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Annali della Società di San Francesco di Sales 1899-1910 vol.3

Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 ANNALI DELLA SOCIETÁ  SALESIANA Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sac.  E U G E N I O  C E R I A ANNALI DELLA  SOCIETA  SALESIANA VOLUME III IL  RETTORATO  DI  DON  MICHELE  RÚA PARTE  II (1899-1910) SOCIETA  E D I T R I C E  I NTE RN A Z I O N A L E Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910

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PROPRIETA  RISERVATA  ALLÁ  SOCIETA  EDITRICE  INTERNAZIONALE  DI  TORINO M.  E.  34914 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 ANCHE  QUESTO  TERZO  VOLUME DEI NOSTRI A N N A L I NELLA  FESTA  SOLENNE  DELLA  RICONOSCENZA RISPETTOSAMENTE  PRESENTO AL  NOSTRO  RETTOR  MAGGIORE DON  PIETRO  RICALDONE CHE IN A N N I TRAGICI CON  MANO  FERMA  E  MENTE  SERENA GOVERNA  LA  FAMIGLIA  SALESIANA XXIX  GIUGNO  MCMXLV Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 PREMESSA Anche questo volume, come il precedente, anzi piü ancora, e venuto su  tra  il fragore  dei  bombardamenti,  le  rovine  di  citta,  le  invasioni, le stragi. Mentre vi si narravano le origini o i progressi di certe opere salesiane,  queste o venivano gravemente danneggiate o cadevano inte- ramente distrutte.  Passata l'orrenda bufera,  anche i Salesiani,  contan- dosi,  troveranno  assottigliate  non poco  le  loro  file.  Quanti  morti  sui campi  di  battaglia!  quanti  miseramente  periti  in  disastri  o  barbara- mente  uccisil  Ma  le famiglie  religiose  partecipano  alia  vitalita  della Chiesa,  sulla quale sonó innestate; finche perianto le anima lo spirito dei  loro fondatori,  posseggono  intime  energie,  che  nulla  vale  a sofo- care e sopprimere.  Cessata quindi la violenza delle cause esterne,  che ne  compressero  le forze  e  le  attivitá,  escono  dalla prova purifícate  e ripréndono vigore meglio di prima. Nel caso nostro non sara cosa di un anno ne di due o di tre,  ma chi vivra,  vedra,  e benedira il Signore e Don Bosco. Don  Bosco/  Non  abbiamo  neppur  qui  smesso  l'abitudine  di  diré semplicemente Don Bosco,  come si era avvezzi fin dagli anni giovanili. II Papa Pió XI in una solenne occasione osservb che il mondo avrebbe continuato sempre a chiamarlo cosí ( 1 ). « E sara bene, soggiunse, per- ché é un ripetere il suo nome di guerra, di quella guerra*benéfica,  una di quelle guerre che si direbbe la Divina Provvidenza voglia concederé di  tanto  in  tanto  alia povera  umanitá,  quasi  a  compenso  delle  altre guerre non affatto bene fiche, ma cosí dolor o se e seminatrici di dolor e ». Tuttavia é da aspettarsi che a poco a poco sottentri al Don il San, come sta  giá  entrando  nell'uso,  al  quale  non  ci  siam  voluti  del  tutto  sot- (1)  Discorso  alia  grande  udienza  del  3  aprile  1934  nella  Basílica  Vaticana,  due  giorni dopo  la  Canonizzazione  di  Don  Bosco. VII Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Premessa trarre.  Nel primo  volume  di  questi  Annali  sovrabbondb  la  prima  ma- niera,  perche  cosí  sembrava  meglio  conservato  il  colorito  del  tempo; vi  si  ja  luogo  puré  nei  due  volumi  seguenti,  perche  Vattuale  genera- zione  e  ancora  sotto  il fascino  di  quel  nome puro  e  semplice.  Scomparsi pero  coloro  che  vissero  al  tempo  di  Don  Bosco  o  udirono  gli  echi  re- centi  della  sua  rinomanza,  la  semplicitá  di  quel  nome  non  dirá  piü tutto  ció  che  dice  alia  nostra  memoria  e  al  nostro  cuore,  e  la  venera- zione  del  Santo  pigliera  il  sopravvento  nel  comune  linguaggio. In  questo  volume,  piü  ancora  che  nel  precedente,  grandeggia  la figura  di  Don  Michele  Rúa,  la  cui  virtü  emerge  fra  dure  pro  ve.  Don Bosco  e  Don  Rúa,  due  nomi,  due  personalitá;  diremo  anche  due  san- titá?  I  Santi  somigliano  ai  fiori,  diversi  tutti  e  tutti  belli.  La  santitá di  Don  Bosco  non  é  precisamente  la  santitá  di  Don  Rúa;  ma  noi  guar- diamo  all'una  e  all'altra  con  una  compiacenza  pari  a  quella,  con  la quale  ammiriamo  una  rosa  purpurea  e  un  candido  giglio,  senza  che  la prima  nulla  detragga  alia  nostra  ammirazione  per  il  secondo.  É  vero che  la  santitá  di  Don  Rúa  non  ha  ricevuto  ancora  il gran  suggello  toc- cato  giá  alia  santitá  di  Don  Bosco;  pero,  storicamente  parlando,  non abbiamo  niente  da  contrapporre  alia  fama,  che  lo  proclamo  e  lo  pro- clama  santo.  É  questione  di  tempo:  intanto  la  sua  Causa  é  in  cammino, e  si fanno  voti  al  Cielo,  perché  arrivi presto  alia  grande  meta. Del  Rettorato  di  Don  Rúa  il  presente  volume  abbraccia  Vultimo decennio.  Durante  questo  periodo  egli  mandó  i  primi  Salesiani  nella Ciña  e  nelVlndia,  dove  li  aspettava  un  glorioso  avvenire;  nelle  altre parti  del  mondo  accrebbe  il  numero  delle  fondazioni  e  diede  incre- mento  alie  opere  che  giá  vi  esistevano.  Ma  sopfattutto  proseguí  con ardore  nel  lavorio  dell'organizzazione  interna.  Massima  sua  cura fu  di radicare  sóidamente  la  Societá  nello  spirito  del  Fondatore,  che  si  stu- dib  di  far  conoscefe  anche  nelle  piü  minute  particolaritá  e  tradizioni. Per  tal  motivo  specialmente,  la  storia  della  Congregazione  dovrá  con- siderare  i  suoi  ventidue  anni  di  governo  come  altrettanti  anni  di  soprav- vivenza  del  Santo  nella  persona  del  suo  immediato,successore.  Di  qui la  particolare  importanza  di  conoscerne  a  fondo  Vazione. Torino,  31  gennaio  1945 VIII Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  I Sguardo  retrospettivo Se  non  avessimo  altri  buoni  indizi  per  argüiré  che  veramente  la Provvidenza  volle  la  Societá  Salesiana,  basterebbe  uno  solo  per  tutti: l'aver  Don  Bosco  incontrato  fin  dal  principio  del  suo  faticoso  cammino un  Don  Michele  Rúa.  Sarebbe  far  troppo  onore  al  caso  l'attribuirgli un  si  felice  e  necessario  incontro  che  diremo  piuttosto,  con  frase  tanto cara  al  Papa  Pió  X I ,  «  un'elegante  combinazione  della  Provvidenza divina  ».  Non  istaremo  ora  a  ripeterne  le  ragioni,  le  quali  del  resto  si desumono  fácilmente  da  quanto  si  puó  leggere  nel  primo  e  nell'ultimo capo  del  precedente  volume.  Senza  alcuna  pretesa  di  prevenire  il  giu- dizio  della  Chiesa,  ma,  a  parlare  storicamente,  é  un  fatto  che  Don Rúa,  considerato  sotto  tutti  gli  aspetti,  fu  un  vero  miracolo  d'uomo, e  uno  di  quei  miracoli  che  soltanto  la  grazia  di  Dio  sa  operare.  Mira- colo  per  il  non  mai  smentito  eroismo  delle  sue  virtú;  miracolo  per  la totale  dedizione,  con  la  quale,  senza  saperlo,  si  lasció  preparare  da Don  Bosco  a  ricevere  1'ardua  missione  di  mantenere,  accrescere  e  per- petuare  1'Opera  di  lui;  miracolo  per  la  maniera  con  cui  portó  a  com- pimento  la  grande  impresa.  É  ben  significativo  il  programma  di  go- verno  che  dopo  la  rielezione  del  1898  non  s'impose,  ma  formuló, quale  espressione  di  quello che aveva fatto fino allora e di  quello  che  in- tendeva di  continuar  a fare.  Lo  riproduciamo  da un  cartoncino  che  portó poi  sempre  con  sé.  «  Rectorem  te  posuerunt?  I  Noli  extolli:  umíltá. 2o Esto  in  illis  quasi  unus  ex  ipsis:  affabilitá.  3o  Guram  illorum  habe: sollecita  carita  per  provvedere  i  dipendenti  del  necessario  nello  spiri- tuale  e  nel  temporale.  4  Et  sic  conside:  con  calma  e  prudenza  tratta gli  affari  della  Congregazione  nostra.  5  Et  omni  cura  tua  explícita  re- 1 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I cumbe:  indüstriati  con  tutto  zelo  a  promuovere  la  gloria  di  Dio  e  la salvezza  delle  anime;  e  non  darti  posa  finché  non  hai  provveduto  a quanto  occorre  all'uopo  ».  Qui  c'é  tutto  il  Don  Rúa  Rettor  Maggiore, come  ancora  non  pochi  di  noi  hanno  avuto  la  fortuna  di  conoscerlo. Quale  impulso  egli  abbia  dato  cosi  nel  primo  decennio  del  suo  Ret- torato,  ce  lo  fa  quasi  toccare  con  mano  il  continuo  aprirsi  di  nuove Case  e  l'ingrandirsi  delle  antiche,  la  durevole  prosperitá  delle  une  e delle  altre,  il  numero  crescente  dei  Noviziati,  il  moltiplicarsi  degli  ora- tori  festivi,  il  progredire  e  Pampliarsi  delle  Missioni,  specialmente per  il  nuovo  Vicariato  di  Méndez  e  Gualaquiza  e  per  la  nuova  Mis- sione  dei  Bororos  nel  Matto  Grosso;  lo  stato  dei  Cooperatori,  quale si  riveló  nel  grandioso  Congresso  Internazionale  di  Bologna.  Prima  di proceder  oltre,  sará  bene  volgere  uno  sguardo  indietro  per  illustrare sommariamente  alcuni  di  questi  punti,  dedicandovi  un  capo  che  fac- cia  come  da  giuntura  del  precedente  volume  con  quello  che  viene  ora. In  uno  spazio  di  tempo  relativamente  breve,  dal  1889  al  1898, la  Congregazione,  per  opera  di  Don  Rúa,  si  stabili  in  tre  altri  Stati d'Europa,  cioé  in  Svizzera,  Belgio  e  Portogallo,  oltreché  nella  dilaniata Polonia;  entró  in  otto  Repubbliche  d'America,  cioé  Messico,  Colom- bia,  Venezuela,  Bolivia,  Perü,  Paraguay,  Salvador,  Stati  Uniti  e  nelle Antille  Olandesi;  fece  il  suo  solenne  ingresso  nella  Palestina  e  piantó le  tende  nell'África  del  Nord  e  del  Sud. Segno  di  rigogliosa  e  prometiente  vitalitá  ci  si  presenta  tutta  una fioritura  di  Noviziati,  sorti  nel  giro  di  pochi  anni.  In  Italia  ne  furono inaugurad  tre:  uno  a  S.  Benigno  Canavese  per  soli  Coadiutori,  un  se- condo  a  S.  Gregorio  di  Catania  per  ascritti  siciliani  e  un  terzo  a  Gen- zano  di  Roma  per  quei  dell'Italia  Céntrale  e  Meridionale.  La  Francia, che  trasferi  il  suo  primo  Noviziato  di  S.  Margherita  presso  Marsiglia a  Saint-Pierre  de  Canon,  ne  ebbe  un  altro  a  Rueil,  non  lungi  da  Parigi, per  il  Nord.  Nel  Belgio  cominció  sotto  i  migliori  auspici  il  Noviziato di  Hecthel.  Un  Noviziato  venne  aperto  nel  Portogallo,  nei  pressi  della Capitale.  I  novizi  inglesi  trovarono  il  loro  nido  a  Burwash,  a  un'ora  e mezzo  di  ferrovia  da  Londra.  Se  ne  eressero  poi  di  nuovi  in  piü  luo- ghi,  dove  giá  si  accoglievano  novizi,  ma  riunendoli  in  Case  di  studenti e  artigiani,  nelle  quali  formavano  una  sezione  a  parte,  non  abbastanza 2 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo  retrospettivo libera  di  muoversi  e  svilupparsi.  Cosi  nella  Spagna  i  novizi  di  Sarria passarono  in  una  Casa  esclusivamente  per  loro  a  San  Vicens  deis Horts;  nell'Argentina  dal  Collegio  S.  Cario  in  Almagro  a  Bernal;  nel Cile  da  Concepción  a  Macul;  nell'Equadore  da  Quito  a  Sangolqui; nel  Brasile  dalla  Casa  di  S.  Gioachino  a  Lorena  in  altra  della  stessa cittá;  nella  Colombia  da  Bogotá  a  Fontibón;  nell'Uruguay  la  Casa  di Las Piedras, tolti via i convittori, rimase tutta a uso dei novizi.  Intanto giá  si  pensava  a  creare  Noviziati  anche  in  Palestina,  nell'África  setten- trionale,  nel  Venezuela  e  nel  Messico;  correvano  puré  trattative  per Noviziati  di  Coadiutori  in  Case  apposite  e  sepárate.  Don  Rúa  dice  va essere  sempre  per  lui  «  un  bel  giorno  »  quello  in  cui  veniva  a  cono- scere  la  possibilitá  di  aprire  qualche  Noviziato  sia  di  chierici  sia di  artigiani;  incoraggiava  spesso  ad  aprire  Noviziati  per  questi  ultimi o in  Case  distinte  o  in  Case  miste,  com'era  stato  da principio  a  S.  Be- nigno ( 1 ). II  bisogno  di  buoni  maestri  d'arte  salesiani  si  faceva  fortemente sentiré,  tante  erano,  come  vedemmo,  le  richieste  di  scuole  professio- nali,  massime  nell'America.  Bisognava  prepárame  molti  e  prepararli bene  non  solo  religiosamente,  ma  anche  técnicamente;  onde  la  doppia necessitá  di  coltivare  le  vocazioni  fra  gli  artigiani  e  di  erigere  Novi- ziati  adatti.  Don  Rúa  rinnovava  per  questo  le  sue  insistenze  con  gli Ispettori  e  i  Direttori,  parendogli  non  esservi  altro  mezzo  per  tirar  su capi  d'arte  degni  della  Congregazione  e  abili  agli  uíEci  da  assegnarsi loro.  Don  Bosco  stesso  aveva  dato  l'esempio,  disponendo  che  la  Casa di  S.  Benigno  dovesse  serviré  a tale  scopo.  II desiderio  del  suo  succes- sore  non  restó  senza  effetto,  poiché  finalmente  nel  1900  egli  si  disse lieto  di  annunciare  che  simili  Case  erano  giá  in  numero  di  sette;  ma, non  ancor  pago,  si  augurava  che  ogni  Ispettoria  ne  avesse  una  ( 1 ). Un  pensiero  che  cominció  ad  affacciarsi  alia mente  di  Don  Rúa nel 1898  fu  quello  di  stringere  in Associazioni  gli  ex-allievi  dei vari  Col- leji,  a  imitazione  dell'Associazione,  direm  cosi,  primaria,  fondata  da molti  anni  in  Torino  per gli  ex-allievi  dell'Oratorio.  In parecchie  cittá (1)  Lett.  edif.,  2  luglio  1896. (1)  Ore,  20  gennaio  1900. 3 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo 1 d'Europa,  d'America  e  anche  d'Africa  le  Case  salesiane,  aderendo  al suo  desiderio,  indissero  adunanze,  formarono  circoli,  stesero  regola- menti,  diedero  principio  a  frequenti  corrispondenze.  II fine principale di Don  Rúa  era  che  con  questi  mezzi  i  Salesiani  continuassero  a  fare da angeli custodi ai loro alunni adulti, come avevano fatto ai medesimi giovanetti  (  2  )  .  II  propagarsi  e  rafforzarsi  di  questo  movimento  do- veva  poi  condurre  alie  organizzazioni  nazionali  e  infine  all'Associa- zione  internazionale  degli  ex-allievi,  costituitasi  nel  primo  anno  del Rettorato  di  Don  Albera,  suo  immediato  successore. A  grande  mérito  di  Don  Rúa  torna  puré  lo  sviluppo  degli  Ora- tori  festivi,  come  si  puó  rilevare  da  quanto  abbiamo  detto  nell'altro volume.  Fedele  agli  insegnamenti  e  agli  esempi  di  Don  Bosco  e  per- suaso  per  lunga  esperienza  della  loro  necessitá,  non  si  stancava  di ritornare  sulPargomento.  Nelle  sue  Circolari  e  Lettere  edificanti  dei soli  tre  ultimi  anni  del primo  decennio v'insiste bene cinque volte,  e sempre  con  forza  (  3  )  .  Lo  rallegrano  le  Case,  che,  aprendo  e  soste- nendo  Oratori  festivi,  mostrano  d'aver  compreso  quanto  tale  opera gli  stia  a  cuore,  perché  oltremodo  cara  a  Don  Bosco,  quale  áncora  di salvezza  per  tanti  giovani;  chiede  in  grazia  che  tutti  vi  si  attengano alie tradizioni  salesiane;  combatte l'errore di chi credesse proprio  solo dei  tempi  di  Don  Bosco  l'opportunitá  degli  Oratori  festivi;  ama  ren- der  noto  il  bene  che  vi  si  fa,  portando  a  cqnoscenza  di  tutti  i  suc- cessi,  dei  quali gli  sia giunta notizia;  non vuole che  si  supponga pos- sibile  tanto  bene  únicamente  dove  si  posseggano  locali  adatti  con cappella,  vasto  cortile,  teatrino,  attrezzi  ginnastici,  giuochi  numerosi e  attraenti,  perché  sul  principio  lo  zelo  puó  supplire  alia  mancanza di  queste  condizioni  pur  cosi  efiicaci  per  attirare  i  giovanetti;  inco- raggia  chi  sperimenta  difficoltá,  ripetendo  fra  l'altro  che  generalmente non gli amminicoli materiali formano il  sostegno degli Oratori festivi, ma « lo zelo, la carita, la pazienza, la buona cera e la costanza dei D i - rettori e dei loro collaboratori »;  invita a studiare saviamente il modo di  ottenere  non  solo  la  frequenza,  ma  anche  la  maggior  perseveranza (2)  Lett.  edil,  24  giugno  1898. (3)  Lettere  Circolari  di  Don  Michele  Rúa  ai  Salesiani.  Torino,  1910.  Pgg.  142,  188, 426-9, 440-2, 451. 4 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo  retrospeiíivo possibile  nell'intervento  dei  giovani,  sicché  si  riesca  a  impartir  loro un'istruzione  religiosa  abbastanza  ampia  e  un'educazione  morale  abba- stanza  soda;  propone  l'aggregazione  dei  piú  grandicelli  a  buone  isti- tuzioni  economiche,  come  alia  cassa  di  risparmio,  tanto  utile  per  for- mare  Tartigiano  all'economia  e  perció  alia  temperanza,  alia  costuma- tezza e alia previdenza,  secondo gl'insegnamenti  di  Leone XIII,  al  qual proposito  non  dimentica  la  societá  di  mutuo  soccorso  fondata  giá  con notevoli  risultati  da Don  Bosco.  Non  si  stancherá Don  Rúa  di  ridire anche  in  seguito  le  medesime  cose,  il  che  fará  si  che  il  suo  Rettorato passi  alia  storia  come  fecondissimo  nelPapostolato  di  questo  genere, che diede occasione a quasi tutte le Opere  salesiane e origine alia stessa Societá. Ho  accennato  a  Lettere  edificanti.  II  secondo  Capitolo  Genérale,, presieduto  nel  1880  da  Don  Bosco,  aveva  deliberato  che  di  quando in  quando  si  scrivessero  a  tutti  i  Confratelli  certe  lettere  dette  edi- ficanti,  con  le  quali  comunicare  cose  che  potessero  serviré  di  sprone a lavorare  santamente  e  a mantenere  vivo  nei  cuori  il  fuoco  della  cri- stiana carita.  Per  dodici  anni  molte  notizie,  che  sarebbero  state  mate- ria  di  tali  lettere,  comparivano  nel  Bollettino,  e  si  credette  che  tanto hastasse;  ma  con  Pandare  del  tempo  questo  periódico  non  poteva piü  essere  l'organo  delle  intime  relazioni  fra  i  membri  della  Societá. Ecco  perché  Don  Rúa,  a  tenore  della  suddetta  deliberazione  capito- lare e sull'esempio di altre famiglie religiose, nel  1893  decise di comin- ciare  l'invio  di  qualche  lettera  a  scopo  di  comune  edificazione.  Av- vertí  allora  che  si  considerasse  come  un  dovere  il  fargli  conoscere quanto  avvenisse  di  piú notevole  nei  vari  luoghi  e  meritasse  di  venir portato  a  notizia  di  tutti,  non  giá  per  vana  soddisfazione  dell'amor proprio o per daré vanto  alia  Societá,  ma affinché i  Soci  ed anche  altri, edificati,  ne  rendessero  gloria  a Dio  e  ne  ricevessero  incoraggiamento a compiere il  maggior bene possibile.  Questo  appunto  era  stato  il  fine, per  cui  Don  Bosco  aveva  permesso  a  Don  Bonetti  di  raccontare  nel Bollettino  le  antiche  vicende  deH'Oratorio.  A  quel  precedente  si  ap- pellava  Don  Rúa,  che,  lodando  i  Cinque  Lustri,  titolo  del  volume nel  quale  dopo  la morte  del  Santo  furono  riuniti  gli  articoli  storici  del Bollettino,  affermava  non  potersi  leggere  quelle  pagine,  scritte  con 5 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I tanto  candore,  semplicitá  e  brio,  senza  sentir  si  migliori.  La medesima sorte  augurava  che  avessero  le  sue  lettere  edificanti,  la  prima  delle quali  porta la data del  29  gennaio  1893,  festa di  S.  Francesco  di  Sales. II  giorno  fu  scelto  a  bella  posta  da  luí,  essendo  sua  intenzione  di  met- iere  siffatte  Lettere  sotto  la  protezione  del  Santo,  che  un  si  gran  nu- mero  ne  scrisse  a  edificazione  delle  anime. Continuando  a  sfogliare  le  Circolari  del  suo  primo  decennio  di Rettorato,  la  nostra  attenzione  é  richiamata  da  parecchie  altre  parti- colaritá,  che  ci  aiutano  a  cogliere  alcuni  segreti  del  suo  governo.  Una di  queste  particolaritá  é  lo  zelo  per  le  vocazioni.  Anche  la  sua  corri- spondenza  privata  con  Ispettori  e  Direttori  non  si  puó  scorrere  nei nostri  Archivi,  senza restare  impressionati  dalla frequenza  e  dal  calore, con cui  insinúa,  inculca,  impone  di  coltivare nei  giovani i  germi  di  vo- cazione  alia  vita  ecclesiastica  in  genere  e  religiosa,  ossia  salesiana,  in specie.  E  per  quest'ultima  si  comprende:  era  questione  di  vita  non solo,  ma  di  vitalitá  o  potenza  vitale  per  la  Congregazione,  di  fronte anche  alie  domande  di  fondazioni  che  non  davano  mai  tregua.  Dal 1889  al  1898  il  tema  della  vocazione  gli  viene  nove  volte  alia  penna nelle  Circolari  destinate  ai  Soci,  e  talora  egli  ne  tratta  a  lungo  (1). Vuole  che  i  Direttori  facciano  in  modo  da  non  dover  rendere  contó  a Dio  delle  vocazioni  da  Lui  suscitate  a  servizio  della  Chiesa  e  della nostra  Societá  e  perdute  per  loro  negligenza.  II  loro  sguardo  intelli- gente  ravvisi  fra  gli  allievi  quelli  da  Dio  segnati  con  l'aureola  di  una celeste  chiamata.  Come  il  solerte  giardiniere  coltiva  con  particolare sollecitudine  le  tenere  pianticelle  che,  migliori  delle  altre,  egli  destina a  generare  i  semi  per  novelle  produzioni,  cosí  essi  facciano  con  quelle anime predilette.  Ad  alcuni  tributa encomi,  ma lo rattrista la negligenza di  altri,  il  cui  zelo  non  si  senté  eccitato  dalle  sue  private  esortazioni. Taluni,  giudicando  sterile  il  terreno,  abbandonano  sfiduciati  le  sante industrie,  con  cui  Don  Bosco  diede  alia  Chiesa  tanti  sacerdoti.  «  lo invece,  scrive,  son  di  parere  che  pur  nei  loro  paesi,  come  dappertutto, molti  sonó  i  chiamati  al  servizio  dell'altare,  in  numero  ben  maggiore di  quello  che  se  ne  scopra;  ma  sventuratamente  quanti  si  perdono  per (1) L.  c, pgg.  33, 44, 95,  117-8,  157-9,  164-5, 428, 436, 449-50. 6 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo  retrospettivo non  essere  stati  conosciuti  né  coltivati!  ».  Formato  alia  scuola  di  Don Bosco,  egli  non  sa  chiamare  vero  zelo  quello  di  un  religioso  o  di  un sacerdote,  il  quale  si  tenga  pago  d'istruire  e  di  educare  i  giovani  del suo  Istituto  o  della  sua  scuola,  e  non  cerchi  d'avviare  verso  il  santuario quelli  in  cui  si  scorgono  segni  di  vocazione  e  che  sogliono  essere  i  mi- gliori.  Poiché  il  dovere  di  coltivare  le  vocazioni  non  incombe  solo  ai Direttori;  tutti  i  Salesiani,  sacerdoti,  chierici  e  coadiutori  possono contribuirvi  fra  i  loro  allievi  con  i  buoni  consigli  e  piü  col  buon esempio.  . Fra  i  mezzi  adoperati  da  Don  Bosco,  egli  mette  in  prima  linea l'istituzione  dei  Figli  di  Maria.  Bisogna  introdurre  nelle  Case  tale categoria  di  studenti.  Altro  mezzo,  raccogliere  ogni  tanto  a  conferenza  i giovani  piü  grandi  per  intrattenerli  bellamente  su  cose  della  vita spirituale.  Don  Bosco,  benché  cadente  per  vecchiaia  e  per  infer- mita,  riservó  a  sé  fino  agli  ultimi  suoi  giorni  le  conferenze  destinate particularmente  alia  coltura  delle  vocazioni  ecclesiastiche  e  religiose. In  terzo  luogo,  per  lavorare  con  profitto  in  questo  campo,  nessuno si  lasci  guidare  dal  suo  spirito  particolare,  ma  si  stia  a quanto  in propo- sito  stabiliscono  le  Deliberazioni,  fondate  su  consigli  suggeriti  quasi tutti da Don Bosco.  II  Santo  raccomandava di  non lasciar passare  mai  gli esercizi  spirituali  dei  giovani  senza  parlare  della  vocazione,  facendo vedere  come  a  ciascuno  sia  tracciata  la  strada  per  arrivare  al  Cielo  ed esortando  a  sforzarsi  di  conoscerla  mediante  la  preghiera  e  la  rifles- sione. Ma  nella  Societá  Salesiana,  oltreché  agli  ecclesiastici,  é  riserbata copiosa  messe  anche  ai  coadiutori,  chiamati  essi  puré  all'apostolato per  la  gioventü.  II  quarto  Capitolo  Genérale  tracció  norme  sapienti per  la  preparazione  dei  coadiutori  salesiani;  ma  a  che  servirebbero, se  gli  addetti  alia  direzione  degli  artigiani  non  le  leggessero  spesso fino  a  ridursele,  dice  Don  Rúa,  in  sueco  e  sangue?  Anche  gli  Oratori festivi  oífrono  un  terreno  propizio  per  le  vocazioni.  SulPesempio  di Don  Bosco,  si  proponga  ai  migliori  di  fare  gli  esercizi  spirituali  con  i nostri  aspiranti;  se  ne  invitino,  come  faceva lui,  a  frequentare  le  nostre scuole ginnasiali. L'incalzarsi  di  tante  e  si  calde  esortazioni  producevano  buoni  ef- 7 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I fetti;  anche  certe  Case  che  in  passato  non  davano  vocazioni,  comin- ciarono  a  somministrare  contingente  alia  Chiesa  e  alia nostra  Societá, come Don Rúa si  compiaceva di  constatare.  In tuttó  ció  egli  ravvisava e  additava il  mezzo piü  eflicace per  assicurare  alia  Societá una perenne giovinezza  e  per  estenderne  maggiormente  i  benefici  influssi.  Onde avvenne  che  nel  1898  egli  ebbe  la  consolazione  di  vedere  pressoché quadruplicata  nelle  sue  mani  l'ereditá  di  Don  Bosco. Stette in cima a'  suoi pensieri  anche la pia Unione dei Cooperatori, che  si  studiava  di  far  fiorire  dilatándola,  curandone  l'organizzazione e  tenendone  desta l'attivitá.  I  restauri  del  santuario  di  Maria Ausilia- trice,  il cinquantenario delle Opere Salesiane,  il Congresso di Bologna, l'erezione  del  monumento  internazionale  a  Don  Bosco  in  Castelnuovo nel  primo  decennio  dalla  sua  morte  furono  quattro  grandi  occasioni per  metiere  in  movimento  tutto  il  mondo  dei  Cooperatori  e  accre- scerne  il  numero.  Ormai  i  tre Bollettini  italiano,  francese  e  spagnolo, fondati  da  Don  Bosco  quali  organi  delPUnione  e  portati  ad  un'alta tiratura,  non bastavano  piü,  sicché Don Rúa dovette  aggiungervene tre altri  in tre  diverse lingue:  l'inglese nel  189.2,  il  tedesco nel  1895  e il polacco  nel  1897.  Un  si  straordinario  sviluppo  dell'Associazione  fa- ceva  sentiré  il  bisogno  di  una  guida  che  insegnasse  il  modo  di  coope- rare  alie' Opere  Salesiane  e  giovasse  insieme  a  saldare  la  compagine dell'Unione.  A  tale  esigenza  Don  Rúa  provvide  col  curare  la  pub- blicazione  di  un  Manuale  (1).  II  volumetto  usci  nel  dicembre  del 1893,  ampliato  in  seguito  e  migliorato  in  successive  ristampe fino  al 1898.  Si  divide  in  tre  parti,  senza  tener  contó  di  due  Appendici: Io Regolamento  della Pia Unione,  preceduto  da cenni  storici;  2o  spi- rito  dell Unione  e  campo  di  azione;  3  conferenze  salesiane,  con  vari modelli  e  tracce  di  esse.  Nel  1894  Don  Rúa ne  fece  spedire  copia  ai Direttori  delle  Case  con  l'ordine  che  in  ogni  Casa  se  ne  facesse  pub- blica lettura a mensa,  affinché tutti i  Soci ne fossero informati.  In appo- sita  circolare,  accennato  al  crescente  numero  dei  Cooperatori  in  tante parti  del  mondo  e alia loro  attivitá,  diceva  (2):  «  Questo  zelo,  questa (1 )  Manuale  teorico-pratico  ad  uso  dei  Decurioni  e  Direttori  della  Fia  Associazione  dei Cooperatori  Salesiani.  Toríno,  Tip.  Sal. (2)  Circ,  14  aprile  1894. Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo retrospettivo carita che anima  tante persone e le rende tanto benemerite delle Opere nostre,  mentre  ci  reca  consolazione,  deve  puré  ricordarci  che  molto piü  a noi deve stare a cuore la difíusione della Pia Unione, Faumento dei Cooperatori, e la cura che di loro dobbiamo avere secondo Fesem- pio  che  il  nostro  Don  Bosco  ce  ne  ha  dato.  Egli  li  riguardava  quali strumenti  della  divina  Provvidenza  e  nutriva  verso  di  loro  viva  rico- noscenza per Fofferta del ricco come per Fobolo della vedova ». Riguardo alFordinario regime interno ci sembra d'aver detto quanto basta  nel  volume  precedente;  tuttavia  non  parra  inopportuno  aggiun- gere  qui  una  parola  sull'impulso  dato  da  Don  Rúa  agli  studi  sacri  e sulle sue sollecitudini per conservare integro lo spirito di Don Bosco. Nel periodo, del quale discorriamo, egli dié pro va di tutto il suo fermo  impegno  per  rendere  sempre  piü  regolare  fra  noi  F  andamento degli studi ecclesiastici, che risentivano ancora dei disagi inseparabili dalle  origini.  Giá  nell'ottobre  del  1889  aveva  convócate  nelFOrato- rio  un gruppo  di  competenti  alio  scopo di  escogitare nuovi  mezzi  per promuovere fra i chierici Famore e lo studio della teologia, nel che egli giustamente  scorgeva  anche  un  prezioso  elemento  alia  perseveranza nella  vocazione  e  al  profitto  nella  perfezione  religiosa.  Dopo  diramó ai  Direttori  parecchi  avvisi,  fiducioso  che  tutti  li  avrebbero  favore- volmente accolti e fedelmente messi in pratica per il bene della Societá e per la memoria di Don Bosco, che tanto aveva fatto per Feducazione intellettuale  e  religiosa  de'  suoi  figli  (  1  )  .  Nel  1890  poi,  visitando  le Case,  pose  fine  a  talune  irregolaritá  riscontrate.  Tre  anni  dopo  ri- prendeva  a  trattare  il  medesimo  argomento,  sottoponendo  alia  comune considerazione  come  per  i  preti  e  per  i  chierici  il  primo  dovere dopo la pietá sia lo studio della teologia. Egli avrebbe sentito grave rimorso, se non avesse procurato che  si  obbedisse  in  questo  alie generali istru- zioni  reiteratamente  etnanate  dal  Santo  Padre  Leone  X I I I .  Richia- mava perció tutti i responsabili all'osservanza delle deliberazioni prese nei  Capitoli Generali.  Se taluno portasse poco amore agli studi sacri, egli riteneva che ció  avesse per causa o avrebbe avuto per  effetto Fin- debolimento  della vocazione,  con pericolo della perdita totale di  essa. (1)  Circ,  29  dicembre  1889. 9 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I Si  dessero  pertanto  con  serietá  gli  esami  prescritti,  accompagnandoli con  una  solennitá  pari  alia  loro  importanza.  Ci  pensasse.ro  seria- mente gli  Ispettori.  La morale poi  doveva essere  studiata da ogni buon sacerdote  per  tutta  la  vita,  e  nei  rendiconti  ispettoriali  non  mancasse mai  un  cenno,  se  dappertutto  si  facesse  la  mensile  soluzione  del  ca- so  (1).  Sempre col medesimo intento,  anche con non lievi  sacrifici  di vario  genere,  egli  disponeva  d'anno  in  anno  che  un  numero  sempre maggiore  di  scelti  giovani  soci  andasse  a  frequentare  i  corsi  di  teolo- gia  e  di filosofía all'Universitá  Gregoriana  in  Roma,  prendendovi  i relativi gradi e titoli. Mantenere poi vivo lo spirito di Don Bosco, non occorre dirlo, era l'articolo  fondamentale  del  suo  programma  di  governo.  Non  essendo possibile  qui  né  opportuno  difTonderci  su  questo  argomento,  che  del resto  risalta  abbastanza  da  quanto  abbiamo  narrato  altrove,  ci  soffer- méremo  solo  su  di  un  caso  particolare,  che  ci  fa  quasi  toccare  con mano  in  qual  maniera  solesse  risolvere  le  difficoltá,  appellandosi  alio spirito del  santo Fondatore.  Avremo cosi occasione di narrare un fatto, omesso nell'altro volume. Da alcuni  anni  si  manifestavano  qua e  la disaccordi  fra i  Soci  so- pra tre punti:  nello studio degli scrittori cristiani antichi, sull'indirizzo letterario  e  sul  modo  d'insegnare.  Nel  1888  Don  Rúa prese  in  esame queste  divergenze,  continuando  anche  l'anno  dopo  le  sue  atiente osser- vazioni, finché, formatosi  un giusto  concetto  delle  cause  e  degli  effetti, si  accinse  a porvi  rimedio.  Cominció  a esporre il  suo pensiero nel  set- iembre del  1889  con una conferenza tenuta a Valsalice Pultimo giorno degli  esercizi  spirituali  dei  chierici,  ma  facendovi  intervenire  anche insegnanti  dalle  Case  vicine;  quindi,  afiinché  le  sue  considerazioni potessero  arrivare  a  conoscenza  di  tutti,  le  mise  in  iscritto  e  con  una sua  lettera  del  27  dicembre,  giorno  scelto  -con  intenzione  perché onomástico  di  Don  Bosco,  ne  diede  comunicazione  ai  Soci. Piglió  le  mosse  da  due  punti  d'unione.  Notó  primieramente  come fossero  tutti  animati  da  un  único  desiderio  di  bene,  di  vedere  cioé i  giovani  dei  Collegi  Salesiani  ben  avviati  negli  studi,  nelle  lettere  e (1)  Ore,  pgg.  30,  52,  70,  99-101,  166,  182. 10 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo  retrospettivo nella  virtü;  in  secondo  luogo  rilevó  come  fossero  tutti  unanimi  nel professare  illimitata  venerazione  per  Don  Bosco  e  piena  docilita  a' suoi  desideri,  consigli  e  ordini.  Perció,  senza  entrare  in  tante  disqui- sizioni,  egli,  quale  «  uno  dei  figli  piü  anziani  di  Don  Bosco  e  suo  con- fidente  intimo,  avendo  conosciuto bene le  sue idee e le  sue intenzioni  », si propose di  esporre  semplicemente i  desideri,  i  consigli  e gli  ordini  di lui  intorno  a quelle  tre  cose  controverse,  sicuro  dell'universale  disposi- zione  a  seguirli.  Riferiró  sopra  i  singoli  punti  le  sue  testuali  parole, cominciando  da  quanto  disse  e  scrisse  sul  disaccordo  circa  lo  studio degli  scrittori  cristiani  antichi,  prescritti  dai  programmi  salesiani  per il corso classico. Don  Bosco  fino  dai  primi  tempi  dell'Oratorio  dimostró  sempre  vivo  desiderio che  si  studiassero  anche  i  classici  cristiani.  Provava  gran  pena  nel  sentiré  come alcuni  professori  deridessero  il  latino  della  Chiesa  e  dei  Padri,  chiamandolo con  disprezzo  latino  di  sagrestia.  Egli  diceva  che  coloro  i  quali  disprezzano  la lingua  della  Chiesa  si  mostrano  ignoranti  delle  opere  dei  Santi  Padri,  i  quali in  buona  sostanza  formano  da  soli  la  letteratura  latina  di  un'intera  etá,  splen- dida  letteratura,  che  per  molti  lati  eguaglia  nella  forma  l'etá  classica,  e  per magnificenza  e  nobiltá  di  idee  di  gran  lunga  la  supera.  Ed  ebbe  perfino  a sostenere  dispute  con  personaggi  dottissimi  in  belle  lettere,  benché  sempre  con prudenza  e  con  carita.  E  le  sue  ragioni  erano  tali  di  natura  loro  da  trarli  alia propria  opinione.  E  non  risparmió  rimproveri  a  chi  aveva  stampato  note  di  cen- sura  sullo  stile  e  sulla  lingua  dei  Sañti  Padri,  dimostrando  aver  torto  colui, il  quale  non  volesse  vedere  il  bello  di  quei  preziosi  volumi.  Fin  dai  1850  per parecchi  anni  egli  stesso  in  tempo  di  vacanze  ci  spiegava  vari  brani  di  questi autori  ecclesiastici,  specialmente  le  lettere  di  S.  