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Atti del Capitolo Superiore: 1947. Atti 143-144 Capitolo Generale XVI

Settembre-Ottobre 1947    N. 143
BREVE CRONISTORIA
DELIBERAZIONI E RACCOMANDAZIONI
DEL XVI CAPITOLO GENERALE

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Il Rettor Maggiore.
Torino, 24 ottobre 1947.

Figliuoli carissimi in G. C., Provo grande gioia nel poter finalmente, con questo numero degli Atti del Capitolo — che è il primo dopo la celebrazione del XVI Capitolo Generale — rivolgermi a voi tutti per compiere il dovere impostomi dalle Costituzioni con queste parole: e Spetta al Rettor Maggiore far note alla Società le deliberazioni del Capitolo Generale » (Cost., 149).

A detta di quanti vi presero parte, esso fu una bella manifestazione di carità, di concordia, di mutua comprensione, e soprattutto di adesione incondizionata al nostro grande Padre S. Giovanni Bosco, alle sue direttive, al suo sistema, alle sue virtù ed esempi.

Si direbbe che la soave figura del Padre, dominante la sala delle adunanze, irradiasse di luce celeste le menti dei suoi Figli e ne guidasse i cuori alla piena attuazione delle sue ardenti aspirazioni.

Il lavoro, compiuto con il lodevole concorso di tutti i Membri e con l´occhio sempre fisso a Don Bosco, segna un passo notevole della nostra Società, protesa verso future e sempre più feconde attività.

Io ebbi la sorte non comune di assistere a ben dieci Capitoli Generali, ma credo di poter dire che forse mai, come in quest´ultimo, la Società nostra ha dato prove di tanta maturità. Questo pensiero ci riempie l´animo di conforto ed è caparra di nuove conquiste. Soprattutto esso ci spinge ad innalzare a Dio l´inno della riconoscenza e a ringraziare pure la tenera nostra Madre Maria Ausiliatrice, S. Giovanni Bosco e i nostri principali Patroni, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales, S. Luigi Gonzaga.

Ma al dovere impostomi dalle Costituzioni venne ad aggiungersi un gradito mandato.

Lo svolgersi consolante delle sedute fece nascere nei Membri del Capitolo Generale il desiderio di rendere partecipi della loro soddisfazione tutti i Salesiani: e fu allora ch´io stesso feci la proposta di dare a tutta la Società, oltre alla notificazione delle deliberazioni, anche altri ragguagli circa lo svolgimento dei lavori. La proposta fu accettata ed ora mi accingo ad attuarla.

Incorniciando nella cronaca del Capitolo le deliberazioni prese, mi pare di rispondere al mio mandato e di fare cosa-proficua e gradita a tutti i Confratelli. Coloro infatti che ebbero l´immensa gioia di partecipare alla solenne assemblea, potranno rivivere in certo modo quelle ore, che furono certamente tra le più belle della loro vita salesiana. Gli altri, leggendone la breve cronistoria, godranno nel rendersi esatto conto in quale ambiente di serietà, di ampia libertà e di carità siano stati trattati i più alti interessi della nostra Società.

Eccovi pertanto una breve cronaca di quelle storiche giornate.

IL XVI CAPITOLO GENERALE DELLA NOSTRA. SOCIETA
Premessa.
Il XVI Capitolo Generale, tenutosi nel Collegio di Valsa‑ lice, svolse i suoi lavori dal 24 agosto settembre 1947.Vi parteciparono 110 membri, aventi diritto secondo le Regole. Presidente: sig. D. Pietro Ricaldone, Rettor Maggiore; Regolatore: sig. D. Renato Ziggiotti, Consigliere Scolastico Generale.

Le sedute generali deliberative furono 28. Esse si occuparono di cinque temi, pubblicati negli Atti del Capitolo (n. 137), e infine di proposte varie. 10: Istruzione religiosa - 20: Pratiche di pietà - 3°: Beneficenza - 40: Modestia cristiana - 50: Divertimenti.

Di ogni tema, una Commissione nominata dal Presidente del Capitolo Generale fece uno studio preparatorio, presentando poi all´Assemblea generale le sue- conclusioni, sulle quali s´impostarono le discussioni.

Funzione d´apertura.
Fatti a Valsalice gli Esercizi Spirituali, dettati da Don Eugenio Ceria per le Meditazioni e Mons. Vincenzo Cimatti per le Istruzioni, il 24 agosto 1947, alle ore 18,30 i Capitolari si recarono nella Cappella dell´Istituto per la funzione d´apertura.

Dopo il canto del Veni Creator, il Rettor Maggiore rivolse queste parole ai convenuti: « Mi son deciso a scrivere e a leggere, per essere, in circostanza così importante, breve e preciso.

» Siamo qui adunati per invocare le benedizioni celesti sul XVI Capit. Generale, che, con questa cerimonia, ha il suo inizio. » Chi per la prima volta prende parte a queste solenni assemblee desidererà forse sapere con quale spirito vi si debba partecipare.

» Spero di avervi consenzienti rispondendo che dobbiamo parteciparvi con lo stesso spirito con cui furono tradizionalmente celebrati i primi quattro Capitoli presieduti dal nostro amatissimo Padre e in seguito gli altri undici.

» Io ebbi la sorte di assistere a ben nove di detti Capitoli, penso farvi cosa gradita indicandovi in quale atmosfera essi siansi svolti.

» Non esito pertanto di affermare, come d´altronde risulta dai verbali ov´è intessuta e tramandata ai posteri la loro storia, che furono tutti pervasi da alto spirito soprannaturale, sia da parte dei Superiori che da parte degl´Ispettori e Delegati, e, anticamente, dei Direttori.

» I Superiori non solo non fecero mai nulla che direttamente indirettamente potesse favorire comecchessia la loro elezione rielezione, ma dimostrarono ben chiaramente il loro vivo desiderio di non essere scelti a portare mia croce così grave di responsabilità. Basti per tutti l´esempio del Servo di Dio Don Michele Rua, il quale, nel Capitolo del 1898, pregava e scongiurava che si eleggesse un altro alla carica di Rettor Maggiore in vece sua. Pensate che cosa non dovrei dire io, in questa circostanza, che per virtù, scienza, doti di governo, età, e soprattutto per le mie molte e grandi manchevolezze passate e presenti, non posso osare di stabilire con il primo Successore di Don Bosco neppur lontanamente un qualsiasi confronto.

» Identico spirito soprannaturale rifulse negl´Ispettori e Delegati, e anticamente nei Direttori, venuti ai Capitoli Generali. Mai in essi spirito di parte, n è considerazioni umane o personali, ma in tutti un unico desiderio, lo stesso indicato dalle Costituzioni, quello cioè di dare il voto a coloro che, secondo Dio, stimavano doversi eleggere. E questo encomiabile spirito soprannaturale ispirò ogni loro proposta e discussione.

» Nelle proposte, un´unica aspirazione: quella di agire costantemente in conformità alle Costituzioni, ai Regolamenti, alle paterne tradizioni, con il solo intento di promuovere in tutto la gloria di Dio e il bene della nostra Società. , » Posso ancor testimoniare che nei nove Capitoli Generali ai quali presi parte, vi fu sempre la più ampia libertà di parola e di discussione, in un´atmosfera di edificante serenità e carità, nello spirito delle nostre Costituzioni. Le proposte furono discusse con criteri di sana modernità, e vennero accettate quelle che l´Assemblea, dopo libera discussione, credette bene di approvare con votazione pubblica o segreta, a sua scelta.

» In tal modo le serene giornate dei Capitoli Generali furono per tutti magnifica palestra di aggiornamento nello spirito del Fondatore e di perfezionamento e diffusione delle sue Opere. Al tempo stesso gl´Ispettori e Delegati convenuti da tutte le parti della terra, nei reciproci contatti, si affratellavano ognor più in quella soave carità che li stringeva nel cuore del Padre. Insomma, parmi di poter ripetere dei quindici Capitoli già celebrati, ciò che Don Rua scriveva dell´VIII Capitolo Generale: " La carità, la concordia, il desiderio della gloria di Dio e della Congregazione diressero ogni (loro) mossa ".

» Confratelli carissimi: preghiamo Iddio, che per intercessione di Maria Ausiliatrice, di S. Giovanni Bosco e dei nostri principali Protettori, San Giuseppe, S. Francesco di Sales e S. Luigi Gonzaga, voglia far scendere in misura abbondantissima su di noi e sul nostro Capitolo Generale le sue benedizioni per la sua gloria, per la salvezza delle anime e per l´incremento della nostra Società ».

Dopo le parole del Rettor Maggiore il Regolatore lesse gli articoli 122, 123, 124, 126 delle Costituzioni. Col canto dell´Ave, maris Stella e con la Benedizione eucaristica ebbe termine la funzione d´apertura.

Formalità preparatorie e comunicazioni.

Il lunedì 25 agosto, alle ore 9,30, i Capitolari si raccolsero in una grande aula, preparata al primo piano nel locale nuovo del Liceo, con ampio corridoio laterale e la possibilità di una perfetta clausura durante le sedute.

Dopo la preghiera di rito, il Regolatore, a nome del Rettor Maggiore, chiese ai presenti che per alzata e seduta manif e‑ stassero il loro parere se si potesse dichiarare aperto il Capitolo. La risposta fu unanimemente affermativa. Allora il Rettor Maggiore, valendosi della facoltà attribuitagli dall´art. 136 delle Costituzioni, nominò segretari dei verbali Don Roberto Fanara, Don Albino Fedrigotti e Don Ruggero Pilla.

Il Regolatore procedette quindi all´appello nominale, secondo la lista seguente:
MEMBRI DEL XVI CAPITOLO GENERALE
Agosto-Settembre 1947.

1 - Don RICALDONE PIETRO.

2 - Don BERRUTI PIETRO.

3 - Don TIRONE PIETRO.

4 - Don GIRAUDI FEDELE.

5 - Don ZIGGIOTTI RENATO.

6 - Don CANDELA ANTONIO.

7 - Don SERIÈ GIORGIO.

8 - Don PUDDU SALVATORE.

9 - DON TOMASETTI FRANCESCO, Procuratore Generale.

10 - Don REYNERI GIUSEPPE, Ispettore (Argentina, San Francesco di Sales).

11 - Don SALVETTI FILIPPO, Delegato.

12 - Don MANACHINO GAUDENZIO, Ispettore (Chile).

13 - Don KINAST VITTORE, Delegato.

14 - Don FESTINI GIUSEPPE, Ispettore (Liguria e Toscana).

15 - Don OLDANO LUIGI, Delegato.

16 - Don Tozzi ENEA, Ispettore (Stati Uniti, S. Andrea).

17 - Don ZAVATTARO GABRIELE, Delegato.

18 - Don BERTOLA GIUSEPPE, Ispettore (Colombia).

19 - Don POLIFRONI RUBEN, Delegato.

20 - Don CIMATTI VINCENZO, Ispettore (Giappone).

21 - Don ROMANI ULDERICO, Delegato.

22 - Don BRAGA CARLO, Ispettore (Cina).

23 - Don FERRARI B. LUIGI, Delegato.

24 - Don COLOMBO LUIGI, Ispettore (Adriatica).

25 - Don PARAZZINI GIULIO, Delegato.  
26 - Don SANTOLINI SERAFINO, Ispettore (Centro America).

27 - Don WIECZOREK ROBERTO, Delegato.

28 - Don ANTAL GIOVANNI, Ispettore (Ungheria).

29 - Don ADAM LADISLAO, Delegato.

30 - Don VAULA LUIGI, Ispettore (Uruguay).

31 - Don AVELLA GIACINTO, Delegato.

32 - Don PICABEA FRANCESCO, Ispettore (Argentina, San Francesco Zaverio).

33 - Don CENCIO LUIGI, Delegato.

34 - Don CABRINI GUGLIELMO, Ispettore (Argentina, San Francesco Solano).

35 - Don YOUNG TOMMASO, Delegato.

36 - Don STUCHLY IGNAZIO, Ispettore (Boemo-Morava).

37 - Don_ TROCHTA STEFANO, Delegato.

38 - Don WAGNER GIORGIO, Ispettore (Austria).

39 - Don NITSCH GIORGIO, Delegato.

40 - Don TANTARDINI PIETRO, Ispettore (Venezuela).

41 - Don GARCIA SECONDO, Delegato.

42 - Don SPAN GIOVANNI, Ispettore (Jugoslavia).

43 - Don TKALEC GIUSEPPE, Delegato.

44 - Don CARRI ERMENEGILDO, Ispettore (Portogallo).

45 - Don MORAIS PIETRO, Delegato.

46 - Don BORRA GUIDO, Ispettore (Brasile, S. Alfonso).

47 - Don GREINER GIOVANNI, Delegato.

48 - Don CASETTA GIOVANNI, Ispettore (Siam).

49 - Don RUZZEDDU MARIO, Delegato.

50 - Don COGGrIOLA GIUSEPPE, Ispettore (Perù-Bolivia).

51 - Don GUAILUPO TEOFILO, Delegato.

52 - Don CORSO GIUSEPPE, Ispettore (Equatore).

53 - Don CORREA ANGELO, Delegato.

54 - Don CHAVES ORLANDO, Ispettore (Brasile, Maria Ausil.).

55 - Don ROCHA D´AQUINO EDGARDO, Delegato.

56 - Don GIACOMINI PIETRO, Ispettore (Argentina-Chilena).

57 - Don ZUCCARINO FRANCESCO, Delegato.

58 - Don BOKOR GIUSEPPE, Ispettore (Slovacca).

59 - Don SERSEN FRANCESCO, Delegato.

60 - Don BELLIDO MODESTO, Ispettore (Celtica).

61 - Don CORRALES Emilio, Delegato.

62 - Don FEDRIGOTTI ALBINO, Ispettore (Messico-Antille).

63 - Don DE LA CRUZ FILIPPO, Delegato.

64 - Don COUCHE FEDERICO, Ispettore (Inglese).

65 - Don MC ELLIGOTT RICCARDO, Delegato.

66 - Don RASPANTI MICHELE, Ispettore (Argentina-Paraguayana).

67 - Don BADARACCO ENRICO, Delegato.

68 - Don SEELBACH TEODORO, Ispettore (Germania).

69 - Don MATER MASSIMILIANO, Delegato.

70 - Don UGUET MARIANO, Ispettore (India Nord).

71 - Don PIANAZZI ARCHIMEDE, Delegato.

72 - Don SLOSARCZYK GIOVANNI, Ispettore (Polonia, San Giacinto).

73 - Don CIESLAR ADAMO, Delegato.

74 - Don COLOMBARA VINCENZO, Ispettore (Centrale).

75 - Don CERTA EUGENIO, Delegato.

76 - Don RICCERI LUIGI, Ispettore (Subalpina).

77 - Don MARCOALDI EVARISTO, Delegato.

78 - Don BERNARDI ANTONIO, Direttore Oratorio.

79 - Don MANIONE SECONDO, Ispettore (Sicula).

80 - Don CORALLO GINO, Delegato.

81 - Don BERTA ERNESTO, Ispettore (Romana).

82 - Don FANARA ROBERTO, Delegato.

83 - Don TITTARELLI ENRICO, Ispettore (Veneta).

84 - Don BUSATO GIUSEPPE, Delegato.

85 - Don GIOFFREDI EUGENIO, Ispettore (Novarese-Alessandrina).

86 - Don. ALESSANDRA ORETO, Delegato.

87 - Don ALBERTO GIOVANNI, Ispettore (Tarragonese).

88 - Don Virk-As GUGLIELMO, Delegato.

89 - Don GIOVANNINI ERNESTO, Ispettore (Stati Uniti, S. Filippo Ap.).

90 - Don RINALDI LUIGI, Delegato.

91 - Don CARRETTO GIUSEPPE, Ispettore (India Sud).

92 - Don MASCHIO AURELIO, Delegato.

93 - Don AmiELH LIBERTO, Ispettore (Francia Nord).

94 - Don LE BOULCH ADOLFO, Delegato.

95 - Don BORTOLUZZI ANNIBALE, Ispettore (Olanda).

96 - Don TER MEER ERMANNO, Delegato.

97 - Don LEHAEN FRANCESCO, Ispettore (Belgio).

98 - Don CLAEYS Elimo, Delegato.

99 - Don GERLI PAOLO, Ispettore (Lombarda).

100 - Don GAVINELLI ANTONIO, Delegato.

101 - Don TOIGO ANTONIO, Ispettore (Napoletana).

102 - Don PILLA RUGGERO, Delegato.

103 - Don PAZ LADISLAO, Ispettore (Brasile, S. Luigi).

104 - Don PEREIRA GIUSEPPE, Delegato.

105 - Don BERICHEL ANGELO, Ispettore (Francia Sud).

106 - Don CHARDIN MARCELLO, Delegato.

107 - Don PALOMINO FILIPPO, Ispettore (Betica).

108 - Don SANCHEZ FIORENZO, Delegato.

109 - Don GARELLI SANTE, Ispettore (Orientale).

110 - Don RAELE GIUSEPPE, Delegato.

111 - Don ROMITA STANISLAO, Ispettore (Polonia, S. Stanislao).

112 - Don STRUS GIUSEPPE, Delegato.

Risultarono assenti D. Giovanni Antal, Ispettore dell´Ungheria, il suo delegato D. Ladislao Adam, che però giunsero l´8 settembre; D. Giovanni Span, Ispettore della Jugoslavia, D. Massimiliano Maier, delegato della Germania, impediti da condizioni speciali dei loro paesi.

Il Segretario D. Fanara, invitato dal Presidente, lesse all´Assemblea le lettere augurali seguenti: Dal Vaticano, li 18 agosto 1947.

Reverendissimo Signor D. Pietro Ricaldone, il lavoro che l´imminente Capitolo Generale della Società Salesiana è chiamato a compiere nell´interesse della restaurazione cristiana a cui devono mirare concordi le energie spirituali dell´uno e dell´altro clero, è in tutto degno delle sante finalità assegnate ai suoi figli dal loro Santo Fondatore.

Esaminare infatti le grandi questioni che la vita moderna solleva nel campo dell´educazione e studiare i bisogni spirituali e morali della gioventù, specialmente in ordine alla istruzione religiosa, alla ricreazione, alla formazione sociale, all´inserzione attiva nella vita della Chiesa, alla difesa dagli errori e dai pericoli che minacciano le nuove generazioni, sono questi tali argomenti che ben meritano l´attenzione e la generosità dei seguaci di S. Giovanni Bosco, e che lungi dallo scoraggiarne gli animi per la loro ampiezza e le loro difficoltà saranno certamente ad essi di stimolo a nuovi saggi ardimenti apostolici.

La fedeltà poi che sempre i Salesiani hanno professato verso la Sede Apostolica, e che vogliono anche in questa occasione apertamente confermare, è indubbia garanzia e della bontà dei metodi che al compimento di tanta opera saranno prefissi, e della fecondità dei risultati con cui la Provvidenza vorrà premiare così buona fatica.

L´Augusto Pontefice si compiace pertanto di coteste trattazioni come di un contributo di grande importanza alla comune urgente impresa della restaurazione cristiana della società; e gode al pensiero che le particolari esperienze dei Salesiani nella pedagogia giovanile non mancheranno di dare a cotesto consesso il carattere di illuminata praticità che un tale settore di apostolato particolarmente richiede.

In questo senso la Santità. Sua forma fin d´ora tutti i Suoi voti per il miglior successo del Capitolo. E mentre a tal fine invoca i lumi dall´alto e quanto occorre di grazie per l´effettuazione delle iniziative adeguate ai bisogni, invia di cuore alla S. V. Rev.ma e ai singoli partecipanti al Capitolo la confortatrice Apostolica Benedizione.

Con sensi di distinto ossequio mi confermo della Signoria Vostra Rev.ma
dev.mo nel Signore
G. B. MONTINI
Sostituto Segretario di Stato di Sua Santità.

Roma, 26 luglio 1947.

Reverendissimo Padre Pietro Ricaldone, mi è pervenuta la lettera in data del 21 andante mese, colla quale la P. V. Rev.ma mi comunica il prossimo inizio del XVI Capitolo Generale di cotesta Pia Società e chiede la mia benedizione sui membri e sui lavori del medesimo.

Aderisco volentieri all´espresso desiderio, e con tanto maggior piacere in quanto vedo nei temi opportunamente scelti efficace sti  molo alla industriosa attività dei Religiosi di Don Bosco, avvalorati da tanti anni di feconda esperienza, per escogitare i mezzi più validi ed adatti a porre argine ai molti e molti mali che, in quest´ora particolarmente grave, affliggono il consorzio umano.

Assista adunque colle grazie più elette il Dator caelestium munerum quanti parteciperanno alle imminenti Assise, e sui loro studi e decisioni veglino con sguardo benigno Maria Santissima Ausiliatrice, il Santo Fondatore e San Francesco di Sales, sotto il cui beneaugurante patrocinio San Giovanni Bosco lanciò animoso i suoi Figli all´aspra battaglia per la maggior gloria di Dio e per la salvezza eterna delle anime.

Con questi voti e con questi sentimenti mi confermo di Lei, Rev.mo Padre,
devotissimo ji LUIGI Card. LAVITRANO
Prefetto della S. Congreg. dei Religiosi.

Roma, 14 agosto 1947.

Rev.mo e car.mo Don Ricaldone, grato della gentilissima comunicazione, dalla quale apprendo che col 24 agosto si inizierà il XVI Capitolo Generale Salesiano, non posso e non debbo rimanere indifferente dinanzi a questo avvenimento, al quale sono legate le sorti della grande e benefica Istituzione. Nei giorni ad vostro ritiro e lavoro, consideratemi come presente in spirito e preghiera, perchè tutto si svolga in quell´armonia ed unione, che hanno costituito sempre il secreto della vitalità salesiana e delle nobili conquiste compiute in ogni angolo del mondo. Il momento storico che attraversiamo, è uno dei più difficili e insidiosi che si ricordi da un secolo in qua. Si tratta di organizzare tutte le forze del bene per fronteggiare i pericoli che incombono sulla società moderna e in modo speciale sulla gioventù, che fu così cara al cuore dell´immortale Don Bosco. Il vostro convegno, che con delicato pensiero si tiene a Valsalice, dove il santo Fondatore, vivo e morto, parla ancora ai suoi figli il linguaggio potente e affascinatore dell´apostolato, è un augurio di quel successo che non può mancare alle vostre importantissime riunioni. In quei giorni i grandi spiriti, che furono e rimangono le salde colonne della Pia Società Salesiana, sono in mezzo a voi per illuminarvi e guidarvi nelle vostre decisioni, che segneranno la via di un avvenire sempre più fecondo di spirituali successi.

A me non rimane che benedirvi tutti con quell´affetto che ho costantemente nutrito verso i figli di Don Bosco: affetto in cui la stima, l´ammirazione e la venerazione si fondono in un unico sentimento, che serberò intatto fino alla tomba, ed oltre la tomba.

4 CARLO Card. SALOTTI Protettore.

Varsavia, il 12 agosto 1947.

Reverendissimo signor Don Ricaldone, i cari Confratelli, che si mettono in viaggio per prendere parte al ragguardevole avvenimento salesiano del prossimo Capitolo Generale, le portano queste righe stese sotto il dettato dell´inalterabile affetto al grande Patriarca salesiano ed alla sua cattolicamente universale Congregazione.

