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2004 - Insieme per i giovani dell'Europa - conclusione

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“INSIEME PER I GIOVANI DELL’EUROPA” COME DON BOSCO HA FATTO E FAREBBE OGGI

INCONTRO DEGLI ISPETTORI DI EUROPA

Roma, 1 - 5 dicembre 2004  

Conclusioni del Rettor Maggiore

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo ormai giunti alla conclusione di questo Incontro degli Ispettori di Europa, in cui abbiamo avuto un’esperienza intensa di comunione, confronto, approfondimento e condivisione. Ci siamo trovati “per analizzare insieme la situazione sociale, politica, economica, culturale, religiosa” in cui come salesiani siamo chiamati a vivere la nostra vocazione e missione, cercando di “vagliare le possibilità e le risorse, affrontare le sfide e disegnare una presenza di futuro”in questo Continente (Discorso del Rettor Maggiore di apertura dell’Incontro).

Come salesiani desideriamo contribuire nello sforzo della Chiesa di “dare un’anima” cristiana al processo di integrazione dell’Europa, perché essa attui quella vocazione chiara nel progetto dei padri fondatori: essere una famiglia di popoli uniti e di nazioni riconciliate, impegnate alla costruzione dell’unità dell’intera famiglia umana. Desideriamo anche dare in nostro apporto carismatico all’opera della nuova evangelizzazione per contribuire alla edificazione della “Ecclesia in Europa”.

La motivazione iniziale del nostro incontro è stata determinata da un orientamento del CG25, che richiedeva al Rettor Maggiore e al Consiglio Generale di prospettare “una nuova distribuzione e organizzazione delle Ispettorie in Europa” (CG25 129). Nel Consiglio si era visto che più importante della sola configurazione delle Ispettorie e Regioni erano “la definizione del tipo di presenza che vogliamo per questa Europa d’oggi e di conseguenza i cambi strutturali che la rendono possibile” (Discorso del Rettor Maggiore di apertura dell’Incontro). Per questo il nostro ritrovarci ha assunto una maggior ampiezza di compiti e di prospettive.

Fin dall’inizio ci siamo lasciati guidare dal testo degli Atti degli Apostoli che riguarda la fondazione della Chiesa di Antiochia (At. 11, 19-26). Esso ci ha offerto un modello concreto e l’atteggiamento più adeguato per affrontare la situazione presente.

Ad Antiochia si sviluppa un nuovo modello di Chiesa, una comunità di pagani convertiti, che nasce dalla persecuzione ed in cui si intrecciano una diversità di lingue, culture, razze. Essa vive la grazia e la libertà della fede;  per questo supera il pericolo di chiudersi nell’ambito della cultura giudaica. Il vangelo manifesta la sua spinta missionaria e i discepoli per la prima volta sono chiamati cristiani.

Ad Antiochia Barnaba esercita il discernimento sulla nuova situazione: “vide la grazia del Signore, si rallegrò e da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore”. Il discernimento avviene nello Spirito e nella fede, riconosce la grazia di Dio, provoca gioia ed induce a perseverare.

Noi ci siamo radunati come Barnaba per leggere la realtà della nuova Europa, per assumere le sfide che ci presenta, per fare i conti con le risorse disponibili, per dare spazio a una presenza salesiana con futuro, per suscitare persone capaci di dare una svolta. L’Europa è un mondo pluriculturale, multietnico e plurireligioso, in cui le nostre comunità possono vivere la gioia dello Spirito, esercitare il discernimento e trovare le nuove vie della missione.

Abbiamo vissuto questo incontro con la passione del “da mihi animas” di Don Bosco, con il suo cuore pieno di carità pastorale e di dinamismo giovanile, con la sua fiducia illimitata nei giovani, con la sua fede nella loro educazione ed evangelizzazione. Capaci di vedere sempre i semi di bene presenti in qualunque situazione, anche la più difficile, di scoprire la grazia del Signore e rallegrarsene, di divenire, come comunità salesiane profezia nella nostra cultura europea.

1. Orizzonti dell’Europa

Nel nostro itinerario ci hanno accompagnato figure eminenti della cultura, della Chiesa e dell’economia in Europa. Ci è stato di grande aiuto aver avuto una visione ampia, una base solida, un’apertura profonda sulla situazione del Continente. I testimoni privilegiati che ci hanno introdotto nella comprensione della storia, delle dinamiche e delle prospettive dell’Europa ci hanno condotto subito ad un livello alto della riflessione e ci hanno fatto comprendere che la posta in gioco del nostro compito era grande.