Girolamo,  e  manifestava  sempre un  vivo  desiderio  che  fossero  studiate. Don  Rúa,  ricordando  dispute  vittoriose  di  Don  Bosco  con  dottis- simi  letterati,  aveva  certo  in  mente  anche  un  episodio  del  1855  col prof.  Tommaso  Vallauri,  dell'Universitá  di  Torino,  latinista  di  gran fama.  Aveva  questi  in  un  suo  scritto  biasimato,  anzi  vituperato  gli autori  latini  cristiani,  quasi  che  essi,  intenti  alia difesa della Fede,  non badassero  piü  che  tanto  alia  lingua,  e  all'occasione  anche  la  deturpas- sero.  Don  Bosco,  spiacente  di  un  giudizio  venuto  cosi  dall'alto,  pro- fittando  di  un  incontro,  seppe  in  cosi  bella  maniera  presentare  al  Val- lauri  le  sue  osservazioni  contrarié,  che  quegli  s'indusse  a  ritrattare  la 11 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I condanna;  ma, nel dar ragione al Santo, ci tenne a dichiarargli essere la prima  volta  in  vita  sua che gli  accadeva  di  sottomettere il  proprio  giu- dizio  a  quello  di  un  altro.  Era  noto  infatti  quanto  il  Vallauri  fosse insoííerente  di  opinioni  opposte  alie  sue  (  1  )  .  Don  Rúa  proseguiva, illustrando  ancor piú  il pensiero  di  Don  Bosco: Quando Pió IX in un'Enciclica ( 2 ) sciolse la questione, sorta tra Mons. Du- panloup  ed  il  Gaume,  dicendo  che  si  unisse  bellamente  lo  studio  dei  classici pagani  con  quello  dei  classici  cristiani  per  rivestire  di  forma  classica  le  idee cristiane  e  dando  norme  su  questo  punto,  Don  Bosco  ripeteva  essere  le  sue idee  in  perfetto  accordo  con  quelle  del  Papa,  e  continuava  ad  inculcare  la  ne- cessitá di  studiare i classici cristiani.  Don  Bosco non isprezzava i classici  profani: li  aveva  studiati,  ne  possedeva  dei  lunghissimi  brani  a  memoria  e  li  commen- tava  maestrevolmente.  Discorrendo  con  valenti  professori,  mostrava  talvolta tanta  erudizione  da  trarli  in  ammirazione  e  farli  esclamare,  che  mai  non  si  sa- rebbero  immaginato  che  Don  Bosco  avesse  tanta  profonditá  di  cognizioni  nella letteratura  latina.  Ma  non  poteva  disconoscere  che  i  classici  profani  possono essere  pericolosi,  senza  il  correttivo  degli  autori  cristiani  e  dei  loro  insegna- menti.  Quindi  é  che  Don  Bosco  con  grandi  spese  e  fatiche  volle  che  fosse  stam- pata  una  Selecta  di  autori  profani  latini,  purgandoli  da  ció  che  poteva  nuocere al  buon  costume;  e  quindi  una  Selecta  di  classici  cristiani.  Se  vogliamo  adunque seguiré  le  orme  di  Don  Bosco,  se  desideriamo  fare  a  lui  cosa  grata,  uniamoci nel  praticare  questo  saggio  principio:  Sonó  necessari  gli  autori  classici  profani per  imparare  Peleganza  della  lingua  latina,  ma  sonó  egualmente  necessari  gli autori  cristiani,  perché  contengono  la  veritá  e  sotto  una  forma  tutt'altro  che negletta.  Ed  i  maestri  nella  scuola  si  adoperino  a  far  risaltare  in  questi  scritti dei  Santi  Padri  l'eleganza  dello  stile,  grazia  di  lingua,  robustezza  e  sublimitá di  concetti;  che  anzi  il  bello  letterario  in  alcuni  di  essi  sta  talvolta  a  paro  coi medesimi  autori  del  secólo  d'oro  della  latinitá. Anche  in  questo  il  tempo  é  stato  galántuomo.  Oggi  i  programmi governativi  per  i  Licei  d'Italia  fra  i  prosatori  latini  prescritti  inclu- dono  espressamente gli  scrittori  cristiani.  Anzi  presso  varié  Facoltá  di Lettere  é  istituita  una  cattedra  di  Letteratura  Cristiana  Antica,  che neU'Universitá  Cattolica  di  Milano  fu  tenuta  con  onore  successiva- mente dai  nostri Don  Paolo Ubaldi  e Don  Sisto Colombo,  e oggi nel- PAteneo torinese la tiene Mons. Michele Pellegrino, allievo del primo. (1)  Mem.  Biogr.,  vol.  V,  pag.  326. (2)  ínter  mullos,  25  marzo  1853.  Cfr.  Mem.  Biogr.,  vol.  X I ,  pag.  430. 12 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo  retrospettivo Qui  Don  Rúa rinviava  per  ulteriori  notizie  a una pubblicazione  di Don  Cerruti  intitolata  Le  idee  di  Don  Bosco  sulVeducazione  ed  istru- zione  della  gioventu,  del  quale  opuscolo  diceva:  «  In  quello  voi  tro* verete  le  precise  idee  di  Don  Bosco  su  questo  argomento;  io  lo  volli rileggere  últimamente  con  attenzione,  e  dovetti  constatare  che  real- mente  vi  erano  con  tutta  fedeltá  esposte  quelle  idee,  che  piü  e  piü volte  aveva  io  stesso  udite  ripetere  e  inculcare  dal  labbro  del  nostro caro  padre  ». II  secondo  punto  di  disaccordo  riguardava gli  autori  italiani  o  me- glio  si  riferiva  a  un  contrasto,  che  si  andava  accentuando,  fra  due  ten- denze,  sorda  e  tardiva  eco  delle  aspre  battaglie  combattutesi  fra  clas- sici  e  romantici.  Nelle  scuole  secondarie  salesiane  regnarono  sempre indisturbati  i  classici  italiani,  purificad  di  ogni  licenziositá  e  di  ogni spunto  irreligioso.  Quelli  si  leggevano,  si  commentavano,  si  studia- vano;  su  quelli  gli  alunni  face  vano  ricerche  linguistiche  per  arric- chire  il  proprio  dizionario.  Ma  negli  ultimi  tempi  tale  indirizzo  non piaceva  piü  a  tutti;  perció  se  ne  diceva  male  da  alcuni,  che  poi,  vo- lendo  svecchiare  l'insegnamento,  aprivano  senza  le  dovute  cautele  la porta  ad  autori  moderni,  dei  quali  consigliavano  la  lettura  e  che  ado- peravano  puré  come  libri  di  testo.  La  no  vita  incontrava  naturalmente disapprovazioni,  che  ora  si  manifestavano  in  critiche  orali,  ora  ispi- ravano  lamentazioni  scritte  e  inviate  ai  Superiori.  Anche  fra  i  chierici studenti  di filosofía circolavano  opere,  alie  quali  per  l'addietro  si  dava fra  noi  l'ostracismo.  II  Capitolo  Superiore  si  occupó  di  questa  fac- cenda  la  prima  volta  in  una  seduta  del  23  agosto  1888.  Vi  furono lette  alcune  relazioni  di  insegnanti,  che  protestavano  contro  simili novitá.  Don  Bonetti  manifestó  il  timore  di  una  grave  scissura  fra  i seguaci  del  método  antico  e  quelli  del  nuovo.  Don  Rúa  concluse  di- cendo  che  avrebbe  esaminato  posatamente  la  questione.  I  Superiori tornarono  sull'argomento  il  21  settembre  seguente.  Don  Rúa  disse di  avervi  studiato  sopra,  di  aver  interrogato  parecchi  individui  e  di aver trovato  che realmente  esisteva la divisione lamentata.  Don  Cerruti, come Consigliere  Scolastico,  diede alcune spiegazioni.  Confermata l'esi- stenza  delle  dissensioni,  informó  non  essere  mancati  i  suoi  avver- timenti  ogni  volta  che  gli  erano  parsi  necessari;  essere  pero  esagerato 13 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I parlare  di  partiti.  II  buon  Don  Durando  tuttavia  fece  presente  che liberta  in  letteratura  portava  anche  liberalismo.  E  allora  diré  libe- ralismo  era  diré  la gran  peste  del  secólo.  Quanto  ai  chierici  studenti, Don  Barberis,  loro  Direttore,  spiegó  come  certuni,  appassionatisi  di letture  moderne  in  certi  Collegi,  avevano  portato  la  il  loro  amore  dei moderni  autori.  Don  Cerruti,  ripresa  la  parola,  promise  di  vigilare  e ridurre  sulla  retta via  chi  tentasse  di  allontanarsene.  Da  queste  discus- sioni  capitolari,  dopo  matura  riflessione,  nacquero  la  detta  conferenza di  Don  Rúa  ai  Soci  e  la  sua  lettera circolare.  É  degna di  nota la pru- dente  cautela  che  egli  ebbe  d'inquadrare  questa  scottante  questione  in altre  due  che  avevano  puré  la  loro  importanza,  ma  che  relativamente alia  suddetta  erano  piuttosto  estranee.  Diceva  dunque  del  secondo punto  di  disaccordo: Gli  uni  dicono  doverci  attenere  al  classicismo  antico  degli  scrittori  italiani con  quelle  modificazioni  pero  che  son  richieste  dai  tempi;  gli  altri  parteggiano per  gli  autori  moderni  e  sostengono  do  ver  si  scrivere  come  si  parla.  Vediamo quali  fossero  i  pensieri  e  i  desideri  di  Don  Bosco,  manifestad  con  le  parole  e con  le  opere.  Egli  studió  i  classici  italiani,  e  negli  ultimi  anni  di  sua  vita  si ricordava  ancora  e  recitava  a  memoria  con  gran  piacere  canti  interi  di  Dante e  poesie  d'altri  autori.  Egli  sentí  il  bisogno  di  studiarli,  come  cosa  necessaria ad  imparare  bene  la  lingua  ed  a  formarsi  un  bello  stile  e  ne  promosse  lo  stu- dió.  Vide  pero  i  pericoli  che  in  questo  studio  avrebbero  incontrati  i  giovanetti, tanto  piü  che  molti  sonó  proibiti  dalla  Chiesa,  o  dalla  legge  naturale;  e  si  sob- barcó  all'impresa  assai  costosa  e  laboriosa  di  correggerli.  Promosse  perció  la edizione  della  Biblioteca  dei  classici  italiani  per  la  gioventü.  Egli  stesso  sul  prin- cipio  faceva  la  scelta  degli  autori,  li  distribuiva  da  correggere  e  commentare a  questo,  a  quelPaltro  professore.  Non  avrebbe  voluto  pubblicare  certi  classici, appunto  perché  proibiti  o  pericolosi;  ma  i  programmi  governativi  li  esigevano; quindi  si  raccomandó  che  di  questi  autori  fossero  scelti  i  passi  meno  nocevoli, volle  che  venissero  toccati  e  ritoccati,  e  poi  diede  ancora  norme  perché  nello spiegarli  si  eliminasse  ogni  pericolo.  Chi  lasciasse  correré  per  le  maní  dei  giovani questi  libri  non  purgati,  farebbe  certamente  contro  la  volontá  di  Don  Bosco. Secondando  adunque  lo  zelo  del  nostro  Padre,  atteniamoci  per  regola  ordinaria alia  nostra  Biblioteca  succitata. Le  norme  da  tenersi  per  la  spiegazione  di  questi  classici  vennero  puré  da lui  date,  e  si  trovano  nel  Regolamento  della  Casa,  ove  si  parla  dei  maestri. In  modo  speciale  ci  raccomanda  di  guardarci  bene  dal  citare  agli  allievi,  a sfoggio  di  erudizione,  autori  cattivi,  e  molto  meno  farne  l'elogio,  neppure  quanto alia  lingua  o  ad  altri  pregi  accessori.  Che  se  si  deve  spiegarli  in  iscuola,  met- 14 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo retrospettivo tasi  sempre  in  piena  luce  la  veritá  che  si  oppone  ai  loro  errori,  e  facciansi  le debite  osservazioni  sul  danna  che  i  giovani  potrebbero  ricavare  dalla  lettura dei  medesimi.  In  una  parola,  si  abbia  sempre  pronto  il  contravveleno... Ai  giorni  nostri  c'é  la  smania  di  leggere  romanzi:  la  gioventü  leggera  non vuol  saperne  di  letture  serie.  Dobbiamo  opporci  alia  sua  leggerezza.  Se  i  rac- conti  non  insinuano  la  virtú,  la  religione,  la  pietá,  non  mai  siano  da  noi  letti. I  libri  leggeri  ed  appassionati  sonó  pericolosi  specialmente  per  la  moralitá.  Don Bosco  era  molto  rigoroso  su  questo  punto;  e  diceva  continuamente  che  i  romanzi sonó  il  f  omite  delle  passioni.  Neppur  consigliava  la  lettura  dei  Pr  ornes  si  Sposi. Si  tolleró  solamente  quando  fu  nelle  scuole  prescritta  dal  governo.  Da  ció  si argomenti  che  cosa  Don  Bosco  pensasse  degli  altri  romanzi. Intesi  con  pena  che  in  qualche  nostra  Casa  penetrarono  libri  di  moderni autori,  che  sonó  apertamente  conosciuti  per  la  loro  opposizione  ed  odio  alia religione  ed  alia  moralitá.  Non  occorre  che  io  li  nomini,  che  ben  son  noti  spe- cialmente  ai  direttori  e  ai  professori.  Oh  quanto  Don  Bosco  soííriva,  allorché veniva  a  sapere  che  nelle  sue  Case  s'introducevano  libri  di  símil  fatta!  E  voi tutti  sapete  come,  in  principio  di  ogni  anno,  sempre  facesse  consegnare  la  li- sta  dei  libri  che  ciascuno  aveva,  per  eliminare  i  pericolosi.  Si  impedisca  adun- que  con  ogni  sforzo  e  vigilanza  la  lettura  dei  libri  cattivi,  e  particularmente' dei  romanzi  pericolosi. Per non ingannarsi  sulla  qualitá delle  opere,  che  di  mano  in  mano vedevano  la  luce,  Don  Rúa  consigliava  di  leggerne  le  bibliografie  in autorevoli periodici, fra i quali nominava la Civiltá Cattolica e la Scuo- la  Cattolica,  volendo  che  ogni  Casa fosse  associata  ad  alcuno  di  essi. Prima  di  venire  al  terzo  punto,  egli  faceva una  digressione per ri- spondere  a  qualche  testa  leggera,  che  andava  cianciando  impararsi meglio la lingua sui giornali  che nei libri,  e do ver si scrivere come si parla.  «  Questo  é  un  vero  pretesto  per  non  studiare  »,  ribatteva  Don Rúa e continuava sulla necessitá di  seri  studi  ancbe linguistici: Vi  é  ancora  qualche  disaccordo  nel  modo  d'insegnare.  Noi  che  vogliamo farci  intendere  dal  popólo,  dobbiamo  cercare  di  essere  semplici  e  chiari.  Que- sta  semplicitá  e  chiarezza  é  sempre  conseguenza  di  lunghi  studi.  Chi  ha  studiato bene  la  lingua  e  la  possiede,  molto  piü  fácilmente  trovera  le  parole  acconce a  stampar  le  idee  nella  mente  degli  ascoltatori  e  a  smuovere  i  cuori.  Vi  diró come  faceva  Don  Bosco  per  rendere  i  suoi  scritti  chiari  e  ameni.  Usava  sempre moka  diligenza  per  conservare  la  proprietá  e  purezza  della  nostra  lingua.  Le sue  opere  poi  le  dava  a  rivedere  qualche  volta  a  Silvio  Pellico,  sovente  al  Prof. Peyron,  al  Prof.  Don  Picco,  i  quali  non  di  rado  correggevano  qualche  frase  o toglievano  qualche  difetto  di  elocuzione.  Per  assicurarsi  poi  sempre  piü  di  es- sere  intelligibile  a  tutti,  talvolta  chiamava  sua  madre,  voleva  che  stesse  a  sen- 15 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo I tire  qualche  pagina,  e  finché  essa  non  aveva  compreso  perfettamente  il  senso delle  parole,  non  cessava  di  correggere.  Da  questo  studio  acquistó  quella  chia- rezza  invidiabile  che  traspare  da  ogni  sua  pagina  e  che  rendeva  cosí  care  al popólo  le  sue  prediche  e  i  suoi  scritti. Passiamo  ora  alPultimo  punto.  Un'altra  novitá  cominciava  a  far capolino  fra  noi:  la  tendenza  a  fare  lezioni  cattedratiene,  tanto  contra- rié  al tradizionale método  salesiano.  Don Rúa per diré  la sua parola  su questa  novitá  richiama  molto  bene  il  método,  che  era  stato  sempre  in uso  nelle  nostre  scuole. Le  idee  di  Don  Bosco  intorno  a  ció  sonó  chiaramente  espresse  nelle  rególe della  Casa.  Prendersi  cura  di  tutti,  interrogare  tutti  e  sovente,  e  non  solamente alcuni;  e  nel  daré  spiegazione  aver  sempre  di  mira  che  intendano  coloro  che sonó  piü  indietro  di  studi  o  di  men  facile  ingegno.  Sia  impegno  del  maestro seguiré  le  norme  del  método  preventivo;  per  conseguenza  non  mai  s'impongano castighi  gravi  o  violenti,  neppure  si  umiliino  mai  í  giovani  con  termini  di  di- sprezzo;  se  vi  sará  necessitá  d'infliggere  qualche  castigo,  si  miri  sempre  all'emen- dazione  del  colpevole,  e  non  mai  a  sfogare  la  collera.  Se  volete  poi  che  i  vostri allievi  facciano  molto  progresso,  correggete  le  pagine  a  tutti  e  fate  loro  cono- scere  gli  errori  commessi.  Quanto  piü  sovente  ció  farete,  tanto  piü  grande  sará il  loro  profitto.  Che  se  si  hanno  autori  adottati,  si  spieghino  i  loro  trattati  con chiarezza  e  semplicitá  da  farsi  intendere  da  tutti  gli  allievi,  e  non  si  pretenda senza  superiore  autorizzazione  di  dettare  o  far  copiare  propri  trattati,  con  tanta perdita  di  tempo  e  forse  anche  con  notevole  danno  degli  allievi,  ció  che  alta- mente  disapprovava  il  nostro  caro  Don  Bosco.  Anche  nei  corsi  di  filosofía  e teologia,  non  credano  i  Professori  di  abbassarsi  o  perder  tempo  colPinterrogare gli  allievi  per  assicurarsi  se  tutti  hanno  inteso,  o  col  far  recitare  la  lezione per  accertarsi  se  hanno  studiato.  Chi  si  contenta  di  fare  lezioni  per  quanto belle  e  sublimi,  ma  non  riesce  a  far  imparare  e  a  far  studiare  i  propri  allievi, potra  essere  dotto,  ma  non  sará  un  valente  insegnante.  Nei  primi  tempi  dell'Ora- torio  si  studiava  assai:  ai  pubblici  esami  erano  quelli  dell'Oratorio  che  otte- nevano  i  voti  piü  splendidi.  Non  si  ricorreva  a  castighi  per  istimolare  alio  stu- dio;  bensi  i  maestri,  oltre  all'essere  diligenti  nel  compiere  il  proprio  dovere,  s'in- gegnavano  in  molte  maniere  ad  eccitare  l'emulazione  nei  loro  allievi. Qui  un'altra  digressione  ha  per  iscopo  di  rintuzzare  la  smania  di novitá circa i testi scolastici;  onde ecco le norme da seguiré nei Collegi salesiani. Esce  una  grammatica  nuova,  e  tostó  vi  é  chi  la  vorrebbe  introdotta  nelle scuole.  Parimente  si  vogliono  adottare  altri  libri  di  testo,  che  escono  alia  luce. 16 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Sguardo retrospettivo perché  se  n'é  sentito  fare  gli  elogi.  Allontaniamo  ogni  smania  di  cambiamenti. II  nostro  Consigliere  scolastico  pubblica  ogni  anno  il  nostro  programma;  uni- formiamoci  a  questo.  In  esso  si  cerca  di  conciliare  il  nostro  insegnamento  ed il  bene  dei  giovani  con  le  esigenze  governative,  e  questo  deve  bastarci.  Che  se nel  programma  sembrasse  ad  alcuno  esservi  qualche  cosa  meritevole  di  osserva- zione,  si  dica  privatamente  al  proprio  Direttore,  se  ne  parli  o  se  ne  scriva alio  stesso  Consigliere  scolastico  od  anche  a  me:  cosi  si  esaminerá  posatamente la  questione  cercando  tra  parecchi  il  meglio  e,  se  occorrerá,  si  daranno  le  op- portune  disposizioni.  L'esperienza  ci  fece  conoscere  l'opportunitá  di  attenersi ai  libri  indicati  nel  nostro  programma  e  servirsi,  per  quanto  é  possibile,  única- mente  delle  edizioni  delle  nostre  tipografie.  Noi  abbiamo  un  sistema  lasciatoci da  Don  Bosco:  procuriamo  di  conservarlo,  come  fanno  altre  religiose  associa- zioni  che  diedero  alia  Chiesa  ed  alia  societá  uomini  dottissimi  in  ogni  ramo  di scienza  e  di  letteratura.  Non  si  parli  di  riformare  il  sistema,  bensi  ciascuno  ri- fofmi  il  proprio  método  e  la  propria  condotta,  se  non  sonó  conformi  ai  nostri Regolamenti.  Ricorderete  pur  voi  quanto  il  nostro  caro  Don  Bosco  ci  incul- casse  di  guardarci  dal  ticchio  delle  riforme. La  lunga  lettera  si  chiudeva  con  una  paterna  esortazione  alia  ca- rita,  che  deve  regnare  fra  i  Salesiani  nelle  opere,  nelle  parole  e  negli affetti.  «  Coi  nostri  allievi,  diceva  fra  l'altro,  non  usiamo  mai  moine o  sdolcinature  e  neppure  mai  si  usino  mezzi  violenti;  ma  con  moka pazienza e con industriosa sollecitudine  si procuri il loro profitto  scien- tifico  e  letterario.  Ricordiamoci  poi  che  noi  mancheremmo  alia  parte piü  essenziale  del  nostro  compito,  se  ci  riducessimo  solo  ad  impartiré l'istruzione  letteraria,  senza  unirvi  l'educazione  del  cuore.  A  questo sovrattutto  dobbiamo  mirare,  a  formare  dei  nostri  allievi  buoni  cri- stiani,  onesti  cittadini,  coltivando  puré  le  vocazioni  che  fra  loro  s'in- contrano  ». Qualunque  attivitá  umana,  che  debba  avere  coesione  e  costanza, bisogna  che  abbia  un  motivo  céntrale,  da  cui  tutto  si  diparta  e  a  cui tutto  si  riferisca;  cosi  nella  música  sopra  un  motivo  fondamentale  si sviluppano  tutte  le  variazioni  di  un  tema.  Nel  governo  della  Societá Salesiana possiamo diré che l'ubi consistam  di Don Rúa sia stato il fer- mo  proposito  di  far  regnare  in  tutto  e  in  tutti  il  vero  spirito  di  Don Bosco,  fatto  palese  dalla  manifestazione  de'  suoi  pensieri  e  voleri  o, piü  semplicemente,  incarnato  nelle  Rególe.  II  documento  analizzato qui  sopra ci  oífre  del  suo  modo  di  procederé  un  saggió,<ehe  potremmo chiamare classico. 17 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  II Don  Rúa  in  visita alie  Case  di  Francia,  Spagna,  Portogallo  e  Algeria Fra  l'ultimo  di  gennaio  e  i  primi  di  maggio  del  1899  Don  Rúa percorse  la  Francia,  la  Spagna,  il  Portogallo  e  PAlgeria  per  vedere  o rivedere  i  suoi figli, visitare  le  loro  Case,  incontrarsi  con  i  Cooperatori e  promüovere  dappertutto  le  Opere  Salesiane.  Lo  accompagnava  Don Giovanni Marenco,  suo Vicario Genérale per le Figlie di Maria Ausilia- trice.  Seguendone  l'itinerario,  coglieremo  per  via  solamente  i  fatti  che abbiano  qualche  importanza  per  la  storia  della  Societá  ( 1 ). E  un  fatto  che  trascende  la  persona  del  viaggiatore  é  costituito dalle  accoglienze  ricevute  durante  tutto  il  suo  viaggio.  Anche  la  per- sona  vi  aveva  certo  la  parte  sua.  L'aspetto,  l'atteggiamento,  il  tratto, il  linguaggio  rivelavano  in  lui  una  santitá,  che  il  suo  fare  umile  e  di- messo  non  valeva  a  nascondere,  anzi  la  metteva  maggiormente  in  vista: alPuomo  di  Dio  i  grandi  s'inchinavano  e  il  popólo  rendeva  omaggio  di ammirazione  e  di  venerazione.  Ma  tutto  questo  si  sarebbe  potuto  con- teneré  entro  limiti  ristretti  e,  diró  cosi,  privati;  invece  fu un  succedersi di  manifestazioni  imponenti  per numero  e  qualitá  di  accorsi,  per  magni- ficenza  di  apparati  e  per  entusiasmo  di  moltitudini.  Si  onorava  in  Don Rúa  il  successore  del  grande  Don  Bosco,  il  cui  nome  risonava  in  ogni dove  glorioso;  si  onorava  in  lui  il  Rettor  Maggiore  della  Societá  Sale- siana,  la  cui  prodigiosa  espansione  riempiva'tutti  di  stupore.  Non  es- (1)  Fonti  principali  sonó  alcune  brevi  lettere  di  Don  Marenco  al  Prefetto  Genérale Don  Belmonte,  una  serie  di  articoli  del  Bollettino  spagnolo,  usciti  ogni  mese  dall'aprile  al dicembre  del  1899,  e  alcune  corrispondenze  comparse  in  quello  francese  di  marzo  e  di  lu- glio  del  medesimo  anno. 18 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. sendo compito  nostro,  ma del biógrafo  descrivere  tali  dimostrazioni,  ci basti  aver  segnalato  una  volta  per  sempre  la  cosa  a  motivo  del  riflesso che  ebbe  nei  vari  luoghi  sulle  Opere  della  Congregazione. Oltrepassate  le  Alpi  per  la  strada  che  conduce  a  Grenoble,  Don Rúa  cominció  a  visitare  le  due  Case  incontrate  sul  suo  cammino, quelle cioé di S. Ippolito a Romans e di S. Antonio da Padova a Mont- pellier. Due  visite  brevi,  ma  sufficienti  a rallegrarlo  del  loro  buon  as- setto  interno  e  dei  progressi  dalle  medesime  raggiunti.in  pochi  anni. Nell'una  e  neU'altra  cittá  quanta  benevolenza  per  i  Salesiani  presso ogni ceto di persone!  Egli vi si trovó per men di tre giorni come in fa- miglia,  festeggiato  da  Cooperatori  e  Cooperatrici,  che  gli  diedero  sen- sibili  prove  di  generositá  veramente  cristiana  e  francese.  A  Sant'Ip- polito  il  caro  signor  Chopin,  sempre  eguale  a  se  stesso,  continuava  ad aiutare  i  Salesiani  con  aífetto  paterno;  cosi  puré  a  Montpellier  la  si- gnora  Brun-Faulquier,  alia  quale  si  doveva la  fondazione,  era  la  mam- ma  dei figli di  Don  Bosco.  II  visitatore  tenne  pubblica  conferenza  in entrambi  i  luoghi,  «  toujours  bon,  simple,  paternel,  aimable,  gai ». Ci  commuove  ancora  oggi  il  vedere,  nonostante  gli  umori  politici  di allora,  tanto  ben  voluta  e  favorita  in  térra  di  Francia  un'Istituzione, che a ve va avuto la sua culla in Italia e che teñe va in Italia il centro propulsore  della  sua  attivitá. II  4  febbraio  Don  Rúa  proseguí  alia  volta  della  Spagna.  Quella nazione,  tanto  degna  di  miglior  sorte,  uscita  da  una  durissima  prova, attraversava  un  momento  assai  diíEcile.  Nel  1898  la  breve  e  sfortu- nata  guerra  con  gli  Stati  Uniti  aveva  avuto  disastrose  conseguenze  per il  paese.  Rovina  della  flotta;  perdita  di  Cuba,  di  Portorico  e  delle Filippine;  crollo  dell'impero  coloniale;  dissesto  delle  finanze  e  quindi aumento  straordinario  delle  imposte;  condizioni  critiche  dell'economia privata.  Era  cresciuto  il  numero  dei  fanciulli  orfani  e  bisognosi,  ai quali  le  Case  salesiane  aprivano  le  porte,  nonostante  il  rincaro  di  tutti i  generi.  Questo  comune  disagio  non  fece  perderé  alPIspettore  Don Rinaldi  la  fiducia nella  carita  dei  Cooperatori.  Con  una  sua  circolare del  mese  di  dicembre,  esprimendo  loro  tutta  la  propria  gratitudine per  gli  aiuti  prestatigli  fino  allora,  lasciava  chiaramente  intendere l'urgenza  di  nuovi  e  maggiori  soccorsi.  Intanto,  aííine  di  poter  sop- 19 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo II perire  alie  necessitá  della  vita,  annunciava  di  aver  ordinato  la  sospen- sione  dei  lavori  in  corso  per  Ferezione  di  una  chiesa  a  Maria  Ausi- liatrice  presso  la  Casa  ispettoriale.  II  suo  appello  ebbe  eco  nei  cuori. Le  Cooperatrici,  sempre  ingegnose,  organizzarono  una lotteria di  bene- ficenza,  per  la  quale  raccolsero  da  molte  parti  della  Spagna  42.000 doni:  anche la Regina Reggente Maria Cristina volle concorrere col suo. II  ricavato  procuró  un  temporáneo  sollievo.  In  tali  circostanze  Don Rúa  vide  che  la  sua  presenza  sarebbe  stata  quanto  mai  opportuna  a incoraggiare  i  Soci  e  ad  animare  i  Cooperatori.  Ecco  il motivo  princi- pale  che  lo  determinó  a  intraprendere  il  viaggio.  La  notizia  vi  giunse improvvisa,  apportando  somma gioia  ai  Salesiani  e  ai  loro  amici  (1). Incontrato  in  vicinanza  della  frontiera  dall'Ispettore,  che  non  si allontanó  piú  dal  suo  flanco  durante  tutta  la  permanenza  di  lui  nella penisola  ibérica,  fu  a  Barcellona  a  tarda  sera  del  5  febbraio.  Non  vi arrivava  nuovo,  essendovi  giá  stato,  come  narrammo,  nove  anni  pri- ma.  Un bello  stuolo  di  persone  ragguardevoli  si  trovó  a  dargli  il ben- venuto.  Parecchi  giovani  operai,  che  frequentavano  l'Oratorio  di  S. Giuseppe,  fecero  il  tentativo  di  staccare  i  cavalli  dal  cocchio  offertogli da un  Cooperatore  e  condurlo  essi  a mano  per la Rambla,  il  piü gran- dioso  Corso  della metrópoli  catalana,  affollatissimo  a  quell'ora  e  inon- dato  di  luce;  ma  ne  vennero  opportunamente  e  con  loro  grande  ram- marico  impediti.  Proseguí  súbito  per  Sarria.  Nell'Istituto  passó  accla- mato  tra  le  file  di  quattrocento  alunni,  che  lo  ávevano  aspettato  come il  Messia.  Tutto  quello  che  il  cuore  di  figli  aífezionati  sa  ispirare  a fervide  immaginazioni,  era  stato  messo  in  opera,  perché  il  ricevimento riuscisse  trionfale.  Quindici  giorni  bastarono  appena  a  Don  Rúa  per visitare  Salesiani  e  Figlie  di  Maria Ausiliatrice  tanto  a  Sarria  che  a Barcellona,  per tenere  conferenze  ai  Cooperatori,  recarsi  dai  piü  bene- meriti,  rendere  omaggio  alie  autoritá  religiose  e  civili,  daré  udienze a ogni  qualitá di  persone.  Una delle  cose  rimastegli  piü impresse  nella memoria  fu  il  bene  che  l'ultima  opera  santa  di  Donna  Dorotea  Cho- pitea,  TOratorio  di  S.  Giuseppe,  faceva  nel  sobborgo  barcellonese  di Hostafranchs.  Ne  parló  a un  numeroso  pubblico  in  Bologna il  30  mag- (1)  Boletín  Salesiano,  abril  de  1899,  pgg.  80  e  88. 20 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. gio  successivo,  dicendo  ( 1 ) :  « Pochi  anni  or  sonó  vi  regnava  il  mal costume  e  l'irreligione  anche  nei  ragazzi.  che,  fatti  petulanti e  sfacciati  dall'esempio  dei  maggiori,  insultavano  e  offendevano villanamente  i  passeggeri,  si  da  provocare  frequenti  interven  ti  della forza pubblica.  Trovai  quei  popolani  tranquilli  e  garbati,  ed  i  ragazzi chiassosi  ed  allegri,  ma  rispettosissimi  verso  il  sacerdote,  che  salutano ed  accostano  con  grande  confidenza.  Essi  stessi  attribuiscono  tal  me- raviglioso  cambiamento  all'Oratorio  festivo  salesiano,  che  da  pochi anni  funziona  con  regolaritá  in  mezzo  a  loro,  e  benedicono  quest'isti- tuzione  che,  istruendo  ed  educando  i  figli,  agisce  cosi  eíEcacemente anche  sui  parenti  e  su  tutta  la  famiglia  ». Delle  prime  quattro  Case  visitate  Don  Rúa  scriveva  il  15  a  Don Belmonte:  «  Qui  le  cose  procedono  abbastanza  bene;  queste  Case godono  di  grande  simpatia  ».  Dedicó  puré  due  giorni  ad  una  quinta, al  Noviziato  di  San  Vicens  deis  Horts.  Erano  proprio  i  due  ultimi giorni  del  carnevale.  L'intera  popolazione  del  paesello  prese  tanta parte  alie  feste  fattegli,  che  dimenticó  perfino  le  solite  maschere;  in- fatti  non  se  ne  vide  in  giro  neppur  una.  Della  visita  egli  informava il  medesimo  Prefetto  Genérale  dicendo:  «  Anche  la  pare  che  le  cose vadano  bene ». Al  suo  ritorno  dal  Noviziato,  aveva  trovato  a  Sarria  una  gradita sorpresa:  un'adunanza  di  ex-allievi,  la prima che  si  tenesse  nella  Spa- gna.  Un  settimanale  del  luogo  ne  riferi  in  un  suo  numero,  osservando fra  l'altro  (2):  «Fu  uno  spettacolo  veramente  mirabile,  che  noi  non avevamo mai  veduto  e  che  ci  da va motivo  a belle  riflessioni.  L'affetto e la venerazione che questi giovani, dicevamo,  stanno dando ai loro anti- chi  Superiori,  non han nulla di finto, nulla delle tante farse,  a cui gior- nalmente  assistiamo  nelle  relazioni  sociali;  la  sinceritá che  ne  informa tutte  le  manifestazioni,  salta  agli  occhi  e  fedelmente  si  rispecchia  nei loro  sembianti.  Né  dovemmo  lambiccarci  il  cervello  per  iscoprire  il segreto  di  quei  fenómeno,  che  con  tanta  forza  ci  aveva  soggiogati  ». E  se  ne  scorgeva  il  perché  nei  sistema  educativo  di  Don  Bosco,  del (1)  AMADEI,  II  Servo  di  Dio  Michele  Rua,  vol.  II,  pgg.  534-5. (2)  El  Samanes,  25  febbraio  1899. 21 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. che  volevano  consigli,  da giornalisti  che  chiedevano  una parola,  da in- fermi  che  imploravano  una  benedizione. A  Salamanca  sospese  le  visite  alie  Case  della  Spagna  per  andaré nel  Portogallo.  Durante  il  viaggio  gli  toccó  un  brutto  incidente  ferro- viario,  che  gli  sarebbe  potuto  riuscire  fatale.  II  treno,  quando  entrava nella  stazione  di  Quejigal,  per  distrazione  del  macchinista,  infiló  un binario  morto,  sul  quale  erano  fermi  una  diecina  di  vagoni  carichi di  frumento  e  di  legname.  L'urto  fu  tanto  piú  terribile  per  i  viag- giatori,  perché  assolutamente  improvviso.  Don  Rúa,  Don  Rinaldi  e Don  Marenco  si  sentirono  di  colpo  sbalzati  contro  i  compagni  di  viag- gio,  che  sede  vano  dirimpetto,  sicché  caddero  giü  ruzzoloni  gli  uni  su gli  altri,  e  i  bagagli  addosso.  Don  Rúa  riportó  solo  un'ammaccatura alia  fronte,  non  grave,  ma  che  gli  produsse  emorragia  dal  naso.  Don Rinaldi,  Don  Marenco  e  gli  altri  dello  stesso  scompartimento  rima- sero  incolumi.  Altrove  invece  l'aífare  fu  piü  serio  con  feriti  e  contusi, nessuno  pero  mortalmente.  I  carri  merci,  accavallatisi,  erano  andati in  frantumi.  La  macchina  serví  ancora  a  trascinare  il  treno  fino  alia stazione  seguente,  do  ve  se  ne  poté  formare  uno  nuovo.  Chi  vide  il bene  fatto  da  Don  Rúa  nel  Portogallo,  non  esitó  a  scorgere  nel  corso pericolo  una  manovra  dell'inferno. Erano  diretti  a  Braga,  dove  giunsero  il  4  marzo.  L'ora  tarda  del- l'arrivo  non  tolse  che  si  facesse  un  ricevimento  degno  del  Successore di  Don  Bosco  e  della  cittá,  che  si  vanta  del  titolo  di  Roma  del  Porto- gallo.  L'indomani  vi  fu  il  sólito  trattenimento  accademico,  ma  questa volta  dato  da  esterni  e  con  grandiositá  insólita.  Fra  gli  altri,  un  rino- mato  oratore  sacro  spiegó  tutta  la  sua  eloquenza  in  magnificare  Don Bosco,  illustrarne  l'Opera  e  tratteggiare  la  figura  del  Cooperatore salesiano.  Non  poteva  mancare  al  convegno  Don  de  Vasconcellos,  il férvido  araldo  dei  Salesiani  nel  Portogallo.  Conosciuto  e  amato  da tutti  per  la  sua  carita  e  simpático  parlatore,  fece  un  breve  discorso sovente  applaudito  dal  pubblico,  finché,  avendo  accennato  agli  Ora- tori  festivi,  scattó  in  questi  accenti:  —  Signori,  non  vi  chiedo  ap- plausi,  ma  vi  chiedo  danari  per  aprire  Oratori  festivi.  —  Infine  Don Rúa,  come  giá  nella  Spagna,  in  corretta  lingua  del  paese,  resé  a  tutti le  dovute  grazie.  Quando  il  giorno  7  risali  verso  la  Galizia  spagnola, 23 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo II passó  dalla  stazione  al  treno  sopra  uno  strato  di  fiori.  Personaggi d'alto  grado  gli  portarono  il  loro  saluto,  ringraziandolo  dell'onore fatto  a  Braga  con  la  sua visita.  Gli  evviva  della  folla  si  univano  con le  note  della  banda  cittadina.  La  mattina  stessa  aveva  scritto  di  la Don  Marenco  a  Don  Belmonte:  «  L'Opera  salesiana  é  ben  ricevuta, in alto  e  in basso,  nel clero e nel popólo.  Bisogna diré  che  digitus Dei est hic ». Meta  di  quella parte  del  viaggio  era  la  Casa  di  Vigo.  La  stazione distava  tre  chilometri  dalla  cittá,  in  un  minuscolo  paesello.  Invece delle  note  musicali  accolsero  qui  Don  Rúa  voci  squillanti  di  ragazzi che,  accorsi  in  gran  numero  dalla  cittá,  gridavano  senza  posa:  Viva Don  Rúa!  e  poi,  galoppando,  ne  scortavano  la  vettura  dalla  stazione alia  Casa  salesiana.  II  loro  clamore,  piü  forte  di  qualsiasi  scampanio, ne  annunció  da lungi l'arrivo  ai cittadini,  che,  usciti fuori,  guardavano attoniti  quella  scena  mai  veduta  né  immaginata.  Don  Rúa  a  Bologna, nella  mentovata  occasione,  si  compiacque  di  rievocarla.  