Al venerando e solenne consesso, nelle cui mani in un momento oltremodo grave sono riposte le sorti della sua Famiglia, presento commosso i miei fraterni voti. Lo Spirito Santo gli sia largo di lumi e ispirazioni, affinchè, sia la provvista delle supreme guide, sia le norme che si voteranno, mettano al sicuro lo spirito originario della Congregazione nell´ora di una rivoluzione, che minaccia tutti i valori spirituali. Affinchè ancora alle meravigliose attività salesiane, entro i limiti fissati dall´ispirato Fondatore, sia assicurata la possibilità di salvare la disputata gioventù e la Fede del popolo con metodi adattati alle reali esigenze del tempo. Affinchè infine la Congregazione, che sortì dai terrori della guerra con energie intatte, sotto l´onnipotente guida dell´Immacolata Ausiliatrice possa attraversare intrepida anche la bufera che ancora minaccia l´umanità impenitente e continuare nel mondo, che tra tanti dolori sta per rinascere al servizio del suo antico Dio e Redentore, i miracoli di zelo e di sacrificio, sì riccamente documentati negli annali della Società.

A lei, veneratissimo signor Don Ricaldone, ed a tutti i carissimi Confratelli assessori dell´Assemblea Generale, i miei affetti, la mia ammirazione, l´unione intima di mente e di cuore. E una benedizione molto tenera, abbondante e fraterna nel nome di Chi tutto può.

Devotissimo in Corde Jesu
+ AUGUSTO Card. IILOND.

Quindi il sig. D. Gaudenzio Manachino, Relatore della Commissione esaminatrice dei verbali delle elezioni dei Delegati, lesse la relazione conclusiva. I singoli verbali furono tutti trovati validi, perchè conformi alle norme contenute nelle nostre Costituzioni.

Il Presidente riassunse in breve il programma generale del Capitolo; dopo di che, per far udire una parola, di Don Bosco, lesse due tratti del Testamento spirituale scritto dal Santo nel 1884, cioè le parti che si riferiscono alla elezione del nuovo Superiore e al nuovo Rettor Maggiore. (Mem. Biogr., XVII, pagg. 259-260).

Si procedette quindi al giuramento da parte di tutti i Capitolari, secondo l´ordine indicato nell´elenco. Il Regolatore, a norma dell´art. 45 delle Costituzioni, invitò a procedere all´elezione dei due Segretari e dei tre Scrutatori, essendo stati nominati dal Presidente D. Salvetti e D. Polifroni a scrutatori provvisori. Su proposta del Regolatore, approvata all´unanimità dall´Assemblea, si stabilì di fare un´unica elezione, restando inteso che i primi due indicati nella scheda sarebbero i Segretari e gli altri tre gli Scrutatori. Risultarono eletti a Segretari D. Paz e D. Bérichel; a Scrutatori D. Palomino, D. Garelli e D. Rokita. Gli ,eletti accettarono. Bruciate le schede, la seduta fu tolta alle 12,20.

Elezioni dei Superiori.
La seduta pomeridiana del 25 agosto si aperse con l´elezione dei Superiori. Al centro del banco della Presidenza erano rimasti soltanto il Presidente e il Regolatore; alle due estremità sedevano il Segretario del Capitolo Superiore e il Procuratore generale. Gli altri Superiori avevano preso posto in prima fila dinanzi agli altri Capitolari.

All´inizio della seduta il sig. D. Ricaldone, invitato dal Regolatore a pronunciare il giuramento rituale, premise che sarebbe stato suo desiderio discendere egli pure con tutti gli altri Superiori, ripetendo il gesto di Don Rua; ma gli era stato detto che il Presidente dell´Assemblea non doveva abbandonare il suo posto, dal quale per il primo pronunciò il suo giuramento. A lui fecero seguito ad uno ad uno, secondo l´appello del Regolatore, i singoli Capitolari, avanzandosi fino al tavolo del Presidente, ai piedi del Crocifisso e dinanzi al quadro di S. Giovanni Bosco.

Terminato il giuramento e letto il capitolo delle Costituzioni riguardante il Rettor Maggiore, si procedette all´elezione di questo. Risultò eletto a primo scrutinio il sig. D. Pietro Ricaldone. Allora il sig. D. Giraudi, come membro più anziano del Capitolo Superiore uscente, a norma dell´art. 144 delle Costituzioni, proclamò, tra i generali applausi, il risultato. Il Superiore rieletto si alzò commosso, per ringraziare della fiducia in lui riposta e per assicurare i Capitolari che accettando la nomina intendeva, sull´esempio di Don Bosco, essere il padre, il fratello, l´amico di tutti; ma insieme chiedeva a tutti la più generosa cooperazione, nel nome di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco. Dopo tali parole tutti i Capitolari passarono ad uno ad uno a rendergli omaggio, baciandogli la mano a nome anche dei Confratelli che rappresentavano.

Seguì l´elezione degli altri membri del Capitolo Superiore, secondo le norme consuete di procedura. Ad uno ad uno con maggioranza assoluta tutti i membri uscenti furono rieletti. Man mano che si concludeva la proclamazione dell´eletto, il Rettor Maggiore ne chiedeva il consenso e lo invitava a riprendere il proprio posto al banco della presidenza.

Il nuovo Capitolo Superiore rimase dunque composto come prima, cioè: Prefetto Generale: sig. D. Pietro Berruti; Catechista. Generale : sig. D. Pietro Tirone ; Economo Generale: sig. D. Fedele Giraudi; Consiglieri Generali: sig. D. Renato Ziggiotti, sig. D. Antonio Candela, sig. D. Giorgio Seriè.

Visita del Cardinale Arcivescovo.

Mentre si iniziavano le operazioni per l´elezione dei tre Consiglieri Generali, verso le ore 18,30 ecco giungere applauditissimo l´Arcivescovo Card. Maurilio Fossati, venuto espressamente per congratularsi della rielezione del Rettor Maggiore  e presentare i suoi voti augurali a tutto il consesso. Prese posto al tavolo della Presidenza, ossequiato da tutti i Superiori. Il Rettor Maggiore gli rivolse un caloroso saluto e ringraziamento a nome di tutti i Capitolari del XVI Capitolo Generale, convenuti da tutte le parti della terra per trattare problemi che interessano la Cristianità. Disse che era stata sua intenzione di mandare una rappresentanza per comunicare a S. Eminenza i risultati delle elezioni appena terminate, ma che la paterna bontà di S. Eminenza lo aveva prevenuto. Espresse quindi a Lui il più vivo ringraziamento per questo tratto di squisita cortesia. Rivolgendosi infine ai Capitolari, ricordò loro, perchè lo sapessero tutte le nostre Case sparse nel mondo, che il Cardinale di Torino è stato sempre per la Famiglia Salesiana un tenerissimo Padre, sempre largo del suo consiglio, del suo affetto, della sua protezione. « La ringrazio dal più profondo, del cuore — concluse il Rettor Maggiore. — I Figli di D. Bosco, che hanno la Casa Madre nella arcidiocesi di Torino, si dichiarano pronti a prestarsi per tutte quelle opere, che V. Eminenza vorrà additar loro per il bene della diocesi e della Chiesa ».

Sua Eminenza rispose rallegrandosi col Rettor Maggiore per la rielezione e con tutti i Capitolari, i quali avevano dimostrato stima e fiducia verso chi aveva guidato ´così bene le sorti della Congregazione in tempi tanto difficili. « Avete dimostrato un cuor solo e un´anima sola — continuò Sua Eminenza. È questo il desiderio di Gesù espresso nella sua ultima preghiera; desiderio, che avete attuato, essendo tutti concordi a zelare la salvezza delle anime. Vi raccomando di lavorare intensamente perchè il mondo, allontanatosi da Gesù, ritorni sulle vie del Vangelo, nell´unione intima con la Chiesa e col S. Padre ».

Il Cardinale applauditissimo lasciò la sala, e l´Assemblea riprese le operazioni per la elezione dei tre Consiglieri Generali.

Terminate le elezioni, il Regolatore lesse i nomi dei Capitolari componenti le sei Commissioni, che nei giorni seguenti avrebbero dovuto studiare i temi proposti dal Rettor Maggiore e presentare le rispettive relazioni da discutersi nelle sedute capitolari. Le Commissioni erano così composte:
Commissione I – ISTRUZIONE RELIGIOSA.

Presidente: sig. D. Renato Ziggiotti.

Membri: D. Alberto - D. Bortoluzzi - D. Cabrini - D. Colombara - D. Marcoaldi - D. Tittarelli - D. Slosarczyc - D. Busato - D. Ceria - D. Chardin - D. Corallo - D. Ferrari - D. Oldano - D. Raele - D. Tkalec.

Commissione II - PRATICHE DI PIETÀ.

Presidente: sig. D. Pietro Tirone.

Membri: D. Amiehl - D. Bokor - D. Cimatti - D. Reyneri - D. Rokita - D. Toigo - D. Uguet - D. Badaracco - D. De la Cruz - D. Guailupo - D. Polifroni - D. Ruzzeddu - D. Salvetti - D. Vifias - D. Wieczorek.

Commissione III - BENEFICENZA. Presidente: sig. D. Pietro Berru,ti.

Membri: D. Bérichel - D. Carrà - D. Coggiola - D. Giovannini - D. Manione - D. Stuchly - D. Tantardini - D. Wagner - D. Bernardi - D. Corrales - D. Gavinelli - D. Greiner - D. Kinast - D. Maschio - D. Mc Elligott - D. Zuccarino.

Commissione IV - MODESTIA CRISTIANA. Presidente: sig. D. Antonio Candela.

Membri: D. Carreho - D. Colombo - D. Gioffredi - D. Palo-mino - D. Paz - D. Raspanti - D. Seelbach - D. Tozzi - D. Alessandra - D. Cencio - D. Cieslar - D. Correa - D. Morais - Don Nitsch - D. Romani - D. Strus - D. Ter Meer.

Commissione V - DIVERTIMENTO. Presidente: sig. D. Giorgio Seriè.

Membri: D. Bellido - D. Berta - D. Borra - D. Casetta D. Corso - D. Gerli - D. Lehaen - D. Ricceri - D. Avellà - Don Le Boulch - D. Parazzini - 15. Pianazzi - D. Rinaldi - D. Sanchez - D. Sersen - D. Young.

Commissione VI - PROPOSTE VARIE. Presidente: sig. D. Fedele Giraudi.

Membri: D. Chaves - D. Coliche - D. Festini - D. Garelli  - D. Giacomini - D. Santolini - D. Vaula - D. Claeys - Don Garcia - D. Pereira - D. Rocha - D. Zavattaro.

Il Presidente chiuse la seduta con un pensiero preso dal Testamento di S. Giovanni Bosco (Mem. Biogr., XVII, pag. 258), seguìto da un brevissimo commento: « Il vostro primo Rettore è morto. Ma il nostro vero Superiore, Gesù Cristo, non morrà. Egli sarà sempre nostro Maestro, nostra guida, nostro modello. Ma ritenete che a suo tempo Egli stesso sarà nostro Giudice e Rimuneratore della nostra fedeltà nel suo servizio ».

Il commento: « Don Bosco vuole che ravviviamo la nostra fede, non guardando alla persona, ma a Gesù Cristo. Gesù sia nostro Maestro. Gesù stesso ci ha indicato in quali cose vuole essere nostro Maestro: Discite a me quia mitis sum et humilis. Siamo salesiani: la mitezza ci apre il cuore delle anime, l´umiltà attira le benedizioni celesti sui sentieri del nostro apostolato. Gesù sia nostra Guida. Ha percorso una strada, bisogna seguirlo. Ecco la sintesi: a Betlem ci insegna la mortificazione, a Nazareth il raccoglimento, sul Calvario l´immolazione. Gesù sia nostro modello. Mai potremo ricopiare tutte le bellezze che questo modello racchiude. D. Bosco invitò la mamma sua a guardare il crocifisso in un momento di angoscia: bastò quello sguardo. Se anche noi, nelle nostre difficoltà, guarderemo il Crocifisso, ci sentiremo sempre più alacri sulla via dell´apostolato, che è la via del Cielo. Gesù infine sarà nostro Giudice, ma anche rimuneratore della nostra fedeltà nel suo servizio, perchè è nostro Padre ».

Manifestò da ultimo la sua soddisfazione che si fosse compiuto un atto importantissimo in piena concordia e carità, avendo avuto gli occhi fissi in Don Bosco. Invitò pertanto tutti a pregarlo affinchè continui a benedire i Superiori, perehè in unione con tutti i Confratelli possano condurre a uno sviluppo sempre maggiore la Congregazione per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Alle ore 19,10, tolta la seduta, tutti i componenti del XVI Capitolo Generale accompagnarono i Superiori in chiesa per la rinnovazione dei voti, il canto del Te Deum e la Benedizione eucaristica, impartita dal Rettor Maggiore.

XVI CAPITOLO GENERALE
I temi.
Dopo le elezioni, quello che forma lo scopo del Capitolo Generale è la discussione dei temi proposti. Rivestono essi un carattere di attualità, che li ha ispirati e che li raccomanda all´attenzione. A dare un´idea sintetica, lineare e chiara degli argomenti discussi, messo da parte l´ordine cronologico, che qui non avrebbe importanza e che obbligherebbe a spezzettare, riprendere e confondere le materie, si presenteranno per ogni tema queste tre cose: Le deliberazioni definitivamente prese; le più rilevanti particolarità emerse nel corso delle varie discussioni; le osservazioni d´indole generale desunte dai brevi discorsi, con i quali il sig. D. Ricaldone soleva porre termine alle sedute, o interloquiva nelle discussioni.

Non avendo ancora la Commissione I ultimato i suoi lavori, il Presidente credette opportuno che s´iniziassero le discussioni con la trattazione del terzo tema sulla e Beneficenza », che occupò più di sei sedute.

1° tema. - LA BENEFICENZA
Nel campo della beneficenza, oggi più vasto che mai, specialmente nei paesi, dove passò il flagello della guerra, il Capitolo Generale mirò a escogitare i mezzi opportuni per adeguarsi ai bisogni dell´ora presente. I Capitolari non si nascosero l´insufficienza di questi mezzi di fronte all´immensità di quei  bisogni; tuttavia con le deliberazioni prese si studiarono di completare, estendere e rendere più efficace il nostro sforzo per ottenere il massimo adeguamento possibile.

A) DELIBERAZIONI Ogni Istituto Salesiano abbia il suo Oratorio Festivo, a meno che si oppongano difficoltà realmente insuperabili, indipendenti dalla nostra volontà. È questa la nostra prima opera di beneficenza.

L´Oratorio conservi la sua caratteristica: i giovani più bisognosi di istruzione religiosa e i più poveri e abbandonati siano i preferiti. Si eviti di trasformare l´Oratorio in una esclusiva accolta di giovani scelti.

Finchè dureranno la miseria e l´abbandono in cui giacciono tanti poveri fanciulli vittime della guerra, e finchè si riesce a ottenere l´aiuto delle Opere Assistenziali, si continui l´assistenza spirituale e corporale (vitto e vestito) già iniziata in molti Oratori, e si estenda e incrementi nelle regioni in cui maggiormente si deplora questa piaga odierna: e ciò si faccia nella misura possibile anche quando cessassero gli aiuti straordinari delle varie Opere assistenziali.

Ogni Ispettoria, se non l´avesse già fatto dopo la .data centenaria della Congregazione, inizi almeno un Istituto per orfani e per i gioVani più bisognosi. Ove ciò non fosse ancora possibile, veda di accogliere un certo numero di orfani in qualcuno dei suoi Istituti. In ogni caso si procuri che, dopo le scuole elementari, tali giovani siano avviati a qualche mestiere in un nostro Istituto professionale o agricolo.

Le Colonie Estive costituiscono una forma di beneficenza che il Capitolo Generale raccomanda e inculca dove siano possibili. Meno dispendiose e quindi più attuabili sono le Colonie Estive in seno ai nostri stessi Oratori, con somministrazione di vitto, con divertimenti, ripetizioni, passeggiate, ecc. Ma tanto nelle prime come nelle altre si vigili attentamente per salvaguardare i giovani dai pericoli corporali e morali, e se ne curi la pietà ´e l´istruzione religiosa, in modo da raggiungere lo scopo primario della nostra beneficenza, che è l´educazione dei giovani secondo lo spirito e i principi di D. Bosco.

Tutti i nostri Istituti concorrano in quest´opera di salvezza della gioventù più bisognosa, accogliendo orfani, o facendone ricoverare presso qualche nostro Ospizio, provvedendo al loro mantenimento col favorire iniziative tra i propri allievi, ex allievi, Cooperatori.

Anche i Salesiani concorrano alla salvezza di tanti giovani che nelle nostre Case troveranno il pane e la via del Cielo, per mezzo di una accurata economia nei vestiti, nei viaggi, nelle spese non indispensabili ed evitando ogni spreco.

In queste opere di carità si tenga presente il criterio di D. Bosco: è bene che i beneficati siano avviati, dopo le elementari, alle scuole professionali ed agricole. Farli studiare è esporsi a farne degli spostati, perchè non potranno poi continuare gli studi. Si fa eccezione per quelli che dimostrassero vocazione allo stato ecclesiastico o religioso.

La nostra Società, fondata anzitutto per esercitare le Opere di carità spirituale e corporale verso la gioventù più povera, secondo lo spirito e le tradizioni di D. Bosco, deve pure occuparsi dell´educazione dei giovani delle classi medie, e non deve invece avere Istituti per i giovani appartenenti alle classi elevate.

A tale scopo, pur dovendosi adeguare le rette al costo della vita, si mantenga il livello delle pensioni conforme al tradizionale modesto criterio lasciatoci da D. Bosco, evitando le spese non necessarie.

Nessun collegio può arbitrariamente elevare la pensione degli alunni; ove ciò fosse indispensabile vi sia una previa intesa con l´Ispettore e si abbia presente quanto è stabilito in questo articolo.

Secondo lo spirito di Don Bosco, il mezzo più efficace che ci può aiutare a fare un bene per il quale non abbiamo i mezzi necessari, è la cooperazione salesiana. Senza di essa la beneficenza non può essere che minima, o addirittura nulla.

Perciò si attuino dappertutto le direttive riguardanti i Cooperatori, impartite da Don Bosco e dai suoi successori, e condensate nei nostri Regolamenti (art. 406 e segg.).

In particolare si raccomanda quanto segue: Si abbia cura di aumentare il numero dei Cooperatori, delle Cooperatrici, delle Dame patronesse e dei Benefattori. Giovano assai i seguenti mezzi: Cicli di conferenze - appelli ai Cooperatori antichi perchè ci inviino indirizzi di persone caritatevoli dei loro paesi o di loro conoscenza - invitare ad iscriversi alla Pia Unione i giovani che sono sul punto di lasciare le nostre Case, purchè abbiano raggiunto i sedici anni (Reg.to, 135), gli ex allievi, i parenti degli alunni (Reg.to, 415) ed i parenti dei Confratelli.

Si curi la formazione salesiana dei Cooperatori con le due conferenze annuali, con la diffusione del Bollettino, e con tutti quei mezzi che servono per stringere vieppiù i vincoli dei Cooperatori con la Congregazione (inviti alle feste della Casa, partecipazione ad un lutto o alle gioie della famiglia, Esercizio della Buona Morte, Esercizi Spirituali, riunione e santa Messa il 24 di ogni mese, ecc.).

e) Una delle opere più gradite ai Cooperatori è la cura della gioventù abbandonata. Perciò ogni Ispettoria invii al Bollettino relazione di ciò che fa per gli orfani e i derelitti, e le singole Case mettano i Cooperatori dei dintorni al corrente di quanto ciascuna svolge per questa categoria di fanciulli. Ciò può farsi nelle conferenze prescritte o in altre, nel foglietto locale ove c´è, o nella ricorrenza di feste alle quali sono invitati i Cooperatori.

d) La chiave di volta è suggerita dai seguenti articoli dei Regolamenti, e cioè: 10 Ogni Ispettoria abbia il proprio Ufficio ispettoriale per i Cooperatori, o almeno un incaricato ispettoriale della Pia Unione (art. 362).

20 Ogni Casa abbia l´Ufficio dei Cooperatori ´affidato a un incaricato speciale (àrt. 172 e 415).

Si solleciti non solo la beneficenza privata, ma anche quella pubblica di Enti, Istituzioni e Governi.

Nell´aprire nuove Case si dia la preferenza agli Oratori Festivi, agli Ospizi, alle Scuole professionali e agricole, per interni o per esterni, alle Scuole popolari; ove sia possibile, si procuri di affiancare alle Opere esistenti scuole serali per adulti ed operai.

B) PARTICOLARITÀ 1) UNA GRANDE E CONSOLANTE CONSTATAZIONE. - Un capitolare fece presente la lamentela di alcuni, i quali temono che la Congregazione vada deviando dalla traccia indicata dal Fondatore, dedicandosi piuttosto alla classe media e dimenticando i giovani veramente poveri e abbandonati.

Si rispose prima con alcune osservazioni generali. Non è da confondersi il fine primario della beneficenza con il fine generale delle Opere salesiane. Don Bosco, dopo aver creato l´Oratorio, opera di beneficenza, fece sorgere subito i collegi di Mirabello, Lanzo, Varazze, Alassio; poi fondò la Casa di Sampierdarena, opera di beneficenza e tosto aumentò il numero dei collegi.

Circola, è vero, la voce che la Congregazione abbia ridotto la sua opera di beneficenza; ma ciò dipende dal fatto che le esigenze sono sempre crescenti e che da troppo pochi, anche Salesiani, si conosce tutta la beneficenza nostra. È pur già molto quello che tutti possono vedere: in quasi tutte le Case, ,Oratori con assistenza spirituale e spesso corporale; scuole gratuite e semigratuite; pensioni ridotte e sempre più basse di quelle degli altri Istituti religiosi; Orfanotrofi e Ospizi; Case di formazione, nelle quali si fa una reale beneficenza per i non pochi ragazzi, che, dopo aver ricevuto per più anni alimento e istruzione, deflettono dalla via intrapresa.

Ma la risposta esauriente venne da un´altra parte. Il Rettor Maggiore propose che tutti gli Ispettori, uno dopo l´altro, esponessero che cosa si faceva nelle loro Ispettorie in materia di beneficenza. La proposta fu accolta molto favorevolmente e il Relatore invitò i singoli Ispettori a rispondere, secondo l´ordine dell´elenco a stampa. Fu un succedersi impressionante di quadri che accresceva man mano lo stupore, la gioia, l´ammirazione dei presenti. Siccome però la documentazione non po  teva essere completa, perchè fatta senza la necessaria preparazione, il Presidente li pregò di apprestare relazioni particolareggiate, che facessero conoscere lo stato della beneficenza nell´agosto-settembre 1947. Questo fu fatto e tutto si conserva nell´Archivio. Terminata la rassegna, uno dei Capitolari, domandata e ottenuta la parola, si rese interprete del sentimento comune dicendo: « Quello che abbiamo udito iersera e stamane è consolante e commovente: consolante, perchè documenta, come non si potrebbe meglio, che la nostra Società, nella parte fondamentale della sua missione, è quale la vuole D. Bosco; commovente, perchè i nostri mirabili Ispettori hanno rivelato cose grandi, generose e a volte anche eroiche. Chi dovrà continuare la storia della Congregazione, avrà materia per stendere un capo, che sarà quasi canto epico, incastonato tra il primo e il secondo rettorato del sig. D. Ricaldone ».

