emigrò in Uganda: sono cresciuto in un mondo estraneo e cultura straniera, che ha lasciato un segno indelebile in me. L’Uganda era diventata una parte di me.

Rientrato in India dopo 10 anni, ho studiato in una scuola Salesiana dove ho conosciuto Don Bosco e i Salesiani. La mia vocazione missionaria è stata nutrita dal noviziato in poi. Il gruppo missionario mi ha aiutato a entrare in costante contatto con i missionari attraverso le loro visite frequenti alle case di formazione per condividere le loro esperienze, il loro lavoro e le sfide che affrontano.

Il momento decisivo è stato nel 2006, durante la sua visita in occasione del centenario della presenza salesiana in India, don Pascual Chavez, l’allora Rettor Maggiore, ha invitato noi giovani Salesiani ad essere missionari. Con l’aiuto del mio direttore spirituale per discernere questa vocazione missionaria dentro la mia vocazione salesiana, ho fatto la domanda di essere un missionario ad exteros, ad vitam e sono stato inviato in Ungheria.

Come missionario asiatico in Europa, mi sono reso conto che per primo ho bisogno di una conversione personale in un Paese nuovo con una cultura nuova. Come giovane salesiano sono stato in grado di inculturarmi facilmente anche se ho faticato a imparare la lingua e ad abituarmi al cibo e al clima. Come uno straniero ho, anche, faticato a stabilire nuove relazioni e diventare parte di un popolo con una cultura diversa dalla mia e farmi amare dai giovani. Poiché la maggior parte dei Salesiani ungheresi autoctoni erano abbastanza anziani, è stata una vera sfida adattarmi alla vita comunitaria. Ho dovuto anche scoprire il mio ruolo e la mia responsabilità nella mia nuova Ispettoria. È come riscoprire una vocazione dentro la propria vocazione.

Sicuramente l’India, dove i cristiani sono un’esigua minoranza, ha un grande bisogno di missionari. Ma l’Ungheria, un Paese profondamente segnato dopo anni di comunismo ateo e adesso dal secolarismo, ha anche bisogno che il Vangelo sia proclamato nei vari settori della società. Oggi molti ungheresi, specialmente i giovani, non credono in niente; altri hanno anche abbandonato la fede. Questo è il nostro lavoro missionario ad gentes qui in Ungheria.

Come Salesiano mi impegno a far sentire l’amore di Dio e l'amore di un padre, fratello e amico con l’approccio tipico di Don Bosco: amorevolezza, relazione interpersonale, sport, musica, teatro, social media. La vita missionaria in questo Paese è costellata di numerosi momenti di gioia e di soddisfazione. Tuttavia, la mia più grande gioia è quella di sperimentare Dio che opera attraverso me per toccare il cuore di un giovane.

Vorrei chiederti, caro lettore, di recitare una preghiera per me, perché nessun missionario può faticare per conto suo. Invece, se senti che Dio ti chiama, allora vieni ad aiutarmi!

D. Quadros Lytton Ervanto
Indiano, missionario in Ungheria

Testimonianza di santità missionaria salesiana Il Servo di Dio Don Giuseppe Vandor (1909-1979), missionario ungherese a Cuba, tra i suoi consigli suggerisce: “Cancellare dalla mente il passato con le sue cadute.

La vita comincia oggi. Vivere oggi, come se fosse l’unico giorno della nostra vita.

Al mattino proporsi di vigilare intorno a un difetto, sviluppare una virtù costosa.

Alla sera verificare ciò che si è positivamente realizzato”.