Esaltando  il bene  fatto  con  gli  Oratori  festivi  e  ricordando  allori  mietuti  dai  Sale- siani spagnoli in questo campo, disse  ( 1 ) :  « In un paesello fui ricevuto da una turba di  bambini  e  ragazzi  d'ogni  etá e  condizione,  e  da quella nuova  scorta  di  onore  fui  accompagnato  per  ben  tre  chilometri  in mezzo  alie  grida di  gioia,  ai  segni  di  stima e  affetto  piü  schietti  e  sin- ceri ». I  Cooperatori  e  le  Cooperatrici  lo  attendevano  all'ingresso  della Casa,  mentre  un  folto  pubblico  si  addensava nel  cortile.  Degna  di  par- ticolar  menzione  é  la  visita  che  il  di  appresso  volle  fare  al  quartiere marino,  dove,  come  narrammo,  i  Salesiani  avevano  svolta la loro  atti- vitá  nei  primi  tre  anni.  Quella  gente  si  componeva  in  massima  parte di  pescatori,  uomini  semplici  e  molto  alia  buona,  che  si  affollarono nella  chiesa per  ascoltare  Don  Rúa.  Egli  parló  ad  essi  molto  familiar- mente,  prometiendo  che  i  Salesiani  non  avrebbero  lasciato  nulla  d'in- tentato  per  provvedere  ai  loro  bisogni  spirituali,  della  qual  cosa  fece poi pubblica e calda raccomandazione  ai  Salesiani e  ai  Cooperatori  riu- (1)  AMEDEI,  /.  c,  pag.  535. 24 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. niti.  II  suo  desiderio  ebbe  piena  esecuzione  due  anni  dopo,  allorché venne  accettata  dai  Salesiani  la  parrocchia  del  luogo. Da Vigo Don Rúa ridiscese il  9 nel Portogallo.  Fermatosi un giorno intero  a  Oporto,  dove  lo  aspettavano  a braccia  aperte  molti  amici  con a capo il buon Don Vasconcellos,  entrava la mattina dell'1 1  a Lisbona. Si  direbbe  che  la  sontuosa  capitale  ci  tenesse  a  fare  del  suo  meglio  per onorare  l'ospite  gradito.  La  stampa,  anche  quella  libérale,  aveva  dato la  notizia  della  sua  venuta  con  elevatezza  di  espressioni.  Intorno  al- l'umile  prete  torinese  le  maggiori  autoritá  e  la  piü  alta  aristocrazia furono  larghe  in  parole  e  atti,  che  manifestavano  grande  rispetto  e stima.  Essendosi  voluto  approfittare  della  presenza  di  lui  per  rendere piü  solenne  la  premiazione  degli  alunni,  mani  aristocratiche  non  di- sdegnarono  di  consegnare  agli  artigianelli  i  premi  meritati,  consistenti in  strumenti  del  loro  mestiere.  Dacché  il  Portogallo  era  Portogallo, la  nobiltá  lisbonese  non  aveva  mai  fatto  una  cosa  simile. II  Márchese  de  Liveri  diede  un  banchetto  d'onore,  nel  quale  fecero corona  a  Don  Rúa  personaggi  molto  qualificati  ed  anche  i  Provinciali di cinque Ordini religiosi: Gesuiti, Domenicani, Francescani, Lazzari - sti  e  dello  Spirito  Santo.  II  flore  della  gentilezza  lusitana  spiccó  nei brindisi,  ai  quali  tutti  seppe  genialmente  rispondere  il  re  della  festa; ma  spiccó  anche  la  generositá  deH'anfitrione.  II  Márchese  de  Liveri, nativo  d'Italia  e  da  molti  anni  residente  a  Lisbona,  era  stato  alunno dell'antico  Collegio  salesiano  di  Mirabello  (1),  e  amava  cordialmente i  Salesiani.  Allora  questi  lavoravano  con  disagio  in  un  lócale  disadatto e  angusto,  sospirando  il  momento  di  poter  migliorare  le  loro  scuole professionali.  II  loro  grande  amico,  desideroso  di  mostrare  in  modo tangibile  il  suo  affetto  all'Opera,  fece  la  a  Don  Rúa  un  presente  di centomila  lire  e  l'offerta  di  un  terreno  che  misurava  17.000  metri quadrati,  affinché  il  tutto  servisse  alia  costruzione  di  un  nuovo  edifi- cio  piü capace  e piü rispondente  alio  scopo.  Fu buona cosa che  la  dona- zione venisse fatta cosi  dinanzi  ai  convitati,  perché  stimoló  a concorrere chi  con danaro  chi  col favore.  << La notizia,  scrisse Don Marenco il  14, si  divulgó  per  la  cittá,  recando  ammirazione  e  consolazione  in  tutti  ». (1)  Cosí  trovo  scritto  nella  Cronaca  della  Casa  di  Lisbona. 2 5 2  CERIA,  III Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo II Don  Rúa  poi  compié  Topera  con  una  sua  conferenza  in  francese,  lin- gua molto  difíusa  a  Lisbona  e  intesa  senza  difficoltá  anche  da  chi  non avesse  fatto  grandi  studi. A  Corte  si  sarebbe  gradita una visita  di  Don  Rúa.  Egli,  informa- tone,  vi  ando.  Fu  prima  dalla  Regina  Amelia,  che  lo  ricevette  con squisita  amabilitá.  La  sovrana  avrebbe  voluto  che  i  Salesiani  pren- dessero  a  dirigere  un  Istituto  di  discoletti,  i  quali,  com'essa  diceva, se entravano birichini,  uscivano rovinati per la mala direzione.  — Ma, soggiunse,  trattandosi  di  ente  governativo,  la  cosa non  sarebbe  troppo facile.  Almeno  fosse  possibile  col  tempo  (1).  Intanto  per  ora  svilup- pate  l'Opera  vostra,  conservando  la  vostra  liberta.  lo  continueró  a proteggerla  come  in  passato.  Fa  veramente  del  bene.  —  Don  Rúa passó  quindi  alPappartamento  dei  due  Principi, figli  di  lei;  ma trovó il  solo  secondogenito  Don  Emmanuele,  col  quale  s'intrattenne  alcuni minuti,  dandogli  poi  la  benedizione  di  Maria  Ausiliatrice  e  metten- dogliene  al  eolio  la  medaglia.  II  giorno  seguente  si  recó  dal  Principe ereditario  Don  Luigi  Filippo,  che  diede  segni  di  straordinaria  vene- razione verso  il visitatore e gli parló  della sua prima Comunione,  alia quale  si  andava preparando.  Anche a lui Don Rúa mise  al  eolio la me- daglia  e  diede  la  benedizione,  ricevuta  molto  divotamente  in  ginoc- chio,  tanto  che  ne  rimase  intenerito.  Infine  visitó  la  Regina  Madre Maria  Pia,  accolto  de  lei  con  vera  cordialitá.  Essa  ascoltó  con  viva compiacenza alcuni  ricordi  delle relazioni  del  suo  avo  Cario Alberto  e del  suo  padre  Vittorio  Emanuele  II  con  Don  Bosco.  Era  giusto  il 14  marzo,  genetliaco  del  Re  Umberto,  di  lei  fratello.  Don  Rúa ne  fe' cenno,  prometiendo  di  pregare  per  lui  e  per  tutti  delle  due  reali f  amiglie. Poco  lungi  dalla capitale,  a Pinheiro  de  Cima,  i novizi  non vede- vano  l'ora  di  avere  fra  essi  il  Rettor  Maggiore.  Don  Rúa non  poteva non  contentarli.  Due  novizi  portoghesi  fecero  nelle  sue  mani  la  pro- fessione religiosa.  Finalmente la mattina del  17,  giorno  della partenza, amici  e  ammiratori  convennero  alia  stazione  per  attestargli  ancora una (1)  II  tempo  fece  quello  che  la  Regina  desiderava.  I  Salesiani  in  questi  ultimi  anni assunsero  anche  la  direzione  di  Riformatori  nel  Portogallo. 26 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. volta la loro devota aííezione. Al Direttore Don Cogliolo disse accomia- tandolo:  — Credi che  lascio  a Lisbona una parte del mió cuore. — E il  medesimo  Direttore,  mandandogli  il  giorno  appresso  l'abbozzo  del- l'atto,  con  cui  il  Márchese  de  Liveri  faceva  donazione  del  suddetto terreno,  gli  scriveva:  « I  nostri  giovani  non  sanno  darsi  pace  per  la dipartita  di  V.  S.  Ill.ma ».  Parecchi  di  essi,  vivamente  impressionati di  quanto  avevano  veduto  e  udito,  domandavano  di  essere  salesiani  e perfino  missionari.  Dovunque  volgesse  i  passi,  le  orme  de'  suoi  piedi non  si  cancellavano  piü. Rientrato  nella  Spagna,  si  portó  direttamente  a  Siviglia,  l'antica Hispalis,  dove  sotto  l'impulso  del  giovane,  intraprendente  e  popola- rissimo  Direttore  Don  Pietro  Ricaldone,  o  piü  semplicemente  Don Pedro,  la  Casa  della  SS.  Trinitá'  stava  diventando  centro  d'irradia- zione  salesiana  non  solo  per  la  grande  cittá  e  la  vasta  provincia,  ma anche  per  tutta  la  regione  andalusa,  di  cui  Siviglia  dalle  molte  mira- bilia  é  la  capitale  storica. Qui  giunto  il  18  marzo,  ricevette  un'accoglienza  spettacolosa. Tutta  la  cittadinanza  si  commosse.  Gran  numero  di  Cooperatori  e Cooperatrici  gli  si  serrarono  intorno  al  discendere  dal  treno;  primo ad  avvicinarlo  e  abbracciarlo  fu  l'Arcivescovo  Spinola.  Fuori  della stazione  in  mezzo  a  una  moltitudine  plaudente  si  distendeva  una  lunga fila di vetture signorili: l'Arcivescovo fece salire Don Rúa sul suo coc- chio.  Folti  gruppi  di  operai  e  di  popolani  attendevano  nei  pressi  del- l'Istituto,  messo  a  festa  e  illuminato  a  giorno,  poiché  annottava.  A  l  - l'apparire  della  carrozza  arcivescovile  seguita  da  tutte  le  altre  si  levó un subisso di grida, di razzi luminosi, di spari, che coprivano un canto della  massa  giovanile  accompagnato  dalla  banda.  La  folla  portó  quasi sulle  sue  braccia  Don  Rúa  dal  cocchio  all'ampia  chiesa,  che  si  gremi di  popólo.  Gli  alunni  intonarono  un  Te  Deum,  che  sembrava  dover aprire le volte del tempio. Dopo nel cortile, breve e alato discorso di un Professore  universitario,  parole  dell'Arcivescovo  piene  di  aífetto  e di  santa  unzione,  commossa  risposta  di  Don  Rúa  in  castigliano.  Ci volle  del  bello  e  del  buono  per  liberarlo  dall'assedio  della  calca  che lo  stringeva  da  ogni  lato.  Quando  si  raccolse  nella  sua  camera  e  si avvide che gli  avevano  tagliuzzato  senza pietá la  povera  sottana,  se  ne 27 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo II rammaricó  con  Don  Ricaldone,  esortandolo  a  inter venir  e,  affinché  la divota  rapiña  non  si  avesse  a  ripetere.  Don  Ricaldone  per  distrarlo gli  rispóse  facetamente:  —  Stia  tranquillo,  domattina  avrá  un'altra veste.  Mi  permetta  pero  di  dirle  che  a  me  non  hanno  mai  tagliato  la veste.  —  Don  Rúa  sorrise.  Nei  giorni  seguenti  le  principali  famigue mandavano  stoviglie,  pósate,  biancheria,  coperte,  tappeti,  mobili,  con- tente  che  gli  servissero  anche  una  volta  sola per poi  conservarli  come sacri ricordi. Per  due  giorni  sfiló  nella  camera  di  Don  Rúa  una  processione  di visite.  Tre  cose  tuttavia  egli  volle  fare  súbito:  prendere  parte  alia festa  di  S.  Giuseppe,  la  gran  festa  degli  artigiani,  recarsi  dalle  Figlie di  Maria Ausiliatrice  in  cittá,  e  vedere  la recente  Casa  intitolata  a  S. Benedetto  di  Calatrava.  II  21  interruppe  la  sua dimora cola .per andaré al  Collegio  di  Carmona,  poi  dalle  Figlie  di  Maria Ausiliatrice  a Val- verde, dai  Salesiani e dalle  Suore a Ecjia,  alia Casa di Montilla aperta da pochi mesi, all'Istituto di Utrera e alia Casa delle Suore a Jerez de la Frontera,  localitá  tutte  della  provincia  di  Siviglia.  A  Utrera,  prima tappa  dei  Salesiani  nella  Spagna,  la  cittadinanza  lo  accolse  con  tale apparato,  quale,  secondoché  fu  detto,  si  vedeva  soltanto  quando  pas- sava  il  Re.  Di  tutti  i  luoghi  nominati  scrisse  lacónicamente  Don  Ma- renco  a  Don  Belmonte  (1):  «  In  certi  momenti  io  non  credevo  a  ció che  vedevo;  e,  in  mezzo  a  quell'entusiasmo  straordinario  di  popoli e  di  cittá  intere,  andavo  meco  stesso  pensando:  Quanto  é  grande  il nome  di  Don  Bosco  in  mezzo  alie  genti!  ». La  sera  del  30  marzo,  giovedi  santo,  era  nuovamente  a  Siviglia, giunto  proprio  in  tempo  per  compiere  la  cerimonia  della  lavanda  dei piedi,  secondo  l'antica tradizione  salesiana.  La  sera del  sabato  santo  se lo  portarono  via  i  giovanotti,  che  formavano  un  attivo  circolo  catto- lico  nell'Oratorio  di  S.  Benedetto.  La  gli  oratoriani  non  gli  diedero tregua.  Vi  fu  l'immancabile  accademia.  Quante  se  n'era  giá  sorbite presso  i  Salesiani  e  le  Suore  dei  vari  luoghi  visitati,  prepárate  con pgni  cura  e  svolte  con  affettuoso  entusiasmo,  ma  tali  da  stancare  an- che  chi  avesse  avuto  una  resistenza  física  maggiore  della  sua!  Non (1)  Malaga,  11  aprile  1899. 28 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. bastó:  lo  fecero  assistere  anche  ad  una  rappresentazione  drammatica, lavoro  del  loro  Don  Pedro.  Don  Rúa,  zelatore  degli  Oratori  festivi, si  prestó  a  tutto  e  a tutti  con  angélica  serenitá.  E  non  ricusó  neppure di  passare  in  chiesa,  dove  lo  aspettavano  dinanzi  all'altare  di  Maria Ausiliatrice  babbi  e  mamme,  perché  ne  benedicesse  i  bambini.  Can- tari  nazionali  e  specialmente  andalusi,  lanciati  da  centinaia  di  voci verso  l'incantevole  cielo  di  Siviglia,  rallegrarono  fino  a  tarda  ora  il resto  della  serata,  chiusa  finalmente  con  una  fantasmagoria  di  fuochi artificiali. Mancava  ancora  una  manifestazione,  che  fosse  come  l'epilogo delle  giornate  di  Siviglia.  La si  ebbe  il  lunedi  dopo  Pasqua.  Nel  ma- gnifico  salone  del  palazzo  arcivescovile  si  svolse  un'accademia  che assurse  alia grandiositá  di  un  vero  Congresso  con  l'intervento  di  tutte le  autoritá,  della nobiltá  e  delle  piü  ragguardevoli  persone.  Don  Rúa al  termine  ringrazió  in  castigliano,  chiedendo  in  fine  alPArcivescovo che  volesse  benedire  nella  sua  umile  persona  la  Congregazione  sale- siana  e  tutti  i  presenti.  L'Arcivescovo  Spinola  si  credette  in  dovere di  rivolgere  anzitutto  due  parole,  una  a Don  Rúa  e  l'altra  a  Siviglia. Al  primo  disse:  —  Tórnate  alia  vostra  térra  contento  e  soddisfatto. I  vostri figli salesiani  compiono  qui  un  gran  bene  e  la cittá li  conosce e li  stima.  — E  alia cittá:  —  Sei  un popólo  che  sa apprezzare i  bene- fici,  che  riconosci  i  servigi  résiti,  che  distinguí  il  mérito  dove  sta,  che applaudi  e  onori  chi  forma il  tuo  decoro  e  senté le necessitá dei  tempi attuali;  e  un  popólo  che possiede  tali  pregi,  é un popólo  grande  e  ca- pace  di  rigenerazione.  —  Poi  avvenne  una  scena finale  che  produsse un'emozione  indescrivibile.  II  santo  Arcivescovo  protestó  di  non  po- ter  accettare l'invito fattogli  da Don Rúa di benedirlo,  ma che si teneva egli  onorato  di  rice  veré,  come  tutti  gli  altri,  la  benedizione  del  suc- cessore  di  Don  Bosco.  Allora  Don  Rúa,  quasi  facendosi  piccolo,  si buttó  prima  di  lui  in  ginocchio;  ma  1'Arcivescovo  lo  obbligó  dulce- mente ad alzar si  e a daré la benedizione a lui  e a tutti.  Cosi  dicendo, gli  s'inginocchiava dinanzi.  É  piü facile  immaginare  che  descrivere  la commozione  degli  astanti. Largo di spirituali conforti ai Salesiani della Trinitá, tutto zelo per il bene di quei giovani interni, parlando agli uni e agli altri ogni sera dopo 29 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo  II le  preghiere  e  ascoltandoli  ogni  mattina  in  confessione,  portó  un'at- tenzione  speciale  all'Oratorio  festivo.  Vide  e  ammiró  i  prodigiosi  frutti ottenuti  e  a  Bologna  nella  piü  volte  accennata  circostanza,  manifestó  le sue  impressioni.  Disse,  parte  confermando  parte  completando  la  nar- razione  fattane  da  noi  nel  secondo  volume  ( 1 ) : Presso  Siviglia  ammirai  uno  spettacolo  che  mi  commosse  profondamente. I  ragazzi  del  luogo  erano  divisi  in  due  fazioni,  tra  cui  si  combattevano  fre- quenti  lotte  a  colpi  di  fionda,  che  tutti  sapevano  maneggiare  con  grande  de- strezza.  S'interposero  piü  volte  le  guardie  di  pubblica  sicurezza,  ma  con  poco  o nessun  esito,  che  anzi  i  monelli  erano  riusciti  qualche  volta  a  metterle  in  fuga, unendosi  tutti  insieme  contro  di  loro;  ed  intanto  continuavano  le  scene  sel- vagge  e  non  sempre  incruente  a  funestare  quel  paese.  Fu  allora  che  si  sentí il  bisogno  di  chi  educasse  quella  gioventü  abbandonata.  Sorse  l'Oratorio  Fe- stivo,  a  cui  corsero  tutti  quei  birichini,  attráttivi  dai  giuochi  e  divertimenti, e  dopo  pochi  mesi  ne  subirono  il  benéfico  influsso.  Quale  trofeo  della  vittoria che  l'educazione  religiosa  aveva  riportata  su  quei  caratteri  indomiti  e  selvaggi furono  appese  al  simulacro  di  Maria,  posto  nella  cappella  dell'Oratorio,  tre- cento  fionde,  di  cui'si  disarmarono  spontaneamente  quei  piccoli  convertid,  tron- cando  per  amor  della  Madonna,  quel  triste  e  pericoloso  giuoco.  E  questa  mi par  davvero  una  bella  pagina  nella  storia  degli  Oratori  festivi. La  mattina  del  4  aprile  diede  l'addio  a  Siviglia,  fra  manifestazioni che  piü  generali  e  piü  cordiali  non  si  sarebbero  potute  immaginare. Aveva  promesso  di  ritornare  a  Mura  per  tenervi  una  conferenza  ai Cooperatori,  che  la  desideravano  assai,  perché  l'altra  volta  non  la  si era  potuta  tenere,  essendo  i  giorni  della  settimana  santa.  Vi  ritornó dunque  e  non  essendo  distratto  da  altre  cure,  trascorse  il  piü  del  tem- po  in  particolare  intimitá  con  i  piü  ragguardevoli  amici,  fra  i  quali  pri- meggiava  il  venerando  Márchese  di  Ulloa,  lieto  di  essere  stato  lo  stru- mento  della  Provvidenza  a  far  venire  i  primi  figli  di  Don  Bosco  nella Spagna. É  nell'Andalusia  anche  Malaga,  capoluogo  di  una  delle  otto  provin- ce,  che  formano  quella  regione.  Anche  a  Malaga  i  Salesiani  godevano Puniversale  favore  della  cittadinanza,  tanto  visibile  era  l'abnegazione con  cui  si  sacrificavano  per  il  bene  della gioventü  piü bisognosa di  assi- (1)  AMADEI, /.  c. 30 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. stenza:  nel  loro  Oratorio  festivo  lavoravano  sul  serio.  I  ben  pensante, che,  sentendo  che  cosa  fermentasse  nei  bassifondi  sociali,  C9ri^reá:^>^ v devano  quanto  fosse  opportuna  ed  eíFicace  la  loro  salutare  azjcj»6  sui.  „ \ ^ figli  del  popólo,  portavano  i  Salesiani  in  palma  di  mano.  ¥J$1 Jpul'fl&fee  . $ "^ di  studi  storici,  che in nome della cittá portó  a Don Rúa il  smptí& ájjgfty rale,  lo  disse  chiaramente,  toccando  il  tasto  dell'educazione^ e  traendone  dolenti  note.  Egli  perianto  dava  di  cuore  il  benvélj capo  di  un'Associazione,  che  aveva  appunto  per  iscopo  di  volgerelíl bene  in  Malaga  una  porzione  assai  pericolosa  della  societá  futura. Dal  7  al  12  aprile  Don  Rúa  tutto  vide,  tutti  conobbe,  in  tutti confermó  l'opinione  che  giá  si  aveva  della  sua  persona  e  dell'Opera in  luí  personificata.  Anche  a  Malaga  i  Cooperatori  pensarono  a  pre- parare  una  grandiosa  accademia  in  suo  onore.  La  tennero  nella  Sala Filarmónica,  che  faceva  parte  delPIstituto  Musicale.  Era  tutta  un incanto  di  fiori  e  di  luci.  Presiedeva  il  Vescovo.  V'intervennero  non meno  di  ottocento  persone,  il  flore  della  cittá.  II  programma  fu  cosa interamente  salesiana.  Don  Rúa  assistette  cosi  durante  il  suo  viaggio a  una  terza  accademia  celebrata  in  suo  onore  non  dai  Salesiani,  ma dai  Cooperatori.  Le  altre  due  erano  state  quelle  di Braga e  di  Siviglia. La  novitá  della  cosa  fece  impressione  a  Don  Marenco,  il  quale,  scri- vendo  a  Torino,  osservava  (1):  «lo  credo  che  converrá  adottare  tal pratica  anche  in  Italia,  senza  trascurare  pero  l'uso  delle  conferenze nelle  chiese.  Tali  accademie  si  prestano  mirabilmente  per  far  cono- scere  l'Opera  Salesiana  anche  a  coloro  che  non  vanno  in  chiesa;  dá modo  a  molti  di  esprimere  le  loro  buone  idee,  cosa  che  non  si  puó permettere  in  chiesa;  e  poi  le  lodi  che  si  fanno  naturalmente  ai  Sale- siani  non  sonó  prodigate  da  loro  stessi  ». A  Malaga  Don  Rúa  s'imbarcó  per  Almeria  la  sera  del  12  aprile. Convenne  al  porto  insieme  con  i  nostri  un  mondo  di  gente.  Stretto da  ogni  parte,  raggiunse  a  fática  la  scala  del  battello;  pareva  che  quel popólo  non  sapesse  dividersi  da  lui.  I  principali  Cooperatori,  saliti  a bordo,  gli  tennero  onorata  compagnia  fino  al  momento  della  partenza. Quando  sulPimbrunire  la nave  lenta  lenta  si  staccava  dal  porto  e  Don (1)  Lett.  a  Don  Belmonte,  Malaga,  11  aprile  1899. 31 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo II Rúa  apparve  sul  ponte  per  salutare,  la  folla,  come  un  sol  uomo,  si mise  in  ginocchio,  chiedendo  ad  alta  voce  l'ultima  benedizione.  Don Rúa in mezzo a un religioso silenzio la benedisse;  poi i bandisti diedero fiato  alie  trombe,  mentre  tutti  salutavano  Don  Rúa  ed  egli  ritto  a poppa,  osservava  e  rispondeva  agitando  le  braccia.  Fu  una  scena  as- sai commo vente. É  da  rammentare  un  tratto  di  squisita  carita  e  gentilezza,  ideato da  quei  buoni  Cooperatori  per  fare  cosa gradita  a Don  Rúa  e  lasciare ai  giovanetti  una  dolce  rimembranza  del  suo  passaggio.  Sapendo  che interni  ed  esterni  sarebbero  andati  con la loro  banda al porto,  avevano procurato  che  si  facesse  quivi  la  distribuzione  di  una  succulenta  me- renda,  non  pero  nel  modo  consueto.  Ogni  ragazzo  ricevette  la  sua razione  avvolta  in  un  bel  fazzolettino  legato  con  nastri  dai  colori  spa- gnoli  e  italiani,  e  tale  da  conservarsi  come  ricordo. S'arrivó  ad  Almeria  la  mattina  seguente.  La  si  doveva  aspettare il  piróscafo  per  Orano.  In  quella  cittá non  esisteva  Casa  salesiana né si  contavano  molti  Cooperatori;  eppure  anche  ivi  si  fece  trovare  a Don  Rúa  un  solennissimo  ricevimento.  Le  Autoritá,  il  Comandante del  porto,  molti  distinti  Signori,  il  Clero,  gran  popólo  stavano  in  at- iesa.  Appena  la  nave  ormeggió,  le  principali  personalitá  salirono  a salutare  Don  Rúa,  accompagnandolo  poi  a  térra  sulla  barca  del  Co- mando  portuale,  indi  con  il  seguito  d'una  ventina  di  carrozze  fino alia  casa  di  Don  Juan  Vivas-Pérez,  anima  dei  Cooperatori  almeriani. Questo  buon  signore,  desiderando  ardentemente  l'Opera  di  Don  Bosco nella  sua  patria,  destinava  a  questo  scopo  il  terzo  del  guadagno  che ricavava dal  commercio  del  salicilato  di  bismuto  e  di  cerio,  sua indu- stria  particolare. II  cattivo  stato  del  mare  obbligó  a  ritardare  la  partenza  per  l'A- frica,  con vera gioia di  quegli  amici,  che non lasciarono Don Rúa fino al  momento  dell'imbarco.  Quali  sentimenti  avrá  egli  provato,  allon- tanandosi  dalla  Spagna?  Nell'insonnia  causatagli  dal  mare  alquanto mosso  dovettero  fra  le  sue  abituali  elevazioni  a  Dio  mescolarsi  di tratto  in  tratto  i  ricordi  di  tante  persone,  di  tante  opere,  di  tante  ma- nifestazioni  incontrate  durante  il  corso  della  sua lunga peregrinazione. Quel  cumulo  di  memorie  non  1'ave  va  ancora  abbandonato  nel  gennaio 32 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. dell'anno  dopo,  allorché,  scrivendo  ai  Salesiani,  rammentava  (1): «  Ora  per  vostra  edificazione  e  consolazione  richiamo  la  vostra  atten- zione  sulle  feste  che  nella  Cattolica  Spagna  si  fecero  al  vostro  Rettor Maggiore.  L'onore  del  padre  é  gioconditá  dei  figli,  e  sonó  sicuro  che voi  avete  giubilato nel vostro  cuore  leggendo  le belle  descrizioni che  di tali  feste  ha  dato  il  nostro  Bollettino.  Vi  assicuro  pero  che  la  realtá ha  superato  la  relazione  e  l'aspettazione,  e  che  la  nostra  Pia  Societá nella  persona  del  suo  Superiore  e  Rappresentante  ha  ricevuto  in  quella nobile  nazione  onoranze  tali  che,  diró  col  poeta,  "  era  follia  sperar  ". I  santi  entusiasmi  dell'indimenticabile  Congresso  Salesiano  di  Bologna si  sonó  riprodotti  ed  accresciuti  in  tutta  la  penisola  ibérica,  compreso il  regno  del  Portogallo  ».  Riandando  queste  cose  egli  mirava  espressa- mente  ad aumentare ne'  suoi l'amore  e  la  stima verso  la  Societá e  ad ec- citare  la  loro  riconoscenza  verso  Dio  per  l'insigne  beneficio  fatto  loro col  chiamarli  a  farne  parte. Nulla  diró  qui  della  visita  alie  Case  dell'Algeria,  avendone  giá parlato  nel  capo  XXIV  del  volume  precedente.  Aggiungeró  ora  sol- tanto  un  particolare  sfuggitomi  allora.  Don  Marenco  in  una  sua  molto succinta  relazione  su  questa  andata  scriveva  (2):  «  Ció  che  fece  im- menso  piacere  per  lui  fu,  non  solo  il  vedere  le  Case  bene  avviate, sia  per  gli  interni  sia  per  gli  esterni,  ma  il  trovare  molto  bene  orga nizzata  Topera  degli  antichi  allievi  secondo  lo  spirito  di  Don  Bosco, il  quale  desiderava  cotanto  che  la  santa  influenza  degli  educatori  con- tinuasse  sugli  allievi  collocati  nel  mondo  ». Di ritorno  dalPÁfrica,  sbarcó  a Marsiglia  il  22  aprile.  Nuove  con- solazioni  attinse  dalla  visita  di  altre  Case  nella  Francia  Meridionale. Amor filíale  dei  Soci  e  slancio  schietto  dei  giovani  interni  ed  esterni negli Oratori  di  S.  Leone  a Marsiglia e  di  S.  Pietro  a Nizza,  gran tri- pudio  dei  novizi  a  Saint-Pierre  de  Canon  e  delle  novizie  a  S.  Marghe- rita,  e  dappertutto  un  accorrere  festoso  di  Cooperatori,  come  quando arrivava  da  quelle  parti  Don  Bosco.  A  Marsiglia  vide  infermo  della malattia,  che  pochi  giorni  dopo  lo  condusse  alia  tomba,  quell'impa- (1) Lett. edif., 20 gennaio 1900. (2)  Lett.  a  Don  Belmonte,  Marsiglia,  22  aprile  1899. 33 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo II reggiabile  signor  Olive,  giá  tanto  afíezionato  al  santo  Fondatore.  F  i  n da'  suoi  primi  viaggi  a  Marsiglia  Don  Bosco  se  l'era  guadagnato  con tutta  la  sua  numerosa  famiglia.  In  quella  casa  aleggiava  veramente  lo spirito  di  Don  Bosco,  che  un  giorno  la  chiamó  addirittura  casa  sale- siana.  Vi  regnava  soprattutto  la pietá  e  la carita.  Ogni  volta  che  Don Bosco  vi  era  ospite,  i  nove  tra figli e figlie passavano  tour  a  tour  da lui  a  fargli una  specie di  rendiconto  spirituale  ed  a  riceverne  salutari consigli. La carita poi non veniva misurata strettamente sulle possibilitá permesse  dal  patrimonio:  si  largheggiava  generosamente, fidando nella Provvidenza. Ma i bisogni del S. Leone avevano sempre la preferenza: quella  dell'Oratorio  era  considerato  come  cosa  loro,  e  tutti  vivevano, per dir cosi, della sua vita. Non é quindi da stupire se cinque membri di una tal famiglia furono donati alia Chiesa, tre dei quali a Don Bosco, cioé  due  Figlie  di  Maria  Ausiliatrice  e  Don  Lodovico,  uno  dei  Mis- sionari  che  formarono  la  prima  spedizione  in Ciña,  do  ve  lasció  di  sé santa  memoria. Dopo  due  fermate  a  Vallecrosia  e  a  Nizza  Monferrato  Don  Rúa rientró  a Valdocco  il  7  maggio,  accolto  dopo  tre  mesi  di  assenza  con l'allegrezza  con  cui  si  solevano  salutare  da  tutta  la  Casa  i  ritorni  di Don  Bosco.  Alia  vigilia  della  festa  di  Maria  Ausiliatrice,  nell'ordina- ria  conferenza  ai  Cooperatori  e  alie  Cooperatrici,  riferi  minutamente sul  suo  viaggio,  il  che  gli  diede  occasione  di  descrivere  i  grandi  pro- gressi dell'Opera Salesiana e l'attiva collaborazione degli amici di essa nei vari paesi.  Nella sola  Spagna le istituzioni salesiane che nel  1890 erano  appena  quattro,  sommavano  allora  a  ventisette,  e  piü  sarebbero state,  se  si fosse  avuto  a disposizione un  maggior  numero  di  Salesiani e  di  Suore;  basti  diré  che  nella  novena  di Natale  dell'anno  precedente all'Ispettore  Don  Rinaldi  erano  pervenute  dieci  domande  per  nuove fondazioni;  alie  quali  aveva  dovuto  rinunciare  per  mancanza di  perso- nale. E quello che accadeva nella Spagna, si avverava anche in altri luo- ghi.  Conferenze di tal genere, nelle quali il Rettor Maggiore informava familiarmente  i  Cooperatori  sullo  stato  delle  cose,  si  ascoltavano sempre  col  piü  vivo  interesse  e  producevano  ottimi  effetti.  Ritornó poi  sull'argomento  nella  consueta  lettera  del  capo  d'anno,  pubblicata dal  Bollettino  nel  primo  numero  del  1900:  «  Permettetemi,  diceva, 34 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Don  Rúa  in  visita  alie  Case  di  Francia,  Spagna,  ecc. che  vi  apra  l'animo  mió  e  compia  un  sacro  do  veré  ».  Aperse  l'animo esprimendo  la  commozione  non  ancora  estinta  nel  suo  cuore  per  l'af- fetto  sincero  che i Cooperatori  delle  diverse  cittá  da  lui visitate nutri- vano  verso  i  Salesiani  e  per  1'efEcace  loro  cooperazione  nel  sostenerne. le Opere esistenti presso di essi; il sacro do veré era quello di cogliere la  propizia  occasione  per  ringraziare  con  tutta  l'anima  quei  lontani benefattori,  promettendo  imperituro  soave  ricordo  e  l'umile  sua  pre- ghiera unita con le preghiere dei giovanetti delle Case Salesiane. Un'ultima  osservazione.  Parlando  o  scri  vendo  del  suo  viaggio, Don  Rúa  amava far conoscere che  una  delle  cose,  le  quali gli  avevano riempito  il  cuore  di  consolazione  nel  visitare  quelle  Case,  era  stato il  gran  numero  di  Oratori  festivi  che  vi  aveva  trovato,  e  l'attenta  e sollecita cura che se ne aveva. Di ció dava lode a quei Salesiani, perché mostravano  di  aver  presente  l'articolo  delle  costituzioni  che  dice: «  II  primo  esercizio  di  carita  sia  di  raccogliere  particolarmente  nei giorni  festivi  i  giovanetti  poveri  e  abbandonati  per  istruirli  nella  no- stra  Santa  Cattolica Religione ». 35 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  III Fondazioni  in  Italia  durante  il  biennio  1899-900. (Fossano,  Conegliano,  Chioggia,  Comacchio,  Palanzano,  Forli,  Livorno, Figline, Artena, Al vito, Sir acusa, Frascati). Dei  dodici  nomi  allineati  qui  sopra  dinanzi  agli  occhi  del  lettore, tre  soli  rappresentano  fondazioni  di  notevole  importanza,  quattro  si riferiscono  a  case  rimaste  sempre  in  una  tal  quale  mediocritá,  e  cinque sonó  puramente  ricordi  storici  di  Opere  che  dopo  un  tempo  piú  o meno  breve  cessarono  di  esistere.  Anche  a  queste  ultime  non  va  negato un  posticino  nei  nostri  Annali,  che  non  si  occupano  solo  di  imprese rilevanti,  ma  anche  di  atti  e  fatti  che  non  entrerebbero  nelle  grandi storie;  il  po'  di  vita  che  quelle  ebbero,  appartiene  certo  alia  passata attivitá  della  Congregazione  e  nella  limitata  loro  esistenza  chi  sa  che non  vi  sia  puré  qualche  cosa  da  imparare. Beati  tempi,  quando  amministratori  civici  decretavano  che  ogni cittadino  di  qualsiasi  condizione,  il  quale  volesse  tenere  scuole  o  daré lezioni,  potesse  farlo  ad  suam  liberam  voluntatem,.  e  che  chiunque desiderasse  andaré  egli  stesso,  o  mandare  propri  figli  a  scuola,  avesse facoltá  di  scegliersi  l'insegnante,  qui  sibi  magis  placuerit.  Cosi  é  detto negli  Statuti  Fossanesi  del  secólo  X V I  (1).  Un  secólo  dopo  tale  ordi- nanza  i  Padri  Somaschi  liberissimamente  apersero  a  Fossano  un  loro Collegio,  facendovisi  ben  volere  fino  alia  Rivoluzione  francese,  quando in  nome  della  liberta  i  buoni  religiosi  furono  sbanditi,  i  loro  beni  con- fiscad  e  chiuse  le  loro  scuole.  Ritornarono,  accolti  con  giubilo,  nei 1822,  prendendo  a  educare  giovanetti  di  principali  famiglie  e  cosi  con- tinuando,  finché  un'altra  volta  in  nome  della  liberta  vennero  cacciati (1)  Pag.  147,  col.  8,  X X I I . 36 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Fondazioni  in  Italia  durante  il  biennio  1899-900 in  bando.  Allora il  Municipio  istitui  nei  medesimi  locali  un  Convitto civico  diretto  da  professori  privati;  ma  a  poco  a  poco  disciplina,  mo- ralitá  e  studio  decaddero  a  segno,  che  persone  serie  invocavano  la mano  soccorritrice  dei  Salesiani,  ben  noti  in  cittá  per  il  Collegio  Don   e Bosco  e  per l'Oratorio  festivo.  Della cosa prese  l'iniziativa il  Sindaco,   e nominando  una  Commissione  di  tre  Consiglieri  comunali,  che  avvias-  o sero  la  pratica.  Giustizia  voleva  che  prima  di  tutti  si  facesse  invito  ai   irf " benemeriti  Somaschi;  ma  questi  non  poterono  daré  risposta  afferma-   e tiva.  Allora il  30  maggio  1899  fu  presentata  e  sostenuta nel  Consiglio   a la  proposta  di  chiamare  senz'altro  i  Salesiani.  Su  ventitré  presenti   >e ven  ti  votarono  in  favore.  Cosi  i  tre  della  Commissione  ricevettero  il  ri mandato  ufEciale  di  recarsi  a  Torino  per  far  conoscere  a  Don  Rúa  la  s¬ deliberazione  consigliare  e  pregarlo  di  esaudire  i  desideri  della  citta-  re dinanza.  Don  Rúa,  come  scrisse  uno  dei  tre,  l'avvocato  Filippo  Crosa  o (1),  riflettuto  un  istante,  disse:  —  La  Congregazione  Salesiana  ha  ta molti  impegni  da  assolvere;  ma  quando  si  puó  fare  del  bene,  non  si  e puó  dir  di  no;  la  Congregazione  accetta,  e  fará  tutto  il  possibile  per   >o non  demeritare  della fiducia in  essa  riposta.  —  Perché  Don  Rúa  abbia accolta  cosi  prontamente  la  domanda,  non  sappiamo;  ma  certo  fu  bene   e ¬ ispirato,  perché  quella  fondazione  diede  e  da  eccellenti  frutti.  É  pro-   e - babile  che  gliene  avesse  giá  fatto  parola il  Vescovo  Manacorda.   il - In  luglio  il  Capitolo  Superiore  approvó  unánime  l'accettazione,   sa senza  lasciarsi  impressionare  dopo  da  attacchi  di  fogli  anticlerical!, che  gridarono  Tallarme  contro  l'attentato  alia  laicitá  della  scuola  (2). Don  Durando  preparó  gli  articoli  di  una  Convenzione,  che,  trasmessa a- io e al  Municipio  di  Fossano,  fu  dal  medesimo  approvata  e  ratificata  con   e ' lievi  modificazioni.  In  virtü  di  tale  Contratto  il  Municipio  affidava   ta per  un  quinquennio  ai  Salesiani  la  direzione  del  Convitto  civico  con  zo l'obbligo  di  tenere  alunni  elementari,  ginnasiali  e  tecnici,  che  sareb-  iti bero  andati  alie  Scuole  pubbliche,  tranne  quelli  di  seconda  e  terza  >r- elementare,  i  quali  potevano  essere  interni.  E r a  il  primo  pensionato  •a- aperto  dai  Salesiani  per  giovani  frequentanti  le  Scuole  dello  Stato.  ie e: (1)  II  Convitto  di  Fossano  nel  suo  venticinquesimo  di  direzione  dei  Figli  di  Don  Bosco. E.  Eguzzone,  Fossano,  1924,  pag.  6. (2)  Verb.  del  Cap.  Sup.,  18  luglio  e  I o   settembre  1899.

Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 «  Una  piaga  delle  piü  deplorevoli  contrista  questa  infelice  cittá.  Un  Autc gran numero  di  fanciulli  di  varié  etá  stanno  tutto  il  giorno  nelle nostre  q ue l] vie in preda all'ozio,  al  vizio,  alia demoralizzazione  [...].  Vengono  dai  ,  \[  se t} propri  parenti  lungo  la  giornata  messi  sulla  strada per  evitare  la noia delle loro  molestie  e  delle  loro  indisciplinatezze.  Ed  ecco  che  trovano una  scuola  di  vizi  e  di  corruzione,  operano  il  male  quasi  senza  cono- scerlo  e  danno  un  largo  tributo  alia  classe  dei  ladri  e  degli  scostu-  venti mati  ».  II  Clero  non  istava  inoperoso;  ma  gravi  ostacoli  ne  isterili-  ¡  »*• vano  le  fatiche.  Una  causa  principale  di  questo  malanno  era  che  i padri,  occupati  nell'industria  del  sale  e  nella  pesca,  non  badavano  ai figli.  «  Quindi,  come  ribadiva  il  prof.  Vincenzo  Belleno,  Direttore della  Banca  Popolare,  l'abbandono  dei  bambini  e  ragazzi  per  le  vie, il  vágabondaggio  dei  monelli  senza  guida,  senza  cura,  sonó  il  nostro maggior  male  da  tutti  lamentato  ». Tocca  da  si  desolante  spettacolo,  la  signora  Giustina  Furlan,  na- tiva  di  Chioggia  e  domiciliata  a  Venezia,  erede  fiduciaria di  un  suo zio  prete  col  mandato  d'impiegare  quel  patrimonio  in  una  pia  fonda-  P 0 1 s zione  a  favore  di  Chioggia,  sua  cittá  natale,  ascoltando  il  consiglio  )cume delle  testé  nominate  persone,  decise  di  destinare  buona  parte  di  quel-  aena l'ereditá  per  un  Istituto  Salesiano  e  ne  scrisse  a  Torino.  L'Ispettore  ;iovan véneto  Don  Tamietti,  ricevuto  ordine  di  recarsi  a  Chioggia per  osser-  °  ^ et vare,  vide  che  i  fondi  c'erano;  quindi  concertó  la  fondazione  di  un  rrase Oratorio  festivo  con  chiesa pubblica  da  dedicarsi  a María Ausiliatrice  ™° d e  con  tre  scolette  elementari  esterne  gratuite  per  i  giovanetti  poveri.  iti tec Trovó puré adatta la localitá designata,  ma dissuase il Vescovo  dal pro-  :>rime pósito  di  cederé  la  proprietá  di  quanto  si  comprerebbe  e  si  fabbri-  > su t cherebbe  al  Municipio,  perché i  Salesiani,  disse,  «  sonó  soliti  ad  avere  nerosi la  proprietá  assoluta  degli  stabili  e  l'assoluta  indipendenza  della  loro  comrr opera ».  Constató  puré  che  il  bisogno  era  davvero  grandissimo,  ve-  jcatta-^ dendo  egli  stesso  a  stormi  i  giovanetti  vagar  per  le  vie,  non  facendo   :e  sec< altro  che  imparare  il  male.  mtem La  Signora,  convinta  di  fare  cosa  santa,  si  mostrava  impaziente  [ e U a c degli  indugi,  richiesti  dalla necessitá  di  predisporre  bene  le  cose.  Ac-  l'Istit quistata Tarea,  mandó  a Torino  un  disegno  della fabbrica da costruire, affinché  vi  s'introducessero  le  modificazioni  giudicate  opportune.  Ac- 40 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Fondazioni  in  Italia  durante il  biennio  1899-900 colti volentieri i radicali ritocchi di Don Ernesto Vespignani, si diede con ogni premura a far gettare le fondamenta.  II Cohgresso di Bologna, al  quale  intervennero  alcuni  Cooperatori  chioggiotti  e  del  quale  si erano lette a Chioggia le relazioni sui giornali,  entusiasmó quanti  ave- vano  a  cuore  l'impresa.  I  lavori  tuttavia  procedevano  con  qualche lentezza  a motivo  di  vari contrattempi;  nel luglio pero del  1897  l ' E - conomo  Genérale Don Luigi Rocca  in  una  sua visita  notó  che la fab- brica veniva  su bene.  A  cose finite, la  Signora  si  trovó  avere  sborsato duecentomila  lire.  Con  un  capitale  di  altre  lire  centomila  voleva  sta- bilire  per  i  Salesiani  una  rendita  di  circa  cinquemila  lire  annue;  ma da  ultimo,  fatta  la  cessione  della  proprietá,  rimise  senz'altro  a  Don Rúa  questa  somma,  a  patto  che  ne  passasse  gl'interessi  alia  Casa,  da intitolarsi a S. Giusto ( 1 ) . I Salesiani vi andarono nel dicembre del 1899. Merita  lode  la  generosa  benefattrice  anche  perché  con  sommo disinteresse  non  cercó  mai  di  volere  le  cose  a  modo  suo.  II  Direttore Don  Brusasca  avrebbe  desiderato  che  si  desse  principio  a  un  vero  e proprio  orfanotrofio  e  brigava  per  ottenerne  la  licenza  dai  Superiori, i  quali  non  erano  di  quel  parere.  Essa  allora  scrisse  a  Don  Rúa  nel dicembre  del  1907:  «  Quando  confidai,  con  convincimento  di  stima, alia  benemérita  Societá  Salesiana  il  detto  Istituto,  io  non  Le  ho  pre- scritto  nessuna  norma  né  d'insegnamento  ne  di  condizione,  deside- rando  solo  che  VIstituto  porti  del  bene  alia  Religione  e  alia  Societá; che  questo  bene  provenga  in  una  maniera  oppure  in  un'altra,  per  me é lo  stesso,  basta che  questo bene  sia fruttifero.  E perció lascio  a Lei, Rev.  Superiore,  la liberta  di fare,  se  crede,  in  seguito  tutte  quelle  in- novazioni  che  Le  sembrassero  piü  adatte  alia  cittá:  e  qualunque  cosa venisse da L e i stabilita ed eseguita, io saró sempre contenta, purché, come dissi piü sopra,  sia di vantaggio  alia mia Chioggia ».  Alludendo poi  piü  direttamente  alia  contraria  intenzione  dei  Superiori,  conchiu- deva:  « Avrei piacere anch'io di vedere un qualche maggiore  sviluppo nell'I stituto; ma lascio a Lei, figlio del Venerabile Don Giovanni Bo- sco, tutta la liberta che desidera. Fino a che saró in vita, in tutto quello (1)  Verb.  del  Cap.  Sup.,  26  luglio  e  17  ottobre  1897. 41 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo  III a  quella  popolazione  ».  Se  ne  interessava  tanto,  perché  la  parte  mag- giore  dell'ereditá  si  trovava  nella  vicina  borgata  di  Pratopiano,  suo paese  nativo,  che  perció  avrebbe  goduto  anch'esso  del  beneficio.  An- che  Don  Morganti,  il  grande  animatore  dei  Cooperatori  milanesi,  rac- comandava  di  far  contento  l'Arcivescovo,  che  voleva  tanto  bene  ai Salesiani.  Questa ragione aveva certo il suo peso;  ma una speciale circo- stanza  si  venne  ad  aggiungere.  Nel  1898  gravi  moti  politici  avevano sconvolto  Milano  e  insanguinato  le  sue  vie.  Persone  di  autoritá  tol- sero  pretesto  da  fatti  immaginari  per  arrecare  profonde  amarezze  e afflizioni  all'animo  intemerato  del  santo  Cardinale,  al  che  tenne  die- tro  una guerra iniqua e  vile  del  giornalismo  di  piazza.  Non  conveniva dunque  aumentargli  le  pene  con  una negativa  che  lo  addolorava  e  che egli  riputava  "  un  torto  "  alia  sua  persona.  Una  riconoscenza  dunque di  lunga  data  e  un'esigenza  morale  del  momento  piegarono  Don  Rúa a  darvi  l'essenso.  Fu  mandato  nel  1899  a  Palanzano  Don  Faustino Confortóla,  al  quale,  molto  pratico  di  faccende  amministrative,  non mancó  materia per  dar prova della  sua  abilitá.  Irretito  in  un groviglio di  conti  e  di  contese,  non poteva fare  quasi  altro  che  l'amministratore dell'ereditá,  finché il  Cardinale  stesso  si  convinse  che  la  posizione  di lui  era insostenibile  e liberó  da ogni  impegno  i  Salesiani,  i  quali,  nel 1904,  con rammarico  di  quelle popolazioni  deluse nelle loro  speranze, abbandonarono  il  luogo. Durante il  Congresso di Bologna Don Rúa aveva promesso di  man- dare  nel  1899  i  Salesiani  a  Forli  (1).  Facevano  premura  per  questo la  forlivese  Contessa  Brocchi  di  Firenze,  e  da  Fórli  i  due  Cooperatori Canonici Saccomandi e Scozzóli, ai quali Don Rúa era riconoscente per quanto avevano fatto nel Congresso bolognese.  La Contessa deplorava la condizione lacrimevole di abbandono, in cui versavano cola molti poveri figli  del  popólo,  costretti  a  frequentare  scuole  ostili  alia  religione.  I due  Canonici  vi  tenevano  giá  dal  1893  un  Oratorio  festivo  con  quat- tro  minuscoli  laboratori  per  artigianelli  esterni,  diretti  da  capi  che  li facevano  lavorare  per  contó  proprio;  ma,  non  potendo  piú  continuare per difetto di personale e per scarsitá di mezzi,  avvicinandosi il termine (1)  Verb.  del Cap.  Sup.,  9  novembre  1900. 44 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Fondazioni  in  Italia  durante  il  biennio  1899-900 fissato  da  Don  Rúa,  apersero  trattative  per  cederé  tutto  ai  Salesiani. In  quel  tutto,  che poi era poca cosa,  si comprendevano  anche passivitá e  debiti  e  situazioni  delicate.  Don  Rúa,  memore  della  promessa  e  de- sideroso  di  mantenerla,  rispóse  con  buone  parole,  che  fecero  sorgere nell'animo  del  Vescovo  Raimondo  Jafíei  e  dei  Canonici  le  piü  rosee speranze.  Se non che alio stringere  dei conti,  si vide che mancava una base,  la  quale  desse  buon  afEdamento.  Tuttavia  per  forse  eccessivi riguardi i Superiori non ricusarono di  tentare.  Quando pero i  Salesiani furono  la,  saltarono  fuori  gravami  non  contemplati  nella  Convenzione e  le  cose  si complicarono  talmente,  che  dopo  il  primo  anno  i  medesi- mi  Superiori  richiamarono  il  personale.  II  buon  Vescovo  comprese, si  rassegnó  e consegnó  1'Opera  al  suo  giovane  clero.  Rimase nei  buoni il  desiderio  di  un'Opera  salesiana;  ma  per  averia  Forli  dovette  aspet- tare  fino  al  1942,  nel  qual  anno  il  Vescovo  Rolla  fece  trovare  nella sua  sede  ai  Salesiani  quanto  era  necessario.  La  cittá  era  ammirata  del loro zelo, quando nel  1944 le bombe rasero al  suolo chiesa e casa;  ma essi  continuano  a lavorare  fra  le  rovine. Sonó del tempo di cui parliamo gl'inizi dell'Opera salesiana a L i - vorno.  Passó  quest'Opera  tre  fasi;  ma  ora  purtroppo  bisogna  aggiun- gerne  una  quarta,  dovendo  anche  quella  Casa  rifarsi  dei  gravi  danni causatile  dai  bombardamenti  del  1944.  Dal  1899  al  1903  un  prete salesiano  ando  ogni  settimana  da  Pisa  a  tenervi  l'Oratorio  festivo; poi fino al  1915  alcuni  Confratelli  si  stabilirono  in  cittá,  continuando e  sviluppando  l'Oratorio;  infine  vi  si  cominciarono  dal  bravo  Don Tommaso  Masera  grandi  lavori  per  arrivare  al  caseggiato,  che  faceva bella  mostra  di  sé  ai  viaggiatori  che  vi  passavano  accanto  sulla  linea ferroviaria  di  Roma;  ma  tornera  come  prima.  A  noi  interessano  qui soltanto  i  primordi  dell'Opera. A  Livorno  i  Salesiani  erano  aspettati  da  gran  tempo.  I  primi  in- viti  pervennero  a  Don  Bosco  nel  1875,  ripetuti  poi  piü  volte fino al 1885.  Cooperatrici,  Cooperatori  laici  ed  ecclesiastici  e  il  Vescovo Franchi  sentivano  la  necessitá  di  chi  si  prendesse  cura  di  tanta  gio- ventü,  che  correva  la  via  della  perdizione.  In  cittá  mancavano  mezzi di  educazione  cristiana  per  il  popólo;  l'ambiente  era  dominato  dalla Massoneria e saturo di anticlericalismo.  I nostri pionieri lavorarono di 45 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Fondaztoni  in  Italia  durante  il  biennio  1899-900 Card.  Rampolla  di  bisogni  della  sua  diócesi,  fu  da  lui  consigliato  di farsi  aiutare  dai  Salesiani.  Egli  osservava intorno  a  sé  tutto un  lavorio massonico  diretto  a  pervertiré  la  popolazione,  sofíocandone  la  vita religiosa.  II  famoso Nathan,  passato  di la,  era rimasto  dolente  di  osser- vare  con  i  propri  occhi  una  magnifica  celebrazione  di  feste  eucaristi- che  con un  bello  spettacolo  di prime  Comunioni  e  aveva raccomandato a'  suoi  di  far  guerra  alia  superstizione;  né  questi  risparmiavano  sforzi per  ingraziarsi  il  loro  Gran  Maestro.  L'Arcivescovo  dunque  si  ripro- metteva  molto  dai  Salesiani,  anzitutto  per  la  formazione  del  novello Clero, giacché  divisava di affldar loro  il  Seminario;  ma le  sue proposte non  presentavano  mai  alcuna  base  di  qualche  consistenza.  Alia  fine, con  la,  speranza  di  meglio  per  l'avvenire,  si  contentó  che  i  Salesiani prendessero  la  direzione  di  un  pió  Istituto,  Gargallo. Quello  che  egli  chiamava Istituto,  non  era in  realtá  se non un pic- colo  orfanotrofio  per  artigianelli,  fondato  dalla  Marchesa  Gargallo. Maria  Carmela  Gargallo,  Marchesa  di  Castel  Lentini,  desiderosa  di daré  alia  cittá  una  tale  Opera  benéfica,  ne  aveva  giá  trattato  con  Don Bosco  nel  1879,  senza  pero  arrivare  ad  alcun  risultato  positivo,  per la  ragione  che  essa  voleva  ad  ogni  costo  mettere  in  mezzo  il  Munici- pio  ( 1 ).  Fece  poi  da  sé,  costituendo  una rendita di  seimila lire  per il mantenimento  di  venti  orfani  ed  affldandone  l'amministrazione  ad una  Commissione,  della quale  fosse  presidente  e  arbitro  l'Arcivescovo. Dopo  lunghe  trattative  nel  maggio  del  1899  il  nuovo  Ispettore  siculo Don  Giuseppe  Monateri,  recatosi  a  Siracusa per rendersi  contó  di  altre proposte  accennate  sopra,  chiese  di  visitare  anche  l'orfanotrofio.  — Se ne guardi bene!  gli disse l'Arcivescovo.  Colui che lo dirige  sarebbe capace  di  mettere  in  malo  modo  fuor  della  porta  chiunque  si  tentasse di  penetrare  nel  suo  regno.  —  Quella  mancata  visita  non  impedí  a Don  Rúa  d'inviarvi  egualmente  i  Salesiani.  Il  suo  cuore  pieno  di  ca- rita non  seppe resistere  alie  implorazioni dell'Arcivescovo. I  Salesiani,  giunti  sul cadere  del  1900,  si  trovarono  in una piccola babele.  Ma  il  Direttore,  Don  Stefano  Quartino,  con  la  sua  calma  di- (1)  Mem.  Biogr.,  vol.  X V ,  pgg.  292-6. 51 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo III gnitosa,  con  la  sua  bontá  ed  energia  stava  instaurando  la  disciplina nei  giovani  e  mettendo  regolaritá  nell'amministrazione,  quando  per somma  sciagura  un  male  improvviso  e  violento  lo  portó  in  pochi  gior- ni  alia  tomba.  Era  appena  cominciato  il  quinto  mese  dalParrivo.  Del defunto  scriveva  l'Arcivescovo  a  Don  Rúa  il  23  maggio  1901:  « I I Signore  ha  voluto  provare  questa  nuova  istituzione  con  un  grande sacrificio,  togliendoci immediatamente il carissimo Don Quartino,  quan- do,  con  un'attivitá indefessa,  cominciava  ad  incarnare  i  piü  bei  disegni del  suo  animo  zelante  ». Bisogna per  altro  che  diciamo  tutto.  Chi  stette  lá un  paio  di  giorni per  ragioni  di  ministero  un  mese  prima  che  Don  Quartino  morisse, restó  edifícate  dello  spirito  di  sacrificio  che  scorse  nei  Direttore,  ma non  ha  ancora  dimenticato  l'impressione  riportata  della  casa:  gli  parve che  lá  entro  non  fosse  possibile  la  vita  di  una  nostra  comunitá.  Basti diré  che  lo  stato  igienico  era  quanto  si  possa  immaginare  di  piü  con- trario  a  un  luogo  di  educazione.  Ristrettezza  di  locali,  mancanza  di aria  e  di  solé,  umidissimo  il  pianterreno.  L'ingresso  si  apriva nell'in- terno,  sopra  un  cortile  rettangolare  stretto  e  soffocato  da  alti  edifici. Messo  il  piede  entro  la  soglia,  ti  prendeva  un  senso  di  ripulsione  che faceva  súbito  pensare  quanto  dovesse  essere  antipática  quella  dimora. Compatiremo  quindi  qualche  giovane  chierico,  se  in  un  ambiente  cosi privo  di  ogni  materiale  conforto,  talvolta  perdeva  la  pazienza  e  met- teva  in  non  cale  il  sistema  preventivo.  Leggendo  la  relazione  di  una inchiesta ordinata  dalle  Autoritá nei  1904,  si  rimane  trasecolati  e  scon- certati  dinanzi  ai  brutti  particolari  ivi  descritti.  Oggi  le  cose  sarán cambiate,  ma  quarantasei  anni  fa  stavano  cosi. Ben  fecero  dunque  i  Superiori  venendo  alia  chiusura  prima  che  vi provvedesse  il  Governo.  Usarono  solo  un  riguardo  al  Card.  Rampolla, che  due  volte  si  era  interessato  delPOpera;  per  questo  credettero  con- veniente  che  si  cercasse  di  conoscere  il  suo  sentimento  al  riguardo. Venne  incaricato  della  cosa  il  Procuratore  Don  Marenco,  il  quale  poté assicurare  che  Sua  Eminenza  non  si  opponeva  affatto  alia  partenza  dei Salesiani  da  Siracusa.  Taluno  lamentó  allora gli  errori  commessi  e  fá- cilmente  evitabili  nelPassumere  quell'Opera.  Ma  Don  Rúa  umilmente 52 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 rispóse:  «  Anche  con  la  miglior  volontá  del  mondo  possono  sempre  itrire capitare  certi  inconvenienti  »  ( 1 ).  del  va Termineremo  questo  capo  parlando  di  un  Collegio,  che  era  desti-  religioí nato  a un  grande  avvenire  e  che  doveva  ricevere  importanza  anche  dal  mente trovarsi  quasi  alie porte di  Roma:  il  Collegio di  Villa Sora a Frasead. Dal  1900  a  oggi  lo  abbiamo  veduto  progredire  sempre  piü  fino  a  di  messo ventare uno degli  Istituti  d'istruzione media piü completi  e  piü accredi-  so Sau tati  presso  le  famiglie  e  presso  le  maggiori  Autoritá  scolastiche  della  Sora. Capitale.  Vi  diede  origine  il  ritirarsi  dei  Salesiani  dal  Seminario  Tu-  bino, ] scolano,  di  cui  abbiamo  detto  nel  secondo  volume.  Le  cose  andarono   r a  firm a  questo  modo.  La  Convenzione  del  1896  fra  il  Card.  Serafino  Vannu-  nome; telli  e  Don  Rúa  per  il  Seminario  contemplava  la  durata  di  cinque  an-  S. Ce ni  e  a  tenore  dell'articolo  décimo  s'intendeva  che  si  sarebbe  continuato  Irone, per  altri  cinque,  se  dall'una  delle  due  parti  non  si  fosse  dato  diffida-  va  vol mento  due  anni  prima  della  scadenza.  Avvicinandosi  dunque  la  fine  ircosta del  terzo  anno,  la  Commissione  Tridentina  si  radunó  per  decidere  che  ite di c cosa  bisognasse  fare.  La  conclusione  é  consegnata  nella  seguente  co-  •rovo t municazione  uniciale  inviata  dal  Segretario  al  Procuratore  Genérale  nel  re Don  Cesare  Cagliero.  floren :onferr Riunite,  questa  mattina,  ambedue  le  Commissioni  incaricate  della  disciplina  /illa  S( e  dell'economia  del  Seminario,  sotto  la  presidenza  deH'Eminentissimo  Card.  Ve-  i  l scovo  Serafino  Vannutelli,  e  preso  ad  esame  il  quesito  fatto  sul  disposto  del- l'art.  10°  della  Convenzione  esistente  fra  la  Congregazione  dei  Padri  Salesiani  :>ntá  SÍ e  il  Card.  Vescovo  pro  tempore  riguardo  al  regime  del  Seminario,  tutti  i  Signori componenti  Tuna  e  Paltra  Commissione  hanno  sentita  la  grave  responsabilitá di  pronunciarsi  sopra  un  punto  cosi  delicato,  reso  ancor  piü  difficile  dalla  con- siderazione  da  una  parte,  di  non  perderé  il  grande  beneficio  fin  qui  prestato con  tanto  zelo  alia  diócesi  dai  benemeriti  figli  di  D.  Bosco,  e  dal  riflesso,  dal- l'altra,  di  provvedere  alia  convenevole  collocazione  di  alcuni  giovani  Sacerdoti, i  quali  alio  spirare  dell'anno  scolastico  1901  si  troveranno  in  grado  di  essere degnamente  oceupati  non  solo  nelle  scuole  di  Filosofía  e  Teología,  ma  ancora nelle  classi  Ginnasiali  ed  Elementari.  Dopo  ció  i  Rev.mi  Deputati  hanno  opí- nate,  che  se  piacesse  al  Rev.mo  D.  Rúa  di  proporre  un  acconcio  componimento, che  valga  a  conservare  nel  regime  del  Seminario  Topera  intelligente  dei  suoi religiosi,  e  in  pari  tempo  consentiré,  che  prendano  alloggio  nel  Seminario,  ed ivi  esercitino  il  magistero  anche  quei  Sacerdoti  diocesani  i  quali  hanno  le  ri- (1)  Verb.  del  Cap.  Sup.,  5  ottobre  1904. 53 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  IV Disastrose  devastazioni  nelle  Missioni  della  Patagonia. Le  Missioni  patagoniche,  benedette  da  Dio,  procedevano  di  bene in meglio.  Scuole  piene  di  giovanetti,  protezione  delle  Autoritá;  Mis- sionari  percorrenti  il  deserto  per  centinaia  e  centinaia  di  chilometri, riportando  frutti  copiosi.  Anche  la vita civile  progrediva:  il  Governo provvedeva  alia  costruzione  di  una  colossale  rete  ferroviaria  e  sotto- poneva alio  studio  di tecnici una canalizzazione che  avrebbe convertito aride  valli  in  fertili  campagne.  Spuntava  insomma  l'alba  di  un'era novella  per  la  Patagonia  con  la  promessa  di  un florido  avvenire  reli- gioso, morale,  económico.  Ma nell'inverno del  1899 un cataclisma sen- za precedenti desoló quelle terre,  riducendo in cosi misero stato le Mis- sioni  Salesiane,  che  solamente  una  fede  eroica  nella  santitá  del  loro apostolato  e  una  totale  conformitá  al  volere  di  Dio  poteron  sostenere il coraggio  di Mons.  Cagliero  e dei  Missionari,  sicché  dopo  l'immane sciagura  avessero  animo  di  ripigliare  da  capo  un  lavoro  costato  tanti anni di sacrifici.  Verrebbe quasi da pensare che alia vigilia di feste giu- bilari  per il  primo venticinquesimo  delle Missioni  Salesiane il nemico d'ogni  bene  volesse  sfogare  il  suo  livore,  provocando  una  catástrofe come  quella  di  Giobbe,  fatta  eccezione  delle  vittime  umane.  Narre- remo  i  fatti  con  la  dovuta  sobrietá,  sulla  scorta  di  corrispondenze  pri- vate,  resé  anche  pubbliche  dal  Bollettino  ( 1 ). II  cataclisma,  come  suona  il  vocabolo  stesso,  fu  un'inondazione  o una  serie  d'inondazioni  dovute  alio  straripamento  di  parecchi  fiumi. Quella del Rio Negro dovette essere bene spettacolosa,  e a chi  la vide, parve  che  il  mare,  rotte  le  naturali  barriere,  si  fosse  spinto  fino  alie (1)  Numeri  di  setiembre,  ottobre,  dicembre  1899  e  gennaio  1900. 56 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Disastrose  devastazioni  nelle  Missioni  della  Vatagonia remote  Cordigliere  andine  per  portare  battaglia  a  cosi  gigantesche  mon- tagne.  Si pensi  che  dalla confluenza del Neuquén  con  il  Limáy,  la quale da  origine  al  Rio  Negro,  questo  fiume  smisurato  corre  la  bellezza  di 1200  chilometri  per  buttarsi  néll'Atlántico  e  che  su  tanto  spazio  si estese  la  piena  delle  acque.  L'immane  allagamento  fu  causato  da  piog- ge  torrenziali  e  da  precoce  sgelo  di  nevi  nei  mesi  di  maggio,  giugno  e luglio,  quando  si  é  laggiü  nella  stagione  invernale.  Impetuose  colonne di  acqua  si  rovesciavano  negli  affluenti  maggiori  e  minori,  i  quali,  pre- cipitandosi  nell'unico  álveo,  gonfiavano  la  corrente  a  segno,  che  le sponde,  non  contenendo  la  vorticosa  mole,  la  mandavano  a  portare  lo sterminio  tutto  all'intorno. Ma  piü  che  la  vista  dello  spettacolo,  importa  a  noi  conoscerne i  disastrosi  effetti.  La  valle  del  Rio  Negro,  vasta  quasi  come  PItalia, aveva  qua  e  la  paeselli  in  embrione  e  non  pochi  stabilimenti  pasto- rali  e  agricoli,  e  dalle  acque  emergevano  qua  e  la  di  tratto  in  tratto belle  e  fertili  isole,  coperte  di  esuberante  vegetazione.  Orbene  case, campi,  pascoli,  piantagioni  e  armenti,  tutto  fu  travolto  dalla  piena; a  grande  siento  poterono  mettersi  in  salvo  gli  abitanti,  guadagnando precipitosamente  le  al  ture.  Su quelle  rive  fiorivano  parecchie  Missioni Salesiane,  delle  quali  abbiamo  nárrate  le  origini  e  gli  sviluppi  nel  pre- cedente  volume,  e  nessuna  ne  risparmió  la  terribile  inondazione.  Alie due  estremitá  del  Rio  Negro  stavano  Roca  e  Viedma,  e nel  mezzo  Co- nesa  e  Pringles;  ma  imperversarono  anche  il  fiume  Neuquén  contro Chos-Malál  e  Junin  de  luo  Andes,  e  il  fiume  Chubut  contro  Rawson. Diciamo  primieramente  di  queste  tre  ultime  Missioni,  delle  quali, come  delle  altre,  furono  giá  date  notizie  topografiche  e  demografiche nell'accennato  volume. Le  due  residenze  di  Chos-Malál  e  di  Junin  de  los  Andes  furono le  meno  provate.  A  Chos-Malál  soffersero  danni  la  chiesetta  e  gli  edi- fici  della  Missione,  come  tutte  le  case  del  paese;  ma  nessuna  distru- zione  completa.  Piuttosto  va  segnalato  il  sangue  freddo  del  buon  Don Gavotto,  che  anche  nei  giorni  di  maggior  burrasca,  quando  le  acque rumoreggiavano  da  ogni  parte,  non  ismise  di  daré  missioni  in  lungo  e in  largo.  A  Fortin  Guanaco,  fermato  dal  diluviare  delle  piogge,  poco mancó  che non  perdesse  la vita insieme  con  il  suo  catechista.  Nel  cuore 57 3  CERIA,  III Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IV della notte,  svegliati  di  soprassalto  da  forti  spruzzi  che  battevano  sul tetto,  balzarono  dal  loro  misero  giaciglio  e  al  buio,  in pantaloni  e  ca- micia,  dato  di  piglio  a  quanto  li  per  li  poterono  afíerrare,  scapparono su  d'una  collina,  donde  videro  pochi  minuti  dopo  crollare  la  casa.  A Junin  l'acqua  allagó  l'abitazione  dei  Missionari,  ma  senza  danneg- giarla  troppo. Ben di peggio avvenne a Rawson nel Chubut.  II  23  luglio un pub- blico bando  avvertiva che era imminente una inondazione;  ma la popo- lazione  non  vi  fece  gran  caso,  perché  i  vecchi  ricordavano  come  quat- tordici  anni  prima  tutto  fosse  finito  in  pochi  centimetri  d'acqua  sul suolo;  e  quindi  si  badó  solo  ad  assicurare  l'interno  delle  case,  chiu- -  dendo  meglio  le  porte  e  levando  da  térra  gli  oggetti.  Ma  quale  sor- presa la mattina del  27,  quando  la corrente  irruppe nel  paese,  raggiun- gendo l'altezza di un metro e mezzo e durando poi cosi per otto giorni! I  ragazzi  del  Collegio,  avvoltisi  in  coperte  e  guidati  da  un  chierico, fuggirono  sopra  un  poggio  vicino,  dove  una  famiglia  véneta  offerse loro  asilo  sopra il fienile. Delle  Suore le une vennero ricoverate in una stanza  presso  la medesima  famiglia,  le  altre  nella  casa  di  un  buon  ge- no  vese.  II  Direttore  Don  Franchini  poté  appena togliere  dal  taberná- culo il  Santissimo  e torre  alcuni  oggetti  sacri,  indi  raggiungere  i  suoi. Alio  scemare  delle  acque,  tutte  le  case  erano  diroccate.  La chiesa  sola stava ancora in  piedi,  ma in pessime  condizioni.  II  Collegio  salesiano era  in  massima  parte  distrutto,  interamente  quel  delle  Suore.  Si  pro- spettava  allora  la triste  necessitá  di  dover  rimanere  chi  sa  per  quanto tempo in tali  condizioni  di vita;  perció il Direttore,  raccomandati  alia carita dei  vicini  e alie buone provvidenze  delle Autoritá Don Nicolao Carreña e un chierico  e due giovani ricoverati,  che si fermavano a cu- stodire dalla collina la chiesa e gli avanzi della casa, condusse a Buenos Aires  undici  orfanelli  e  ando  a bussare  alia porta del  Collegio  Pió  IX in Almagro.  Lo  stesso fecero le  Suore,  rifugiandosi ivi nel loro Istituto con alcune povere fanciulle.  II viaggio era stato lunghissimo  e penosis- simo  per  térra  e  per  mare.  Benché  confortati  dalla  generositá  di  varié persone,  fra  cui  un  protestante  di  buon  cuore,  e  dalla  cordialitá  degli ufEciali del piróscafo,  sul quale avevano navigato, giunsero in uno stato da  far  pietá.  L'Ispettore  Don  Giuseppe  Vespignani,  accoltili  paterna- 58 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Disasirose  devastazioni  nelle  Missioni  della  Patagonia mente, fece loro ben presto obliare "  la noia e il mal de la passata via ". Né vi  furono perdite  solo  a Rawson.  L'inondazione,  piombata puré su  Gainan,  centro  della  Colonia Gállense,  distrusse  in  poche  ore  tutte le  case,  non  dando  tempo  agli  abitanti  di  salvare  nemmeno  le  cose piü  necessarie  alia vita.  Cola i  Missionari  avevano  edificato  una  cap- pella, tanto cara ai Cattolici frammisti a quegli Anglicani;  ma del sacro edificio non restó piü che un mucchio di macerie. Intanto a Rawson Don Carreña fece costruire sulla collina una casetta di  legno,  aspettando  che  fosse possibile  discendere  al  piano,  il  che  av- venne  solo  1'8  maggio  del  1900.  Nel  frattempo  era  stato  riattato  il pezzetto  superstite  della  casa,  si  da  far  posto  sufficiente  a  quattro  per- sone.  Tornarono  le  suore,  aggiustandosi  anch'esse  alia  meglio;  tornó il Direttore con Don Mario Migone, che dopo alcuni mesi lasció a capo della Missione,  essendo  stato  egli  destinato  ad  altro  ufflcio.  Ma l'inon- dazione  materiale  aveva prodotto  anche  quella spirituale;  durante  circa un  anno,  trascuranza,  abbandono  e  discordie  avevano,  per  cosi  diré, inondato  gli  spiriti,  sommergendoli nelPindifferenza religiosa.  Lo  zelo paziente  dei  Missionari  ne  ravvivó  a  poco  a  poco  la  fede  e  la pietá. Assai  piü  desolanti  rovine  seminó  l'inondazione  per  la  valle  del Rio  Negro.  La  Missione  di  Roca,  piü  vicina  alia  confluenza  del  Neu- quén e del Limay,  fu la prima a sperimentarne gli  effetti.  I  robusti ter- rapieni, nei quali fidava la popolazione, non servirono a milla;  investiti dall'impeto  delle  onde,  cedettero  e  rovinarono,  sicché  l'acqua  si  ri- versó nelle vie,  obbligando tutti  a precipitosa fuga.  In meno che non si dica,  scomparve  sotto  quel  diluvio  la  bella  colonia  agricola  di  Don Stefenelli:  crollati  un  grande  magazzino  e  una grandiosa tettoia  di  re- cente costruzione per la scuola agronómica;  sotterrati  due mulini  con il loro motore;  asportata la casa del mezzadro;  tutti  i  fertili  terreni  scon- volti e coperti da monti di arena.  Questo era accaduto il 31  maggio;  ma il  peggio  doveva ancora venire.  Per un mese  e  mezzo  le  acque  a inter- valli  si  abbassavano  e  si  alzavano,  senza che  arrivassero  a lambire  gli edifici della cittá;  ma il  16 luglio circolarono voci  di  spavento.  Si  di- ceva che in una localitá detta Paso  de los  Indios,  a 600  chilometri  da Roca,  il Neuquén fosse  cresciuto  sette metri  sopra il  livello  ordinario. L'interruzione del  servizio  telegráfico  impediva  di  appurare  la notizia: 59 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IV l'incertezza  aumentava  la  paura.  Borghesi  e  militari  si  diedero  a  eri- gere  dighe.  La  minaccia  si  avvicinava  davvero:  urgeva  ai  nostri  prov- vedere.  Don  Stefenelli  ordinó  alia  comunitá  di  preparare  súbito  la  fuga verso  una  catena  di  colline  a  due  chilometri  da  Roca.  Due  carri,  che trasportavano  quanto  in  fretta  e  furia  si  era  potuto  caricarvi  sopra, avevano  appena  lasciato  la  cittá,  che  l'acqua,  rotti  gli  argini,  si  rove- sciava nelle vie,  invadendo la case.  II Direttore,  date le disposizioni per salvare  le  sacre  Specie,  raggiunse  a cavallo  la  caro  vana  de'  suoi  e  corsé avanti  a  preparare  gli  alloggiamenti.  Intanto  la  piena  ingrossava  di minuto  in  minuto.  Due  sacerdoti,  incaricati  di  consumare  le  Specie  eu- caristiche,  quando  si  disponevano  a  compiere  tale  atto,  udendo  il  fra- gore  delle  acque  e  gli  urli  della  gente,  compresero  che  dovevano  far presto,  se  volevano  trovare  scampo. Sull'imbrunire  di  quella  triste  giornata  cominciarono  i  crolli  delle case;  l'eco  dei rimbombi giungeva all'orecchio  dei nostri.  Speravano  che almeno  la  chiesa,  nuova  e  di  robusta  costruzione,  avrebbe  resistito; ma  verso  la  mezzanotte  cadde  il  campanile  e  il  giorno  dopo  di  buona ora anche  la chiesa scomparve.  Di li  a poco  si vide  solleyarsi una bianca nube  di  polvere  e  si  sentí  un  gran  tonfo:  erano  rovinati  il  Collegio Salesiano  e  il  Collegio  delle  Suore.  Quattordici  anni  di  sudori  e  di  sa- crifici  ridotti  al  niente!  Nei  giorni  successivi  la  piena  continuó  a  cre- scere,  distruggendo  gli  ultimi  edifici,  che  avevano  opposto  maggior resistenza.  Di  Roca  piú  non  rimaneva  pietra  sopra  pietra. I  nostri  profughi  vissero  quindici  giorni  in  un  asilo  di  fortuna. Eran  settanta  i  ragazzi.  Non  si  avevano  tende  nemmeno  per  le  Suore. II  vitto,  giá  scarso,  venne  a  mancare  quasi  interamenté.  Patirono  la vera fame.  Finalmente  il  Direttore  prese  una  enérgica  risoluzione.  Tro- vad  a  caro  prezzo  quattro  carri,  vi  fece  montare  tutti,  e  via per  Choele- Choél,  chi  si  sapeva  essere  stato  risparmiato  a  motivo  della  sua  ele- vata  posizione.  II  viaggio  duró  sette  giorni;  ma  quale  viaggio!  Strade impraticabili,  monti  brulli,  nessun  vestigio  umano,  difetto  di  cibo  e non  una  goccia  d'acqua.  I  carrettieri  mandavano  uomini  a  cércame, ma  non  tornavano  mai.  Gli  orfanelli  avevano  le  labbra  gonfie  per  la sete.  Una  férvida  preghiera  a  S.  Giuseppe  ottenne  la  grazia:  finita  la 60 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Disastrose devastazioni nelle Missioni della Patagonia supplica, ecco in lontananza una delle mulé col barile. Un grido di gioia salutó  il  dono  della  Provvidenza. A Choele-Choél si rifocillarono; ma quella non era la meta: do ve- vano  andaré  a  Bahia-Blanca.  Per fortuna  c'era  il  treno.  La  Salesiani  e Suore  si  ritrovarono  nuovamente  in  famiglia  fra  le  mura  ospitali  dei rispettivi  Collegi.  Ebbero  anche la  grata  sorpresa  d'incontrarvi  Mons. Cagliero, il quale, vero angelo consolatore, li assicuró che la loro cara e fiorente Missione  sarebbe a ogni costo risorta. Difatti,  con i mezzi che diremo,  risorse,  ma  spostandosi  dal  luogo  primitivo,  perché  Roca  fu riedificata  tre chilometri  piü  in  la  dal  posto  occupato  precedentemente. A circa  600  chilometri da Roca si  trovava la Missione di  Conesa. La notizia che la vorticosa alluvione si avvicinava, mise in orgasmo la popolazione,  che  corsé  tutta  a  innalzare  argini  di  térra;  ma  il  primo urto li spazzó via e le acque  sommersero la parte bassa del paese, dove le  case,  essendo  fabbricate  con  mattoni  crudi  e  quindi  poco  solide, furono  in  un  batter  d'occhio  sconquassate  e  inghiottite.  I  Salesiani  e le Suore, che occupavano una piccola altura,  sperando di non essere tra- volti,  apersero le loro  abitazioni  agli inondati e pericolanti.  Ma  il  ter- ribile  elemento  saliva,  saliva,  inondava  cortile,  giardino,  lavandería, cucina e toccava la soglia della cappella.  Allora il Direttore, Don Be- raldi,  consúmate  le  sacre  particole,  convertí  la  cappella  in  dormitorio e  diede  ricovero  al  maggior  numero  possibile  di  persone.  