2) MESCOLANZA DI CLASSI SOCIALI NEGLI ORATORI E NEGLI ISTITUTI. - Come regolarsi? Una regola per tutti i luoghi sarebbe difficile imporla; ma noi non dobbiamo favorire la distinzione delle caste, essendo tutti i giovani suscettibili di educazione e dovendo i fortunati mettersi a contatto con gli altri più meschini, come avviene nelle scuole pubbliche e nella vita civile. D´altra parte, quando si dice « sezione » degli orfani o « sezione » ragazzi della strada, questo va inteso in senso morale più che materiale. Se non si può creare un orfanotrofio a sè, si mantenga almeno un gruppo di orfanelli in un collegio, senza distinzione di vitto e di locali. È da evitarsi l´uso di costituire gruppi, con trattamento diverso a tavola.

Ci sono due sistemi di beneficare orfanelli e fanciulli poveri. Quello che risale al sistema di D. Bosco, secondo il quale la beneficenza si fa preferibilmente in ospizi, orfanotrofi, oratori e non nei collegi, dove i giovani pagano la loro retta. E quello in cui i collegi hanno un certo numero di posti gratuiti o semigratuiti. Sarebbe da preferirsi il primo, senza escludere il secondo ov´è in uso, perchè si evita al ragazzo beneficato un trattamento troppo superiore alla sua classe sociale, o un corso di studi non rispondente alla stia capacità, Al qual proposito calza molto bene un´osservazione fatta dal Presidente: « Posso assicurarvi, disse, che questo è il pensiero di Don Bosco. Potrei additarvi certi verbali, in cui, con un tono che non sembrerebbe il suo, esclama: " Dio non voglia che la carità serva a formare spostati, che domani, non avendo potuto continuare gli studi, si metteranno a fare i giornalisti o altro, cadranno in certe reti e finiranno per combattere la stessa religione ". Se vi sarà qualche eccezione, proseguì il Presidente, si capisce che si sarà sempre ragionevoli per accoglierla beneolmente; ma trattandosi di mettere dei principi, bisogna che calchiamo le orme di D. Bosco e de´ suoi successori ».

Si connette con lo stesso argomento quello che disse in fine della settima seduta: « Siete non dico spossati, ma forse stanchi per la lunga discussione, dalla quale ricaveremo questa semplice riprova: l´unanimità nostra nel volerci adeguare al pensiero del nostro santo Fondatore. La discussione non ha avuto altro scopo: conservare il carattere lasciato da D. Bosco a´ suoi Istituti. Carattere che deve essere conforme a quei principi di santa povertà, che dobbiamo professare nei rapporti nostri come Salesiani ed anche in quelli verso i giovani. Vogliamo che a questi sia procurato il modo di vivere e di migliorare ove sia possibile le condizioni in cui trovansi le loro famiglie. Questa aspirazione è degna di lode. Voi, carissimi Ispettori, portatela nelle vostre Ispettorie, fatela conoscere ai Direttori e Confratelli, insistendo nelle conferenze e facendone tema particolare per continuare le nostre sante tradizioni ».

BENEMERENZE IN OPERE CARITATIVE DEL DOPOGUERRA. - Un inno di riconoscenza fu elevato dall´Assemblea, allorchè la trattazione portò a ricordare le straordinarie benemerenze della Pontificia Commissione d´assistenza, dell´U.N.R.R.A., dell´E.N.D.S.I. e di tutte quelle Associazioni caritativo, che sorsero nel dopoguerra.

DAL VATICANO. - All´inizio della settima seduta il Regolatore diede lettura del seguente telegramma di Mons. Montini, Sostituto Segretario di Stato di Sua Santità: Ricaldone Salesiani, Torino - « Augusto Pontefice gradito omaggio devoti sentimenti circostanza conferma rielezione vostra Rettore Maggiore Salesiani, fa voti per sempre più ricchi frutti suo intenso lavoro speso per tanto nobili cause ed effusamente benedice Lei, membri Capitolo Generale e intera Società Salesiani ».

COOPERATRICI E DAME PATRONESSE. - Differenza: le ultime sono da considerarsi un gruppo speciale di Cooperatrici, che affiancano un´Opera o Istituto speciale.

BENEFATTORI E COOPERATORI. - Il Presidente ne rilevò la differenza così: I Cooperatori devono conoscere il Regolamento della Pia Unione, aderirvi ed essere inscritti per godere dei favori spirituali annessi all´Unione stessa. Ricevono il diploma sempre a firma del Rettore Maggiore. Egli è il Superiore Generale dei Cooperatori, e sotto la di lui sorveglianza immediata rimane il Bollettino Salesiano, organo ufficiale dei Cooperatori e delle Cooperatrici. I Benefattori invece possono essere anche di pensiero religioso diverso; come per speciali motivi possono non volere essere inscritti tra i Cooperatori. Don Rinaldi volle che sulla lapide al teologo Borel nell´Oratorio fosse scolpito « Benefattore e Cooperatore » per ricordare i due distinti tempi della sua opera amichevole in aiuto a Don Bosco.

C) PAROLE DEL SIG. D. RICALDONE 1) PROPRIETÀ DI COSE STABILI E FIDUCIA NELLA PROVVIDENZA. - Princìpi fondamentali di Don Bosco: « Non conservare alcuna proprietà di cose stabili ad eccezione della Casa e delle adiacenze, che sono necessarie per la sanità dei Confratelli e degli allievi. La conservazione di stabili fruttiferi è un´ingiuria che si fa alla Divina Provvidenza, che in modo meraviglioso e dirò prodigioso ci venne costantemente in aiuto. Nel permettere costruzioni o riparazioni di Case si usi gran rigore nell´impedire il lusso, la magnificenza e l´eleganza. Dal momento che _ comincerà ad apparire l´agiatezza nelle persone, nelle camere e nelle Case, comincerà nel tempo stesso la decadenza della nostra Congregazione » ( Mem. Biogr., XVII, 257-8).

Questo concetto è ripetuto per ben tre volte dal nostro Fondatore. Vi leggo solo questa riga: « Non si conservino proprietà stabili, fuori delle abitazioni di cui abbiamo bisogno » (ivi, pag. 273). Tl nostro Padre vuole che, come lui, abbiamo il cuore aperto alla fiducia nella Divina Provvidenza. Dove questa fiducia è forte e robusta, le nostre Opere si sviluppano; invece, là ove sono eccessivi gli accorgimenti umani, illanguidiscono. Invito perciò Ispettori e Direttori a fare un po´ di esame di coscienza. Dobbiamo a base di tutto mettere il distacco dalle cose terrene, la fiducia nella Provvidenza e lo spirito di famiglia.

RICONOSCENZA VERSO I BENEFATTORI. - Il nostro Fondatore ha lasciato parole bellissime a proposito dei Benefattori.

Noi viviamo della carità dei nostri Benefattori. Quando taluno ci fa qualche offerta, sia sempre ringraziato e si assicurino preghiere per lui. Nelle comunioni e private preghiere siano sempre compresi i nostri Benefattori e si metta l´intenzione di pregare che Dio dia il centuplo della loro carità anche nella vita presente, con la sanità, la prosperità nelle campagne, negli affari, li difenda da ogni disgrazia ».

Mi limito a questo primo pensiero. 111 necessario che noi abbiamo realmente questi sentimenti di profonda riconoscenza verso i nostri Benefattori. Anche solo una liretta, che oggi rappresenta un mezzo centesimo, merita un sentimento di riconoscenza manifestata con parole, con preghiere o in altri modi. Quando i nostri Cooperatori vedono che la nostra riconoscenza non è fatta di parole, ma di benedizioni celesti, ottenute con le preghiere nostre dalla Bontà divina, la loro carità aumenterà sempre più.

LA RASSEGNA DELLA BENEFICENZA. - Le due ultime sedute sono state innalzate, da coloro che presero la parola, a vette veramente epiche. In realtà io penso che queste due assemblee saranno considerate come le più belle, le più consolanti, le più efficaci per il nostro zelo e per il nostro apostolato. Storicamente costituiranno una delle pagine più confortatrici della nostra Società. Le relazioni sobrie, contenute, vorrei dire im  perfette nel senso di non avere messo dinanzi a noi tutto quello che si fa e che so essere superiore a quello´ che fu detto, hanno costituito l´inno più bello delle attività salesiane. Desidererei che alcuni, i quali non sanno come stiano le cose, fossero stati presenti. Questo inventario della vera ricchezza della nostra Congregazione dia a costoro una confortante risposta. Domani sentiremo la continuazione di questo inno cantato dagli Ispettori all´Altissimo e alla carità dell´Opera di Don Bosco e dei suoi figli. Preghiamo il Signore, che tenga sempre viva questa fiamma della carità, accesa nel nostro cuore dal nostro grande Padre.

MODO DI ORGANIZZARE I COOPERATORI. - Dividere le zone d´influenza delle singole Case, il che va fatto dall´Ispettore, il quale deve conoscere la sua circoscrizione. Se in essa vi fosse qualche regione non appartenente ad alcuna Casa, può prenderla sotto la sua diretta dipendenza, almeno finchè là non vi sia una Casa. "R evidente che non sarà mai possibile arrivar a pubblicare il Bollettino in ogni Ispettoria. Vi dovrà essere perciò un centro interispettoriale, a cui i Direttori possano ricorrere o per avere al proprio indirizzo un congruo numero di copie, da spedirsi magari con l´aggiunta di un foglietto di notizie locali, ai Cooperatori della Casa, o per farle spedire direttamente ai destinatari da loro indicati. Può darsi che ci siano regioni senza Cooperatori; allora si prendano accordi tra gli Ispettori e il Rettor Maggiore per la propaganda. L´essenziale si è che ci proponiamo di accrescere sempre più il. numero dei nostri Cooperatori, facendo a questo scopo un´attiva propaganda e cercando di avere verso di essi i sentimenti di Don Bosco, che li ricompensava col pregare e far pregare per loro.

tema. - ISTRUZIONE RELIGIOSA
Nella società presente regna purtroppo una stragrande ignoranza religiosa; onde si leva spesso la voce dei Sommi Pontefici e dei Vescovi, affinchè quanti debbono per ufficio o possono per la loro condizione occuparsi d´insegnamento ´religioso non risparmino fatiche e industrie per diffondere l´insegnamento delle verità della fede in tutti i ceti sociali. Tra le Congregazioni dedite a quest´opera primeggia senza dubbio la Società Salesiana; ad essa perciò incombono doveri speciali di soccorrere il popolo e di aiutare il clero secolare, intensificando la preparazione e la organizzazione dei soci nel campo catechistico. Ecco perchè fin dal 1941 fu inaugurata la provvida campagna catechistica, che va acquistando sempre maggior favore. A questo stato di cose e a questi incitamenti si è ispirato il XVI Capitolo Generale nel prendere le sue deliberazioni intorno a sì vitale argomento.

A) DELIBERAZIONI I. - PERSONALE DOCENTE.

Il Capitolo Generale è persuaso che per impartire fruttuosamente l´istruzione religiosa, è necessario intensificare la preparazione del personale salesiano.

I Regolamenti, gli Atti del Capitolo e i « Programmi e Norme » hanno prescrizioni chiarissime, che vanno richiamate e attuate in tutte le Case di formazione. Sarà la maniera più sicura ed efficace per preparare gradualmente il personale e formarlo al lavoro catechistico.

In particolare si fa notare: 1) Per gli Aspiranti, pare più efficace l´insegnamento se affidato per tutto il corso a un solo insegnante, che sia preferibilmente il Catechista; Se questo non fosse possibile, sia dato  l´insegnamento della religione all´insegnante delle materie principali. Per gli aspiranti coadiutori esigere un esame di religione per essere ammessi al Noviziato.

Per i Novizi, che già possono occuparsi di insegnamento del catechismo negli Oratori Festivi (Cost., 196), si curi l´avviamento alla didattica sotto la guida del Maestro.

Per i Filosofi, oltre la scuola di religione, si continui la formazione didattica con far loro tenere lezioni pratiche alla presenza dei compagni e del professore, che assiste e dirige e poi avvia alla critica discussione (Reg.to, 323). Non temere che sia dissipazione dannosa il lavoro dei Novizi e dei Filosofi negli Oratori Festivi, purchè fatto con le dovute riserve e precauzioni.

Per i Coadiutori, la formazione catechistica va curata in modo speciale durante il corso di perfezionamento professionale e agricolo, come è prescritto per gli altri Coadiutori nel biennio pratico da trascorrersi in una Casa di formazione.

Per tutti poi ci sia l´istruzione settimanale di religione (Reg.to, 58), fatta dal Direttore o dal Prefetto, come per i chierici c´è il testamentino.

Si incoraggi a prendere il diploma di insegnante di religione mediante esame.

Per i Teologi, si approfondisca l´insegnamento della didattica catechistica, coll´intento di preparare abili insegnanti di religione mediante l´introduzione di esami e relativo diploma. Preparare personale all´insegnamento catechistico nelle scuole governative.

NB. - Il Capitolo Generale invita i Superiori a far redigere un programma particolareggiato di pedagogia e didattica, per i vari anni di formazione salesiana e plaude all´Istituto di Pedagogia del Pontificio Ateneo Salesiano, che mira ad essere il vivaio di tale magistero catechistico.

Negli Atti del ´Capitolo (n. 36, luglio-agosto 1946) si parla di preparare in ogni Ispettoria un gruppo di scelti conferenzieri, per organizzare scuole di religione e fare pratica propaganda catechistica. Si arrivi almeno ad attuare subito un programma minimo, di avere cioè in ogni Ispettoria un sacerdote incaricato della istruzione catechistica nella Ispettoria stessa, a cui possano far capo i Confratelli addetti all´insegnamento catechistico.

II. - ISTRUZIONE CATECHISTICA AI GIOVANI.

Quella dei giovani è la categoria che interessa particolarmente tutti i Salesiani.

NEGLI ORATORI. - L´istruzione catechistica ai giovani degli Oratori ha il suo fondamento negli art. 4 delle Costituzioni e 377 dei Regolamenti. Trattazione completa dell´argomento i Salesiani trovano nella Strenna del Rettor Maggiore 1940: Oratori Festivi - Catechismo - Formazione religiosa.

Per gli Oratori, che chiameremo di tipo classico, ove i giovani sono a nostra completa disposizione, si richiamino i seguenti punti essenziali: La santa Messa festiva abbia la spiegazione del Vangelo in fra Missam, di 15 minuti circa. Predichi il celebrante o, se interviene un altro, il celebrante vada ad sedes. Si procuri di far conoscere per intero la vita di Gesù, pur commentando il Vangelo domenicale.

Una lezione catechistica settimanale, particolarmente accurata. Per questo si noti: L´insegnamento sia mnemonico in prevalenza per i piccoli e i medi; ai grandi sia richiamata la formula catechistica già imparata da piccoli. La durata non sia inferiore alla mezz´ora.

L´organizzazione delle classi sia fatta per età, secondo la divisione della scuola frequentata, con classi non troppo pletoriche. I locali devono costituire il sogno da realizzare. Dove l´Oratorio è annesso a una scuola, si concedano volentieri le aule scolastiche: è tanto importante il problema, che giustifica eventuali inconvenienti di disturbi e- di danni materiali. I sussidi didattici si forniscano con copia (Libreria della Dottrina Cristiana).

L´istruzione pomeridiana sia sistematica, sul catechismo distribuito in maniera che in tre anni passi tutta la dottrina. Sia fatta dal Direttore.

NB. - Per i luoghi dove gli usi e le condizioni dei popoli permettono solo dei parziali contatti con i giovani, si ricordi che nello spirito dell´art. 377 dei Regolamenti, sono necessarie due cose: assicurarsi che tutti i nostri giovani assistano alla Messa festiva e impartir loro una lezione catechistica settimanale particolarmente accurata.

Il personale insegnante. Lo si prenda: Dai Salesiani: Sacerdoti per i corsi speciali di religione a studenti di classi superiori e ad adulti (alla sera) (Reg.to, 384) e per il corso apposito di istruzioni religiose e morali alle sezioni sportive e ricreative (Reg.to, 385); si lasci ai Chierici e ai Coadiutori l´insegnamento dei piccoli. Si curi l´intervento dei Coadiutori nell´Oratorio: l´art. 61 dei Regolamenti ne fa loro un obbligo; e abbiano incarichi di fiducia.

Da persone esterne (Reg.to, 403) reclutate fra i giovani delle Compagnie, quelli delle Associazioni di A. C., gli ex allievi e Cooperatori.

Il personale, specie quello esterno, non solo va formato con apposita scuola, ma va addestrato con adunanze settimanali e con corsi estivi di aggiornamento o addestramento. Questi possono durare una settimana, con 4 lezioni al giorno, improntate a pratica, in una Casa fissata dall´Ispettore, con l´intervento di catechisti da tutta o parte dell´Ispettoria.

NEGLI INTERNATI. - Il Capitolo Generale delibera che in base all´art. 130 dei Regolamenti, si facciano almeno due ore settimanali di Religione da inserire nell´orario scolastico e che alla domenica si faccia anche la mezz´ora prescritta, ove sia possibile e conveniente.

Insegnanti nelle Scuole medie siano o un sacerdote per tutte le classi o l´insegnante di quella materia che è giudicata principale. Il Direttore e il Catechista, quando possono farlo, insegnino religione.

Il Testo sia seguìto e spiegato come voleva Don Bosco.

Le gare sono prescritte dall´art. 130 dei Regolamenti. Siano individuali, di classe, ispettoriali, con medaglia e gagliardetto. Così pure per gli ´Oratori Festivi.

Aula catechistica: si fanno voti che venga introducendosi nelle nostre scuole, come c´è quella di disegno, fisica, ecc.

I programmi non siano lasciati all´arbitrio degli insegnanti. Dove sono stabiliti di autorità, vengano concordati dagli Ispettori d´intesa con il Consigliere Generale.

- NEI LUOGHI DI MISSIONE.

Si raccomanda ai nostri missionari la formazione di buoni catechisti, fornendo i mezzi necessari per il loro difficile cómpito.

Dove si raccolgono nelle nostre scuole elementi in maggioranza pagani, fu trovato utilissimo allo scopo del lavoro missionario impartire nella scuola insegnamento regolare di elementi di morale e delle. verità della nostra santa religione.

- ISTRUZIONE CATECHISTICA AI « PADRI DI FAMIGLIA » DEGLI ORATORI, AGLI « OPERAI », NELLE PARROCCHIE, NEI RITROVI MILITARI » E « CASE PER MARINAI ».

I Salesiani procurino di conservare anche con le persone mature il metodo catechistico nella loro predicazione. Siano facili, attraenti, familiari, si adattino alle varie categorie di persone e mirino insieme a persuaderle della verità e attirarle alla pratica dei Sacramenti e della vita cristiana.

NB. - Norme per le gare, i congressi, le mostre, per giornate o settimane catechistiche, per l´uso del materiale didattico, ecc. sono ampiamente svolte nella Strenna del Rettor Maggiore 1940, negli Atti del Capitolo e in appositi opuscoli preparati dalla Libreria della Dottrina Cristiana.

B) PARTICOLARITÀ MANUALI PRATICI E INSEGNAMENTO INDIRETTO DELLA RELIGIONE. - Fu chiesto che si pubblicasse al più presto un libro, nel quale siano contenute le soluzioni di tutte le obiezioni contro la fede. Il desiderio venne accolto; ma intanto si raccomandò  la diffusione della Collana « Lux », nella quale sono risolte gradatamente le obiezioni popolari alla nostra fede. Un plauso si rivolse ai Superiori, che, negli anni difficilissimi della guerra, ci fecero il dono prezioso della Libreria della Dottrina Cristiana e delle sue varie Collane.

Si fece osservare che in qualche nazione furono pubblicati libri nei quali si insegna il modo di far uso dell´insegnamento di tutte le materie, compresa la matematica, per diffondere l´istruzione antireligiosa. Parimenti dovremmo saper fare noi per istruire nella religione, servendoci di tutte le materie scolastiche: d´altronde questo è proprio il pensiero e la pratica di Don Bosco.

C) PAROLE DEL SIG. D. RICALDONE 1) LEZIONI PRATICHE DI CATECHISMO. - Ho assistito a parecchi congressini catechistici, nei quali il punto più saliente era sempre la lezione pratica di catechismo. Ed io finiva sempre nello stesso modo: — Vedete? non siamo ancora capaci a far bene una lezione di catechismo. — Ricordo che, dopo alcune lezioni pratiche di nostri chierici, fu invitata una veneranda maestra, addestratissima nel fare scuola ai bambini, a tenere una lezione: accettò, e devo dire che fece rimanere tutti ammirati. Fui presente a saggi di lezioni catechistiche tenute in studentati teologici, seguite poi dalle osservazioni dei presenti: non una sola fu esente da riconosciute e a volte numerose manchevolezze. Ciò prova che quest´insegnamento è veramente uno dei più difficili, e perciò merita lode tutto quello che serva a formare in questo senso i nostri chierici.

2) FORMAZIONE DI CATECHISTI. - Conviene che tutti i direttori di Oratori Festivi si formino un bel gruppo di catechisti, come si fece a Valdocco, dove ogni classe ha il suo catechista principale e un ausiliare. Detti catechisti sostengono l´esame in Curia. Il Direttore al venerdì li raduna e commenta loro un foglietto con la lezione da spiegare e le relative indicazioni. Previo accordo con le Autorità ecclesiastiche si formino gruppi di buoni catechisti anche per le Parrocchie: sarà questa, oltre che una buona iniziativa, una vera benemerenza.

3) IMPORTANZA DELL´ATTIVITÀ CATECHISTICA PER NOI. Sento il dovere di congratularmi con voi, anzi di ringraziarvi per l´interesse, col quale prendete parte alla discussione di questo argomento, che è certamente tra i più importanti. Non dobbiamo dimenticare, che, nel concetto e nella tradizione di San Giovanni Bosco, la Congregazione è nata con un catechismo. Fu lui a volere che si considerasse l´inizio della nostra Società 1´8 dicembre 1841. Ci stia sempre dinanzi alla mente questo ricordo. Aggiungo che, quando si trattò di creare nell´Ateneo un Istituto superiore di Pedagogia, destinato a trasformarsi col tempo in una vera Facoltà pedagogica, noi abbiamo inteso che questa Facoltà avesse lo scopo non solo di _mettere in valore la pedagogia cattolica e particolarmente il sistema pedagogico di Don Bosco, ma di contribuire alla formazione di buoni catechisti, di uomini che domani, nei nostri studentati filosofici teologici, possano rendersi eco del pensiero di Don Bosco e al tempo stesso di quella didattica progredita, che vogliamo incorniciata nel sistema pedagogico del Santo. Possa dirsi di ciascuno di noi come di Don Bosco, che fu un grande catechista per mezzo del catechismo contribuì alla salvezza delle anime. Prego il Consigliere Scolastico Generale di insistere presso i professori specialmente di dogmatica, perch è, dopo la spiegazione di una tesi, ne facciano sempre l´applicazione catechistica, così pure presentino le obiezioni non solo in forma scolastica, ma anche e sempre in forma popolare.

4) PER UNA CAMPAGNA CATECHISTICA. - Avevo scritto agli Ispettori d´Italia che mi indicassero il nome di almeno un sacerdote, che, durante il mese di giugno, venisse all´Oratorio per una riunione speciale, allo scopo di dare direttive per una conveniente propaganda catechistica. Circostanze speciali impedirono di tenere detta riunione. Intendo però che si tenga non appena sia possibile. In essa gl´incaricati illustreranno con opportuni suggerimenti-lo svolgimento dell´opera catechistica. Quest´anno in Italia parecchi Vescovi ci hanno interessati a organizzare congressi catechistici. È necessario perciò che in ogni Ispettoria vi sia almeno un Confratello sacerdote prepa  rato a ciò. Detti congressi si sono tenuti e si tengono con molta soddisfazione dei Vescovi. Mi auguro che molti Confratelli si addestrino a tale lavoro e si rendano propulsori diretti di questa importantissima attività.