Il Cardinal Joseph Ratzinger ci ha aiutato a comprendere l’identità europea, che è nata dall’incontro di varie culture e che ha trovato la sua unità nell’annuncio missionario e nel dinamismo dell’evangelizzazione. La fede cristiana ha offerto la prospettiva dell’universalità e l’attenzione alla razionalità. L’illuminismo ha provocato una forte divaricazione tra il vangelo e la cultura; oggi siamo in un momento serio della storia dell’Europa, in cui si può profilare lo scontro con il cristianesimo o se ne può propiziare l’incontro. Il pericolo maggiore è il laicismo che, affievolendo il rapporto vicendevole tra la ragione e la religione, minaccia le fondamenta stesse dell’umanesimo che ha caratterizzato la cultura europea e richiede ai cristiani la ricerca di una nuova sintesi positiva tra la ragione umana e la fede religiosa, come aveva già prospettato il Concilio Vaticano Secondo.

Monsignor Aldo Giordano ci ha aiutato a riflettere sui due fatti nuovi della Europa di oggi: l’allargamento dei suoi confini verso Est e quindi sulla questione cruciale dei confini dell’Europa e il nuovo Trattato costituzionale Europeo con la questione delle radici cristiane. La Chiesa in Europa è testimone del Signore Gesù, Crocifisso e Risorto, per questo offre il suo impegno di nuova evangelizzazione, aiuta lo sviluppo della cattolicità e del dialogo, porta avanti il cammino ecumenico, incontra le diverse religioni, aiuta l’Europa a capire la sua vocazione culturale, tiene aperta la prospettiva della visione escatologica.

Il Dottor Antonio Fazio ha sviluppato il tema della globalizzazione e l’Europa. Percorrendo il cammino del Continente europeo nel quadro dell’evoluzione dell’economia e dei sistemi sociali, ha rilevato che la globalizzazione ha reso attuale la necessità di un nuovo ordine internazionale. Esso deve porre al centro la persona umana e il bene comune, promuovere il superamento del problema della povertà e dell’emarginazione attraverso un robusto e sostenuto sviluppo economico e l’affermazione della pace. In questo sforzo della costruzione europea ha rilevato anche il problema della scristianizzazione, frutto del neoliberalismo che promuove una mentalità materialista, consumista e individualista.

2. Sfide alla vocazione salesiana in Europa

Illuminati da questi riferimenti abbiamo scoperto le sfide principali che presenta questa realtà europea alla nostra vocazione salesiana. L’unificazione europea offre nuovi modi di agire aldilà delle frontiere, offre la possibilità di essere più aperti ad altre culture, al dialogo interreligioso ed interculturale, offre l’opportunità di ripartire con un nuovo inizio.

2.1. La profezia della comunità
Di fronte alla società europea, che spesso si costruisce sempre più su una cultura individualista, autoreferenziale e consumista e su un’antropologia senza Dio e senza Cristo, noi Salesiani ci sentiamo chiamati a dare una testimonianza profetica della nostra vita comunitaria. Il centro di questa profezia é la testimonianza di Dio, il cui amore può colmare una vita e che ci conduce a vivere la santità. E’ pure profezia di una fraternità vissuta felicemente, che manifesta il fatto che persone di diverse età e mentalità culturali possano vivere insieme. E’ anche profezia di un impegno per Dio che dura tutta la vita. Finalmente é la profezia del dono di sé e della dedizione senza risparmio della propria vita per gli altri, per i giovani. Riteniamo che noi abbiamo un ruolo profetico importante nella situazione giovanile in Europa oggi; a noi raccogliere la sfida di mostrare e realizzare comunità, in cui si vive la passione per Dio e la passione per i giovani.

2.2. La proposta dell’evangelizzazione
Di fronte alla cultura di un’Europa chiusa in se stessa, che ha smarrito la memoria dell’eredità cristiana e di fronte alla domanda religiosa dei giovani spesso confusa e vaga, con risposte insoddisfacenti e fuorvianti, noi salesiani ci sentiamo interpellati a vivere il nostro impegno carismatico nel campo dell’evangelizzazione come risposta ai grandi interrogativi di senso dei giovani, come promozione dei valori della dignità della persona e del gusto della vita, come offerta del sistema preventivo in dialogo con la cultura stessa, in termini di educazione, di progresso sociale e sviluppo politico, come valorizzazione della comunicazione sociale in quanto presenza in spazi visibili, come proposta esplicita dell’incontro con il Signore Gesù e dei cammini di fede. Riteniamo che abbiamo un carisma tipico nell’avvicinare i giovani, nell’essere presenti tra loro, nel farci loro compagni di viaggio, nell’aiutarli nella loro crescita, nel proporre loro l’annuncio evangelico e l’incontro con Cristo, nella proposta vocazionale; la sfida che ci provoca è rasmettere la fede alle nuove generazioni.