Poi  fortuna- tamente  l'acqua  prese  a  diminuiré,  incanalandosi  nel  letto  del  fiume senza  causare  altri  danni.  Allora  Don  Beraldi,  chiamato  a  far  parte della Commissione di soccorso,  atiese con i  suoi confratelli a  sollevare le miserie dei poveri danneggiati, acquistandosi nuovi titoli alia ricono- scenza della popolazione. La Missione di Pringles, posta fra Conesa e Patagones, fu investita tre  volte  dalla  impetuosa  piena.  Vi  erano  anche  la  Collegi  per  ambi  i sessi  e  una  bella  chiesa.  Nei  due  primi  assalti  questi  fabbricati,  sor- gendo  sopra una piccola  elevazione,  rimasero illesi;  ma nel  terzo ven- nero  allagati.  II  Direttore  Don  Aceto,  che  questo  aveva  preveduto, era  volato  a  Viedma  per  ottenere  dal  Governatore  mezzi  opportuni a  fronteggiare  il  pericolo,  ma  non  fece  ritorno  in  tempo.  La  sua  as- senza  fu  disgrazia  aggiunta  a  disgrazia.  Egli  avrebbe,  oltre  al  resto, 61 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IV vrebbe rialzato di parecchi metri il livello dell'alluvione.  Allora il Go- vernatore  ingiunse  a  quanti  erano  ancora nella  casa,  che  assolutamente dovessero  sgombrare  e  senza  il  menomo  indugio.  Bisognó  obbedire. Con lo  schianto nel  cuore Don  Vacchina issó  sulla torre  la bandiera  a mezz'asta,  ed  ecco  tostó  apparire  una barca  con  marinai,  che  avevano l'incarico  di  trasportare  tutti  a  bordo  di  un  secondo  piróscafo,  coope- rante col primo nel salvataggio.  Cosí Salesiani e Suore,  alunni e alunne si  trovarono  riuniti  nelle  rispettive  case  a Carmen  de Patagones.  Que- sta  cittá,  situata  sulla  sponda  sinistra  del  Rio  Negro  e  dirimpetto  a Viedma,  non  presentava  alcun  pericolo,  sorgendo  su  colli  arenosi  a trentacinque  metri  dal  livello  del  fiume. Mentre  a  Viedma  le  onde  incalzate  dalle  onde  irrompevano  negli ambienti  del  Collegio,  sopravvenne  un'altra  calamita:  si  sollevó  un vento  furioso  che  per lo  spazio  di  quarantotto  ore  non  solo  fini  di  ab- battere le pochissime  case  superstiti,  ma  spinse  anche grossi  cavalloni sulla parte  di  Patagones  piü  vicina  al fiume,  dove  i  fabbricati,  benché solidissimi,  soccombettero  tutti;  i  Salesiani  puré  vi  perdettero  un  edi- ficio  di  loro  proprietá. A  Patagones  i  nuovi  arrivati  ebbero  a  patire  grande  penuria.  Le caritatevoli Dame di  S.  Vincenzo  de'  Paoli  somministravano loro  quo- tidianamente  ottanta  chilogrammi  di  carne,  l'alimento  principale  del paese,  e  cinquanta  chilogrammi  di  galletta;  ma  le  bocche  erano  tre- cento.  Le acque presero a scemare il giorno 29;  questo pero non voleva diré  che  si  potesse  pensare  a  un  prossimo  ritorno  nell'abbandonata sede.  Essendovi  urgente  bisogno  di  medicine  e  di  disinfettanti,  Don Garrone e il coadiutore Massini  s'arrischiarono  ad attraversare il  fiume ancora molto  impetuoso,  e,  giunti  alia casa,  fecero  due  brutte  scoperte. I  ladri  nella  notte  precedente  l'avevano  messa  a  ruba,  vuotando  i depositi  dei  laboratori.  Non  basta:  per  entrare  dovettero  combattere con una turba di gatti,  di cani e di altri animali affamati,  che vi avevano cercato rifugio e salvezza,  come in un'arca di Noé.  Trágico poi fu il ri- torno.  La loro  barchetta,  cacciata dalle  onde in una fitta selva di  salici e  pioppi,  si  capovolse.  L'energico Don  Garrone  si  afierro  ad un ramo sporgente dall'acqua,  e il coadiutore si attaccó a una gamba di lui, men- tre  il  barcaiolo,  piü furbo,  gli  saltava  sulle  spalle.  Una posizione  cosi 64 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Disastrose  devastazioni  nelle  Missioni  della  Patagonia critica  duró  non  poco  tempo.  Uno  degli  accennati  vapori,  scorto  da lungi  il  pericolo,  mandó  una  barca;  ma  la  corrente  la  trascinó  molto lontano.  L'altro  vapore  ne  lanció  una  seconda,  che  arrivó  a  prendere su  i  naufraghi,  trasportandoli  a  Patagones.  Verso  la  meta  di  agosto, rientrate le acque nell'immenso álveo del fiume, vari  Salesiani, attraver- sando  pozzanghere  e  passando  sopra  macerie  d'ogni  genere,  ritorna- rono  alia  casa  per  metter  mano  ai  lavori  di  restaurazione:  impresa  di non  poca fática  e  di  non  breve  durata. Ricapitolando.  L'estensione  delle  valli  inondate  superó  i  cento- mila chilometri quadrati.  Le acque avvolsero e tiraron© nelle loro onde campi  e pascoli,  case e  stabilimenti,  paesi  e cittá,  tutto  quanto insom- ma la mano dell'uomo ave va coltivato o fabbricato. Non meno di tren- tamila persone  dovettero  fuggire  con  gli  armenti  che  poterono  salvare, soffrendo  privazioni  d'ogni  sorta  e  perdendo  molto  bestiame  e  tutti  o quasi  tutti  gli  averi.  Dei  Salesiani  chiese,  cappelle,  collegi  e  scuole o furono preda delle  onde  o  rimasero in pessimo  stato.  Viedma  stette tre giorni  sotto  le  acque  divoratrici,  le  quali  invasero  dei nostri  la chiesa parrocchiale,  due cappelle interne,  scuole,  laboratori,  cucine,  refettori, cortili  e l'ospedale;  rispettarono pero il  secondo  e terzo piano del  Col- legio,  salvato dalla sua colossale e forte costruzione.  Bastarono  a stento quaranta giorni  e  le  braccia  di  cinquanta persone  per  togliere  il  fango, puliré  e  riparare.  II  vicino  podere  di  diciotto  ettari,  principale  mezzo di  sussistenza,  era distrutto.  Rimessa un po'  in ordine la casa,  che  ab- bracciava  un'area  di  dodicimila  metri  quadrati,  ritornarono  a  piccole frotte  da Patagones  i  Missionari,  i  maestri  con i  loro  alunni,  le  Suore con  le  loro  orfanelle,  e  rientrati  ringraziarono  il  Signore  e  Maria Au- siliatrice  d'aver  conservato  in  mezzo  all'universale  distruzione  il  loro caro nido  ( 1 ). Si  domanderá  naturalmente  come  mai  in  si  straordinario  scompi- glio  mancasse  a  Viedma  la  presenza  animatrice  di  Mons.  Cagliero.  I suoi  do  veri  lo  teñe  vano  occupato  altrove  e  molto  lontano.  Nell  'in- vernó  soleva visitare  le  Case  dell'Argentina,  Paraguay,  Uruguay,  Bra- sile e di altre Repubbliche.  Era partito da Viedma il  13  giugno e quan- (1)  La  capitale  del  territorio  fu  trasferita  provvisoriamente  a  Choele-Choél. 65 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IV do  incontró  a Bahia Blanca i  profughi  di  Don  Stefenelli,  non immagi- nava certo il subisso di guai riserbato alia sua Viedma. Durante l'inonda- zione  il  suo  rappresentante  Don  Vacchina tenne  con  lui  un'attivissima corrispondenza  telegráfica,  comunicandogli  le  fasi  della  piena  e  rice- vendone  ordini.  Monsignore  intanto  richiamava  l'attenzione  del  Go- verno Fedérale su quello che avveniva,  e svegliava la carita dei buoni. Quindi  visite  ai  Ministri  e  al  Presidente  della  Repubblica,  circolari alie  famiglie  civili  e  religiose,  appelli  a  Istituzioni  di  beneficenza.  Af- fluirono  súbito  aiuti  da  piü  partí,  non  solo  per  i  Salesiani,  ma  anche per  tutti  i  danrteggiati.  Ogni  cosa  veniva  consegnata  a  Monsignore, che  rimetteva  tutto  aU'ottimo  Governatore  della  Patagonia,  e  questi per  mezzo  della  Commissione  Céntrale  di  Previdenza  e  di  Soccorso, da  lui  presieduta,  faceva  le  opportune  distribuzioni. I  Salesiani  ricevettero  la parte loro;  ma  si  comprende  bene  che  la carita della Capitale,  divisa in  tanti  rivoli,  non  poteva bastare  ai  loro bisogni  vicini  e lontani,  immediati  e futuri.  Perció Don Rúa il  24  ot- tobre  1899,  comunicando  ai  Cooperatori  la  prossima  partenza  di  ses- santa  nuovi  Missionari,  pigliava  occasione  per  rivolgere  un  caloroso invito  ad  aiutare le Missioni  della Patagonia;  sulla qual  cosa insistette poi  nella  sólita lettera  del  capodanno.  Inoltre  in  una lettera  edificante del  20  gennaio  1900  alie Case  Salesiane raccomandava una pratica piü stretta  della  povertá  religiosa,  inviando  a  lui  i  risparmi  cosi  ottenuti insieme  con  eventuali  ofíerte  spontanee  di  allievi.  Di  queste ultime  si lessero  alcuni  simpatici  esempi  nel  Bollettino  italiano  (1).  II  mede- simo Bollettino  ritornó piü volte  sull'argomento;  anzi  stampó  e difíuse un'apposita cartulina,  illustrata in  fronte  e  recante  a tergo  una nota  sul disastro  e  sulle  sue  conseguenze. II desiderio di rimettere in efficienza al piü presto le Missioni rovi- nate  e  quindi  la necessitá  di  pronti  e  validi  soccorsi  consigliarono  a Mons.  Cagliero di mandare in Europa Don Vacchina:  la viva voce di un Missionario  proveniente  dal  teatro  stesso  della catástrofe  avrebbe  avuto la maggiore eíflcacia.  Giunto che fu,  il Prefetto Genérale Don Belmonte (1)  Gennaio  e  febbraio  1900  (collegiali  di  Intra  e  di  Lanzo  Torinese,  alunne  interne ed  esterne  delle  Suore  di  Cásale  Monferrato,  oratoriani  di  Pisa  e  di  S.  Francisco  di  Cali- fornia ). 66 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Disasírose  devastazioni  nelle  Missioni  della  Fatagonia il 28  dicembre  1899 lo raccomandó  ai Direttori  delle Case con una sua Circolare  litografata,  che  cominciava cosi:  « É  qui  fra noi  da  qualche settimana  il  nostro  caro  confratello  Don  Vacchina,  Missionario  della Patagonia,  inviato  espressamente  da Mons.  Cagliero  per  cercar  elemo- sine  in favore  delle nostre  Missioni,  state  cosi  gravemente  danneggiate dalla  spaventosa inondazione  del  Rio Negro.  Sopra tutto  i  nostri  Mis- sionari dimandano la carita per le tredici  chiese delle Missioni  rimaste interamente  diroccate  e  spogliate  di  tutti  gli  arredi  sacri.  Ció  che l'ac- qua  non  distrusse,  fece  marcire  nei  cassoni  delle  sagrestie  o  disperse fra  i  campi.  E  quel  poco  che  i  Salesiani  nella fuga  avevano  procurato di  collocare  al  sicuro,  venne  purtroppo  derubato  di  nottetempo  da  au- daci ladri barcaioli. Cosicché ora si tro vano sprovvisti di chiesa, di alta- ri,  di paramenti,  di tutto insomma il necessario per le  sacre funzioni.  I poveretti,  se  molto  debbono  soffrire  per  la  privazione  d'ogni  cosa, assai  piü soífrono per essere privi della cappella e del conforto di  Gesú Sacramentato in mezzo  a loro.  A nome perianto  del  Sig.  Don Rúa,  dei Missionari  e Missionarie faccio  appello  al tuo buon cuore di voler pre- sentare  questa  miseranda  condizione  delle  Missioni  Salesiane  a  Sacer- doti,  a pie  signore,  a Comitati,  ad  Istituti  ed Educandati  religiosi  ed a tutte  quelle persone  che  stimerai  conveniente,  pregándole  con  istanza di  venire  in loro  aiuto,  offrendo  qualche  oggetto  di  chiesa  ».  Fatto  poi un  particolareggiato  elenco  di  tali  oggetti,  continuava:  « Mons.  Ca- gliero  é  ritornato  a  Buenos  Aires  in  cerca  di  soccorsi  per  riedificare case  e  per  sostentare  parecchie  centinaia  di  persone  che  si  trovano  a suo  carico.  Noi  di  qui  stiamo  provvedendo  lingeria,  stoffe  per  abiti, calze,  mutande,  corpetti  a  maglia,  scarpe,  cappelli,  attrezzi  pei  labo- raron,  macchine,  strumenti,  medicinali per l'ospedale,  e tante altre cose necessarie.  Cosi fra tutti  speriamo  di  rimediare  alquanto  al grave  disa- stro  che ci ha colpiti  e di  sollevare dalla miseria in cui  sonó  cadute,  le nostre povere Missioni ». Da ultimo nei  1901,  Don  Milanesio,  venuto  in  Italia dopo  venti- cinque  anni  di  ministero  nell'America,  dei  quali  ventidue  nella Pata- gonia,  fece  qua  e  la  conferenze  e  visite,  per  ottenere  nuovi  sussidi, che  permettessero  di  terminare  quanto  restava  ancora  da  condurre  a compimento.  Intanto  i  Missionari,  senza  aspettare  che  tutto  fosse  in 67 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IV ordine,  avevano  ripreso  il  loro  apostolato,  supplendo  con  maggiori sacrifici  a  quello  che  tuttora  mancava.  Cosí,  grazie  alia  generositá  dei benefattori,  all'energia del Vicario Apostólico e  al buon volere  di  tutti, le  Opere  colpite  risorsero  e  rifiorirono Rifatte  si  come  piante  novelle Rinnovellate di novella fronda ( 1 ) . (1) Purg., X X X I I I , 143-4. 68 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  V

Nuove  opere  nella  Svizzera,  nel  Belgio,  in  Francia  e  nella  [ e  ore Spagna  durante  il  1899-900.  iserab priva della  sua  importanza,  compresa la  prima,  che,  esaurito  in  pochi  ^  ^   r anni  il  proprio  compito,  merita  di  essere  conosciuta  ne'  suoi  pardeo-  ñero . lari  per  la  sua  no  vita.  Vita  ancor  piü  breve  toecó  a  due  Opere  fran- cesi;  ma,  essendo  state, come altre piü  antiche, vittime della violenza, .  .  .  tto  pe debbono  almeno  sopravvivere  nel  buon  ricordo.  Veramente  per  il   e   \{ stt 1900  Don  Rúa  nella  lettera  annuale  aveva  manifestato  il  proposito  di  ho v non aprire nuove Case o Missioni;  aveva tuttavia fatto una riserva per  l tuttl casi  di  urgente  necessitá  o  di  impegni  assunti  per  l'anno  antecedente, ma  non  potutisi  mantenere. N  e  l  1899  i  Salesiani  furono  chiamati  a  un'Opera  di  assistenza  reli-  denaro giosa  e  sociale,  se  non  nuova  in  sé  per  loro,  nuova  nella  forma  (  1  )  .   5anl i--  1  1  1  1  1  1  era  gri Erano cominciati nel maggio del  1898 i lavori della gigantesca gallería,  1 0  cor che attraverso alie viscere del Sempione sboccando a Briga nel Cantone del  Valiese,  avrebbe  messo  l'Italia  in  comunicazione  con  la  Svizzera   ie   P m occidentale e quindi con l'Europa del Nord.  Sul versante elvetico lavo-  j. ravano  piü  di  duemila  operai  italiani,  molti  di  loro  con  le  mogli  e  i   n [. In figli. Senza un sacerdote che li capisse, ignari della lingua del paese che  ti dive era  la  tedesca,  esposti  alie  insidie  di  protestanti  e  socialisti,  che  veni-   into vano  dall'Italia  a  far  propaganda  delle  loro  idee,  in  mezzo  a  incentivi  , an ¿ a di vizi, muovevano a pietá non solo i Pastori di anime, ma anche laici sensati  e  perfino  qualche  eterodosso.  Ecco  perché  la  " Dante  Ali-  1 l  e  pe] (1)  Italia Keale-Corriere Nazionale,  24 e 28 luglio, 2,  7  e  11  agosto  1899. Bollettino  altani Salesiano,  maggio  1900,  settembre  1901,  maggio  1904.  aiianí 69 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo V la Missione  Cattolica fra  gli  operai  italiani  a Zurigo;  ma fu per  poco tempo.  Richiamato  a  Torino  nel  1907  per  curare  la  sua  salute  molto scossa,  sofferse  con  eroica  pazienza  acutissimi  dolori,  finché il  7  gen- naio  chiuse  santamente  una  vita tanto  laboriosa  e  meritoria. Nel  Belgio  la  diócesi  di  Liegi  ebbe  una  terza  Casa  Salesiana  sui generi's,  aperta nel  maggio  del  1900;  naturalmente  anche  di  questa fu promotore il grande Vescovo Doutreloux.  Ci  dia egli  stesso notizia dei precedenti  che  condussero  alia fondazione;  alcuni  passi  di  una sua  cara corrispondenza con Don Rúa ci  diranno  quanto basta. 16  agosto  1897.  -  La  nostra  Casa  di  Liegi  continua  a  essere  benedetta  dalla Provvidenza,  corrispondendo  sia  alie  grazie  che  riceve  sia  a  tutti  i  miei  desideri. II  piccolo  noviziato  di  Hechtel  mi  soddisfa  puré  interamente,  né  dubito  che  si accresca  presto,  perché  vi  si  ama  e  vi  si  serve  il  Signore. I  miei  buoni  cattolici  e  l'eccellente  Vicario  foráneo  di  Verviers  desiderano vivamente  di  ottenere  due  o  tre  Salesiani,  che  si  occupino  delle  loro  Opere giovanili  per  artigiani  e  operai,  prendendone  la  direzione.  Sonó  Opere  fiorenti, ma  che  io  debbo  affidare  a  un  viceparroco,  il  quale  non  ha  sempre  l'autoritá  e il  tempo  necessari  per  dedicarsi  a  questa  importante  Missione.  Verviers  é  una cittá  industríale  di  40.000  anime,  dalla  quale  dipendono  senza  soluzione  di  con- tinuitá  alcuni  villaggi  industriali  con  piú  di  50.000  anime.  É  dunque  un  cen- tro  importantissimo.  Gli  abitanti,  alcuni  sopratutto,  sonó  di  una  generositá  fe- nomenale,  quando  si  tratta  di  stabilire  e  mantenere  le  loro  Opere  di  morale utilitá.  Qualora  la  cosa  vi  fosse  possibile  súbito  o  alia  piü  breve  scadenza,  io vi  sarei  riconoscentissimo,  se  voleste  accogliere  questa  domanda  che  faccio  mia. I  vostri  religiosi  vi  troverebbero  alloggio  gratuito  e  assai  conveniente  nel  lócale stesso  dell'azione  cristiana  operaia,  la  piü  importante  della  cittá.  Io  credo  che tale  residenza  sará  il  principio  di  una  Casa,  dalla  quale  avremo  entrambi  fra breve  grandi  consolazioni,  perché  procurerebbe  moka  gloria  e  guadagnerebbe molte  anime  a  Nostro  Signore. Verviers  ha  conservato  un  fondo  di  fede  che  é  notevole  in  mezzo  all'in- dustria;  mi  ricordo  che  al  tempo  della  mia  infanzia  si  recitava  il  rosario  e  si cantavano  lodi  sacre  in  tutte  le  fabbriche.  Ora  purtroppo  non  é  piü  cosi;  ma esiste  un  fondamento  di  religione,  sul  quale  si  puó  riedificare.  Vi  é  un'imma- gine  miracolosa  della  Vergine  invocata  sotto  il  titolo  di  Madonna  della  Mise- ricordia  e  né  veggo  ora  una  riproduzione  qui  nel  mió  ufflcio:  metto  nelle  sue mani  la  preghiera  che  vi  rivolgo.  Tutta  bontá  e  potenza,  questa  buona  Madre si  ricorderá  di  essere  la  mia  cara  Ausiliatrice  e  vi  dará  modo  di  accomodar questo  aífare  secondo  il  mió  ardente  desiderio. 23  gennaio  1898.  -  Ogni  nuovo  anno  mi  fa  ripensare  ai  benefici  che  la  mia cittá  e  diócesi  han  ricevuto  Panno  innanzi  dalPapostolato  esercitatovi  dalla  fa- 76 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Consacrazione  dell'America  Latina  e  dei  Salesiani  al  S.  C.  di  Gesü con  loro  quale  rappresentante  di  tutte  le  Missioni  Salesiane  di  Ame- rica.  Una  grande  moltitudine  di  gente  stipava  il  tempio.  Montó  in pergamo  il  Vescovo  di  Ancud  Raimondo  Angelo  Jara.  Avuto  riguardo alia  parte  piü  autorevole  del  suo  uditorio,  parló  per  quaranta  minuti in  buon  latino  dei  beneíici  che  provengono  ai  singoli  individui  e all'intera  societá  dalla  divozione  e  consacrazione  al  Sacro  Cuore  di Gesü.  Dopo,  mentre  l'orchestra  cantava  le  litanie  del  Sacro  Cuore, procedette  all'altare  il  Cardinal  Parocchi,  Vicario  di  Sua  Santitá e  Protettore  della  Congregazione.  Esposto  il  Santissimo  e  fatto  un  po' di  adorazione,  l'Arcivescovo  di  Messico,  Presidente  in  quel  giorno del  Concilio  (1),  les  se  in  lingua  latina  la  formula  di  consacrazione, ripetuta  frase  per  frase  dagli  altri  Padri.  Dopo  la  benedizione  euca- ristica  i  Vescovi  e  il  Cardinale,  usciti  dal  presbiterio,  sfilarono  con gli  altri  sacri  ministri  torno  torno  alia  chiesa  e  si  ritirarono  nella sagrestia  fra  la  devota  ammirazione  del  pubblico. Intanto nel  cortile  la banda musicale  dell'Ospizio  eseguiva di verse sinfonie.  I  Vescovi,  deposti  gli  ornamenti  episcopali,  si  recarono, fra  un  corteggio  d'invitati,  in  un  salone  decorato  con  bandiere  di  tutte le  Repubbliche  dell'America  Latina.  Ivi  fu  servito  un  decoroso  rin- fresco.  Faceva  gli  onori  di  casa  Don  Rúa,  assistito  dal  Procuratore Don  Cagliero.  II  Rettor  Maggiore,  molto  festeggiato  dai  Prelati,  lasció in  essi  la piü  soave  impressione. I  Vescovi,  quando  in  loro  viaggi  per  l'Italia  passavano  dov'erano Collegi  salesiani,  non  mancavano  mai,  potendo,  di  recarsi  a  visitarli. In previsione di  questo,  Don Belmonte  aveva  avvertiti  i Direttori  (2): «  I  Vescovi ed Arcivescovi  di  quelle  Repubbliche,  in genérale,  furono e  sonó pei  nostri  Confratelli  veri  benefattori  e  padri.  II  Sig.  Don  Rúa pertanto  raccomanda  caídamente  che  si  diano  loro  tutte  le  dimostra- zioni  di  rispetto  e  riconoscenza  nelle  Case  Salesiane  che  onoreranno della  loro  visita,  accogliendoli  cioé  nella  maniera  piü  conveniente alia  loro  dignitá,  oífrendo  anche  loro  ospitalitá  e  prestandosi  a  loro servizio  in  qualsiasi  modo  possa  loro  occorrere  Topera  nostra  ». (1)  Tenevano  la  presidenza  per  turno  gli  Arcivescovi,  quali  Legati  del  Papa.  Un  Car- dinale  interveniva  ad  ogni  sessione  come  presidente  onorario. (2)  Circolare  mertsile,  29  aprile  1899. 89 4  CER1A,  III Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo VI All'Oratorio  tre  erano  stati  prima  del  Concilio,  dei  quali  uno,  quello di  Ancud,  giá ivi  ospite  da  semplice  sacerdote  ai  tempi  di  Don  Bosco, fece  i  pontificali  nella  solennitá  di  Maria  Ausiliatrice;  altri  nove  ci vennero  dopo  il  Concilio,  accolti  sempre  con  ogni  dimostrazione d'onore  e  di  gioia.  Ma  fu  una  bella  provvidenza  che  Don  Rúa  si fosse  potuto  trovare  a  Roma  in  quei  giorni  di  giugno.  Era  partito  da Valdocco  il  26  maggio  con  tre  scopi:  assistere  all'inaugurazione  della Casa  di  Bologna,  intervenire  alia festa  di  Maria Ausiliatrice  in  Milano ed  essere presente  alia posa della prima pietra di  un  Istituto  in  Ancona. Quest'ultima  cerimonia  si  sarebbe  dovuta  compiere  proprio  l  '  ll  giu- gno;  ma  non  essendo  ancora  terminati  i  lavori  preparatori,  né  volendo egli  perderé  il  suo  tempo,  prese  la.decisione  di  recarsi  nelPintermezzo a  Roma  e  cosi  ossequiare  personalmente  i  Prelati  americani,  come appunto  fece. Al  Cuore  Santissimo  di  Gesú  l  '  l  l  giugno  il  Papa  consacró  tutto il  mondo,  ogni  Vescovo  la  sua  diócesi,  ogni  Párroco  la propria parroc- chia.  Don  Rúa  aveva  ordinato  che  ogni  Salesiano  si  unisse  a  quell'atto, facendo  la  consacrazione  di  se  stesso,  il  che  fu  eseguito  o  partecipando a  pubbliche  consacrazioni  o  compiendo  private  funzioni.  Cominció da  quella  data  un  progressivo  aumento  della  devozione  al  Sacro  Cuore di  Gesü  in  tutta  la  Congregazione.  Un  altro  impulso  venne  ad  aggiun- gersi  poco  dopo,  grazie  a  un  nuovo  documento  della  Santa  Sede.  Con la  data  del  31  luglio  1899  il  Cardinal  Luigi  Mazzella,  Prefetto  della Sacra  Congregazione  dei  Riti,  comunicó  a  tutti  i  Vescovi  del  mondo il  desiderio  del  Santo  Padre  che  fosse  ampliato  il  culto  al  Sacro  Cuore di  Gesü.  Il  Pontefice  aveva  concepito  tale  desiderio  al  sapere  con quale  affetto  e  pietá  si  fosse  compiuto  universalmente  il  rito  della consacrazione,  non  escluse  le  regioni  piü  remote  della  térra.  Perció raccomandava  agli  Ordinari  di  escogitare  e  stabilire  quanto  potesse tornare  acconcio  al fine voluto;  scendeva  anzi  alia prática,  consigliando di  generalizzare  le  pie  pratiche  del  mese  di  giugno  e  del  primo  venerdi d'ogni  mese.  Don  Rúa,  avendo  presenti  tali  raccomandazioni  del  Papa, diede  agli  alunni  dei  Collegi  Salesiani  per  strenna  del  nuovo  anno, che  solennizzassero  con  particolare  divozione  i  primi  venerdi  del  mese in  onore  del  Sacro  Cuore  di  Gesü,  pratica  la  quale  giá  vigeva  in  varié 90 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Consacrazione  dell'America  Latina  e  dei  Salesiani  al  S.  C.  di  Gesü Case,  ma che  allora divenne  ordinaria  e piü  solenne in tutte  con  visi- bili  vantaggi  spirituali;  in seguito  egli fece  anche  altro,  come  diremo. L'aver nominato qui  sopra Don Cesare Cagliero ci obbliga a sostare qualche  istante  per  rendere  un  doveroso  tributo  alia  sua  memoria. Egli  appartiene alia storia della Societá Salesiana.  Spetta a lui il mérito di  sapiente  ordinatore  in  tutto  il  non  facile  insieme  di  cose  che  dié decoro,  anzi  grandiositá  alia  venuta  di  tanti  Vescovi  stranieri  in  una Casa  di  Don Bosco;  ma purtroppo  fu l'ultimo  saggio  della  sua  abilitá in  far  fare  degna  figura  alia  Congregazione  nel  centro  della  cattoli- citá.  Una  violenta  e  rápida  malattia  lo  rapiva  alia  famiglia  salesiana cinque  mesi  dopo  quell'avvenimento,  il  Io  novembre  1899.  II  rim- pianto  di  quanti  l'avevano  conosciuto  fu  pari  alia  stima  grandissima che  godeva.  Possedette  ingegno  e  virtü,  ebbe  attaccamento  filíale  a Don  Bosco  e  resé  straordinari  servizi  alPOpera  di  lui.  L'incarico  di rappresentare  la  Congregazione  in  Roma,  sempre  diíficile,  era  in  quei quasi  primordi  dífficilissimo.  Ebbene,  alie  sue  solerti  e  instancabili cure  si  ando  debitori,  a  testimonianza  di  Don  Rúa  (1),  se  essa  fu conosciuta  maggiormente  e  sotto  il  suo  verace  aspetto  e  se,  scomparse varié idee preconcette che  avrebbero potuto recarci gravi  danni,  i  Sale- siani,  quantunque nati  di  recente,  presero  posto  fra le  famiglie  religio- se  formanti  l'ornamento  della  Chiesa.  Tempo,  sacrifici,  incomodi  di salute,  umiliazioni talora cocenti non eran nulla per lui,  quando  si trat- tava di giovare  alia Congregazione.  É  ancora troppo  presto  per  discen- dere a tutti i particolari.  Con lo zelo poi univa una delicatezza di modi e  una  garbatezza  di  parole,  che  gli  cattivavano  favore  e  benevolenza da  quanti  doveva  avvicinare,  fossero  ecclesiastici  o  laici  anche  molto altolocati  nella  Capitale.  Nobili  rappresentanti  di  nazioni  estere  ne encomiarono  la  prudenza.  Da  Don  Bosco  insomma  Don  Cagliero aveva imparato  bene  l'arte  di  guadagnarsi  i  cuori. Leone  XIII,  gran  conoscitore  degli  uomini,  palesó  ripetutamente in  qual  concetto  avesse  Don  Cagliero.  II  9  febbraio  1900,  ricevendo in  particolare  udienza  Don  Rúa,  dopo  avergli  detto:  —  I  Salesiani lavorano,  siamo  contenti  di  loro;  si  vede  che  lo  spirito  del  Padre  é (1)  Lett.  necrológica,  Torino,  il  giorno  dei  Santi  1899. 91 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo VI passato ne'  suoi figli, —  s'interruppe  di botto  e  soggiunse:  — Abbiamo perduto  Cagliero.  Era  tanto  un  buon  prete!  —  (1).  Parra  giá  un belPelogio  questo  sulle  labbra  di  un  Papa  e  di  quel  Papa;  ma  egli  si era  espresso  in  modo  ancor  piü  significativo  il  9  gennaio  precedente nel  ricevere  il  successore  del  defunto.  —  Don  Cagliero!  —  aveva esclamato  il  Santo  Padre.  —  Sappiate  che  fummo  molto  addolorati per la  sua morte,  tanto  piü che  era tuttavia nel  flor dell'etá.  Anche  per questo  abbiamo  provato  vera  pena.  E  poi  era  un  sacerdote  veramente stimabile  e  pió.  Abbiamo  pregato  per  lui  (2). Don  Cagliero,  oltreché  Procuratore,  era  anche  Ispettore  della pro- vincia  romana.  A  succedergli  nella  duplice  qualitá  Don  Rúa  chiamó Don Giovanni Marenco, Vicario Genérale per le Figlie di Maria Ausi- liatrice,  al  quale  uíficio  destinó  Don  Clemente  Bretto,  da  piü  anni Direttore  spirituale  della  loro  Casa  Madre. Da  tempo  Don  Rúa  andava  meditando  sopra  un  modo  di  rendere al  Sacro  Cuore  uno  straordinario  omaggio  collettivo  da parte  dei  Sale- siani:  aveva in animo di daré  esecuzione a un voto di Don Andrea Bel- trami.  Questo nostro  Servo di Dio,  terminando di  scrivere la vita dalla allora  Beata  Margherita  Maria Alacoque,  dopo  aver  visto  nella  fecon- ditá prodigiosa  della  Societá  Salesiana un  premio  dell'omaggio  reso  da Don Bosco al Cuore Divino di Gesü con l'erigergli una basilica nella Ca- pitale  del  mondo  cattolico,  continuava  con  una  preghiera  e  un'aspira- zione. Diceva:  « Voglia il dolce nostro Redentore e la sua Madre Maria Santissima  considerare  sempre  la  Societá  Salesiana  come  sua  figlia diletta  ed  abbellirla de'  fiori  delle  piü  elette  benedizioni.  E  se  la mia voce  non  é  troppo  ardita,  faccio  voti  che  la  Pia  Societá  Salesiana venga  solennemente  consacrata  a  quel  Cuore  adorabile,  da  cui  attin- gerá  nuove  grazie  di  vita  eterna  ».  Don  Rúa  prese  in  considerazione Fárdente  desiderio  di  quell'anima  santa;  tanto  piü  che  la  proposta aveva  incontrato  favore,  sicché  da  molte  Case  gli  si  chiedeva  di  pro- cederé  a tale  atto.  V'insistevano  specialmente,  congiunte  in  santa lega, le  Case  di  Noviziato  e  di  Studentato.  Dopo  un  lungo  difíerire  voluto (1)  Boíl.  Sai,  aprile  1900,  pag.  100. (2)  Lett.  di  Don  Marenco  a  Don  Rúa,  10  gennaio  1900. 92 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Consacrazione  dell'America  Latina  e  dei  Salesiani  al  S.  C.  di  Gesü dalla  prudenza,  e  dopo  aver  preso  consiglio  dal  Cardinale  Protettore circa  l'opportunitá  e  le  modalitá  della  cosa  (1),  Don  Rúa  credette giunto  il  momento  di  esaudire  quelle  suppliche,  allorché  il  secólo decimonono  volgeva  al  tramonto  e  stava  per  spuntare  l'aurora  del ventesimo.  «  Mi par bello  (2),  e,  direi,  sublime, nell'istante che divide due  secoli,  presentarci  a  Gesü,  anime  espiatrici  per  i  misfatti  dell'uno, e  apostoli  per  conquistar  l'altro  al  suo  amore  [....].  É  giunto  perianto, o  carissimi,  il  gran  momento  di  rendere  pubblica  e  solenne  la  consa- crazione nostra e  di  tutta la nostra Pia  Societá  al  Divin  Cuore  di  Gesü; é  giunto  il  momento  di  emettere  l'atto  esterno  e  perentorio,  tanto  desi- derato,  con  cui  dichiariamo  che  noi  e  la  Congregazione  restiamo.  cosa sacra  al  Divin  Cuore  ». Passava  quindi  a  flssare  il  programma,  perché  si  facesse  tutto  in modo  uniforme.  Perció:  Io  Preparazione  con  un  divoto  triduo  di  pre- ghiere  e di predicazioné,  da cominciarsi la sera del 28  dicembre;  2o  atto di  consacrazione  emesso  da tutti  insieme i  giovani,  gli  ascritti,  i  confra- telli,  i  superiori  di  ogni  casa e  dal  maggior numero  possibile  di  Coope- ratori;  3o  detta funzione  da farsi  in  chiesa,  nella notte  dal  31  dicembre al  primo  gennaio,  proprio  nel  momento  solenne  che  avrebbe  diviso  i due secoli.  Giacché é da ricordare che il  Santo Padre,  come giá nell'anno precedente,  aveva  disposto  che  anche  in  quello,  alia  mezzanotte  del 31  dicembre,  si  potesse  celebrare  solennemente  la  santa  Messa  con  il Santissimo  esposto.  Radunati  dunque  tutti  in  chiesa  mezz'ora  prima  e fatta l'esposizione,  dopo  almeno  un  quarto  d'ora di  adorazione,  si  rinno- vassero  da  ognuno  i  voti  battesimali,  dai  confratelli  anche  i  voti  reli- giosi  e  súbito  dopo,  consacrazione  di  se  stessi,  della  propria  casa  e  di tutto  il  consorzio  umano  al  Sacro  •  Cuore  di  Gesü  con  il  formulario prescritto  dal  Santo  Padre  Panno  precedente.  Infine  celebrazione  della Messa  e  benedizione  eucaristica,  previo  il  canto  del  Te  Deum  ed  altre pratiche  eventualmente  ordinate  dal  Papa  o  dai  singoli  Vescovi  per  la circostanza. L'ascetica  di  Don  Rúa,  semplice  e  niente  sentimentale,  ma  molto (1 )  Verb.  del  Cap.  Sup.,  27  novembre  1900. (2)  Circ,  21  novembre  1900. 93 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo VI positiva,  gli  faceva  diré:  «  Non  vorrei  poi  che  questa  consacrazione tosse  un  atto  sterile:  essa  dev'essere  fonte  di  grandi  beni  a  noi  ed  al prossimo.  L'atto  della  consacrazione  é  breve,  ma  il  frutto  dev'essere imperituro  ».  E  per  ottenere  ció  raccomandava  cinque  pratiche  da  non o lasciarsi  piü:  I  La festa  del  Sacro  Cuore  di  Gesü  da  celebrarsi  dapper- tutto  come  una  delle  feste  principali  dell'anno;  2o  una  speciale  fun- zione  al  primo  venerdi  del  mese  con  la  Comunione  riparatrice;  3  ascri- versi all'associazione detta Vratica dei nove  Uffici;  4o associare ogni Casa alia  Confraternita  della  Guardia  d'onore,  esponendone  il  quadrante con  nome  e  ora  di  ciascuno;  5o  nei  noviziati  e  studentati,  potendo, fare  YOra  santa.  Le  prime  quattro  cose,  non  solo  per  i  Soci,  ma  anche per  i  giovani.  Persuaso  infine  che  a praticar bene  la  devozione  al  Sacro Cuore,  non  che  a  fare  con  profltto  l'atto  di  consacrazione,  milla potesse meglio  giovare  che  averne  una  buona  conoscenza,  incaricó  Don  Albera di compilare  e  fece  sua un'istruzione  adeguata da  spedirsi  a tutte  le  Case. Conveniva  da  ultimo  che  egli  col  suo  Capitolo  facesse  la  consa- crazione  in  una  maniera  diversa  dalla  comune.  Composta  a  tal  fine  una formula  speciale,  ne  volle  ottenere  l'approvazione  da  Roma.  Perció il  12  dicembre  1900  scrisse  al  Santo  Padre:  «  L'impulso  dato  dalla Santitá  Vostra  alia  divozione  al  Sacratissimo  Cuore  di  Gesü  e  l'ordine emanato  lo  scorso  anno  di  consacrare  tutte  le  diócesi  e  tutti  i  popoli a  quel  Divin  Cuore  fecero  nascere  in  noi  il  desiderio  di  far  con  tutta solennitá una  consacrazione  speciale  della  Pia  Societá  di  San  Francesco di  Sales,  fondata  dal  nostro  indimenticabile  Padre  Don  Bosco,  e  di tutte  le  Opere  e  persone  da  essa  in  qualche  modo  dipendenti  nella notte  che  divide  il  secólo  che  muore  dal  no  vello  secólo,  notte  in  cui per  la  paterna  bontá  della  Santitá  Vostra  si  potra  anche  quest'anno  cele- brare  la  santa  Messa.  Nella  fiducia  di  far  cosa  gradita  al  cuor  vostro ardente  di  divozione  verso  il  Cuore  Santissimo  di  quel  Gesü  di  cui siete  il  Vicario,  ci  permettiamo  di  presentarvi  la  formóla  di  tale consacrazione,  afflnché  accompagnata  dalla  vostra  benedizione  Gli  torni piü gradita  e  ci  attiri  in maggior  abbondanza le  grazie  ed  i  favori  di  cui abbisogniamo  per  lavorare  con  sempre  maggiore  alacritá  a  dilatare il  Regno  di  Nostro  Signore  Gesü  Cristo  ed  alia  salute  delle  anime  ». Dal  Vaticano  rispóse  il  16  dicembre  Mons.  Tarozzi,  Segretario  per 94 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Consacrazione  dell'America Latina  e  dei Salesiani al S.  