5) NECESSITÀ DI DARE GRANDE IMPULSO ALL´ISTRUZIONE CATECHISTICA. - Tutto il tempo che noi spendiamo nella trattazione di questo argomento, sarà di grande vantaggio alle anime. Voi tutti nelle singole Ispettorie, per i contatti che avete con la gioventù, vi siete persuasi dell´assoluta necessità di intensificare l´istruzione catechistica. L´ignoranza è sempre più grande e supina. I nostri cappellani tornati dalla guerra ci raccontarono cose assai sconfortanti; non si sa se l´ignoranza sia maggiore in basso o in alto. Nei campi di concentramento alcuni di essi lavorarono in mezzo a soldati, ufficiali e generali e ci riferirono la loro grande pena al vedere quanto sia basso il livello delle conoscenze religiose: s´ignorano le cose più elementari.

Vi esorto perciò a fare tutto il possibile per intensificare l´istruzione catechistica e la conseguente pratica religiosa. Gl´Ispettori non tralascino mai nelle Case di rendersi esatto conto di quanto si fa, non solo tra allievi interni, ma soprattutto tra allievi esterni, ex allievi e padri di famiglia. Raccomando che non si risparmino sacrifici e si faccia capire ai Confratelli essere questa una delle missioni nostre più importanti. Se disgraziatamente non si farà così, ne andrà di mezzo la Chiesa, trionferà il disordine, gli elementi sovversivi ci travolgeranno. È questione di vita o di morte. Noi, che ci siamo votati a questa magnifica missione, dobbiamo essere disposti a qualunque sacrificio anche eroico, perchè s´illuminino le intelligenze, s´infiammino questi poveri cuori, nei quali fu accumulato tanto odio che divide le nazioni e prepara la via a più tremendi conflitti.

6) PER GLI ADULTI. - Si faccia ogni sforzo per introdurre nei nostri Oratori una scuola speciale di catechismo ai gruppi di padri di famiglia, operai, ex allievi, ecc. Alcuni di essi non possono venire tutte le sere all´Oratorio, ma abbiamo visto con gioia che quell´una o due volte che vi era il catechismo settimanale, erano sempre assidui e Molto soddisfatti. Durante la quaresima, come preparazione alla Pasqua, si possono organizzare corsi speciali a gruppi determinati (ingegneri, avvocati, operai, ecc.) oppure conferenze, nelle quali si spieghino le verità principali della fede. Con queste e simili forme si ottengono a volte risultati insperati. Quando i nostri sacerdoti si occupavano degli operai della Fiat, un anno avemmo 30.000 comunioni e un altro anno 35.000. Inoltre gli operai si abituano ad avvicinare i sacerdoti. È pur bene durante la quaresima dividere il tempo (per esempio di dieci in dieci giorni) per le varie categorie: uomini, donne, giovani, ecc. In parecchi luoghi l´antico sistema non è più accetto: conviene provare alcune di queste nuove forme che ci auguriamo ci conducano all´anelato efficace adeguamento.

7) CORSI PER GLI OPERAI. - Da quando ci è stato precluso in certi centri l´ingresso nelle fabbriche, si sono organizzati corsi catechistici per operai, a mo´ di scuola, con un libro fatto proprio a tale scopo dal titolo Amico, ascolta. La prima parte è per coloro, che, data la loro grande ignoranza, non hanno guari idea e conoscenza di religione e che perciò non comprenderebbero ancora il linguaggio della fede: serve quindi d´introduzione allo studio e al linguaggio della fede esposta nella seconda parte. Lo stesso criterio si è seguìto in alcune nostre Collane: la Collana Veritas ad esempio è bensì per persone colte, ma non usa ancora il linguaggio della fede, e perciò adopera argomenti di ragione; la Collana Fides invece è essa pure per persone colte, ma già abituate al linguaggio della fede: in una ventina di volumi è svolto tutto ciò che di più importante contiene il tesoro della nostra santa Religione.

3° tema. - PRATICHE RELIGIOSE
La pietà è l´anima del sistema educativo lasciatoci in eredità da Don Bosco e la pietà si alimenta con le pratiche religiose. Conscio di questi due princìpi fondamentali, il Capitolo Generale, ispirandosi agli insegnamenti del nostro santo Fondatore, ha voluto fissare categoricamente quali debbano restare sempre fra noi le pratiche di pietà per le varie categorie di giovani da noi dipendenti e quale debba essere lo spirito che salesianamente le deve animare.

A) DELIBERAZIONI I. - PRATICHE DI PIETÀ PEI GIOVANI  ESTERNI.

Messa quotidiana con recita delle preghiere come nel Manuale. Ove questa pratica non fosse ancora in uso, si veda di introdurla quanto prima, vincendo eventuali difficoltà, come è conforme allo spirito di Don Bosco. Se i giovani non fanno ritorno nel pomeriggio, breve sermoncino del Direttore o di chi per esso.

Pei giovani che passano tutta la giornata nelle nostre Case, alla sera — prima del loro ritorno in famiglia — preghiere come nel Manuale e sermoncino del Direttore o di chi per esso.

Alle domeniche e feste di precetto, è obbligatoria la Messa nell´Istituto, con breve spiegazione del Vangelo. Coloro che per giuste ragioni non potessero intervenire, s´intendano col Direttore.

II. - PRATICHE DI PIETÀ. PEI GIOVANI INTERNI.

1) Giorni feriali:
a) Mattino: tutto come dal Manuale, con queste piccole varianti: la preghiera a S. Luigi si concluda con l´invocazione Sarete Aloysi, ora pro nobis e quindi Ab omasi malo, libera nos, Domine, Il Pater, Ave, Gloria che si recitava in onore di S. Luigi, lo si reciti « secondo le intenzioni del Somma Pontefice per l´acquisto delle indulgenze ».

Il Veni Creator, se non lo si canta alla Comunione, lo si reciti dopo il De Profundis, prima della breve lettura.

In giorno a scelta la Messa della Comunità può essere dialogata.

b) Pomeriggio: Benedizione col SS.mo, preceduta da breve lettura, nelle Case di formazione e negli Orfanotrofi e Ospizi per la sezione Studenti.

c) Sera: -Orazioni come dal Manuale. Prima dell´esame di coscienza si reciti l´Angelus e il De Profundis se non si sono già recitati.

2) Giorni festivi:
a) Messa di Comunità. Come nei giorni feriali, aggiungendovi le preghiere per la preparazione e il ringraziamento alla Comunione e omettendo — se si cantano alla Benedizione le Litanie della Madonna e la breve lettura.

b) La seconda Messa sarà o cantata o letta con l´Ufficio della Madonna, o dialogata, o con la spiegazione liturgica durante la Messa stessa, come-si crederà meglio. Infra´ Missam, o subito dopo la Messa, spiegazione del Vangelo o altra predicazione che non oltrepassi i venti minuti, e sia piana, semplice, adatta allo sviluppo intellettuale degli alunni.

c) Vespri: Nelle Case di formazione si debbono cantare sempre. Nelle altre Case, nelle quali per gravi difficoltà non sia possibile cantarli, saranno sostituiti con altre pratiche: l´Ispettore ne otterrà il permesso dal Rettor Maggiore. Tuttavia, per continuare la tradizione lasciataci da Don Bosco e per aderire all´attuale movimento liturgico, si lavori per introdurre i Vespri ovunque è possibile (1).

(1) Mentre si stanno rivedendo gli Atti del Capitolo Generale per pubblicarne il presente resoconto, abbiam salutato con gioia l´Enciclica Mediator Dei, del Santo Padre Pio XII f. r., sulla Liturgia. In essa vi è la seguente disposizione riguardante i Vespri: « Nel tempo antico l´assistenza dei fedeli a queste preghiere dell´Ufficio era maggiore; ma gradatamente diminuì, e, come ora abbiamo detto, la Prima o dopo i Vespri, vi sarà l´Istruzione religiosa, la quale, nelle Case dove le condizioni degli alunni sono molto disparate per età o cultura, ad una delle sezioni può, essere fatta a parte, in sala apposita, con proiezioni ed altri sussidi. Si concluderà per tutti con la Benedizione eucaristica.

III. - PRATICHE DI PIETÀ PEI GIOVANI « ORATORIANI ».

Tutto come dal Manuale delle Pratiche di pietà. .

loro recita attualmente è riservata al Clero ed ai Religiosi. A rigore di diritto;adunque, nulla è prescritto ai laici in questa materia; ma è sommamente da desiderare che essi prendano parte attiva al canto o alla recita della ufficiatura dal Vespro, nei giorni festivi, nella propria parrocchia. Raccomandiamo vivamente, venerabili Fratelli, a voi ed ai vostri fedeli, che non cessi questa pia consuetudine e che si richiami possibilmente in vigore ove fosse scomparsa. Ciò avverrà certamente con frutti salutari se il Vespro sarà cantato non solo degnamente e decorosamente, ma anche in maniera da allettare soavemente in vari modi la pietà dei fedeli.

» ... Procurino tutti di imparare le formule che vengono cantate nei Vespri e cerchino di penetrarne l´intimo significato; setto l´influsso di queste preghiere, difatti, sperimenteranno quel che Sant´Agostino affermava di se: " Quanto piansi tra inni e cantici, vivamente commosso dal soave canto della tua Chiesa. Quelle voci si riversavano nelle mie orecchie, stillavano la verità nel mio cuore, e mi ardevano sentimenti di devozione e le ::- lacrime scorrevano e mi facevano bene." ». (Cfr. Enc. Mediator Dei nella r‘: versione italiana, parte terza, I, in fine, su L´Osservatore Romano, 1-2 dicembre 1947).

Anzitutto è confortante constatare che varie disposizioni circa i Vespri, ,-. prese dal nostro Capitolo Generale, sono pienamente conformi alle direttive ., i emanate in seguito dal Santo Padre.

È poi evidente che, se le anguste raccomandazioni del Papa fossero state pubblicate e conosciute prima del Capitolo Generale, i membri di esso, (´_ seguendo la tradizione di ubbidienza e fedeltà alla S. Sede lasciateci dal nostro grande Padre, si sarebbero sforzati di adeguarsi alle direttive pontificie, anche per quelle regioni dove il canto dei Vespri fino ad oggi non era stato in vigore.

´ Ed è pure logico che il Rettor Maggiore ed i Superiori del Capitolo, ´• dopo la pubblicazione dell´Enciclica sulla Liturgia, dovranno, non solo f a-L vorirne le anguste prescrizioni, ma sforzarsi di rendere consolante realtà ´ il voto del Capitolo Generale, là ove dice che «per continuare la tradizione lasciataci da Don Bosco e per aderire all´attuale movimento liturgico, si I´ ´ lavori per introdurre i Vespri ovunque è possibile ».

IV. - ESERCIZIO DI BUONA MORTE.

I nostri giovani, sia interni che esterni e oratoriani, lo facciano ogni mese, seguendo il Manuale.

Si veda di distinguere il giorno dell´Esercizio di Buona Morte con qualche cosetta speciale che lo renda più caro ed attraente ai giovani (p. es. una passeggiata più lunga del solito, un dolce a tavola, ecc.).

Ove sia possibile, lo si introduca tra gli ex allievi, Cooperatori, Cooperatrici, ecc.

V. - ESERCIZI SPIRITUALI.

Tenendo presente che il frutto degli Esercizi Spirituali degli alunni dipende, dopo la grazia di Dio, dalle disposizioni che essi vi portano, procurino i Confratelli — con a capo i Direttori — di fare del loro meglio perchè i giovani siano ben preparati. Per quanto è loro possibile, i Confratelli vi prendano parte viva.

Si faccia quanto in proposito prescrive il Manuale senza modificazioni o riduzioni non necessarie e non autorizzate dai Superiori.

Dove la recita dell´Ufficio della Madonna riesce troppo difficile e grave, la si potrà sostituire in tutto o in parte con altra pratica di pietà.

Agli Esercizi Spirituali degli interni prendano parte anche gli esterni. Dove questo non fosse possibile si combini per gli esterni una muta adatta per loro.

5). Si promuovano nei tempi più opportuni (p. es. durante le vacanze, il ferragosto, periodi di feste) Esercizi Spirituali per oratoriani, ex allievi, Cooperatori, professionisti, ecc.

VI. - PREDICAZIONI SPECIALI.

r, 1) Riguardo ai quaresimali si fa osservare che da qualche tempo vengono sostituiti con molto vantaggio da corsi speciali per le varie categorie di fedeli della Parrocchia (p. es. per i giovani, gli uomini, i professionisti, le ragazze, le madri, ecc.).

Ottimi risultati hanno dato, in questi ultimi anni i tridui per gli operai nelle fabbriche stesse o in cappelle e chiese più vicine e più comode della Parrocchia stessa, in preparazione alla santa Pasqua.

Nelle Missioni al popolo si è notato il grande interesse che i fedeli prendono al così detto, « dialogo », se fatto come si deve.

Per favorire le vocazioni si raccomandano corsi speciali di Esercizi anche per giovani non frequentanti le nostre Case.

VII. - DEVOZIONI.

Pur rispettando e favorendo — come voleva Don Bosco tutte le devozioni, noi dobbiamo promuovere con tutto l´impegno le devozioni nostre tradizionali e cioè quelle del SS. Sacramento e del S. Cuore; di Maria SS. Immacolata e di Maria Ausiliatrice; di S. Giuseppe; di S. Francesco di Sales; di S. Luigi: ad esse si aggiunge ora quella di S. Giovanni Bosco.

Per favorire tra i giovani e i Confratelli la devozione a Don Bosco si propone di introdurre nel Manuale una preghiera particolare da recitarsi tutti i giorni.

È nostro dovere propagare e curare in modo speciale l´Arciconfraternita dei divoti di Maria Ausiliatrice che dovrebbe essere canonicamente eretta in tutte le Case.

VIII. - PIE UNIONI.

Quella che ci deve stare più a cuore e da favorire in ogni modo e ovunque è la « Pia Unione dei Cooperatori Salesiani ».

Per quanto riguarda la vita dei nostri Istituti deve essere impegno di tutti — e segnatamente dei Direttori e Catechisti — fare/in modo che fioriscano le Compagnie religiose tradizionali, lasciateci da Don Bosco: del SS. Sacramento con la sezione del Piccolo Clero, dell´Immacolata, di S. Giuseppe, di S. Luigi e non altre.

Gli elementi migliori delle nostre Compagnie siano chia; mati a far parte delle Associazioni di Azione Cattolica, come già fu insistentemente raccomandato negli Atti del Capitolo Superiore.

4) Nelle nostre Parrocchie e nei nostri Oratori Festivi si stabilisca, come da prescrizione del Codice di Diritto Canonico per le Parrocchie, l´Arciconfraternita della Dottrina Cristiana tanto utile per le molte indulgenze e privilegi ad essa concessi e specialmente per reclutare validi sostenitori e buoni collaboratori nell´insegnamento del Catechismo.

IX. - PRATICHE DI PIETÀ PEI CONFRATELLI.

Durante le vacanze, nelle domeniche e feste, quando nel pomeriggio non c´è la funzione dei giovani, ci sia almeno la lettura spirituale seguìta dalla Benedizione eucaristica. • B) PARTICOLARITÀ 1) PRATICHE DI PIETÀ PER ESTERNI. - Su questo argomento la discussione si protrasse a lungo, specialmente per la Messa quotidiana. Alcuni Capitolari, dopo aver detto che dobbiamo domandarci che cosa farebbe Don Bosco, oggi che abbiamo mille Case in tutto il mondo, citano in favore della non obbligatorietà della Messa quotidiana per gli esterni l´esempio di due collegi della Sicilia affidati ai Salesiani ai tempi di Don Bosco, quello di Randazzo e quello di Catania (Filippini), nei quali. gli esterni non avevano la Messa quotidiana. Aggiungono che bisogna tener presenti anche le difficoltà di clima e di distanza, difficoltà di orario e di locali, e in ultimo la mentalità spesso contraria dei ragazzi. Sovente queste Messe sono congestionate e affrettate, finendo con il costituire _una formalità, più che un elemento formativo. Quindi si lasci una certa libertà di azione.

Nel corso della discussione nessuno manifestò il desiderio che la Messa quotidiana venisse tolta ove essa dà buoni risultati; si chiedeva solo una certa libertà e s´invitavano i Capitolari a comprendere le gravi ragioni che militavano da ambe le parti.

Parvero esaurienti le seguenti ragioni di altri Capitolari: È necessario mettere nella sua giusta luce una frase in astratto bellissima: « Che cosa farebbe oggi Don Bosco? ». C´è pericolo di inesatte interpretazioni personali. Invece è più pru- • dente e assai più sicuro rifarsi direttamente alle fonti, dove troviamo il pensiero genuino di Don Bosco. Dalle Memorie Biografiche si apprende che Don Bosco volle che vi fosse la Messa quotidiana per gli esterni all´Oratorio, a Varazze, ad Alassio, a Lanzo; e Don Rua nel 1875 richiamava l´attenzione del Direttore di Lanzo su questo dovere (M. Biogr., XI, pagg. 217 e 336). Nel Trattatello sul sistema preventivo Don Bosco afferma esplicitamente che la Messa quotidiana è una delle colonne che devono reggere un edificio educativo (art. 94 dei Regolamenti): è quindi, secondo Don Bosco, condizione indispensabile per educare i giovani secondo il nostro sistema.

Alla tradizione dei due collegi della Sicilia iniziati ai tempi di Don Bosco viene contrapposta oltre quanto sopra, la tradizione dell´Argentina dove dal 1875 in tutti i collegi gli esterni hanno la Messa quotidiana, che si potè ottenere sempre con facilità e con molti frutti spirituali. La Messa quotidiana per gli esterni si è pure introdotta nella Spagna fin dai tempi di Don Bosco, nelle Ispettorie americane e in altre Ispettorie europee.

Quanto al clima, non pare che sia una difficoltà insormontabile. L´esperienza insegna che talvolta la difficoltà non sta nel clima, ma forse nella diversa temperatura di coraggio salesiano. Si prodighino anche verso gli esterni tutti quei meravigliosi fattori educativi che Don Bosco ci ha affidato per il bene e la formazione veramente cristiana dei nostri cari giovani.

Quando parve esaurita la discussione, il Presidente propose di procedere per votazione segreta sul comma discusso e formulato. Si ebbero 89 voti positivi e 19 negativi.

2) IL MOVIMENTO LITURGICO. - Il Rettor Maggiore negli Atti del Capitolo Superiore di agosto 1939 aveva raccomandato il movimento liturgico, dicendo che le nostre Case devono figurare in prima fila anche in questo.

Un Capitolare propose che si procuri di propagare detto movimento fra i giovani dei collegi. Riconoscendo la difficoltà di risolvere il problema, perchè si deve conciliare con le nostre pratiche tradizionali, era di parere che parte di questa formazione liturgica si facesse spiegando la Messa una volta per settimana. Il Presidente, interessato direttamente, spiegò il suo pensiero, dicendo che noi possiamo fomentare il movimento liturgico sia permettendo di quando in quando la Messa dialogata, sia spiegando la santa Messa, specialmente al principio dell´anno scolastico e una o due volte al mese.

LA SECONDA MESSA FESTIVA. - Un´ampia discussione si svolse sull´opportunità o meno di mantenerla dappertutto. Uditi i pro e i contro, un Capitolare osservò: « Qui siamo tutti un´anima sola per volere la pietà e non una pietà qualunque, ma quella voluta da Don Bosco; eppure ci troviamo di fronte a due modi di vedere. Conciliamo le cose: a) All´espressione " seconda Messa ", che può suonare poco simpatica, si sostituisca " Messa festiva ". b) La si distacchi sufficientemente dalla prima. e) Quando non è cantata, sia ben commentata liturgicamente e allietata da musica e canti ben eseguiti. d) Si dia ri-. creazione prima e dopo, e nella seconda ricreazione si radunino le Compagnie, sicchè nella giornata festiva lo studio sia quasi eliminato ». Finalmente il comma relativo, posto ai voti, venne approvato all´unanimità.

I VESPRI. - S´invita a estendere il movimento liturgico anche ai Vespri. Don Bosco ne portò la pratica dappertutto. Ora che alcuni dei nostri vorrebbero lasciarla cadere, vediamo che l´Azione Cattolica prende il nostro posto. Perchè lasciarci prendere da altri l´iniziativa che il nostro Padre ci lasciò?
C) PAROLE DEL SIG. D. RICALDONE
1) LA MESSA QUOTIDIANA PER GLI ESTERNI. - Don Bosco dice che il nostro sistema educativo ha tre colonne: frequente confessione, frequente comunione e Messa quotidiana. Vi confesso che per parte mia non mi sentirei di essere il de  molitore di una di queste robuste colonne, perchè temerei che l´edificio non restasse in piedi. Si dice: « Vengono da lontano ». Sia pure, ma si avverta che noi non siamo obbligati a ricevere nelle nostre scuole tutti i ragazzi. Si dice pure: « Alcuni non verranno alle nostre scuole ». Al posto di quelli, siatene certi, ne verranno altri, perchè il nostro insegnamento è molto apprezzato. Si aggiunge ancora: « Avremo un po´ meno di giovani ». Nè io nè voi sappiamo se ciò sarà per avverarsi: ma se anche momentaneamente ciò avvenisse, è preferibile svolgere l´opera nostra giusta le direttive di Don Bosco anzichè allontanarci da esse. Riflettiamo bene: si tratta di Don Bosco! Ricordiamolo: Don Bosco non è venuto per rompere nessuna diga, me per costruire poderosi argini contro il male. Abbiamo ogriora presente il bene delle anime e della nostra Congregazione.

2) Lo SPIRITO DI PIETÀ. - Tutti voi nei vostri rispettivi paesi avete notato che, specialmente nella classe un po´ colta, si è accesa una piccola fiamma, la quale speriamo abbia a svilupparsi e a divampare dappertutto: questa fiamma è una tendenza più marcata verso la pietà cristiana. Persone che prima erano lontane da Dio, le abbiamo viste persino agli Esercizi Spirituali, e le udimmo con edificazione parlare della gioia procurata loro dalla vita di pietà. Se si trattasse di operai, potrei citare esempi edificantissimi. In una piccola fabbrica vicina all´Oratorio, quando vi andò un nostro Cappellano, eravi, tra gli altri, un vecchio di oltre 70 armi, che ne seguì con vivo interesse le istruzioni. Dopo aver fatta la sua santa comunione, piangeva come un bambino, e accostatosi al cappellano, gli mise nelle mani un grosso biglietto dicendo: « È tale la gioia e la pace della mia anima, che darei tutto quello che ho per ringraziare il Signore ».

Possiamo aggiungere che questo bisogno di pietà lo abbiamo notato specialmente tra i giovani. Studenti universitari, artisti e altri andavano in cerca del sacerdote, del Salesiano, che li guidasse nella nuova via intrapresa, -e si dichiaravano felici nel sentirsi in grazia di Dio.

Ricordiamo poi che la pietà è il fondamento del nostro sistema educativo e che proprio su questa base dobbiamo costruire l´edificio formativo dei nostri giovani. Perciò io vi invito, come successore di Don Bosco, a ravvivare questo spirito di pietà in noi, nei nostri giovani, nelle anime a noi affidate. Potremo così essere certi che ancor più copiosi saranno i frutti del nostro lavoro e del nostro apostolato.