2.3. Il compito dell’inclusione
Di fronte alle nuove povertà, materiali e spirituali, che affliggono in special modo i giovani in Europa, e al rischio crescente dell’esclusione sociale, noi salesiani ci sentiamo coinvolti nel superamento delle varie forme di emarginazione giovanile, nel favorire l’inclusione, nel trovare spazi di integrazione. Infatti la situazione dei giovani sta cambiando ed emergono fenomeni quali povertà, migrazione, emarginazione, mancanza di esperienza di Dio, consumismo, relativismo etico, ricerca di valori, mobilità interna all’Europa vissuta come ricerca di spazi più vivibili, famiglie conflittuali o disgregate, ecc… Riteniamo che l’impegno di don Bosco per i giovani poveri e la nostra storia salesiana ci chiedano di rendere più visibile il nostro impegno per i giovani poveri, per gli immigrati, per i giovani di altre religioni, cercando le vie dell’integrazione, del dialogo interreligioso, dell’esperienza interculturale, dell’aiuto alla famiglia.

3. Presenza nuova e nuove presenze in Europa

Nell’Europa dobbiamo rendere nuove le presenze che già abbiamo e nello stesso tempo pensare anche ad alcune nuove presenze per rispondere meglio ai bisogni dei giovani. Per fare questo, la prima novità nelle nostre presenze siamo noi stessi, ispettori, direttori, singoli confratelli, comunità salesiane, se riusciamo a vivere come don Bosco. Egli è stato un uomo di una sola causa e di una grande passione; fu tutto per i giovani, per i quali ha consegnato totalmente ed esclusivamente la sua vita; la sua passione furono “le anime”. Allora saremo capaci di vivere in ogni nostra presenza l’esperienza di Don Bosco a Valdocco, che “rimane criterio permanente di discernimento e di rinnovamento di ogni attività e opera” (Cos. 40).

    • Presenza nuova

Per rendere nuove le opere istituzionali che abbiamo, quali le Scuole, i Centri di Formazione Professionale, le Parrocchie, gli Oratori e Centri giovanili, le Residenze universitarie, … si tratta di

  • centrare il compito della comunità salesiana non tanto nella gestione e organizzazione dell’opera quanto nell’accompagnamento e nella formazione degli educatori e dei giovani, nell’animazione di un cammino graduale di educazione e di evangelizzazione fino a proposte di vita cristiana impegnata, nel coinvolgimento di un vasto movimento di persone attorno ad un Progetto educativo pastorale salesiano aperto e condiviso;
  • avere un’attenzione privilegiata e decisa per i giovani a rischio, in modo speciale per la realtà dell’immigrazione.
    • Nuove presenze

Dobbiamo però impegnarci anche ad avere nuovi tipi di presenze:

  • presenze con proposte forti di evangelizzazione e di educazione alla fede, di formazione salesiana dei collaboratori  con équipes che animano case salesiane di spiritualità, centri di catechesi, centri di formazione dei laici collaboratori;
  • presenze di animazione e proposta esplicita vocazionale: accompagnamento vocazionale, accoglienza in comunità, comunità proposta, aspirantato;
  • presenze di animazione e guida delle associazioni e movimenti giovanili di evangelizzazione e d’impegno: diversi gruppi e associazioni che costituiscono il MGS, il volontariato sociale e missionario; …;
  • presenza con gli Amici di Don Bosco, un movimento che raduni, coordini, accompagni e stimoli nella formazione, impegno ed esperienza dello spirito e missione salesiana i giovani e adulti collaboratori, volontari, animatori.
    • Condizioni per la novità delle presenze

Per rendere nuove le presenze si debbono assicurare alcune condizioni

  • Dare importanza alla formazione
  • mettendo i confratelli in stato di formazione permanente; considerando la comunità e la vita quotidiana come luogo privilegiato di formazione; continuando a proporre il giorno della comunità, la lectio divina, la buonanotte, ritiri ed esercizi spirituali; garantendo un atteggiamento positivo davanti alla cultura giovanile e davanti alle sfide educative e pastorali; rendendoci capaci di leggerle in profondità e di risponderne con qualità ed efficacia;
  • assicurando la formazione pastorale e spirituale dei laici collaboratori per assicurare l’identità salesiana delle presenze;
  • facendo spazio alla formazione insieme di SDB e laici.
  • Fare della comunicazione sociale una risorsa strategica per arrivare ai giovani, attraverso l’educomunicazione, servizi ai giovani attraverso internet, ...
  • Sentire con la Chiesa: vivere e lavorare in comunione con le Chiese locali apportando in esse la ricchezza del nostro carisma.