C.  di Gesu le  lettere  latine,  restituendo  la  formula  con  queste  parole:  «  II  Santo Padre  ha  benignamente  lodata  la  pia  proposta,  e  di  tutto  cuore  l'ha benedetta  ».  Mentre  dunque  nell'ora  e  nella  maniera  prescritta  tutte  le Case  facevano  la  consacrazione,  Don  Rúa,  prostrato  con  il  Capitolo Superiore  dinanzi  al  Signore  esposto  sull'altare  di  Maria  Ausiliatrice, pronunció  la  seguente  preghiera: O  dolcissimo  nostro  Signore  Gesü,  noi,  superiori  della  Pia  Societá  di  San Francesco  di  Sales  in  questa  solenne  occasione  del  terminar  del  secólo  e  del cominciamento  del  nuovo,  prostrati  avanti  a  Voi,  compresi  come  da  stupore  e commossi  al  ricordo  degli  innumerevoli  benefizi  elargiti  in  ogni  tempo  dalla vostra  bontá  a  noi  in  particolare  ed  alia  nostra  Pia  Societá  in  genérale,  ed  in vista  degli  aiuti  straordinari  che  ci  occorrono  perché  possiamo  guidare  le  cose in  modo  che  questa  nostra  Pia  Societá  tutta  intiera  ora  e  sempre  in  avvenire abbia  a  corrispondere  alio  scopo  per  cui  verme  fondata,  intendiamo  di  consa- crare  e  consacriamo  al  vostro  adorabilissimo  Cuore,  in  ques.to  istante,  le  nostre persone,  le  singóle  nostre  case,  tutte  le  nostre  opere,  la  Pia  Societá  Salesiana tutta  quanta,  l'Istituto  delle  Suore  di  Maria  Ausiliatrice,  la  Pia  Unione  dei  Coo- peratori  Salesiani  e  tutta  la  gioventü  a  noi  aíEdata. Nel  bisogno  sempre  crescente  d'infervorarci  nell'Apostolato  da  voi  affidatoci dell'educazione  dei  giovani  popolani,  ci  occorre  grande  forza  e  potente  aiuto. Dateci,  ve  ne  scongiuriamo,  questo  aiuto,  somministrateci  questa  forza.  E  per ottenerla  piü  fácilmente  proponiamo  di  perfezionare  in  noi  medesimi  lo  spirito interno  di  carita  e  di  sacrifizio,  che  sonó  la  caratteristica  della  divozione  verso il  vostro  Sacratissimo  Cuore,  e  di  consacrarci,  a  tutto  nostro  potere,  alia  san- tificazione  del  prossimo,  e  specialmente  a  quella  dell'abbandonata  gioventü, operando  efficacemente  per  trarre  tutti  al  vostro  Cuore  e  cosí  cooperare  alia loro  salvezza. Per  l'intercessione  di  Maria  Santissima  Ausiliatrice,  di  S.  Giuseppe,  di S.  Francesco  di  Sales,  non  che  del  nostro  buon  Padre  e  fondatore  Don  Bosco, che  speriamo  in  paradiso  a  bearsi  nel  vostro  Cuore,  dateci  la  detta  grazia  e quant'altre  mai  facciano  mestieri  alia  Congregazione,  alie  singóle  case  ed  alie singóle  nostre  opere,  e  a  ciascuno  dei  Salesiani,  delle  Suore  di  Maria  Ausilia- trice,  dei  nostri  Cooperatori  ed  alunni,  affinché  ognuno  individualmente  ed ogni  istituzione  collettivamente  abbiano  sempre  a  corrispondere  a  quanto  il Cuor  vostro  da  noi  richiede. E  permetteteci  che  in  particolare  vi  domandiamo  ancora  grazia  per  le  vo- cazioni,  per  Topera  di  Maria  Ausiliatrice  e  pei  nostri  Missionari,  affinché  piü ampiamente  e  piü  presto  possa  venire  a  conoscersi  il  nome  vostro  sulla  térra,  e piü  universalmente  e  con  maggior  fervore  possa  essere  adorato  il  Sacratissimo vostro  Cuore,  fonte  di  ogni  benedizione  corporale  e  spirituale. Ci  troviamo  al  tramonto  del  secólo  X I X ,  che  se  tanto  male  ebbe,  ebbe 95 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo  VI puré  tanto  risveglio  nel  bene,  e  fra  le  altre  la  gloria  d'aver  diífuso  al  con- fine  della  térra  la  divozione  al  vostro  Cuore  Sacratissimo.  Ci  troviamo  alio spuntare  del  secólo  XX  che  noi  vogliamo  sperare,  vorrá,  per  la  bontá  del  vo- stro  Cuore  medesimo,  daré  il  trionfo  alia  Chiesa,  spargerla  fino  agli  ultimi  con- fini  del  mondo,  in  modo  che  presto  possa  di  tutto  il  consorzio  umano  formarsi un  solo  ovile  sotto  un  solo  pastore. Noi  in  questo  solenne  momento  tutti  uniti  vi  domandiamo  che  questa nuova  aurora  riesca  a  distruggere  in  noi  il  vecchio  Adamo,  recedant  vetera,  ed  a scuoterci  in  modo  che,  rinnovato  cuore,  parole,  opere,  nova  sint  omnia,  corda, voces  et  opera,  abbiamo  da  vivere  solo  alia  santificazione  propria  ed  a  zelare la  salvezza  delle  anime.  Non  guárdate,  o  Signore,  alia  nostra  meschinitá;  ma accettate  il  forte  volere,  e  per  la  bontá  del  vostro  Cuore  date  a  noi  e  a  tutte le  nostre  istituzioni  la  grazia  di  perseverare  usque  in  finem,  sempre  corrispon- dendo  alia  vostra  adorabile  volontá.  Cosi  sia. Dopo  cantó  la  Messa,  distribuí  la  santa  Comunione,  intonó  il Te  Deum  e  diede  la  benedizione.  Lo  stupore,  dal  quale  si  diceva compreso  sul  principio  della  preghiera  al  ricordo  dei  benefici  elargiti dalla  bontá  divina  alia  Societá  Salesiana,  poté  essergli  ispirato  da  una reminiscenza  e  da  un  confronto.  La  memoria  gli  era  troppo  fedele, perché  non  gli  risvegliasse  la  prima  e  non  gli  suggerisse  il  secondo. Venticinque  anni  addietro,  il  16  giugno  1875,  ricorrendo  il  bicente- nario  dell'apparizione  del  Sacro  Cuore  alia  sua  fedele  serva,  Don  Rúa aveva  compito  nella  stessa  chiesa  di  Maria  Ausiliatrice  una  cerimonia molto  simile.  Don Bosco  era assente,  perché  dal  7  al  21  giugno  andava visitando  i  Collegi  della  Liguria;  perció  lo  sostitui  allora  Don  Rúa. Salito  in  pulpito  e  fatto  un  buon  discorso  per  ispiegare  il  significato dell'atto  che  si  stava  per  compiere,  lesse  una  formula  di  consacrazione al  Sacro  Cuore,  ripetuta  di  mano  in  mano  dai  giovani.  Ravvicinando in  quella  notte  le  due  date,  non  poteva  non  misurare  con  la  mente  i progressi  accordati  dal  Cielo  all'Opera  Salesiana,  progressi  dei  quali negli  ultimi  cinque  lustri  egli  era  stato  anno  per  anno  testimonio  e attore,  e,  ringraziando  il  Signore,  spingere  con  tranquilla  fiducia  lo sguardo  nel  futuro. II  Prefetto  Genérale  in  una  sua  lettera  mensile  portó  a  conoscenza dei  Soci  il  desiderio  di  Don  Rúa,  che  ogni  Casa  gli  facesse  sapere  in che  modo  si  fosse  compiuta  la  cerimonia  della  consacrazione.  Vera- mente  il  modo  non  sarebbe  potuto  essere  non  conforme  alie  sue  pre- 96 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Consacrazione  deWAmerica  Latina  e  dei  Salesiani  al  S.  C.  di  Gesü cise  disposizioni,  uguali  per  tutte  le  Case;  ma  forse  gli  piaceva  anche accertarsi  dello  spirito  con  cui  le  cose  erano  state  fatte.  Rimangono ottantotto  relazioni.  Leggendole  si  aspira  un  profumo  di  spiritualitá, che  ricrea  l'animo.  Dall'uno  alPaltro  Emisfero  la  parola  di  Don  Rúa suscitó  un fervore  di pietá  eucaristica,  quale  voleva Don  Bosco  e  come Don  Bosco  il  suo  degno  successore.  Tutti  dal  piú  al  meno  concordano nel  doppio  pensiero  espresso  dal  buon  Don  Bartolomeo  Gaido  nella sua  relazione  dall'Ospizio  del  Sacro  Cuore  a  Roma:  «  La  bella  fun- zione  rimarrá  incancellabile  nella memoria  di  noi  tutti  e  spero  che  con l'aiuto  del  Cuor  di  Gesü  abbia  prodotto  quei  frutti  che  desidera  é  si aspetta il cuore paterno di V. R.za ». Per  sette  mesi  giá  si  erano  visti  nella  chiesa  del  Sacro  Cuore  gli effetti  dell'altra  consacrazione  mondiale.  La  chiesa  ave  va  preso  omai tutto  l'aspetto  di  un  santuario,  di  un  tempio  cioé  veneratissimo, frequentatissimo  e  meta  di  pellegrinaggi.  Alia  cerimonia  sólita  a  farsi nel primo  venerdi  d'ogni mese  la  chiesa  si  stipava piü che mai  di  gente e  le  comunioni  duravano  molto  a lungo.  Durante  i  giorni  feriali,  dalla mattina  per  tempo  fino  a  tarda  sera,  vi  si  succedevano  numerosi  i fedeli  a fare  le  loro  divozioni.  Nell'anno  santo  poi  pellegrinaggi  nazio- nali,  provinciali,  diocesani,  guidati  dai  rispettivi  capi,  talvolta  da  alti Prelati,  vi  si  recavano  ad  ascoltare  la  Messa,  ed  a  ricevere  la  santa comunione,  leggendo  poi  ad  alta  voce  nella  lingua  patria  dinanzi  al Santissimo  esposto  la  formula  di  consacrazione.  Se  giá  prima  la chiesa  del  Sacro  Cuore  attirava  i  fedeli  ed  anche  tanti  indifferenti bisognosi  di  pace  e  di  perdono,  dopo  d'allora  divenne  e  si  mantenne fino  a  oggi  uno  dei  focolari  di  pietá  cristiana  piü  noti,  piü  attraenti e  piü  ricercati  nella  cittá  eterna. Quanto  poi  agli  effetti  desiderati  da  Don  Rúa  con  la  seconda  con- sacrazione  salesiana,  egli  stesso  ebbe  la  consolazione  di  rilevarli  due ahni  dopo;  scriveva  infatti  agli  Ispettori  nel  Santo  Natale  del  1902: «  La  grazia  di  Nostro  Signor  Gesü  Cristo,  sempre  scesa  abbondan- tissima  sulla  nostra  pia  Societá,  crebbe  di  molto  dal  giorno  in  cui  ci siamo  intieramente,  noi  e  tutta  la  Societá  insieme,  consacrati  al  Sacra- tissimo  Cuore  di  Gesü.  Dopo  di  allora  cominció  una  sistemazione fra  noi  piü  compatta;  furono  erette  canónicamente  le  Ispettorie  e  si 97 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo VI sistemarono con precisione i Noviziati;  da allora entró fra di noi,  con l'aiuto di vari consigli ed ordinazioni della Santa Sede, una nuova vita, quasi  un  nuovo  ordine  di  idee,  una  nuova  brama  di  sistemare  anche le  piü  piccole  nostre  cose  per  renderle  ognora  piü  conformi  alie  viste della  Chiesa,  e  cosi  consolidarle  e  renderle  imperiture ».  Per  questi e  per  altri  motivi  egli  poteva  dunque  con  tutta  veritá,  facendo  sue  le parole  della  liturgia,  affermare  che  in  quella  benedetta  occasione  piü che mai fra noi apparuit gratia Dei Salvatoris nos ir i. 98 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO VII Giubileo  d'argento  delle  Missioni  Salesiane  (1900). Secondo  Congresso  Salesiano. Col  grande  giubileo  secolare  dell'anno  santo  coincideva  il  giubileo d'argento  delle  Missioni  Salesiane,  correndo  nel  1900  il  venticin- quesimo  anno  da  quel  11  novembre  del  1875,  in  cui  Don  Bosco ayeva  fatto  la  prima  spedizione  di  Missionari  in  America,  condotti dalPallora  Don  Giovanni  Cagliero.  In  soli  venticinque  anni  quanto cammino,  quanto  lavoro,  quanta  messe!  Trentacinque  altre  spedi- zioni  avevano  tenuto  dietro  a  quella  prima,  fórmate  da  trenta,  cin- quanta,  ottanta,  centotrenta  fra  Missionari  e  Suore  di  Maria  Ausilia- trice.  Gli  uni  e  le  altre  si  sparsero  a  poco  a  poco  nell'Argentina,  nel Brasile,  nelPUruguay,  nel  Cile,  nel  Paraguay,  nella  Bolivia,  nell'E- quatore,  nella  Colombia,  nel  Venezuela,  nel  Messico,  nel  Salvador, negli  Stati  Uniti  e  soprattutto  fra  gli  Indi  della  Patagonia,  della  Terra del  Fuoco,  delle  isole  Malvine,  del  Matto  Grosso,  dell'Azuras  equa- toriano.  Nella  sola  Repubblica  Argentina  erano  trentacinque  le  Case  di educazione  aperte  in  quel  periodo  di  tempo. Diamo  un  rápido  sguardo  alie  Missioni  Salesiane  propriamente dette  nelle  terre  patagoniche  e  magellaniche  (1).  Nel  Vicariato  Apo- stólico  della  Patagonia  Settentrionale  e  Céntrale,  che  sopra  una  super- ficie  di  729.339  chilometri  quadrati  comprende  va  106.014  abitanti e circa 5000  indigeni,  i Missionari  Salesiani  e le Figlie di Maria Ausi- (1)  Cfr.  Don  LINO  CARBAJAL,  La  Patagonia.  Quattro  voll.  Ediz.  Italiana,  S.  Benigno Canavese,  1899.  L'Autore  era  un  Salesiano  dell'Uruguay.  II  suo  é  un  lavoro  scientifico. 99 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo VII emigrati  italiani  e  dei  figli  del  popólo  derelitti;  ma  senza  far  motto  di un'eventuale  andata  di  Don  Rúa,  incaricó  Sua  Eminenza  di  comuni- care  che  egli  inviava  con  effusione  di  cuore  Papostolica  benedizione  ai Missionari  occupati  nel  diffondere  la  luce  del  Vangelo  e  della  civiltá tra  le  popolazioni  americane.  Della  cosa  il  Cardinale  diede  partecipa- zione  direttamente  a  Don  Rúa  il  30  aprile.  Don  Rúa  il  20  maggio, informandone  il  suo  Vicario  Mons.  Cagliero  e  per  suo  mezzo  tutti gli  altri,  ringraziava  della  loro  bontá  verso  di  lui  e  conchiudeva:  «  lo perianto  saró  presente  in  ispirito,  mentre  mi  faro  rappresentare  dal caro  Don  Albera  ». Don  Rúa  poi  resé  umili  grazie  al  Cardinale,  facendo  insieme  rela- zione  per  il  Santo  Padre  sullo  stato  della  Societá  Salesiana  in America; onde  ebbe  il  piacere  di  ricevere  una  seconda  lettera,  nella  quale  l'Emi- nentissimo,  ritornando  sulla  ricorrenza  del  venticinquesimo,  cosi  gli scriveva  il  26  setiembre:  «  Sapendo  FAugusto  Pontefice  che  sta  per compiersi il  25°  anno  dall'invio  dei primi  Salesiani  e  delle prime  Suore di  Maria Ausiliatrice  nel  continente  americano,  usa volentieri  di  questa occasione  per  attestare  ai  Missionari  ed  alie  Suore  di  cola la  sua paterna benevolenza,  impartendo  á  tutti  e  singoli  una  speciale  benedizione  ». La  storica  data  si  commemoró  in  tutte  le  Case  d'America;  ma  la celebrazione  storica  fu  fatta  a  Buenos  Aires.  La  si  diresse  Don  Albera, accompagnato  dal  segretario  Don  Calogero  Gusmano.  Vi  approdó  F  l  l setiembre.  Lo  ricevettero  al  porto  FIspettore  Don  Vespignani,  tutti  i Direttori  delFArgentina,  molti  Cooperatori  e  gli  alunni  del  Collegio Pió  IX  di  Almagro.  Dal  porto  si  recó  direttamente  a  diré  Messa  nella chiesa  Maíer  Misericordiae,  all'ombra  della  quale  i  primi  Salesiani andati  in  America  avevano  trovato  la  loro  dimora.  Dopo  la  Messa, grande  ricevimento  nel  Collegio,  considerato  come  FOratorio  dell'A- merica.  Quella  Casa  Madre  dei  Salesiani  nel  nuovo  mondo  fu  il  centro delle  principali  manifestazioni,  che  contraddistinsero  Fanno  giubilare, principalissima  il  Congresso  internazionale  dei  Cooperatori,  secondo dopo  quello  di  Bologna. Sul  Congresso  bolognese  si  modellarono  gli  organizzatori  di  quello bonaerense,  studiandosi  di  rifare  quanto  si  era  fatto  allora  nella  pre- 102 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Secondo  Congresso  Salesiano parazione,  nello  svolgimento  e  nella  chiusura.  É  inutile  dunque  che narriamo  le  cose  per  filo  e  per  segno:  sarebbe  un  fastidioso  bis  in  ídem. Diremo  solo  dei  particolari  piú  notevoli  ( 1 ). Dal  primo  Congresso  era  nata  l'idea  del  secondo.  Quando  si  pre- parava  quello  di  Bologna,  Mons.  Fiorenzo  Villanova  Sanz  nel  suo  set- timanale  El  Mensajero  del  Corazón  de  Jesús  aveva  lanciata  la  pro- posta  che  Cooperatori  Argentini  si  radunassero  a  Buenos  Aires  per inviarvi  la  loro  adesione  e  insieme  pensare  a  un  altro  Congresso  simile nella  Capitale.  Don  Trione,  letto  ció  nel  periódico,  scrisse  a  Mons. Lasagna  che  la  proposta  era  buona  e  che  Don  Rúa  Papprovava.  II Vescovo  di  Tripoli  mandó  la  lettera  all'Ispettore  Don  Vespignani, esprimendo  il  suo  parere  favorevole.  L'Ispettore  era  d'accordo,  ma attendeva  un'occasione  propizia  per  daré  pubblicitá  alia  cosa.  L'occa- sione  si  presentó  con  il  giungere  del  venticinquesimo  dalla  prima spedizione  missionaria.  I  Cooperatori  di  Buenos  Aires,  che  non  aspet- tavano  altro,  accolsero  con  entusiasmo  l'invito  loro  rivolto  e  si  misero all'opera.  Anche  i  Cooperatori  dei  vari  luoghi,  do  ve  si  trovavano  Case salesiane,  si  strinsero  intorno  ai  Direttori  ofírendo  il  loro  concorso. Poi  l'idea  si  fece  strada  anche  in  tutte  le  Repubbliche  Sud-Ameri- cane,  suscitando  consensi  in  ogni  dove  con  promesse  di  secondare  l'ini- ziativa.  Allora fu che  gPIspettori,  viste  si buone  disposizioni,  indirriz- zarono  la  lettera  al  Cardinale  Rampolla.  Dopo  la  benedizione  del  Papa non  occorreva  altro  per  entrare  risolutamente  in  azione.  Sorvoleremo, come  dicevo,  sui  preparativi,  che  furono  larghi,  intensi  e  rapidi;  la proverbiale  attivitá  degli  Americani  non  ismenti  se  stessa. Prenderemo  atto  volentieri  di  una  savia  raccomandazione  fatta dall'Ispettore  a'  suoi  Direttori.  Egli  voleva  che,  parlando  o  scrivendo della  celebrazione  giubilare,  evitassero  assolutamente  ogni  espressione che  sapesse  di  iattanza,  ogni  apparenza  insomma,  la  quale  desse  motivo a  sospettare  che  i  Salesiani  giudicassero  l'Opera  di  Don  Bosco  come Opera loro.  No,  diceva egli,  l'Opera di  Don  Bosco  é  tutta  Opera  di  Dio (1)  Actas  del  Segundo  Congreso  de  Cooperatores  Salesianos.  Buenos  Aires.  Esc.  Tipogr. Sal.  del  Colegio  Pió  IX  de  Artes  y  Oficios,  1903. 103 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo VII e  dei  nomi  degli  altri.  Dalla  sola  Italia  avevano  aderito  con  lettere otto Cardinali e ottantadue fra Arcivescovi e Vescovi. La  prima  grande  tomata  si  aperse  con  la  comunicazione  di  un telegramma  del  Card.  Rampolla  all'Internunzio  Antonio  Sabatucci, Arcivescovo  di  Antinoe,  con la benedizione  del  Santo  Padre,  e  di  un dispaccio  di  Don  Rúa  a Don  Vespignani  con  i  suoi  auguri  di  buona riuscita.  Ció  fatto,  il  Presidente  invitó  l'avvocato  Emilio  Lamarca  a parlare di Don Bosco e della sua Opera.  Egli dominó l'argomento con il suo  ingegno,  ne  vivificó  i  concetti  con  l'aífetto  e  nobilitó  la  parola con l'eloquenza.  Entró nelle due parti  del tema con  due geniali  esordi. Alia prima s'introdusse cosi:  « La vita di Don Bosco impressiona quale prática del Vangelo,  e la sua Opera quale pagina degli Atti  degli Apo- stoli;  il  suo  ritratto  é  nella  lettera  ai  Corinti,  perché  "  era  paziente e benigno, non era invidioso, non operava precipitosamente, non s'insu- perbiva,  non  era  ambizioso,  non  cercava  il  proprio  interesse,  non  si moveva ad ira né pénsava male, non godeva dell'ingiustizia, ma si ralle- grava  della veritá.  Egli  a tutto  si  accomoda,  tutto  crede,  tutto  spera, tutto  sopporta  e non viene mai  meno  ".  Specchio  senza macchia e  con fulgori di vita eterna, uomo senza offuscamento, per il quale la vita non é buona se non per patire,  non é corta se non per lavorare  ».  Dimostrato questo assunto, cominció cosi il secondo:  « La Congregazione salesiana, propaginata  che  sia,  diviene  albero  vigoroso  e  nobile,  che  da  imme- diato  e  ottimo  frutto  come la vite,  né  conosce  distinzione  di  clima,  né fa scelta di  speciale terreno;  dove cade il  seme,  la germoglia la pianta; cresce  nel  trópico  o  nella  zona  tórrida  egualmente  che  nella  regione australe;  ma é indubitabile che la sua térra per eccellenza, la térra dove piú  ha  prosperato  é  la  Repubblica  Argentina ». Dopo di lui si levó Don Vespignani a leggere un interessante discorso sulla Cooperazione salesiana.  Ultimo prese la parola il dottor Luigi Len- guas  di  Montevideo  sugli  Oratori  festivi.  Ex-alunno  del  Collegio  di Villa Colon e  discepolo  di  Mons.  Lasagna,  tributó nelle  prime battute un  cordialissimo  elogio  alia  memoria  del  suo  antico  Direttore,  il  cui cuore, disse,  "  per lasciar di amare dovette cessare di batiere  ".  L'Inter- nunzio  chiuse  la  seduta congratulandosi  con  i  promotori  del  Congresso per  i  vantaggi  che  questo  avrebbe  portato  senza  dubbio  alia  societá. 106 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Giubüeo  ¿'argento  delle  Missioni  Salesiane  (1900) lettere  dall'America  piene  di  entusiasmo  e  di  ringraziamenti  al  Supe- riore  per  averti  mandato  visitatore.  La  loro  contentezza  li  fa  andaré in  visibilio  e  si  struggono  dal  desiderio  di  vederti,  di  conoscerti,  di parlarti.  Don  Rúa  disse  un  giorno:  —  Ho  paura  che  i  nostri  ameri- cani  per  contentezza  ci  mangino  Don  Albera.  —  Non  puoi  imma^ ginarti  quanto  conforto  recano  al  Superiore  e  a  tutti  noi  tali  buone notizie.  É  un  sintomo  il  piú  veritiero  dell'affezione  che  dimostrano e  sentono  per  la  Congregazione,  e  dell'attacamento  al  Rettor  Mag- giore.  I  visitatori  delle  altre  Congregazioni  certamente  non  sonó COSÍ  desiderati  e  cosi  aspettati  come  lo  sei  tu  in  questa  circostanza. Deo  gratias  sempre  e  di  tutto  cuore  ». Egli  impiegó  quasi  tre  anni  a  eseguire  il  suo  mandato.  Durante tale  assenza  Don  Rúa  aveva  stabilito  che  negli  affari  della  sua  carica lo  sustituisse  Don  Giulio  Barberis,  il  quale  pero,  come  ben  si  com- prende,  non  poteva  daré  voto  deliberativo  nelle  sedute  capitolari.  Ora avveníva  che  per  vari  motivi  tante  volte  il  Capitolo  non  poteva  tro- varsi in numero légale.  Mancava il  Catechista;  era morto,  come diremo, il  Prefetto;  Don  Cerruti  talora  doveva  assentarsi  o  per  viaggi  o  per salute,  e  altri  per  altre  cause.  Quindi  Don  Rúa il  20  febbraio  del  1901 aveva  scritto  a  Don  Albera:  «  lo  vorrei  farti  una  proposta:  stante la  difficoltá  di  trovar  presto  un  successore  al  compianto  Don  Belmonte e  la  convenienza  di  non  interrompere  il  tuo  giro,  chi  sa  se  non  sarebbe conveniente  che  tu  rinunciassi  ad  tempus  alia  tua  carica,  cioé  fino  al tuo  ritorno?  Allora  io  nominerei  per  questo  periodo  di  tempo  Don Barberis  come  Catechista  eífettivo;  cosi  potrebbe  prendere  parte  attiva e non solo consultiva nelle deliberazioni  a prender si.  Fácilmente ti per- suaderai  che  ti  fo  tale  proposta  per  non  trovará  sovente  nell'impossi- bilitá  di  prendere  delle  deliberazioni  per  mancanza  del  numero  légale. Del  resto  sentiró  molto  volentieri  anche  le  osservazioni  in  contrario che  avessi  a  farmi  ».  Sembra  che  Don  Albera  facesse  la  sua  rinuncia senza limite  di tempo.  Infatti Don Rúa gli  scriveva il  24  aprile  seguen- te:  «  Ho  ricevuto  la  tua  rinuncia  aH'ufricio  che  ti  venne  affidato  dal voto  del  Capitolo  Genérale.  Non  posso  riceverla  come  tu  me  la  pre- sentí.  Solo  l'ammetto  peí  tempo  che  rimani  assente  ed  anche  questo 115 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  V I I I Le  Case  di  Francia  dopo  la  legge  di  soppressione  (1901). mo- íbri ersi igo- un- :ato resi esse era- con nei lcne onL Le  Opere  Salesiane  di Francia  entravano  col  1900  nel  loro  venti- cinquesimo  anno  di  vita.  Don  Bosco,  incominciatele  a  Nizza  il  9 novembre  del  1875,  ne  aveva  poi  con  prudente  assiduitá  e  fino  agli estremi  suoi  giorni  curato  gli  sviluppi.  Dalla  burrasca  cbe  nel  1880, come  abbiamo  visto,  aveva  travolto  le  Congregazioni  religiose,  erano  ° uscite  incolumi.  II  successore  del  Santo  le  ricevette  in  ereditá  sta- bilite sopra solide basi.  Giova qui conoscere lo  stato di esse al termine del  loro  primo  venticinquennio.  Nel  1900  esistevano  entro  i  confini  ' er   * della  Francia  e  nell'África  Settentrionale  francese  le  seguenti  case:  iella ibre I o   Patronato  S.  Pietro  a  Nizza  (1875).   l i e s a 2 o   Oratorio  S.  Leone  a  Marsiglia  (1878).  E r a 3 o   Orfanotrofio  S.  Giuseppe  a  La  Navarra  (  1  8  7  8  )  .  1 11 4 o   Oratorio  Ss.  Pietro  e  Paolo  a  Parigi  (1884). 5 o   Oratorio  S.  Gabriele  a  L  i  l  l  a  (1884).  sua 6 o   Oratorio  Agricolo  Sacro  Cuore  a  Rossignol  (1889).  care 7 o   Oratorio  Gesü  Operaio  a  Diñan  (1890).  •  i- 8 o   Orfanotrofio  S.  Giuseppe  a  Ruitz  (1891). 9 o   Patronato  Sacra  Famiglia  a  Tolone  (1893).   :   del 10°  Oratorio  S.  Antonio  da  Padova  a  Montpellier  (1893).  :iana 11°  Orfanotrofio  S.  Giovanni  a  Nizas  (1894).  ,  . 12°  Oratorio  S.  Ippolito  a  Romans  (1896). 13°  Oratorio  S.  Maurizio  con  Noviziato  a  Rueil  (1896).  P r o  " 14°  Orfanotrofio  S.  Giuseppe  a  Lons-le-Saunier  (1897). 15°  Oratorio  S.  Gabriele  a  Saint-Denis  (1899). 16°  Orfanotrofio  S.  Antonio  a  Saint-Genis  (1899).  . 17°  Casa  S.  Cario  a  Mordreux  per  Figli  di  Maria  (1899).  °' 18°  Oratorio  e  Scuole  S.  Luigi  a  Orano  (1891).   19 39 19°  Oratorio  Gesü  Adolescente  a  Eckmühl  presso  Orano  (1897). 118 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Le Case di Francia dopo la legge di soppressione (1901) 20°  Orfanotrofio  Agricolo  Perret  a  La  Marsa  di  Tunisi  (1894). 21°  Parrocchia  di  Maria  Ausiliatrice  a  Manuba  di  Tunisi  (1894). 22°  Casa  Don  Bosco  e  parrocchia  del  Rosario  a  Tunisi  (1896). Dobbiamo  tener  contó  anche  delle  Figlie  di  Maria  Ausiliatrice, che  allora,  conformemente  alie  loro  Costituzioni  primitive,  stavano sotto  la  dipendenza  diretta  del  Rettor  Maggiore  della  Societá  Sale- siana.  Esse  avevano  queste  Case principali: Orfanotrofio  S.  Isidoro  a  Saint-Cyr  (1878). 2o  Orfanotrofio  Morgant  a  Guiñes  (1886). Noviziato  a  S.  Margherita  presso  Marsiglia  (1891). Orfanotrofio  S.  Gabriele  a  Saint-Denis  (1898). 5o  Casa  delle  F.  di  M.  A.  a  Mers-el-Kebir  presso  Orano  (1895). 6o  Istituto  Maria  Ausiliatrice  a  Manuba  presso  Tunisi  (1895). Tutto  questo  doppio  elenco  figurava  in  una  voluminosa  relazione ufficiale  sull'«  Insegnamento  Industríale  e  Commerciale  nelle  Istitu- zioni  libere  cattoliche  »,  compilato  in  occasione  delPEsposizione  Uni- versale  del  1900  e  contenente  quarantaquattro  pagine  dedícate  alie Opere  Salesiane.  In  base  appunto  a  questa  parte  della  relazione  erano state  conferite  ai  Salesiani  di  Francia  le  due  onorificenze,  delle  quali abbiamo  parlato  nel  capo  quinto. Dette  Case  si  spartivano  in  due  gruppi,  formando  due  Ispettorie, quella  del  Sud,  la  piü  antica  e  la  piü  importante,  il  cui  capo  risie- deva  a  Marsiglia,  e  quella  del  Nord,  recentissima,  con  la  sede  cén- trale  a  Parigi.  Non  tutte  queste  Case  dei  Salesiani  avevano  eguale importanza. La Case maggiori di Nizza, Marsiglia, Lilla e Parigi alber- gavano  ognuna  piü  di  200  alunni,  divisi  in  artigiani  e  studenti;  in quella  secondaria  di  La  Navarra  nella  Crau  predominava  Pinsegna- mento  agricolo,  essa puré  con  200  alunni.  Le  due  minori  di  Eckmühl e  di  Montpellier ne  avevano piü di  100  con  scuole  anche professionali. Le  rimanenti  occupavano  un  grado  inferiore.  Órgano  di  propaganda e  di  comunicazione  fra loro  e  la  Casa Madre  di  Torino  era il Bulletin Salésien,  stampato  nell'Oratorio  di  Valdocco,  diretto  da un  confratello francese  e  cominciato  nell'aprile  del  1879. 119 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo  VIII I  Salesiani  di Francia si  apprestavano,  dicevo,  a festeggiare il loro giubileo  d'argento.  Le  feste  dovevano  celebrarsi  nella  Casa  di  Nizza, ma  s'annunciavano  poco  allegre:  rombava  nelParia  il  turbine.  II Direttore Don Luigi  Cartier temeva  che  dovessero  essere  il  canto  del cigno  (1).  Infatti  il  14  novembre  del  1900  Waldeck-Rousseau,  Pre- sidente  del  Ministero,  presentó  alia  Camera  dei  Deputati  un  disegno di legge, nominalmente  sulle Associazioni,  ma in realtá contro le Cor- porazioni  religiose,  disegno  il  quale  fu  inscritto  all'ordine  del  giorno con la dichiarazione esplicita che sarebbe venuto  alia discussione senza ritardo.  Leone  XIII,  compreso  della  gravita  di  quella minaccia,  indi- rizzó nel dicembre seguente al Cardinal Richard, Arcivescovo di Parigi, una  lettera,  nella  quale  metteva  in  evidenza  quali  dannosi  effetti avrebbe prodotto una legge di tal natura.  La discussione ebbe principio nel  gennaio  del  1901  passando  per  varié  vicende, finché il  29  marzo la Camera dei Deputati la approvó con 79 voti appena di maggioranza; il  23  giugno  la  approvó  anche  il  Senato.  II  29  Leone  XIII  invió  ai Superiori Generali degli Ordini religiosi una nobilissima lettera a loro difesa e conforto;  ma pochi giorni prima aveva spedito puré al Governo francese  una  Nota  diplomática,  assai  piü  forte  ed  enérgica,  in  pro- testa contro l'iniqua legge.  Questa fu promulgata il  Io  luglio. Ne  riassumeró  tre  articoli,  che  basteranno  a  daré  un'idea  del  suo contenuto  e  carattere.  Io  Nessuna  Congregazione  religiosa  possibile in  Francia  senz'aver  prima  ottenuto  il  riconoscimeñto  mediante  una legge;  ma pronunciabile sempre lo  scioglimento di  qualsiasi  Congrega- zione  per  semplice  decreto  ministeriale  (art.  13).  2o  Gravi  pene contro  i  membri  di  Congregazioni  non  riconosciute,  le  quali  apris- sero  scuole,  anche  per  interposta  persona  (art.  14).  3o  Liquida- zione del patrimonio  delle Congregazioni  che entro  tre mesi non  aves- sero  obbedito  alia legge,  chiedendo  il  riconoscimeñto  o  sciogliendosi. Vietato nel  corso  del trimestre  alienare  o  spartire  il patrimonio.  Con- dizione per chiedere il riconoscimeñto, sottoporsi agli Ordinari. Divieto alie stesse Congregazioni riconosciute di fare qualsiasi fondazione senza l'approvazione  del  Consiglio  di  Stato,  un  decreto  del  quale  poteva (1)  XXV mc  Anniversaire  de  l'CEuvre  de  Don  Bosco  en  France.  Nice,  1902,  pag.  VI. 120 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Le  Case  di  Francia  dopo  la  legge  di  soppressione  (1901) ordinare  la  chiusura  di  una  scuola  qualunque  (art.  18).  Nel  formulare il  suo  disegno  di  legge  Waldeck-Rousseau  era  par tito  da  due  principi,, uno  ¿elVAn'cien  Régime,  che  nessuna  Congregazione  potesse  formarsi né  sussistere  senza  il  beneplácito  dello  Stato,  e  Paltro  della  Rivolu- zione,  che  i  voti  religiosi  violassero  i  diritti  della  persona  umana  e quindi  fossero  illeciti  e  contrari  all'ordine  pubblico.  Inoltre  nell'arti- colo  14  aveva richiamato  in vigore  il  7o contenuto  nella legge  del  1880 e  respinto  allora  dal  Senato,  che  a nessuno  né  direttamente  né  per  inter- posta  persona,  era  lecito  dirigere  istituti  di  qualsivoglia  ordine  e  nem- meno  insegnare,  se  apparteneva  a una  Congregazione  religiosa  non  rico- nosciuta.  La  legge  prevedeva  un  Regolamento  circa  l'esecuzione.  II Regolamento  venne  e  resé  ancor  piü  odiosa  la  legge.  II  Papa,  nella lettera  ai  Superiori  Generali,  aveva  toccato  il  punto  vero  della  que- stione  scrivendo:  «  Purtroppo  nei  disegni  della  setta  lo  sbandeggia- mento  e  l'estinzione  degli  Ordini  religiosi  é  un'abile  mossa  a  condurre innanzi  il  meditato  proposito  dell'apostasia  delle  nazioni  da  Gesü Cristo ». Nel  1902  avvenne  un  fatto,  per  cui  le  cose  arrivarono  aH'estremo. Waldeck-Rousseau,  che  puré  aveva  trionfato  nelle  elezioni  di  maggio, lasció  il  potere,  designando  a  succedergli  Emilio  Combes;  lo  fec£  per non  dover  mantenere  le  sue  promesse  alia  Santa  Sede  di  applicare  la legge  con  equitá  e  temperanza.  II  Combes  si  dichiaró  súbito  nemi- cissimo  delle  Congregazioni  e  delle  loro  opere.  Cominció  a  chiudere migliaia  di  scuole,  anche  quelle  istituite  legalmente,  secondo  una  legge del  1886,  da  Congregazioni  riconosciute;  poi  attaccó  le  Congregazioni stesse.  Parecchie,  prevedendo  che  il  riconoscimento  sarebbe  stato loro  rifiutato,  si  erano  sciolte  da  sé;  cinquantanove  maschili  doman- darono  di  essere  riconosciute.  II  Combes  le  divise  in  tre  categorie: insegnanti,  predicanti,  commercianti.  La  Camera  il  18  marzo  1903 negó  il  riconoscimento  a  venticinque  insegnanti  con  11.800  religiosi; il  24  successivo  a  ventotto  predicanti  con  tremila  membri;  pochi giorni  dopo,  alia  Gran  Certosa  di  Grenoble,  qualificata  per  commer- ciante.  NelPesecuzione  il  Ministro  si  mostró  spietato.  Chiuse  4200 istituti  di  beneficenza;  pochi  altri  dello  stesso  genere  poterono  conti- nuare  secolarizzandosi,  sebbene  non  fossero  mai  lasciati  in  pace  dalla 5  CER1A,  III 121 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 parlava di  Congregazioni legalmente disciolte,  mentre fino  al  I o  ottobre lede- cosa ai  Cooperatori  la  secolarizzazione  dei  Salesiani  francesi.  II  che  fu  fatto con  un  articolo  vistoso  e  in  prima  pagina  intitolato  Heure  d'angoisse, nel  quali  si  rassicuravano  i  Cooperatori  circa  l'Opera  salesiana,  che, sebbene  mortalmente  ferita,  non  sarebbe  morta  in  Francia.  6  o  Catalogo  man- dei  Soci.  Sopprimere  la  parte  francese. A  Roma  Don  Cartier  sbrigó  rápidamente  la  pratica.  Si  presentó anzitutto  al  Cardinale  Protettore  Parocchi,  che,  accoltolo  paterna- mente,  approvó  la  decisione  presa,  osservando  che  i  Salesiani,  diver- samente  dai  grandi  Ordini,  potevano  con  il  loro  genere  di  vita  e  di opere  adattarsi  benissimo  alia  condizione  di  secolarizzati  nel  foro esterno.  Poi  Don  Cartier  si  recó  dai  Cardinal  Gotti,  prefetto  della Sacra  Congregazione  dei  Vescovi  e  Regolari.  —  Sta  bene,  disse  Sua Eminenza,  ma  vi  accetteranno  i  Vescovi?  Han  ricevuto  ordine  dai Governo  di  accogliere  soltanto  religiosi  oriundi  delle  loro  diócesi.  — Don  Cartier  gli  fece  giustamente  notare  che  nel  testo  della  legge  si :ono- renze al  2 za  di Don >ellier Don >man- dare iscus- irtier, o  \  loro o, del itrice, stero, mbre anees: trie  lí i  Salesiani  non  erano  disciolti,  andando  solo  allora  in  vigore  la  legge. D'altra parte  i  Salesiani  si  sarebbero  rivolti  ai loro  Vescovi  di  origine, ai  quali poi  avrebbero chiesto  Vexeat.  Ció udito,  il  Cardinale gli disse di  preparargli  súbito  la  domanda  con  l'elenco  di  tutti  i  Salesiani  da secolarizzare;  il  che  venne  immediatamente  eseguito.  