PIETÀ SALESIANA. - Non dimentichiamo che la nostra pietà, mentre è cattolica e liturgica, è specificamente salesiana. E chi non sa quanto fece S. Francesco di Sales per rendere amabile e piacevole la pietà? Da non poche sue lettere risulta quanto egli abbia lottato contro quella pietà aspra e dura che allontanava le anime dalla Chiesa. Questo pensiero ci sia presente e lo sguardo nostro sia sempre fisso su S. Francesco di Sales e su Don Bosco, maestri di pietà non inferiori ad altri Santi. Vogliamo anche noi dare mano forte alla ricostruzione morale, riconducendo a Dio le masse attraverso quella pietà salesiana che tanto gradita riesce a tutti.

Su questo punto ho ricevuto lettere consolantissirne. Desidero fare un elogio ai nostri di Valsalice, perchè, tra l´altre, ho presente la lettera di un Parroco, che scrive: « È tornato il tal giovane, alunno di Valsalice, e mi ha suscitato un salutare movimento religioso nella Parrocchia ». È così che vogliamo formati i nostri giovani. Presentiamo la pietà come vuole la la Chiesa e come c´inculca il nostro Fondatore, e possiamo essere certi che il nostro lavoro darà frutti copiosi.

SENTIRE LA PIETÀ. - Questo argomento delle pratiche religiose dev´essere considerato per noi come uno dei più importanti. Pietas ad omnia utilis est. È utile anzitutto per noi. A misura che crescerà nel nostro cuore il fervore della vera pietà, vedremo moltiplicarsi i manipoli del nostro apostolato a salvezza delle anime. Quante volte ci siamo trovati in difficoltà particolari e abbiamo sentito il bisogno della pietà, la necessità di recarci ai piedi di Gesù, di Maria Ausiliatrice, di. S. Giovanni Bosco per dare libero sfogo al nostro cuore, forse  per piangere, per chiedere quell´aiuto che gli uomini non ci possono dare! Sentiamola adunque noi per i primi questa pietà, e agiamo in modo che i Confratelli siano convinti che noi la consideriamo come una necessità e un´arma potente dell´anima nostra. Allora essi pure seguiranno il nostro esempio, e verranno così superate difficoltà anche gravissime e in apparenza insormontabili. Quando poi i Confratelli e giovani si lascino guidare da noi, diventerà facile la disciplina, diligente lo studio, e nelle nostre Case avremo volti sereni e non corrucciati.

LIBERTÀ NELLE DISCUSSIONI, CONFORMITÀ DOPO LE DECISIONI. - Insisto ancora una volta, perchè ciascuno si persuada che vogliamo la più ampia libertà di discussione ed io sono lieto quando tale libertà è effettiva e la si esercita. Aggiungo però quella che è una raccomandazione vivissima del nostro santo Fondatore e una tradizione costante della nostra Famiglia salesiana. Finchè si discute ciascuno è del proprio parere; ma quando si è venuti a una votazione, e una deliberazione è stata approvata, allora praticamente e nella nostra vita vissuta non vi dev´essere più diversità di parere, ma tutti dobbiamo sostenere quanto fu deciso. Questo voleva Don Bosco e questo praticarono i suoi successori. Io so che questa raccomandazione non è necessaria per voi; ma ho voluto ricordarvi questa bella tradizione, perch è la facciate osservare nei vostri Consigli ispettoriali e nei Capitoli delle Case.

4° tema. - MODESTIA CRISTIANA
L´imperiosa necessità di deliberare su questo tema proviene dal fatto che si assiste quasi universalmente a un dilagare oltremodo sfacciato d´immoralità, del quale i giovani sono le prime vittime. Ne sono preoccupate non solo le Autorità ecclesiastiche, ma anche istituzioni non specificatamente religiose. La gravità del problema aumenta se si considera che in omaggio a pretese pseudoscientifiche si propugnano abitudini pericolose, anzi s´arriva perfino a mettere in ridicolo la stessa morale naturale. A sì delicato argomento il Capitolo Generale dedicò molte sedute e nelle sue deliberazioni ebbe di mira una norma sola: conoscere bene il pensiero di Don Bosco e fissarlo chiaro e netto, come si poteva ragionevolmente ritenere che l´avrebbe fissato egli stesso, in base al senso cristiano della vita e senza deplorevoli condiscendenze a novità, che sono il prodotto di concezioni materialistiche agli antipodi della morale evangelica.

Dovendo studiare il modo di « reagire contro il nudismo e l´immodestia dell´abbigliamento tra le associazioni ginnastiche, sportive, ricreative, scoutistiche » è utile ricordare le disposizioni dei nostri Regolamenti. L´art. 116 dice: « Si esiga dagli alunni quella modestia nel vestire che è voluta dal carattere religioso dei nostri Istituti e dallo spirito del nostro Fondatore ». Così pure l´art. 393 esige per le diverse sezioni sportive e ricreative degli Oratori Festivi « che le fogge di vestire siano rigorosamente decenti ».

In conformità a queste disposizioni e ai preliminari sopra esposti, il Capitolo Generale delibera quanto segue:
A) DELIBERAZIONI I. - VESTIARIO.

Negli Aspirantati si stia alla raccomandazione, sovente ricordata negli Atti Capitolari, di esigere cioè che gli allievi portino i´ calzoni lunghi, o, se corti, le calze lunghe.

Nei collegi e nelle scuole professionali e agricole, per interni ed esterni, se non è possibile ottenere (per serie difficoltà) i calzoni lunghi, questi vadano almeno fino al ginocchio. Anche maglie e camicie devono essere decenti. Si procuri che anche i giovani degli Oratori Festivi siano decentemente vestiti. Nelle Case ove esiste una divisa per gli allievi, questa abbia l´approvazione dell´Ispettore e siano sempre prescritti i calzoni lunghi.

e) Per il riposo della notte, i giovani usino la camicia da notte o il pigiama, o altro indumento decente, secondo l´uso dei paesi.

B. - Si ricordino di tanto in tanto ai giovani, nel discorsetto della Buona Notte, le regole della modestia e la raccomandazione contenuta nelle preghiere della sera, dopo l´esame di coscienza: « E mentre ci spogliamo, immaginiamoci... ».

Riguardo ai gruppi ginnastici, sportivi, scoutistici, si segua la stessa regola che alla lettera b) per la lunghezza dei calzoni. Questi siano di colore e piuttosto larghi. È esclusa inoltre la maglia largamente scollata che lascia scoperti quasi tutto il petto, le spalle e le braccia. Tutto questo è perfettamente conforme alle esigenze di natura tecnica. Si sorveglino attentamente gli spogliatoi, le docce, ecc.

I nostri Parroci, nelle varie attività sportive delle loro Parrocchie, osservino queste medesime norme. Siano inoltre i primi a far eseguire con sollecitudine ed energia le disposizioni emanate dall´Autorità ecclesiastica riguardo alla modestia cristiana.

Crediamo opportuno ricordare anche la necessità di una osservanza più rigorosa delle prescrizioni dei sacri Canoni, regolamenti, circolari, ecc., riguardanti la presenza di persone di altro sesso nelle´ nostre Case.

g) Teatrino: L´art. 240 dei Regolamenti prescrive di osservare « nel vestiario teatrale la più rigorosa decenza ».

II. - BAGNI E PISCINE.

Su questo punto nulla dicono i nostri Regolamenti. Ma abbiamo delle disposizioni di tutti i Rettori Maggiori, i quali non hanno fatto altro che ricordare e precisare una prescrizione del nostro Santo Fondatore, contenuta in una sua lettera in lingua latina dell´8 dic. 1880. Essa dice così: « Multae et graves rationes suadent ut nemo, nisi ex medici praecepto, ad aquas balneares accedat ».. Questa disposizione naturalmente riguarda i Salesiani.

1) PER I SALESIANI. - In tutte le nostre Case ci siano bagni e docce in numero sufficiente per la pulizia e igiene personale.

Non si vada ai bagni di mare se non quando sono prescritti dal medico della Casa come rimedio per vere malattie, e anche in questi casi, come diceva D. Rua (Ciro., 17, del 24-v1906), si faccia uso di preferenza della doccia quando questa possa supplire i bagni.

Per i bagni di nettezza si provveda in Casa come già prescrisse D. Rinaldi di v. m. (Atti del Cap., 1926, pag. 60). Vedi « Santità è purezza » (Atti del Cap., 69 bis, pag. 41).

c) Le piscine pubbliche sono sempre da escludere.

d) Riguardo alle piscine private, laghetti, ecc. si devono per principio escludere i Salesiani dal loro uso. Ove fosse necessaria una eventuale eccezione, si ricorra al Capitolo Superiore. Le ragioni principali di questa determinazione sono le seguenti: 10 Non è una vera necessità, ma un divertimento, o almeno un´usanza contraria allo spirito salesiano. Don Bosco, - come si è detto sopra, ebbe per la modestia un amore tutto particolare, intransigente. L´esibizione nelle piscine è contraria   a quel pudore da lui tanto inculcato.

20 Costituisce un pericolo per la vocazione.

3° Se vogliamo reagire efficacemente, come ci comanda la Chiesa, per arginare l´ondata di immodestia che ci circonda minaccia di contagio le nostre Opere, noi Salesiani dobbiamo mostrarci energici e intransigenti contro tutto ciò che potrebbe favorire questa corrente.

40 Noi, eredi dello spirito di S. Giovanni Bosco, dobbiamo dare l´esempio di una maggiore sensibilità, delicatezza mortificazione in fatto di modestia. Non possiamo rinunziare ai capisaldi del nostro sistema salesiano. Ricordiamo a questo proposito l´articolo 151 delle Costituzioni che dice: « La modestia nel parlare, nel guardare, nel camminare in casa e fuori, siano tali nei nostri soci che li distinguano da tutti gli altri ».

Regola generale è « usare sempre in ogni caso i debiti riguardi per salvaguardare la decenza e la moralità ». (D. REA, lettera citata).

Si compilerà un regolamentino da tenersi in conto per quei Confratelli che, con la dovuta autorizzazione, prendono i bagni di mare. (Vedi Appendice, pag. 85).

2) PER I GIOVANI. - Ove si conducono i giovani ai bagni di mare, si osservino le prescrizioni seguenti: a) Non andare a spiagge frequentate da pubblico misto dove la moralità corre pericolo.

b) I bagni si facciano in luoghi sorvegliati per la sicurezza personale da uomini esperti, non Salesiani, abili nel nuoto.

e) Gli assistenti siano Confratelli prudenti e di esperienza. Conviene che vi sia sempre almeno un sacerdote.

Nessun Salesiano prenda mai il bagno assieme agli allievi. È proibito prendere delle fotografie.

Il costume da bagno sia modesto; si usi la maglia lunga, quando ciò non sia possibile le mutandine siano nè troppo corte nè troppo strette.

Nei collegi, ove per ragioni speciali e con i dovuti permessi del Rettor Maggiore, esiste una piscina, si vigili perchè tutto proceda con ordine e siano osservate le regole della modestia tanto nello spogliarsi e vestirsi come nello stesso bagno.

Gli spogliatoi siano in numero sufficiente, chiusi convenientemente e vigilati.

- COME ARGINARE LE FUNESTE CONSEGUENZE DEI GIORNALI », GIORNALINI », «RIVISTE» E ALTRE PUBBLICAZIONI.

Il nostro Santo Fondatore ci ha lasciato una lettera importante sulle « Letture », scritta nel 1884, nella festa di Tutti i Santi. Bisogna leggerla per sentire le responsabilità che pesano sugli educatori della gioventù a questo riguardo, e per far tesoro delle preziose raccomandazioni e dei saggi consigli che dà ai suoi figli. In quella lettera S. Giovanni Bosco parla solo dei libri, la cui lettura può essere pericolosa. Che tono non avrebbe preso il nostro caro Padre, che raccomandazioni accorate non avrebbe fatte se fosse infierita allora la piaga dei giornali, giornalini, riviste e altre pubblicazioni immorali o solamente troppo libere, che nei nostri giorni sono una delle maggiori insidie tese alla gioventù dallo spirito del male! Perciò tutti i Salesiani debbono essere unanimi nella lotta contro simili pericoli, affine di allontanare dalle nostre Case e togliere dalle mani dei nostri giovani ogni foglio o pubblicazione che, nella più lieve misura, possa mettere in pericolo la loro virtù.

Praticamente sia osservato con esattezza e persino con rigore quanto per i Confratelli prescrive l´art. 42 del Regolamento. Per i libri di testo si stia a quello che stabilisce l´art. 137.

Riguardo ai giornali, le Regole (art. 14) dispongono due cose: a) si limiti convenientemente la loro lettura; b) quali si possano leggere e da chi, dipende dal solo Ispettore il determinarlo.

Ma non possiamo accontentarci di questa parte puramente negativa; dobbiamo arginare il male della stampa cattiva, con la diffusione di buoni libri (art. 8, Cost.).

A questo scopa si stabilisce quanto segue: 1) Si facciano « Collane » con lo scopo specifico di inculcare i princìpi morali, come fece S. Giovanni Bosco con le Letture Cattoliche. Si dia agio ai Confratelli che hanno le qualità di dedicarsi a questi lavori.

Nelle nostre riviste e giornalini trattare con frequenza gli argomenti che riguardano la formazione morale della gioventù.

Ove sia possibile si pubblichi un giornalino illustrato per ragazzi.

Nelle illustrazioni si eviti il nudismo, come voleva ed esigeva Don Bosco.

Le inevitabili difficoltà che si incontreranno nell´attuare le suddette norme sulla modestia cristiana, saranno notevolmente ridotte se tutto il personale salesiano che coadiuva il direttore responsabile sarà dello stesso pensiero ed avrà la stessa volontà decisa a raggiungere lo scopo.

Si fa quindi assegnamento su una conveniente formazione della coscienza del nostro personale in questo senso.

B) PAROLE DEL SIG. D. RICALDONE IMPORTANZA DEL
4° TEMA. - Io benedico questa uniformità d´intenti e questo zelo e desiderio vivissimo di far sì che riviva particolarmente nelle nostre case quella modestia cristiana, che è tanta parte del nostro lavoro educativo. Perciò mi auguro che il nostro caro Padre c´illumini e guidi per interpretare totalmente e rettamente il suo pensiero. In tutta questa trattazione ci siamo proposti una cosa sola: essere genuini interpreti del pensiero e dello spirito di Don Bosco. Ci assista egli, affinchè si possa dire di noi che siamo non solo fedeli continuatori delle sue opere, ma soprattutto eredi del suo spirito.

I. SUPERIORI AI BAGNI DEI GIOVANI. - Nel 1878 ero alunno ad Alassio e ricordo che negli ultimi mesi ci conducevano nel pomeriggio alla spiaggia per il bagno, debitamente assistiti dal Prefetto col bagnino e da altri Confratelli sacerdoti. Noi non abbiamo visto mai nostri Superiori prendere il bagno. La piscina, dove c´è, si consideri come un piccolo mare. Se vi è bisogno per ragioni di salute, si dà l´opportuno permesso, ma non allontaniamoci dal pensiero e dall´orientamento di Don Bosco. Non. Si, tralascino mai le più severe cautele per evitare danni fisici e morali. Con le docce, come si fa in tanti luoghi, si può ovviare a difficoltà di tempo e di luogo. Penso che la nostra Congregazione ricaverà il massimo vantaggio con l´osservanza rigorosa del vero spirito del nostro Fondatore. Prineipiis obsta; se si vogliono evitare tristissime conseguenze, alle quali si può arrivare, ove non si seguano i rigorosi criteri, che su questo punto delicatissimo ci ha lasciato il nostro Santo Fondatore. A vostra istruzione narrerò alcuni dolorosi e impressionanti disordini, fortunatamente non avvenuti presso di noi. (Qui vengono omessi per ovvie ragioni).

3) SORVEGLIANZA SULLE PUBBLICAZIONI. - Da molti anni fu nominata una Commissione di, revisori per garantire l´assoluta convenienza delle nostre pubblicazioni: purtroppo il conflitto mondiale ostacolò non poco il suo regolare funzionamento. Gl´Ispettori dell´estero esercitino anch´essi tale sorveglianza sulle pubblicazioni locali. Si tenga poi presente che il Revisore salesiano non può limitarsi a vedere se non vi è nulla di male contro la fede e i costumi, ma deve assicurarsi che nulla vi sia contro il nostro sistema, nè contro quel criterio di morale cristiana che è in vigore presso di noi.

50 -tema. - DIVERTIMENTI Nel sistema educativo di Don Bosco il divertimento ha una parte assai importante, quale mezzo per attirare i giovani, per curarne la salute, e facilitare la disciplina. Sotto questo titolo si comprende ogni forma di attività ricreativa. Anche qui abbiamo da fare con tendenze nuove, che invadono ogni strato sociale, fomentando smanie frenetiche di svaghi quasi sempre dispendiosi, e creando bisogni irresistibili anche nelle classi meno abbienti, massime nei giorni festivi. Sorgono così per noi due problemi: da una parte il timore che, mancando la necessaria attrattiva, diminuisca l´affluenza agli Oratori Festivi e che l´insufficienza del divertimento renda uggioso e pesante il dì della festa degli internati; dall´altra parte il pericolo di oltrepassare i giusti limiti con nocumento dello spirito religioso nei Confratelli e con danno del nostro sistema educativo. Il Capitolo Generale mentre si rese conto della gravità e dell´urgenza del duplice problema, volle tenersi saldo ai princìpi dell´educazione cristiana e salesiana.

A) DELIBERAZIONI I. - IL TEATRINO.

1) Il teatro nel pensiero di Don Bosco è lo spettacolo ideale che meglio risponde alle esigenze del nostro sistema educativo. Per questo: Nei nostri teatri l´attrezzatura sia debitamente curata e le misure di sicurezza rispondano alle esigenze delle leggi locali.

Si rendano, quanto più possibile, frequenti le recite teatrali, superando anche con sacrificio le reali difficoltà che esse importano e tenendo nel dovuto conto il lavoro del confratello incaricato del teatro e della musica, quando si fa la, distribuzione delle occupazioni, Si incoraggino quelli che hanno attitudini, a pubblicare o a tradurre le migliori produzioni.

Ogni Casa sia provvista delle pubblicazioni drammatiche nostre e di altre congeneri.

Le norme date nel capo XIV del Regolamento, art. 237246, sono sempre di perfetta attualità: quasi tutti gli inconvenienti in questo settore provengono dall´inosservanza di qualcuno di tali articoli.

L´incaricato del teatro scelga le recite — anche se di nostra produzione — sempre d´intesa con il Direttore, specie se nuove, tenendo conto del pubblico per il quale è data la rappresentazione, ed escludendo quelle non rispondenti ai nostri fini educativi (art. 238).

La musica vocale e strumentale sia coltivata secondo la nostra gloriosa tradizione. La scuola di canto e quella di banda, abbiano sempre il loro posto nell´orario giornaliero (Atti del Cap., n. 111, 24 giugno 1942).

Si promuovano le Compagnie filodrammatiche negli internati, esternati ed Oratori, fra le varie categorie di giovani, ex allievi, padri di famiglia; si organizzino scambi di recite, gare, concorsi a premio.

Negli studentati e in genere nelle Case di formazione, i giovani Confratelli siano esercitati nelle rappresentazioni teatrali; tali recite siano per la comunità. Non conviene che i chierici recitino in spettacoli per il pubblico. Nel tirocinio i chierici, in via di massima, non recitino; i sacerdoti in nessun caso.

Nelle nostre sale è assolutamente proibito il teatro mi‑ sto come contrario al nostro spirito; nè si permetta a filodrammatiche miste esterne di recitare nelle nostre sale. Non si ammettano donne a suonare, a cantare o a esibirsi in qualunque modo. Non si vestano gli attori in abito muliebre.

Nelle nostre Parrocchie in cui per motivi ambientali si sia già attuato il teatro misto, si faccia il possibile per sostituirlo quanto prima col nostro teatro tradizionale.

Nei buffet dei nostri Oratori e delle nostre Associazioni, non si adibiscano donne. Nelle lotterie e fiere di beneficenza si eviti la promiscuità del personale incaricato della vendita.

Sinchè non sia possibile fare diversamente, le singole Case comunichino le proprie produzioni teatrali alla Direzione di Voci Bianche, Torino, che a sua volta farà conoscere alle Case le produzioni più raccomandabili.

II. - ACCADEMIE.

Le Accademie siano incrementate tanto negli internati che negli esternati ed Oratori Festivi, dando ad esse quell´impronta di sana modernità, che, sfruttando la tecnica moderna, con la brevità e la cura dei particolari, le renda vive ed interessanti, lasciando nel pubblico impressioni edificanti.

Non si tralascino le Accademie tradizionali della Madonna e quelle dell´Ispettore, del Direttore: e possibilmente se ne facciano altre.

III. - CINEMA.

I gravissimi inconvenienti che avvengono in varie Case e la facilità con cui questi esempi si propagano, preoccupano assai il XVI Capitolo Generale, che nel cinema, quale in genere si presenta oggi, vede il pericolo più grave per il nostro spirito, perchè assopisce ed estingue la delicatezza ed il pudore che Don Bosco ci lasciò come caratteristiche. Per questo il Capitolo Generale intende affrontare la soluzione del problema con salesiano senso di attualità, ma senza derogare ai nostri principi.

Capitolo Generale, riaffermando che, secondo lo spirito salesiano, è sempre preferibile e lodevole fare a meno del cinema, quale oggi si presenta in genere, invita gli Ispettori a fare opera di efficace persuasione perchè non si introduca nelle Case che ne siano prive.

1) È canone fondamentale dal quale nessuno può deflettere, senza venir meno ai suoi più sacri doveri, che solo se un film si accorda con i criteri dei nostri Regolamenti si può proiettare. Le mutilazioni raramente raggiungono lo scopo. Sarebbe un delitto ostinarsi a divertire i giovani e i Confratelli a costo della grazia di Dio e della loro virtù.

Il controllo del cinema dev´essere fatto dal Direttore o da altro sacerdote pratico e prudente, sempre sotto la responsabilità del Direttore e sempre con criterio di delicatezza salesiana. Gli operatori siano di preferenza estranei; in ogni caso non siano scelti per tale ufficio i chierici ed i giovani Coadiutori.

Non sono permessi gli spettacoli cinematografici nelle Case di formazione, a meno che si tratti di pellicole completamente religiose, missionarie, scientifiche, vite di Santi, sempre coi riguardi dovuti per questo genere di Case.

Nelle domeniche e feste, negli internati, può darsi il divertimento con recite teatrali, partite, accademie, arte varia, ecc. Eccettuata la proiezione di qualche film puramente religioso o scientifico: non si dia più di uno spettacolo cinematografico al mese, tenendo sempre presenti gli art. 238-39 del Regolamento.

Negli Oratori Festivi si procuri di fare quanto è prescritto all´articolo precedente..

Lo zelo e l´abilità di non pochi Direttori ottennero la soppressione totale o parziale di questo genere di divertimento, senza diminuire l´affluenza dei ragazzi. Ove ciò non sia possibile si riducano gli spettacoli cinematografici festivi al massimo a due mensili, Nelle sale parrocchiali che hanno locale proprio, gli spettacoli sono sotto la responsabilità e il controllo del Parroco, il quale ne risponde alle Autorità e al Direttore (Reg.to, 369).

Per tutte le Case, nel periodo di Quaresima, solo si permetta qualche spettacolo di argomento religioso.

I Confratelli delle Case, non incaricati dell´assistenza e della disciplina dell´Oratorio, non intervengano allo spettacolo cinematografico. Lo stesso vale, ed a maggior ragione, per i nostri cine parrocchiali.