4. Collaborazioni da realizzare in Europa

Consapevoli che abbiamo già fatto alcuni passi, abbiamo affrontato il tema delle collaborazioni a livello dei Settori di animazione e governo della Congregazione, considerando le esperienze che sono già in atto nelle Regioni dell’Europa e le prospettive di futuro. Ci si è soffermati sul fatto che occorre creare una mentalità di collaborazione che superi l’ambito delle Ispettorie e delle Conferenze, ma anche quello delle tre Regioni salesiane presenti in Europa; si tratta di pensare e progettare come Europa in senso unitario.
Formazione. Si potenzi la proposta dei noviziati “europei” di Pinerolo e Genzano, con un’armonizzazione dei cammini di prenoviziato, con l’allargamento dl Curatorium, con una maggior conoscenza della lingua italiana, con la possibile presenza di altri formatori. Si favorisca la nascita di una comunità di formazione specifica per salesiani coadiutori a Torino o Roma. Si studi come valorizzare per tutta l’Europa la comunità formatrice e il centro di studio di Benediktbeuern. Si incrementi lo studio delle lingue per i giovani confratelli, soprattutto italiano e inglese. E’ da studiare qualche iniziativa comune per la formazione di salesiani e laici insieme. Si studino strategie europee e strutture comuni per la formazione.
Pastorale Giovanile. Si continui a lavorare con le forme di coordinamento europeo che si stanno realizzando nella scuola e formazione professionale, nell’emarginazione, nelle associazioni del tempo libero, nel MGS ed aprire nuove possibilità nel campo della evangelizzazione e catechesi e nell’ambito della cultura. Si appoggino le iniziative giovanili europee, promosse dalle diverse Ispettorie e Centri salesiani. Si promuovano strumenti efficaci di informazione e di scambio di esperienze e progetti, approfittando dei moderni mezzi di comunicazione. Si promuova Don Bosco International, come strumento di comunicazione e di coordimamento tra le diverse realtà, organizzazioni e proposte salesiane a livello europeo.
Missioni. Si aiutino le Ispettorie e le Regioni a riscoprire la missionarietà all’interno dell’Europa stessa e a valorizzare la reciprocità nella conoscenza dei valori culturali e religiosi di tutte le nazioni.
Comunicazione Sociale. Si curi la formazione dei salesiani e dei laici alla comunicazione sociale. Si valorizzi lo scambio delle nostre iniziative, attività ed eventi che si svolgono nelle nostre ispettorie. Investire sulla nostra agenzia ANS attraverso un responsabile che comunichi le notizie e faccia conoscere le informazioni salesiane all’interno delle nostre Ispettorie e ad extra e diffondere il Bollettino Salesiano. Studiare la trasmissione dei contenuti nelle varie lingue. Collaborare a creare programmi e a formare delle équipe di produzione di mezzi di comunicazione sociale e stimolare l’esistente collaborazione interispettoriale tra editrici.
Famiglia Salesiana. Si valuta positivamente l’esistenza della Consulta ispettoriale della FS, come espressione di comunione e di condivisione da potenziare, con attenzione alla formazione, spiritualità salesiana e pastorale giovanile. Essere maggiormente presenti come Famiglia Salesiana nei dibattiti culturali, sociali, politici e religiosi che trattano di giovani ed educazione.
Economia. Si favoriscano alcune linee convergenti: concepire l’economia a livello ispettoriale ed interispettoriale come organizzazione della solidarietà; favorire la trasparenza nell’amministrazione e la comunicazione dell’informazione, soprattutto con la valorizzazione del bilancio preventivo e consuntivo; testimoniare la povertà religiosa; amministrare con criteri di professionalità e con la consulenza di esperti competenti; aiutare i confratelli a percepire i vantaggi di una corretta centralizzazione di aspetti generali senza deresponsabilizzare le comunità locali; site le competenze richieste dalla gestione economica e amministrativa, ridefinire il ruolo dell’economo locale e ispettoriale.