Don  Rúa  a  sua volta  teneva  pronta  una  lettera  del  tenore  seguente,  che  ognuno  dei secolarizzati  avrebbe  presentata  al  suo  vescovo.  \ a Dor Eccellenza,  oso  ricorrere  a  Vostra  Eccellenza  per  chiederle  il  favore  di  ac- cogliere,  nella  sua  somma  benevolenza,  questa  domanda  di  secolarizzazione.  falent Dopo  essermi  raccolto  in  preghiera  e  aver  domandato  a  Roma  i  necessari  quest< consigli,  ritengo  che  il  mezzo  migliore  di  far  fronte  alie  presenti  difficoltá  sia  osto  < di  anidare  all'Episcopato  i  membri  della  Societá  Salesiana  che  sonó  in  Francia.  ,  , Credo  di  poter  sperare  che  si  mostreranno  sempre  degni  del  loro  venerato  Pa- dre  Don  Bosco  e  di  quanto  Vostra  Eccellenza  si  degnerá  fare  per  loro. Sia  che  si  tratti  d'incorporarli  semplicemente  nella  sua  diócesi  dove  ri-  \[  ves siedono,  sia  che  si  tratti,  essendo  incorporati  nella  sua  diócesi,  di  venir  messi esser< a  disposizione  del  Vescovo  del  luogo  dove  si  trovano,  oso  sperare  che  Vostra Eccellenza  vorrá  accogliere  favorevolmente  l'umile  domanda  di  chi  gode  profes-  ca  noi sarsi  di  Vostra  Eccellenza  umilissimo  e  devotissimo  servo  in  Domino.  Sac.  etend MICHELE  RÚA,  Superiore  Genérale  dei  Salesiani  di  Don  Bosco.  Torino,  18  set-  irsone tembre  1901. 124 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Le Case di Francia dopo la legge di soppressione (1901) Allorché Don Cartier fu di ritorno,  si  ebbe un nuovo  cambiamento di  scena.  Don  Rúa  gli  fece  leggere  una  lettera  del  Cardinal  Richard in  data  6  setiembre.  Era  la  risposta  a  una  sua  preghiera  di  ricevere e  ascoltare  l'Ispettore  Don  Giuseppe  Bologna,  che  gli  avrebbe  parlato della decisione presa di  ricorrere  alia  secolarizzazione.  L'Arcivescovo di  Parigi  riteneva invece  che fosse  la men peggio  domandare  il  ricono- scimento. Reverendo  Superiore,  riceveró  volentieri  Don  Bologna,  per  trattare  con  lui delle  vostre  opere,,  ma  fin  da  oggi  io  credo  di  dovervi  additare  il  pericolo  a cui  vi  esponete  non  domandando  il  riconoscimento  prima  di  ottobre.  É  dubbio che  si  accetti  la  secolarizzazione  dei  religiosi  e  supponendo  che  venga  accet- tata,  é  quasi  certo,  credo  io,  che  si  applicherá  un  decreto  del  1804,  in  forza del  quale  i  sacerdoti  appartenenti  a  una  Congregazione  debbono  ritirarsi  nelle loro  diócesi  di  origine  e  quindi  non  sará  loro  permesso  di  mettersi  sotto  la  mia giurisdizione,  se  non  sonó  nati  nella  diócesi  di  Parigi.  Mi  pare  dunque,  Reve- rendo  e  Venerato  Superiore,  che  dobbiate  star  fermo  nella  risoluzione  presa  di domandare  l'autorizzazione  e  di  tener  preparan  tutti  i  documenti  per  presen- tare  la  vostra  domanda  prima  di  ottobre. Don  Cartier  non  si  arrese.  Anche  Don  Rúa  stette  fermo  nel pro- posito  della  secolarizzazione  e  a Don Angelo  Bologna,  Direttore  della Casa  di  Lilla,  ivi  presente,  diede  con  i  rescritti  per  i  Confratelli  del Nord  le  istruzioni  opportune.  Poi  Don  Cartier  voló  dal  suo  Vescovo a  San  Giovanni  di  Moriana,  dal  quale  fu  ben  volentieri  incardinato nella propria diócesi;  di  la corsé  a Marsiglia con i  rescritti per l'Ispet- tore  Don  Perrot  e  fece  tostó  ritorno  a  Nizza.  Mentre  pero  nel Sud  tutto  procedeva  come  si  era  stabilito,  l'Ispettore  Don  Bolo- gna,  vinto  dagli  argomenti  dei  legali  dell'Arcivescovado,  chiese licenza  a  Don  Rúa  di  domandare  il  riconoscimento.  Quindi  ognuna delle  due  Ispettorie  fece  la  propria  trada.  Quella  del  Nord,  a tenore  della  legge  per  il  riconoscimento,  presentó  domanda  e statuto.  La  domanda  firmata  da  Don  Giuseppe  Bologna  e  indiriz- zata  al  Presidente  del  Consiglio,  Ministro  dell'Interno  e  dei  Culti, era  cosi  concepita: II  sottoscritto  Sac.  Giuseppe  Bologna  nella  sua  qualitá  di  Superiore  della Societá  dei  Salesiani  di  Don  Bosco  ha  l'onore  di  deporre  nelle  vostre  mani, 125 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo  VIII 6.  Ma,  se  fosse  veramente  cosi,  avrebbero  potuto  in  pochi  anni  prendere uno  sviluppo  tanto  grande  e  tanto  rápido? 7.  Basta  esaminare  il  risultato  delle  indagini  fatte  per  convincersi  che Topera  loro  non  ha  niente  di  comune  con  la  carita  e  che  in  realtá  si  tratta dello  sfruttamento  dell'infanzia  e  della  credulitá  pubblica,  mentre  costituisce  un pericolo  per  il  commercio  e  l'industria  privata. 8.  Quando  fu  promulgata  la  legge  del  Io  luglio  1901,  i  Salesiani  si  sen- tirono  minacciati,  tanto  piü  che  non  ignoravano  i'  numerosi  lamenti  causati dalla  loro  esistenza  e  sapevano  che  anche  fra  il  clero  e  le  corporazioni  religiose avevano  sollevato  una  vera  ostilitá. 9.  II  loro  rápido  prosperare,  l'abilitá  e  il  buon  successo  con  cui  aveva- no  saputo  arricchirsi  li  rendevano  realmente  rivali  temibili  e  dovunque  essi gettavano  le  basi  di  un  istituto,  si  vedevano  venir  meno  le  pie  offerte  e  i  doni generosi. 10.  Esitarono  dunque  a  lungo  sulla  condotta  da  tenere.  Tutti  i  direttori furono  convocati  a  Torino  e  nel  Consiglio  Genérale  della  Congregazione  si  di- scusse  il  piano  di  battaglia  da  adottare. 11.  Furono  esaminati  tre  disegni:  sciogliersi  e  utilizzare,  nelPinteresse della  corporazione,  la  fortuna  fatta  in  Francia. 12.  Fare  domanda  di  riconoscimento,  benché  questo  mezzo  fosse  precario, per  girare  la  difÜcoltá  con  tale  artificio. Sciogliersi  non  vollero  e  il  risultato  della  loro  deliberazione  fu  che  era  ac- cortezza  appigliarsi  ai  due  espedienti  insieme.  Si  fece  una  domanda  per  dodici istituti  e  gli  altri  tredici  si  trasformarono  in  Opere  diocesane,  dirette  da  sedi- centi  sacerdoti  secolarizzati. 13.  Questa  secolarizzazione  che  valore  légale  aveva  di  fronte  alia  nostra legislazione  concordataria? 14.  Che  carattere  potevano  allegare  questi  religiosi  internazionali,  e  come ammettere  ordinazioni  fatte  per  uno  scopo  diverso  dal  servizio  delle  parrocchie? 15.  e  soprattutto  per  un  fine  cosi  totalmente  estraneo  alia  missione  sa- cerdotale  qual  é  la  creazione  di  scuole  professionali? 16.  Ma  quest'é  un  fatto  di  ordine  puramente  giudiziario  e  aspetta  ai  tri- bunali  smascherare  e  reprimere  la  frode  ordita  per  eludere  la  legge  e  salvare la  parte  piü  importante  della  congregazione  minacciata. 17.  Altro  piü  non  rimane  che  esaminare  la  domanda  di  riconoscimento presentata  dagli  istituti  di  Parigi,  Via  Retrait  29  e  Parigi,  Via  Javel;  Saint-Denis, Rueil,  Buis,  Diñan,  Popey,  Lille,  Ruitz,  Coigneux,  Rossignol,  Oran  Via  Mener- ville  e  Oran-Eckmühl. I  Salesiani,  come  abbiamo  esposto,  formano  un'aggregazione  di  creazione recente,  ma  che  oggi  s'irradia  sul  mondo  intero. 18.  La  frazione  francese  é  solo  un  ramo  spuntato  da  quindici  anni, 19.  e  sotto  l'aspetto  religioso,  la  Francia  rappresenta  soltanto  una  pro- vincia  dell'ordine  italiano,  amministrato  da  un  delegato  sotto  l'impulso  e  la  dire- 128 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Le Case di Francia dopo la legge di soppressione (1901) zione  esclusiva  del  Superiore  Genérale  e  del  Consiglio  di  amministrazione  tori- nese. 20.  Bisognava  dunque  anzitutto  cambiare  il  carattere  dei  Salesiani  lanciati nel  nostro  paese,  dando  loro  un'apparenza  di  autonomia  e  di  nazionalitá. 2 1 .  A  questo  fine  il  primo  istituto  fondato,  quello  di  Via  Retrait  a  Pa- rigi,  fu  elevato  al  grado  di  Casa  Madre. 22.  e  un  frate  naturalizzato  per  la  circostanza,  il  signor  Bologna,  o  Bo- logne,  assunse  la  qualitá  di  Superiore  Genérale  di  questa  congregazione.  É  que- sto  il  religioso  che  ha  presentato  la  domanda. 23.  Si  puó  accogliere  tale  domanda?  Noi  crediamo  di  no. 24.  Certo  noi  siamo  di  coloro  i  quali  pensano  che,  come  la  scienza,  cosi la  carita  non  ha  patria  e  non  ci  opporremmo  alio  sviluppo  di  un'opera  umani- taria,  perché  venutaci  dalPestero. 25.  Ma  bisognerebbe  puré  che  si  trattesse  d'una  vera  opera  di  benefi- cenza,  e  questo  carattere  l'impresa  dei  Salesiani  non  sembra  averio. 26.  Frá  i  pochi  preti  francesi  sperduti  in  questa  aggregazione  se  ne  sonó trovati  alcuni  indignati  dei  fatti  che  vedevano  avvenire  sotto  i  loro  occhi,  e  noi sappiamo  che  in  massima  parte  gli  utili  degli  istituti  francesi  vanno  realmente a  profitto  soltanto  dell'opera  e  deH'influenza  straniera. 27.  Gli  orfani  rumorosamente  cercad  sonó  anche  davvero  ricoverati  da essi  e  le  spese  per  la  loro  educazione  giustificano  in  qualche  misura  le  loro continué  questue? 28.  Basta  esaminare  il  meccanismo  di  questi  pseudo-orfanotrofi  per  con- vincersi  che  non  é  cosi! 29.  Ogni  orfanotrofio  ha  sede  in  un  immobile  proveniente,  come  tutto il  resto,  dalla  generositá  pubblica. 30.  É  alimentato  anzitutto  dalle  rette  págate  sia  dalle  famiglie  sia  da persone  caritatevoli. 31. Poiché  la  gratuita  é  talmente  eccezionale  che  per  cosi  diré  non  esiste. 32.  Il  giovane  viene  sottoposto  a  eccessive  fatiche,  esigendosi  da  lui,  e in  deplorevoli  condizioni  d'igiene  e  di  salubritá,  che  producá;  inoltre  é  dedicato a  un  ramo  particolare  di  mestiere,  sicché,  una  volta  fuori,  non  conosce  in  realtá mestiere  nessuno.  Di  piü  non  costa  quasi  nulla,  perché  la  pensione  gli  é  pagata da  terzi  sicché  rende  soltanto.  Grazie  poi  alia  gratuita  della  mano  d'opera, all'abbondante  frutto  del  lavoro  proveniente  dalla  specializzazione  a  oltranza, ai  vantaggi  fiscali  derivanti  dal  carattere  di  Associazione  di  carita,  é  facile comprendere  le  proteste  sollevate  dovunque  funziona  uno  di  questi  istituti,  da- gli  industriali  e  dai  commercianti,  impotenti  a  sostenerne  la  concorrenza. 33.  Di  volta  in  volta,  tipografi  e  editori  (e,  quali  editori,  pubblicano  cose tutte  contro  le  istituzioni  nostre),  mercanti  di  vino,  di  liquori,  di  prodotti  far- maceutici,  la  loro  azione  económica  é  nefasta  e  non  lo  é  meno  la  loro  azione politica;  di  tutte  le  congregazioni  é  forse  quella,  la  cui  combattivitá  ostinata ci  venne  segnalata  di  piü. 129 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo  VIII Ed  ora  passiamo  ai  secolarizzati  del  Sud.  La  loro  sorte  fu  assai contrastata;  ma  s'aveva  a  fare  con  magistrati  in  tribunale,  non  con politicanti  in  Parlamento,  e  dinanzi  ai  tribunali,  chi  sa  valer  si  della legge,  a  lungo  andaré  qualche  cosa  ottiene. A Nizza  sei  Salesiani  con  alia  testa  il  loro  Direttore  Don  Cartier furono  citati  a  comparire  davanti  al  tribunale  correzionale  sotto l'imputazione  di  essere  rimasti  nel  Patronato  S.  Pietro  dopo  l'appli- cazione  della  legge  sulle  Associazioni,  formando  i  v  i  un'associazione non  riconosciuta;  Don  Cartier  era  inoltre  accusato  di  dirigere  un istituto  d'istruzione,  benché  membro  di  una  congregazione  illecita, e  gli  altri  di  esercitare  nello  stesso  luogo  l'insegnamento.  L'av- vocato  difensore,  Bernardo  d'Attanona,  era  uno  di  quei  magistrati che  nel  1880  aveva  dato  le  dimissioni  per  non  cooperare  all'esecu- zione dei decreti di espulsione emanati contro le famiglie religiose ( 1 ) . Egli  sostenne  che  i  suoi  clienti  erano  in  regola  né  facevano  contro la  legge,  ma  contro  un'interpretazione  errónea  di  essa.  Legge  d'ec- cezione,  legge  ingiusta,  legge  vessatoria;  ma  essi,  legalmente  seco- larizzandosi, vi si erano e vi stavano sottomessi, godendo ormai di tutti i  vantaggi del  diritto  comune.  Spalleggiato  dall'avvocato  Fabre,  difese > COSÍ  efficacemente  la  propria  tesi,  che  i  l  tribunale  gli  diede  ragione; ma  il pubblico  ministero  ricorse in  appello. Alia Corte d'Appello di Aix il Presidente e i giudici confermarono puramente  e  semplicemente  la  sentenza  di  Nizza;  ma  il  rappresentante della  legge,  ricorse  in  Cassazione.  La  Corte  di  Cassazione,  trovando che  i  motivi  addotti  dai  giudici  precedenti  non  bastavano  a  provare la realtá dell'avvenuta  secolarizzazione,  cassó la  sentenza di Aix  e  rin- vió  la  causa  alia  Corte  d'Appello  di  Nímes.  A  Nímes  la  difesa  degli imputati  fu  COSÍ  strenua,  che  dopo  tre  giorni  di  discussione  la  Corte deliberó il rinvio a otto giorni. Alia ripresa emise una sentenza che con- dannava  ciascuno  a  venticinque  franchi  di  ammenda  e  intimava  senza motivazione  la  chiusura  del  Patronato  S.  Pietro.  Don  Cartier  ricorse in  Cassazione  a  sezioni  riunite;  ma  poi,  arrendendosi  al  consiglio  di (1) Cfr. Mem. Biogr., vol. X I V , pag. 600. 132 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Le  Case  di  Francia  dopo  la  legge  di  soppressione  (1901) persone  autorevoli,  ritiró  il  ricorso  e  piegó  il  capo  alia  dura  condanna; ma  fu  Pafíare  di  un  giorno. La  Casa  dunque  venne  legalmente  chiusa  il  13  ottobre  1903  e i  Salesiani  se  n'andarono;  ma  il  giorno  appresso  fu  legalmente  ria- perta  sotto  il  titolo  di  "  Maison  de  famille  des  apprentis  ";  un  gruppo di  laici,  riuniti  in  Societá  industríale  dei  laboratori  di  Piazza  d'Armi, aveva  prepárate  ed  eseguito  il  colpo  maestro.  Il  Io  giugno  1904, dopo  una  serie  di  citazioni  senza  risultati,  la  polizia  vi  operó  una perquisizione.  L'ex-direttore  occupava  la  entro  una  camera  messa a  sua  disposizione  dalla  Societá  civile  proprietaria  dell'edificio  e  resi- dente  a  Parigi  in  via  Retrait.  Benché  Don  Cartier  non  si  tenesse  nasco- sto,  ma  tutti  sapessero  dove  abitava,  puré  si  era  aspettato  tanto  a  farlo sloggiare,  perché  si  voleva  dar  tempo  di  partiré  a  coloro  che  passa- vano  a  Nizza  la  stagione  e  che  si  sarebbero  fortemente  irritati  per  le odióse  misure  contro  i  Salesiani,  da  loro  apprezzati  e  aiutati. II  4  luglio  Don  Cartier  dovette  ricomparire  dinanzi  al  giudice istruttore.  Poi  furono  citati  dodici  alunni,  ai  quali  si  cercava  di  far diré  che  Don  Cartier  continuava  a  essere  il  vero  Direttore  della  Casa;, ma  seppero  tutti  rispondere  a  do  veré.  Se  ne  citarono  i  genitori  o tutori,  ma  con  idéntico  risultato.  Allora  il  giudice  istruttore  deferí Don  Cartier  al  tribunale  sotto  l'accusa  di  ricostituzione  della  Con- gregazione  salesiana;  ma  i  membri  della  Societá  industriale  sven- tarono  l'accusa.  Finalmente  il  Io  marzo  1905  un'ordinanza  di  non luogo  a  procederé  mise  termine  a  quelle  vessazioni.  Don  Cartier trasferi  il  suo  alloggio  uíficiale  altrove. Cessate  le  vessazioni  alie  persone,  cominciarono  le  vessazioni  per le  cose.  II  29  luglio  1905  dal  liquidatore  dei  beni  delle  Congrega- zioni  fu  messo  all'asta  pubblica  l'immobile.  II  primo  esperimento dinanzi  al  tribunale  civile  di  Nizza  ando  a  vuoto,  perché  non  si  pre- sentarono  offerenti;  ma  un  mese  dopo  la  casa  venne  aggiudicata  per 200.110  fr  anchi  a  un  tale,  che  dichiaró  di  a  ver  fatto  Pofferta  per  contó di  un  terzo,  una  nostra  conoscenza:  il  cooperatore  inglese  Tommaso Pate,  banchiere  a  Livorno.  La  Societá  locataria  quindi  dal  quel  cam- bio  di  proprietario  non  aveva  nulla  a  temeré  per  il  suo  regolare contratto  d'afíitto. 133 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IX piü  sommaria  che  non  sia  questa  nostra  esposizione;  sullo  svolgi- mento  della  pratica  fino  alia  conclusione  diremo  fra  breve.  Con- viene  pero  riprodurre  súbito  una  dichiarazione  di  Don  Rúa  in  una sua  Circolare  del  19  marzo  1902  sul  nono  Capitolo  Genérale.  Scri- veva:  «  É  bensi  vero  che,  per  la  grande  benignitá  della  Santa  Sede a  nostro  riguardo,  la  quale  nel  1884  ci  concesse  la  comunicazione dei  Privilegi  coi  principali  Ordini  Religiosi,  noi  potevamo,  in  forza dei  medesimi,  procederé  con  sicurezza  e  in  tutta  coscienza  sia  nelle radunanze  dei  Capitoli  Generali,  sia  nelle  lezioni,  sia  nel  proporre come  obbligatorio  le  Deliberazioni  nei  medesimi  Capitoli  prese;  e che  perció  quanto  fu  fatto  da  Don  Bosco  in  vita,  e  quanto  si  venne facendo  dalla  sua  morte  finora,  tutto  fu  fatto  a  dovere;  tuttavia  essen- dosi  suscitato  qualche  dubbio  da  qualcuno  nel  Capitolo  Genérale medesimo,  ho  giudicato  meglio,  per  il  bene  della  nostra  Pia  Societá, sovrabbondare,  e  mettere  le  cose  su  base  tali,  che  togliessero  anche ai  piü  delicati  di  coscienza  ogni  motivo  di  dubbio  e  di  contrasto  ». Vedremo presto  in  che  modo  abbia fatto  ció. 2o Ricordó poi  come nell'ultimo triennio  si  fosse  dovuta lamentare la perdita  di  un  membro  del  Capitolo  Superiore  nella persona  di  Don Belmonte,  e  notó  come  in  tutti  i  Capitoli  Generali  da  lui  presieduti si  fosse ripetuto  sempre un caso  simile.  Nel  1889,  perdita dell'amatis- simo  Padre  e  Fondatore;  nel  '92,  di  Don  Bonetti;  nel  '95,  di  Don Sala;  nel  '98,  malattia  di  Don  Lazzero  con  la  conseguente  impos- sibilitá  di  occupare  la carica. II  vuoto  lasciato  dalla  perdita  di  Don  Domenico  Belmonte,  Pre- fetto  Genérale,  era  stato  veramente  grande  (2).  Aveva  cessato  di vivere il  18 febbraio del  1901. Da quindici anni sosteneva queH'uíficio, avendolo  esercitato  due  anni  a fianco di  Don  Bosco.  Di  lui  abbiamo fatto  la  presentazione  nel  volume  precedente  (1).  Lavoro  e  pietá rappresentano  in  compendio  tutta  la  sua  esistenza.  La  modesta  came- retta,  dove  resé  l'anima  a  Dio,  rispecchiava  il  suo  animo  non  sola- mente  schivo  di  qualsiasi  ostentazione,  ma  desideroso  di  occultarsi (2) Cfr.  Circolare di Don Rúa, 25  aprile  1901. (1)  Pgg-  8-9. 140 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 //  nono  Capitolo  Genérale  (1901) forma  comunque  per  l'addietro  occorse  nella  celebrazione  dei  Capitoli Generali,  e  convalidare  e  dar  vigore  di  Deliberazioni  Capitolari  alie decisioni  prese  peí  regime  interno  nelle  adunanze  generali  dei  Direttori con il  Consiglio  Superiore,  salvo  poi  a rivederle  nel  prossimo  Capitolo Genérale  e  presentarle  ».  Pregava  puré  di  «  convalidare,  ove  ne  fosse d'uopo,  le  elezioni  del  Superiore  Genérale  e  dei  Membri  del  Consiglio Superiore,  fatte  nel  Capitolo  Genérale  formato  dagl'Ispettori,  dai  Di- rettori  e  dai  Delegati  delle  singóle  Case  dell'Antico  Continente,  non- che  dagl'Ispettori  e  da  un  Direttore  di  ogni  Ispettoria  del  Nuovo Continente  ». La  Congregazione  dei  Vescovi  e  Regolari  con  Decreto  del  20 gennaio  1902,  firmato  dai  Cardinal  Gotti  Prefetto,  annui  alia  domanda di  erigere,  come  si  erano  proposte,  e  canónicamente  costituite  le  suin- dicate  Ispettorie,  sanando  in  radice  le  irregolaritá;  ma  quanto  ai  Capi- toli  Generali  usó  la  seguente  formula:  Methodum  propositam  quoad novas  electiones  generales  pro  hac  vice  tantum  approbat  iuxta  preces. Rimaneva  da  chiarire  l'inciso  pro  hac  vice  tantum,  per  questa  volta soltanto.  Al  Procuratore,  che ne  chiese  la  spiegazione,  fu risposto  ( 1 ) : «  II  Capitolo  Genérale  ha  potere  di  stabilire  le  cose  piü  importanti che  occorrono  per  la  Congregazione,  e  persino  la  facoltá  di  modificare le  Rególe,  purché  ció  si  faccia  in  modo  conforme  alio  spirito  della  Pia Societá.  II  Capitolo,  cosi  radunato una volta,  puó  stabilire  quanto  crede abbia  a  contribuiré  alia  maggior  gloria  di  Dio  ed  alia  salute  delle anime:  stabilisca  adunque  esso  come  convenga  meglio  che  sia  costi- tuito  in  seguito  e  con  quali  particolaritá  debba  farsi  questa  costi- tuzione  ».  Si  affermava  dunque  essere  conveniente  che  il  Capitolo stesso  decidesse  queste  cose  definitivamente,  perché  il  tutto  riuscisse secondo  la  necessitá  e  l'opportunitá  della  nostra  Societá.  Onde  Don Rúa  conchiudeva:  «  Peí  Capitolo  Genérale  del  1904,  in  cui  anche  si faranno  le  elezioni,  si  térra  questo  método  di  radunare  solo  gli  Ispet- tori  con  un  socio  per  ogni  Ispettoria,  eletto  da  tutti  i  soci  professi dell'Ispettoria  medesima;  ed  in  esso  si  stabilirá  definitivamente  come abbia  ad  essere  costituito  il  Capitolo  Genérale  in  seguito  ».  Donde (1)  Circ,  19  marzo  1902. 145 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IX Prese  poi  la  parola  Don  Cerruti  per  pregare  che,  essendo  assai breve  il  tempo  del  Capitolo,  non  si  facessero  digressioni  fuori  del tema  e  non  si  andasse  per  le  lunghe  nel  chiedere  schiarimenti.  Rife- rendo  sommariamente  le  cose  dette,  noi  sorvoleremo  sulle  parti,  che non  ebbero  qualche  risultato  positivo. La  terza  Commissione  aveva  stimato  conforme  al  suo  mandato allargare  il  campo  delle  proprie  indagini,  giacché  non  avrebbe  potuto presentare  assennate  proposte  sulla  questione  dei  testi  senza  metiere per  base  l'ordinamento  degli  studi  ecclesiastici.  Altri  dovevano  essere i  testi  per  chierici  che  compissero  il  quadriennio  teológico  negli  Stu- dentati  regolari,  altri  per  chi  li  compisse  in  Case  particolari.  Quindi la  Commissione  con  l'unanime  consenso  dei  suoi  trentaquattro  membri eífettivi  e  di  tre  consulenti,  intervenuti  tutti  assiduamente  alie  adu- nanze,  propose  al  Capitolo  Genérale  le  sue  conclusioni  su  questi  tre punti  distinti:  Io  Studentati  teologici;  2o  ordinamento  degli  studi ecclesiastici;  3  libri di testo. II  secondo  Capitolo  Genérale,  basandosi  sulle  Rególe,  aveva  sta- bilito  che  il  corso  teológico  abbracciasse  quattro  anni  e  che,  finito  il quadriennio,  i  Soci  attendessero  per  due  anni  alio  studio  della  morale casistica;  inoltre,  che  in  ogni  Ispettoria  vi  fosse  uno  Studentato per  gli  studi  teologici.  Per  21  anni,  come  rilevó  con  rincrescimento Don  Cerruti,  tali  disposizioni  si  erano  potute  attuare  solo  in  parte;  ma completamente  non  si  sarebbe  mai  stati  in  grado  di  eseguirle.  Come infatti  trovare  in  ogni  Ispettoria  tutti  gl'insegnanti  necessari  od  un numero  suficiente  di  alunni?  Perció  la  Commissione  propose  e  il Capitolo  approvó  che  la  citata  deliberazione  venisse  modificata  cosi: II  Capitolo  Superiore  stabilira  gli  Studentati  teologici  dove  giudicherá opportuno  in  servigio  di  una  opiu  Ispettorie. La  Commissione  si  preoccupó  anche  del  fatto  che,  qualora  gli studi  teologici  tenessero  dietro  immediatamente  al  corso  filosófico, le  Case  rimarrebbero  prive  dell'aiuto  sólito  a  fornirsi  dai  chierici nell'assistenza  e  nell'insegnamento;  quindi  opinó  che  i  chierici,  com- piuto  il  detto  corso,  fossero  invíati  per  tre  anni  a  prestare  Topera loro  nelle  Case  particolari  e  che  dopo  entrassero  negli  Studentati  di teologia.  In  tale  triennio  pratico  avrebbero  dato  saggio  della  loro 148 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 II nono Capitolo Genérale (1901) vocazione  e  della  loro  attitudine  alia  vita  salesiana.  Non  isfuggi  alia Commissione  il  pericolo  che  l'interruzione  facesse perderé  l'amore  alio studio  e  il  possesso  della  lingua  latina  e  delle  discipline filosofiche; ma  vi  si  sarebbe  potuto  ovviare,  se  durante  il  triennio  d'intervallo fra gli studi filosofici e i teologici i chierici si esercitassero nella lettura e  nel  commento  di  autori  latini,  che  il  Consigliere  scolastico  Gene- rale proponesse al principio  di  ogni  anno  e  su cui  dovessero  dar esame regolare,  e  se  il  medesimo  Consigliere  suggerisse  quelle  opere  di Índole  filosófica  che  fossero  piü  adatte  a  mantenere  vive  le  nozioni acquistate,  e  ne  inculcasse  la  lettura.  Un'altra  difficoltá  sorgeva  dal doversi  protrarre  di  troppo  le  sacre  ordinazioni;  ma  da  tale  indugio sarebbero  seguiti  anche  notevoli  vantaggi.  Si  poteva  per  altro  abbre- viare  il  tempo  ritornando  all'osservanza  delle  Costituzioni,  che fissa- vano  solo  due  anni  al  corso filosófico. Onde  la  doppia proposta  di  un biennio  invece  del  triennio  per la filosofía e  di  tre  anni  di  vita pratica nelle  Case  particolari  prima  della  teología.  Nella  seduta  pomeridiana bastó  appena  il  tempo  per  discutere  la  prima  parte,  che  restó  appro- vata. 3  setiembre,  mattina.  Don  Rúa  lesse  il  seguente  telegramma  del Cardinal  Rampolla a lui  indirizzato:  « Bene  augurando  ai figli di Don Bosco  dal  Capitolo  ora  adunato,  Santo  Padre  grato  ricevuto  omaggio ne benedice singoli membri  ».  Poi continuó: Don  Bosco  nei  primordi  dell'Opera  sua  ebbe  molto  a  soífrire  da  parte  di  per- sone  bene  intenzionate,  a  lui  devote,  ma  che  non  lo  comprendevano  nella  sua missione.  Pretendevano  che  camminasse  per  la  via  da  loro  segnata;  donde  le avversitá  e  tribolazioni.  Per  questo  Don  Bosco  dovette  piü  volte  cambiar  di casa  i  suoi  chierici,  o  fu  obbligato  a  mandarli  in  seminario,  ecc.  Perché  ció?  Quel- le  persone  erano  dominate  dallo  spirito  di  contraddizione.  Don  Bosco  sopportó e  finí  col  trionfare. Soventi  volte  il  nostro  buon  Padre  esortava  anche  noi  a  evitare  lo  spirito di  contraddizione,  di  critica,  di  riforma  e  volle  inseriré  questa  raccomandazione tra  gli  avvisi  speciali  che  egli  da  ai  suoi  figli:  evitare  il  prurito  di  riforma. '  Tale  raccomandazione  ripeto  io  a  voi.  La  critica  verso  i  Superiori  é  fatale ad  una  comunitá,  specialmente  se  provenisse  dai  Direttori  o  dagli  Ispettori.  I sudditi  rimangono  disanimati  dall'obbedienza,  diffideranno  dei  Superiori,  come di  voi,  ne  andrebbe  di  mezzo  la  stessa  vostra  autoritá. Non  solo  questa  critica  contro  i  Superiori  si  deve  evitare,  ma  anche  contro 149 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IX potuto  superare  piü  fácilmente  i  pericoli  della  caserma.  E  che  diré dei  pericoli  che  i  nostri  chierici  avrebbero  incontrati  nell'Universitá? Si sarebbero circondati di tutte le guarentigie;  la stessa Circolare romana prescriveva  quali  dovessero  essere  queste.  Fu  rimandata  la  decisione alia  seduta  pomeridiana. 3 setiembre,  sera.  Don Rúa disse: Era  prerogativa  di  Don  Bosco  il  comparire  allegro  e  il  saper  trasfondere l'allegria  negli  altri,  rendendoli  in  questo  modo  felici.  Come  rassomigliarci  a  lui? Primo  mezzo:  esattezza  nelle  pratiche  di  pietá,  senza  la  quale  non  possono  re- gnare  in  noi  né  nelle  nostre  Case  la  felicita  e  la.carita.  Sbaglierebbe  chi  con- fondesse  la  carita  col  lasciar  correré  troppo.  Secondo  mezzo:  far  osservare  in modo  piacevole  ed  amorevole  le  Rególe.  Terzo  mezzo:  mostrarsi  prémurosi  an- che  nel  promuovere  il  bene  físico  dei  propri  dipenden  ti;  prevenirli  possibilmente nei  loro  bisogni  in  caso  di  tristezza,  d'indisposizioni,  ecc.  Quarto  mezzo:  non  es- sere  troppo  tenaci  nelle  proprie  idee.  Anche  nelle  adunanze  sentiré  volentieri il  loro  parere  e  seguirlo  quando  non  c'é  pericolo  di  cattive  conseguenze.  Mo- strare  una  certa  qual  morbidezza  di  carattere.  Cosi  si  va  avanti  con  pace,  tran- quillitá  ed  allegria. Ripresa  la  discussione  sugli  Studi  Universitari  dei  chierici,  Don Cerruti  diede  la parola  al  Relatore,  il  quale,  a nome  suo  e  del  Presi- dente,  considerando  che  particolari  bisogni  della  Congregazione  esi- gevano  di  avere  prontamente  titoli  per  sostenere  le  scuole  conforme alio  spirito  della  nostra  Societá,  propose  di  sopprimere  il  suddetto articolo  576  e di lasciare alia prudenza del Rettor Maggiore il prendere nei casi particolari le decisioni che avrebbe credute piü utili per il bene della  Congregazione,  d'intelligenza  con  la  Santa  Sede.  Su  146  votanti vi  furono  131  si,  9  no  e  6  astenuti.  A  suo  tempo  Don  Rúa  umilió al  Santo  Padre  questa  supplica: II  Sac.  Michele  Rúa,  Rettor  Maggiore  della  Pia  Societá  Salesiana,  umilmente espone  a  Vostra  Santitá  quanto  segué: Con  la  data  del  21  luglio  1896  la  Sacra  Congregazione  dei  Vescovi  e  Regolari emanava  un'Istruzione  riguardante  i  chierici  secolari  e  regolari  che  frequentano per  ragion  di  studio  le  Universitá  Governative;  fre  le  altre  sapientissime  norme in  essa  contenute  al  n.  5  trovasi  anche  questa:  «  Non  si  dia  tale  permesso  ai giovani  se  prima  non  abbiano  compito  con  lode  Tintero  corso  filosófico  e  teo- lógico  prescritto  o  dalle  Costituzioni  diocesane  o  da  quelle  delPOrdine  o  dalla 152 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 II nono Capitolo Genérale (1901) Congregazione  pei  religiosi  ».  Ora  l'umile  oratore  implora  dalla  Santitá  Vostra la  facoltá,  salve  tutte  le  altre  prescrizioni,  di  poter  inviare  agli  Studi  Universi- tari  governativi  taluni  fra  i  chierici  salesiani  che,  compito  lodevolmente  il  corso filosófico,  sembrino  piü  adatti,  non  solo  per  ingegno,  ma  specialmente  per  irre- prensibile  condotta  e  lodevole  pietá.  Le  ragioni  per  cui  inoltra  tale  istanza  sonó: Io  Le  esigenze  ogni  di  crescenti  del  Governo  in  fatto  di  patenti  e  títoli d'insegnamento,  pena  la  chiusura  degli  Istituti  e  delle  scuole.  Or  queste  pa- tenti  non  si  possono  avere  per  le  scuole  secondarie  e  normali  senza  frequentare il Corso  Universitario. 2o  Le  difficoltá  che  s'incontrano  nel  do  ver  provvedersi  spesso  di  professori esterni,  le  spese  non  indiíferenti  a  cui  bisogna  sottostare,  e  piü  di  tutto  il  danno morale  e  religioso  che  ne  deriva  dalla  conseguente  mancanza  di  unitá  di  método, uniformitá  di  spirito  e  sanitá  di  principi. 3o  La  qualitá  di  studente  universitario  da  diritto  a  ritardare  il  servizio militare  fino  al  26°  anno  compiuto,  il  che  é  grande  vantaggio. 4o  Al  cominciare  d'ogni  anno  il  Direttore  Genérale  degli  Studi  tiene  una conferenza  agli  studenti  salesiani  dell'Universitá  di  Torino,  dove  é  maggiore  il loro  numero,  legge  e  commenta  le  sapienti  e  salutari  disposizioni  contenute nell'Istruzione  della  Sacra  Congregazione,  ne  fa  l'applicazione  alie  condizioni locali,  da  le  norme  per  eseguirle,  propone  testi  convenienti  a  modo  di  antidoto e,  dove  occorra,  vieta  o  limita  al  puro  necessario  l'intervento  alie  lezioni  di qualche  professore.  II  sunto  poi  di  queste  conferenze  lo  manda  per  norma  agli Ispettori  e  Direttori  delle  Case  dove  fossero  studenti  universitari. La Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari rispóse il 2  dicem- bre  1901,  concedendo  la  chiesta  facoltá  ad  triennium,  limitatamente agli individui  che  si  giudicassero  atti  all'insegnamento  ed a condizione che fossero rigorosamente  osservate le prescrizioni  contenute nell'Istru- zione  del  21  luglio  1896;  del  che  faceva grave  carico  di  coscienza  al Rettor  Maggiore. Si passó quindi  a trattare dell'ordinamento degli  Studi ecclesiastici. Sarebbe  stato  necessario  discutere  sopra  un  programma,  che  la  Com- missione non aveva avuto né modo né tempo di compilare.  Si convenne dunque  che  tale  compito  fosse  rimesso  ad  una  speciale  Commissione di  competenti  in  materia  e  da  nominarsi  dal  Capitolo  Superipre.  Il Relatore  propose  inoltre  di  sopprimere  l'articolo  581  delle  Delibera- zioni,  che  obbligava  i  sacerdoti  ad  attendere  dopo  il  corso  teológico a due  anni  di  morale  casistica,  potendosi  fare tale  studio  nelle  vacanze autunnali  durante  il  quadriennio.  Fu  votata  la  soppressione  per  alzata e  seduta. í)  CIOHIA.  I  I  I 153 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IX di  A i x )  é  destinato  pei  Chierici.  Nella  stessa  Ispettoria  si  desidera  l'erezione del  Noviziato  di  Eckmühl  (diócesi  di  Orano)  per  ragione  della  grande  distanza. Lo  stesso  dicasi  dei  due  Noviziati  di  Sarria  e  di  S.  Vincenzo  degli  Orti  (dió- cesi  di  Barcellona)  nell'Ispettoria  di  Catalogna,  il  primo  é  pei  Coadiutori,  il  se- condo  pei  Chierici.  Nel  Piemonte  poi,  avendo  ottenuto  varié  case  dalla  gene- rosita  di  alcuni  benefattori  e  segnatamente  di  S.  Em.  il  Card.  Richelmy,  se  ne userebbe  per  quattro  Noviziati  in  servizio  delle  due  Ispettorie  Piemontesi  ed  an- che  della  Ligure,  della  Lombarda,  della  Véneta:  e  della  Emiliana,  le  quali  fl- nora  ne  sonó  prive;  osservando  che  i  Noviziati  di  Foglizzo  (diócesi  d'Ivrea), di  Lombriasco  e  di  Valsalice  (Archidiocesi  di  Torino)  dovrebbero  accogliere  i Chierici,  quello  di  S.  Benigno  Canavese  (diócesi  d'Ivrea)  i  Coadiutori  addetti alie  arti  e  mestieri,  e  quello  d'Ivrea  gli  addetti  alPagricultura. In  fine,  sempre  in  tema  di  Noviziati,  implorava  due  sanatorie: « I  Convalidare,  ove  abbisognasse,  il  Noviziato  e  la  professione  di coloro  che  avessero  fatto  il  loro  esperimento  in  qualche  Casa  non eretta  finora  in  Noviziato  con  decreto  della  Sacra  Congregazione  dei Vescovi  e  Regolari  e  sanare  tutte  le  irregolaritá,  comunque  occorse per  lo  innanzi  nell erezione  canónica  dei  Noviziati.  