Durante gli spettacoli -- specie cinematografici — vi sia sempre diligente assistenza e siano tenute accese le mezze luci; nelle sale parrocchiali, invece di personale salesiano, si adibiscano a tale ufficio e per i vari servizi uomini seri e maturi.

I nostri spettacoli non devono avere scopo di lucro; i mezzi di sussistenza dell´Oratorio e della Parrocchia non devono provenire dal cine. Gli eventuali spettacoli per il pubblico non intralcino e non riducano l´attività religiosa e ricreativa dell´Oratorio.

È necessario servirsi delle segnalazioni dei C. C. C. (Centri Cattolici Cinematografici); che forniscono indicazioni specificate sui programmi, adatti a collegi, oratori, sale parrocchiali. Però non è mai lecito omettere la nostra revisione.

IV. - RADIO.

Nessun Confratello può avere radio particolare per sè. L´apparecchio stia in Direzione, sotto il controllo e la responsabilità del Direttore.

La radio si adoperi per le audizioni che interessano la nostra condizione di cattolici, di religiosi, di cittadini, e per quelle volute per gli alunni dalle competenti Autorità.

e) Non si adoperi per ascoltare trasmissioni teatrali o comunque profane. Si preferisca l´esecuzione di dischi scelti e controllati.

Negli Oratori Festivi, nelle sale delle Associazioni (padri di famiglia, ex allievi) la radio sia sotto il controllo del Direttore dell´Oratorio.

Nei refettori dei Confratelli e dei giovani non vi devono essere impianti di radio.

V. - VACANZE. a) Allievi.

1) La cosiddette uscite premio per gli alunni sono proibite in qualunque caso: parimenti le uscite periodiche. Tale proibizione sia inserita nei programmi (Reg.to, 123).

2) Ove perdurino le condizioni eccezionali, che hanno determinato la concessione delle vacanze durante l´anno, i singoli Ispettori possono autorizzare tali vacanze secondo le esigenze locali.

3) Si usi caritatevole industria per abbreviare più che sia possibile le vacanze annuali e per mantenere in tale periodo con i giovani qualche utile relazione.

b) Confratelli.

Le cause per visite in famiglia (mai per vacanze) devono essere veramente gravi (Reg.to, art. 10). Solo l´Ispettore ha la facoltà di concedere tali permessi.

VI. - GIUOCHI.

La ricreazione sia libera, fatta di spontaneità e gaiezza. Partecipino ai giuochi tutti i Salesiani non impediti da giusti motivi, ma senza lasciarsi appassionare al punto di dimenticare il loro dovere di educatori e di assistenti. Il Salesiano che giuoca con i giovani è una vera provvidenza. Nelle Case di formazione i Confratelli imparino e pratichino di preferenza i nostri giuochi tradizionali.

Lo sport è per noi sana ricreazione, quindi non atletismo, nè giuochi pesanti, non giuochi di azzardo e di denaro.

Il giuoco del calcio non diventi nelle nostre Case mania nè professione, e non ne costituisca l´attività ricreativa centrale. Non occupi abitualmente il cortile a scapito delle altre ricreazioni salesiane. Nelle Case di formazione si permette in forma limitata.

Se negli Oratori Festivi si organizzano tornei, essi siano di preferenza tra squadre nostre. In altri casi l´iniziativa sia sempre subordinata alla previa appro`vazione dell´Ispettore. Si consideri come punto inderogabile l´assistenza di tutti i giocatori alle pratiche religiose regolamentari nei giorni festivi. Non si svolgano durante le funzioni di chiesa partite di interesse.

I Confratelli non devono partecipare come giuocatori ai tornei, nè andare senza eccezionale motivo di assistenza, in stadi pubblici, in occasione di partite.

VII. - ESPLORATORI ED ALTRE ASSOCIAZIONI.

a) Si possono istituire reparti nostri di esploratori stando alle norme date dai Superiori (Atti Cap. Sup., n. 138, pag. 62).

Servano come mezzo di attrazione per i giovani che non frequentano l´Oratorio.

b) Gli ex allievi, i padri di famiglia, ecc. abbiano locali propri, convenientemente attrezzati e siano debitamente assistiti. L´attività delle loro sezioni sportive risponda sempre al nostro spirito e non rechi pregiudizio all´ordine e alla disciplina del resto della Casa.

VIII. - COLONIE - VILLEGGIATURE - GITE.

L´accettazione e l´istituzione di Colonie si faccia sempre d´intesa coll´Ispettore, assicurandosi tempestivamente che esse, per ubicazioni, attrezzatura, personale ed assistenza, diano tutte le garanzie morali e materiali richieste dai nostri criteri educativi.

Non sono consentiti i cosiddetti campeggi invernali.

È desiderabile che in ogni Ispettoria — per quei paesi ove se ne senta il bisogno — si organizzino Case di villeggiatura anche per gli alunni dei Collegi. I Confratelli bisognosi di riposo si mandino — invece che in ambienti mondani — in tali Case, ove col sollievo trovino il conforto e la sicurezza dell´ambiente religioso.

I Confratelli non partecipino a gite, villeggiature, in comitive o in ambienti promiscui.

La bicicletta si può usare solo per il ministero o per vere necessità, tenendo presenti le disposizioni e le usanze locali.

PROPOSTE.

Si crei un Centro e questo abbia almeno un incaricato nelle singole Ispettorie, con le seguenti approssimative mansioni: 1) TEATRO. - Curare: pubblicazioni e segnalazioni di produzioni teatrali e inerenti al teatro; raccolta delle produzioni estere del gen-ere; traduzioni per l´utilizzazione di tutta la produzione mondiale di nostro interesse, direttive, organizzazioni di concorsi, corsi per registi nostri.

CINE. - Preparazione di personale attrezzato per la soluzione di questi problemi. Valutazione salesiana dei films. Segnalazioni alle Case. Redazione di « trame cinematografiche nostre ». Contatti con Case produttrici per esecuzioni di lavori rispondenti ai nostri criteri, e con Enti, Istituti religiosi similari per risolvere problemi comuni. Assistenza tecnica alle Case.

MUSICA. - Pubblicazione di operette, canti, dischi. Segnalazioni di pubblicazioni, gare, concorsi ecc. come per il teatro. Corsi per la formazione o l´aggiornamento di maestri alla salesiana. Canzoniere salesiano.

RADIO. - Organizzazione di trasmissioni nostre: conferenze, musica, commemorazioni, radioscene.

SPORT. - Coordinare e controllare le varie attività sportive. Raccogliere e mettere a comune vantaggio esperienze. Valorizzare sport sani (squadre ginnastiche, pattinaggio; baseball; tennis ecc.); preparare istruttori (corsi); gare e concorsi.

COLONIE. - Emanazioni di norme e direttive-programmi. Preparazione di personale per tale attività.

B) PARTICOLARITÀ Trattandosi dell´esercitare i giovani Confratelli nelle rappresentazioni teatrali, fu richiesto se i chierici dello studentato possono recarsi per recite in altri Collegi di ambiente strettamente salesiano. Risposta affermativa. Si fece notare però che sembra sufficiente per la esercitazione dei chierici in materia teatrale il farli partecipare, quanto più sia possibile, alle rappresentazioni che si dànno nei rispettivi studentati senza recarsi altrove se non in casi del tutto eccezionali.

SACERDOTI SUL PALCO. Alla richiesta se anche ai sacerdoti fosse concesso qualche volta di recitare, si rispose negativamente, salvo il caso che debbano fare la parte di sacerdote, il che si deve procurare non avvenga se non in circostanze eccezionalissime.

CINEMATOGRAFO. - Le disposizioni proposte diedero luogo a lunga discussione circa l´uso e non uso di questo divertimento. Da quanto fu detto, emergeva il duplice assillo di quegli Ispettori che, non avendo nelle loro Case il cinema, temevano che vi s´introducesse, e di quegli altri che, avendolo nei loro Istituti, non sapevano come riuscire a limitarne l´uso. Una voce accorata e autorevole si levò facendo appello alla responsabilità di tutti i Capitolari, ai quali guardavano con trepidazione tanti nostri chierici e coadiutori, dei quali era messa in giuoco la vocazione. Don Bosco, esclamò l´oratore, non sarebbe certamente tenero verso il cinematografo, per il quale anche tanti giovani preti perdono la loro delicata sensibilità morale.

Protraendosi la discussione sulla proposta di un emendamento, vi fu chi pensò di tagliar corto dicendo che era meglio lasciar fare ai Superiori Maggiori, i quali hanno più esperienza. Ma il Rettor Maggiore si oppose dicendo: « Siamo in Capitolo Generale: di esso i Superiori sono membri come gli altri. Essi perciò desiderano che non si tralasci di esporre quelle osservazioni che ciascuno giudicherà opportune onde chiarire sempre meglio le cose. Qui infatti, come in casi consimili, la difficoltà di conciliare i pareri diversi deriva non solo dalle diverse opinioni, ma anche dalle differenti condizioni dei paesi, donde provengono gli interlocutori. Si discuta perciò con ampia libertà e poi il Capitolo Generale decida ».

Finalmente il tanto discusso comma IV sul cinema negli internati fu approvato nella forma definitiva con 107 voti positivi e uno negativo.

CONCLUSIONE. - In quest´ultima fatica si sono avuti momenti di vivaci discussioni, specialmente intorno al cinematografo e al football, ma sempre in una atmosfera veramente ampia di libertà e fraterna carità.

C) PAROLE DEL SIG. D. RICALDONE
1) IMPORTANZA DEL 5° TEMA. - Questo tema è pure di grande importanza, anzi non lo credo inferiore al tema stesso della modestia cristiana, perchè disgraziatamente il demonio si serve del divertimento per corrompere i cuori e contaminare i costumi. In ogni dopoguerra noi assistiamo a´ una vera frenesia di divertimenti: si direbbe che quei poveri disgraziati, i quali durante lunghi anni vissero tra le privazioni e i pericoli dei campi di battaglia, sentano come un bisogno sfrenato di tuffarsi nei divertimenti. È una vera follia! Follia che purtroppo dilaga anche nelle famiglie. Noi vogliamo- studiare tutti i mezzi per salvare la gioventù e strapparla a questi pericolosi incentivi; vogliamo santificare il divertimento e penso che questa sia una delle opere più importanti che dobbiamo compiere nello spirito e col pensiero di Don Bosco.

IL NEMICO NUMERO UNO DELLA MORALITÀ. - Il nostro Fondatore, parlando della moralità, vi insiste in forma così impressionante, da indurci a qualsiasi sacrificio per mantenerla e rafforzarla. Stiamo per iniziare la discussione di un tema che con gergo moderno potremmo chiamare il nemico numero uno della moralità. Siete al par di me persuasi dell´influenza satanicamente malefica del cinema: le rovine che va accumulando dappertutto, sono tali, da farci seriamente temere per la vita morale e cristiana delle generazioni presenti. Noi abbiamo ricevuto molte raccomandazioni da Cardinali, da Vescovi e da personalità del campo cattolico, invocanti l´opera nostra a salvezza di questa povera umanità. Solo poco tempo fa mi scriveva da Roma un alto Prelato riguardo alla trattazione di questo tema, invitando accoratamente i Salesiani a creare una schiera di uomini capaci per la produzione di opere cinematografiche. Dovetti rispondere che se si fosse trattato solo di sacrificare un certo numero di Confratelli a quello scopo, lo avrei fatto volentieri; ma che ritenevo il problema ben più ampio e le difficoltà ben più gravi. Questo dimostri l´importanza che si dà oggi a tale problema.

LA LUNGHEZZA DELLE DISCUSSIONI. - Qualcuno potrebbe stupirsi che la discussione sia stata così lunga: io al contrario ne sono lieto. Vivente ancora Don Bosco, certe proposte del Capitolo Superiore, dopo lunga discussione venivano da lui  stesso rimandate a successive sedute per una, due e più volte; nessuno si stupiva di ciò, tutti anzi ammiravano la larghezza di mente e la longanimità del nostro caro Padre. Per questo siamo contenti dell´ampia e libera discussione di stamane, che ha portato a una soluzione più efficace e soddisfacente. Ora uscendo dobbiamo avere tutti una stessa idea, quella votata, il fermo proposito di fare in modo che sia praticata. In casi speciali i Superiori, se sarà necessaria qualche concessione, la faranno con la stessa larghezza di cuore di Don Bosco.

4) SUPPLICA DELL´EPISCOPATO MESSICANO. - L´Episcopato Messicano, riunito in sessione straordinaria, fece pervenire al Successore di Don Bosco una supplica, pregandolo di correre in aiuto di quella nazione, la quale, dopo tanti anni di persecuzione religiosa, sente estremo bisogno di apostoli per ricondurre a nostro Signore le anime. Faccio mia la seguente supplica: « La preghiamo ardentemente di aumentare nella nostra Repubblica il personale salesiano, perchè da una parte è indicibile il bene fatto dai figli di Don Bosco al nostro popolo, specialmente ai numerosi figli delle classi umili, e d´altra parte le opere salesiane già stabilite richiedono per il loro normale sviluppo e per il loro urgente incremento maggiore numero di operai ».

Io mi trovavo nel Messico quando fu ucciso il presidente Madero; oggi è la vedova che chiede essa stessa una fondazione per i figli degli operai. Dobbiamo dire che tutti i nostri Confratelli durante la persecuzione furono eroi: sebbene pochissimi, non badarono a sacrifici e s´immolarono per le anime. Passata la bufera, potemmo inviare qualche Salesiano di più, ma è ben poca cosa di fronte agli estremi, bisogni.

Risposi all´Episcopato messicano che, durante il Capitolo Generale, sarebbe stato rivolto un caldo appello in proposito a tutti gl´Ispettori. Chiedo quindi alle Ispettorie d´Italia, d´Europa e d´America di dare ciascuna un Confratello per il Messico credo di poter assicurare nel nome di Dio, di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, che questo sacrificio sarà abbondantemente ricompensato.

5) DEL CENTRO PER LE ATTIVITÀ RICREATIVE. - Ringrazio il Signore, che ci ha guidati nella discussione del tema importantissimo sui divertimenti.

Riferendomi ora all´ultima parte della trattazione circa la costituzione di un centro per le varie attività ricreative, mentre auguro che realmente gli Ispettori possano trovare personale adatto per tale incarico, consiglio di non fare troppo affidamento su tali Commissioni, che troppo spesso finiscono con spegnere ogni attività. Ciò che più importa si è che voi facciate opera talmente efficace presso i Direttori, che ne risulti lavoro, esemplarità, zelo, carità; in una parola: vera osservanza religiosa. Su questo dovete insistere in ogni conferenza e in tutte le occasioni. Il nostro problema è ben più alto e profondo di quello che si possa esaurire costituendo una Commissione. Il vero problema è formare una coscienza illuminata e guidata da criteri religiosi e soprannaturali. Quando tale disposizione d´animo sarà vita vissuta in tutti i Confratelli, possiamo essere certi che quanto abbiamo determinato qui, o è già determinato nei Regolamenti, sarà osservato, , e che da questa osservanza risulterà quella esemplarità di vita religiosa che voleva Don Bosco, e per la quale noi intendiamo impegnarci sicchè sia oggi e sempre un fatto compiuto.

PROPOSTE VARIE
Il Presidente della Commissione, dopo aver detto che la maggior parte delle numerosissime cosiddette proposte varie, non eran proposte, ma raccomandazioni, lamenti, critiche, segnalazioni di manchevolezze, e cose già tutte contenute nelle Regole o Regolamenti, rilevò che questo non sarebbe avvenuto nè allora nè in passato, se ci si fosse attenuti all´art. 134 delle Costituzioni, dov´è chiaramente indicata la procedura per l´inoltro di proposte al Capitolo Generale e anche la finalità di esse. Così non si sarebbe, neppure verificato l´inconveniente di proposte arrivate al Regolatore senza firme, nè intestazione, nè bollo postale di città o paesi, ove ha sede qualche nostra Casa. Propose quindi che per il prossimo Capitolo Generale si facesse presente la prescrizione di detto articolo e si modificasse il regolamentino in una redazione, che rispecchi più fedelmente il pensiero delle Costituzioni. Inoltre credeva opportuno che si fissasse pure un limite di tempo per la presentazione delle proposte, perchè ancora durante il Capitolo ne continuavano ad affluire, sicchè la Commissione era obbligata a sedere in permanenza per esaminarle e catalogarle.

Delle 230 e più proposte pervenute, molte furono eliminate, per i motivi accennati, o perchè si riferivano ai cinque argo-Menti trattati e vennero quindi passate alle rispettive Commissioni; sicchè ne rimasero circa 150, delle quali però ´molte erano ripetizioni di una medesima cosa. In sostanza dunque si riducevano a 61, che furono raggruppate sotto 10 punti: 1) Società Salesiana; 2) Capitolo Generale; 3) Rettor Maggiore; 4) Capitolo ispettoriale; 5) Consiglieri ispettoriali ed Economo ispettoriale; 6) Direttore e suo Capitolo; 7) Direttore Oratorio Festivo; 8) Confessori; 9) Coadiutori e scuole professionali e agricole; 10) Cose varie.

In questa relazione si è tenuto conto delle proposte, che ebbero l´approvazione dell´Assemblea.

I Gruppo: SOCIETÀ SALESIANA.

PER LA CONOSCENZA DI DON Bosco E DELL´OPERA SUA. - Un´ora settimanale nei noviziati per lo studio della Società Salesiana. Negli studentati filosofici e teologici, letture specifiche a modo di antologie, con profili e medaglioni delle figure dei Salesiani più eminenti ed edificanti.

SIGLA COMUNE. - Quella più in uso S. S. (Societas Salesiana) è già di altra Congregazione; l´altra S. C. (Salesiana Congregatio) non pare nè troppo chiara nè troppo gradita. Si accetta S. D. B. (Salesiani Don Bosco), perchè siamo universalmente conosciuti con questo nome, il quale ricorda il Santo che ci diede il nome, e il Fondatore e Padre. Inoltre così siamo ufficialmente riconosciuti nell´Annuario Pontificio.

Il Gruppo: CAPITOLO GENERALE.

PRESENTAZIONE DELLE PROPOSTE VARIE. - Il Presidente della Commissione presentò al voto dell´Assemblea il seguente ordine del giorno: « Il tempo utile per la presentazione delle proposte varie al Capitolo Generale scade 15 giorni prima che il Capitolo si inizi ». L´Assemblea approva all´unanimità.

ELEZIONE DEI MEMBRI DEL CAPITOLO SUPERIORE. - Si propose che fosse modificato l´art. 139 delle Costituzioni allo scopo di ottenere che la elezione dei membri del Capitolo Superiore sia ritardata o anche fatta alla fine del Capitolo Generale. Vi fu una lunga e animata discussione. L´argomento che alcuni Capitolari adducevano per appoggiare la proposta era che così si dava agio ai membri del Capitolo Generale di conoscersi meglio durante le discussioni: esse metterebbero in evidenza le doti di ciascuno e questo faciliterebbe l´elezione dei più atti. Riconoscevano che la prassi nostra e le Costituzioni sono contrarie, ma si appellavano al potere che il Capitolo Generale ha di proporre alla S. Sede i mutamenti alle Costituzioni  giudicati convenienti. A questo argomento altri Capitolari opposero le ragioni seguenti per mantenere la nostra tradizione sul punto discusso: 10 Essa non raggiunge lo scopo che si propone: nelle discussioni si vengono a conoscere le doti oratorie e non quelle di governo, mentre il Superiore è essenzialmente uomo di governo; non si conoscono che i presenti, circa un centinaio, mentre gli eleggibili sono migliaia; tra i presenti non si conoscono quelli che tacciono per non esibirsi o per incompleto dominio della lingua italiana; la proposta´ favorirebbe il silenzio di molti Capitolari che non vorrebbero mettersi in evidenza.

20 Le Costituzioni dovrebbero essere modificate non solo all´art. 139, ma anche agli articoli: 122 dove sono enumerate per ordine le cose da farsi nel Capitolo; 129 che dovrebbe essere soppresso perchè non avrebbe più senso; 141 con i seguenti 142, 143 che parlano di elezioni che debbono farsi consessu irrito, ossia al principio. Orbene, conviene introdurre tante modificazioni nelle Costituzioni per una proposta che non raggiunge lo scopo per cui è presentata? 30 Il Diritto comune e la prassi di Curia, sintetizzata nelle Norme, sono contrari alla proposta: essi esigono che le elezioni siano fatte prima delle discussioni. Autori e canonisti di valore indiscusso, che trattano di questo ex professo, sono pure contrari. Per derogare al Diritto comune e alla Praxis curiae si esigono delle gravi ragioni, mentre quelle addotte non paiono sufficienti.

L´Assemblea deliberò la votazione segreta. Risultarono 92 voti per l´elezione all´inizio del Capitolo e 18 voti contrari.

III Gruppo: IL RETTOR MAGGIORE E IL CAPITOLO SUPERIORE.

DUE NUOVI CONSIGLIERI NEL CAPITOLO SUPERIORE. - Il Relatore della Commissione presentò la seguente proposta: « Dato il crescente grande sviluppo della nostra Società, si propone una modificazione agli articoli 50, 66, 80, 146 delle Costituzioni, elevando da tre w cinque i Consiglieri del Capitolo Superiore, fermo restando il disposto dell´art. 64, il quale stabilisce che gli uffici di ciascun membro del Capitolo Superiore saranno distribuiti dal Rettor Maggiore secondo il bisogno, salvo però quanto è prescritto dagli articoli 70 e segg. ». Si accese una discussione lunghissima e vivace, dalla quale emergeva il desiderio di vedere aumentato il numero dei membri del Capitolo Superiore, per alleggerire il lavoro dei singoli e rendere possibili più frequenti visite ai Confratelli, specie nelle regioni lontane dal centro. Il Rettor Maggiore e tutti i membri del Capitolo Superiore, con il Segretario e il Procuratore dichiararono di astenersi dal voto, perchè parti in causa. Non essendo stata chiesta la votazione segreta, si votò per alzata di mano. La proposta fu approvata con 99 voti favorevoli, 2 negativi, e 9 astenuti.

IV Gruppo: CAPITOLO ISPETTORIALE.

FUNZIONE RELIGIOSA PRIMA DEI CAPITOLI LOCALI. - Una proposta diceva: « Si faccia una funzione religiosa prima di iniziare il Capitolo delle Case e il Capitolo ispettoriale per preparare i Confratelli a compiere seriamente e rispettosamente il loro diritto di voto ». Ciò s´intendeva dei Capitoli per la nomina dei delegati al Capitolo ispettoriale e al Capitolo Generale. L´Assemblea, chiarito che si trattava di un consiglio o raccomandazione, che potrebbe essere fatta dallo stesso Regolatore nella sua lettera circolare, approvò all´unanimità.

V Gruppo: CONSIGLIERI ED ECONOMO ISPETTORIALI.

1) DIRETTORI CONSIGLIERI ISPETTORIALI. - Si chiedeva che fosse chiaramente spiegato come si debba interpretare l´art. 94 delle Costituzioni; se cioè i Direttori possono far parte del Consiglio ispettoriale per regola, come tutti gli altri, oppure quasi per eccezione. Risposta approvata dall´Assemblea: «I Direttori possono far parte del Consiglio ispettoriale, come tutti gli altri; le parole dell´art. 94 vogliono solo raccomandare di non mettere nel Consiglio Direttori che, essendo in Case troppo lontane da quella Ispettoriale, non potrebbero facilmente par  tecipare ai Consigli ispettoriali. Parve anzi opportuno che i Consiglieri siano possibilmente due Direttori e due non Direttori, compreso l´Economo ispettoriale ».