5. Difficoltà e scelte dell’Europa salesiana

5.1. Difficoltà e scelte a livello di Ispettorie

Davanti a questi traguardi nelle Ispettorie si riscontrano alcune difficoltà.

  • Esiste un grande squilibrio tra il numero di salesiani e la quantità di opere e attività da animare; per questo i confratelli debbono assumere una molteplicità di compiti; la conseguenza è che la vita comunitaria non è sempre facile, i confratelli non hanno possibilità di formarsi, l’animazione delle opere non è sempre sufficientemente garantita.
  • La garanzia dell’identità delle opere viene meno, per mancanza di una comunità che sia animatrice, o a causa dei i laici non formati, per la mancanza di una struttura di governo adeguata per prendere delle decisioni, per l’eccessivo impegno dei confratelli nella gestione e organizzazione. Questo significa che la comunità salesiana non ha ancora pienamente assunto il nuovo modello di animazione della comunità educativa pastorale.
  • Mancano salesiani adeguatamente preparati per l’animazione delle opere e delle nuove presenze. Talvolta non ci sono direttori preparati. La complessità delle competenze richieste dalla gestione economica e amministrativa delle comunità e delle opere crea la difficoltà di gestione da parte dell’economo locale e ispettoriale.
  • L’invecchiamento dei confratelli e la mancanza di vocazioni rendono difficile ogni processo di rinnovamento.

Per questo si propongono le seguenti scelte.

  • Curare la formazione dei salesiani, per sapere svolgere l’animazione comunitaria e pastorale dei laici e dei giovani, per saper sviluppare il proprio ruolo comunitario all’interno della CEP, per saper lavorare con i giovani a rischio, per essere tra i giovani positivamente senza paura senza pregiudizi. Curare anche la scelta e la preparazione dei laici, in vista della gestione e animazione salesiana delle opere.
  • Coinvolgere tutte le comunità e preparare alcuni confratelli per la promozione delle vocazioni alla vita salesiana.
  • Favorire la realizzazione dell’identità salesiana delle opere, creando equipe consistente di pastorale, dando un protagonismo corresponsabile ai giovani, cercando risolutamente delle risposte alle nuove situazioni di povertà dei giovani e curando le vocazioni. Rafforzare l’equipe ispettoriale di animazione e governo aiuta l’animazione dei confratelli e delle CEP.
  • Semplificare le opere e fare delle priorità perché l’impegno dei confratelli e della comunità sia veramente educativo e pastorale, attraverso il ridimensionamento, decentramento, delega, distribuzione armonica dei compiti tra i confratelli e i laici.

5.2. Difficoltà e scelte a livello di Regioni e di Europa

Nelle Regioni e nell’Europa si riscontrano le seguenti difficoltà.

  • Manca una mentalità europea che aiuti a superare una visione solo ispettoriale, nazionale e regionale e di conseguenza non ci sono vie efficaci che possono garantire la solidarietà interispettoriale, la collaborazione alla costruzione di una Europa unita, l’inserimento del carisma di don Bosco nella nuova Europa.
  • La divisione dell’Europa salesiana in tre Regioni non favorisce i processi di comunicazione, coordinamento, collaborazione interispettoriale; alcune forme di coordinamento regionale non aiutano a superare la frammentazione.
  • La diversità delle lingue è una ricchezza, però significa pure una sfida alla comunicazione dei messaggi e dei contenuti tra le Ispettorie, tra le Regioni, tra il Centro della Congregazione e le diverse Ispettorie e Regioni.

Per questo si propongono le seguenti scelte:

  • Creare una mentalità europea in tutti i confratelli, ma soprattutto nei giovani salesiani, offrendo qualche iniziativa concreta, come per esempio incontri di giovani confratelli delle varie tappe di formazione iniziale, esercizi spirituali per ispettori, scambi di giovani in ambito europeo, …
  • Rivedere nelle tre Regioni dell’Europa la configurazione delle Ispettorie, favorendo processi di accorpamento.
  • Coordinare nell’ambito europeo da parte dei Consiglieri di settore i vari delegati ispettoriali di Formazione, Pastorale Giovanile, Missioni, …
  • Pensare un modello di coordinamento delle Regioni, che promuova delle strategie europee per i vari settori di animazione e governo e che favorisca l’accompagnamento con il governo e l’animazione delle Ispettoria.
  • Fare un piano strategico per attendere solidalmente i bisogni concreti che si possono presentare in qualche Ispettoria dell’Europa: risposta all’immigrazione, comunità salesiane internazionali, progetti specifici di evangelizzazione, …
  • Ridefinire i centri di animazione nazionali e il loro compiti nei confronti delle Ispettorie.