2  Convalidare, ove  ne  sia  bisogno,  l'elezione  dei  Maestri  dei  Novizi  e  dei  membri delle  Commissioni  prescritte  dal  Decreto  Regulan  Disciplinae,  fatta nell'ultimo  Capitolo  Genérale,  dov'erano  presenti  tutti  gl'Ispettori  e Direttori  dell'Antico  continente  e vari  Ispettori  del Nuovo  ».  Nel men- tó  vato  Decreto  del  20  gennaio  1902  la  Sacra  Congregazione  rispondeva approvando  l'erezione  dei  Noviziati  elencati,  dummodo  iidem  sint  apti ad  efformandos  vivos  religiosos,  et  novitiatus  Coadiutorum  sint  com- munes  in  ómnibus  artibus  atque  in  agricultura.  Sanava  inoltre  in  radice gli  atti  e  le  professioni  cosi  come  stavano. 4 settembre,  sera.  Preambolo di Don Rúa. L'Unione  dei  Cooperatori  stava  molto  a  cuore  a  Don  Bosco  e  si  studiava di  diffonderla  sempre  piü.  Bisogna  imitarlo  in  questo.  Per  far  questo  non  é necessario  interpellarli;  basta  mandare  il  Regolamento.  Conosciuta  qualche  per- sona  bene  intenzionata,  le  si  spedisca  il  diploma.  Per  non  fare  duplicati,  do- mandare  se  si  riceve  il  Bollettino,  senza  accennare  ad  obblighi,  ma  diré  che  si tratta  solo  di  fare  un  po'  di  bene,  senza  essere  obbligati  in  coscienza.  Tocca a  noi  di  colmare  i  vuoti  che  la  morte  fa  ogni  anno  tra  i  Cooperatori.  Proporre alie  signore  piü  benefiche  il  Diploma  delle  Dame  di  Onore  di  Maria  Ausiliatrice. Aiutare  i  decurioni  dei  Cooperatori  e  ove  ci  sia  un  gruppo  di  Cooperatori  senza decurione,  proporne  uno. 156 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 II nono Capitolo Genérale  (1901) Aumentare  poi  il  numero  dei  Confratelli.  Primo  mezzo:  far  stimare  le  cose della  Societá,  parlare  sovente  di  Don  Bosco,  delle  Missioni  e  delle  altre  Opere Salesiane.  Non  alienare  con  false  promesse,  ma  indurre  a  sentimenti  generosi nell'abbracciare  la  vita  religiosa,  che  é  vita  di  sacrificio.  Secondo  mezzo:  inter- rogare  i  Parroci,  coi  quali  possiamo  essere  in  relazione,  per  vedere  se  avessero sott'occhio  qualche  adulto  atto  a  essere  coadiutore  o  famiglio;  averne  poi  tutta la  cura  e  con  ció  far  loro  amare  la  nostra  Societá.  Siamo  perció  tutti  interes- sati  su  questo. Discussione  sullo  schema  secondo:  II  VII  Capitolo  Genérale  defe- riva  al  Rettor  Maggiore  la  compilazione  di  un  Regolamento  intorno alie  relazioni  fra  l'Ispettore  e  il  Direttore  nelle  Case  ispettoriali  da presentarsi  per  Vapprovazione  al  Capitolo  Genérale  VIII.  Questo  ne propose  la  sospensiva  con  raccomandazione  che  articoli  e  modifica- zioni  proposte  fossero  anzitutto  esaminate  da  apposita  Commissione, composta  di  Ispettori  e  Direttori  di  Case  ispettoriali,  che  poi  ne  rife- rirehhe  al  IX  Capitolo  Genérale  per  una  soluzione  definitiva.  Tutti gli  Ispettori  e  Direttori  di  Case  Ispettoriali  presenti  a  Valsalice  inter- vennero  alie  sedute  della  Commissione  seconda  presieduta  da  Don Durando.  II  Relatore  Don  Veronesi  dopo  aver  rilevato  che  tutti  cono- scevano  le  difficoltá  provenienti  dal  trovarsi  due  autoritá  nella  mede- sima  casa,  soggiungeva  essere  puré  tutti  persuasi  che  con  la  carita, la  pazienza  e  la  prudenza  le  difficoltá  si  potevano  vincere  e  la  pace  e e  la  concordia  vi  potevano  perfettamente  regnare.  II  testo  del  Rego- lamento,  passato  per  una tale  trafila  di  esami,  non  diede  luogo  a  impor- tanti  discussioni,  sicché  fu  rápidamente  approvato.  La  Commissione vi  aggiunse  di  suo  soltanto  una  richiesta,  che  cioe  fosse  abolito  il  titolo di  Rettore  e  mantenuto  semplicemente  quello  di  Ispettore  e  che  nelle Case,  ove,  in  via  eccezionale  e  per  necessitá,  l'Ispettore  dovesse  fun- gere  anche  da  Direttore,  gli  si  desse  ad  aiutante  un  Vicedirettore.  Le ragioni  principali  che  consigliavano  tale  abolizione  erano  l'esigenza deH'uniformitá  di  direzione  e  la  necessitá  di  evitare  possibili  equivoci con  persone  esterne.  Fu  approvata  l'abolizione.  II  tutto  entró  poi  nel Regolamento  pubblicato  dopo  il  décimo  Capitolo  Genérale. 5  setiembre,  mattina.  Dovendosi  procederé  a tre  elezioni,  che  avreb- bero  portato  via  gran  tempo,  Don  Rúa  rinunció  al  sólito  preambolo; ma  si  riserbó  di  parlare  durante  gli  scrutini  delle  votazioni.  Bisognava 157 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo IX avevano  o  avrebbero poi  avuto  la  loro  sede  opportuna.  Si  cominció  la discussione sui tre primi punti,  sospesa al levare della seduta. Nulla di notevole. 5  setiembre,  sera.  Proseguí  la  discussione  sullo  schema  settimo. Alia  fine  tutti  furono  d'accordo  nel  ritenere  che  le  proposte  avevano carattere  piuttosto  direttivo  e  correttivo  che  non  deliberativo;  perció si  propose  e  si  approvó  che  le  medesime  fossero  poi  oggetto  di  Circo- lari  del  Rettor  Maggiore.  Sembra  che  Don  Rúa  abbia  cominciato  a tener presente questa proposta in una sua lunga Circolare del  25  dicem- bre  1902  sui  doveri  degli  Ispettori;  erano  cose  infatti  che  cadevano direttamente  sotto  la  loro  responsabilitá  di  governo. Chiuse cosi le discussioni e conoscendosi giá il risultato degli scru- tinii,  furono  proclamati  gli  eletti  (  1  )  .  Letto  quindi  il  verbale  del Capitolo Genérale, Don Rúa interrogó se alcuno avesse osservazioni da fare  intorno  ah"andamento  del  Capitolo  stesso;  in  caso  affermativo, pregava  caídamente  di  dirlo.  Nessuno  accennó  a  voler  parlare.  Allora tutti passarono  a firmare il  verbale.  Infine,  chiusa  l'adunanza  e  recitate le preci  d'uso,  s'andó  in chiesa per il  Te  Deum  e la benedizione. Nel  marzo  del  1902  Don  Rúa  mandó  alie  Case  un  fascicolino  di dodici  facciate,  il  quale  conteneva  alcune  informazioni  sulla  prima seduta  del  Capitolo  Genérale,  le  poche  deliberazioni  prese  nelle  varié altre sedute e i nomi degli eletti a membri delle Commissioni ed a Mae- stri dei N o v i z i . Lo accompagnava una Circolare piü volte citata in questo capo.  II  ritardo  gli  recó  il  vantaggio  di  poter  comunicare  cose  ulti- mate  con  Roma  e  comunicarle  con  maggior  precisione.  I  lettori  ne sonó  giá  informati. L'ordinamento dei  Noviziati  e  degli  Studentati,  l'esercizio del mi- nistero  delle  confessioni  secondo  i  recenti  decreti  e  specialmente  la costituzione  delle  Ispettorie  richiedevano  molto  personale  e  personale scelto.  Necessitá  perció  di  formarlo,  di  conservare  quello  esistente,  di attendere  a  coltivare  le  vocazioni;  ma  piü  di  tutto  necessario  andaré piü  adagio  nell'aprire  nuove  Case  e  nell'ampliare  lo  scopo  delle  Case (1)  Membri  della  Commissione  genérale  risultarono,  per  ordine  di  suffragi:  I o   Don  Giu- seppe  Bertello;  2°  Don  Francesco  Cerruti;  3°  Don  Celestino  Durando;  4°  Don  Luigi  Rocca; 5 o   Don  Filippo  Rinaldi;  6 o   Don  Giulio  Barberis;  7 o   Don  Luigi  Piscetta. 160 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 II nono Capitolo Genérale (1901) giá  aperte.  Quindi Don Rúa esortava gli  Ispettori  a fare veri  sforzi per non  spingere  a  questo  il  Capitolo  Superiore.  Chiuderemo  anche  noi  il capo  riportando  le  paterne  parole  con  le  quali  egli  chiudeva  la  lettera: «  Intanto  facciamoci  coraggio,  o  miei  buoni  figliuoli.  Dacché  nell'anno scorso  ci  siamo  consacrati  al  Sacro  Cuore  di  Gesú,  il  Signore,  un  po' con  zuccherini,  un  po'  con  pillóle,  ci  ha  fatto  progredire.  Amiamolo, lodiamolo,  benediciamolo,  questo  buon  Signore.  Egli  non  lascerá  di continuarci  i  suoi  benefici;  ma,  per  carita,  non  lasciamo  di  corrispon- dere;  e  nelle  cose  prospere  e  in  quelle  anche  che  ci  sembrano  avverse procuriamo  di  veder  sempre  la  mano  del  Signore  e  serviamoci  di  ogni circostanza per animarci  a far del bene nel  suo  santo nome  ».  Una delle pillóle  recenti  fornirá  la  materia  del  capo  che  segué. 161 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 CAPO  X Nuovo  ordinamento  nelPesercizio  del  ministero delle  confessioni  per  le  Case  salesiane. II  sistema  educativo  di  Don  Bosco  poggia,  com'é  noto,  sulla frequenza  ai  Sacramenti,  praticata  con  tutta  la  spontaneitá  e  con  buone disposizioni.  «  Non  mai  obbligare  i  giovanetti  alia  frequenza  dei  santi sacramenti,  scrive  il  santo  educatore  nel  suo  trattatello  sul  Sistema preventivo,  ma  soltanto  incoraggiarli  e  porgere  loro  comoditá  di  appro- fittarne  ».  In  ogni  ambiente  salesiano  dunque  la  frequente  confessione de  ve  avere  un  posto  di  primaria  importanza,  e  di  somma  importanza é  la  designazione  del  confessore  ordinario  nella  Casa.  Secondo  la  mente di  Don  Bosco  il  confessore  salesiano,  per  esercitare  con  la  voluta  efi- cacia  il  suo  ministero,  bisognava  che,  oltre  alie  qualitá  comuni,  ne avesse  due  speciali,  possedesse  cioé  veramente  lo  spirito  della  Congre- gazione  e  godesse  la  piena  confidenza  dei  Soci  e  dei  giovani.  Egli  ne aveva  sempre  offerto  e  ne  offriva  continuamente  in  se  stesso  il  perfetto modello.  Col  suo  zelo  illuminato  aveva  intuito  che  cosa  richiedessero dal  medico  delle  anime  i  bisogni  e  i pericoli' dei nuovi  tempi  nel  campo giovanile;  quindi  portava  al  tribunale  di  penitenza  i  metodi  piü  adatti per il  bene  dei  suoi figli ed  era instancabile  nella fática delle  confessioni. Per  questo  si  studiava  di  guadagnarsi  il  cuore  dei  piccoli  e  dei  grandi, sicché  tutti  non  solo  andavano  volentieri  a  confessarsi  da  lui,  ma  gene- ralmente  non  amavano  mai  cambiar  confessore;  per  questo  puré  ogni mattina  si  trov^va  puntúale  a  disposizione  dei  penitenti  durante  la Messa  della  comunitá  e  stava  anche  la per  ore  ed  ore  ogni  sabato  sera  e ogni  vigilia  di  solennitá.  Tuttavia,  benché  conoscesse  la  eccezionale confidenza  che  si  aveva  in  lui,  era  suo  volere  che  vi  fossero  contem- 162 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Nuovo  ordinamento  nell'esercizio  del  ministero  delle  confessioni poraneamente  altri  confessori  della  Casa  e  che  una  o  piü  volte  alia settimana  intervenissero  uno  o  piü  straordinari  da  fuori.  Né  si  vedeva che  la  sua  qualitá  di  superiore  rattenesse  i  suoi  dipendenti  dal  confi- dargli  i  segreti  delle  proprie  coscienze;  la  ragione  era  che  egli  nelPe- sercizío  della  sua  autoritá,  piü  che  superiore,  sapeva  mostrarsi  il  padre di  tutti. Quando  poi  incominció  ad  aprire  collegi,  i  Direttori,  informad  al suo  spirito,  cerca  vano  di  fare  come  faceva  lui,  cattivandosi  Paffetto  e la  fiducia  di  tutti  con  esercitare  l'autoritá  in  modo  paterno,  cosicché essi  apparivano  in  casa  i  piü  adatti  al  ministero  delle  confessioni. Ma  anche  per  loro  Don  Bosco  non  perdeva  di  vista  la  possibilitá  d'in- convenienti,  perció  vi  aveva  provveduto  con  mezzi  opportuni.  Avevs stabilito  che  i  Direttori  si  occupassero  moho  della parte  ascética  e  spi rituale,  lasciando  la  gestione  materiale  al  Prefetto,  la  sorveglianza sulle  cose  di  chiesae  sulla  condotta  religiosa  e  morale  dei  giovani  al Catechista,  la  disciplina  genérale  e  l'andamento  scolastico  o  profes- sionale  ad  appositi  Consiglieri.  Secondo  il  suo  esempio,  anda  vano puré  evitati  i  rapporti  fra  i  Direttori  delle  Case  e  i  parenti  dei  loro alunni.  Ecco  perché  non  si  vide  mai  un  ufficio  di  direzione  presso  la portieria,  ma  soltanto  1'ufEcio  di  prefettura;  ecco  perché  passava  per le  mani  del  Prefetto  la  corrispondenza  epistolare  tanto  in  partenza che  in  arrivo.  Tutte  queste  cautele  non  bastavano  ancora.  II  Direttore, come  Don  Bosco,  rimetteva  ad  altri  il  far  le  parti  odióse,  né  assisteva mai  alie  votazioni  di  condotta.  In  tal  maniera  ogni  Direttore  compariva dinanzi  agli  occhi  dell'intera  comunitá  come  rivestito  di  una  paternitá spirituale,  fatta  di  soavitá  e  d'indulgenza,  che  gli  dava  la  chiave  dei cuori.  Ma  come  per  sé,  cosi  per  i  Direttori  Don  Bosco  volle  sempre  la precauzione,  di  cui  ammoniva  ognuno  di  essi  nel  suo  testamento  spi- rituale  del  1884:  «  Oífriti  pronto  ad  ascoltare  le  confessioni  dei  gio- vani,  ma  da  loro  liberta di  confessarsi  da altri,  se  lo  desiderano  ». Giova  qui  ricordare  che  questa  del  Direttore  confessore  ordinario non  era  poi  la  gran  no  vita  supposta  da taluno.  Come  nei  cenobi  orien- tali,  cosi  negli  occidentali  organizzati  secondo  la  Regula  Monasterio- rum  di  S.  Benedetto,  l'abbate  era  il  confessore  ordinario  del  suo  mona- stero.  Anche  il  santo  Patriarca  cassinese  pero,  a  difTerenza  dell'uso 163 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo X monástico  oriéntale,  fiancheggiava  l'abbate  confessore  con  altri  padri spirituali  {spirituales  séniores,  cioé  presbyteri),  pressi  i  quali  cia- scuno  poteva  liberamente  confessarsi  ( 1 ). Con  un  método  di  questa  fatta,  quanto  rispettata  e  amata  la  per- sona  del  direttore!  quanta  frequenza  alia  confessione  e  alia  comu- nione!  quanto  fiorire  di  vocazioni  ecclesiastiche  e  religiose!  quanto spesso,  come  nell'Oratorio,  cosi  nei  Collegi,  crescevano  fra  gli  altri anche  giovani  di  specchiata  virtü!  Perché  l'azione  spirituale  dei  Diret- tori  non  si  esauriva  nel  confessare,  anzi  il  piú  di  quella  si  svolgeva fuori  di  confessione,  ed  in  ció  puré  serviva  di  norma  l'esempio  di  Don Bosco.  Sarebbe  errore  o  esagerazione  il  diré  che  Don  Bosco  ottenesse abitualmente  o  precipuamente  con  la  confessione  certi  mirabili  frutti di  vita  spirituale  ammirati  in  suoi  penitenti.  Altra  é  Pefficacia  sacra- méntale  della confessione,  altra Topera di  direzione.  II  confessore  assol- ve  dalle  colpe,  il  direttore  guida  nella  via  della  perfezione;  l'azione del  primo  é  limitata  nel  tempo  e  nell'estensione,  quella  del  secondo si  svolge  assidua  e  svariata.  Chi  confessa,  fa  anche  da  maestro;  ma chi  dirige,  é  sempre  e  solo  maestro.  Quegli,  udita  l'accusa,  da  con- sigli  opportuni  e  confacenti  al  caso;  questi  studia  le  cause  dei  pec- cati,  le  inclinazioni,  l'indole,  le  abitudini,  le  tentazioni  e  cerca  i  ri- medi,  si  occupa  delle  virtü  comuni  e  speciali,  suggerisce  i  mezzi  per praticarle,  insegna  a  compiere  gli  esercizi  spirituali,  come  la  medi- tazione  e  l'esame  particolare,  raccomanda  le  divozioni,  tratta  della vocazione e poi  dei do veri relativi  alio stato abbracciato.  In tutto questo poi  segué  un  ordine  progressivo  (2).  Inoltre  il  confessore  giudica  e tratta  solo  circa  expósita;  il  direttore  puó  seguiré,  studiare,  porgere aiuti  su tutte le  attivitá  della persona  diretta.  Il  confessore  non  deve  far nulla  fuori  del  tribunale  della  penitenza;  il  direttore  corregge,  rimuove occasioni,  sottrae da pericoli. Certo,  per  altro,  il  direttore  spirituale  che  sia  anche  confessore, omne  tulit  punctum  e  la  direzione  si  imparte  anche  nella  confessione, ma  non  di  necessitá  e  in  via  ordinaria.  Ora  che  rinverdisce  la  santa (1)  Card.  SCHUSTER,  ha  penitenta  sacraméntale  nella  Regula  Monasteriorum  di  S.  Be- nedetto  in  Scuola  Cattolica,  dicembre  1943. (2)  Cfr.  TANQUEREY,  Abrégé  de  Théologie  ascétique  et  mystique,  nn.  541-543. 164 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Nuovo  ordinamento  nell'esercizio  del  ministero  delle  confessioni memoria  del  Servo  di  Dio  Pió  Brunone  Lanteri,  torna  a  proposito ricordare  il  gran  numero  di  sacerdoti  e  di  laici  che  egli  condusse  ad alta  perf  ezione  senza  che  ne  fosse  sempre  il  confessore  ( 1 ).  Quanto a  Don  Bosco,  come  avrebbe  potuto  daré  la  direzione  nei  pochi  istanti alia  settimana,  nei  quali  gli  si  presentavano  i  penitenti  e  certi  peni- tenti  sitibondi  di  vita  spirituale  e  santa?  Egli  per  abitudine,  come sappiamo,  era  piuttosto  breve  nelle  sue  esortazioni  dopo  udita  l'ac- cusa;  ve  lo  obbligava  puré  la  necessitá  di  sbrigare  la  moltitudine  che gli  si  affollava  ordinariamente  intorno.  E  poi  abbiamo  sentito  da  Don Rúa nei  capo  precedente  come  fece  Don  Bosco  a  formare  i  suoi  primi, che  mandó  per  il  mondo  saturi  del  suo  spirito  e  fedeli  e  fortunati  inter- preti  della  sua  direzione  spirituale:  prediche,  sermoncini  serali,  spe- ciali  conferenze,  lezioni  sul  testo  del  Nuovo  Testamento,  rendiconti: ma  di  confessione  ne  verbum  quidem.  Abbiamo  puré  udito  Don  Rúa rammentare una particolarítá:  si  soleva diré che una passeggiata con Don Bosco  valeva  piü  che  un  corso  di  esercizi.  Questo  perché  Don  Bosco, quando  voleva  intrattenersi  con  i  suoi  in  colloqui  spirituali,  invitava sovente  or  questo  or quello  a fare  alcuni  passi  con lui  in  casa o  andando fuori  per  aífari  o  per  visite.  Ecco  dunque  un'idea  del  método  tenuto dal  nostro  Santo  nei  condurre  i  propri figli maggiori  o  minori  nelle  vie dello  spirito.  In  buona  conclusione,  Don  Bosco,  quand'anche  si  fosse trovato  come  si  trovano  oggi  i  Direttori  salesiani,  i  quali  non  sonó confessori  né  dei  confratelli  né  dei  giovani,  avrebbe  con  la  sua  espe- rienza  educativa  e  con  la  sua  sapienza  ascética  portato  egualmente  i Rúa  e i  Savio  alie  altezze  da  essi  raggiunte  sotto  la  sua guida. Quale  nell'Oratorio  al  tempo  di  Don  Bosco  e  di  Don  Rúa,  tale piü o meno  allora la direzione  spirituale negli  Ospizi  e nei  Collegi  sale- siani,  sia con gli  alunni  e  sia con i  soci,  mediante Topera dei Direttori. Ma  le  cose  durarono  cosi  solo  fino  a  dodici  anni  dopo  la  morte  del Santo,  quando  l'autoritá  della  Chiesa  dispose  che  si  cominciasse  a fare  diversamente,  cioé nei  modo  che  ora diremo.  Una ragione  espressa dal  Commissario  del  Santo  Ufficio  a  Don  Marenco  per  questa  deci- (1)  Cfr.  la  bella  Vita  scritta  dal  P.  TOMMASO  PIATTI,  II  Servo  di  Dio  Pió  Brunone Lanteri,  Torino,  Marietti,  1934. 165 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo X sione  fu  che  la  Santa  Sede,  vedendo  la  Societá  Salesiana  diffondersi con  rapiditá  e  con  stima  nel  mondo,  non  voleva  che  s'introducesse nessuna  pratica,  la  quale  fosse  men  conforme  alio  spirito  della Chiesa  (1). Un  remoto  avviso  premonitore  giunse  a  Don  Rúa fin dal  1896.  II Cardinal  Parocchi  gli  scriveva  il  26  settembre:  «  É  stato  diretto  un ricorso  alia  Santitá  di  Nostro  Signore,  nel  quale  si  espone  che  nella Congregazione  de'  Salesiani  é  costume  limitare  in  tal  modo  il  numero dei  confessori,  da obbligare  i  giovani  ad  aprire  l'animo  loro  o  al  Supe- riore  del  Collegio  o  ai  soli  sacerdoti  appartenenti  alia  Congregazione stessa  [...].  La  S.  V.  avrá  la  compiacenza  di  favorirmi  informazioni, significandomi  in  che  modo  si  provvede  alia  liberta  delle  anime  ne' Collegi piú numerosi  ».  Don Rúa gli  rispóse  cosi il  6  ottobre  seguente: ...  Non  é  esatta  tale  accusa.  Nei  luoghi  in  cui  si  puó  fácilmente  avere  sa- cerdoti  estranei  dotati  di  pietá,  dottrina  e  buona  volontá  di  prestarsi  ad  udire le  confessioni  dei  giovani,  si  suole  invitarne  qualcuno  a  tale  uffizio  a  pro  de' nostri  allievi;  dove  poi  non  si  ha  tale  comoditá  avvi  la  regola  che  il  Direttore del  Collegio  preghi  piü  sacerdoti  salesiani  od  anche  estranei  di  passaggio,  che non  conoscono  per  niente  gli  allievi,  a  voler  ascoltare  in  confessione  quelli  che volessero  servirsi  del  loro  ministero.  Inoltre  é  puré  prescritto  che  ogni  settimana od  ogni  quindici  giorni  od  almeno  una  volta  al  mese  inviti  espressamente  qual- che  sacerdote  salesiano  di  altri  nostri  Collegi  a  recarsi,  a  costo  di  spese  e  di- sturbi,  ad  ascoltare  gli  allievi  come  sopra,  per  dar  loro  ogni  liberta  e  confi- denza,  confessandosi  a  sacerdoti  che  in  nessun  modo  li  conoscono.  Nelle  Case molto  numeróse  soglionsi  destinar  a  confessori  ordinari  sacerdoti  salesiani  che per  le  loro  occupazioni  ed  Índole  sonó  talmente  estranei  ai  giovani  da  non  co- noscerli  ed  essere  quasi  affatto  loro  sconosciuti. Questa  risposta  di  Don  Rúa  fu  rimessa  al  Santo  Ufflcio,  la  cui Congregazione,  detta  della  Suprema  Romana  e  Universale  Inquisi- zione,  présala  in  esame,  decretó  che  riguardo  alia  liberta  delle  con- fessioni  in  tutte  le  Case  Salesiane  si  eseguissero  a  puntino  le  cose riferite  dal  Superiore,  ed  anche  piü  se  era possibile  (2).  II  medesimo Cardinal  Protettore,  membro  di  quella  Sacra  Congregazione,  comunicó a  Don  Rúa  questo  Decreto  il  29  novembre.  Fino  al  1899  non  vi  fu (1)  Lett.  di  Don  Marenco  a  Mons.  Cagliero,  Roma,  27  giugno  1901. (2)  Circa libertatem confessionum penes omnes Salesianas domos executioni mandentur ea,  quae  referí Superior,  et  eo  etiam  amplius,  si fieri potest. 166 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Nuovo ordinamento nell'esercizio del ministero delle confessioni altro; ma quell'anno sul finiré di luglio, e con la data del 5, comparve un Decreto  della  stessá  Congregazione  destinato  alia  cittá  di  Roma  cosi concepito. A  questa  Sacra  Romana  e  Universale  Inquisizione  é  stato  riferito  che  in questa  Alma  Cittá  alcuni  Superiori  di  Comunitá  religiose  e  di  Seminari  e  Col- legi,  ascoltano  le  confessioni  sacramentali  dei  loro  alunni  dimoranti  nella  mede- sima  casa.  Quali  grandi  inconveniente  anzi  quali  gravi  mali  possano  da  questo derivare,  lo  sa  ognuno  che  sia  anche  mediocremente  pratico  di  sacri  ministeri. Da  un  lato  infatti  é  diminuita  la  liberta  degli  alunni  nel  confessare  i  loro  pec- cati  e  ne  va  di  mezzo  l'integritá  stessá  della  confessione;  dall'altro  lato  poi  i Superiori  possono  essere  meno  liberi  nel  governo  della  comunitá  e  si  espongono al  sospetto  che  o  si  valgano  di  notizie  avute  in  confessione  o  si  mostrino  piü benevoli  con  gli  alunni,  dei  quali  ricevono  le  confessioni. Onde,  per  ovviare  a  questi  e  ad  altri  mali,  che  da  tale  abuso  potrebbero fácilmente  derivare,  questa  Suprema  Congregazione  del  Santo  Ufficío,  per  ordine espresso  del  Santissimo  Signor  Nostro  Papa  Leone  X I I I ,  strettamente  proi- bisce,  che  verun  Superiore  o  maggiore  o  minore  di  qualsíasi  Comunitá  religiosa o  Seminario  o  Collegio,  in  questa  Alma  Cittá,  eccettuato  qualche  raro  caso,  che rimane  a  carico  della  sua  coscienza,  ardisca  assolutamente  ascoltare  le  confessioni dei  propri  alunni  dimoranti  nella  medesima  casa. 11  Decreto  dunque  obbligava  i  Salesiani  del  Sacro  Cuore.  II  Pro- curatore  Don  Cagliero  ne  parló  col  Cardinal  Protettore  spiegandogli bene  il  sistema  salesiano,  per  vedere  se  fosse  possibile  ottenere  di continuare  come  per  l'addietro.  II  Cardinale  gli  disse  di  presentare  un quesito, metiendo in rilievo le condizioni particolari, in cui si trovavano i Salesiani, e le speciali cautele e garanzie da essi úsate;  ma frattanto si osservasse il Decreto.  Cosi l'Ispettore  e il Direttore cessarono di udire le  confessioni  dei  Confratelli  e  dei  giovani.  Non  consta  pero  che  il quesito  sia  stato  presentato;  Don  Cagliero  anzi  si  mostrava  esitante, a  vendo  poca  fiducia  nell'esito  (  1  )  .  Infatti  non  pochi  presagivano che  quel Decreto avrebbe aperta la via a qualche provvedimento di piü larga  portata;  a  Roma  per  giunta  si  bucinava  che  l'atto  preludeva  a una  misura  speciale  in  riguardo  di  tutte  le  Case  Salesiane. II  Decreto,  benché  precettivo  solamente  per  Roma,  diventava pero  direttivo  per  altri  luoghi,  dove  i  Vescovi  avessero  voluto  appli- (1)  Lett.  a  Don  Rúa,  Roma,  4  agosto  1899. 167 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo X cario;  infatti  il  Cardinal  Serafino  Vannutelli,  Vescovo  di  Frasead,  lo estese  súbito  alia  sua diócesi  suburbicaria,  sicché  anche  a Villa  Sora il Direttore  non  confessava  piü.  Don  Rúa,  com'é  facile  comprendere, si  preoecupó  della  cosa.  Vigile  custode  delle  domestiche  tradizioni, alie  quali  stimasse  legato  lo  spirito  di  Don  Bosco,  sarebbe  venuto  a trovarsi,  per  usare  un'espressione  assai  comune  in  casi  simili,  fra incudine e martello.  Da una parte,  il volere  di Roma;  dall'altra l'abban- dono  di  una  delle  tradizioni  piü  caratteristiche  ricevute  dal  fondatore, tradizione  la cui  bontá  era per lui  indiscutibile  né  piü  né  meno  che  la santitá  di  Don  Bosco.  Dominato  da  questi  pensieri,  scrisse  e  il  29 novembre  indirizzó  agli  Ispettori  e  Direttori  una lunga  Circolare  nella quale  cominciava con  ricordar  loro  che  essi  dovevano  essere  «  le  guide di  altri  Confratelli  nel  sentiero  della  perfezione,  le  sentinelle  vigilanti dei  giovanetti  afEdati  alie  loro  cure,  i  custodi  dello  spirito  di  Don Bosco,  gl'interpreti  autorevoli  delle  intenzioni  dei  Superiori,  anzi  i rappresentanti  della  loro  stessa  autoritá  ».  Poi  col  cuore  alia  mano  e con  la  familiaritá  di  un  padre  con  i  suoi  figli  prediletti,  esponeva loro  alcuni  riflessi  sul  modo  di  amministrare  il  sacramento  della peni- tenza  nei  nostri  Istituti.  Traspórtate  dall'affetto  e  dall'ammirazione, si  dilungava prima  alquanto  a diré  di  Don  Bosco  confessore;  poi  scen- deva  a  queste  pratiche  raccomandazioni. 1.  Ciascun  Direttore  abbia  una  santa  ambizione  di  conservare  al  suo Collegio  quel  carattere  per  cui  gl'Istituti  Salesiani  andarono  ognora  distinti  da molti  altri,  cioé  la  frequenza  dei  santi  Sacramenti. 2.  Nelle  istruzioni,  nei  tridui  e  nelle  novene,  specialmente  in  sul  comin- ciare  dell'anno  scolastico,  si  insegni  agli  alunni  ad  accostarsi  convenientemente alia  confessione. 3.  II  confessore  si  trovi  ogni  mattina  al  suo  posto  per  accogliere  coloro che  desiderassero  riconciliarsi. 4.  Non  tenetevi  paghi  di  quella  scienza  teológica  che  giá  possedete,  ma rileggetene  e  studiatene  ogni  giorno  qualche  pagina  per  essere  meglio  in  grado di  provvedere  ai  bisogni  di  qualunque  anima  a  voi  si  presenti,  fossero  puré  sola- mente  giovanetti.  Procúrate  su  certi  punti  importanti  di  conoscere  le  varíe opinioni  degli  autori  per  servirvi  puré  all'occorrenza  delle  sentenze  piü  benigne, sebbene  non  siano  da  adottarsi  come  regola  di  condotta,  il  che  condurrebbe  ad un  deplorevole  lassismo. 168 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Nuovo  ordinamento  nell'esercizio  del  ministero  delle  confessioni 5.  Non  si  ometta  mai  la  soluzione  del  caso  mensuale,  utilissima  per  uniré la  pratica  alia  teoria,  essendo  esse  egualmente  necessarie.  Don  Cafasso  insegna, che  la  teoria  senza  la  pratica,  é  come  una  casa  disegnata  e  niente  piú;  la  pra- tica  senza  la  teoria  é  come  una  casa  costrutta  si,  fabbricata,  ma  senza  base e  senz'ordine,  e  che  perció  sará  di  rovina  e  non  di  riparo. 6. Non  sia  autorizzato  alcun  sacerdote  salesiano  ad  ascoltare  le  confessioni, senza  che  abbia  súbito  il  suo  esame  sulla  morale  dinanzi  agli  esaminatori  dele- gati  dai  Superiori  della  nostra  Societá  o  dall'Ordinario  della  Diócesi.  Se  poi  in via  eccezionale  qualche  giovane  sacerdote  dovesse  ricevere  le  confessioni  degli alunni  dei  nostri  Istituti,  il  Direttore  gli  dia  gli  avvisi  e  consigli  opportuni,  gli suggerisca  un  ordine  da  seguiré  nel  fare  dimande  a  quelli  che  non  sapessero far  Tésame  e  s'assicuri  se  sa  la  formóla  dell'assoluzione. 7.  Si  ritenga  che  sonó  in  grado  di  far  molto  del  bene  ai  loro  penitenti quei  confessori  che  nutriscono  l'anima  loro  con  la  meditazione,  la  lettura  dei libri  ascetici;  che  ripieni  di  fervore  e  di  zelo,  pur  dicendo  poche  parole,  sanno comunicare  agli  altri  quel  fuoco  sacro  onde  arde  il  loro  cuore. 8.  Finalmente  si  usi  la  massima  diligenza  per  non  esporsi  al  pericolo d'infrangere  anche  menomamente  il  sigillo  sacraméntale.  La  piü  piccola  impru- denza  in  siffatta  materia  potrebbe  avere  le  piü  dannose  conseguenze,  e  pero si  eviti  di  parlare  di  cose  udite  in  confessione,  anche  quando  non  fosse  oggetto del  sigillo  sacraméntale. Ma  egli  doveva  ben  pensare  che  Ispettori  e  Direttori  aspettassero di  conoscere  il  suo pensiero  riguardo  al  Decreto  del  5  luglio,  che  certo nessuno  di  essi  ignorava,  essendo  stato  pubblicato  nelle  Riviste  Eccle- siastiche,  e  veniva  al  punto  in  questa forma: Primieramente  é  da  notarsi,  che,  come  osservarono  varié  Riviste  Ecclesia- stiche  assai  autorevoli,  questo  Decreto  é  prescritto  solamente  per  la  cittá  di Roma  e  per  alcune  diócesi,  nelle  quali  i  rispettivi  Ordinari  credettero  opportuno tenderlo  obbligatorio.  Inoltre  osservo: 1. Che  il  decreto  dice  testualmente:  ne  ullus  Superior  [...]  suorum  ALUM- NORUM  in  eadem  domo  manenüum  sacramentales  conjessiones,  audire  ullo  pacto üudeat.  Riguarda  adunque  le  confessioni  degli  alunni. 2.  Che  secondo  la  dichiarazione  della  Sacra  Congregazione  del  Santo  Uf- ficio  rimangono  in  vigore  i  due  Decreti  Pontifici  (ved.  Monit.  Eccl,  sett.  99) nei  quali  si  stabilisce  a)  confessore  ordinario  dei  novizi  essere  il  loro  Maestro; b)  potere  i  Superiori  religiosi  confessare  i  loro  sudditi  se  questi  liberamente ne  li  richieggono.  É  bene  anche  notare  qui  che  la  regola  genérale  degli  Ordini religiosi  é  di  accostarsi  al  sacramento  della  penitenza  da  confessori  del  proprio Ordine. 3.  Del  resto  ove  il  succitato  Decreto  non  ha  forza  precettiva,  possono continuare  i  Direttori  a  ricevere  le  confessioni  come  fecero  in  passato,  poi- 169 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910 Capo X che  seconclo  lo  spirito  del  nostro  Fondatore  e  le  tradizioni  salesiane  il  Direttore nei  nostri  Istituti  si  troverebbe  in  una  condizione  presso  a  poco  rassomigliante a  quella  d'un  Direttore  spirituale  di  un  Seminario. Ricordava  appresso  le  condizioni  indispensabili,  perché  la  cosa fosse  realmente  cosi,  non  dicendo  milla  di  nuovo,  ma  richiamando loro  alia  memoria,  specialmente  dei  Diréttori  meno  anziani,  aíEnché l'avessero  sempre  ben  presente,  quello  che  in  tal  materia  costituisce la  base  del  sistema  di  Don  Bosco  e  che  noi  abbiamo  rammentato  qui sopra.  Conchiudeva  infine  l'argomento  cosi:  «  Ma  mentre  io  vi  dico che  peí  momento  potete  continuare  a  diportarvi  come  avete  fatto finora,  devo  pur  aggiungere  che  questa  sapientissima  legge  promulgata per  la  cittá  e  diócesi  di  Roma,  cade  puré  in  taglio  per  risvegliare  in tutti  i  Diréttori  salesiani  lo  spirito  di  Don  Bosco  riguardo  al  modo  di confessare  i  giovani  e  i  confratelli.  Dio  volesse  che,  ricordando  che sonó  giudici  e  medici  delle  anime,  i  nostri  Ispettori  e  Diréttori  si sforzassero  a  tutto  potere  per  adornarsi  di  quella  bontá  di  vita,  di quella  prudenza,  carita  e  dolcezza  per  cui  si  diviene  padroni  dei  cuori, e  si  esercita  con  immenso  frutto  il  ministero  delle  confessioni  ». Un  nuovo  indizio  venne  a  confermare  la  previsione  che  fosse  non lontano  un  provvedimento  speciale  circa  le  confessioni.  II  26  novem- bre  del  1900  il  Cardinal  Gotti,  Prefetto  dei  Vescovi  e  Regolari,  noti- ficava  al  Procuratore  Genérale  che  si  facevano  conoscere  alia  Sacra Congregazione  tre  inconvenienti  verificantisi  nelle  Case  Salesiane,  e chiedeva  piene  informazioni  in  proposito.  Due  di  quegli  inconvenienti si  riferivano  alie  confessioni.  Eccoli: Si  riferisce  che  nelle  Case  Salesiane  fuori  Roma  il  Superiore  o  Di- rettore  é  obbligato  ad  ascoltare  le  confessioni  dei  propri  confratelli  e  dei  con- vittori,  e  se  deputa  altro  sacerdote  a  tale  ufficio  o  perché  sovraccarico  di  occu- pazioni  o  per  uniformarsi  al  Decreto  del  S.  Uffizio  del  5  luglio  1899,  viene rimproverato  dal  Superiore  Maggiore  perché  con  ció  si  dimostra  di  voler  gover- nare  con  norme  diverse  da  quelle  suggerite  dai  Superiori. 2o  Nelle  Case  Salesiane  vi  é  stretto  obbligo  di  render  contó  della  prop 1   ia condotta  al  Superiore  lócale,  e  tale  rendiconto  deve  aggirarsi  su  cose  esterne  non appartenenti  alia  confessione.  Ma  intanto  se  tal  rendiconto  si  fa  davvero,  é quasi  impossibile  che  non  si  entri  in  cose  di  confessione;  se  poi  uno  si  mostra difficile  e  scorre  sulla  propria  condotta  superficialmente,  riesce  poco  gradito  ed anche  sospetto  al  Superiore. 170 Annali Societá Salesiana. Vol III. R.M. Rúa 1899 1910