INCARICHI DEI CONSIGLIERI ISPETTORIALI. - Altra proposta: «I Consiglieri ispettoriali abbiano un incarico speciale, conosciuto dai Confratelli, che, occorrendo, si rivolgeranno a loro per consiglio o per svolgimento di pratiche da dover essere poi trattate nel Consiglio ispettoriale. Gli incarichi potrebbero essere: per gli Oratori Festivi, per la legislazione scolastica e per i testi di scuola, per le scuole professionali, per qualunque altro bisogno ». Si approvò all´unanimità, ma con la clausola che i Consiglieri, per eseguire questo mandato, non vadano in giro per le Case, tranne in casi eccezionali e per espresso mandato dell´Ispettore volta per volta.

DIRITTI E DOVERI DELL´ECONOMO ISPETTORIALE. - Si proponeva che fossero precisati. Fu approvata all´unanimità questa risposta: « Nella strenna della povertà il Rettor Maggiore rispose già abbastanza esaurientemente ».

VI Gruppo: DIRETTORI E LORO CAPITOLI.

INTERRUZIONE DELLA CARICA DIRETTORIALE. - Si proponeva che i Direttori dopo il 2° o il 3° triennio interrompessero per qualche tempo il loro incarico. La proposta ha lo scopo di evitare possibili inconvenienti. Il Capitolo Generale la trova opportuna e l´approva all´unanimità.

Diceva una proposta: « In qualche Casa la festa del Direttore è diventata la festa più solenne dell´anno. Sbandiera-menti, inviti a pranzo di Cooperatori e amici, accademia con programmi di lusso e il ritratto del Direttore. Si domandano norme precise, perchè detta festa sia festa di famiglia, senza inviti e con la dovuta moderazione tradizionale ». La Commissione dichiarò di approvare, pur concedendo che qualche persona, come il medico della Casa, possa essere invitata. Il Presidente fece notare che veramente qualche volta c´è esagerazione. L´Assemblea approvò il parere della Commissione all´unanimità.

VII Gruppo: DIRETTORE ORATORIO FESTIVO.

DIRETTORE E PARROCO. - « Quando l´Istituto ha la parrocchia salesiana, l´Oratorio Festivo dovrebbe dipendere direttamente dal Parroco e non dal Direttore. Si chiede a questo prOposito che siano date direttive sulla nota questione della parrocchialità ». La Commissione pensa che il capo dell´Oratorio Festivo debba essere il Direttore della Casa e non il Parroco. Quanto alla parrocchialità, parve alla medesima che il Parroco possa esercitare la sua influenza intervenendo nei momenti più importanti della vita dell´Oratorio. Il Capitolo approvò all´unanimità l´uno e l´altro parere.

VIII Gruppo: CONFESSORI.

DIREZIONE SPIRITUALE. - Chi è l´incaricato della direzione spirituale nelle Case? La Commissione dichiara che la risposta fu data dal Rettor Maggiore nella circolare sul « Rendiconto ». Tutta l´Assemblea approva.

IX Gruppo: COADIUTORI E SCUOLE PROFESSIONALI E AGRICOLE.

RIVISTA PER I COADIUTORI E MAGGIORI DIRETTIVE DAL CENTRO. - S´invocò una rivista dipendente dal Consigliere professionale, nella quale si trattino argomenti professionali e agricoli con norme, suggerimenti e direttive utili a tutti. Si rispose che era già ideata, ma che la guerra aveva impedito di pubblicarla. Si rilevò pure quanto fosse sentito il bisogno di maggiori direttive dal centro. I Superiori Maggiori accolsero senz´altro il voto di attuare questo fattivo contatto con un periodico adatto e con altri mezzi. L´Assemblea plaudì all´uno e all´altro proposito.

ESAME DI RELIGIONE PER I COADIUTORI. - Proposta: « I Coadiutori non vengano solamente istruiti nelle cose di religione, così come i Regolamenti prescrivono, ma durante i voti temporanei diano alla fine d´anno un serio e vero esame ». La Commissione approvò e raccomandò intanto la lettura e lo  studio del Regolamento pubblicato nel 1939 (n. 91, Atti Cap. Sup.) ad experimentum, dove si parla del corso di perfezionamento per i Coadiutori e dove, a pag, 31, n. 7, si dice che è da augurarsi che sia prescritto un esame regolare di religione da darsi in fine d´anno. Il Presidente propose di aggiungere: « Non solo di religione, ma anche delle altre materie ». Così completata, la proposta venne approvata all´unanimità.

X Gruppo: COSE VARIE.

Il Presidente della Commissione avvertì che sotto questo gruppo erano state accettate anche parecchie raccomandazioni.

PREDICATORI D´ESERCIZI SPIRITUALI. - Proposta: « Si propone che i predicatori degli Esercizi Spirituali siano meglio scelti e sempre con il controllo dell´Ispettore, specie quando devono andare in altre Ispettorie oppure nelle Case delle Suore. Si osserva che vi sono predicatori troppo giovani, poco preparati, che stanno troppo assenti dalle loro Case, viaggiando liberamente, anche verso mète che non sono quelle dove devono, predicare. Così si dica degli incaricati di dettare Missioni o di fare propaganda per le vocazioni ». Le raccomandazioni, approvate dalla Commissione, sono confermate unanimemente dall´Assemblea.

DIPENDENZA DEL PERSONALE ISPETTORIALE. - Si propone di precisare da chi deve dipendere il personale ispettoriale e a chi debba fare il rendiconto. Risposta: salvo le occupazioni particolari, deve dipendere dal Direttore, specie per il rendiconto.

BICICLETTE, MACCHINE DA SCRIVERE E FOTOGRAFICHE. - I Confratelli che le ritengono come oggetti di loro proprietà siano richiamati dai Direttori all´osservanza della circolare sulla povertà. Lo stesso fu deciso per gli altri oggetti, come calici, stufe elettriche, camici, ecc.

MESSE LIBERE E PER L´ISPETTORIA E PER LA CASA. Si chiedeva se fosse lecito lasciare ogni mese libera qualche Messa per i sacerdoti celebranti e se gli Ispettori e i Direttori potessero applicare qualche Messa per il bene della propria Ispettoria o della loro Casa, rinunziando all´elemosina. Risposta negativa alle due cose.

LETTERE MORTUARIE. - Si sarebbero volute tutte dello stesso formato e non troppo lunghe. L´Assemblea approvò. A chi chiedeva una norma sulle fotografie dei defunti, si rispose essere conveniente metterle.

LETTURA DEL NECROLOGIO. - Si stampino sempre i dati, ma si leggano solo i nomi, fatta eccezione per i Servi di Dio, i membri del Capitolo Superiore, i Vescovi, i Prefetti apostolici e i confratelli morti nelle Case della propria Ispettoria.

MESSA FUNEBRE NEGLI ESERCIZI SPIRITUALI. - Si Consiglia di celebrarla alla funzione delle 9,30.

MEMORIE DI CONFRATELLI. - Gli Ispettori pensino in tempo opportuno a raccogliere le memorie dei confratelli più benemeriti.

PAROLE DEL SIGNOR D. RICALDONE 1) LE ELEZIONI AL PRINCIPIO DEL CAPITOLO GENERALE. Sono lieto che si sia addivenuto alla votazione segreta (92 voti favorevoli, 18 contrari): in questo modo si avrà d´ora in poi un argomento assai forte per rispondere a coloro che ci interpellano al riguardo. Ciascuno ha potuto esporre le sue idee e il suo parere. Abbiamo avuto un´ampia, lunga ed esauriente discussione: così nessuno potrà dire che si sia proceduto affrettatamente. Ora che abbiamo conosciuta la volontà del Capitolo Generale ce ne faremo eco presso quei Confratelli che, mossi da zelo per il bene della Congregazione, hanno creduto opportuno far la proposta testè discussa: sì da avere tutti un solo pensiero, un solo sentimento. Questo soprattutto ci deve stare a cuore: l´unità. Perciò vi prego di stringervi tutti intorno a Don Bosco, perchè ci conservi in questa volontà di essere sempre tutti uniti nella mente, nel cuore e nello spirito di Lui, nostro amatissimo  Padre.

L´ESECUZIONE DELLE DELIBERAZIONI CAPITOLARI. - evidente che non occorre incominciare il Capitolo Generale con la discussione di quanto fu deliberato nel Capitolo Generale precedente, perchè, una volta finito il Capitolo Generale, vi è un´autorità incaricata di fare osservare quanto fu stabilito: il Rettor Maggiore e il suo Capitolo Superiore. Essi infatti devono fare ogni sforzo, affinchè le norme stabilite siano attuate.

LA PROPOSTA DEI DUE NUOVI CONSIGLIERI GENERALI. Avete visto che anche e specialmente circa questa proposta abbiamo voluto che si procedesse con la massima calma e libertà. Vedo però che vi è in voi un senso di curiosità. Si è parlato di padre e di figli: ebbene il Padre vi dirà che è stato proprio lui a fare la proposta, in perfetto accordo con gli altri Superiori. In vista appunto dello sviluppo prodigioso della nostra Congregazione, del suo movimento consolante, noi, riconoscendo che non potevamo più seguirlo completamente, n è aver la gioia di inviare più frequentemente alcuni dei Superiori capitolari a visitare le Case — e della necessità di queste visite siamo noi i primi a esserne intimamente persuasi — abbiamo creduto opportuno fare questa proposta. Ed ora vi ringraziamo di averla approvata.

Nel concetto di Don Bosco, tutte le attività dei Superiori del Capitolo dovevano essere spese a bene dei Soci. Ecco quanto scriveva: « Ma il ricordo importante e che io giudico fondamentale, si è di fare in modo che nessun membro del Capitolo Superiore abbia delle occupazioni estranee e non dirette all´amministrazione della nostra Pia Società. Anzi io credo non dir troppo, che la nostra Congregazione avrà sempre un vuoto fino a che i singoli membri del Capitolo non siano esclusivamente occupati nelle cose fissate dal Regolamento approvato nelle deliberazioni capitolari. Si dovranno a tale scopo superare non poche difficoltà; ma si facciano sacrifici e si conceda questo grande beneficio alla intera Congregazione » (Mem. Biogr., XVII, 260).

Faccia dunque il Signore che i Superiori del Capitolo, aumentati di numero, siano in grado di avvicinarvi il più possibile, sicchè il cuore del padre e il cuore dei figli si fondano sempre più nel cuore del nostro santo Fondatore.

43 SOSPENSIONE DALLA CARICA DIRETTORIALE. - L´esperienza ci insegna che questa sospensione può avere reali vantaggi. Anzitutto ne guadagnerà la salute dei Direttori, essendo di fatto sempre logorante la responsabilità. E poi è sempre edificante vedere coloro che hanno occupato cariche anche elevate rientrare serenamente di quando in quando nelle file. Inoltre una più frequente rotazione contribuisce a formare un maggior numero di soggetti abili al governo. Per ultimo, coloro che avranno provato a governare, saranno più facili a compatire Direttori e Ispettori, avendo sperimentato essi pure che non è sempre facile mantenere l´esemplare osservanza e accontentare tutti. Per questi motivi i Superiori quando´ è possibile vanno incontro ai desideri dei Direttori e Ispettori esonerandoli dalle cariche. In questi ultimi tempi però circostanze difficilissime non permisero di agire come avrebbero desiderato: lo si ´farà in avvenire nella Misura possibile avendo sempre presente il bene della Società.

5) PATERNITÀ É COADIUTORI. - Avrete notato che le proposte varie divengono in certo modo anche un piccolo esame di coscienza, e penso che sia un bene. I Confratelli fanno giungere fino a noi l´eco di qualche loro pena, di reali disagi e forse del trattamento non sempre paterno loro usato. Teniamo in gran conto la preghiera di quelli che invocano soprattutto bontà e paternità dai Direttori. Se il cuore del Direttore sarà il cuore del padre, troverà facilmente la via per conquistare i cuori dei figli.

Abbiamo parlato dei Coadiutori: soprattutto per essi siano padri e teneri padri i Direttori. Don Rua temeva che qualche figlio della Congregazione l´avesse abbandonata per non aver trovato nel Direttore un cuore di padre. E questo D. Rua diceva prossimo a morire.

Voi vedete con quanto interesse e diciamo anche con quali sacrifizi i Superiori si sono occupati dei Coadiutori e sono disposti a fare ancor di più se sarà necessario. Intanto avete vi  sto con i vostri propri occhi che le tre migliori Case della Congregazione furono costruite per loro e attrezzate con grande larghezza di vedute per la loro formazione: Cumiana, Rebaudengo, Colle (applausi). Con queste tre Case abbiamo voluto dirvi come noi ci preoccupiamo della formazione dei nostri Coadiutori, ma soprattutto abbiamo voluto darvi un esempio da imitare. Fate nelle vostre Ispettorie nella misura che vi sarà concesso ciò che noi credemmo dover nostro presentarvi in grande qui al centro della Congregazione, non solo per coltivare molte vocazioni, ma per attrezzarle nel modo migliore per voi e per le missioni. È necessario che questa idea si vada attuando man mano anche altrove: anzi godo potervi comunicare che è già in atto nell´Argentina, nel Brasile, nel Belgio, nella Spagna e altrove. Quando i nostri Coadiutori si sentiranno trattati sempre più paternamente e vedranno praticamente i nostri sforzi per formarli sempre meglio nell´esercizio professionale e nella vita morale e salesiana, com´è nel nostro e loro desiderio, possiamo essere certi che essi si sentiranno sempre più fortemente legati alla Congregazione, gusteranno ogni dì più la pietà e la vita di famiglia e s´impegneranno a contribuire con noi in misura sempre maggiore alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime.

6) PAROLE FINALI. - a) Suore di Maria Ausiliatrice. - Sono parte integrale della Famiglia Salesiana. Molte volte, quando mi si rivolge la domanda: Quanti sono i Salesiani? rispondo: « La Famiglia Salesiana comprende oltre 26.000 soggetti ». Perchè considero appunto come parte della Famiglia Salesiana le Figlie di Maria Ausiliatrice. Ringrazio gli Ispettori di quanto hanno fatto finora in favore di questo Istituto che deve starci tanto a cuore. Li prego di continuare questa fraterna assistenza. Essi sono, nelle loro Ispettorie, i delegati del Rettor Maggiore per compiere questa missione che il Santo Padre ha affidato al Superiore. Missione di assistenza, missione di aiuto spirituale, di consiglio; senza mai volerci immischiare nei loro affari temporali. Per eventuali visite straordinarie da compiere in nome del Rettor Maggiore, che è il Delegato speciale della Santa Sede per l´Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, verranno date dal Delegato stesso quelle norme che giudicherà opportune.

Vi prego di vigilare perchè là dove le Suore sono addette ai nostri Istituti si osservi fedelmente e scrupolosamente quanto è stabilito. Quando poi gli Ispettori avessero conoscenza di qualche inconveniente, che potrebbe dare anche lontanamente motivo a dicerie e scandali, allora non si frapponga indugio, ma si faccia in modo che o il Salesiano o la Suora sia tolta da quella circostanza pericolosa. Si vigili ancora perchè i nostri sacerdoti, all´infuori dell´Ispettore e del Direttore, non abbiano colloqui con le Suore, se non per ragioni legittime e con la dovuta autorizzazione, e specialmente poi si eviti che i confessori chiamino in parlatorio Suore, o peggio, alunne. Raccomando speciale attenzione e vigilanza riguardo ai confessori; e quando si avesse notizia di imprudenze o indiscrezioni, si provveda senz´altro al cambio dei soggetti, che dimostrano di non avere le condizioni volute per una carica tanto delicata.

b) Privilegi. - Vi ho già comunicato, negli Atti del Capitolo (n. 99), che abbiamo ottenuto non solo la conferma degli antichi privilegi e indulgenze, ma che altri ed altre ci furono concessi. Mi domanderete: « Pera è non ci furono subito comunicati? ». Vi rispondo: anzitutto per un motivo giuridico: vi era ancora da sistemare qualche cosa e l´ultima risposta decisiva mi è stata inviata da Roma 1´8 agosto 1947. Vedete quindi che ci siamo trovati nell´impossibilità di poterveli inviare prima. Vi assicuro però che nel frattempo ho procurato che si facessero estratti speciali, per l´Ispettore, per i Direttori e anche per i sacerdoti. Appena avremo finito di ascoltare gli Ispettori, mi adoprerò perchè i privilegi siano stampati e inviati agli Ispettori con opportune istruzioni circa il loro uso.

I privilegi, le altre Congregazioni non li mettono in piazza e non li fanno conoscere a nessuno: altrettanto dobbiamo fare noi. E anche se qualche Vescovo volesse vederli, voi non li  presenterete senza previo permesso del Rettor Maggiore, il quale vi dirà il da farsi.

Ed ora che la Bontà divina ci ha concesso questa ricchezza di privilegi e di indulgenze, ringraziamo il Signore e preghiamolo che ci aiuti a servircene pel bene nostro e delle anime. Posso aggiungere che, come già a Don Bosco, non è mancato un non piccolo Calvario nemmeno a me, per ottenere questi tesori spirituali.

e) Il Pontificio Ateneo Salesiano. - Ne conoscete l´origine. Esso è dovuto alla munificenza di Pio XI, il Papa di Don Bosco, e del Pontefice gloriosamente regnante, S. S. Pio XII. Quando presentai la supplica a Pio XI, mi rispose: « Caro Don Ricaldone, lei mi chiede una cosa assai difficile e che abbiamo negato a molti. Ma trattandosi dei Salesiani che si sviluppano in modo tanto straordinario, faremo volentieri una eccezione. Essendo ammalato il cardinale Bisleti, ne parli a Mons. Ruffini ». Questi, ora Cardinale a Palermo, fu il principale strumento di cui Iddio si servì per condurre a felice compimento l´impresa. Le pratiche furono lunghe e laboriose: nel frattempo morì Pio XI, ma il suo grande successore si mostrò egli pure nostro Padre amantissimo, concedendoci l´Ateneo con tre Facoltà: Teologia, Diritto. Canonico e Filosofia e decorandolo coll´altissima distinzione di Ateneo Pontificio. In seguito sorse pure l´Istituto Superiore di Pedagogia. Dobbiamo adunque non solo ringraziare, ma onorare il Papa, attraverso il lavoro e le attuazioni del nostro Ateneo. Esso è sorto per ricevere quei candidati che possano poi contribuire a una formazione sempre più accurata dei nostri studenti nelle discipline ecclesiastiche. Vi esorto pertanto a fare una scelta moralmente rigorosa dei soggetti da destinare all´Ateneo. Essi dovranno eccellere per virtù, per spirito salesiano, per equilibrio, per qualità didattiche e per intelligenza. Oserei dire che da tale scelta dipende in parte notevole l´avvenire della nostra Società. Siate accurati nella scelta e se qualcuno non corrispondesse al benefizio, lo si allontani senz´altro. Il Consigliere Scolastico Generale, anche a mezzo del Retto´r Magnifico, vi ricorderà queste direttive.

Ogni Ispettoria deve inviare almeno due chierici per la Facoltà teologica, uno per quella filosofica, uno per l´Istituto superiore di Pedagogia ed avere sempre un sacerdote che faccia i corsi di Diritto Canonico. Altre norme, furono date e vi saranno ricordate opportunamente. Onoriamo dunque il Papa e la Chiesa con questo magnifico istrumento di bene.

d) La S. E. I. - Qualcheduno ha chiesto che si spieghi che cosa è la S. E. I. e che si dica qualche cosa che illustri questa istituzione.

La S. E. I. qui a Torino è l´emanazione dell´antica Libreria Salesiana. I tempi correvano difficili e si credette conveniente formare una Società Anonima che ci mettesse al riparo da intromissioni pericolose. La Società è stata formata, e tra gravi difficoltà continua a compiere la sua missione di bene con grande vantaggio delle anime; sono infatti milioni e milioni di libri buoni che vanno ogni anno a prendere il posto d´altri non buoni. Si è creduto che questa attività potesse svilupparsi anche in altri paesi. Si cominciò nella Spagna, ed anche a Buenos Aires è stabilita la S. E. I. Ho parlato con altri Ispettori, affinchè facciano sorgere identiche attività nelle loro Ispettorie. Lo scopo è sempre il medesimo: la diffusione di buoni libri. Con la S. E. I., può — in date circostanze — essere unito il Bollettino Salesiano. In Spagna, p. es., ci sono tre Ispettori, e col tempo ve ne saranno anche di più. Ora, il Bollettino Salesiano, chi lo dovrà stampare? quale Ispettoria? Ad evitare anche l´ombra di malintesi tra gli Ispettori viene ad offrire una soluzione ideale la S. E. I. Essa, previo accordo cogli Ispettori, stampa e spedisce il Bollettino o direttamente ai vari destinatari secondo le liste somministrate dagli Ispettori, oppure in pacchi alle varie Case, le quali s´incaricano della distribuzione, unendovi magari un foglietto speciale dell´Istituto. In tal modo ogni Casa conserva il contatto con i propri Cooperatori ricevendone le elemosine. Invece le offerte di carattere generale per le missioni o di altro genere andranno alla Direzione Generale del Bollettino, la quale sarà sempre in diretta relazione col Capitolo Superiore, che guiderà questo benefico movimento.

Naturalmente saranno necessari qui al centro, come d´altronde già si praticava in passato, anche i rappresentanti delle varie lingue per la traduzione e l´organizzazione del materiale da stampare.

Assunzione di Maria SS. - Si è parlato di invitare il Capitolo Generale a mandare una adesione o supplica al S. Padre per la proclamazione del dogma dell´Assunzione di Maria SS. Accogliamo l´invito con entusiasmo e l´adesione sarà firmata al termine del Capitolo.

Ringraziamento. - In fine sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che in questi anni tristi ci furono larghi di aiuto. Non vorrei dimenticare nessuna nazione; ma un ringraziamento speciale deve essere rivolto all´America del Nord e del Sud. Devo poi ringraziare i miei rappresentanti, D. Reyneri, D. Bertola e D. Tozzi, i quali, in momenti difficilissimi, seppero dimostrare doti di governo non comuni, nel reggere magnificamente le Ispettorie loro affidate. Di questo lavoro, compiuto con tanta diligenza, con tanta prudenza, con tanto sacrificio, io li ringrazio di cuore. Intendo ringraziarli pure del movimento che hanno promosso per aiutare i Superiori a sostenere, almeno in parte, il peso gravissimo del mantenimento delle Case di formazione dell´Ispettoria Centrale. Non potete avere un´idea adeguata di quanto sia grave questo peso.

Prima si trattava di alcune centinaia di migliaia di lire, oggi si tratta di milioni. Mi rendo quindi interprete di tutti i beneficati per ringraziare tanti buoni Confratelli e assicurarli che il Signore saprà dar loro, non solo il 100, ma il 1000 per uno.