6. Per concludere

Don Bosco incominciò la sua particolare esperienza spirituale apostolica in un sogno in cui si sentì chiamato ad essere un segno dell’amore di Dio per i giovani, specialmente i più poveri, bisognosi e pericolanti.
E sin dall’inizio contò sulla presenza materna di Maria Immacolata e Ausiliatrice, alla cui scuola imparò la missione da svolgere a favore dei suoi destinatari e il metodo per realizzarla. Non è stato mai indifferente per lui il fatto che la sua opera avesse avuto inizio l’8 dicembre (1841), festa della Immacolata.
In quanto Immacolata, Maria rappresentò per Don Bosco la pedagogia divina, il dinamismo dell’amore che ha l’immensa energia di aprire i cuori di uomini e donne, quindi quelli dei giovani, che “li fa sentire amati” – direbbe lui –, che li porta a “imparare a vedere l’amore in quelle cose che a loro naturalmente piacciono poco, come sono la disciplina, lo studio, la mortificazione di se stessi, e a fare queste cose con amore” (MB XVII, 110).
Non è da meravigliarsi che Don Bosco centrasse tutta la sua pedagogia nell’amore e nella amorevolezza. Questo lo spinse a fare proprio il Sistema Preventivo, che mette l’accento nell’andare incontro ai giovani, nel fare sempre il primo passo, nel prediligere gli ultimi, nel credere alle loro energie di bene. L’Immacolata rappresentò per Don Bosco l’incarnazione dell’amore preventivo di Dio.
In quanto Ausiliatrice, Maria rappresenta sia la difesa dei più bisognosi e sfiniti, che la cura materna di chi ti prende per la mano e ti guida, ti educa e ti forma. Senza dubbio, il titolo di Ausiliatrice aveva altre risonanze nei tempi di Don Bosco, differenti da quelle che può avere in questo tempo. Il vero è che le principali vittime delle espressioni negative del modello sociale attuale in Europa sono i giovani, o perché, privi dalle cose necessarie, compromettono il loro sviluppo normale; o perché si sentono tentati a cercare forme di vita che non sbocciano nella pienezza di questa; o perché, chiusi in loro stessi e nella ricerca del confort, perdono il senso della vita, la capacità di donarsi, la gratuità e il servizio, e finiscono per organizzare la loro vita al margine della realtà di Dio, fonte della vita.

Il nostro Incontro si conclude nell’inizio del triduo della Festa dell’Immacolata, quando la Chiesa sta per celebrare appunto il 150° anniversario della proclamazione del dogma. Mentre la ringraziamo per continuare ad essere presente tra noi e guidarci nel cammino della storia, affidiamo a Lei le nostre persone, le nostre ispettorie dell’Europa e le nostre grandi convinzioni:

  • Europa è uno spazio per i Salesiani, perché in essa i giovani, soprattutto quelli più a rischio, hanno bisogno del carisma di Don Bosco.
  • I giovani sono la nostra ragione d’essere, perché ci sono stati dati come vocazione e missione, e abbiamo tanto bisogno di loro come loro di noi.
  • L’educazione è il dono più prezioso che possiamo offrire per il loro sviluppo integrale, fino alla pienezza in Dio, e il nostro contributo alla lievitazione della odierna cultura europea.
  • Il nostro compito è dire e dare Dio loro, così come ci è stato rivelato in Cristo Gesù, manifestazione suprema del mistero di Dio e dell’Uomo, attraverso l’evangelizzazione.
  • L’Oratorio è la patria del carisma salesiano, il quale più che una struttura è un tipo di rapporto tra gli educatori e i giovani.

Sappiamo che questo è un lungo cammino, ma nelle realizzazioni già in atto ne vediamo i semi, perciò ci impegniamo nei prossimi anni a ridare un nuovo volto alla presenza salesiana in Europa.

Vogliamo superare le nostre paure e resistenze rinnovando la nostra passione per Dio vissuta nella passione per i giovani, rendendo vivo Don Bosco, il suo cuore, la sua mente, la sua parresia, la sua creatività apostolica.

Don Pascual Chávez Villanueva
Salesianum – 5 dicembre 2004