Abbiamo terminato felicemente il nostro Capitolo. Vedo, quasi con pena, giunto il termine. Ci trovavamo così bene in questo ambiente di concordia, in questa unione d´intenti per interpretare il più fedelmente possibile i palpiti del cuore di Don Bosco, che si sente vero rammarico nel doverci separare. Vi ringrazio dello spettacolo dato durante tutto il tempo di questa Assemblea: spettacolo che conforta e fa concepire le migliori speranze. In ciascuno di voi abbiamo ritrovato tutto Don Bosco col suo spirito ed il suo zelo apostolico. Con assoluta libertà avete esposto quanto credevate più conveniente al bene della Congregazione. Abbiamo voluto che ci fosse, come sempre, la massima libertà per dimostrare praticamente che qui nessuno ha nulla da temere, ma tutto da sperare. Don Bosco non ebbe paura di nulla; e noi con lui non abbiamo paura di nulla, sempre che le proposte siano conformi al suo spirito e al bene delle anime. Abbiamo ascoltato con la massima serenità tutto ciò che voi avete detto con piena libertà, anche ciò che potè sembrare ardito. E così sarà sempre: in tal .modo la nostra Congregazione andrà avanti serena e fiduciosa, allargando la mente e il cuore a qualunque iniziativa che possa contribuire al bene. Ringrazio dunque tutti a nome mio e dei Superiori, ma soprattutto a nome di Don Bosco e della Congregazione.

Tornando al vostro lavoro, portate ai Confratelli il nostro saluto e la mia paterna benedizione, che vorrei avesse l´efficacia di quella di S. Giovanni Bosco. Dite loro che li amiamo con tutto il cuore e che per il loro bene siamo disposti a qualsiasi sacrificio. Dite ciò che avete visto: serenità, cordialità, solidarietà; ed esortateli ad avere gli stessi sentimenti, la stessa carità, che è l´essenza della vita salesiana e la caratteristica più bella della nostra Congregazione.

Avanti, cari Confratelli: Don Bosco è con noi; ogni giorno con noi, con ciascuno di noi. Sapendo che Don Bosco ci aiuta e che Maria Ausiliatrice ci protegge, ci sentiamo confortati a continuare coraggiosamente il nostro lavoro. Oggi, domani, sempre, con Don Bosco su questa terra, per esser poi sempre con lui in Cielo.

* * * Nel pomeriggio dell´Il settembre tutti i Capitolari apposero la loro firma al verbale sommario. Con quest´atto il XVI Capitolo Generale fu chiuso, e s´andò nella cappella dell´Istituto per la funzione di ringraziamento. Come aveva proposto il Rettor Maggiore, si era da tutti firmata la petizione al Santo: Padre per la dogmatica definizione dell´Assunzione; copia dei. testo latino è nell´Archivio.

PER LA STORIA DELLA CONGREGAZIONE. - Il XVI Capitolo Generale lasciò in tutti i membri una graditissima impressione specialmente per tre motivi: perchè vi fu dal principio alla fine la più assoluta libertà di parola, e tutti ne ebbero la sensazione precisa; perchè non si rivelò mai alcuna animosità nelle lunghe discussioni, benchè a volte vi fossero diversità di pareri; perchè con ammirabile spontaneità ogni dubbio si chiariva e ogni divergenza si armonizzava nel nome di Don Bosco.

Figliuoli carissimi: prima di concludere sento il dovere di ripetere che la nostra Società nei suoi rappresentanti al Capitolo diede una prova luminosa di vera maturità.

Sono certo che ad essa farà riscontro la maturità dei Confratelli tutti, mediante la fedele attuazione di quanto è stato deliberato o anche solo consigliato. In ciò deve praticamente manifestarsi il nostro amore e la nostra fedeltà incrollabile a S. Giovanni Bosco.

Coraggio, figliuoli carissimi, e corrispondiamo alle sempre crescenti benedizioni dell´Altissimo con pietà ardente, lavoro santificato e sacrifizi generosi.

Invocando su di voi, sulle vostre opere, sulle anime che vi sono affidate e su tutte le vostre intenzioni l´abbondanza delle grazie celesti, mi raccomando ´alle vostre preghiere, mentre mi professo
vostro aff.mo in G. e M.

Sac. PIETRO RICALDONE

APPENDICE
Per incarico del Capitolo Generale furono compilate le seguenti norme, le quali, chiaramente stampate, si espongano in .tutte le camere, dove si ospitano bagnanti:

  1. Per fare bagni, cure di sole, sabbiature sulla spiaggia, oc­corre prescrizione medica.
  2. Nel collegio e nel tragitto di andata e ritorno dalla spiag­gia, sacerdoti e chierici vestano l´abito talare, ed i coadiutori ab­biano vestiti rigorosamente decenti.
  3. Per i bagni, si faccia uso solo delle cabine indicate dal Col­legio; si vesta un costume completo, non troppo succinto nè troppo stretto. Il pigiama copra tutta la persona.
  4. Chi nuota, non si allontani troppo dalle proprie cabine, e non sia mai solo.
  5. Non si prendano bagni con gli allievi.
  6. Durante la cura del sole e le sabbiature, non si faccia croc­chio con persone estranee, e si dia esempio di serietà e di formata coscienza religiosa (Cosi., 37).
  7. Sulla spiaggia non si passeggi durante i bagni, non si pren­dano fotografie. Non si facciano barcheggiate davanti allo spet­tacolo mondano offerto dalla folla dei bagnanti.
  8. Non si esca a fare la passeggiata di sera, dopo cena.
  9. Occorrendo, si ricorra con confidenza al Direttore del Col­legio, che ha l´incarico di sostituire il Direttore della Casa da cui si proviene.
  10. Si compiano con speciale divozione tutte le pratiche di pietà prescritte, possibilmente con la Comunità, con un´attiva cura della vita interiore, affinchè, mentre si cerca la salute del corpo, non ne abbia nocumento la salute dell´anima.

INDICE
Introduzione del Rettor Maggiore ............................................................  pag. 1
Il XVI Capitolo Generale .........................................................  »       3
Membri del Capitolo Generale .............................................  »       6
Elezioni dei Superiori ........................................................  »     13
Commissioni ....................................................................  »     16
1° tema: Beneficenza ...............................................................  » - 18
2°     »     Istruzione religiosa ...................................................  »     28
3°           Pratiche di pietà ......................................................  »     37
4°           Modestia cristiana ....................................................  »     48
5°       Divertimenti ............................................................  »     55
Proposte varie ......................................................................  »   - 67
A ppendice..................................................................................................   »       85

 

Novembre-Dicembre 1947                        N. 144
IL RETTOR MAGGIORE:
I. La morte del Cardinale Carlo Salotti, nostro Protettore.

  1. I Servi di Dio Don. Michele Rua e Don Filippo Rinaldi.
  2. Mons.´ Renato Van Heusden, Mons. Stefano Trochta. Mons. Giuseppe

Turcios e Mons. Candido Rada.

  1. Nuova Ispettoria nell´Argentina e nel Brasile.
  2. Il numero dei Consiglieri del Capitolo Superiore elevato da tre a cinque.
  3. Strenna per il 1948.
  4. Nelle presenti strettezze i Superiori del Capitolo non risponderanno a lettere o biglietti di semplici auguri.

ATTI DEL CAPITOLO SUPERIORE
Torino, 24 dicembre 1947.

Figliuoli carissimi in G. C.,
1. - Ho la pena di comunicarvi anzitutto una notizia oltremodo dolorosa: la morte dell´Em.mo Cardinale Carlo Salotti di v. m., nostra Protettore, avvenuta alle ore 6 del 24 ottobre u. s.

Da qualche tempo la sua fibra robusta si sentiva scossa; ma nessuno avrebbe sospettato una fine così prossima. Solo verso la metà di ottobre il male presentò alcuni caratteri di gravità.

Appena ne fui informato, ordinai speciali preghiere e al tempo stesso, mosso dal desiderio di portare personalmente all´amatissimo nostro Cardinale Protettore l´assicurazione delle preghiere e gli auguri di guarigione da parte di tutta la nostra Società, partii alla volta di Roma. Purtroppo la malattia, contro ogni previsione, peggiorò fulmineamente: ed ebbi l´immenso cordoglio di giungere a Roma quando già l´amatissimo nostro Cardinale era volato al possesso dell´eterna mercede.

Corsi a prostrarmi dinanzi alla venerata salma e assistetti ai funerali, che furono una manifestazione veramente straordinaria di affettuosa e profonda stima verso l´eminente Porporato che indefessamente, dagli anni giovanili fino al termine della sua non breve esistenza, aveva speso le sue eminenti doti e attività a servizio della Chiesa e pel bene delle anime, nell´apostolato della parola, della penna e di una operosità multiforme e feconda nel disimpegno delle alte cariche a lui affidate dalla fiducia dei Sommi Pontefici.

A Roma nella Basiliea del Sacro Cuore, e a Torino, in quella di Maria Ausiliatrice, vennero celebrati solenni funerali di trigesima: e ovunque moltiplicaronsi preghiere di suffragio per l´anima eletta del compianto nostro Cardinale Protettore.

:E a tutti noto quanto egli abbia prediletto in ogni tempo e circostanza i Salesiani, i quali non potranno ripagargli mai quanto fece per la glorificazione di S. Giovanni Bosco, della Beata M. Mazzarello, dell´angelico Savio Domenico e di altri nostri Servi di Dio. Per lui era una gioia trovarsi in mezzo ai sacerdoti, chierici e coadiutori della Casa del Sacro Cuore, che visitava spesso trattenendosi lungamente con paterna familiarità in mezzo a quei cari figliuoli. E non pago delle tante e squisite manifestazioni di predilezione dateci in vita, volle ancora che, dopo la sua morte, fossero affidate ai Figli di S. Giovanni Bosco due Opere a lui particolarmente care e frutto della sua generosa carità in Palestrina e a Frosinone.

doveroso pertanto, figliuoli carissimi, che noi conserviamo perpetuamente in cuore il ricordo del nostro insigne Benefattore e Padre, e più ancora che continuiamo tutti a offrire a Dio, per l´anima sua, copiosi suffragi.

2. - Penso farvi cosa gradita dandovi brevi notizie di alcuni dei nostri Servi di Dio.

Il 9 di questo mese di dicembre si è tenuta a Roma la Congregazione antipreparatoria per il riconoscimento della eroicità delle virtù del Servo di Dio Don Michele Rua. Abbiamo pregato, e confidiamo che il Signore ascoltando le nostre suppliche ci allieti con la notizia ufficiale di un esito favorevole.

Vi annuncio pure che l´Em.mo Cardinale Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, nella vigilia del giorno di San Pietro, ebbe la degnazione di venire a parteciparmi personalmente che, in quel giorno stesso, aveva firmato il Decreto d´introduzione del processo informativo del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi. Il 5 novembre u. s. alla presenza del medesimo Em.mo Porporato ebbe luogo la prima riunione del Tribunale Diocesano. Ho la gioia di aggiungere che sono sempre più numerose le grazie attribuite alla intercessione del novello Servo di Dio, come apparirà anche dalla Vita
scritta con più ampio respiro della precedente dal nostro Don Ceria e che vi esorto a diffondere a suo tempo per cooperare così alla glorificazione di questo nostro amatissimo Superiore e Padre. Io, che ebbi la sorte di essergli vicino per tanti anni, e che in lui ammirai un costante e sereno equilibrio, una prudenza a tutta prova, una attività instancabile anche se da lui con tanti accorgimenti nascosta, e soprattutto una bontà paterna che lo rendeva padrone dei cuori, ho particolari motivi per rallegrarmi di questa nuova causa di beatificazione e per benedirne il Signore.

3. - Nel mese di maggio vi annunziai l´elezione di Mons. Renato Van Heusden a Vicario Apostolico di Sakania nel Congo Belga. Dopo la sua consacrazione episcopale, che riuscì solennissima e dalla quale si sperano copiosi frutti di vocazioni missionarie, il nuovo Prelato, di ritorno da Roma, si soffermò tra i membri del Capitolo Generale, che lo acclamarono con viva esultanza. Egli ripartì quasi subito per raggiungere il campo della sua Missione: e noi gli auguriamo, e preghiamo nuovamente da Dio, lieti successi a salvezza delle anime.

Il Signore volle poi procurarci altra non comune motivo di gioia scegliendo uno dei membri del Capitolo Generale, il Delegato della Ispettoria boemo-morava, Mons. Stefano Trochta, pochi giorni dopo la chiusura delle sedute capitolari, a Vescovo della Diocesi di Litoméfice. La sua consacrazione episcopale nella cattedrale di Praga il 16 novembre u. s., riuscì solennissima: essa fu anche una dimostrazione di profonda simpatia verso dell´umile nostra Società. V´invito a pregare per impetrare al nuovo Prelato grazie abbondanti per l´adempimento della sua missione, non facile nelle presenti condizioni della povera umanità.

Sono anche lieto di comunicarvi che Mons. Giuseppe Turcios, ausiliare del Vescovo di Santa Rosa de Copàn nell´Honduras, fu promosso Arcivescovo di Tegucigalpa.

Così pure More. Candido Rada, Vescovo di S. Carlos de Ancud nel Chile, fu trasferito alla Diocesi, di recente creazione, di Puntarenas. Egli, che conosce quei territori e quelle popolazioni fin dalla giovinezza, si trova certamente nelle migliori condizioni per svolgervi un apostolato fecondo.

Noi aiuteremo anche questi due Ecc.mi Confratelli con le nostre preghiere, mentre porgiamo loro vive felicitazioni.

  1. - Altra notizia che vi darà una nuova conferma della particolare bontà divina verso la Società Salesiana è la creazione di due nuove Ispettorie, una nell´Argentina e la seconda nel Brasile, dovute al crescente e veramente straordinario sviluppo delle Opere nostre in quelle nobili Nazioni. Troverete la designazione del nome, del Titolare, delle Case e del personale di tali Ispettorie nel volume secondo dell´Elenco generale 1948.
  2. - L´ultima notizia che mi accingo a darvi è certamente tra le più importanti e care. Come avrete letto nel resoconto del XVI Capitolo Generale, tra le proposte approvate ve ne fu una — presentata, come ebbi poi a dire, dallo stesso Rettor Maggiore in pieno accordo coi membri del Capitolo Superiore — la quale proponeva al Capitolo Generale di elevare da tre a cinque i Consiglieri del Capitolo Superiore.

Trattandosi di modificazioni da apportarsi alle Costituzioni, era necessario presentarle all´approvazione della S. Sede, affinchè avessero forza di obbligare (Cost., art. 124). Così fu fatto.

E la S. C. dei Religiosi in data 29 ottobre 1947 emanava il seguente rescritto:
N. 8949-47 7.9.

Beatissimo Padre,
Il Rettor Maggiore della Società Salesiana, prostrato al bacio del S. P., implora la grazia di introdurre nelle. Costituzioni una mutazione agli art. 50, 66, 80, 146 delle Costituzioni, cioè elevare il numero dei Consiglieri del Capitolo Superiore da tre a cinque, fermo restando il disposto dell´art. 69, che stabilisce che gli offici di ciascun membro del Capitolo Superiore sono distribuiti dal Ret-. tor Maggiore, così pure salvi i prescritti degli art. 70 e seg.

Tali mutazioni sono state chieste dai Vocali dell´ultimo Capitolo Generale.

Che della grazia ecc...

Vigore facultatum a SS.mo Domino Nostro concessarum, Sacra Congregatio Negotiis Religiosorum Sodalium praeposita, attentis
expositis a rev.mo. Oratore, Eidem benigne commisit ut pro suo arbitrio et conscientia gratiam concedat juxta preces, ita ut mutationes inserantur Constitutionibus.

Contrariis quibuslibet non obstantibus.

Datum Romae, die 29 octobris 1947.

Fr. L. 11. PASETTO
L. + S.                                                                 Secr. ROB. SPOSETTI Ad. a Studiis
Ottenuto l´indulto e tenendo anche presente lo spirito dell´articolo 67 delle Costituzioni, feci chiedere alla sullodata S. C. dei Religiosi, per mezzo del Procuratore Generale, se si poteva procedere alla nomina dei due nuovi Consiglieri. Ecco la risposta:
Beatissimo Padre,                                           N. 8990/47.

Il Procuratore Generale dei Salesiani di San Giovanni Bosco, prostrato al bacio del Sacro Piede, espone quanto segue:
Col rescritto N. 8949-47 7.9 della S. C. dei Religiosi è stato approvato l´aumento da tre a cinque dei Consiglieri del Capitolo Superiore dei Salesiani, votato dai Vocali del recente Capitolo Generale, ed è stata conferita al Rettor Maggiore la facoltà di inserire tale cambiamento nelle Costituzioni della. Società.

Ora, essendo la nomina dei Consiglieri di competenza del Capitolo Generale, il quale non sarà convocato, di regola, se non fra sei anni, l´Oratore chiede che per questa volta sia concessa al Rettor Maggiore la facoltà di nominare, d´accordo col suo Capitolo, i due nuovi Consiglieri.

Che della grazia, ecc...

Vigore facultatum a SS.mo D.no Nostro concessarum, S. Congregatio Negotiis Religiosorum Sodalium praeposita, attentis expositis, benigne annuit pro gratia iuxta preces, servatis servanclis.

Contrariis non obstantibus quibuscumque.

Datum Romae, die 7 novembris 1947.

+. IL PASETTO
L.4. S.                                                             Secr. H. AGOSTINI Ad. a Studiis.

Dopo ciò non ci rimane che pregare, e pregare molto, perchè il Signore ci illumini nella scelta dei due nuovi Consiglieri. Trattandosi di cosa veramente straordinaria, raccomando a tutti d´innalzare a Dio fervide suppliche allo scopo indicato.

  1. - Prima di finire vi presento pel nuovo anno 1948, che vi auguro felicissimo, la seguente Strenna:

Pratichiamo la virtù della temperanza nell´uso dei sensi e nelle cure del corpo.
Il XVI Capitolo Generale, dolorosamente impressionato dal crescente dilagare del malcostume dovuto alla sconfinata libertà e depravazione dei sensi nonchè al culto del corpo, si preoccupò di suggerire mezzi efficaci per arginare un male che minaccia di ricondurre l´umanità e in particolare la gioventù al paganesimo.

Si odono talvolta secolari e financo sacerdoti che pensano, o meglio s´illudono, di riconquistare posizioni perdute scendendo sempre a nuove concessioni riguardanti, secondo loro, cose piccole: non riflettono costoro che, in questo più che in altri campi, sono proprio le cose considerate piccole, quelle che maggiormente contribuiscono alla suprema difesa dei principii fondamentali della morale e della fede. Per questo un ritorno alla virtù della temperanza sarà vera àncora di salvezza, perchè solo essa saprà ridare allo spirito il pieno dominio sui sensi, indicandoci quale sia il giusto valore del corpo di fronte all´anima.

  1. - Conchiudo, figliuoli carissimi, rinnovandovi gli auguri di felicità, di operosità feconda e di meriti pel prossimo 1948:

,Avviso poi che, in vista dell´enorme rincaro delle tariffe postali, il Rettor Maggiore e i Superiori del Capitolo non risponderanno alle lettere o biglietti di semplici auguri nè nelle prossime nè in altre feste. Converrebbe anzi che, su questo ed altri punti, vi fosse da parte di tutti il proposito di ridurre le spese proprio al minimo, anche durante l´anno, onde poter cooperare, sia pure con qualche sacrificio, a sostenere i nostri ospizi e orfanotrofi e il personale in formazione.

Invocando su tutti l´abbondanza delle benedizioni celesti mi raccomando alle vostre preghiere e mi professo
vostro aff.mo in G. e M.

Sac. PIETRO RICALDONE
Il Consigliere Scolastico.

TESI PER GLI ESAMI DEL QUINQUENNIO TEOLOGICO AVVERTENZE:

  1. Nel primo anno del quinquennio, alle Tesi già elencate negli Atti del Cap. Sup. di gennaio-febbraio 1947 (a. XXVII, n. 139, pag. 10), si aggiunga l´esame di predicazione, come fu prescritto in « Programmi e norme », art. 360.
  2. Nel secondo anno tutto lo studio verte sulla Morale, in preparazione all´esame di confessione e le tesi, elencate negli Atti, l. cit., pag. 9, sono un aiuto indicatore dei punti più importanti.

c) Per i sacerdoti del 30, 40, 50 anno del quinquennio, il programma d´esame corrisponde a quello svolto nel Corso teologico del triennio di quest´anno 1947-48.

(Cfr. Programmi e Norme, art. 363).

III, IV, V ANNO

A) TEOLOGIA DOGMATICA. I. - De Deo Uno.

  1. Contra traditionalistas ut dogma fidei tenendum est quod Deus unus et verus, Creator et Dominus noster, naturali rationis humanae lumine, per ca quae facta sunt, certo cognosci ideoque demonstrari potest.

  1. Est in Deo Providentia cui omnia subduntur, et speciali modo intellectuales creaturae. Quaeque malum culpae nullo modo vult, sed perrnittit; et potest ratione boni etiam velie malum naturalis defectus vel poenae cui tale malum coniungitur.
  2. Est pars Providentiae ordo Praedestinationis salvandorum et ordo Reprobationis malorum. Praedestinatio adaequate sumpta est contra haeresim pelagianam prorsus gratuita; reprobatio supponit culpabilis defectionis finalis praeseientiam atque permissionem.

II. - De Deo Trino.

  1. Dogma SS. Trinitatis in S. Scriptura Novi Testamenti dare aperteque exponitur.
  2. Sunt in Deo processiones ad intra, scilicet processi° Verbi, quae est secundum operationem intellectus, vera et propria generatio, et processi° Spiritus Saneti a Patre Filioque tamquam ab uno principio, quae est secundu m operationem voluntatis, ideoque non est •generatio.
  3. Persona in divinis significai relationem in.communicabilem, qua subsistentem; unde cum in Deo sint plures relationes reales, sequitur quod plures sunt personae, et quidem numero tres, inter se realiter distinetae, et tamen consubstantiales; quae in animabus iustorum, prout fides docet, etiam inhabitant.

III. - De Deo creante et elevante.

  1. Fides docet omnium rerum originalem creationem: deelaretur quid de natura creationis tenendum sit: quo sensu creatio mysterium importet.
  2. Protoparentes constanti fuerant in gratia sanctificante, filiis transmittenda, quae striete et quoad substantiam supernaturalis erat.
  3. Protoparentes peccarunt graviter; et peeeatum ipso-rum in omnes posteros traducitur: vera et propria natura peccati ita in homines transmissi ulterius determinetur sive in seipsa, sive quoad voluntarietatem in relations sua ad Adam, sive in suis effectìbus quoad naturam et praesentem conditionem humanam.

B) SACRA SCRITTURA (Libri Storici).

  1. - Genesi, 1-111 e questioni connesse.
  2. - Legislazione e culto (Esodo, XIX-XXXI; Levitico, I-X).
  3. - Introduzione e contenuto dei Libri dei Re e dei Paralipomeni.

C) STORIA ECCLESIASTICA.

  1. - La Chiesa nell´alto Medio Evo: S. Benedetto - S. Gre‑

gorio Magno e l´Italia - Conversione dei Barbari - Lo scisma greco e le sue cause.

  1. - Dal Sacro Romano Impero alla lotta per le investiture: Origine del potere tempora´e - La Chiesa e i Longobardi e i Franchi - L´opera di Carlo Magno e dei suoi successori - La

lotta delle investiture (origine e significato) - La Riforma Gregoriana.

  1. - La Chiesa dal Concordato di Worms alla morte di Innocenzo III: La Scolastica - Gli Ordini Mendicanti - Il Concilio Lateranense III - Vita religiosa nei secoli XII e XIII - Ales‑

sandro III e Federico I - La Chiesa e i Comuni - Il pontificato di Innocenzo III.

D) ISTITUZIONI DI DIRITTO CANONICO (1. II).

  1. - Potestà ordinaria e delegata (cann. 196-216).
  2. - Parroci e Vicari parrocchiali (cann. 451-478).
  3. Regime delle Religioni e ammissioni in ´esse (ca‑
    noni 499-586).